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a Mazara

 

Da lontano………….. ti vedo

Da ragazzi quando si girava per Mazara a bighellonare, capitava a volte di vedere qualcuno che stava facendo qualcosa di non normale, che si guardava intorno guardingo, che dava un bacio alla ragazza per vie non molto frequentate. Allora noi, io ed i miei amici, da lontano, all’unisono, urlavamo: TI VIUUUUU (ti vedo) e allora vedevi le reazioni più strane, chi si nascondeva, chi accelerava il passo, chi non ti prendeva in considerazione ecc.

Ora da lontano la mia Città mi viene spesso nei pensieri senza faccia, senza parole, fredda, ostile, cambiata come non mai in questi ultimi quarant’anni. Dagli anni del boom economico alla decadenza più assoluta, dal massimo splendore culturale alle lamentele di chi vorrebbe far cultura ma che non riesce a fare, dal benessere al malessere, tutto è sospeso. Da lontano mi sembra che la Città non maturi mai. La decadenza dell’attività marinara, i rimpasti politici, la raccolta dei rifiuti, il depuratore che non ha ancora funzionato, l’acqua inquinata, l’illuminazione saltellante, tante strade non asfaltate, le buche, le strade allagate, i tombini del lungomare che saltano, i fili della luce e del telefono che pendono dappertutto, i parcheggi che non si capisce se sono a pagamento o meno, la segnaletica orizzontale inesistente e chi più ne ha più ne metta e mi viene voglia di urlare: TI VIUUUUU.

Quasi ogni giorno vi vedo, discutere, precisare, ripetere, correggere, litigare, spiegare. Io vi guardo da lontano senza intervenire. Vi vedo ad uno ad uno, pescatori e contadini, impiegati ed operai, amministratori e truffaldini, professionisti e nullafacenti, amici e nemici, di destra e di sinistra. Non ho certezze e non ne cerco ma ho il desiderio che la mia Città migliori con il sorriso e gli occhi che si accendono quando ritorno da dove sono partito. Vi vedo in faccia, vi ascolto, vi sento ed il mare sembra indifferente.

Kafka amò Praga e la odiò, parlò di lei con tenerezza e con ironia, la vide come rifugio e come insidia, come madre e suocera, come casa e prigione. Un’ambivalenza che rispecchiò il desiderio di liberarlo da cosa l’attirava di più voleva liberarsene in modo fisico e non solo metafisico. La usò nelle sue opere spesso per esorcizzarla. Praga era la sua Città e Mazara è ancora la mia.