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ESPERIENZE

……e curiosità

 

  • Qualche anno fa in occasione di un viaggio a Mazara ho provato una bellissima emozione incontrando una parte della scolaresca dell’Istituto Comprensivo “L. Pirandello” nella sede di Via Salemi che ospita gli alunni della scuola secondaria di primo grado. L’incontro era stato programmato dalla Prof.ssa Vita Valenti che nell’ambito delle ore dedicate al recupero delle tradizioni e della storia locale ha utilizzato qualcuno dei miei racconti che nel mio sito si trovano nel link “Ti vogghiu cuntari…. Piccole storie di pesca e pescatori”. Da accordi intercorsi, via e.mail e telefonicamente, l’incontro è avvenuto sabato 31 marzo 2012.  I ragazzi, splendidi nella loro performance, hanno recitato il racconto, il primo della serie, in modo impeccabile fornendo prova di ottima preparazione nell’esposizione drammatica.  Sono sicuro che anche Luigi Pirandello avrebbe apprezzato. Io e mio fratello, che mi ha accompagnato, abbiamo provato una forte emozione che sicuramente ha trovato un posto fisso nella nostra memoria. In modo particolare mio fratello che ne era venuto a conoscenza, soltanto, la sera precedente ed era, anche, uno dei protagonisti. Nella circostanza e per ringraziarli ho dedicato, a loro, la lettura di un nuovo racconto inedito. Colgo l’occasione, nello scrivere questa mia esperienza, per ringraziare i ragazzi, la Prof.ssa Vita Valenti e gli altri Docenti che hanno partecipato, i genitori presenti e la Dirigente Scolastica per la cordiale accoglienza. E' stata una bella esperienza.

  • A volte mi vengono in mente alcune usanze e ricordi che non so come giustificarli, forse saranno la nostalgia o l’Alzheimer, maggiormente questi flash mi colpiscono nei periodi festivi. Questa mattina (24/12) rispondendo ad un amico che mi augurava le buone feste, mi è venuto spontaneo rispondere “e cussalutu”. Sicuramente i miei coetanei ricorderanno questa espressione ma credo che siano pochi i giovani che la conoscano, io la voglio rinfrescare a qualcuno dei “vecchi” e farla conoscere ai più giovani. Quelli della mia età durante le vacanze scolastiche estive o invernali erano soliti andare a cercare lavoro, “addruvarisi” (dal francese allouer) “affittarsi”, come garzoni. I ragazzi giravano per negozi e botteghe artigianali chiedendo: “Ci ni servi picciottu?” (le serve un garzone?). Molto ricercato, nel periodo delle festività natalizie, dai ragazzi era andare a garzone da parrucchieri e barbieri perché era il periodo di maggiore affluenza ed i ragazzi, considerando le particolari festività, speravano nelle mance. Ecco il termine mance corrisponde all’espressione “e cussalutu”. Cerco di spiegarmi meglio presentandovi la scena, infatti, la richiesta della mancia avveniva in questo modo, il garzone, non appena il cliente si alzava dalla poltrona provvedeva a spazzolarle la giacca e alla fine aggiungeva “ben servito e cussalutu” alla parola “cussalutu” il cliente si sentiva obbligato ad offrire la mancia. Tanti barbieri vietavano ai ragazzi di aggiungere al “ben servito” il “cussalutu” perché dicevano che a qualche cliente la richiesta era sgradita e comunque chi era intenzionato a porgere la mancia lo avrebbe fatto lo stesso ma i garzoni, specialmente quelli con la faccia tosta, appena notavano che il cliente s’annacava “temporeggiava” gliel’aggiungevano calcandolo ancor di più “E CUSSALUTU!”.  Nell’antico ricordo, Buone Feste a Tutti!!!

 

·     Agli inizi degli anni sessanta Natale Curti ed il Complesso Brazil organizzarono, allo stadio comunale, per un paio d'anni un festival di voci nuove. Giovani promesse della zona gareggiarono per un paio d'anni con la promessa di esibizioni in gare più importanti. Nel 1966, a conoscenza che quell’anno non avrebbero ripetuto quella manifestazione canora, io ed i miei amici, ragazzi dell’Associazione cattolica della parrocchia S. Nicolò di Mazara del Vallo, pensammo di organizzarla noi.  Ci rivolgemmo al parroco Don Vincenzo De Simone che ci stimolò nel progetto. Purtroppo non avevamo locali idonei giacché l’atrio di San Carlo non era adeguato, così ci rivolgemmo a Don Pietro Abramo, padre passionista, parroco pro-tempore di Santa Maria di Gesù che dopo varie contrattazioni ci fornì l’atrio per la manifestazione e i locali per le prove.  Il complesso musicale che trovammo disponibile fu quello de “I Delfini”. Trovammo anche un bravo presentatore in Ermanno Paladino su suggerimento di Giovanni Quinci e Giovanni D’alfio che insieme ad altri giovani, più anziani, dell’Associazione Cattolica alla fine ci avevano dato una mano. Quelli che avevamo preso con impegno il progetto alla fine fummo Io, Salvatore Gucciardi, Franco Norrito, Battista Marrone, Gaspare Quinci, Salvatore Recca, Battista Quinci, Pino Perlotti e Tony Marino ragazzi di cui il più vecchio aveva 17 anni. Oltre all’entusiasmo per il divertimento avevamo anche la stimolo dell’incoscienza. Seguirono giornate d’intenso impegno, di ricerche varie, stampa di locandine, acquisizione di sponsor, contatti con il Sig. Sciacca per la SIAE, con il Commissariato di P.S., con i Carabinieri, trasporto delle sedie prese a noleggio dalla Sig.na Bucca, preparazione di manifesti e allestimento del palco. La gestione finanziaria era stata affidata a me, che alla fine, consegnai al Parroco De Simone una bella somma in offerta.  L’avvenimento ebbe una bella riuscita e suscitò nei ragazzi mazaresi tanto entusiasmo e partecipazione.  Furono esaminati più di cento aspiranti, tra solisti e gruppi musicali, di cui tanti furono eliminati già in fase di preparazione. Alla fine i concorrenti furono una cinquantina.  Le due serate furono seguite da un migliaio di spettatori.  Uscimmo dall’esperienza con tanto orgoglio. Abbiamo ripetuto la manifestazione l’anno successivo ma questa seconda volta, svincolati dalle due parrocchie, gli organizzatori fummo Io, Salvatore Gucciardi e Calogero Evolache fu anche il presentatore delle due serate e la manifestazione riconfermò il successo dell’anno precedente. Qualcuno, addirittura, continuò ad esibirsi tanto da farne negli anni una discreta professione di musicista o cantante.

 

 

·     A metà degli anni settanta ci trovammo a Cinisello Balsamo e dintorni un gruppo di Mazaresi, chi per lavoro chi per studio, a cui piaceva dare quattro calci ad un pallone  e nostalgici della nostra lontana Città formammo una squadra di calcio per partecipare ad un torneo estivo a sette giocatori e ad eliminazione diretta. La squadra si chiamò “Mazara United”. Dopo la prima partita vinta e ben giocata si sparse la voce dell’esistenza di questa squadra. Alla seconda ci trovammo con un centinaio di spettatori in più e mano a mano che si andava avanti gli spettatori aumentavano e mentre nelle altre gare, a cui non partecipavamo noi, gli spettatori erano quattro gatti quando giocavamo noi aumentavano sempre di più. Mancava solo Luigi che desse la carica “Dài Dài Mazara” e sembrava di essere tornati a casa, l’entusiasmo era alle stelle. Per farla breve all’ultima partita hanno assistito più di mille spettatori che avevano invaso l’angusto spazio dell’Oratorio dove si svolgeva il torneo. Ci qualificammo al terzo posto su 36 squadre partecipanti. I Mazaresi che formavamo la squadra erano: Ciccio Alagna, Andrea Asaro, Luciano Falco, Piero Fasulo, Calcedonio Iemmola e Gino Montallegro. Avevamo due “stranieri” Nunzio Colella (Pugliese di origini) e Nerino Bulgaron (Veneto). Allenatore era Igino Preite (Messinese). E curiosità per curiosità esordì quella volta per soli cinque minuti di gioco e penso che non abbia più toccato pallone da allora Vito Mio (Giacalone) che avevamo annunciato come un fuoriclasse che finse di infortunarsi al primo tocco di pallone lasciando l’amaro in bocca a chi sperava nella sua classe ma non a noi. 

 

·       Vestivamo……………..con i Jeans 

Nei primi anni ’60 a Mazara (e non solo) i Jeans non si conoscevano. Un gruppo di ragazzi avevamo scoperto questo tipo di pantaloni ed abbiamo incominciato ad indossarlo. Nostro fornitore ufficiale era lu Zu Filippu Robbi Americani (Falcetta) a Porta Palermo. Ci trovavamo il giorno che arrivavano le balle di robbi americani, lu Zu Filippu le apriva e noi ci catapultavamo sui jeans per scegliere i nostri preferiti (Levi’s, Roy Rogers ecc.) belli consumati e se ci capitava di trovarli poco consumati andavamo a strisciare sulle arcate del vecchio ponte sul Mazaro  a rovinarli ancora un po’. Eravamo guardati come persone strane. Ragazzi vi verrà da sorridere ma era proprio così, i jeans allora erano un capo strano di abbigliamento in Italia. E quegli inizi degli anni sessanta per noi erano gli albori della rivoluzione culturale non solo in fatto di abbigliamento ma di tutto il nostro modus vivendi. Adesso sembra strano se una persona, di qualsiasi età, non abbia un paio di jeans nel proprio guardaroba, ma allora gli “strani” eravamo noi.   

 

       ·       LO ZAPPINO

Dall’intestazione magari qualcuno pensa che sto parlando di una piccola zappa, ma non è così. Chi di voi lettori si ricorda dello zappino? Io mi ricordo e voglio portarlo a conoscenza di quelli che non si ricordano più, di quelli che non hanno alcun ricordo, di quelli che non l’hanno mai conosciuto, di quelli della mastranza e dei giovani. Alcune cose se nessuno ne parla finiscono nel dimenticatoio. Fino alla fine degli anni sessanta le reti da pesca erano fabbricate principalmente di cotone o canapa e dopo un pò, che erano usate, si riempivano di deposito di sale e diventavano rigide allora si tingevano per evitare la salsedine. La materia colorante che si usava era la corteccia di pino laricio macinata chiamata appunto Zappino. Negli anni sessanta mio padre non s’imbarcò più e si mise a fare il retaio/magazziniere cioè l’addetto a preparare le reti da pesca ed io qualche volta l’ho aiutato a portare le reti, con il carrettino a mano, prima a fare la tinta e poi a stenderle al sole per farle asciugare. In quegli anni mi ricordo di due tintori più o meno uno di fronte all’altro sul Lungomazaro Ducezio, uno accanto al cantiere della piccola pesca Ingargiola l’altro di fronte sull’altra sponda del fiume e dietro il pastificio Diadema che aveva l’ingresso in Via Luigi Vaccara. I ragazzi, della zona, quando scorgevano un pino tagliato si armavano di martello e scalpello ed andavano a raccogliere lo zappino che vendevano a questi tintori guadagnandosi una bella mancia da spendere per i loro capricci.

         

·       LI SCAPUZZATURA

   Tra la seconda metà degli anni cinquanta e fino alla fine degli anni sessanta nei magazzini del pesce allocati nel Lungomazaro Ducezio ed in Piazza dello Scalo, a Mazara del Vallo, esisteva la figura dello "Scapuzzatore" ragazzi dai 10 ai 16 anni che toglievano la testa ai crostacei (Gamberi, Gamberetti, Gamberoni, Scampi). Qualche famiglia arrivava al lavoro al completo e comprendeva anche il padre e 4 o 5 figli. Erano gli anni in cui non era stato inventato il Sodio Solfito E 221 ed i crostacei diventavano facilmente con le teste nere o successivamente negli anni sessanta, già si conosceva, ma ci si fidava poco, allora il mercato richiedeva il prodotto senza testa. I commercianti di pesce mazaresi perciò si avvalevano dell'aiuto di questi ragazzi per confezionare i cassoni, che poi venivano sigillati con la rigetta in metallo, da spedire in tutta la penisola. L'igiene era al massimo livello infatti accovacciati, si rovesciava il contenuto delle cassette per terra sui basalti dei moli o sul cemento dell'interno dei magazzini, gli Scapuzzatori lavoravano intere mattinate a togliere le teste (scapuzzare) ai gamberi per una misera paga. Si lavorava a cottimo dalle 75 lire a cassetta delle prime volte alle 200 lire degli anni sessanta. Una cassetta di allora conteneva dai 12 ai 15 chilogrammi di crostacei. Verso la fine fu vietato, finalmente, lavorare svuotando le cassette a terra e si incominciarono ad usare dei grossi tavoloni ed allora si lavorava in piedi. Sfruttamento minorile al massimo livello.  I ragazzi più piccoli furono allontanati quando un coraggioso Maestro elementare, Manlio Urso, incominciò a denunciare la cosa anche perchè in quel periodo l'obbligo scolastico era stato portato a 14 anni. Per un periodo di buon mattino arrivavano i carabinieri o la polizia ed era un fuggi-fuggi generale. Anch'io ho fatto lo Scapuzzatore, la maggior parte dei ragazzi eravamo figli di pescatori e residenti in zona, mi sono allontanato proprio perché il Maestro Manlio mi aveva fatto capire lo sfruttamento perpetrato a nostro danno. Oggi questo tipo di lavoro, ma più che altro lo sgusciamento, viene svolto negli stabilimenti in ambienti asettici e con grembiuli bianchi specialmente da cooperative di donne ed il lavoro è remunerato in modo abbastanza congruo. 

 

·       LA VINNIGNA

    Negli anni sessanta ho avuto il piacere di fare un’esperienza bellissima: la vendemmia ovvero la parte finale della coltura della vigna, il raccolto. Negli sterminati vigneti della campagna mazarese nel periodo che andava dai primi di settembre fino ai primi di ottobre c’era una grandissima richiesta di manovalanza in quanto, essendo l’uva arrivata a maturazione, bisognava raccoglierla. Porta Palermo era il luogo dove si riunivano le persone, che provenienti da tutta la Sicilia, si offrivano per lavorare. I Vignaioli arrivavano nel luogo sceglievano gli uomini e se li portavano in campagna per effettuare il raccolto. Io per sei stagioni ho partecipato alla raccolta dell’uva nei vigneti di “lu Zu Totò Marrone” sia a S. Elia (una o due giornate di lavoro) che alla Montagna Meta per (dodici o quindici giorni). Alle prime luci dell’alba iniziava la vendemmia, con la pausa per la colazione verso le nove e la pausa pranzo verso le due. Da scuru a scuru si diceva cioè dall’alba al tramonto. Giornate di grande fatica ma che oggi ricordo con immenso piacere e che spesso racconto ai miei figli con aneddoti vari. Sono pochi i miei coetanei, della zona, che non hanno fatto questa esperienza. L’uva raccolta veniva portata, con il carretto o con furgoni, nella Cantina soc. coop. di Via Maccagnone) dove “lu Zu Totò” era socio.

 

 

·       E la tradizione continua. I Mazaresi residenti a Bergamo e provincia anche quest'anno  hanno organizzato una serata conviviale all’insegna delle comuni radici in un clima di amicizia e allegria. Come gli altri anni, ormai sono cinque anni che ci si ritrova, è stata una bella  e piacevole serata. Un bell'incontro tra compaesani che ogni tanto sentono la voglia di dialogare in dialetto senza un fine specifico ma con l'unico pensiero rivolto alle nostre origini: Mazara del Vallo e Pino Di Marco, che ogni anno ci sorprende, quest'anno ha portato una gigantografia di una visione aerea della nostra città con in primo piano il porto ed il lungomare Mazzini. Questa volta ci si è ritrovati il 20 giugno 2008  ed il locale che ci ha ospitati è stato la “Cascina La Nuovadi Comun Nuovo. Parlando di questa Hosteria non si può non rivolgere un pensiero ad un caro amico e concittadino che è stato l'ideatore di questo locale, lo ha ristrutturato, era quasi in rovina, lo ha avviato e lo ha gestito per qualche anno prima della sua prematura scomparsa, Michele Bua. Ciao Michele anche Tu in questa serata sei stato insieme a noi.   

LE FOTO DELLA SERATA  (Anno 2009)  Mazaresi di Bergamo e Provincia

 

 ·       Ritorno 

Sono ormai 46 anni da quando, nel 1970,sono partito per la prima volta da Mazara, ma a me sembra ieri. Mi sono allontanato prima per motivi di studio poi per motivi di famiglia. Sono rimasto sempre legato sentimentalmente alla città vuoi perché ho lì la maggior parte dei miei familiari vuoi perché lì ho trascorso la mia adolescenza e buona parte della mia gioventù. Mazarese, da almeno sette generazioni, nato e cresciuto a Mazara. Quando ritorno, cioè tutte le volte che ritorno, torno indietro con la mente e sono sopraffatto dalla nostalgia l’essere cresciuto lì tra il fiume e la campagna, tra i vicoli e le piazze, tra San Nicola e Santa Maria di Gesù, tra Tonnarella e il porto, tra la Montagna Meta e San Cusumano e…... sono felice. Mi vengono in mente gli ultimi cavalli, asini, muli…...ed i carretti. E la strada, sempre in mezzo alla strada, e la campagna quando andavamo a rubare i fichi, le nespole o le angurie con il cuore in gola per la paura. Ricordo le prime automobili e i primi televisori, quando la musica si ascoltava alla radio ed i primi jukebox nei bar. Poi gli odori, quelli della Marina, delle zuppe di pesce, dei fritti e delle grigliate e poi quelle del mosto durante la vendemmia, l’odore del pane e della “rianata”. Ricordo le botteghe dei fabbri e dei calzolai, dei barbieri e dei vinai, dei falegnami e dei “panneri”. Ed i canti nei vicoli e le liti nei cortili. Il Cinema Mannina o Diana o Vaccara. Gli antichi festini di San Vito con i giochi della ’ntinna a mari, dell’albero della cuccagna in Piazza Regina e “lu jocu di li pignati” di fronte alla scala dei poverelli e per San Giovanni gli altari per le strade, i falò, le corse dei sacchi e il gioco della padella. Ricordo i miei genitori, i nonni e gli zii, gli amici che ci hanno lasciato per sempre. E non riesco a nascondere, non è mai stato il mio forte, le emozioni, quelle che ti fanno venire un groppo alla gola, che ti fanno scendere una lacrima senza che te ne accorgi, che ti fanno venire il magone. E la cosa si ripete, quando riparto. (Ho scritto la prima volta queste sensazioni quando ho costruito il sito web ed erano passati 37 anni oggi siamo arrivati a 46 anni e il turbamento è rimasto ancora uguale).

 

  • Camping Alkmaar

Ai giovani che desiderano andare  in Olanda in Campeggio consiglio questo bel Camping in mezzo al verde dove alcuni amici, che ci sono stati di recente, mi hanno assicurato che è ancora molto bello. Io sono stato in questo campeggio nel luglio del 1972 e nel luglio del 1973. Il primo anno, per 3 settimane, in compagnia di Gino Montallegro ed il secondo anno per 2 settimane, oltre che con Gino, anche con Piero Quinci. Il campeggio è situato tra la Città di Alkmaar e verso il Villaggio di Bergen, oltrepassato Bergen la strada porta a Bergen aan Zee (6 Km dal Camping) una bella spiaggia piena di dune.

E' stata una bellissima esperienza.