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l'ultimo libro che ho letto

Nessun vascello c'è che come un libro possa portarci in contrade lontane (Emily Dickinson)

Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita fugge via. (Francesco Petrarca)

Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli (Josif Brodskij)

Indice dei libri recensiti in questo link

Caos Calmo di Sandro Veronesi

Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini

Sotto il cielo di Mazara di Enzo Gancitano

Il campo del vasaio di Andrea Camilleri Sabato di Ian McEwan Nelle terre estreme di Jon Krakahuer
Galateo ovvero de' costumi di G. Della Casa Cercasi Nike disperatamente di Federico Moccia Germania trauma di una nazione di Gitta Sereny
Ultima di campionato di Francesco Abate L'uomo che dormiva troppo di Tonino Benacquista INNOCENTE - Una storia vera di John Grisham
Fantasmi-Dispacci dalla Cambogia di Tiziano Terzani Questa storia di Alessandro Baricco L'incendio del paradiso di Antonio Alamo
L'isola dei senza colore di Oliver Sacks ESPIAZIONE di Ian McEwan Il sessantotto al futuro di Mario Capanna
Fuoco Amico di Abraham Yeoshua Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki Sulle Regole di Gherardo Colombo
Mazara e il suo cammino di Enzo Gancitano Dall'Inghilterra al marsala di Biagio Hopps Il Casellante di Andrea Camilleri
L'eleganza del riccio di Muriel Barbery Mille splendidi soli di Khaled Hosseini

La bambina che salvava i libri di Marcus Zusak

Il Tailleur grigio di Andrea Camilleri Ragazze di Riad di Rajaa Alsanea la solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano
La scordanza di Beppe Lopez Napoli ferrovia di Ermanno Rea La misteriosa fiamma della regina Loana di Umberto Eco
Heike riprende a respirare di Helga Schneider L'età del dubbio di Andrea Camilleri Trenta e due ventotto di Renata Pucci Benisichi
Sogni di pioggia di Gina B. Nahai Cinacittà di Tommaso Pincio Estasi culinarie di Muriel Barbery
Il fantasma esce di scena di Philip Roth Firmino di Sam Savage

L'isola di Mussolini di John Follain

La vita è un pallone rotondo di Vladimir Dimitrijevic Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti Storia controversa dell'inarrestabile vino Aglianico nel mondo di Gaetano Cappelli
Una sporca storia di Luis Sepulveda Perdas de Fogu di Massimo Carlotto & Mama Sabot Nel cuore che ti cerca di Paolo Di Stefano
Il Generale e il Giudice di Luis Sepulveda Il giorno prima della felicità di Erri De Luca Cronache dal Cono Sud di Luis sepulveda
Dopo lunga e penosa malattia di Andrea Vitali Il vespa da Roma a Saigon di Giorgio Bettinelli La Jolanda furiosa di Luciana Littizzetto
L'Onore di Anna Maria Bertola Inchiesta sul Cristianesimo di Corrado Augia e Remo Racitti Il Sonaglio di Andrea Camilleri
Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar C'erano una volta i Caëcc di Romina Boccaletti Racconti Siciliani di Danilo Dolci
Il Professore di Desiderio di Philip Roth Boccamurata di Simonetta Agnello Hornby un sabato, con gli amici di Andrea Camilleri
E vissero felici & contenti di Donatella Marazziti Almeno il cappello di Andrea Vitali Vento Scomposto di Simonetta Agnello Hornby
La danza del gabbiano di Andrea Camilleri Le mille balle blu di Peter Gomez e Marco Travaglio Né qui né altrove di Gianrico Carofiglio
La tripla scomparsa di Michele Sparacino L'estate del cane nero di Francesco Carofiglio 24 Nero di Diego Cugia
Rockefeller d'Italia di Paride Rugafiori G8 - Cronaca di una battaglia di Carlo Lucarelli Qualunque cosa succeda di Umberto Ambrosoli
Indignazione di Philip Roth Lasciami l'ultimo valzer di Zelda Fitzgerald Balzac e la piccola sarta cinese
Patrimonio, una storia vera di Philip Roth Album di famiglia di Nando dalla Chiesa Petralìa di Ignazio Bascone
La rizzagliata di Andrea Camilleri Gocce di Sicilia di Andrea Camilleri Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti
L'Amore del bandito di Massimo Carlotto Cara Sposa di Maria Grazia Vitale Olive Kitteridge di Elisabeth Strout
Pane e Tempesta di Stefano Benni Pianoforte vendesi di Andrea Vitali Voci dall'Inferno di Samantha Power
Francesco d'Assisi di Hermann Hesse Il tempo che vorrei di Fabio Volo Il revisionista di Giampaolo Pansa
Non deve accadere di Anne Holt La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne La ragazza e il professore di Jan-Claude Carriere
Più scuro di mezzanotte-Una storia di mafia di Salvo Sottile Il gioco dell'Angelo di Carlo Luis Zafon Fahrenheit 451 di Ray Bradburry
Il giardiniere tenace di John le Carré La bellezza e l'inferno di Roberto Saviano Per non morire di mafia di Pietro Grasso e Alberto La Volpe
La ragazza di via Maqueda di Dacia Maraini La Strada di Cormarc McCarthy Un Viaggio di h.g: Adler
Il nipote del Negus di Andrea Camilleri CARGO di Georges Simenon Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino
Le parole e le cose di Michel Foucalt La mamma del sole di Andrea Vitali

La vergine napoletana di Giuseppe Pederiali

La caccia al tesoro di Andrea Camilleri L'arte di annacarsi di Roberto Alajmo Un giorno di David Nicholls
Toccami il cuore di Dalila di Lazzaro Questo è il paese che non amo di Antonio Pascale Edda Ciano e il Comunista di Marcello Sorgi
Il Clandestino, Gioventù e Tifone di Josef Conrad L'Altalena del respiro di Herta Müller La morte nell'anima di Jean-Paul Sartre
La Monaca di Simonetta Agnello Hornby Il meccanico Landru di Andrea Vitali Ad Personam di Marco Travaglio
Il Cimitero di Praga di Umberto Eco Canale Mussolini di Antonio Pennacchi Il Valore dell'Eresia di Enzo Mazzi
Il sorriso di Angelica di Andrea Camilleri La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio Chiesa, pace e guerra nel Novecento di Daniele Menozzi
La Storia Falsa di Luciano Canfora Destra e Sinistra di Norberto Bobbio La finestra dei Rouet di Georges Simenon
Libera scienza in libero stato di Margherita Hack La particella mancante di Joâo Magueijo La lobby di Dio di Ferruccio Pinotti
Le perfezioni provvisorie di Gianrico Carofiglio 1861 di Giovanni Fasanella e di Antonella Grippo Per l'alto mare aperto di Eugenio Scalfari

La specialista del cuore di Claire Holden Rothman

Il caso Genchi di Edoardo Montolli Il villaggio sepolto nell'oblio di Theodor Kröger
Marina di Carlos Ruiz Zafón Metastasi di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli Giorno da cani di Alicia Giménez Bartlett
non sperate di liberarvi dei libri di Jean-Claude Carriére e Umberto Eco 

La moneta di Akragas di Andrea Camilleri

La Famiglia Moskat di Isaac B. Singer

La Bastarda di Violette Leduc Il farmacista di Auschwitz di Dieter Schlesak Il giardino dell'Eden di Ernest Hemingway
Parigi Brucia? di Domenique Lapierre e Larry Collins

La leggenda del morto contento di Andrea Vitali

Il profumo delle foglie di limone di Clara Sánchez
Orizzonte di Wilbur Smith Io e i Mille di Antonio Agosta Divisione Cancro di Aleksandr Solženicyn
Auto da Fé di Elias Canetti La qualità dei sentimenti di Willy Pasini I segreti del Vaticano di Corrado Augias
Le Confessioni di una Favorita di Alexandre Dumas La Convocazione di John Grisham  L'Invisibile di Giacomo Di Girolamo
La metà di niente di Catherine Dunne Un filo d'olio di Simonetta Agnello Horby Colletti sporchi di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli
Il gioco degli specchi di Andrea Camilleri Città di pianura di Cormac McCarthy Giudici di A. Camilleri, G. De Cataldo, C. Lucarelli
Il palazzo della mezzanotte di Carlos Ruiz Zafòn Radiopirata di Francesco Carofiglio Il Divoratore di Lorenza Ghinelli
I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca Le Bibliotecarie di Alessandria di Alessandra Lavagnino La mia vita normale di Pavel Nedved
In città zero gradi di Daniel Glattauer La setta degli angeli di Andrea Camilleri 1Q84 di Murakami Haruki
Ogni promessa di Andrea Bajani La Giustizia è una cosa seria di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Il tempo è bastardo di Jennifer Egan
Educazione Siberiana di Nicolai Lilin BUDAPEST di Chico Barque Una questione privata di Beppe Fenoglio
I ventitre giorni della città di Alba di Beppe Fenoglio La traccia dell'Angelo di Stefano Benni Storia della mia gente di Edoardo Nesi
Il burattinaio di Francesco Barbi GRAZIE NO  di Giorgio Bocca Gabriella garofano e cannella di Jorge Amado
Licenziare i Padreterni di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo Timor Sacro di Stefano Pirandello non per profitto di Martha C. Nussbaum
Ultime notizie dal Sud di Luis Sepúlveda Matteo Messina Denaro. La mafia del Camaleonte di Fabrizio De Feo L'Eretico di Carlo A. Martigli
Venivamo tutte dal mare di Julie Otsuka I quattro canti di Palermo di Giuseppe Di Piazza La voce invisibile del vento di Clara Sánchez
Tanto tu torni sempre di Giovanna Caldara e Mauro Colombo La Sovrana lettrice di Alan Bennett Ritratto di gruppo con assenza di Luis Sepúlveda
Galeotto fu il collier di Andrea Vitali Farla Franca di Gherardo Colombo e Franco Marzoli Il vecchio che leggeva romanzi d'amore di Luis Sepúlveda
Fai bei sogni di Massimo Gramellini L'ultima riga delle favole di Massimo Gramellini Amy Mia Figlia di Mitch Winehouse
Una lama di luce di Andrea Camilleri L'Amore rubato di Dacia Maraini Il torto del soldato di Erri De Luca
Grande seno, fianchi larghi di Mo Yan I segreti d'Italia di Corrado Augias L'età dell'ignoranza di Fabrizio Tonello
Gli straordinari viaggi di Ibn Battuta di Ross E. Dunn Ma questa è la mia gente di Ivan Scalfarotto Il supplizio del legno di sandalo di Mo Yan
Exit di Alicia Giménez-Bartlett Mr Gwyn di Alessandro Baricco Cosa Grigia di Giacomo Di Girolamo
il diavolo, certamente di Andrea Camilleri La notte dell'oblio di Lia Levi Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi
Le Madri non sbagliano mai di Giovanni Bollea La macchia umana di Philip Roth 1Q84 - Libro 3 di Murakami Haruki
Dire non dire di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Regalo di nozze di Andrea Vitali Il Sapere dei segni di Carlo Sini
Senza luce di Luigi Bernardi Una voce di notte di Andrea Camilleri Villa Metaphora di Andrea De carlo
Sua Santità di Gianluigi Nuzzi Il culo e lo Stivale di Oliviero Beha Il diritto di avere diritti di Stefano Rodotà
Il Paese reale di Guido Crainz Storia economica contemporanea di Sidney Pollard Antonio Ingroia - Io So di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
La doppia vita dei numeri di Erri De Luca Evaristo Carriego di Jorge Luis Borges Di tutte le ricchezze di Stefano Benni
Dizionario delle cose perdute di Francesco Guccini La Buona Novella di Don Andrea Gallo Eredità di Lilli Grüber

Entra nella mia vita di Clara Sánchez

oltre il mare di Stefano Polli Il segreto del santuario di Ted Dekker
il tuttomio di Andrea Camilleri Lucy di Cristina Comencini La Bella di Buenos Aires di Manuel Vásquez Montalbán
La deriva dei continenti di Russell Banks Il veleno dell'oleandro di Simonetta Agnello Hornby I due capitani di Francesco Vitale
La scomparsa di Salvatore Giuliano di Giuseppe Casarrubea e di Mario José Cereghino Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari La vita sotto l'acero di Romualdas Granauskas
BUCCINASCO La 'ndrangheta al nord di Nando Dalla Chiesa e Martina Panzarasa Nel tempo di mezzo di Marcello Fois Per sempre tuo di Daniel Glattauer
Liberi Tutti di Pietro Grasso La rivoluzione della luna di Andrea Camilleri Gli onori di casa di Alicia Giménez-Bartlett
Il Ricatto di Anne Holt Quando lei era buona di Philip Roth L'ipotesi del male di Donato Carrisi
E l'eco rispose di Khaled Hosseini Muri di Claude Quètel I racconti di Nenè di Andrea Camilleri
Un covo di vipere di Andrea Camilleri La mappa del destino di Glenn Cooper Una lunga trattativa di Giovanni Fasanella
La primavera del lupo di Andrea Molesini ZeroZeroZero di Roberto Saviano Enigma di Ferragosto di Andrea Vitali
L'isola dei monaci senza nome di Marcello Simoni Chi ti credi di essere di Alice Munro La banda Sacco di Andrea Camilleri
Viaggio in Italia di Johann Wolfgang Goethe Resistere non serve a niente di Walter Siti Lettere luterane di Pier Paolo Pasolini
Milioni di milioni di Marco Malvaldi Una stella incoronata di buio di Benedetta Tobagi Storia delle terre e dei luoghi leggendari di Umberto Eco
Di Ilde ce n'è una sola di Andrea Vitali Hooligans e Ultras di Davide Lava Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio
Banchieri - Storie del nuovo banditismo globale di Federico Rampini Storia di Karel di Antonio Pennacchi Il desiderio di essere come TUTTI di Francesco Piccolo
La festa dell'insignificanza di Milan Kundera Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina di Andrea Scanzi Il Fotografo di Auschwitz di Luca Crippa e Maurizio Onnis
Cosa tiene accese le stelle di Mario Calabresi Atlante delle isole remote di Judith Schalansky I padroni del mondo di Luca Ciarrocca
Se muore il Sud di GianAntonio Stella e Sergio Rizzo Chi muore prima di Massimo Gardella Basta Piangere! di Aldo Cazzullo
L'ombra del bastone di Mauro Corona Moscerine di Anna Marchesini Il quaderno perduto di Pirandello di Giovanni Parlato
Kitchen Confidential di Anthony Bourdain La Paura e altri racconti della grande guerra di Federico De Roberto La creatura del desiderio di Andrea Camilleri
Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer La congiura contro i giovani di Stefano Laffi Viaggio nella vertigine di Evgenija Ginzburg
Considera l'aragosta di David Foster Wallace La nostra gang di Philip Roth Diario di  scuola di Daniel Pennac
Inseguendo un'ombra di Andrea Camilleri Più uguali Più ricchi di Yoram Gutgeld L'orrore economico di Viviane Forrester
Il gioco di Ripper di Isabel Allende Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti di Andrea Vitali Le madri salvate di Colombe Schneck
Presagio di Andrea Molesini Quale Verità di Anne Holt Gli sdraiati di Michele Serra
Fine Impero di Giuseppe Genna Una finestra vistalago di Andrea Vitali Il silenzio del mare di Vercors
Una piramide di fango di Andrea Camilleri Dormono sulla collina di Giacomo Di Girolamo Philomena di Martin Sixsmith
Cuore Primitivo di Andrea De Carlo Lamento di Portnoy di Philip Roth Donne di Andrea Camilleri
Il telefono senza fili di Marco Malvaldi Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana Il mio nome è Nessuno- 3 L'Oracolo - di Valerio Massimo Manfredi
Il guardiano del faro di Camilla Läckemberg Tempesta di Lilli Gruber Il CAPITALE nel XXI secolo di Thomas Piketty
Quattro sberle benedette di Andrea Vitali Giovani promesse di Martino Gozzi Terre rare di Sandro Veronesi
Il passato è una terra straniera di Gianrico Carofiglio Il cacciatore del buio di Donato Carrisi Il gioco grande del potere di Sandra Bonsanti
Biglietto,Signorina di Andrea Vitali La regola dell'equilibrio di Gianrico Carofiglio Giornalismo online di Davide Mazzocco
Solidarietà un'utopia realizzata di Stefano Rodotà L'Italia dopo l'Italia di Perry Anderson Il ragazzo di Varsavia di Andrew Borowiec
I tre giorni di Pompei di Alberto Angela Cristo fra i muratori di Pietro Di Donato Numero zero di Umberto Eco
Il colpo di stato di banche e governi di Luciano Gallino La relazione di Andrea Camilleri Gli anni al contrario di Nadia Terranova
Mafie, la criminalità straniera alla conquista dell'Italia di Giovanni Conzo e Giuseppe Crimaldi L'euro della discordia di Agnès Bénassy-Quéré e Benoît Cœuré Sfrattati di Giuseppe Marotta
Giuseppino di Joe Bastianich Non è stagione di Antonio Manzini Pietre,Piume, Insetti di Matteo Sturani
Cento Passi Ancora di Salvo Vitale La biblioteca dei libri proibiti di John Harding CURZIO di Osvaldo Guerrieri
Il potere delle donne di Maria Latella Il clan degli invisibili di Giovanni Tizian Le mille luci del mattino di Clara Sánchez
La danza del mondo di Maria Pia Ammirati La giostra degli scambi di Andrea Camilleri Uomini senza donne di Murakami Haruki
Luce perfetta di Marcello Fois Cari mostri di Stefano Benni La Musa di Jonathan Galassi
Voglio la tua morte di Peter James La figlia più bella di Hans Tuzzi La targa di Andrea Camilleri
GAZA e l'industria israeliana della violenza di E. Bartolomei, D. Carminati e A. Tradardi Anime di vetro di Maurizio De Giovanni Prometto di sbagliare di Pedro Chagas Freitas
Le belle Cece di Andrea Vitali Era di maggio di Antonio Manzini La ferocia di Nicola Lagioia
Il segreto degli angeli di Camilla Läckberg L'abbazia dei cento delitti di Marcello Simoni Mi sa che fuori è primavera di Concita De Gregorio
Breviario Mediterraneo di Predag Matvejevic Il Mediterraneo di Fernand Braudel Il Grande Mare di David Abulafia
La ragazza del treno di Paula Hawkins Praga magica di Angelo Maria Ripellino Stasera Anna dorme presto di Simona Lo Iacono
Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto di Francesco Guccini COLLUSI di Nino Di Matteo con Salvo Palazzolo L'Altro di Ryszard Kapuściński
Tutte le tragedie di Eschilo Ognuno potrebbe di Michele Serra Io non sto a guardare di Velia Sacchi
ANNA di Niccolò Ammaniti Ciò che inferno non è di Alessandro D'Avenia La verità della suora storta di Andrea Vitali
La Bibbia non parla di Dio di Mauro Biglino Favola in bianco e nero di Mauro Corona Io, Partenope di Sebastiano Vassalli
Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta di Andrea Camilleri L'amante giapponese di Isabel Allende Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini
Il bambino nel paese del sole di Eric Lamet Kaputt Mundi di Ben Pastor La migliore offerta di Giuseppe Tornatore
La ruga del cretino di Andrea Vitali e Massimo Picozzi Avarizia di Emiliano Fittipaldi bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia
Non luogo a procedere di Claudio Magris Buchi nella sabbia di Marco Malvaldi I misteri della montagna di Mauro Corona
Compagno poeta di Giulio Stocchi Groucho e Io di Groucho Marx Razza di zingaro di Dario Fo
La corrispondenza di Giuseppe Tornatore Tempesta di neve e profumo di mandorle di Camilla Läckberg Il segreto di Ortelia di Andrea Vitali
Nella testa di una Jihadista di Anna Erelle Il giro del mondo in 80 pensieri di Piergiorgio Odifreddi Noli me tangere di Andrea Camilleri
Contro l'antimafia di Giacomo Di Girolamo Malerva di Enza  Maria Festa Appunti sui polsini di Michail Bulgakov
Spie e zie di Siegmund Ginzberg Il figlio maschio di Giuseppina Torregrossa Passeggeri notturni di Gianrico Carofiglio
Pape, Satàn, Aleppe di Umberto Eco Storia della repubblica di Guido Crainz La meraviglia degli anni imperfetti di Clara Sànchez
Il rumore delle cose che iniziano di Evita Greco La battaglia navale di Marco Malvaldi Amore lontano di Sebastiano Vassallo
Tra Mare, Terra e Cielo di Pietro Fiorentino Fede e destino degli Ebrei di Paul Démann Ferragosto in giallo di Autori Vari

Ferragosto in giallo

di Camilleri, Costa, Gimenéz-Bartlett, Malvaldi, Manzini, Recami

Con questo libro la casa editrice Sellerio incita alcuni dei suoi migliori autori di gialli su un tema comune: il Ferragosto. In quel giorno, considerato da tutti il giorno estivo per eccellenza, i protagonisti dei romanzi di Andrea Camilleri, Gian Mauro Costa, Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini e Francesco Recami si troveranno alle prese con piccoli e grandi rompicapi. Così ritroviamo il commissario Montalbano che dovrà risolvere una faccenda che ha per base, un’overdose molto sospetta e che non lo convince.  I terribili vecchietti del BarLume, venuti fuori dai romanzi di Antonio Manzini, avranno a che fare con la morte di un irritantissimo miliardario russo. Rocco Schiavone, il complesso vicequestore inventato da Marco Malvaldi, si troverà tra le mani una rapina non andata secondo i canoni stabiliti. Petra Delicado e Fermín Garzón, indimenticabili protagonisti dei gialli di Alicia Giménez-Bartlett, sono alle prese con l’omicidio della moglie di un collega poliziotto. Enzo Baiamonte, il detective privato nato dalla penna di Gian Mauro Costa, si ritroverà a seguire il barboncino di una baronessa, recuperare il canotto a forma di ochetta portato via dalla corrente, una strana Lupa, una mina, cani dilaniati, ambaradan di botti, mareggiate e qualche strano villeggiante. E se, come me, non siete mai stati nella casa di ringhiera milanese di Recami, ci entreremo insieme per capire subito gli equilibri di questo stretto vicinato, anche se in questo caso, i protagonisti sono per lo più in vacanza e a casa è rimasto solo l’ex tassista Luis De Angelis costretto, casualmente, ad aiutare Elenoire Casalegno. Insomma, in questa collezione di racconti, gli investigatori della Sellerio, avventurandosi in indagini ferragostane, mostrano i loro stili di vita e le loro opinioni. Un libro che definirei: simpatico passatempo estivo.

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Fede e destino degli Ebrei

di Paul Démann

Questo libro è una sintesi breve ma ben definita sul dilemma dell’Ebraismo e su chi sono gli Ebrei ed offre ai Cristiani la vera spiegazione della materia giudaica mostrandola nella sua interezza. L’Autore, specialista in materia, non cavalca astrattismi e giudizi avventati o stereotipati ma fa una sintesi della storia ebraica fin dalle origini, rivelandoci gli aspetti principali della sua dottrina, il suo culto, le sue preghiere e perfino le varie correnti mistiche. Paul Démann asserisce che “per riconoscere il vero volto di un fratello bisogna avere occhi da fratello” lui lo fa  e devo dire che ci riesce molto bene presentandoci l’argomento con vera obiettività. Un bel libro che consiglio a tutti quelli che abbiano motivo per approfondire le peripezia del Popolo Ebreo .

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Tra Mare, Terra e Cielo

di Pietro Fiorentino

In questo dettagliato diario Pietro Fiorentino, l’Autore, si mette a nudo raccontando la sua vita di bambino, di adolescente intraprendente, di pescatore, di militare, di fidanzato e sposo, per arrivare a presentarsi come padre zelante, imprenditore, politico accorto, e infine come uomo trasformato e impegnato nella comunità cristiana come ministro straordinario della santa Comunione, annunciato dalla Chiesa con l’Istruzione Immensae caritatis del 29 gennaio 1973, e per il bene delle persone più sfortunate. Pietro si è raccontato, con audacia, in tutto e per tutto nel bene e nel male. Il libro ci mostra un percorso impegnativo e la maturazione umana e sociale di una persona semplice e molto disponibile. L’unica pecca è che Pietro, che scrittore non è, ha commesso l’errore di affidarsi ad un editor e ad un correttore di bozze poco accorti. Il suo affascinante racconto meritava qualcosa di meglio. 

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Amore lontano

di Sebastiano Vassalli

Sebastiano Vassalli affronta in questo libro, uscito per i tipi di Einaudi nel 2005, l'affascinante viaggio della parola “attraverso” i secoli. Questa edizione, pubblicata dalla Bur Rizzoli a marzo 2016, mi dà la possibilità di apprezzare questo libro, a metà strada tra un saggio ed un romanzo, in cui l’Autore traccia il profilo di Omero, Qohelet, Virgilio, Rudel, Villon, Leopardi e Rimbaud, sette storie di uomini del passato, accomunati dalla Poesia e che più, di ogni altro, hanno colpito la sua fantasia ed il suo cuore con l'uso magico della parola. Così Vassalli parte, in questo viaggio, con il leggendario Omero, il più antico poeta cui l’umanità assegna un nome. Poi, prosegue, con il misterioso “Predicatore” ebraico, Qohélet, colui che cercò l’eccellenza nell’uso della parola. Dopo di loro giunge inaspettatamente a Virgilio, il cantore forzato, che ci ha tramandato “l’uomo di Roma”. Passa, dopo, al trovatore Jaufré Rudel che con la sua tribolata partecipazione alla seconda inutilissima crociata, è il padre dell’artificio poetico dell’amor lontano e impossibile. Traghetta, successivamente, François Villon con la sua doppia vita di scapestrato prima e bacchettone in seguito per arrivare al mite Giacomo Leopardi e al suo mai corrisposto amor per la frivola Fanny Targioni Tozzetti e al sodalizio con l’amico Antonio Ranieri. Per completare, infine, con Arthur Rimbaud il “divino monello che ha trasformato l’adolescenza in poesia e ci ha dato di entrambe un’immagine terribile e superba”. Vassalli fa scendere dal piedistallo questi grandi personaggi della tradizione presentandoli come persone normali con i loro difetti, gli egoismi e le nevrosi di tutti e inconsapevoli del ruolo che avrebbero esercitato sui posteri. Vassalli finisce con un omaggio alla parola, dove la poesia, assume una valenza sublime. Lettura consigliata anche a chi non s’interessa abitualmente di poesia.

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La battaglia navale

di Marco Malvaldi

Con questo libro incappiamo in un’altra simpatica indagine che coinvolge i vecchietti del BarLume. A Pineta, è iniziata l’estate e fa molto caldo, la gente si è precipitata sulle spiagge gremite ma improvvisamente tutto si ferma perché sul bagnasciuga viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Il corpo è danneggiato dal mare, evidentemente è rimasto in acqua per diversi giorni, e nessuno è in grado di riconoscerlo fino a quando Mariano Marino, un malavitoso locale, riconosce nella giovane morta Olga, la badante ucraina di sua madre. I vecchietti del BarLume a ogni buon conto, anche in questo caso, sono pronti a collaborare alle indagini e condurre un'inchiesta parallela all'oscuro dalle fonti ufficiali. Incontrano la mamma del Marino, s’intrufolano nel mondo delle badanti straniere e sulle dinamiche che lo governano e arrivano al punto di arruolare il compagno Mastrapasqua che, avendo lavorato in Ucraina per conto dell’Eni, è in grado di comprendere le parole che si scambiano ai giardinetti le colleghe di Olga che dalle analisi è risultata abituale consumatrice di cocaina. La lettura, come il solito, è piacevole e l’Autore riesce a farci accettare il linguaggio un po' osé, che in qualsiasi altro dialetto sarebbe volgare, in espressione poetica e fa gradire un semplice thriller come allentante divertimento. Consigliato, come puro relax, anche a chi ancora non conosce Malvaldi.

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Il rumore delle cose che iniziano

di Evita Greco

In questo libro conosciamo una scrittrice al suo esordio Evita Greco e devo dire che  immediatamente mi ha colpito l’attenzione che Ella presta alle piccole cose di ogni giorno dichiarando di non dare sempre tutto per scontato. La storia che racconta parla di Ada. Una bambina lasciata dalla sua mamma, poiché non era capace a svolgere questa funzione, alle cure di nonna Teresa. L'infanzia di Ada, a causa di tale disagio emotivo, manifesta tutti i sintomi e i sentimenti tipici della sindrome dell'abbandonamento. Così i gesti naturali e quotidiani, come mettersi a dormire o andare a scuola, le creano un forte disagio emotivo e, proprio per alleviare questa sofferenza, nonna Teresa escogita una tattica per distogliere l'attenzione della bambina dai cattivi pensieri e per permetterle di affrontare la vita con positività, aprendosi alle novità. Quando nonna Teresa si ammala ed è  ricoverata in ospedale, Ada ci pensa spesso e ha paura a rimanere sola ma ad alleviarli questi pensieri ci pensano Giulia, un'infermiera, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione inimmaginabile. Le cose però si complicano, alla morte della nonna, e tutt’e tre restano coinvolti in qualcosa d’imprevisto, Ada, nel momento giusto, troverà la forza per sentire e ascoltare il rumore delle cose che iniziano. La vicenda in principio stenta un po’ a decollare, anche se commuove per l’amore che la nonna riversa sulla nipotina poi improvvisamente, il lettore, è coinvolto dallo stravolgimento della storia che diventa ben disegnata e bisogna riconoscere all’Autrice capacità e mestiere da vera Scrittrice. Pollice su per Evita Greco.

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La meraviglia degli anni imperfetti

di Clara Sànchez

Il protagonista della vicenda narrata in questo libro è Fran un ragazzo che vive a Madrid una vita non facile, con una madre tossicodipendente che non si prende cura di lui e che pensa esclusivamente al suo bene e alla sua soddisfazione personale, passando da un amante a un altro. Il padre che si vede a spizzichi non è una figura cui fare riferimento così Fran cresce senza provare il dolce e comprensivo affetto dei genitori, conduce una vita tranquilla e solitaria, non ama la compagnia degli altri ragazzi e sopperisce all’assenza dei suoi genitori, indaffarati in ben altre faccende, con un atteggiamento distante nei confronti di tutti. Insomma è semplicemente solo. Un pò di conforto lo trova in Eduardo, il suo unico amico, un tipo nello stesso modo strano come lui che però vive in una famiglia formalmente perfetta. Eduardo è di salute cagionevole ed è iperprotetto dalla madre, una persona alquanto eccentrica, e dalla sua bellissima sorella maggiore, Tania, che attira l’attenzione di Fran che comincia a esplorare ogni suo movimento. Quando Tania si sposa, convince il fratello a lavorare per la prestigiosa azienda del marito. Qualcosa però non persuade Fran e quando il suo amico sparisce nel nulla, dopo avergli lasciato in custodia una misteriosa chiave, inizia a cercarlo per scoprire finalmente la verità. Clara Sànchez, ancora una volta, con la sua scrittura nitida riesce a far essere interessante la lettura, anche se nella parte iniziale il ritmo è lento e il protagonista fatica a decollare così com’è noiosa l’intera storia incentrata tutta nelle sue riflessioni, nei suoi pensieri e nei suoi dubbi senza lasciarsi trasportare dagli eventi. E, il colpo di scena conclusivo, non ottiene l’effetto di migliorare questa deludente storia.

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Storia della Repubblica

L'Italia dalla Liberazione ad oggi

di Guido Crainz

In questo libro Guido Crainz, l’Autore, compie una vera panoramica che dall'Italia devastata dalla guerra arriva ai nostri giorni e che non è soltanto un libro dedicato agli addetti ai lavori, ma è un volume destinato anche a chi di storia ne mastica poco e vuole approfondire la conoscenza degli ultimi settant’anni del nostro paese. Un percorso tumultuoso e contraddittorio affrontato con la consapevolezza dello storico di razza che, attingendo a un vastissimo repertorio di fonti, ci mostra le trasformazioni profonde del nostro paese partendo dalla caduta del fascismo, passando per il miracolo economico e tangentopoli fino a spiegarci i tratti più importanti della nostra storia politica odierna. Nel libro non si nega certo che siano stati conseguiti risultati di portata storica, ma tutte le grandi riforme appaiono come inquinate dalla politica, che le trasforma in fattore di spreco e clientelismo anziché elemento di progresso democratico e civile. Oltre alla politica troviamo in questo lucido excursus di Crainz, anche i film, le canzoni, i romanzi, c’è tutto il vissuto degli italiani. Insomma è un continuo rimbalzare dalla dimensione politico-istituzionale a quella dell’economia, della cultura, della società, mostrando quando fitte siano queste interrelazioni, di come sia pigramente consolatorio ogni tentativo di guardare al sistema politico e alla società civile come a due entità rigidamente separate. E la domanda che spunta è solo una. Com’è stato possibile passare da una politica onnipresente con un tasso altissimo di partecipazione al voto, al trionfo del suo esatto contrario, tra astensionismo e trionfo dell'antipolitica? E' sicuramente un libro impegnativo per la mole di informazioni che scandiscono il passare del tempo, ma mai noioso anche se alla fine rimane solo tanta rabbia. Perché? Perché è sempre più acuta, come osserva l’Autore, la sensazione che nel ceto politico e nella stessa “società civile” prevalgano le derive, poco contrastate da energie collettive pur presenti ma sempre sfiduciate e prive di riferimento. C’è solo da augurarsi che possa affiorare per intero la consapevolezza del dramma e prenda avvio una rifondazione profonda del modo di essere, di pensare e di vivere della nazione. Riusciremo nell’intento? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Pape, Satàn, Aleppe

di Umberto Eco

In questo libro, che riproduce l’ultima opera allestita da Umberto Eco, sono raccolte una buona parte delle Bustine di Minerva, la sua rubrica sull’Espresso, degli ultimi quindici anni. L’opera ha come sottotitoloCronache di una società liquida”, così come l’Autore definiva la società in cui viviamo, dove tutto è inconsistente e liquido, senza sostanza, senza significati perché le ideologie sono inevitabilmente cadute, non c’è più una sinistra o una destra o dei valori per i quali sacrificarsi, per non parlare, poi, di una comunità o di una nazione in cui identificarsi e di cui essere orgogliosi. Umberto Eco con la scelta di questo titolo vuole rilevare la confusione imperante dei tempi che viviamo e la decadenza del valore del ricordo, della memoria individuale e quindi, a sua volta, di quella collettiva. Bisogna essere consapevole “che si vive in una società liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti”. È l'unico modo che abbiamo per sopravvivere, nell'interregno in cui ci troviamo, alla liquefazione. La raccolta, di cui ricordavo tante bustine essendo stato in questi anni abbonato a “l’Espresso”, vuole essere un viaggio che intende, mostraci chi siamo e in che ambito ci muoviamo, una realtà, dove la massima protagonista è l'invasione della tecnologia. “I giornali sono spesso succubi della rete” dovrebbero invece, dice Eco nella Bustina di chiusura, “dedicare almeno due pagine ogni giorno all'analisi di siti Web (così come si fanno recensioni di libri o di film) indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni”. Ho ritrovato, in questa raccolta, non solo l’Eco ironico e sagace delle Bustine ma anche lo Scrittore istintivo e intelligente dei libri che mi hanno appassionato, alcuni della quale ho commentato in questa mia rubrica, e il Professore elegante e di cultura illimitata che avevo apprezzato nei libri su cui avevo studiato nel periodo universitario. V’invito a leggere quest’acuta e appassionata analisi dei nostri tempi realizzata da un così Grande Intellettuale. Buon pro Vi faccia!

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Passeggeri notturni

di Gianrico Carofiglio

Questo piccolo libro, poco più di novanta pagine, di Gianrico Carofiglio contiene trenta racconti brevi di tre pagine ciascuno e si legge in un paio d’ore. Ognuno, di questi brevi episodi, ha una propria natura distinta con personaggi e aneddoti diversi e con situazioni divertenti tra realtà e finzione, non sono storielle banali ma fatti che invitano a riflettere e meditare. Voglio citare, come esempio, ciò che dice in “Rane”: “La capacità di adattarsi a persone e ambienti è una qualità importante. Consente di fare nuove esperienze, di apprendere cose nuove e nuove abilità, di instaurare relazioni equilibrate, tolleranti e creative. Altrettanto importante è però la capacità di comprendere quando l’adattamento diventa sopportazione inutile e pericolosa. Altrettanto importante è sapere quando reagire all’abuso e quando sottrarsi alla persecuzione”. Come si fa a non essere portato a riflettere? Il filo conduttore che lega le varie storie è tuttavia solo immaginario e chi legge, è costretto a barcamenarsi tra la verità della vicenda e la fantasia che l’Autore, ancora una volta, riesce a trasmettere ai suoi più affezionati lettori. Splendido!

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Il figlio maschio

di Giuseppina Torregrossa

In questo romanzo, dove si respira l’odore dei libri e della Sicilia, l’Autrice narra la nascita e il progresso delle librerie e editori Cavallotti. Ad iniziare tale realtà, ancora esistente, era stato il figlio maschio di Concetta Russo e Turiddu Ciuni, Filippo che vendendo libri su una bancarella a Palermo, era riuscito ad aprire la prima libreria per poi arrivare all’editoria. Filippo, però, muore durante la guerra consacrato alla resistenza italiana al fascismo. Nel libro, che narra una saga familiare, si parla di una Sicilia di altri tempi, dove si aspetta che almeno un figlio maschio erediti le sorti della famiglia ma la realtà sarà diversa. Infatti, sarà la figlia Concettina, attraverso suo figlio Vito Cavallotti, che si prenderà la rivincita per una vita e un matrimonio non voluto, imposto dalla famiglia, come a quei tempi spesso succedeva. Alla morte di Vito la tradizione tuttavia è stata proseguita dalle figlie di Vito, perché anche lui ha avuto solo figlie femmine. E’ il primo libro, che mi capita tra le mani, della Torregrossa e posso dire che è riuscita nel suo intento di far conoscere, al lettore, una storia in cui la passione per i libri diventa il filo conduttore di tutta la narrazione che si sviluppa in un lungo percorso diretto ad apprendere le vicissitudini di una bella realtà Siciliana.

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Spie e zie

di Siegmund Ginzberg

In questo libro, definito da tutti, un diario genealogico, lo scrittore e giornalista Siegmund Ginzeberg traccia un quadro della vita dei suoi avi, attraverso viaggi, intrighi, avventure e personaggi molto particolari. L’Autore, racconta del nonno paterno che nel corso di uno degli esodi cui furono costretti gli ebrei dell’Europa orientale, raggiunse Costantinopoli. Tra i suoi cinque figli il secondogenito Paul sarebbe divenuto il padre di Siegmund che prendendo spunto dalle cronache dell’epoca e attraverso la ricostruzione di vicende familiari è pervenuto a raccontare gli avvenimenti più importanti del XX secolo. Il racconto, infatti, prendendo spunto da una vecchia foto arriva a parlarci di guerre, menzogne, rancori, rivendicazioni, di conflitti di etnie e perfino delle purghe staliniane.  E’ un bel libro,  che non ha una trama particolare, ma è piacevole a leggersi ed è  molto colto.

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Appunti sui polsini

di Michail Bulgakov

Quasi tutti conosciamo Michail Bulgakov per la sua opera principale, “Il Maestro e Margherita”, peraltro pubblicata solo decenni dopo a causa della censura del regime stalinista. In questo libro, invece, troviamo una raccolta di piccoli racconti poco conosciuti che parlano della vita di Mosca negli anni Venti che descrivono, con lo stile inconfondibile dell'Autore, la nazione in un momento di profondo cambiamento dopo la Rivoluzione d'Ottobre con i nuovi ricchi, i poveri intellettuali, la fame del popolo e le sbronze di vodka. Il tutto è guarnito dall'irragionevole burocrazia sovietica del periodo. Indubbiamente sono sempre scritti di Bulgakov ma l’ho interpretato come un quaderno pieno di appunti, immagini, situazioni, frasi, descrizioni, che senz’altro l’Autore aveva raccolto per poterli inserire in qualche sua opera più completa e, anche se, mostrano benissimo una realtà precaria e crudele che invitano a una seria riflessione, non li ho trovati eccezionali.

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Malerva

di Enza Maria Festa

C’è in questo romanzo uno spaccato della vita difficile in certi quartieri del napoletano, il senso di rispetto e di paura, il concetto di onestà e di malavita ma anche l’ambizione e persino l’amore visto come miglioramento del proprio status sociale. Imma, la protagonista, vive in uno di questi quartieri, dove la camorra non fa solo paura, ma è anche un'aspirazione sociale. Ha solo quattordici anni ed è notata dal figlio maggiore del boss della zona e diviene, in poco tempo, sua fidanzata. Imma è arrivata finalmente ai piani alti della merda in cui vive, si sente realizzata, ha coronato il suo sogno e quando suo padre è catturato durante una retata e comincia a collaborare con le istituzioni rinnega la famiglia di origine e si rifugia a casa del boss. Enza Maria Festa, l’Autrice, è riuscita a mettere su una storia coinvolgente, ha mostrato come la camorra sia profondamente intrecciata nel tessuto sociale e non un'entità separata, ma, secondo me, ha mostrato troppo la protagonista negativa trascurando il vero protagonista, il fratello di Imma, Gennaro. Gennaro rappresenta l’altra faccia di questa storia, lui rifiuta quel sistema tanto idolatrato che permette alla gente di sopravvivere, nella merda, dove ìmpera il bullismo, la disonestà, la droga, la prostituzione, la delinquenza e non vede l’ora di fuggire da questa realtà che gli toglie il respiro. Temi appena, appena accennati. Per carità! L’Autrice conosce molto bene questa realtà, è nata a San Gennaro Vesuviano, e forse ha pensato che evidenziare sempre le stesse cose non stupisce più nessuno, è certa che storie come questa si ripeteranno ancora, che queste vicende sono sempre esistite e sempre esisteranno in quel contesto. E’ una scelta dell’Autrice e la rispetto.

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Contro l'antimafia

di Giacomo Di Girolamo

In questo libro Giacomo Di Girolamo fa l’analisi dei perché l’antimafia in Italia ha perso, e del perché ha vinto Matteo Messina Denaro. Nel libro, infatti, l’Autore parla direttamente così come fa ogni giorno su RMC 101, dove conduce la rubrica "Dove sei, Matteo?", costruendo un’analisi spietata e dura che mi ha disorientato e confuso. Perché la critica all’antimafia arriva da un giornalista nato e cresciuto all’interno del movimento, come lui stesso ci dice, di cui ho letto i libri precedenti che ho molto apprezzato.  C’è in queste pagine uno sfogo personale molto amaro e terribile che finisce con la convinzione di aver perso perché “Tu hai vinto, Matteo, perché hai reso la mafia invisibile come te” mentre noi “tutti abbiamo perso“. L’antimafia, dice l’Autore, ha avuto grandi meriti, ma a un certo punto, si è trasformata ripetendo fino alla noia gli stessi gesti, gli stessi riti e simboli svuotati di significato. Di Girolamo ci offre una serie di scandali e sconcezze a comprova come, per esempio, gli affari di chi gestisce i terreni confiscati elencando professionisti vari impegnati giornalmente a “fare soldi” e a “sistemare” parentela varia che se ne frega della buona gestione e che affama intere famiglie di onesti lavoratori.  Quello che più mi ha turbato è l’elenco di queste cooperative antimafia, associazioni antimafia e di comitati antimafia che, utilizzando l’etichetta dell’antimafia, portano avanti operazioni poco pulite senza alcun controllo e che hanno trasformato il loro esistere nella insistita costituzione di parte civile in ogni occasione. Insomma furbi di vario spessore che vanno dall’accattonaggio, alla delinquenza passando dall’approfittamento per arrivare fino allo sciacallaggio.  La conferma che quanto sostenuto dall’Autore corrisponde al vero è arrivata lunedì undici aprile 2016 nella trasmissione Rai “Petrolio” direttamente dal Giudice Nino Di Matteo che a precisa domanda, dopo l’intervento di Giacomo Di Girolamo, ha specificato che quanto detto dal giornalista compare negli atti ufficiali. Sconfortante! L’Autore, nell’epilogo, finisce affermando che se prima non aveva paura adesso l’ha perché non sa più cos’è l’antimafia. Sono parole che lasciano il segno. Leggetelo!

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Noli me tangere

di Andrea Camilleri

In questo romanzo Camilleri abbandona il suo linguaggio italo-siciliano e scrive in un italiano perfetto. La vicenda narra di Laura, una donna bella e piena di talento e di relazioni, che ha sposato uno scrittore molto più grande di lei mantenendo in piedi alcune delle sue storie. Il marito, Mattia Todini, accetta di buon grado le stranezze della moglie e le sue insofferenze. All’improvviso Laura scompare, e spetterà al commissario Maurizi indagare sul suo caso. Presto il colto commissario si renderà conto di quanto siano eterogenee le visioni di Laura secondo le persone che l’hanno conosciuta, e dovrà riflettere sulle tensioni nascoste in ogni suo gesto, che ricordano quelle dei corpi dell’affresco del Beato Angelico che Laura, la storica dell’arte, aveva interpretato tramite le parole “noli me tangere” e che Gesù pronunciò a Maria Maddalena dopo la resurrezione. “Noli me tangere” è un giallo senza vittime e d’ambientazione borghese che mi ha spinto a considerarlo un canovaccio per una piacevole sceneggiatura cinematografica.

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Il giro del mondo in 80 pensieri

di Piergiorgio Odifreddi

In questo libro Piergiorgio Odifreddi parodiando il titolo del viaggio più celebre in ottanta giorni di Jules Verne ci accompagna in ottanta pensieri nella biblioteca e nelle idee del matematico impenitente. Il libro approfondisce otto parti del sapere, Politica, Religione, Storia, Scienza, Matematica, Filosofia, Letteratura e Arte. Nei dieci distinti capitoli, l’Autore stimola la curiosità del lettore preparandoli a usare la logica della propria mente per meglio comprendere il mondo. A tal proposito presenta una bella collezione di altri libri da leggere oppure da evitare predisponendo l'incontro fra la cultura scientifica e quella umanistica due universi, di certo non divisi ma complementari, che aiutano ad affrontare le realtà del mondo. La lettura non è molto facile e il libro è consigliato leggerlo con distensione alternandolo, possibilmente con il rinfresco di qualche altro testo che Odiffreddi suggerisce per avvalorare i punti-chiave del suo pensiero che pone la scienza come criterio insuperabile per capire la realtà e vivere felici. Lo suggerisco a chi ha voglia di appagare la propria curiosità.

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Nella testa di una Jihadista

di Anna Erelle

In questo libro la giornalista francese Anna Erelle, specializzata in terrorismo, è spinta dal desiderio di comprendere il fenomeno dei giovani occidentali che si arruolano nelle file dell’ISIS. Prima ha indagato sulle ragazze e ragazzi europei che si convertono all’Islam radicale e raggiungono la Siria per combattere la guerra santa contro i kafir, gli infedeli, poi ha cercato di capire i metodi di reclutamento e di entrare in contatto con i propagandisti. Quindi si è creata un’identità fittizia di neoconvertita inventando una storia personale, mescolando pezzi delle vicende dei ragazzi fuggiti, apprese dalle famiglie disperate. Come Mélodie Nin, venti anni, è stata agganciata online da un importante reclutatore di candidati all’Egira, cioè l’abbandono della terra dei kafir per andare a seguire la vera religione, si tratta, infatti, di Abu Bilel uno dei comandanti dell'Isis a Raqqa.  La situazione, però, le sfugge di mano perché l'uomo s’innamora della ragazza e inizia a pressarla per incontrarla. Anna/Mélodie finge di accettare la richiesta di Bilel e parte per Amsterdam insieme a un collega fotografo. Dovrà poi andare a Istanbul e quindi in Siria. In realtà vuole arrivare ad Amsterdam per intervistare Lola, una giovane belga veramente convertita e in partenza per la Siria, poi andare al confine con la Siria per raccogliere informazioni sul luogo, e infine tornare in Francia per finire il reportage. Le cose, però, si complicano e Anna/Mélodie è costretta a tornare a Parigi, cancella il suo account Facebook e getta i telefoni cellulari con cui si metteva in contatto Bilel. Eppure riceve non solo minacce sul suo account Skype ma anche una telefonata in ufficio da Bilel, segno che è comunque riuscito a rintracciarla. Da quel momento parte una vera e propria fatwa contro di lei che la costringe oggi a vivere in totale anonimato, ha dovuto cambiare casa, telefono e vive costantemente sotto scorta. Senza dubbio è una testimonianza da brivido che ci aiuta a capire ciò che spinge i giovani occidentali, non sempre consapevoli di ciò cui vanno incontro, per avvicinarsi all'ISIS. Molto interessante.

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Il segreto di Ortelia

di Andrea Vitali

In questo Andrea Vitali ci offre un quadro perfetto della vita del suo paese, Bellano, fatta d’intrighi, pettegolezzi, segreti. Ormai chi lo legge sa che l’ambientazione del lago è tipica delle sue opere e sa pure che l’Autore è affezionato a questi luoghi essendone anche un profondo conoscitore. Protagonista di questa vicenda è Amleto Selva, un giovanotto corpulento e sanguigno che ha fatto vita da cane randagio finché non arriva l'occasione della vita che gli permette di accasarsi sposando Cirene Crippa, la figlia di Idreno, il macellaio che, dopo la morte della moglie, si trova incapace di prendere in mano la situazione. La figlia Cirene non è in grado di badare al padre e alla bottega da sola e soltanto sposando il giovane e ambizioso Amleto potrebbe ridare supporto tanto all'attività quanto alla casa. Amleto però non è particolarmente dedito al lavoro, ma si distrae facilmente con giovani signorine relegando in casa la moglie completamente occupata a prendersi cura della piccola Ortelia. Amleto, così, finisce per circondarsi di amici di un certo rango, dottori, notai, ingegneri dediti alla gozzoviglia che lo introducono in nuove e più appassionanti esperienze di vita spensierata. Le cose si complicano, però, quando Amleto, complici gli stravizi di tutta una vita, è colpito da un ictus. Ortelia, che la madre era riuscita a tenere in tutti i modi lontana dal padre e dalla macelleria, si ritrova invece a gestire la macelleria. Anche in questo romanzo, nel quale spiccano le figure femminili, Vitali, tra burle e segreti familiari, fa trascorrere al lettore un paio d’ore di piacevole lettura.

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Tempesta di neve e profumo di mandorle

di Camilla Läckberg

Ogni tanto le Case Editrici, specialmente nel periodo natalizio, tirano fuori questi libercoli per "fare cassetta". Spesso ne viene fuori qualcosa che stravolge l’opinione del lettore sugli Autori cui si è affezionato. Fatto questo breve preambolo, chiarisco che il libro è composto di cinque brevi racconti indipendenti fra loro, di cui i primi quattro occupano una cinquantina di pagine e il quinto, da cui nasce il titolo, un centinaio. Come ormai ci ha abituato Camilla Läckberg a fare da sfondo a questi racconti ritroviamo il chiuso microcosmo di Fjällbacka, piccola provincia svedese immobilizzata dal freddo, antico borgo di pescatori di aringhe, affacciato sul mar Baltico. Lo stile è sempre quello della Lackberg, sobrio, asciutto ed efficace, con pochi fronzoli, dove le storie scorrono veloci, avvincenti e non scontate. Sono storie spesso familiari come quella di un’ossessione coniugale risolta in alto mare, la ribellione di donne che per troppi anni hanno subito silenziosamente violenze domestiche, il dolore e l’umiliazione di un adolescente vittima di bullismo che incrocia la sua strada con un uomo tradito dalla propria moglie, un delitto domestico compiuto per una brutale avarizia. E infine l’ultimo in cui ritroviamo Martin Molin, all'inizio della carriera. La vicenda si svolge su un’isola sulla quale il Martin ha raggiunto la fidanzata Lisette per le festività natalizie, ma durante la riunione di famiglia i conflitti familiari esplodono in scenate e rancori e soprattutto muore avvelenato il personaggio più odioso, che tutti avevano interesse a eliminare. I sospettati non possono allontanarsi dal luogo del delitto perché sono isolati da una terribile tempesta di neve. Martin, solo e privo di qualsiasi mezzo scientifico, indagherà e porterà alla luce una soluzione piuttosto incredibile. Spero vivamente che nei prossimi libri possiamo ritrovare la scrittrice di alto livello alla quale eravamo abituati.

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La corrispondenza

di Giuseppe Tornatore

In questo libro Tornatore ha raccontato «una storia d’amore ai tempi di Internet. Emozioni e sentimenti a confronto con le tentazioni e le insidie del virtuale. E le storie d’amore, anche quando si concludono male, hanno sempre un lieto fine. Per il solo fatto di essere esistite». I protagonisti della vicenda sono Amy Ryan e Ed Phoerum. Amy è una studentessa universitaria di fisica che, nel tempo libero, per mantenersi fa la controfigura per la televisione e il cinema come stuntwoman. La sua specialità sono le scene d’azione ed è abilissima nelle situazioni pericolose che, sullo schermo, finiscono di solito fatalmente con la morte del suo doppio. Dietro questa passione si nasconde una ferita ancora aperta cioè la tragica scomparsa del padre di cui si ritiene responsabile. Ed, il maturo professore universitario di Astrofisica, cerca di aiutarla nel ritrovare l’equilibrio esistenziale perduto anche se i suoi doveri pubblici e privati, sposato con due figli, gli impediscono di vivere alla luce del sole la relazione con la giovane amante perciò la loro quotidianità è regolata da rapporti virtuali.  I loro incontri sono rari e clandestini, vissuti soprattutto nell’intima magia di una casa su un’isola. La vicenda ci mostra come un rapporto condotto dalla rete, fatto di messaggi e posta elettronica, renda molto labile i confini tra virtuale e reale. Il libro molto interessante e che ne consiglio la lettura, ha preso forma parallelamente all’elaborazione del film, uscito contemporaneamente, con soggetto, sceneggiatura e regia dello stesso Tornatore.

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Razza di zingaro

di Dario Fo

In questo libro Dario Fo, l’Autore, ci racconta la storia di Johann Trollmann che a soli otto anni incontra per la prima volta il fascino della boxe. Siamo nella Germania del Nord e per il piccolo Johann non si tratta soltanto di osservare uno scontro tra uomini ben allenati, ma anche respirare quell’insieme di regole, competizione, energia, eccitazione che lo elettrizzeranno al punto da restare in lui per sempre. I guantoni, i ragazzi, il maestro, il ring, il sudore, suoni e odori divengono ben presto parte di lui, che si rivela subito un fuoriclasse, un talento naturale, fin da giovanissimo che diventerà un vero campione. Un sinti, però, non può rappresentare il Paese alle Olimpiadi del 1928 come gli altri tedeschi e non può neppure stare con sua moglie e sua figlia tanto che per salvarle deve divorziare. In compenso per andare in guerra a difendere la Germania, uno zingaro va benissimo. Infatti, nel 1939 è richiamato alle armi, nelle file dell’esercito tedesco, fino a essere di nuovo perseguitato e deportato. Questa terribile storia dimenticata è ricostruita da Dario Fo con il suo solito tono da cantastorie in uno stile narrativo semplice e crudo. Di recente, nel 2003, la Germania ha riconosciuto il valore e l'autenticità di questa storia e settant'anni dopo ha consegnato alla famiglia Trollmann la corona di campione dei pesi mediomassimi negata a Johann. Una bella storia e un bel libro da leggere tutto d’un fiato.

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Groucho e Io

di

Groucho Marx

Questo libro, pubblicato nel 1959, è l'autobiografia di Groucho Marx e come dice lo stesso autore, non vuole essere il ritratto fedele di un personaggio o del suo percorso di formazione e nemmeno un libro di memorie nostalgico o di lodi gratuite. Con uno stile narrativo brillante, con profonda autoironia e con la capacità di non prendersi mai sul serio, tutta racchiusa in una delle sue battute più celebri, Groucho rievoca la propria infanzia tra povertà e spensieratezza, gli anni giovanili trascorsi con i fratelli nei teatri degli Stati Uniti, la lunga gavetta alla ricerca del successo, il periodo dei trionfi cinematografici e altri divertenti episodi autobiografici, esposti attraverso gustosi aneddoti e nostalgici ricordi. Oltre alla sua storia familiare ritroviamo, anche, un'America oramai dimenticata e raccontata con vivace sarcasmo.  La potenza del libro consiste, però, nell’essere un brillante saggio di capacità espressiva e pagina dopo pagina ci si lascia trascinare dal racconto e dagli episodi narrati. L’ho letto con curiosità, sicuro di trovare la storia di una vita impregnata di umorismo e alla fine posso onestamente ammettere che è stato veramente divertente leggerlo, ci sono delle pagine veramente esilaranti. Consigliato a tutti.

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Compagno poeta

di Giulio Stocchi

In questo libro Giulio Stocchi, l’Autore, con il suo diario riesce a rendere concreto un tuffo indietro a Milano e alla generazione del sessantotto. Giulio, ormai conosciuto da tutti come il “Compagno Poeta” in quegli anni era sempre presente nelle fabbriche, dove si svolgevano assemblee degli operai, in tutte le manifestazioni di piazza dove ci si batteva per i diritti dei lavoratori intervenendo, in mezzo a quel pubblico, come cantore dell’imminente rivoluzione. Nel libro racconta la cronaca di un’infinità di avvenimenti realmente accaduti tra il ’68 e il ’75 quando a Milano “era caldo Ma che caldo che caldo faceva” e dove Giulio, consapevole di trovarsi davanti a persone disinteressati ai suoi travagli interiori, recitava versi. Giulio lo trovavi sempre presente nelle strade, accanto ai compagni, durante la lotta, perché ogni parola, nell'infinita varietà dei volti, dei gesti, dei sogni, delle speranze di quegli uomini “Egli” ritrovava le sue radici e la sua ragione, la pienezza riconquistata del proprio destino. Leggendo il libro sono ritornato a ricordare le ballate e le testimonianze della generazione in cui mi sono tuffato istintivamente nel 1970. Ho ritrovato non solo le manifestazioni di massa e le interminabili assemblee nelle università ma anche il mio percorso per partecipare alla vita quotidiana di una città a me anonima. Pensando a quegli anni il sorriso che nasce sulle mie labbra, è amaro sia per il fallimento dei progetti sia per le delusioni affrontate. Ma “c’est la vie”.

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I misteri della montagna

di Mauro Corona

Ho finito di leggere questo libro e la prima cosa cui ho pensato è l’Amore, quello vero, l’Amore che Mauro Corona ha per la Montagna. Intanto non è un romanzo, come indicato in copertina, e l’Autore stesso dice: “Con questo libro mi diverto giacché non devo attenermi a trame, tempi, toni o personaggi. Vado un po’ alla Čecov, “senza trame e senza finale”, ma con risultati tredici anni luce distanti dai suo”. C’è una storia d’amore tra l’uomo e la montagna, tra un uomo che non cede alla tentazione del mondo moderno e la natura. C’è il Cercatore, come lui stesso si definisce, che vuole penetrare i misteri della montagna, ma anche addentrarsi nella vasta zona d’ombra degli uomini duri che l’hanno abitata per secoli, lasciandosi dietro una scia di fatica, di dolore, e spesso di sangue. Con gli occhi curiosi di un bambino e il cuore pieno d’amore di un innamorato, ci parla dell’eco che si prende sempre l’ultima parola, di valli impervie da perlustrare per trovare le proprie radici, di baite, di rocce che possono sorprenderti e regalarti un segreto. Ci porta a conquistare le cime inaccessibili e lontane e dietro la sua perlustrazione delle valli più impervie sulle tracce degli antenati che vi hanno lavorato, cacciato, vissuto e perso la vita, di venti circolari che alzano le foglie di ruscelli e sentieri che conducono ad alberi secolari su cui adagiando l’orecchio al tronco, senti il cuore battere. Il libro è interessante e a volte affascinante anche se a tratti è pervaso da un'atmosfera malinconica connessa ai ricordi personali e alle esperienze di vita, ma devo dire che, dopo un inizio stentato e quasi forzato, mi si è aperto un mondo di sensazioni bellissime che l’Autore ha saputo trasmettermi, anche se non sono un amante della montagna. Complimenti!

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Buchi nella sabbia

di Marco Malvaldi

Con questo libro, Marco Malvaldi, ci porta nella città di Pisa a inizio del ‘900, dove sta per andare in scena la Tosca di Giacomo Puccini, alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Da poco è stato ucciso re Umberto I e si temono altri attentati ma nessuno avrebbe potuto pensare che ad essere ucciso concretamente sarebbe stato qualcuno sul palco. Ad indagare sull'omicidio ci sono il tenente dei carabinieri Pellerey e il suo diretto superiore capitano Dalmasso. Ad aiutarli a districare l’insolita matassa sarà Ernesto Ragazzoni, una pittoresca figura di giornalista e poeta bohémien, chiamato a conferire attendibilità a una schiera di personaggi bizzarri. Chi ha permesso a Ernesto Ragazzoni giornalista della Stampa realmente esistito, conosciuto non soltanto come poeta di rime surreali e pagine invisibili ma soprattutto come grande etilista, di prendere parte alle indagini? L’Autore unendo al solito umorismo e all'arguzia la scrupolosità con cui ricostruisce il momento storico, l'ambientazione e la descrizione dei personaggi ci svelerà l’arcano. Confermandosi, in questo modo come uno degli scrittori italiani più divertenti del momento che nutre grande rispetto del lettore invitato a divertirsi senza sacrificare la propria l'intelligenza e che afferra l’omaggio all’opera lirica con una satira impegnata e una fedele ricostruzione storica. Ho trovato il libro piacevole e divertente.

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Non luogo a procedere

di Claudio Magris

In questo romanzo di Claudio Magris il protagonista è impegnato a fondare un museo della guerra per costruire la pace. Siamo a Trieste, dove un eccentrico Professore triestino, Carlo, che nella realtà come ci dice nella nota finale l’Autore, era Diego de Henriquez collezionista di materiale bellico e che nel 1974 morirà in un misterioso incendio nel capannone dove erano custodite le carabattole raccolte mentre Luisa, l’altra coprotagonista, è chiamata a dover riordinare il materiale recuperato. Nel mezzo del racconto, Magris, inserisce l’amore fra i due con frammenti della storia personale di Luisa e di quella di Carlo ma ciò che assurge ad avere un valore dominante è quanto accaduto alla Risiera di San Sabba, l’unico lager nazista in Italia, dove furono eliminati numerosi prigionieri politici ed ebrei. Il libro, poi,  vaga in spazi e tempi lontani, trasformandosi in denuncia affilata e potente contro tutte le ipocrisie, da quella degli inquisitori che interrogano una nera rapita in sud America per sapere se ha giaciuto col Demonio, ma anche e soprattutto dove giacciono tesori perduti. Stringendo si arriva alla Trieste “bene” borghese e pulita, che divideva cene a base di prelibatezze con gli ufficiali nazisti, fino a chi non capisce che il vero eroismo, in guerra, è anche quello di Otto Schimek che avrebbe gradito di non prendervi parte. Il libro, che non è di facile lettura, è un concentrato di urla contro tutte le guerre e deve essere letto in modo attento per cogliere in toto le situazioni predisposte da così importante Autore. 

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bianca come il latte, rossa come il sangue

di Alessandro D'Avenia

Ho scoperto Alessandro D’Avenia quando ho letto “Ciò che inferno non è” dove avevo evidenziato l'amore, dell’Autore, per la sua terra e il suo dolore per la violenza ed il degrado che ha distrutto, in alcune zone di Palermo, bellezza e cultura millenaria. Ho voluto, poi, cercare la sua prima pubblicazione e così mi sono imbattuto in ”bianca come il latte rossa come il sangue un libro che commuove e fa riflettere. Dove predomina l’Amore, quell’amore che non è soltanto qualcosa che riguarda l’età giovanile ma quell’amore che colpisce le persone di qualsiasi età capaci ancora di emozionarsi. Il libro racconta di Leo un ragazzo di sedici anni con un sogno che di nome fa Beatrice, una bella ragazza dai capelli rossi. Beatrice però è malata e questo Leo non lo sa. La loro è una storia d’amore dolce e fresca come la loro giovinezza, ma sicuramente dolorosa.  Leo quest’amore lo fa crescere riuscendo a trovare rispetto dagli adulti ed insegnerà, a tutti, tante cose riuscendo ad entrare nei cuori di chi legge questa sua toccante vicenda, molto sincera e terribilmente possibile. Anche questo libro, secondo me, è scritto bene con un linguaggio moderno e certamente non banale come ho letto in qualche recensione. A lettura ultimata ho scoperto, tramite mia figlia, che su questo libro è stato realizzato un film e che sarebbe andato in onda in televisione venerdì (04/03/16). Ho aspettato allora ad ultimare la recensione e ieri sera ho visto il film. Nella versione cinematografica il regista ha messo molto di suo stravolgendo un po’ la storia che è stata rappresentata in modo troppo giovanilista e americanizzato. Senza nulla togliere al regista e agli attori, è meglio il libro.

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Avarizia

di Emiliano Fittipaldi

Il libro è il risultato di quello che le spie del Vaticano hanno raccontato e documentato al giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi. C’è di tutto dalle ricchezze sterminate, proprietà immobiliari per quattro miliardi di euro, alle offerte per la beneficenza che non sono spese per i più poveri ma ammucchiate in conti e investimenti, o per esigenze dei monsignori di curia e giù sempre più in basso fino ai guadagni esorbitanti derivanti dai ricavi che pervengono grazie ai suoi negozi collocati dentro le sacre mura. Naturalmente il tutto è infiocchettato da decine di scandali finanziari vaticani, grazie proprio allo studio della documentazione riservatissima che gli spioni hanno consegnato all’Autore e ad un lungo lavoro d’inchiesta giornalistica. Non sto qui a enumerarvi gli sprechi e le malefatte di cardinali e addetti vari né a fidarvi l’elenco dei beni immobili delle proprietà vaticane perché tutti abbiamo letto i giornali o siamo stati informati dai media. La cosa, però, che più mi ha disgustato è stata quella di assodare che la carità dei fedeli ha gonfiato, anche se tutti noi abbiamo sempre immaginato senza averne certezza, un fondo che non compare nel bilancio della Santa Sede e che nel 2013 ha toccato i 378 milioni di euro rafforzando gli attivi esclusi dal bilancio che ammontano a 471 milioni di euro. La reale destinazione di questi fondi, come si appura dal rapporto dell’agenzia di revisione dei conti Moneyval, non sono indirizzati a opere di povertà ma a spese ordinarie e straordinarie dei dicasteri e delle istituzioni della curia romana e lo stesso discorso vale per la gestione dell’8 per mille. Ricordiamocene tutti nel momento in cui, con la dichiarazione dei redditi, ordiniamo a chi mandare questi fondi. Che cosa devo dire? Come minimo sperare che Papa Francesco spinga il Vaticano verso lidi più consoni alle sue fondamenta e ci allontani dalla Roma papalina, di antica memoria, dei Borgia. V’invito, perciò, a leggere questo libro che, fino ad ora, non ha ricevuto alcuna querela perché ciò che in esso è riportato, a quanto pare, corrisponde al vero. Buona lettura.

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La ruga del cretino

di Andrea Vitali e Massimo Picozzi

Questo libro di Andrea Vitali è un romanzo giallo ambientato a fine ‘800 sempre a Bellano, come tutti i suoi libri, ma con continue trasferte a Torino. I fatti sono inventati ma compaiono diversi personaggi storici davvero esistiti, come lo psichiatra Lombroso. C’è una particolarità, infatti, non a caso, il libro è stato scritto a quattro mani insieme a un grande nome del “crimine” quale Massimo Picozzi, famoso psichiatra e criminologo.  Al classico romanzo di Vitali, con i suoi personaggi ruspanti, ingenui, osservati con i loro pettegolezzi, intrighi e maldicenze, si aggiunge la collaborazione del Picozzi ottenendo così questo giallo intrigante pieno di umorismo. Ancora una volta, perciò, siamo a Bellano dove Birce, una ragazza nata storta, è destinata a un futuro molto incerto. Contemporaneamente a Torino un medico, il cui comportamento è molto criticato, perché sta iniziando a fare degli studi sulla psichiatria, è Cesare Lombroso. Dopo un inizio un po’ ingarbugliato si scoprirà il motivo per cui i due s’incontreranno. A Torino è stato ritrovato il cadavere di una ragazza che puzza di cloroformio e stringe tra le mani un pezzo di carta contenente dei segni che sembrano una parte di un’equazione. Poche settimane prima un pezzo di carta simile era stato ritrovato nelle mani di un’altra ragazza, anche lei uccisa con le stesse modalità e anche Cesare Lombroso, prima del ritrovamento dei cadaveri, aveva trovato nella sua buca delle lettere un altro pezzetto di questo gioco macabro senza, peraltro, dargli la giusta importanza. A Bellano, Birce ha incredibilmente trovato lavoro come cameriera nella villa di una signora forestiera, amica della reale famosa medium Eusapia Palladino. Questa donna e Cesare Lombroso ci aiuteranno a capire chi è l’assassino e perché la sventurata Birce ha un ruolo centrale in tutta questa storia. Come dicevo prima, dopo un inizio ingarbugliato con eccessivi passaggi da un luogo all’altro e i numerosi personaggi ci offrono un finale, forse un po’ scontato e non da vero thriller ma piacevole e molto ironico.

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La migliore offerta

di Giuseppe Tornatore

Giuseppe Tornatore prima di scrivere la sceneggiatura del film “La migliore offerta” ha deciso, sollecitato anche dall’Editore, di scrivere in forma di racconto la storia che subito dopo è divenuta il film omonimo.  Nel breve racconto che ne viene fuori l’Autore amalgama, in modo egregio, una storia d’amore con un’atmosfera da thriller e con una narrazione impeccabile per ritmo, equilibrio, atmosfera. La vicenda, per chi come me non ha visto il film, parla di Virgil Oldam un sessantatreenne esperto d’arte, di antiquariato e anche noto battitore d’aste. Vive solo ha la mania dei guanti, che ne ha di tutti i tipi, perché odia sentire la pelle umidiccia della gente. Considerato un uomo dal cuore arido, ha un’altra mania, nella villa, dove abita, ha un caveau con una collezione privata di 279 quadri tutti ritratti di donne di valore inestimabile. Un giorno è contattato dalla ventottenne Claire Ibbetson sofferente di agorafobia per fare una stima e un catalogo per la vendita della villa dove abita. Il rapporto fra il sessantenne scapolo e solitario Virgil e l’inquietante Claire è al centro della storia che diventa intrigante e misteriosa fino ad un finale imprevedibile e drammatico. Il risultato è un racconto breve e inconsueto ma di grande effetto narrativo ed emozionale. Vale la pena dedicarle un paio d’ore di piacevole lettura.

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Kaputt Mundi

di Ben Pastor

In questo libro l’Autrice, mescolando personaggi immaginari con altri storicamente reali, narra alcune inchieste per omicidio sullo sfondo degli ultimi cinque mesi di occupazione tedesca di Roma. Ho scoperto, dato che non conoscevo altri libri di Ben Pastor, un nuovo protagonista: l’ufficiale dell’esercito tedesco Martin Bora, anti nazista, cattolico osservante, uomo inquieto e tormentato. Siamo a Roma mentre le truppe alleate stanno risalendo la penisola e la capitale soggetta a coprifuoco, fame, retate e Fosse Ardeatine, vive i giorni più drammatici dell’occupazione nazi-fascista. Martin Bora sta vivendo un momento molto particolare della sua vita, l’addio inatteso della moglie Dikta, mentre Roma in quei giorni sanguinosi e confusi è teatro di vendette e cospirazioni con gli alleati che si fanno strada nel percorso di liberazione. Si prospetta la fine non solo dell’occupazione ma anche del Reich e nonostante ciò Bora s’impegna ad indagare sulla morte di una ragazza tedesca, Magda Reiner, impiegata all'ambasciata, trovata morta dopo un volo dalla finestra del suo appartamento a fine dicembre. La polizia italiana, ufficialmente titolare delle indagini, ha individuato come colpevole ras Merlo, un alto gerarca del partito amante della vittima, che in realtà coltivava anche altre amicizie tra tedeschi. La soluzione, sebbene piaccia molto al questore, non convince né Bora né Sandro Guidi, l’ispettore della polizia italiana incaricato a risolvere il caso. Nella vicenda s’inseriranno altri accidenti come la morte di una nobildonna e di un cardinale della Santa Sede e una serie di oscuri attentati che sembrano indirizzare verso una spia italiana in grado di vendere al nemico i cittadini ebrei di Roma. Nel romanzo la Storia reale s’intreccia con spontaneità con le storie private, come quella struggente e imprevedibile tra Guidi e la commessa Francesca, figura d’importanza assoluta nella situazione evidenziata. Insomma, l'indagine su una morte sospetta è solo un pretesto per parlare degli uomini e delle donne in quel contesto storico di rilevanza mondiale in cui, Ben Pastor, sa collocare con meticolosità anche le figure minori riprodotte, come dicevo all’inizio, su personaggi realmente esistiti. Ve lo consiglio.

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Il bambino nel paese del sole

di Eric Lamet

Ho scoperto questo libro quando l’Istituto Euroarabo di Mazara ha pubblicato la locandina con cui comunicava la presentazione, al Teatro Garibaldi, del libro di Eric Lamet "Il bambino nell'isola del sole" subito ho cercato il libro in biblioteca. Nel giro di una settimana ho potuto leggere questo bel racconto autobiografico che narra la storia vera di un ragazzino ebreo in fuga, nel marzo del 1939, quando i nazisti invadono l’Austria e lui con la sua famiglia lascia Vienna per l’Italia. Scelta sarà errata perché la promulgazione delle leggi razziali, anche in Italia, e lo scoppio della guerra costringono la famiglia a separarsi. Eric e la mamma sono inviati al confino a Ospedaletto d’Alpinolo (Avellino), un paese in cui la vita sembra essersi fermata al secolo precedente. Il luogo affascina il ragazzino e la mamma, Lotte, cerca di far vivere al figlio la difficile esistenza di odio e privazioni, nel migliore dei modi. A Ospedaletto sono esiliati anche alcuni antifascisti e arriverà anche la violenza della guerra. Eric, oltre all’odio e alle privazioni, scoprirà l’umanità di un popolo e di un Paese di cui s’innamorerà per sempre. Mi ha molto entusiasmato l’amore sia di Lotte sia di Eric verso Pietro Russo il mazarese antifascista conosciuto durante il confino. Quel Pietro che diventerà, nel 1951, marito di Lotte e patrigno di Eric e con cui scelsero la loro avventura Americana e dove ancora oggi risiede, in Florida, l’ottantaseienne Eric. Un libro avvincente che mi ha molto commosso per la sua straordinaria storia umana. Da leggere.

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Dimmi che credi al destino

di Luca Bianchini

Ho preso questo libro perché ho identificato l’Autore, Luca Bianchini, che con il precedente libro aveva ottenuto un successone coronato anche da un film con la regia di Marco Ponti. Non conosco Bianchini e questo è il primo libro che leggo e devo subito ammettere che non mi è dispiaciuto ma neanche entusiasmato. La storia pone al centro Ornella, un’italiana oramai da anni trasferitasi a Londra, che cerca in tutti i modi di salvare dalla chiusura la libreria nella quale lavora. Per farlo chiede aiuto all’amica di sempre, Patti, che le suggerisce di assumere Diego, un napoletano giunto nella capitale britannica in seguito ad una burrascosa relazione con Carmine. Non è solo Diego però che è lì per dimenticare un brutto momento ma anche tutti gli altri protagonisti, infatti, Ornella deve vedersela con un passato burrascoso di ex tossicodipendente, Clara che da quando vive a Londra detesta tutto ciò che è italiano, Bernard deve dimenticare un matrimonio fallito, MrGeorge la moglie defunta, Patti ha molti fantasmi sia nel passato sia nel presente e via via di seguito anche per gli altri personaggi che s’incontrano proseguendo nella lettura. Le problematiche personali di tutti questi personaggi s'intersecano alla perfezione e "Il cielo di Londra sembra fatto per raccontare l'amore. Cambia continuamente, anche quando ti illude con una giornata piena di azzurro, ecco che qualche nuvola compare all'orizzonte, si mette a correre veloce, e di colpo la luce è buio, e la pioggia si mischia alle tue lacrime. Poi per fortuna passa, passa tutto, ma nel momento in cui ti trovi in mezzo alla tempesta ti dimentichi com'era prima e di come sarà". Non è forse una storia sensazionale ma la sua lettura offre vari punti di riflessione o messaggi e per chi volesse, trascorrere qualche ora leggendo, piacevolmente, un libro lo consiglio, proprio perché la leggerezza della storia fa risultare, la lettura, molto scorrevole.

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L'amante giapponese

di Isabel Allende

In questo bel libro di Isabel Allende c’è una storia d’amore ricca di particolari e di personaggi. Una su tutti Alma Belasco che s’innamora perdutamente del giardiniere giapponese Ichimei. La loro storia attraversa i secoli e le guerre e continua nel tempo e nello spazio. Dalla Polonia della Seconda guerra mondiale sino alla San Francisco dei nostri giorni Alma e Ichimei lotteranno contro le convenzioni sociali, contro un conflitto che li vuole nemici, sino ad arrendersi alla separazione. Nulla, però, può soffocare una vera passione. Raggiunta la soglia degli ottant’anni e mentre è ospite a Lark House, una residenza per la terza età un po’ atipica, Alma, ripercorre la sua vita con un viaggio a ritroso nel tempo, attraverso lettere, ricordi e amici. Destinatari dei suoi racconti sono Irina, una giovane infermiera moldava, e suo nipote Seth Belasco che presto s’innamorerà della giovane infermiera della nonna. Alma racconta, ai due, la sua vita costellata dalla sua grande storia d'amore clandestina, quella con il giapponese Ichimei, figlio del giardiniere dell'aristocratica dimora in cui ha vissuto, e compagno di giochi sin dalla più tenera infanzia. Sullo sfondo, troviamo un paese attraversato dalla seconda guerra mondiale e l’internamento negli Stati uniti, in campi di concentramento, dei giapponesi lì emigrati. L’amore tra Alma e Ichimei supera ogni difficoltà e vive in eterno nel cuore e nei ricordi degli amanti. L’Autrice, nel percorso dell’intera vita di Alma, è riuscita, inoltre, a inserire nel contesto argomentazioni sempre attuali come lo sfruttamento sessuale minorile, l’eutanasia, l’ostentazione della ricchezza in barba a chi non ha niente, l’amore e la sessualità in età senile, la droga, i gay e il periodo del disinteresse dell’AIDS, considerata la malattia di chi si era macchiato di peccati moralmente illeciti. D’altronde ha ripercorso ottant’anni di storia in un periodo di forti cambiamenti sociali che hanno segnato per sempre l’intera umanità. A me è piaciuto.

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Le vichinghe volanti e altre storie d'amore a Vigàta

di Andrea Camilleri

In questo libro ci troviamo davanti a una raccolta di novelle, ambientate a Vigàta negli anni tra il primo novecento e il primo dopoguerra, dove si parla d'amore. Camilleri si conferma grande cantastorie, poiché nessuno forse solo Ciccio Busacca è stato al suo livello, e riesce ad ammaliare i lettori con i suoi racconti. In esso troviamo l'amore in tutte le sue sfumature e Vigàta sembra essere diventata un casino incomparabile. Infatti, in questi otto racconti che parlano d’intrighi, passioni, dolori, tradimenti, segreti, tutti svolti sullo sfondo di vicende ironiche che non possono non far sorridere. I personaggi, in particolare le donne, sembrano diventate tutte splendide, calde, passionali e amanti della bella vita. Gli uomini, più prevedibili, sono rappresentanti senza scrupoli ma avidi che pensano di trarre profitto da qualsiasi cosa con federali in camicia nera, cacciatori sfortunati e sacerdoti sconvolti dalle loro tentazioni. Insomma c’è di tutto si ride e si piange, lo scherzo è spesso dietro il sipario, così come il dolore del tradimento, le dubbie paternità, le vendette e le beffe e non potevano mancare le bellezze «nordiche» quattro svedesi che si esibiscono in un numero acrobatico e la meglio borghesia, i più “lupi”, che non vuole perdere l’occasione di conquistarle e Camilleri “si sciala” sguazzandoci dentro. In ogni racconto penetra con la sua fantasia appassionata e vivacissima comprendente mariti cornuti, mogli gelosissime, masculi e fimmini giovanissimi e di rara bellezza, sempre pronti ad occupare letti e giacigli altrui in una gazzarra divertente di passioni e sconvolgimenti.  La lettura è piacevole e regala momenti di spensierato rilassamento costantemente con il sorriso sulle labbra.

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Io, Partenope

di Sebastiano Vassalli

L’ultimo romanzo di Sebastiano Vassalli, termina così “Ho raccontato l’Italia” e con questa breve frase si è congedato salutando i suoi lettori.  Io, Partenope, chiude degnamente un ciclo indirizzato agli italiani per chiarire chi siamo e da dove veniamo. Questo romanzo è uno scorcio sull’oscurantismo, della Chiesa cattolica, che con il comportamento dell’Inquisizione e attraverso il Santo Uffizio evidenzia le menzogne che l’hanno fatta esistere e che, fortunatamente, abbiamo perso. La storia, che ha voluto narrarci Vassalli, ricostruisce la vicenda umana di Giulia Di Marco, etichettata come eretica dai testi redatti dall'Inquisizione, e lo fa fondendo la sua voce con quella della protagonista che, comunicando in prima persona, espone la verità sulla propria vita, una religiosa che ha dedicato la vita ad aiutare gli altri e nota a tutti col nome di suor Partenope. Suor Giulia, terziaria dell’Ordine delle Francescane di strada, emerge con la sua nuova spiritualità dall’immoralità in cui affonda la Chiesa in quegli anni, siamo a Napoli nel famoso seicento, e si fa portavoce con il suo esempio di un nuovo modo di pregare, di entrare in comunione con Dio con tutta se stessa, anima e corpo, fino a giungere all’estasi. In modo rapido conquista molti proseliti e apre prima una e poi una seconda Casa di Preghiera, dove accorre gente del popolo ma anche della nobiltà. Suor Partenope è ricevuta nelle case dei potenti del Regno di Napoli, parla con loro alla pari, insegna a pregare. Questo modo originale di interpretare la religione, però, confligge con il potere maschilista del Papato così è deportata a Roma e incarcerata. Condannata, le sarà estorta con la tortura una pubblica abiura, poi per interesse dell'arcivescovo di Napoli Carafa, sarà accolta nella sua casa romana dove incontrerà Gian Lorenzo Bernini, cui la legherà una profonda amicizia e che la renderà immortale effigiandola nel celebre gruppo scultoreo dell’Estasi di Santa Teresa , nella cappella Carraro in Santa Maria della Vittoria a Roma, un’opera meravigliosa ma a quei tempi giudicata peccaminosa.  Bello! Si commette un crimine a non leggerlo.

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Favola in bianco e nero

di Mauro Corona

Due anni fa Mauro Corona con il libro “Una lacrima color turchese” aveva fatto sparire il bambino Gesù dai presepi di tutto il mondo, nel 2015 con questo libro invece ne fa apparire due uno bianco e l’altro nero. L’accadimento avviene in tutti i presepi del mondo provocando scompiglio tra le persone, nelle case, nelle chiese, nelle città e nelle nazioni intere. Tutti si danno da fare per eliminare l’intruso persino chi s’incensava come persona di visione progredita togliendo l’intruso scuro dal presepe solo che il bambinello nero appena rimosso subito dopo riappariva incredibilmente accanto al Gesù Bambino bianco tenendolo per mano. Con questa favola lo scrittore denuncia, la mentalità razzista e xenofoba nascosta dietro una falsa apertura e capacità di accoglienza, sostenendo che abbiamo dimenticato cosa voglia dire esser buoni, che non sappiamo amare e ancor meno perdonare. Senza mezzi termini o ipocrisia la favola ci rimanda prima di ogni altra cosa al fenomeno dell’immigrazione intrappolandoci alle nostre responsabilità.  Il libercolo, che si legge in un paio d’ore, offre a tutti un momento di riflessione con il quale rivedere se stessi.

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La Bibbia non parla di Dio

di Mauro Biglino

“Facciamo finta che” la Bibbia che leggiamo noi sia quella scritta in origine; “facciamo finta che” quando gli autori biblici scrivevano una cosa volessero dirci proprio quella; “facciamo finta che” gli autori antichi appartenenti alle varie culture abbiano lasciato nei loro scritti la memoria di fatti realmente avvenuti. Sul “facciamo finta che” si basa la ricerca di Mauro Biglino in questo libro in cui afferma che la Bibbia (l’Antico Testamento) deve essere considerato come un libro di storia, contenente in parte invenzioni e fantasie rielaborate dall’uomo, in parte verità storica. Non ho avuto la fortuna di leggere, in precedenza, né saggi né libri dell’Autore così come non ho mai letto, integralmente, la bibbia, posso, però, affermare che quanto esposto in questo libro è ben presentato e si capisce bene quanto egli voglia sostenere, anche se la lettura ha richiesto molta concentrazione. Attraverso una disamina dettagliata delle scritture ebraiche e i testi omerici, Biglino, raccogliendo gli elementi salienti del lavoro precedente, ha voluto evidenziare le analogie che si possono riscontrare tra (gli) Elohìm della cultura ebraica e i theoi della cultura greca, prendendo spunto dai testi omerici: Iliade e Odissea. Il titolo è sicuramente irritante, Biglino riporta in modo particolareggiato la sua tesi su religione, evoluzione, testi sacri e non solo come gli ultimi capitoli, per esempio, che ho trovato veramente interessanti.  Onestamente penso che l’Autore non voglia convincere nessuno di nulla, ma solo dare un’interpretazione letterale della Bibbia, manipolata sicuramente da diversi gruppi religiosi e in ogni epoca, poi ognuno rimanga pure nella propria posizione “facendo finta che Biglino si è tanto impegnato nel tentare di dimostrare che la Bibbia non parla di Dio e noi abbiamo letto un bel libro di un libero pensatore che sta suscitando polemiche scuotendo tante coscienze. Lo consiglio a tutti.

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La verità della suora storta

di Andrea Vitali

Eccoci qua a Bellano d’altronde è un libro di Andrea Vitali che con il solito garbo descrive situazioni e all'ultima pagina con una storia che appare semplice, come sempre, ma altrettanto ricca di colpi di scena. Questa storia ha inizio con un breve viaggio in taxi di una donna sconosciuta che, giunta in paese in treno, si fa trasportare al cimitero locale, dove arriva morta stecchita. Partono da qui affannose ricerche che movimentano la solita quotidianità, scomodando carabinieri, parroco, frequentatori del bar e l’unico tassista del posto, personaggio di spicco di tutta la vicenda, che coinvolgerà anche il locale ospedale dove una suora “storta” costituirà il bandolo dell’intricato caso. Anche questa volta, l’Autore, si diverte a far viaggiare avanti e indietro nel tempo, i suoi abituali lettori percorrendo la storia recente del suo Paese che vivono ogni volta una forma di dissociazione dalla realtà. La vicenda, come il solito, è piacevole e divertente e, per chi lo ama, non può essere una delusione ma lo scorrere di qualche ora in modo leggero ma certamente non banale.

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Ciò che inferno non è

di Alessandro D'Avenia

Non ho avuto l’onore di conoscere Don Pino Puglisi ma questo romanzo, che non sarà un capolavoro o non sarà perfetto, costruisce la figura di Don Pino alla perfezione ed entra nel cuore così come la mentalità mafiosa e i dialoghi tra mafiosi diventano comprensibili a chi non vive a Palermo. La vicenda è ambientata a Palermo nel quartiere Brancaccio, dove la legge è dettata da Cosa Nostra ed è proprio in questo territorio che Don Pino, con tutte le sue forze, vuole cambiare la vita della gente che vi abita. A raccontarne l’ultima estate è un adolescente, Federico, un alunno di Don Pino al liceo classico, che prima di accettare l’invito del professore non aveva mai messo piede a Brancaccio. Federico, dopo la prima volta anche se gli era costata un pugno e la perdita della bici, ha capito che doveva restare per aiutare Don Pino perché capisce che in quel luogo non c’è solo cattiveria e acchiappa subito spesso ciò che sembra cattivo non rispecchia la realtà In quel luogo, inoltre, conoscerà Lucia una ragazza piena di sogni che gli farà scoprire a Federico un mondo diverso diviso, dal resto della città, solamente da un passaggio a livello. L’estate vissuta al Brancaccio dove i ragazzini sono costretti a vivere in strada mentre le madri sono impiegate a prostituirsi per dargli da mangiare, dove si paga il pizzo per continuare a vivere e dove i sogni fanno fatica a diventare realtà, offre a Federico il ritratto dell’adolescenza difficile, della maturazione su una linea di confine, tra educazione all'omertà e alle piccole violenze. Federico si butta animo e corpo ad aiutare Don Pino nel suo impegno per sottrarre quei miseri ragazzini dimenticati all’inferno dell’abuso e della violenza del passato e del presente affinché possano essere spostati verso un futuro di dignità e di rispetto “che inferno non è”. Alessandro D’Avenia è bravo a trasmettere, al lettore, l'amore per la sua terra e il suo dolore per la violenza ed il degrado che ha distrutto, in alcune zone di Palermo, bellezza e cultura millenaria. Un libro che merita veramente di essere letto.

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ANNA

di Niccolò Ammaniti

Questo libro si apre in una Sicilia tragica, devastata da un’epidemia, ormai spenta, vuota, silenziosa e pericolosa coperta di cenere senza cibo né acqua. I protagonisti sono due bambini, Anna e Astor, concentrati nella lotta per la sopravvivenza. Mentre Astor, essendo molto piccolo, è ancora inconsapevole e trova la realtà allegra e divertente. Anna, aiutata dalla guida delle Cose Importanti che la loro mamma le ha lasciato, è tutta dedita a proteggere il fratellino dimostrando una forza ed un carattere sorprendente. Siamo nell’anno 2020, il mondo è stato raso al suolo dalla “rossa”, un virus letale cui solo i bambini sono immuni mentre gli adulti che ne sono colpiti non hanno possibilità di salvezza, il loro destino di morte è inequivocabile. Quando anche i genitori dei due ragazzi muoiono, Anna ha nove anni e Astor il piccolo soltanto quattro. Le sorti dei protagonisti sono imposte dalla pandemia, infatti, anche loro, allo sviluppo fisico e alla conseguente maturazione, inevitabilmente sono destinati al decesso. Così dischiudendosi un barlume di speranza, che invita ad abbandonare l’isola, Anna decidere di intraprendere un viaggio verso la Calabria tra cadaveri in putrefazione, mucchi d’immondizie, negozi saccheggiati e automobili abbandonate.  Anna, consapevole che la sua vita terminerà nel momento in cui diventerà donna, di fronte a tutti gli ostacoli che incontra reagisce con forza e coraggio. La storia è interessante ed il libro si legge tutto in un fiato ma anche questa volta, pur riconoscendo la genialità dell’Autore, non sono rimasto particolarmente entusiasta.

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Io non sto a guardare

di Velia Sacchi

In questo libro recuperiamo le memorie di una partigiana femminista Velia Sacchi una giovane, aveva appena 22 anni, bergamasca entrata nella resistenza nel 1943 impegnata nella propaganda antifascista e nel trasferimento dei perseguitati in Svizzera.  Il racconto è un’autobiografia e si compie in prima persona perché la curatrice, Rosangela Pesenti, ha badato a riordinare gli scritti della protagonista dopo la sua morte, avvenuta a Roma il 20 febbraio 2015, recuperando i diari personali, documenti e foto, con cura e precisone, scrivendo anche un’ampia introduzione. Così, il lettore, afferra gli atteggiamenti, le emozioni, i sentimenti, le emarginazioni, le amarezze e le delusioni direttamente dalla protagonista che parla di una “Resistenza taciuta” e del ruolo trascurato e rimosso delle donne nella società italiana, dalla lotta di Liberazione e fino ai nostri giorni.  Un bel libro scritto con semplicità che ho letto tutto di un fiato e che mi ha fatto conoscere una Grande Donna. Lo suggerisco a tutti.

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Ognuno potrebbe

di Michele Serra

In questo libro Michele Serra, con il suo stile sarcastico e surreale, descrive una carrellata di personaggi, situazioni e non-luoghi dell’odierna società, in un viaggio senza partenza né arrivo. Il protagonista è Giulio Maria, un giovane trentaseienne, alle prese con un lavoro poco gratificante e la gestione di un’eredità paterna ingombrante. Infatti, il capannone ereditato che si trova a Capannonia, un posto come tanti altri nella pianura padana dove ci sono case, persone e industrie, con i monti in lontananza, è pieno di legname e, anche se di valore, è difficile da smerciare. Attorno a lui e i suoi problemi c’è la sua compagna Agnese, la madre, il collega Ricky, il bravo artigiano con un capannone contiguo a quello del padre e con la stessa problematica. Insomma è un affresco arguto, feroce e sarcastico dei nostri tempi e di un’Italia composta di gente che si è persa “a pochi chilometri da casa, lungo le strade che percorro da una vita”, proprio come accade a Giulio Maria. In verità il libro non ha una vera e propria trama, Giulio Maria che si fa mantenere dalla madre vedova e che impiega il suo tempo in un progetto inutile: lo studio delle esultanze dei calciatori. Trascorre la maggior parte del suo tempo a meditare sul modo che la gente ha di concepire il mondo in cui vive e riflettere sull’egoismo della società, sul desiderio di mettersi in mostra e sulla dipendenza patologica che le persone hanno per la tecnologia, dove spesso si rifugiano, al posto di vivere i propri rapporti in modo realistico.  Insomma Giulio Maria con il suo rimuginare sconsolato ed esilarante è un vero e proprio eroe dell’insofferenza. Un libro breve che si legge velocemente ma che tranne qualche piacevole trovata ti lascia poco.

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Tutte le tragedie

di Eschilo

Claudio e Marta il giorno del loro matrimonio non hanno pensato alle bomboniere, anche se confetti ce n’erano a iosa, hanno avuto la felice idea di regalare agli invitati un libro a scelta. Tra essi, io, ho scelto “Tutte le tragedie di Eschilo” edizione “I MiniMammut “ della Newton Compton. Nel libro ci sono tutte le tragedie pervenute di Eschilo in edizioni integrali tradotte da Enzo Mandruzzato, Leone Traverso e Manara Valgimigli. All’Autore, sono stati attribuiti  i titoli di settantatré opere ma di queste solo sette tragedie sono giunte fino a noi e cioè: I Persiani, I Sette a Tebe, Le supplici, Prometeo incatenato, Agamennone, Le Coefore, Le Eumenidi. Eschilo è il primo dei grandi tragediografi greci, vissuto tra il 525 e il 455 a.C. periodo in cui la cultura ellenica stava passando da una visione arcaica dell'universo a una concezione più razionale. L'idea di un destino dominato da forze cieche e oscure stava lasciando il posto a un'organizzazione della vita sociale secondo forme di partecipazione collettiva al potere, basata su regole imparziali e democratiche. I protagonisti delle sue tragedie, perciò, non sono più semplici mortali in balia di forze estranee, ma  sono uomini coscienti, certo sottoposti alle dure leggi della necessità, ma anche responsabili delle proprie scelte  e raffigurate da Eschilo nella loro profondità emotiva. Ho apprezzato la libertà espressiva, il riuscire a rendere concreto concetti essenziali come la vita, la morte, la giustizia, tanto da essere quasi naturali perché sembra di entrare in un altro mondo, dove i valori e le attese erano senz'altro diversi nelle forme, ma sono sempre attuali. Mi è piaciuto l’ho trovato, bello, emozionante, profondo e affascinante.

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L'Altro

di Ryszard Kapuściński

Questo saggio raccoglie il risultato di sei conferenze in cui Ryszard Kapuściński fa un’analisi storica del rapporto con l’altro e offre l’occasione per riflettere sulla diversità fra gli uomini.   Nelle sue riflessioni, infatti, Kapuściński riesce ad infilarci contenuti di natura antropologica, sociologica, politica e storica. Per l’Autore gli altri, di cui parla, sono “gli extraeuropei non bianchi”, nella consapevolezza che “noi occidentali bianchi” siamo gli altri per loro. Così fornendo il suo punto di vista sulla percezione culturale delle persone, ravvisa e denuncia che l'avvicinamento agli “altri”, dal punto di vista “occidentale”, ha avuto spesso ragioni commerciali prima che espansionistiche. Poi, facendo proprio l’insegnamento di Erodoto, secondo il quale “per capire meglio se stessi bisogna capire meglio gli altri, confrontarsi e misurarsi con essi”, Kapuscinski afferma che solo attraverso l’incontro con la diversità è possibile scoprire alcuni tratti di noi stessi che non vediamo più, perché diamo per scontati. La visione che, nel corso dei secoli, gli europei hanno avuto degli altri si è trasformata costantemente. All'ultimo stadio di questo processo di conoscenza c'è la fase illuministica che ha portato alla nascita dell'antropologia, agli studi rivoluzionari di Emmanuel Lévinas che elogia la superiorità dell’altro e il nostro dovere di assumercene la responsabilità, per cui la relazione con l’altro diventa un movimento in direzione del bene. Insomma, dalle pagine di questo libro, la lezione arriva, ai giorni nostri, ancora più forte e convinta, e ci spinge a combattere contro la tendenza naturale di ogni civiltà verso il narcisismo e il dominio, per affrontare quella che è la nuova sfida del XXI secolo: l’incontro e la convivenza con l’altro. Da leggere.

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COLLUSI

di Nino Di Matteo con Salvo Palazzolo

In questo libro, Salvo Palazzolo incontra Nino Di Matteo, uno dei magistrati di Palermo più esposti nella lotta alla mafia e da questo incontro si sviluppa una narrazione ragionata ed efficace su uno dei fenomeni criminali che sopravvive meglio al tempo e alle retate delle forze dell'ordine. C’è qui la mafia, quella che avvicina i giudici nei processi, che minaccia e che è capace di impostare utili rapporti con la politica. Nino Di Matteo, come svela questo libro, non solo è temuto dai clan, ma anche da importanti apparati dello Stato e da parecchi suoi stessi collaboratori. Dalle registrazioni ambientali messe in atto dalla DIA, nell’atrio del carcere di Opera, si possono ascoltare le conversazioni di Riina con il compagno dell’ora d’aria, che lo vuole morto. E non è solo Riina, il capo dei capi, che è contro il magistrato ma anche una grossa parte delle istituzioni. Infatti, verso le inchieste messe in atto dal Tribunale di Palermo si registra “una sorta di stanchezza e di fastidio nei confronti di quelle indagini che miravano a scoprire in che modo la mafia sia ancora ben presente dentro le stanze del potere”. Come dice Nino Di Matteo le indagini di mafia vanno bene solo quando contrastano i pesci piccoli delle organizzazioni, l'ala militare. I problemi, invece, spuntano quando si cerca di alzare il livello dell'azione penale nei confronti delle stanze del potere, dentro la finanza, dentro la politica, dentro l'imprenditoria e dimostra che ci sono voluti anni, inchieste, cadaveri eccellenti per imbastire il maxi processo, e rivelare oltre all'unicità della mafia e delle sue decisioni, anche i rapporti con la politica, con la finanza, con l'imprenditoria. Un giorno il pentito Cancemi ebbe a dirgli: “Dottore, lo sa cosa mi ripeteva Riina?” “Senza i rapporti con il potere, Cosa nostra sarebbe solo una banda di sciacalli”. Se non lo capite, non potrete mai contrastarla”. Di Matteo parla di tutto, della connivenza tra chiesa e mafia, dei rapporti tra mafia e magistratura, mafia e forze dell'ordine. Rende evidente l’assenza di una legge adeguata e l’incapacità di mettere assieme tutti gli episodi per inquadrarli in un unico contesto. In ogni caso “Non può essere solo la magistratura a cercare di sollevare definitivamente i veli che sono stati scesi con sapienza a copertura di alcune delicate verità. L'azione deve essere molto più ampia. Tutti i cittadini devono continuare a pretendere giustizia, a controllare che magistrati e forze dell'ordine facciano di tutto per accertare la verità, qualunque essa sia”. Parole importanti che richiedono essere impiantate alla base della scuola dell’obbligo. Da leggere.

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Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto

di Francesco Guccini

Francesco Guccini? Preso al volo! Cos’è? Niente di particolare è Guccini che racconta, come le sue canzoni, storie di personaggi strani, eventi e rituali tipici che hanno segnato la sua infanzia nello scenario dell’appenino tosco-emiliano. Una galleria di ritratti, di personaggi e di aneddoti curiosi sulla provincia emiliana degli anni quaranta che svelano, tra ironia e nostalgia, un pezzo della sua vita riuscendo, ancora una volta, a celebrare la nostra provincia e le sue gesta perdute, con la sapienza e l'infinita pazienza di chi sa esercitare ogni giorno e analizzare la propria memoria facendo riemergere dettagli, immagini ed emozioni. Infatti, questi momenti sono narrati in tutta la loro bellezza, in quella loro particolarità che li rende così lontani dalla realtà moderna e nella consapevolezza che appartengano ormai ad un tempo che non esiste più e che diventa quasi fantastico o irreale. Un libro, che ho letto tutto di un fiato, e anche se non sono emiliano mi ha messo in scena i ricordi del mio tempo passato, nei luoghi della mia fanciullezza, e rivivere momenti importanti della mia vita. Si legge piacevolmente in un’oretta.

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Stasera Anna dorme presto

di Simona Lo Iacono

In questo romanzo i protagonisti sono quattro personaggi e ognuno di loro, parlando di sé, comunica alcune cose degli altri trasmettendo nuovi punti di vista per la costruzione di un puzzle senza fine. Una è Anna che abbandona la Sicilia per sposare Carlo, il secondo protagonista, giovane e brillante avvocato in carriera di stanza a Roma. Gli altri due sono Elisa, collega di Carlo, con cui lui intrattiene una relazione e Giovanni il cugino che Anna ha amato nell’adolescenza ma che abbandona proprio per sposare Carlo. Infatti, proprio la comparsa di Carlo ha provocato oltre al rifiuto dei sentimenti che la legano al cugino anche uno strappo con i suoi genitori, soprattutto da quel padre che non ammette che la figlia frequenti l’università cercando per lei un buon matrimonio. E mentre Carlo l’ha scelta in moglie attratto dalla sua bellezza e dal suo fascino Anna, con lui, gusta il piacere della libertà accingendosi a vivere la sua esistenza con slancio e passione. Pertanto scopriamo, in questo incastro, quattro agende di storie d’amore consumate, quattro voci disperate d’intrighi e passioni che si rincorrono per raccontare scampoli di quella verità cui tutti aspirano. Ognuno con la sua verità cui, il severo tribunale dell’Autrice, che nella vita esercita la professione di magistrato, nel suo romanzo non dispensa condanne e assoluzioni riconoscendo ad ognuno di loro la propria dignità. Una vicenda raccontata con naturalezza e profondità e con una cadenza ritmica che lascia, il lettore senza fiato.

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Praga magica

di Angelo Maria Ripellino

Non è libro di facile lettura questo saggio che Ripellino pubblicò nel 1973 e che subito fu considerato un capolavoro. L’ho letto ad assaggi, non proprio come ha fatto l’Autore che ha impiegato sei anni per finirlo, ma con calma ho voluto cogliere la sua passione e la sua grande conoscenza per la storia e la letteratura praghese e per quella città piena di fascino, Praga. Ripellino, ci conduce per mano nell'età di Rodolfo II, con gli alchimisti truffaldini, il quartiere ebraico, il Golem, le strambe taverne con le strampalate figure di beoni e spacconi che le frequentarono, ci spiega l'indole funeraria e maligna di certe fabbriche e strade, ci narra di Hagek e di Kafka, maestri di cerimonia dell'intero libro, di Holan, di Meyrink, dei dadaisti boemi, degli infernali pagliacci della pittura di Tichy, insomma tutto ciò che esprime a meraviglia il carattere di Praga. Sì perché il viaggio nella storia di Praga e dei suoi figli più illustri che troviamo in questo libro parte dai fasti della Praga Rodolfina, capitale dell’Impero Asburgico, procede nel suo lento e continuo declino causato dalla sconfitta boema nella battaglia della Montagna Bianca per giungere fino al modellarsi periferia dell’Impero Sovietico. Un viaggio magico nella Città che ha assistito al calvario boemo prima calpestato dalla Controriforma e poi da Hitler, Stalin e dei suoi successori. Sono pagine piene della storia di una delle più belle città europee che inizialmente, forse anche a causa del linguaggio barocco ed erudito scelto dall’Autore, ti fa pensare a qualcosa di noioso ma che una volta entrati in questa città unica, ricca di mistero e suggestioni t’invoglia e ti affascina e non vuoi più uscirne perché Ripellino, con la sua la prosa, riesce a far percepire al lettore una musicalità unica e irripetibile. E' sicuramente un libro adatto a persone colte e che amano una scrittura elegante.

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La ragazza del treno

di Paula Hawkins

In questo libro Paula Hawkins, l’Autrice, ritma la trama del romanzo con lo sferragliare dei treni così come lo stesso rumore che ha accompagnato il battage di questo thriller a tre voci. La vicenda, infatti, racconta le vite di Rachel, Megan e Anna, tre giovani donne legate da un uomo e da un filo conduttore, che si sbroglia progressivamente nel corso del racconto alternato da loro stesse e che mostra lati oscuri e colpi di scena inaspettati. Sono tre donne apparentemente molte diverse l’una dall’altra, con tre vite agli antipodi costrette per forza di cose a incontrarsi e a scoprire di essere, in realtà, speculari. Rachel è una donna debole, fragile, vinta dalla vita che si rifugia nell’alcol e nella fantasia offertagli dai viaggi quotidiani in treno. Anche se il suo atteggiamento sorprende, quando tutto precipita, manifestandosi risoluta nel difendere la sua posizione non certo molto solida, una figura di cristallo capace d’imprimere un segno indelebile ai fini narrativi. Megan è la donna perfetta, l’esemplare di amore autentico che sorprenderà, il lettore, con continue sorprese, anche se ha modo di conoscerla solo attraverso il filtro del vetro del finestrino e attraverso i salti temporali nel passato. Anna è un personaggio che, almeno in un primo momento, non suscita le simpatie nel lettore. Altezzosa, furbetta e mamma a tempo pieno, sembra voler ostentare a tutti i costi, una perfezione, che purtroppo, non riuscirà mai a conquistare, poiché anche lei è assai fragile. Un passo dopo l’altro, le loro storie appariranno sempre più simili, intrise come sono di paure e fragilità, di perdite e di desideri. Il senso di colpa, del loro vissuto, le rende alla fine tutte vittime di un unico carnefice e della menzogna, ultimo appiglio in una realtà che sembra sgretolarsi e che le conduce a pochi passi dalla morte. Molto lento in partenza, alla fine è stato abbastanza piacevole ma non un capolavoro.

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Il Grande Mare

di David Abulafia

A differenza di Pedrag Matvejevic, che ci ha spiegato la storia della parola "Mediterraneo", e di Fernand Braudel che costruisce un ritratto della civiltà mediterranea dalle origini al Novecento, David Abulafia, in questo libro, ci offre la storia del Mediterraneo con i suoi profili geografici, le vicende dei popoli stanziali e le storie nazionali. Lo fa presentandoci tutti quei viaggiatori che, per scelta o per necessità, hanno percorso in lungo e il largo, le sue acque ripercorrendo la storia del Mediterraneo per un tempo amplissimo che va da 22mila anni a.C. fino ad oggi.  Infatti, nel libro troviamo la storia globale del Mediterraneo che Abulafia, utilizzando numerose fonti, scritte e cartografiche, ma anche, archeologiche ripercorre mostrando una grande conoscenza degli studi che si sono occupati di tutti i periodi, dalle origini epiche delle civiltà sino all’ultimo Mediterraneo, quello delle grandi migrazioni dal sud del mondo verso l’Occidente. Vi sono raccontate tutte le storie dei Popoli del mare, degli eroi omerici, con le imprese dei Romani e Cartaginesi, dei Catalani, Veneziani e Turchi. Interessante è il racconto delle vicende che riguardano il Grande Mare nei secoli centrali del Medioevo, un periodo nel quale dimostra una profonda conoscenza e dimestichezza. Così come avvincente è l’analisi delle tecnologie delle costruzioni navali e i sistemi di stoccaggio a bordo attraverso la scomposizione dei relitti. Piacevole, per me, le informazioni sul periodo più splendido di Mazara con il famoso mercato per lo smercio del lino egiziano e l’importanza in cui era pervenuta la città tra il IX e il XII secolo. La storia del mediterraneo è una storia che unisce il Nord Africa all’Europa, soprattutto delle terre che lo circondano, ma soprattutto dei viaggiatori che hanno percorso in lungo e in largo le sue acque, creando una storia umana rilevante, quanto gli avvenimenti della sua civiltà e dei suoi spazi geografici. Infatti, secondo l’Autore, i popoli che non si chiusero in se stessi e seppero utilizzare i loro viaggi per elaborare una propria arte e cultura, furono capaci di andare alla ricerca del nuovo prima che tanti altri. Sposando l'idea che ciò che ha unito i popoli, da Nord a Sud da Ponente a Levante, il Mediterraneo siano stati "i mercanti", che ignorando le divisioni etniche, politiche e religiose dei popoli che si sono avvicendati lungo le sue coste, ha normalizzato la trasformazione consentendo l’attuale evoluzione di tutto l’occidente. In conclusione Abulafia, ribaltando il punto di vista di Fernand Braudel secondo cui l’elemento fondamentale dell’identità mediterranea è costituito dal carattere fisico e dall’ambiente, sostiene invece, che il comun denominatore è disegnato dall’incontro delle diversità, sia dal punto di vista degli scambi commerciali, sia da quello religioso. Non si può non leggerlo.

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Il Mediterraneo

di Fernand Braudel

Se Pedrag Matvejevic, nel libro precedente, ci ha spiegato la storia della parola "Mediterraneo", in questo libro Fernand Braudel costruisce un ritratto della civiltà mediterranea dalle origini al Novecento. L’Autore affronta insieme con esperti di altre discipline come, Filippo Coarelli, Maurice Aymard, Roger Arnandez, Jean Gaudemet Piergiorgio Solinas e Georges Duby, la storia e i confini del Mediterraneo. Infatti, ognuno di loro, con propri saggi porge un contributo per costruire un’ampia panoramica che, non avendo mai l’ambizione di essere esaustiva, pone in luce quelli che sono stati i punti focali che hanno portato il Mediterraneo, e i paesi che vi si affacciano, a diventare culla della civiltà occidentale. Il percorso comprende, un’area molto vasta che ha influenzato i vari paesi e civiltà per numerosi secoli. Braudel è arrivato a comprendere anche luoghi esterni al Mediterraneo, che però ne hanno subita l’influenza, descrivendo in maniera eccelsa l’antichissimo crocevia culturale che il Mediterraneo rappresenta ancora oggi dove le numerose culture che si sono sviluppate, incontrate e mischiate hanno contribuito al suo arricchimento e all’internazionalizzazione. Si viaggia, insomma dall’una all’altra sponda dei continenti bagnati dal grande mare ripercorrendo la storia delle popolazioni mediterranee, le grandi migrazioni, gli spazi e altri interessanti aspetti. E’ una corsa nel tempo trascinante, che restituisce al lettore quella storia che ha dentro di sé ma che spesso qualcuno vuole dimenticare. Alcuni capitoli lasciano il lettore incantato di fronte alla magnifica descrizione del divenire storico, dall’alba delle civiltà fino ai giorni nostri. Sarò di parte ma i capitoli incentrati su Roma e Venezia, due tra le più importanti città storiche sviluppatesi sulle sponde del Mediterraneo, sono quelli che risaltano maggiormente per esattezza ed efficacia narrativa mentre qualche saggio non è allo stesso livello.  Comunque è un bel libro e leggerlo, senz’altro, aiuta ad essere più consapevoli delle nostre origini e a portare rispetto per le altre culture che non sono per niente morte.

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Breviario Mediterraneo

di Predag Matvejevic

In questo libro che Pedrag Matvejevic, l’Autore, ha chiamato breviario c’è la storia della parola "Mediterraneo" e degli infiniti significati che essa include e come ci anticipa Claudio Magris nella prefazione “Leggendo questo breviario, si ha talora l’impressione che a parlare sia uno di quegli uomini ricordati nel libro stesso, vissuti davanti al mare, guardando i fari e contemplando dizionari nautici.” Ho accolto, con piacere, il suggerimento di un amico per la lettura di questo e altri due libri sull’argomento “Mediterraneo” e istintivamente ho iniziato con “Breviario Mediterraneo” e devo subito dire che Matvejevic con la sua profonda ed erudita cultura, le sue curiosità sociali oltre che letterarie, ci racconta una storia dove tutti possiamo riconoscerci. Intanto non è un romanzo, come erroneamente cita la copertina, non è un saggio e neanche un’autobiografia. Piuttosto io la spiegherei come una raccolta di appunti e narrazioni del mare e delle sue storie, dei suoi porti con le rotte delle sue navi e del suo linguaggio. Infatti, l’Autore, con perspicacia e persistenza compone e unisce persone, luoghi e usanze tutto lo scibile della cultura mediterranea utilizzando, come filo conduttore e collante, se stesso. Insomma costruisce un diario di bordo che guida il lettore verso mille piccole scoperte: lo stile dei porti e delle capitanerie, l'addolcirsi dell'architettura sul profilo della costa, le tracce permanenti della civiltà araba ed ebraica, i destini e le storie nascosti nei dizionari nautici e nelle lingue scomparse, i gerghi e le parlate che cambiano lentamente nel tempo e nello spazio. Lo realizza con bravura e con abilità. Bello! Da leggere.   

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Mi sa che fuori è primavera

di Concita De Gregorio

Una domenica mattina Mathias, ingegnere svizzero-tedesco ed ex marito di Irina Lucidi, rapisce le loro due gemelle Alessia e Livia e scompare; cinque giorni dopo muore suicida travolto da un treno in Puglia, e lascia all’ex moglie solo un biglietto: «Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più». E, infatti, Irina non avrà più notizie delle figliolette, nonostante le ricerche e le indagini e l'ampia attenzione dei media. In questo libro Concita De Gregorio, sollecitata da Irina, racconta la sua storia, poiché la parola scritta era l'unica terapia che questa mamma non aveva ancora provato. E’ il vero tema del libro cioè la parola “come” unica forza capace di ricostruire, rigenerare e ridare valore alle cose. La mamma Irina si scopre, con grande coraggio e lucidità ripercorre tappe, estrapola emozioni, analizza fatti, elogia, critica, riflette. Le indagini sono ad un punto morto, l’unica certezza è la morte suicida del marito, il padre che ha fatto sparire Alessia e Livia alla tenera età di sei anni, probabilmente un atto vendicativo nei confronti dell’ex moglie. Il libro, caratterizzato da una struttura molto particolare ma azzeccata, mette in scena il percorso di ricostruzione della vita di Irina. Il potere curativo della parola con alcune pensate particolari come, per esempio, gli elenchi delle cose che rendono felice Irina o come i piccoli ritratti che permettono alla protagonista di affrontare sentimenti che mai potrebbe esprimere direttamente in una lettera è indovinato. Il racconto, in questo modo, infatti, diventa il pretesto per un’occasione di accoglienza e di alleanza fra Irina e Concita. Questo libro lascia il segno, da leggere.

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L'abbazia dei cento delitti

di Marcello Simoni

Di Marcello Simoni avevo letto, e qui recensito, “L'isola dei monaci senza nome” e ne ero rimasto positivamente impressionato perciò quando sono incappato in questo libro, l’ho preso senza chiedermi se fosse una saga o meno anzi che appartenesse ad una trilogia l’ho scoperto dopo leggendo qualche recensione perciò il libro si legge abbastanza bene, anche se non si è letto il precedente. In “L’Abbazia dei cento delitti il cavaliere francese Maynard di Rocheblanche scopre, in una locanda, il cadavere del monaco Facio di Malaspina da lui ricercato da mesi e detentore del segreto del Codex Millenarius collegato alla ricerca del Lapis exilii. Per tentare di scoprirne di più e far luce sul delitto, allora, decide di guadagnarsi un posto di livello nella corte Estense e si fa arruolare come maestro d’armi di Aldobrandino, figlio del marchese Obizzo III, signore di Ferrara. Contemporaneamente è impegnato ad occuparsi del giovane pittore Gualtiero de’ Bruni che, dopo aver assistito impotente all’esecuzione dell’uomo che credeva suo padre, vorrebbe partire sulle tracce della madre rapita e della sua giovanissima protetta, Isabeau, una vivace fanciulla che l’ha seguito dalla Francia e di cui ha fatto credere che fosse sua sorella minore. L'inaspettato dilagare della peste nera sovverte i piani di tutti, in particolare quelli di Maynard, che si vede costretto ad affidare i segreti della sua indagine proprio al suo protetto Gualtiero che sarà costretto, a salvaguardare il mistero del Lapis exilii proteggendolo dalle brame di chi vuole scoprire ciò che deve rimanere nascosto. Il racconto è pieno di intrecci e personaggi che andando avanti nella lettura si perfezionano diventando più reali e ben definiti ricostruendo in modo encomiabile il mondo medievale fatto di potenti e di umili, di usi e costumi di campagna e città, di credenze religiose esasperate, di spie, delatori e peccatori. Così anche se mi sono ritrovato immerso, nella lettura di questo libro, senza aver prima letto il precedente sono riuscito a seguirne molto bene la vicenda grazie alla bravura e a tutti i ragguagli che l’Autore ha inserito nel racconto con grande maestria. La storia, poi, tiene sempre il lettore con il fiato sospeso fino all'ultima pagina perciò Ve lo consiglio.

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Il segreto degli angeli

di Camilla Läckberg

Con questo romanzo, avvincente e scorrevole, Camilla Läckberg trasportando, ancora una volta, il lettore nella sua pittoresca cittadina di Fjallbacka si conferma autrice di grande valore. I fatti narrati si svolgono nei nostri giorni, ma hanno un inizio nel passato e precisamente nella Pasqua del 1974, quando nell’isola di Valö scompare tutta la famiglia Elvander. Ritroviamo la scrittrice Erica Falk e il detective Patrick Hedstrom, già conosciuti nel libro precedente “Il guardiano del faro”, ma la vera protagonista di questa storia è Ebba, l’unica superstite. Nessuno, infatti, allora fu in grado di stabilire cosa fosse realmente accaduto e cosa ne fosse stato di quella famiglia, apparentemente normale, come tante altre. Dopo più di vent’anni Ebba, che si è sposata ed ha perso il figlioletto che la fa cadere in depressione, decide con Martin suo marito di tornare sull’isola, ristrutturare quella casa ora conosciuta come “la colonia” e farne un bed & breakfast. I due coniugi, però, entrano subito nel mirino di un misterioso assassino che prima tenta di ucciderli appiccando fuoco alla casa e poi spara contro di loro alcuni colpi di fucile. Le indagini porteranno alla luce molti misteri e segreti anche sui cinque studenti che, a suo tempo, affermarono di non sapere nulla e di essere andati a pescare quel tragico giorno di Pasqua. La Scrittrice intreccia la storia in modo magistrale, aggiungendovi particolari efficaci e stuzzicando l’attenzione del lettore. Il libro, che si divora, riesce ad incuriosire e ad accompagnare il lettore fino in fondo regalandole un finale interessante e per niente scontato. Ve lo consiglio.

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La ferocia

di Nicola Lagioia

In questo libro Nicola Lagioia ci parla di una famiglia di palazzinari baresi in cui il capostipite, venuto dal nulla, tra mazzette e raccomandazioni ha creato un impero. Il romanzo si apre con la morte di una donna che, durante la notte, si trascina per la strada provinciale. Il suo corpo nudo è sporco di sangue e un camionista, per non investirla, si trova a compiere una manovra istintiva che provoca un incidente. Dopo alcune ore la donna sarà trovata morta e sarà svelata la sua identità, si tratta di Clara, la figlia di Vittorio Salvemini capostipite di una famiglia nota nell’edilizia e negli altri ambienti per la sua smisurata influenza. Lentamente, l’Autore, ci fa entrare sempre di più nella vita della famiglia svelandoci i rapporti che intercorrono tra i suoi membri, il carattere e la determinazione di Vittorio e il suo ruolo in società. Tutto il marciume del suo mondo fatto di piccoli e grandi intrallazzatori è penetrato, però, anche all’interno delle mura domestiche. I suoi figli, infatti, o sono contrassegnati da gravi problemi relazionali con il mondo, come Michele e Clara, o indicati, come Ruggero, verso la corsa alla carriera senza allontanarsi dagli sporchi giochi del padre, e una figlia, Gioia, descritta come il classico esemplare dei figli di papà. Non è stato facile immedesimarsi con il racconto, specialmente se prima non si superano le prime cento pagine, poiché la lettura è pesante e stancante principalmente per il mosaico creato dall'autore teso più a cercare parole e idee stilistiche piuttosto che a raccontare la vicenda. Il libro in effetti, che non è di facile lettura, vuole essere un romanzo di denuncia e aspira a raccontare un mondo feroce e spietato, dove la ferocia è capace di travolgere tutto, la terra così come i rapporti tra le persone. L'Autore è bravo nel rappresentare la vicenda e il mondo che la contorna però, devo dire, che il finale lascia sul Lettore un senso d’incompletezza e insoddisfazione.

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Era di maggio

di Antonio Manzini

Questo episodio è un sequel del precedente “ Non è stagione e anche questo, come l’ultimo, finisce in modo non definitivo rimandando il lettore al libro successivo. Per carità il vicequestore Rocco Schiavone con il suo caratteraccio e i suoi comportamenti burberi, ma anche con i suoi momenti di abbandono quasi poetici è diventato, sempre di più, l'amico di chi segue le sue vicende e uno può anche perdonare, all’Autore, il rimando ad un’altra storia. In “Era di maggio” il vicequestore è dunque alle prese con due indagini parallele, infatti, dovrà scoprire chi voleva fargli la pelle e impedire alla criminalità organizzata di espandersi ad Aosta, e farà di tutto per chiudere il cerchio per sempre. Per esplorare e riprendere le fila di un’indagine che sembrava chiusa ma che presenta ancora troppe incongruenze Rocco è forzato ad introdursi nella vita del carcere di Varallo, in Piemonte, dove lo 'ndranghetista Mimmo Cuntrera era stato ammazzato pochi giorni dopo l’arresto. La storia è molto comune e attuale ma la descrizione della personalità del protagonista, che spicca su tutti gli altri personaggi, è molto bella, mette in risalto la particolarità del personaggio e cattura, specialmente, il lettore attratto dai polizieschi. Il libro è piacevole, si legge bene mi rimane la delusione del finale a puntate, l’Autore potrebbe chiudere ogni vicenda in modo definitivo ne guadagnerebbe, secondo me, anche il personaggio.

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Le belle Cece

di Andrea Vitali

Siamo ancora a Bellano nell’anno 1936 in pieno regime fascista e Andrea Vitali, con la solita ironia, ci intrattiene per qualche ora con una storia semplice e divertente ma anche interessante e con personaggi che più azzeccati non si può. È appena finita la campagna in Etiopia e Fulvio Semola, segretario del partito fascista, si appresta a realizzare un grande evento sonoro, addirittura un concerto di campane, per festeggiare la nascita dell'impero. A sconvolgere i festeggiamenti ci pensa un episodio misterioso quanto imbarazzante, che coinvolge il Malversati, l’impopolare ispettore di produzione del cotonificio. Improvvisamente, di fatto, le mutande cifrate di sua moglie Verzetta iniziano a viaggiare di qua e di là. Cieco di rabbia, il Malversati, vuole scoprire chi si nasconde dietro questo gesto tanto ignobile e, per evitare propaganda, incarica proprio il Semola affinché possa risolvere l’evento inspiegabile. Quando, però, il gioco gli sfugge di mano e lo scandalo minaccia di esplodere, il povero segretario del partito ritiene opportuno rivolgersi al Maresciallo Maccadò che, in questo caso, dovrà trasformarsi in un vero e proprio detective. Durante un lungo interrogatorio multiplo verranno fuori mille intrecci di bugie e, probabilmente, non la sacrosanta verità perché quando c’è di mezzo, il sesso conviene tenerla, come si deve, occultata specialmente ai mariti. Il solito Vitali divertente e popolano.

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Prometto di sbagliare

di Pedro Chagas Freitas

Prometto di dirvi la verità, tutta la verità. Il libro “è una boiata pazzesca!” come avrebbe detto il miglior Fantozzi. Ogni tanto l’Editrice Garzanti fa arrivare in Italia fenomeni editoriali che hanno venduto un cospicuo numero di copie in tutta Europa ed è con grande interesse che abbiamo atteso la pubblicazione del libro “Prometto di sbagliare” di Pedro Chagas Freitas. Un lettore onnivoro, come me, lo acchiappa al volo si trova in mano questo non-romanzo, poiché la narrazione manca di un corpo centrale cui fare riferimento per personaggi ed eventi, e da subito è preso dalla fluidità delle parole d’amore, del conflitto continuo vissuto dai protagonisti che al tempo stesso sono dilaniati e ricompensati dai loro sentimenti. Ma è una valanga di luoghi comuni e di ripetizioni e solo pochi riescono a leggerlo fino alla fine perché è di una noia tremenda. Fidatevi di me che l’ho letto tutto con grande sofferenza. Non leggetelo, poi se qualcuno proprio lo vuole leggere, forse farebbe meglio a comprarsi una scatola di baci perugina che almeno lì le frasi sono estratte da libri importanti. Buon divertimento in un caso o nell’altro!

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Anime di vetro

Falene per il commissario Ricciardi

di Maurizio De Giovanni

Questo è il primo libro che leggo di Maurizio De Giovanni un nome già sentito citare ma a me ignoto e devo dire che è stata una scoperta curiosa prima perché mi ha introdotto nel suo mondo con un prologo quasi scollegato dalla storia poi narrata e dopo, mi fa incappare in un commissario particolare e atipico. E mentre il prologo sarà seguito da due interludi e un epilogo usati per completare la metafora di una relazione d’amore pericolosa, il commissario si dimostrerà un bravo sbirro con una lucida capacità di giudizio e un intuito fuori dal comune. La vicenda si svolge in una Napoli degli anni Trenta, dove il commissario Ricciardi incontra una donna bellissima: Bianca, una misteriosa e aristocratica donna che si rivolge a lui affinché faccia di tutto per scagionare suo marito, accusato dell’omicidio dell’avvocato Piro, un usuraio che gli prestava soldi. Il marito della donna, il conte Romualdo, dopo aver sperperato una fortuna nel gioco ed essere diventato vittima dell’usuraio, si autoaccuserà dell’omicidio dell’avvocato. Caso chiuso. La dignità e la caparbietà della contessa convinceranno il commissario a riaprire l’indagine. Ricciardi si getta con tutte le forze dentro questo caso, senza nemmeno sapere se sta agendo per senso del dovere o per colpo di fulmine nei confronti di Bianca che non sarà l’unica femmina presente in questo romanzo, altre donne, come le falene, sono le vere protagoniste.  Questa specifica indagine, infatti, sembra più condotta per scoprire i segreti del cuore e dell’amore che per ingabbiare qualche criminale al punto che il commissario ha evitato di consegnare alla Legge il colpevole per non rovinare la vita a persone deboli e indifese. Si può leggere.

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GAZA e l'industria israeliana della violenza

di Enrico Bartolomei, Diana Carminati e Alfredo Tradardi

Non è cosa facile fare una recensione di questo libro per un lettore medio perché i mass-media non ci riferiscono tutto ciò e neanche pezzi fondamentali per capire veramente quello che succede in Israele e particolarmente a Gaza. In questo importante saggio, scritto da Enrico Bartolomei, Diana Carminati e Alfredo Tradardi con postfazione di Anna Delfino Arcostanzo, gli Autori non vogliono solo ricordare le tragiche giornate dell’offensiva militare “Margine Protettivo” contro la striscia di Gaza, ma soprattutto vogliono dimostrare come la Striscia di Gaza sia costantemente fatta oggetto di rappresaglia dall’esercito israeliano. Questa violenza quotidiana contro il popolo palestinese raggiunge picchi di non sopravvivenza con veri e propri massacri com’è successo, appunto, con le operazioni militari “Margine Protettivo” o in precedenza “Piombo Fuso”. Secondo gli Autori “Gaza è diventata la vetrina dell’industria bellica israeliana. I gazawi si sono trasformati da obiettivi militari a cavie da laboratorio per testare tecnologie militari d’avanguardia che garantiscono massicci profitti all’industria israeliana della violenza. Ma nell’inversione di termini dominante guerra è pace. E Palestina diventa Israele”. E’ un libro indispensabile per capire il vero significato dell’occupazione sionista che offre, al lettore comune, attraverso un percorso storico e un’analisi politica sociale, una visione meticolosa dell’industria della violenza che, nella Striscia di Gaza, rappresenta il paradigma cioè il termine di paragone assoluto perché la violenza lì raggiunge il top in tutte le sue sfaccettature. Non si può non leggere questo libro perché, oltre ad offrirci vari spunti di riflessione, ci permette di capire tutto ciò che i media non ci fanno conoscere e che, anzi, ci nascondono. Da leggere assolutamente.

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La targa

di Andrea Camilleri

In questo libro troviamo un “cuntu nicu nicu” e Camilleri riesce a stupirci anche con queste poche pagine, dove ci narra quale groviglio, può nascondersi dietro l’intitolazione di una strada. Naturalmente siamo a Vigata ed è l’undici giugno del  1940, l’Italia è entrata in guerra da un giorno e sono in molti a festeggiare e festeggiano anche al circolo “Fascio & Famiglia” dove regna un’atmosfera trionfante e gioiosa, guastata però dalla comparsa di un noto agitatore antifascista, tale Michele Ragusano che, per aver espresso le sue idee politiche, si è già fatto cinque anni di confino a Lipari. La giornata al Circolo però si guasta subito dopo a causa della morte di Emanuele Persico, un vecchietto e fervente fascista, avvenuta qualche minuto dopo. La sua morte inconsueta lo metterà in buona luce, tanto da fargli meritare una targa: al suo nome sarà intitolata una strada della città di Vigata. Da morto, Persico passa dalla gloria all'infamia, dall'infamia alla gloria con una facilità disarmante, il tutto a dimostrare la suscettibilità e la volubilità mentale del popolo italiano sotto il governo fascista. Camilleri, con grande brillantezza, in questo piccolo racconto e con il suo siculo-italiano del momento, raggiunge vette di umorismo difficilmente eguagliabili.

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La figlia più bella

di Hans Tuzzi

C’è sempre una prima volta e con questo libro incontro per la prima volta Hans Tuzzi (pseudonimo di Adriano Bon) e la vicenda di cui ci parla in questo libro è un caso di omicidio avvenuto nelle campagne di Abbiategrasso: una ragazza trovata morta con la testa dentro l'acqua della roggia. Non un incidente mortale, perché l'assassino le ha tenuto la testa sott'acqua. Uno di quei casi che per qualche giorno occupano le prime pagine dei giornali, “la ragazza affogata nella roggia”, per poi sparire nel nulla se non si riesce ad arrivare subito al colpevole. Siamo alle porte di Milano, in pratica però, in un altro mondo per non dire in un altro secolo. La ragazza è Giovanna Bertagna, figlia di onesti contadini e per sbrogliare il caso è stato distaccato da Milano il vicequestore Norberto Melis, creatura letteraria dell’Autore. Le ricerche del colpevole procedono a in modo disordinato, vi si aggiunge pure qualche lettera anonima che getta sulla ragazza ombre ambigue, ma il commissario Melis, spesso consultandosi con la colta moglie, comincia a maturare la convinzione che alla fine non sia necessario andare molto lontano e cercare la soluzione nell’ambiente vicino alla famiglia. Il libro è scritto abbastanza bene, anzi, l'Autore approfitta per fare sfoggio di erudizione, ma la trama è fragile e la lettura è resa ancor più difficoltosa a causa dei continui e improvvisi cambi d'argomento.  Nel complesso il romanzo non mi è dispiaciuto ma spero di essere più fortunato al prossimo incontro.

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Voglio la tua morte

di Peter James

In questo romanzo l’Autore, Peter James, tratta un argomento di grande attualità e descrive magistralmente la figura dello “stalker” una persona affetta da un disturbo della personalità, caratterizzato dal disprezzo patologico per le regole e le leggi della società, dal comportamento impulsivo, dall’incapacità di assumersi responsabilità e dall’indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui. Questo è Bryce Laurent ex fidanzato e incubo di Red Westwood, giovane donna di Brighton in fuga dal passato. Red è una bella donna dai capelli rossi, ha poco più di trent’anni, che tramite un sito di “cuori solitari” conosce Bryce, un uomo bello e affascinante di trentacinque anni, e subito ne è attratta. Dopo un po’ di tempo, per effetto di complicazioni relazionali, lei scopre che tutto quello che Bryce le ha raccontato è un cumulo di menzogne per di più da lui emerge un lato oscuro, che aveva tenuto nascosto, così per Red l’infatuazione si trasforma in un vero terrore. Nel giro di un anno e con l’aiuto di amici e della polizia riesce a cacciare l’uomo dal suo appartamento e dalla sua vita. Red è convinta di essersene liberata definitivamente ma non immagina che lui non l'ha mai persa di vista. È il suo stalker nascosto nell'ombra, sta pianificando il modo peggiore per ucciderla e passare dall’amore all’odio purtroppo è facile. Tutto, infatti, cambia e quando Red Westwood si sente finalmente libera dal suo persecutore, anche se le ha fatto ben capire che o lei sta con lui o con nessuno. Nel frattempo conosce e s’infatua di Karl Murphy, che lì per lì reputa, essere l’uomo che aspettava da qualche tempo, l’uomo dei suoi sogni che le farà dimenticare l’incubo che ha vissuto. Purtroppo la sera che dovrà decidere il loro fidanzamento accade qualcosa di orribile. Un uomo è stato ucciso e per l’investigatore Roy  Grace inizia uno dei casi più difficili della sua carriera. Bryce è indicato come il potenziale assassino mentre Red viene sottoposta a protezione. Il romanzo è bello, scorrevole e scritto bene anche se qualche morte, in più, si sarebbe potuta evitare.

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La Musa

di Jonathan Galassi

In questo romanzo Jonathan Galassi già presidente della Farrar, Straus&Giroux, ex regina dell’editoria americana, passato dall’altra parte della barricata, racconta amori tenuti nascosti, rivalità, follie e pettegolezzi mescolando personaggi immaginari ad altri realmente esistiti. Galassi per ricordare il mitico passato dell’editoria indipendente americana, con i suoi editori eccentrici e i suoi autori-eroi incontenibili e rivoluzionari, si affida a Paul Dukach, il protagonista, che cerca rifugio nella letteratura per sottrarsi alla pochezza del suo ambiente familiare sviluppando un’ossessiva devozione per l’opera della grandissima Ida Perkins, la poetessa americana vincitrice di tutti i premi più importanti. Ida è inseguita dai principali editori, in special modo da quelli indipendenti, come Sterling Wainwright e Homer Stern. Il primo è il fondatore della Impetus Editions, pallido e aristocratico amante della Letteratura, della poesia e delle belle donne; il secondo è il responsabile della Purcell & Stern, un personaggio spregiudicato e appariscente e dal comportamento volgare e imprevedibile. Entrambi si contendono da sempre la Musa, Ida Perkins, mentre Paul, editor presso la P&S di Homer, impegnato a mediare tra i due contendenti è destinato a diventare il depositario dell’ultimo e più grande segreto dell’enigmatica poetessa. Il libro è ben scritto, si legge con piacere ma da uno fra i più importanti e influenti uomini di letteratura mi aspettavo qualche rivelazione sul mondo editoriale e sulle sue dinamiche e invece tutto è rimasto molto vago, appena abbozzato e non rispettoso delle attese del lettore.

 

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Cari mostri

di Stefano Benni

In questo libro Stefano Benni ci presenta una serie di racconti con cui ci accompagna, in un viaggio dell’orrore, alla scoperta di strane creature e di misteriosi fenomeni. Quello che ci porge sono una carrellata di personaggi o mostri fra i più svariati: angeli, demoni, ragazzini, fantasmi, vampiri, preti, manager. Questi mostri non sono altro che le paure, le debolezze e le ossessioni che ci fanno compagnia nella nostra quotidianità permettendoci quindi di riconoscerci e in un certo modo tentare di capire la realtà che ci circonda. L’Autore con il suo stile tipico, tra il serio e il faceto, quindi ci mette di fronte alla verità spingendoci alla riflessione. Certo che, in questi piacevoli racconti, non mancano la fantasia, l'originalità e la capacità di descrivere i mali della società contemporanea ma da uno scrittore di talento, quale egli è, sinceramente mi aspettavo di meglio, non che sia un cattivo libro ma non è uno dei migliori di Benni.

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Luce perfetta

di Marcello Fois

Con questo libro Marcello Fois chiude la saga familiare dei Chironi iniziata con “Stirpe” e proseguita con “Nel tempo di mezzo” e che ripercorre oltre un secolo di storia d'Italia vista da Nuoro in Sardegna. Non ho letto il primo ma non è un problema giacché l’Autore riprende spesso le vicende familiari. In Luce Perfetta i protagonisti sono due, almeno in principio: Cristian, l'ultimo dei Chironi, e Domenico, un amico fratello con cui è cresciuto insieme perché i padri erano i migliori amici come ci ha raccontato Fois nel libro precedente. Nella quarta di copertina leggiamo "Cristian e Maddalena si conoscono da sempre e se il destino non si fosse messo di traverso, sarebbero già l'uno dell'altra" ma in verità la vera storia d'amore è quella tra Domenico e Cristian Chironi. I due ragazzi s’innamorano della stessa donna, Maddalena, la quale non avrebbe dubbi a scegliere Cristian, se questi non fosse stato impegnato a inseguire la malasorte, ma finisce per sposare, incinta, Domenico. A Cristian non resta che farsi da parte e ad un certo punto, tradito in certi suoi pericolosi traffici politici negli anni di piombo, scompare e gli toccherà farlo in una maniera imprevedibile e tragica tanto che è dato per morto, anche se, non si può mai dire, che sia stata pronunciata l'ultima parola. Senz'altro è una bella storia carica di passioni, colpi di scena, tradimenti e riconciliazioni e anche se, ho trovato, un po’ troppo fantastico il ritorno di Cristian, Ve lo consiglio.

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Uomini senza donne

di Murakami Haruki

Gli uomini senza donne narrati da Murakami Haruki in questo libro sono sette, come i brevi racconti di cui sono protagonisti. Chi sono gli uomini senza donne? L’Autore lo dice nell’ultimo racconto in cui un uomo è svegliato nel bel mezzo della notte con l’orribile notizia del suicidio di una sua vecchia fidanzata. “Un giorno all’improvviso diventi uno dei tanti uomini che non hanno una donna. Quel giorno viene di colpo a farti visita senza che tu ne abbia il minimo presentimento, senza il minimo preavviso, senza annunciarsi bussando o schiarendosi la gola. Svolti l’angolo, e ti accorgi che ormai sei arrivato lì. Ma non puoi più tornare indietro. Una volta girato l’angolo, quello diventa il tuo solo, unico mondo. E quel mondo lo chiami «uomini senza donne». Sì, con un plurale di gelo infinito”. Gli uomini protagonisti di questi racconti narrano una propria storia con una specifica caratteristica, infatti, rievocano gli abbandoni, i tradimenti ed i lutti di cui sono stati vittime e, scoprendosi, rivelano chi erano e cosa sono diventati senza le loro donne. Questi brevi ma intensi racconti di Murakami Haruki sono sicuramente coinvolgenti e mancando, in ognuno di essi, una compiutezza finale riescono ad intrappolare il lettore e ben predisporlo alla vicenda successiva consentendogli, in tal modo, di terminarli, anche, con le proprie fantasie. Un libro da leggere.

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La giostra degli scambi

di Andrea Camilleri

La giostra degli scambi di Andrea Camilleri vede il più amato degli investigatori italiani alle prese con un nuovo caso. Dopo una giornata iniziata male il commissario Montalbano, giunto in ufficio, viene informato di un sequestro inconsueto: una giovane donna è stata aggredita in una strada solitaria, narcotizzata e rilasciata dopo qualche ora illesa. Il fatto si ripete dopo qualche giorno e, questa volta, la vittima del sequestro lampo è la nipote di Enzo, il proprietario della trattoria bazzicata da Montalbano. L’unico filo che lega i due sequestri è l’età delle due donne, trent’anni, e il lavoro in banca.  Contemporaneamente gli si accosta un’altra indagine che riguarda un incendio doloso di un negozio di elettrodomestici il cui proprietario, Marcello Di Carlo, pare essersi volatilizzato. Entrambi i casi appaiono di ordinaria amministrazione ma un terzo sequestro lampo e il ritrovamento di un cadavere aprono nuovi scenari e le due indagini cominciano a collegarsi. Tocca a Montalbano tessere le fila delle due vicende e ricomporre il puzzle. Nonostante Camilleri lo voglia invecchiato, ritroviamo un Montalbano in forma smagliante che con le sue straordinarie capacità riesce ad offrirci una lettura piacevole e appagante.

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La danza del mondo

di Maria Pia Ammirati

Dopo la pausa estiva riprendendo uno dei piaceri che amo di più, la lettura di libri, mi ha fatto incappare in questo libro un po’ strano. Per carità il libro si legge velocemente ma la storia, pur bastantemente interessante, non decolla mai. La protagonista de “La danza del mondo” è Linda che lascia il marito, considerato privo di attrattiva e l’amante, più grande di lei, che sembra irrequieto e non vive fino in fondo la loro storia. Così, dopo un aborto spontaneo, decide di fuggire da un’esistenza insignificante e intraprende un viaggio che la porterà a conoscere la semplicità, la bontà ma principalmente il male, la cattiveria e l'odio ma anzitutto apre il suo cuore e allora scopre in se stessa una donna sconosciuta. Ciò che colpisce il lettore, infatti, sono i sentimenti profondi e contrastanti della protagonista ma gli argomenti sono poco approfonditi e non si arriva mai all’eccezionalità tanto da lasciarmi parecchio perplesso.

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Le mille luci del mattino

di Clara Sánchez

Questo libro, in perfetto stile Sánchez, ci guida in una storia in cui niente è come sembra. Questa volta, la vicenda ha per protagonista Emma, da poco assunta a lavorare nella Torre, un immenso edificio di vetro pieno di uffici e di gente occupatissima con relazioni umane inesistenti o fasulle. Emma, che vive un momento particolare a causa dell’abbandono da parte del suo fidanzato, si trova a svolgere un impiego lontano dalle proprie aspirazioni, il sogno di diventare una scrittrice, e un lavoro con una realtà quotidiana fondata su gelosie, arrivismi, mobbing e prepotenze. L’opposto di tutte le sue aspettative. Tutto cambia con l'improvvisa scoperta e la morte del proprio capo in circostanze molto misteriose che proiettano Emma nello sconforto tanto da temere per la sua stessa incolumità. Affronta, perciò, la circostanza di petto e con coraggio arrivando a scoprire che, dietro l’austera e lussuosa apparenza degli uffici dove lavora, si celano segreti inconfessabili e complicate verità. Ciò le sarà utile per cambiare il suo destino all’interno della Torre. Verità e realtà che non sono mai nette e definitive e che ottengono l’effetto di tenere il lettore sempre attento perché, l’Autrice, esponendo una storia mai scontata lo sorprenderanno fino all’ultima riga. Le vicende narrate, infatti, oltre a mettere in dubbio tutto e tutti esplorano l'animo umano, le sue manie, i suoi vizi e ciò che ognuno è disposto a sacrificare in nome dell'ambizione.

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Il clan degli invisibili

di Giovanni Tizian

“La testa mozzata di Sebastiano Corrello fluttuava nell’aria. «Passa, cornutu», Demetrio la reclamava mentre mimava una sforbiciata della migliore tradizione calcistica sudamericana”. Comincia così questo libro, e subito ho come un flashback, un avvenimento che ritrovo tramite il web: è il 1991 e il 3 maggio era stato ucciso un salumiere. Uno dei killer con uno dei suoi coltelli gli taglia la testa, poi, la lancia per aria, in mezzo alla strada e gli altri si divertono a fare il tiro a segno. Siamo a San Luca (nel romanzo diventato San Michele) sul versante jonico dell’Aspromonte. Nell’adattamento del romanzo la storia ha, per protagonisti, sei ragazzi predestinati a ereditare il potere della cosca De Pasquale, una delle ‘ndrine calabresi più potenti e traghettarla dall’Aspromonte ai mercati finanziari mondiali ripulendo i proventi delle attività illecite. La storia, dalla Calabria si sposta a Bologna, dove due giornalisti scoprono l’impero del Clan De Pasquale e con le loro inchieste, scavano sempre più a fondo nel malaffare. L’oltraggio arrecato alla ’ndrangheta costringe i loro sgherri a valersi, ancora una volta, della violenza uccidendone uno, ma rafforzando in questo modo la volontà di verità nel superstite. In una delle prime pagine del seguito di copertina l’Autore dichiara “Le vicende narrate in questo romanzo si ispirano a fatti di cronaca e a inchieste giudiziarie che hanno fatto molto discutere per la rilevanza delle persone coinvolte. I nomi dei personaggi sono di fantasia, ma le dinamiche, le logiche criminali, la spregiudicatezza, la ferocia sono purtroppo terribilmente reali”. Nella fantasia/reale, dell’Autore, c’è di tutto: i rapporti tra la criminalità organizzata e la massoneria, i servizi deviati e la finanza illegale. Il romanzo è di un’attualità sconcertante e Giovanni Tizian dimostra di essere un buon conoscitore del sistema delle ‘ndrine e dei giochi di potere, a ciò ha aggiunto un equilibrato uso di colpi di scena, rendendo la lettura appassionante e coinvolgente. Consigliato non solo a chi non conosce il volto nuovo della ‘ndrangheta ma a tutti.

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Il potere delle donne

Confessioni e consigli delle ragazze di successo

di Maria Latella

In questo libro, scritto con una semplicità disarmante, una donna Maria Latella, parla di donne. Donne con incarichi di responsabilità e ruoli di potere nella società, nell'impresa, nella vita pubblica che sono riuscite a concretare, insieme, femminilità e carriera. Tra le intervistate ci sono: Laura Boldrini presidente della Camera dei deputati, la presidente della Rai Anna Maria Tarantola, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, Barbara Berlusconi, la stilista Frida Giannini, Marine Le Pen, Rachida Dati, l’avvocato dei potenti d’Italia Paola Severino, la magistrata Lucia Aielli minacciata dalla camorra, la scienziata Sandra Savaglio, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, Luisa Todini, Fernanda Contri, famosa avvocato e giudice della Corte Costituzionale, la ministra Marianna Madia e Paola Cortellessi. Donne Alfa, come si dice oggi, che si confessano e svelano i loro consigli di vita. Nel nostro Paese, purtroppo, sono ancora pochi gli esempi di donne di successo, le qualità, i pregi, le capacità delle donne non sono, spesso, abbastanza apprezzate e c’è sempre il rischio latente che quella conquista sia imputata ad altri meriti e non alla semplice bravura. L’Autrice, che parte dalla propria esperienza e dalla propria storia di giornalista di successo, con le sue informazioni, ci presenta le storie di queste donne che hanno vinto e che smentiscono il ritornello per cui il nostro “non è un paese per donne”. Sono donne legate tra loro da un’infanzia normale con genitori molto presenti, di stampo diverso, ma con ruoli ben definiti anche se di ceto sociale molto semplice. La lettura richiede un’attenzione accorta, perché il percorso è strutturato secondo le diverse fasce di età delle protagoniste, ma è scorrevole e interessante. Lo consiglio a tutti, non solo alle donne.

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CURZIO

di Osvaldo Guerrieri

In questo libro, Osvaldo Guerrieri, narra il romanzo della vita di Curzio Malaparte, un grande giornalista, avventuriero, rinnegato, un trasformista di talento in cui si sono riflessi le contraddizioni, i drammi e le farse di un’avventura umana che non ha avuto uguali nella prima metà del Novecento. Uomo di grande personalità, colto, arguto ma primariamente narcisista ha dedicato la sua vita, principalmente, a se stesso. Possiamo dire, con certezza, che Curzio Malaparte, il cui nome vero era Kurt Erich Suckert, l’intellettuale dandy di un fascismo che andava ora deridendo ora ossequiando, è stato l’ultimo dannunziano del secolo scorso. L’Autore ci racconta la sua vita dal confino di Lipari, un’isola battuta dallo scirocco, dove lo aveva mandato il Duce su pressione di Italo Balbo, impermalitosi dopo un litigio verbale. Così il fascista Malaparte, accusato di antifascismo, prima era stato rinchiuso a Regina Coeli per cinquantacinque notti, poi inviato al confino per cinque anni. Nel libro conosciamo il grande giornalista, a trenta anni aveva diretto il quotidiano La Stampa, che fu licenziato, con una paccata di soldi, dopo uno scontro con il senatore Giovanni Agnelli suo nemico di una vita. Poi, acquisiamo tutti i suoi amori impetuosi ma mai veramente profondi, mai passionali, spesso strumentali e decorativi come quello con la misteriosa e sensuale Flaminia, che ottiene da Mussolini in persona il permesso di andare a trovare l'amante a Lipari, oppure quello con Virginia Agnelli, considerata uno strumento per abbattere la potenza del Senatore e impadronirsi della Fiat. Nello sfondo ci sono le due guerre mondiali, la macchina stragista del nazismo, la nascita del comunismo sovietico e di quello cinese, la conquista coloniale e naturalmente i suoi libri di enorme successo che hanno ferito la sensibilità comune, da Tecnica del colpo di Stato a Kaputt a La pelle. Una vita talmente avventurosa che in un periodo di salute cagionevole, nel 1957, lo porta prima in Urss e poi in Cina per esplorare di dentro le rivoluzioni diverse dal fascismo, ma che poi lo costringe a tornare velocemente in patria dove muore, di cancro, a Roma. Insomma il libro, piacevole da leggere, è il ritratto di un geniale vanitoso.

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CREARE LAVORO

COME SPRIGIONARE IL POTENZIALE PRODUTTIVO ITALIANO

di Luca Meldolesi

In questo libro Luca Meldolesi, economista, storico del pensiero, esperto dello sviluppo del Mezzogiorno e del funzionamento dello Stato sostiene che per creare occupazione, lavoro, bisogna sprigionare il potenziale produttivo italiano e sintetizza, con poche ed efficaci parole, il dovere di una P.A. che s’ispiri ai valori e ai principi della buona amministrazione “Fare meglio e di più con meno”.  Per far ciò, però, non bastano le politiche pubbliche, serve un nuovo e diverso approccio culturale da parte di tutti. Di conseguenza, se la crescita resta un miraggio, non è solo colpa dei politici cattivi o incapaci, ma anche dei cittadini e perciò bisogna affrontare il problema alla sua radicalità intervenendo sui diversi livelli, in modo strutturale e ampliando il numero di soluzioni possibili, per superare i limiti oggettivi dei modelli economici tradizionali. Il ragionamento suggerito dall’Autore va al di là dall’ordinario e, muovendosi tra l’osservazione della quotidianità e del territorio, riesce a mostrare che bisogna estrarre “il meglio” che si possa ricavare da tutte le idee economiche. Altro merito del libro è il concetto concernente, l’efficienza della gestione della cosa pubblica che, malgrado tutte le contraddizioni, stabilisce di percepire il “politico” al servizio del pubblico. La lettura e la comprensione dei concetti espressi richiedono molta attenzione ma, alla fine, ripagano dell’impegno assunto. 

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La biblioteca dei libri proibiti

di John Harding

Se vi va di leggere un romanzo particolare, un thriller-psicologico ben costruito, per un viaggio al centro di una mente solitaria e paranoica vi dico accomodatevi ma per il resto non ve lo raccomando. Nel libro si racconta la storia di Florence e del fratellino Giles che, rimasti orfani da piccoli, vivono nella vecchia dimora dello zio eternamente assente e lontano dalla vita dei due, tanto da far sorgere il dubbio se effettivamente sia ancora vivo. Siamo nel New England nel 1891 nell'antica dimora di Blithe House. Le giornate dei due piccoli, attorniati dalla governante Grouse e dai vari domestici, procedono tra giochi e corse in questo enorme palazzo antico che è la loro dimora, ma un giorno, giocando a nascondino, Florence entra per caso nella biblioteca e rimane stupita da quanti libri ci siano lì e decide di incominciare a leggerli. Florence ha dodici anni e ogni giorno aspetta con ansia, attenta a non far rumore, di entrare nella vecchia biblioteca albergata dalla polvere e dall'abbandono dove ci sono, ormai, gli unici amici che le tengono realmente compagnia, i libri. Libri proibiti per Florence così come imposto dallo zio che l'ha condannata a vivere confinata in casa insieme alla servitù. La situazione cambia bruscamente quando Giles è mandato via dal collegio in città, e torna definitivamente a Blithe House, per essere formato da un’istitutrice. Dopo la morte misteriosa e accidentale della prima, ne arriva una nuova, la signorina Taylor, le cui numerose stranezze non tardano a insospettire Florence, disposta a tutto per salvare il suo fratellino dall’influenza che la donna giorno dopo giorno ottiene su di lui. Le cose misteriose che incominciano ad accadere nella casa predispongono Florence a stare sempre all’erta ed il lettore, man mano che prosegue con la lettura, è posto davanti a tanti enigmi, nessuno dei quali sarà risolto ed il mistero assoluto di questo libro è la mancanza totale di un finale che abbia un senso compiuto. Peccato! Perché lo stile di scrittura è molto fantasioso e la storia intrigante.

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CENTO PASSI ANCORA

di Salvo Vitali

Questo piccolo grande libro non è l’ennesimo su Peppino Impastato ma parla dei suoi amici, ragazze e ragazzi che all’indomani dell’assassinio si attivarono affinché fosse riconosciuto per quello che era stato e non rimanesse impunito. L’Autore è uno di loro e ne ricostruisce la storia durata ventiquattro anni in cui la vicenda di Peppino Impastato è ricomposta attraverso il racconto dei compagni e l'irriducibilità di una madre che chiede giustizia per l'uccisione del figlio. Il lavoro di raccogliere dati, prove e testimonianze che smentissero l’idea insensata del suicidio che inseguivano gli investigatori è accurato e Salvo Vitale elabora con precisione il suo percorso umano e politico e quello del gruppo di ragazzi che una mattina, svegliandosi, aveva appreso la brutta notizia dell’omicidio di uno di loro. Chi lo indicò suicida, chi terrorista, chi entrambe le cose. Le cose più gravi furono, però, gli intrighi e le prove false per nascondere una verità che tutti loro conoscevano cioè l’uccisione da parte degli sgherri inviati da Tano Badalamenti e dai suoi soci cui Peppino aveva indirizzato lazzi e contumelie dalle frequenze di Radio Aut. Sono passati molti anni ma alla fine la verità è venuta a galla così com’è stato dimostrato che i depistaggi sono stati il tentativo spesso riuscito di occultare verità scomode. La storia ha dimostrato che Cosa Nostra non è stata soltanto un’attività criminale legata al territorio, al pizzo, alle estorsioni o qualche altro fenomeno di aggressione al patrimonio, ma ha provato che il controllo sul territorio è avvenuto attraverso un dialogo continuo con i poteri dello Stato e la sentenza e le indagini l’hanno documentato. Da leggere ad ogni costo.

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PIETRE, PIUME, INSETTI

L'ARTE DI RACCONTARE LA NATURA

a cura di Matteo Sturani

In questo libro Matteo Sturani, naturalista di terza generazione, ha raccolto alcune tra le più belle pagine della letteratura mondiale in cui scienza e poesia parlano la stessa lingua. In sostanza ci sono, nel libro, una serie di racconti concernenti il rapporto con la natura e l'arte di saperla raccontare. Infatti ci troviamo, in esso, ritagli di famose opere di grandi scrittori e poeti come Nabokov, Neruda, Levi, Calvino, Jünger, Thoreau, Wilson, Heminghway solo per citarne alcuni, e senza voler fare torto agli altri, uomini che hanno in comune la passione per l'osservazione delle bellezze naturalistiche che ci circondano e che hanno conservato, per tutta la loro vita, lo stupore infantile di fronte alle innumerevoli forme che la vita può assumere nello spazio e nel tempo. Sono seducenti pagine di scritti da cui emerge, oltre alla grande abilità degli autori nel comunicare le loro sensazioni ed emozioni provate, la loro maestria nel raccontare la natura come una vera e propria arte da coltivare e curare. Ogni racconto è un quadro, un paesaggio nel quale anche il lettore più distratto arriva a farsi trasportare e immedesimare. Un bel libro che affascina e che accende il desiderio di osservare, la natura che ci circonda, con occhi diversi.

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Non è stagione

di Antonio Manzini

C’è sempre una prima volta e in questo caso tocca ad Antonio Manzini con questo intenso giallo d'azione, un noir con parecchie spavalderie divertenti di un personaggio a me nuovo, Rocco Schiavone, vicequestore sui generis, romano, pungente, sboccato, geniale, appassionato di donne, ironico, testardo, in servizio ad Aosta. Dove il vicequestore sempre con il loden e le Clarks sta sfidando un mese di maggio nevoso che lo porta a essere di umore sempre più cupo e che per giunta incappa in qualcosa più grande di lui, infiltrazioni della criminalità organizzata nella scomparsa di Chiara Berguet, figlia unica, di una famiglia appartenente alla ricca borghesia del posto, e in cui Schiavone s’imbatte per caso. Frattanto due uomini con un furgone rubato si vanno a schiantare contro un albero. Si sa poco o nulla delle due vittime, sono due disperati, anelli deboli di un sistema più crudele di loro. Contemporaneamente anche il passato del vicequestore bussa alla sua porta, a ricordargli che per lui non esiste primavera alcuna. La trama e gli sviluppi della vicenda sono un po’ ingarbugliati ma servono a coinvolgere il lettore e permettono, all’Autore, di esporre l’Italia contemporanea con particolare efficienza e che s’inseriscono molto bene con le azioni e i pensieri del vicequestore anche se mi ha lasciato un po’ perplesso il finale che anticipa una sequenza.

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GIUSEPPINO

Da New York all'Italia: storia del mio ritorno a casa

di Joe Bastianich

Giuseppino di cui si parla, in questo libro, è Joe Bastianich, l’Autore e questo è il vezzeggiativo con cui l’ha sempre chiamato la nonna Erminia. Bastianich è un importante e noto restaurant man negli Stati Uniti, diventato famoso anche in Italia come giudice di Masterchef. Il libro è una forma di autobiografia, scritta con la collaborazione di Sara Porro, che racconta il suo rapporto con l’Italia e in particolare con la cucina italiana e con il vino. La storia di Joe, nato nel Queens, è la storia di una famiglia di emigrati che gliel’han fatto a realizzare il sogno americano. Infatti, la sua famiglia, di origini istriane, era fuggita dalla propria terra dopo la Seconda Guerra Mondiale. La mamma Lidia Bastianich, partita dal nulla, nel corso di una vita piena di sacrifici, ma anche di entusiasmo, è diventata una delle più grandi chef/ristoratrici degli Stati Uniti, ed è da sempre ambasciatrice della cucina italiana. Joe, dopo un breve periodo di lavoro a Wall Street, lascia tutto e parte per un lungo viaggio in Italia che lo porta a scoprire straordinarie realtà del mondo dell’enologia e della cucina. Perciò ritornato negli States decide che è il momento di assecondare la sua vera passione cioè la ristorazione. Nel libro, dunque, ci racconta il primo passo verso una carriera di grande successo con il socio, Mario Batali, culminata con la recente apertura di un ristorante in Italia, Orsone a Cividale del Friuli e fino all’avventura a Masterchef. Il libro, la storia di un ritorno a casa, è di facile lettura e molto piacevole.

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Sfrattati

di Giuseppe Marotta

Solo un ufficiale giudiziario poteva scrivere una realtà così dura e con una narrazione struggente e intensamente umana del nostro paese oggi e Giuseppe Marotta, l’Autore di questo libro, è un ufficiale giudiziario e ci offre la problematica degli sfratti visto da una prospettiva sconosciuta e inaspettatamente umana e compassionevole mettendosi in gioco in prima persona. Lui che ha l'onere di portare in giro cattive notizie, recapitare grane non da poco, raccogliere gli sfoghi altrui e rincorrere debitori incalliti o incolpevoli. Lui che è una figura odiata e temuta e allo stesso tempo garante di giustizia e artefice di mediazione. Sono cose davvero spiacevoli quelle che Marotta racconta addentrandosi nella vita delle persone per farle uscire da casa. Ci fa rivivere le numerose contrattazioni tra proprietari affranti e disperati e inquilini che non sanno dove andare una volta che saranno sbattuti fuori e con fabbri pronti a cambiare serrature. Il pregio del libro consiste proprio nel mostrarci come, effettivamente, vadano le cose in questo sistema che oltre a non garantire il creditore non dà nessuna garanzia al debitore. Nonostante la drammaticità dell’argomento, comunque, il libro è gradevole e ve lo consiglio.

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L'euro della discordia

di Agnès Bénassy-Quéré e Benoît Cœuré

In questo libro Agnès Bénassy-Quéré e Benoît Cœré, economisti francesi, cercano di spiegare come funziona e come, qualche volta, non funziona la Zona euro lasciando, poi, al lettore il compito di esercitare il proprio giudizio rispondendo alla domanda: che cosa ci ha portato l’euro? I due economisti spiegano, comprensibilmente, i tre pilastri alla base dell’Unione monetaria che sono: la BCE che non può monetizzare i deficit dei paesi appartenenti all’euro; uno stato in crisi che non può essere salvato dagli altri e che uno stato sovrano non può fallire. Chiariscono, altresì, i tre peccati originali nella costruzione europea che sono: l’unione monetaria che non prevedeva l’unificazione della sorveglianza bancaria; il controllo reciproco tra stati basato su meccanismi limitati alle politiche fiscali; la mancanza di meccanismi d’intervento nel caso in cui uno stato membro si trovi in difficoltà a onorare il proprio debito pubblico. In questa edizione italiana, ulteriormente, il lettore è facilitato nel superamento delle difficoltà d’intendimento dal saggio introduttivo di Francesco Giavazzi e Caterina Rho i quali sostengono che il principale problema, della discordia, non è il completamento dell’unione monetaria ma la cancellazione degli squilibri creatisi in questi quindici anni. Il libro richiede una lettura impegnativa ma è molto interessante.

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Mafie

la criminalità straniera alla conquista dell'Italia

di Giovanni Conzo e Giuseppe Crimaldi

In questo libro, il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Giovanni Conzo con la collaborazione del giornalista del “Mattino” Giuseppe Crimaldi, denuncia la necessità di più mezzi per contrastare la diffusione nel nostro paese della criminalità organizzata immigrata. Le mafie straniere presenti oggi, in Italia, sono di varie specie e colori, si va da quelle africane a quelle dell’est europeo a quel sud americano per arrivare a quelle russe e cinese che non sono fenomeni di poco conto, ma rappresentano le “mafie” più agguerrite d’importazione, a cominciare da quella delle Triadi cinesi o dei Black Axes, le “Asce nere” dei nigeriani, particolarmente attivi al Nord come nel sud dell’Italia. A spartirsi, dunque, i circa 200 miliardi di euro l’anno (secondo dati Eurispes) dei proventi illeciti partecipano anche queste grandi organizzazioni mafiose d’importazione così come le piccole organizzazioni di albanesi, romeni, bulgari e macedoni anche quest’ultime presenti in quasi tutto il territorio della nostra penisola. Infatti, il libro è un excursus nell’Italia criminale, affetta dalle mafie nostrane, come da quelle straniere, spesso attrici di una pericolosa attività sinergica che opera in tutti i settori dell’economia e gli Autori ci presentano dati estratti sia da fascicoli d’indagine della Dia o della polizia che dai rapporti dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna e dalle relazioni della Commissione parlamentare antimafia. Gli interessanti apporti di indagini giornalistiche completano il quadro della loro ricerca. Che dire? È un libro di denuncia da leggere che segnalo ai visitatori del mio sito web che vogliano approfondire la conoscenza sui fenomeni criminali d’importazione.  

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Gli anni al contrario

di Nadia Terranova

In questo libro la giovane autrice, Nadia Terranova, presenta una storia d'amore con scrupolosità senza tralasciare il contesto storico, ideologico e politico di quel periodo. Siamo a Messina negli anni ‘70, dove Aurora Silini, secondogenita di sei figli, del direttore del carcere, fascistissimo, era lodata dalle suore come alunna modello e Giovanni Santatorre, terzogenito di un avvocato comunista, ragazzo ribelle e svogliato, si conoscono tramite un casuale incontro e il comune infervoramento politico, all’università nel 1977, e nasce l’amore. Aurora e Giovanni sono la classica coppia in cui lei resta subito incinta e allora ci si sposa, ci s’illude e poi si delude. E, mentre Aurora si assume tutte le responsabilità della vita quotidiana, lui insegue il sogno dell’eroe negativo che vuole realizzarsi nel compiere clamorosi gesti rivoluzionari. La fragilità che lo caratterizza lo condannerà a ruoli secondari senza alcun significato e di cui egli stesso avrà disprezzo e presto si troverà prigioniero della sua debolezza che solo il rapporto tenero e disinteressato con la figlia Mara riuscirà a restituirgli, in parte, quella dignità perduta. Una storia, amara ed intensa che riporta al fallimento di una generazione e che evoca con precisione e grande suggestione il fascino maledetto e coraggioso di quegli anni.  Un libro molto amaro che non fa sconti a nessuno, ma che si snoda con obiettività ed equilibrio.

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La relazione

di Andrea Camilleri

In questo nuovo giallo coinvolgente, Andrea Camilleri, ci fa conoscere un uomo di spicco dell’authority per il controllo delle banche, Mauro Assante, che ha sempre anteposto lavoro e serietà in cima alla lista delle sue priorità, sacrificando altri aspetti della sua vita personale, si è sposato molto tardi e ancora adesso poche emozioni, sembrano riuscire a far breccia nel suo temperamento. Mauro è sposato con Mutti e ha un figlio, Stefano. Non ha vizi né ne ha mai avuti, porterebbe avanti una vita noiosa e pedante, com’è lui in fondo, se non ci fosse una moglie esuberante ed estroversa che riesce a fargli vivere anche un po’ di vita sociale. Mutti è in montagna con il bambino, Mauro è a casa da solo, impegnato nella stesura di una relazione dopo un’ispezione in una banca. In questa solitudine temporanea accompagnata di un lavoro snervante improvvisamente si materializza Carla una ragazza giovane e molto bella che riesce a mettere in pericolo le sue solide barriere morali. Le oscure vicende bancarie e le altrettanto indistinte vicende sentimentali completano questo romanzo più che mai attuale, ma che è al tempo stesso la parabola di un uomo solo di fronte a un compito più grande di lui, forse onesto, ma circondato dall’invisibile ragnatela della corruzione. Camilleri ci offre una bella storia, che si legge tutta d’un fiato, che coincide con il dramma di un onesto bancario e che suggerisce, soprattutto a chi lavora in certi ambienti ed a certi livelli, di tenere sempre occhi ben aperti, anche al cospetto di invitanti bellezze fatali.

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Il colpo di stato di banche e governi

di Luciano Gallino

In questo libro, il prof. Luciano Gallino, definisce la crisi cominciata nel 2007 e che nel 2015 ancora sconvolge il mondo "Il più grande fenomeno d’irresponsabilità sociale di istituzioni politiche ed economiche che si sia mai verificato nella storia"e le politiche di austerità dei governi UE non segnano semplicemente un cedimento della politica al potere della finanza. E’ stato, sostiene l’Autore, un vero di un colpo di stato che ha portato all’espropriazione subitanea e categorica delle prerogative dei cittadini e dei parlamenti da parte delle banche e dei governi con l’appoggio della troika di Bruxelles. L’analisi, ben argomenta, demolisce tutte le verità indiscusse del neoliberalismo e comprensibile a tutti anche ai non addetti ai lavori. Insomma, la crisi, non è stata un incidente di percorso ma è il prodotto di distorsioni profonde dell'intero sistema finanziario e monetario. E non è stata concepita soltanto dalle Banche Centrali (Bce, Fed americana, Banca d'Inghilterra) e il Fondo monetario internazionale ma anche altri enti come le banche universali sia private (Bnp-Paribas o Unicredit) che pubbliche come le banche regionali tedesche. E non si limita a denunciare la fine dell’autonomia degli stati sovrani contestando le ricette di austerity sul welfare state da parte di governi tiranneggiati dal sistema economico e che sono intervenuti in aiuto dei gruppi finanziari con iniezioni di immense somme di denaro, il cui prezzo è stato addossato ai salariati, legittimando il privilegio di dettare, d’accordo con il Consiglio europeo, "i rimedi per uscire dalla crisi, come se questa fosse stata causata da un eccesso di spesa sociale". Gallino mette in risalto gli attacchi portati alla democrazia Europa e rivendica il primato della piena occupazione e riconduca la finanza al servizio dell'economia reale. Consiglio questo libro, imperdibile, ai giovani, in modo che smettano di inseguire le idiozie di opinionisti prezzolati e politici da quattro soldi, e a tutti quelli che vogliono capire il momento attuale.

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Numero zero

di Umberto Eco

Con “Numero zero” Umberto Eco ci presenta un particolare quotidiano, Domani, destinato a diventare uno strumento di ricatto per procacciare affari e potere al suo fantomatico editore. Il commendatore Vimercate, un parvenu possessore, tra l’altro, di emittenti televisive commerciali che affida a uno spregiudicato giornalista di sua fiducia, ma che gli serve per entrare “nel salotto buono della finanza”, esibendo un giornale predisposto per sostenere la verità su tutto, con dodici numeri zero che non andranno mai in edicola. Le riunioni di redazione diventano perciò un laboratorio per produrre complotti, per ordire una “macchina del fango” operando come se si facesse seriamente. Già dalle prime pagine, l’Autore, fa emergere i rapporti ambigui e compromettenti tra l’editore e il direttore, e comprendere come la libertà di stampa possa essere spesso condizionata, se non tradita, da valutazioni d’interesse e opportunismo. Siamo a Milano nella primavera del 1992, l’anno di Tangentopoli ma si va all'indietro, a sfogliare tristi pagine della storia italiana ed europea dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi. Pertanto non aspettatevi l’Eco del Nome della rosa o del Cimitero di Praga, qui troverete uno sberleffo alla stampa e ai giornalisti asserviti ad editori senza scrupoli ed arrivisti facendo nascere nel lettore il sospetto su tutto ciò che, gli è stato raccontato da certa stampa e da certi organi d’informazione, possa nascondere sempre in sé un’altra verità.   Braggadocio uno dei redattori, del fantomatico giornale, che indaga sul golpe Borghese ed è convinto che Mussolini sia stato ucciso ma sia stato riparato in Argentina, non riesce a portare a termine lo scoop di una vita. Convalidando la tesi sostenuta da egli stesso cioè che “I giornali non sono fatti per diffondere, ma per coprire le notizie”. Banale? A me non è dispiaciuto, anche se rappresenta un genere completamente diverso dagli altri libri di Eco.

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Cristo fra i muratori

di Pietro Di Donato

Questo bellissimo libro parla di emigrazione di quando gli emigrati italiani partivano, ai primi del novecento, per andare a vivere e morire nel Nuovo Mondo. Il libro, autobiografico, che si innesta a pieno titolo nella grande tradizione letteraria italo-americana del Novecento fu pubblicato in America nel 1939 e fu definito, allora, libro-evento dell’anno. La vicenda narra di uno di loro, Geremia, un immigrato abruzzese capomastro di un cantiere edile che il giorno di venerdì santo del 1923 precipita da un’impalcatura e annega in una colata di calcestruzzo. Con lui svanisce anche il sogno di una nuova casa, condiviso per anni con la moglie Annunziata. Luigi, fratello di Annunziata e anche lui muratore, ritiene opportuno assumersi il peso e la responsabilità dell’intera famiglia, la sorella e gli otto nipoti, ma un altro incidente sul lavoro lo renderà per sempre invalido. Protagonista della storia e del romanzo, invece, è Paolo il figlio dodicenne di Geremia e Annunziata. Il ragazzo diventerà muratore, a dispetto della sua giovane età, si conquista la comprensione dei compagni di lavoro e inizierà a costruire palazzi con la consapevolezza di saper distinguere l'umiliazione dello sfruttamento con la disperata ricerca di un Cristo che non sa fornire una prova della sua esistenza. Nel libro ritroviamo tutta la condizione degli immigrati, costretti prima alla fatica di trovare il lavoro e poi a quella di mantenerlo, dove emerge la fame, la fatica, la sofferenza, la solidarietà e gli affetti dei primi emigranti, a l’America, dove la speranza è affidata, anche, alle parole delle fattucchiere e alle preghiere. Dieci anni dopo la prima edizione del romanzo, Edward Dmytryk, ne concepisce un film con il titolo di “Give us this day” con Lea Padovani nei panni di Annunziata e premiato a Venezia. Il libro colpisce oltre che per il tema anche per il linguaggio degli immigrati, è una terza lingua, che mescola i dialetti italiani all’inglese imparato nei quartieri popolari che ospitano immigrati di tutto il mondo sbarcati negli Stati Uniti alla ricerca del sogno Americano. Ve lo Consiglio.

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I tre giorni di Pompei

di Alberto Angela

Questo non è solo un libro, così come non è solo un romanzo e nemmeno un saggio bensì è un viaggio nel scienza, la diffusione e il saggio calandosi nei panni di alcuni abitanti ed accompagnando, il lettore, per le strade della città nelle ore precedenti la tragedia. L'Autore, precisamente, costruisce passo dopo passo le ultime ore di Pompei rispondendo alle domande che, tutti i visitatori, si sono posti e continuano a porsi cioè: perché nessuno si era accorto di vivere alle pendici di un vulcano pericolosissimo? Perché i residenti in quell’area ignorarono per anni gli avvertimenti che il vulcano inviava loro attraverso i terremoti sempre più frequenti e distruttivi sino a giungere a segnali molto più evidenti nelle ore precedenti l’eruzione? Alberto Angela, raccontandoci la storia come un romanzo ci fa vivere le vicende che segnarono gli ultimi giorni di Pompei e di tutta la zona circostante, infatti, ci disegna, i personaggi e i ruoli che animeranno queste pagine, aggiungendo chi sopravvivrà e chi no. Una delle protagoniste di questa interessante parte dell’autunno del ’79 d.C., è la nobildonna Rectina, con un nome insolito e una delle prime imprenditrici della storia. Ciò che comunque conquista il lettore è la capacità dell’Autore di raccontare la storia con ricostruzioni verosimili accadute nelle ore precedenti la tragedia e durante la catastrofe stessa non tralasciando la vera storia e collocandola nella più grande parte della storia romana senza scarseggiare di dati scientifici. L’inserimento, poi, di illustrazioni è veramente chiarificatore. Che altro dire? E’ un libro veramente bello e interessante e una promozione del sito tanto da spingerti ad andare a visitare Pompei e l’intera area. 

 

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Il ragazzo di Varsavia

di Andrew Borowiec

Andrew Borowiec è “il ragazzo di Varsavia” il bambino soldato che, quando nel 1944 prese parte alla rivolta di Varsavia, non aveva compiuto ancora sedici anni. Proprio di recente, resosi conto, di essere uno degli ultimi sopravvissuti, ha voluto raccontarci l'orrore, cui aveva assistito, in questo libro che ha dedicato a tutti i ragazzi di Varsavia, specialmente a quelli che non sono mai diventati adulti. In esso narra i cinque anni di vita trascorsi in mezzo ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale con particolare riferimento alla rivolta della città di Varsavia, durante la dominazione nazista, uno degli episodi di guerriglia urbana più cruenti e sanguinosi della storia. Una storia vera, autobiografica, piena di passione, lotta sangue, morte, speranza, delusione che inizia quando, l’Autore, compartecipa alla rivolta con il nome di battaglia “Zych” che non perderà quasi mai il suo entusiasmo fanciullesco, nelle prime pagine è proprio un bambino di undici anni, riguardo alla guerra. Un entusiasmo che traspare ancora nonostante abbia cominciato a scrivere, queste memorie, dopo il cinquantesimo anno di vita, anche se le prime impressioni le avesse scritte sulla carta igienica dell’ospedale da campo per prigionieri di guerra dov’era alla fine della rivolta. Borowiec, in seguito diventato giornalista specializzandosi come corrispondente di guerra, ha trattato le sue memorie giornalisticamente facendo perdere, nel finale, quella purezza dei sedici anni e il tragico disincanto di chi ha conosciuto sulla propria pelle la brutalità della guerra, anche se rimane un testimonianza straordinaria.

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L'Italia dopo l'Italia

di Perry Anderson

In questo libro Perry Anderson, storico e saggista inglese, racconta gli ultimi venticinque anni del nostro Paese con un occhio verso il futuro prossimo. L’Autore in questo saggio, che in lingua originale s’intitola “The Italian Disaster”, parla appunto del disastro italiano, raccontando con la concretezza degli storici inglesi, una sequenza di fatti, date, pochi commenti e molti argomenti. Infatti, la veloce panoramica si sposta da Tangentopoli alla fine della Dc, dalla scomparsa del Psi alla disgregazione del Pci per arrivare alla discesa in campo del Cavaliere, che ama l’Italia, ma che dopo vent'anni telefona in questura per fare in mondo che una ragazza di sua conoscenza non abbia guai con la giustizia, spacciandola, pare, per la nipote di Mubarak mentre nel Paese dilaga la corruzione e cresce la crisi ideologica, politica, sociale, culturale e morale. Insomma, quella di Perry Anderson è un’analisi completa e attenta, che racconta le vicende politiche italiane, e i personaggi degli ultimi decenni inserendoli nel contesto Europeo. Fino all’arrivo di Matteo Renzi, il giovane premier italiano che, come rileva Anderson, ha un'ambizione forse esagerata e sta giocando una partita azzardata nel momento in cui sul suo capo grava la crisi economica che persiste e l’esuberanza ambiziosa del giocatore coraggioso, che rischia di farsi molto male. Un’analisi interessante e molto schietta.

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Solidarietà un'utopia necessaria

di Stefano Rodotà

Appena hai terminato di leggere questo libro non puoi rimanere indifferente perché Rodotà, con la solita competenza e la straordinaria passione civile, ti ha condotto per mano in un viaggio di storia delle idee, dei principi e delle leggi intorno a una parola “Solidarietà”. Dopo l’excursus storico degli ultimi secoli in cui descrive i movimenti e la sostanza ci presenta la situazione in Italia. Nella costituzione italiana il principio di solidarietà, menzionato nel secondo articolo, acquista consistenza nel rapporto con il doppio criterio del carattere fondante del lavoro e della dignità del lavoratore. Collocato nel punto d’incrocio, e di tensione, tra i piani dell'etica, del diritto e della politica, il criterio di solidarietà deve continuamente allargare i propri confini per riempire le forme sempre nuove che assume la politica e se fino agli anni Settanta essa riguarda essenzialmente la sfera dello Stato "d’assistenza" oggi, deve misurarsi con i processi di globalizzazione. La solidarietà è un principio che è sempre vivo e si trasforma in continuazione e al tempo stesso continua ad avere virtù trasformative. Infatti, l’Autore, finisce la sua disamina, sostenendo che la solidarietà diventa aiuto doveroso che uno stato democratico sia tenuto a garantire ai cittadini più svantaggiati e a quanti bussino alle sue frontiere affinché possano avere uguale accesso ai diritti fondamentali di salute, lavoro e decoro di vita. Bisogna, sostiene, percepire la solidarietà come utopia necessaria, desiderio forse irrealizzabile, ma, in ogni modo, speranza fondata sulla consapevolezza che spesso grandi svolte dell'umanità siano iniziate da visioni utopiche nate in un mondo intellettuale rispettato e autorevole. Ti senti incoraggiato, più forte, ma poi accendi il televisore e sei costretto a sorbirti gli sputi xenofobi e razzisti, di quattro politici da strapazzo, dettate da egoismo e utilizzate come fonte di consenso e allora ritorni nella realtà. Anche questo bel libro, come gli altri dell’Autore, si legge con interesse e gradevolezza.

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Giornalismo online

di Davide Mazzocco

Se dovessi suggerire ad un giovane giornalista o ad un blogger, un libro per orientarsi sul web, sicuramente suggerirei questo libro di Davide Mazzocco che raccoglie tutto quello che c’è da sapere sul giornalismo online. Un manuale vero e proprio di istruzioni utile per imparare moltissime pratiche di lavoro sia la terminologia che gli strumenti principali per la gestione di un sito d’informazione. Insomma è uno strumento indispensabile sia agli addetti ai lavori sia a chi è interessato al giornalismo online, infatti, il manuale oltre ad aiutare a conoscere il mondo del web invita ad evolversi cercando nuove soluzioni che i più giovani, non arroccati al vecchio giornalismo, possono e devono trovare. L’Autore rende evidente quello che c’è da sapere sull’informazione condotta sul web che con le trasformazioni avvenute nel mondo dell’informazione e del giornalismo negli ultimi vent’anni, dalle prime testate digitali alla maturazione del giornalismo online e, di recente, radicalmente trasformato con l’avvento dei social media, in conclusione c’é di tutto dagli strumenti necessari, per produrre informazione, alle competenze indispensabili per interpretarla. Molto interessante.

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La regola dell'equilibrio

di Gianrico Carofiglio

Con questo libro ritorna l’avvocato Guido Guerrieri molto cambiato, come dice lo stesso Autore, anche se la sua caratteristica principale, rimane quella di “essere poco incline all’auto giustificazione”. Questa volta l’avvocato sarà chiamato a difendere un magistrato illustre, suo amico di gioventù accusato di corruzione, un giudice in carriera, Presidente del Tribunale del riesame, ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Un collaboratore di giustizia lo sta accusando di aver preso 50.000 euro da un criminale, per "aggiustare" a suo favore il processo. Il giudice prega l'amico di approfondire, anche con mezzi illeciti, la situazione in cui si trova l'inchiesta. Fra mille dubbi e perplessità, Guerrieri, accetta di difendere l’amico magistrato e proprio per indagare sulla situazione, chiama a partecipare, nelle ricerche non proprio lecite Annapaola, ex cronista d'assalto, ora nel ruolo d’investigatrice. L'indagine mette in moto un meccanismo di ricordi, ma nel suo imprevedibile sviluppo pone Guerrieri di fronte a dolorosi dilemmi. Per Guerrieri, che con quest’uomo ha condiviso molte avventure ed episodi divertenti e importanti della sua vita, l’etica della professione viene prima di qualsiasi cosa perché tutti possiamo sbagliare, ma giustificare i propri errori davanti a se stessi significa rompere con la verità e perdere l'equilibrio. La trama è semplice e chiara con un finale non particolarmente sorprendente ma ben costruito. Una lettura che consiglio.

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Biglietto, Signorina

di Andrea Vitali

Ormai, Andrea Vitali, ha preparato i suoi lettori a legarsi a quella parte di provincia italiana che si affaccia sul lago di Como con particolare riguardo a Bellano e paesi limitrofi. In questa nuova storia parla di una bella ragazza che arriva a Bellano, nell’immediato dopoguerra, e riesce a sconvolgere gli equilibri del paese. Parla un italiano incerto ma ha le idee chiare mettendo in difficoltà l’avido e ambizioso vicesindaco, Amedeo Torelli, che sa bene cosa voglia la bella e procace ragazzotta che si chiama Marta Bisovich e a Bellano è arrivata per cercare quel “dottor Nonimporta”, con una bella villa e che ovviamente è un perfetto millantatore che ha un nome differente, non possiede alcuna villa e, però, ha una moglie che lo tiene in soggezione.  Ciò nonostante il premuroso vicesindaco prende la giovane profuga sotto la sua ala protettrice avviandola a diventare una perfetta collaboratrice domestica. Anche in questa vicenda, così come negli altri dello stesso Autore, ci ritroveremo coinvolti in una serie di pettegolezzi ed intrighi bellanesi, tra fraintendimenti, segreti e piccole astuzie che ci condurranno ad un finale pieno di sorprese. Sì, perché Vitali riesce sempre a coinvolgere il lettore consegnandogli, questa volta, un finale da commedia dell’arte.  

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Il gioco grande del potere

di Sandra Bonsanti

Sandra Bonsanti prendendo in prestito la definizione di Giovanni Falcone che aveva definito gli intrecci tra mafia e politica, tra Stato e Antistato "Il gioco grande del potere" e ripigliando in mano i suoi taccuini, le pagine pubblicate e quelle inedite ripercorre insieme con noi, che l’abbiamo vissuta, la recente storia italiana. Un percorso che va da Piazza Fontana a Sindona, dalla P2 a Calvi sotto il ponte di Londra, dai cinquantacinque giorni di Moro alle stragi di Peteano, Bologna e Via D'Amelio per finire con le stragi del 1993. E’ un libro che può consentire, ai giovani di oggi e futura classe dirigente domani, di essere più vigili di noi, contemporanei delle vicende in esso raccontate, e non commettere i nostri stessi errori. L’Autrice poi, intreccia la trama della grande storia con la sua personale tenendo però sempre in evidenza l’Italia dello Stato e dell’Antistato che l’ha sempre insidiato, come il filone piduista che tuttora sopravvive, insediato com’è nei punti strategici della nostra società tenendo conto che molti iscritti alla P2 di ieri sono al potere ancora oggi.  Un lungo racconto con la feccia, già presente nel momento in cui il 27 dicembre 1947 Enrico De Nicola firma la Costituzione, lì rappresentata da un giovane Francesco Cosentino, il suo segretario, che sotto la presidenza Pertini dovette dimettersi per lo scandalo Lockheed (1976) ma, ci racconta la Bonsanti, che fu l’estensore, insieme a Gelli del Piano di rinascita democratica, il grande progetto politico della P2. Si prosegue, quindi, con la massoneria deviata e il neofascismo e poi con mafie di tutti i tipi e poteri finanziari, servizi segreti e criminali comuni, insomma tutta la melma che nel dopoguerra trovò una ragione sociale nella bandiera dell'anticomunismo avvallata dagli americani. Fango su fango c’è da annegare! Illuminante, infine, è la postfazione di Gustavo Zagrebelsky che ci introduce nella zona grigia fatta di “cointeressenze, compromissioni, condivisioni, inquinamenti, trattative e accordi di potere, compiacenze e favoreggiamenti nei confronti di comportamenti illeciti alla ricerca di denaro per comperare la politica e i politici “.  Grazie Sandra!

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Il cacciatore del buio

di Donato Carrisi

In questo libro, Donato Carrisi, ci fa apprezzare l’operato di Marcus un prete senza più memoria. Ha come unico segno del passato una cicatrice sulla tempia risalente ad un colpo di pistola. Suo unico e solo amico è padre Clemente che è anche il suo mentore, la sua guida, chi lo inizia, lo indirizza nel buio, gli procura denaro, appartamenti sicuri e conforto, insomma è il riferimento alla vita attuale. Entrambi appartengono alla Paenitentiaria Apostolica. Sono i profiler della Santa Sede, i detective delle tenebre, i detentori del più grande archivio criminale del mondo. Marcus, quindi, è un penitenziere speciale perché, fornito di un talento innato, riconosce le anomalie e vede il Male dove gli altri non possono neanche immaginarlo. La natura umana, nelle storie che si avvicendano, è studiata a fondo e Marcus è la coincidenza speciale per questo nuovo thriller che si avvale anche di un’altra protagonista, Sandra Vega, una foto rilevatrice della polizia chiamata a registrare i momenti drammatici dei delitti. Marcus e Sandra sono coinvolti in una serie di omicidi per opera di un serial killer le cui vittime sono coppie, ma non solo fidanzati, nel senso di uomo e donna insieme. Nei vari casi si nascondono fatti di cronaca italiana che riescono a creare un’atmosfera di realtà e in cui la caccia all’uomo è una continua lotta contro il tempo e i delitti, diventano sempre più efferati. Sicuramente è un bel thriller e anche se, per me, c’è troppa carne sul fuoco ve lo consiglio.  D’altronde non è facile scrivere una recensione su un autore indiscusso e di successo.

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Il passato è una terra straniera

di Gianrico Carofiglio

Con questo romanzo, narrato in prima persona, Carofiglio ha vinto il Premio Bancarella 2005. In esso racconta una storia verosimile con personaggi credibili e che purtroppo è comune a molte realtà odierne, infatti, tutta la vicenda è costruita sull'ambigua amicizia tra Giorgio, giovane di belle speranze della Bari bene, studente di Giurisprudenza, e Francesco un coetaneo che fa parte di giri particolari e che porta piano piano Giorgio a una discesa agli inferi da lui affrontata in parte inconsapevolmente in parte, al contrario, volontariamente. In contemporanea un altro Giorgio, Chiti, tenente dei carabinieri che viene dal Nord, anche lui segnato dalla vita e da un passato con cui sta ancora facendo i conti, indaga su una serie di stupri che sembra apparentemente non aprire alcuna pista alle indagini. L’Autore, quindi, ci presenta i tre protagonisti come facce diverse e uguali della stessa società, dove la fanno da padrona le insicurezze adolescenziali, la strada verso il successo da raggiungere, pur seguendo percorsi immorali, e le storie familiari con genitori poco presenti. Carofiglio è bravo, scrive bene ma, qui, i suoi personaggi non sono ben rilevati nei loro processi mentali né nei propri conflitti interiori supponendo che, forse, è stata una sua scelta per palesare la decadenza della nostra sociètà. A lettura ultimata ho saputo che dal libro è stata tratta la sceneggiatura di un film diretto da Daniele Vicari. Leggetelo.

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Terre rare

di Sandro Veronesi

In questo nuovo romanzo di Sandro Veronesi ritroviamo Pietro Paladini, il protagonista di Caos Calmo, che dopo le note vicissitudini che lo avevano lasciato vedovo era ritornato a Roma dedicandosi alla figlia Claudia allora decenne. Lo ritroviamo diverso, socialmente ridimensionato, non si occupa più di televisione ma è socio della Super Car, un’azienda di compravendita auto usate, ha una nuova compagna, Diana, madre di due figli, giovane, bella, separata e coatta. E mentre nel precedente romanzo abbiamo un Paladini fermo, letteralmente statico, in macchina o su una panchina davanti alla scuola della figlia, qui non si ferma mai, travolto da ventiquattro ore in cui per lui tutto crolla. Prende 5.000 euro di multa, gli ritirano la patente, perde il cellulare, sua figlia scappa da casa, rompe con la nuova compagna, si ritrova l’ufficio con i sigilli della Finanza è dentro fino al collo in un giro molto pericoloso. Il socio, nel frattempo, è fuggito e adesso tocca anche a Pietro fuggire su suggerimento dello stesso collega che gli lascia misteriosissimi messaggi attraverso un contatto clandestino via Internet. Una fuga, piena di significati metaforici, che ci mostrerà il vero Paladini figlio di un Paese intero aggrovigliato tra corruzione, illusione, consumismo ed eccessi. Ho trovato la vicenda molto interessante con continui colpi di scena e sana ironia. Veronesi è preciso, anche se, in alcuni momenti, sembra lasciarsi andare a digressioni e virtuosismi stilistici che rendono il racconto poco scorrevole. Lo consiglio.

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Giovani promesse

di Martino Gozzi

Quando ho finito di leggere questo libro, mi sono fatto questa domanda: ma cosa voleva dire l’Autore? Non c’è nulla di ben definito né la storia, né l'amicizia, né il tradimento, né la dissoluzione delle famiglie, né il viaggio negli USA, né il ritorno. Tutto ciò è solo abbozzato e la storia in sé non decolla mai, potrebbe essere un romanzo di sport o di formazione cosi come un romanzo di viaggio ma ripeto niente è ben disegnato. E’, comunque, la storia di Emiliano un giovane diciassettenne talento del tennis che vince una borsa di studio per frequentare un'accademia sportiva nei dintorni di New York. Gozzi, perciò, ci racconta un'esperienza autentica, quella dell'adolescenza, vista attraverso il tema del rapporto con i coetanei anche perché il tennista si batte, prima che contro gli avversari, con i propri limiti e le proprie debolezze. In Italia ha lasciato, Bianca, la fidanzatina, una ragazza gracile e misteriosa mentre nel campus incontra Nuke, tennista e dongiovanni in erba che lo inizia a una vita più disinvolta, e tramite lui conosce, specialmente, Camilla che lo seduce provocando la suscettibilità dello stesso Nuke che gli dà una testata provocandogli un infortunio che gli compromette l’uso del braccio e ne segna forse il suo destino. Niente però è svelato dall’Autore che lascia tutto in sospeso, piantando il lettore, a bocca aperta, libero di scegliersi il suo finale.

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Quattro sberle benedette

di Andrea Vitali

Millenovecentoventinove siamo ancora a Bellano con Andrea Vitali. Sta per nascere un bambino, figlio del maresciallo Maccadò che, insieme alla moglie, ha deciso di avere una famiglia numerosa ma preferirebbe che il primo fosse maschio perdi più è molto turbato da un eventuale trasferimento chiesto, prima, con troppa leggerezza. Decide, allora, di prendersi un periodo di congedo lasciando l’ordine pubblico nelle mani del brigadiere Mannu e dell’appuntato Misfatti. Nel frattempo iniziano ad arrivare in caserma le prime sberle simboliche e sleali in forma di strane lettere anonime in rima e riferite, ambiguamente, ad un unico personaggio: Sisto Secchia, un giovane aiutante del prete da poco arrivato a Bellano e che spesso si reca a Lecco per visitare spesso la locale casa di tolleranza. Il brigadiere Mannu e l’appuntato Misfatti danno il via a una lotta senza esclusione di colpi per dimostrare chi indaga migliore controllandosi a vicenda con il Mannu, che dirige il gioco e il Misfatti che lo rincorre a fatica. Il finale è un po’ inaspettato ed anche commovente ma che lascia il sorriso sulle labbra. Andrea Vitali è sempre bravo a raffigurare i suoi personaggi, anche se, questa volta, specialmente all’inizio l’ho trovato poco brillante e un po’ pasticcione.

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Il CAPITALE nel XXI secolo

di Thomas Piketty

In questo corposo saggio, di novecento e più pagine, Thomas Piketty analizza una raccolta unica di dati, ritornando indietro fino al XVIII secolo, per scoprire i percorsi che hanno condotto alla realtà socioeconomica di oggi. Il libro è pregevole perché utilizza metodi di analisi innovativi e rigorosi che vanno dai mezzi di produzione fisici delle teorie di Ricardo alla critica dell'economia politica di Karl Marx con una capatina nella letteratura. Infatti, Piketty, basandosi su una considerevole massa di dati statistici (soprattutto di Francia, Gran Bretagna e Usa) studia la questione della ripartizione delle ricchezze e dell’ineguaglianza, provando a comunicarci la storia della ricchezza e della sua distribuzione. E non è solo una questione di soldi ma riguarda anche gli effetti sulle vite delle persone e per contribuire alla democratizzazione della ricchezza. I suoi suggerimenti sono basati su diverse misure politiche per limitare l'aumento della disuguaglianza, in particolare, la creazione di una tassa globale sul capitale fortemente progressiva, accompagnata da una maggiore trasparenza finanziaria mondiale. L’Autore, infatti, sostiene la tesi secondo cui il sistema, del libero mercato, abbia una tendenza naturale all’incremento della concentrazione della ricchezza e come, nei Paesi sviluppati, il tasso di rendimento del capitale sia stato costantemente più alto rispetto al tasso di crescita del Pil insomma, automaticamente, chi ha patrimoni accumulati, diventa sempre più ricco e distanzia sempre di più gli altri creando, nel lungo periodo, un inasprimento delle ineguaglianze. Un’altra causa delle diseguaglianze odierne sta nel fatto che un’élite di top manager ha creato una spaccatura dal resto della società, conquistandosi la facoltà di fissare i propri stipendi in modo autonomo, senza alcun collegamento con la propria produttività. Ecco perché, Piketty, suggerisce una maggiore trasparenza sui redditi e una ridistribuzione diversa della ricchezza suggerendo di tassare i ricchi molto di più dei meno ricchi. Ho trovato il libro molto interessante, da tutti i punti di vista, e molto attuale, forse un po' prolisso in alcune parti, ma si legge bene.

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Tempesta

di Lilli Gruber

Lilli Gruber continua a indagare sulla storia della sua famiglia grazie alla figura di Hella la sua prozia, infatti, dove finisce Eredità comincia Tempesta. Siamo nel 1941 e Hella, la cui vita è alimentata da grandi ideali politici e personali, si trova a Berlino e assiste alla partenza del suo fidanzato Wastl, dopo una settimana d’amore, per il fronte Russo. Ritornando a casa, sul treno, incontra Karl, un giovane, in fuga dalla Germania e diretto in Sud Tirolo, la piccola regione collocata tra l’Italia e la Germania che, fino alla fine della prima guerra mondiale, ricadeva nel territorio austro-ungarico. Nel suo progetto Hitler ha deciso di annetterla alla Germania e per i sudtirolesi quest’annessione è vista come una specie di liberazione. In modo parallelo, il lettore, si trova coinvolto nelle due storie, quella di Hella che partecipa attivamente al vasto progetto di trasferimento della sua gente dal Sud Tirolo alla Germania e quella di Karl, comunista di origini polacche, un po’ artista e un po’ falsario, che a Bolzano cerca rifugio dalle persecuzioni del Fuhrer. Due vite e due storie che ci mostrano uno scampolo di quel periodo bellico osservato da due prospettive diverse ed in cui molti giovani e meno giovani si trovano davanti alla prospettiva di andarsene altrove e decidere se per loro sia più importante rimanere nella propria patria oppure emigrare. Il libro, come ha rilevato la stessa Autrice, è un appello a trovare il coraggio di ammettere che in ogni tragedia collettiva esiste una responsabilità individuale. Una bella opera che v’invito a leggere.

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Il guardiano del faro

di Camilla Läckemberg

E’ la prima volta che incappo in un libro di questa scrittrice e devo dire che, inizialmente, ho avuto un po’ di difficoltà a collegare le varie vicende familiari poi proseguendo nella lettura, sono stato attirato dagli argomenti e non vedevo l’ora di finirlo per scoprire i vari intrighi ma sinceramente, a fine lettura, non mi sono  considerato completamente coinvolto. E sì che la storia comincia in modo abbastanza promettente con una donna, con le mani sporche di sangue, alla guida di un’auto lanciata, in una notte d’estate, a tutta velocità lungo la strada che da Stoccolma porta alla costa occidentale della Svezia. Annie, questo è il suo nome, sta scappando assieme al figlio di cinque anni in direzione dell’isola di Gråskär nell’arcipelago di Fjällbacka, un posto tranquillo, ma certamente solitario che la gente del luogo preferisce indicare come Gastholmen, per una vecchia storia di fantasmi che la abiterebbero. Le indagini porteranno a galla segreti inimmaginabili che condurranno l’ispettore Patrik Hedstrom e i suoi colleghi a imbattersi in più di un omicidio con un risultato finale tragico e folle. A ogni inizio di capitolo è raccontata, parallelamente, la vicenda di Emelie arrivata nell’isola nel 1870 dopo aver sposato il figlio del padrone del podere dove lavorava. Karl, il suo nome, è il nuovo guardiano del faro, con l’aiutante Julian. Diventeranno quattro, alla nascita di Gustav, ma la vita è tutt’altro che spensierata in quell’angolo isolato dell’arcipelago, popolato di rumori, di voci, di presenze. Non è eccezionale ma si può leggere.

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Il mio nome è Nessuno - 3 L'Oracolo

di Valerio Massimo Manfredii

L’Autore con “Il mio nome è Nessuno” ha scritto due libri “Il giuramento” (nel 2012) e “Il ritorno” (nel 2013) dove si narrano le imprese di Ulisse, a prosecuzione dei classici omerici “Iliade” e “Odissea”. Invece il libro che stiamo esaminando adesso intitolato “L’oracolo” è stato pubblicato nel 1990 e ristampato quest’anno (2014) con una nuova veste grafica e dovrebbe chiudere, ipoteticamente, il ciclo del re di Itaca. La vicenda, di fatto, è ambientata partendo dagli anni Settanta per arrivare ai primi anni Novanta, con protagonisti dei giovani amici che si trovano coinvolti in un’avventura dietro la quale si cela un mito piuttosto reale. Il personaggio principale è Claudio Setti, un ragazzo italiano, che studia archeologia ad Atene nel periodo della dittatura dei Colonnelli e relativa contestazione studentesca. Alla rivolta studentesca partecipa, anche, Heleni Kaloudis, la fidanzata di Claudio, che la notte del 17 novembre del 1973 viene ferita durante la battaglia al Politecnico. Claudio, con altri due studenti in Archeologia, Michel Charrier e Norman Shields, la aiutano a nascondersi nei sotterranei del Museo Nazionale. Quel giorno il loro professor Harvatis, aveva riportato alla luce, coronando il sogno di una vita e aiutato dal suo aiutante, Aristotelis Malidis custode del Museo, un vaso aureo d’inquietante bellezza, raffigurante la profezia dell’indovino Tiresia fornendo così la prova indiscutibile della seconda Odissea terrestre di Ulisse durante il quale aveva interrogato “l’oracolo dei morti”, consegnando al suo aiutante una lettera all’indirizzo di una tipografia di Atene, muore. La notte che i ragazzi conducono Heleni nei sotterranei del Museo scoprono l’antico vaso. Per provvedere alle prime cure della ragazza Michel ritorna indietro a cercare una farmacia ma viene arrestato dalla polizia e, sottoposto a tortura, è costretto a denunciare al capitano Karamanlis gli amici. Heleni viene stuprata e uccisa da Vlassos sotto gli occhi impotenti di Claudio, a sua volta ridotto in fin di vita. In contemporanea appare un misterioso personaggio che si presenta come l’ammiraglio Bogdanos e prende in consegna il ragazzo, dato per morto, e lo aiuta a rifarsi una nuova vita. Dieci anni dopo Michel e Norman ritornano in Grecia per scoprire la verità sulla morte degli amici e fare luce sull’assassinio del padre di Norman. Non racconto il finale per non togliere il diletto di scoprirlo a chi segue le mie recensioni, posso dirvi che io l’ho letto come se fosse un giallo e, non conoscendo i precedenti libri, l’ho trovato interessante e gradevole.

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 Morte di un uomo felice

di Giorgio Fontana

La vicenda che ci racconta Giorgio Fontana, in questo libro, è ambientata a Milano nel 1981. Siamo nella fase più tarda e più feroce, della stagione terroristica in Italia e il protagonista della storia è Giacomo Colnaghi, magistrato che indaga sull’attività di una nuova banda armata, responsabile dell’omicidio di un politico democristiano. Colnaghi, nel suo indagare sul delitto, non cerca soltanto di individuare torti e ragioni, né si accontenta di assicurare i delinquenti alla giustizia ma gli interessa, anche, sapere il perché di certe propensioni e se dietro quelle scelte possa esserci una tensione ideale simile a quella che, quarant'anni prima, ha mosso mani e piedi della Resistenza, nelle cui fila era impegnato il padre Ernesto. A prima vista è un uomo felice ma, nella realtà, è tormentato da dubbi e incertezze che cerca di risolvere con la sua grande fede cristiana cercando di far armonizzare il concetto di pietà e misericordia con il dovere di amministrare la giustizia degli uomini in modo retto e senza dubbi. Il suo motto “Eccezioni sempre, errori mai” generato da un dialogo avvenuto tra Colnaghi e la Prof.ssa Borghi, docente di teologia all’università di Genova, lo accompagnerà sempre. L’efficacia di questo libro sta proprio nel modo in cui l’Autore è riuscito a rappresentare le inquietudini e i pensieri dell’uomo ponendo in secondo piano gli accadimenti anche se il finale scontato mi ha un po’ deluso.

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Il telefono senza fili

di Marco Malvaldi

Quante volte da bambini si è giocato a “il telefono senza fili” dove le frasi passando di bocca in bocca a volte terminavano con un finale illogico? Marco Malvaldi con questo titolo porta all’attenzione dei lettori una nuova avventura dei vecchietti del BarLume di Pineta, località toscana del tutto immaginaria, animati di spirito investigativo, anche se per me è la prima e, oltre a tutto, scopro che c’è stata anche una serie televisiva. Comunque sia, in questa vicenda al centro degli interessi dei vecchietti, ci sono due ex coniugi umbri che hanno divorziato per motivi fiscali e si sono trasferiti nella cittadina balneare di Pineta per aprire un agriturismo. La moglie, Vanessa Benedetti, dopo aver ordinato chili e chili di carne per gli ospiti tedeschi del suo locale, scompare nel nulla. Il telefono senza fili del BarLume è pronto a scommettere che la donna è stata uccisa dal marito. A confermare questa tesi ci specula anche il mago Atlante il luminoso, fanfarone di turno di una tv locale, che dopo qualche giorno viene trovato ucciso. Omicidio o suicidio?  Nel frattempo la Benedetti è ritornata a casa ma un morto c’è davvero e, nonostante tutto, la storia si risolve tra vari colpi di scena mentre diventano protagonisti Massimo, la commissaria di polizia Alice e la moglie del veggente. Se con “Milioni di milioni” avevo avuto una piacevole sorpresa nello scoprire Marco Malvaldi con questo libro ho scoperto gli amici del BarLume che confermano l’opinione positiva che ho avuto dello scrittore. Il libro l’ho trovato gradevole, così come, la scrittura ironica e divertente dei suoi personaggi. Ve lo consiglio.

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Donne

di Andrea Camilleri

In questo libro Andrea Camilleri ci racconta l’incontro con l’universo femminile. Trentanove donne delle quali alcune realmente esistite o inventate dalla letteratura, altre conosciute personalmente e altre ancora, rimastegli nella memoria, a seguito di racconti ascoltati. L’Autore da grande affabulatore qual è intreccia realtà e immaginazione, elaborando ipotesi affascinanti e coinvolgenti ed offrendo al lettore, che rimane trasportato dalle indagini e dalle testimonianze di un Camilleri molto brillante e dalle circostanze, qualche ora di sana ironia. Ho trovato molto interessanti le storie di Antigone e Teodora così come la vicenda di Dante e Beatrice. Non è il libro dell’anno né il migliore, dell’Autore, ma a me è piaciuto e lo consiglio ai miei amici.

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Lamento di Portnoy

di Philip Roth

Questo libro, il quarto di Philip Roth pubblicato in America nel 1969, contiene in embrione gli aspetti che in futuro caratterizzeranno lo scrittore americano. Qui, ci offre un monologo liberatorio rappresentato da un grido di accusa verso quegli elementi conservatori e maniacali del vecchio ebraismo.  Sul lettino dello psicanalista Alexander Portnoy, figlio ribelle di una coppia di osservanti ebrei piccolo-borghesi, analizza tutta la sua vita. Il racconto è caratterizzato da un’infanzia e una giovinezza oppressi da una madre asfissiante di cui è succube come succube è il marito, gran lavoratore ma uomo insoddisfatto che somatizza lo stress in una grave stitichezza. E’ la classica famiglia ebrea piccolo-borghese smontata da un linguaggio scomposto e brillante cui il ragazzo si ribella accostando al fascino per le idee socialiste quello per l’autoerotismo e successivamente la sfrenata passione per i genitali femminili, destinata a scatenare in lui un’interminabile serie di sensi di colpa e complessi edipici in grado di rendere molto conflittuali i suoi rapporti con l'altro sesso. Dallo psicanalista c’era finito quando aveva fatto cilecca nella terra degli avi e che lo avevano fatto riflettere molto sulle sue limitatezze sfociate dalla sua educazione ebreo-americana. Il contenuto, narrato in prima persona dal protagonista, evidenzia il lavoro del grande scrittore che ci offre, altresì, un finale esilarante.  Da leggere.

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Cuore Primitivo

di Andrea De Carlo

In questo romanzo, Andrea de Carlo, utilizzando la tecnica di spostamento della prospettiva, in capitoli alterni, racconta le ragioni e i pensieri dei diversi protagonisti, dando voce ad ognuno di loro grazie ad   un’approfondita indagine psicologica e calandosi nei panni di ciascuno dei protagonisti. La vicenda è ambientata a Canciale, un paesino immaginario posto tra il mare e l’Appennino ligure, dove Mara Abbiati, scultrice di grandi gatti in pietra e suo marito Craig Nolan, famoso antropologo inglese stanno trascorrendo, come ormai succede da sette anni, le loro vacanze estive. Craig sta lavorando al progetto di un libro sui sentimenti più reconditi dell’uomo, Cuore primitivo, dopo anni di viaggi tra le tribù più oscure del pianeta. Mara scolpisce i gattoni di tufo che l’hanno resa famosa, ora che a Cambridge è la moglie ammirata del grande antropologo, che ormai si divide tra libri e tv più che tra viaggi e ricerche. Le giornate scorrono tranquille eppure, improvvisamente, si complicano quando Craig, una mattina, sale sul tetto per controllare da dove sia entrata la pioggia della notte prima, perde l’equilibrio e precipita di sotto, spezzandosi quasi una gamba. La casa è da riparare, insieme alla povera gamba di Craig, e nella disperata ricerca di qualcuno che possa occuparsene entrano in contatto con Ivo Zanovelli, un misterioso costruttore dal fascino indiscutibile, che si offre di riparare il tetto in tempi brevi, a prezzo stracciato ma con dettagli di pagamento un po’ fuori dalla regolarità. Il tetto è riparato in breve tempo ma, nel frattempo, le vicende dei tre protagonisti s’intrecciano palesando il loro lato primitivo e offrendoci un finale con qualche colpo di scena, fuori dagli schemi e dalla legge, ma scontato, considerando l’argomento trattato, per cui il cuore primitivo prevarica sulla ragione.  Si legge bene, anche se, qualche volta, mi è sembrato un po’ ripetitivo.

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Philomena

di Martin Sixsmith

In questo libro c’è la storia vera del figlio del “peccato” messo al mondo da Philomena Lee, fuori dal matrimonio, anche se l'immagine e il titolo di copertina possono trarre in inganno, infatti, il titolo originale in inglese, è “The lost child”. Il piccolo era nato, nei primi anni cinquanta, nel convento irlandese di Roscrea, luogo nel quale le suore, che ospitavano ragazze madri, erano impegnate in modo efficace e redditizio ad affidare i piccoli a famiglie più degne. La vicenda è stata raccolta dal giornalista e Autore Martin Sixsmit dalla figlia di Philomena alla quale la madre, ormai anziana, ha confessato la tragedia che l’ha tormentata, in segreto, per cinquanta anni. Il figlio, di nome Antony, a tre anni, era stato sottratto alle sue cure e inviato in America insieme alla piccola Mary, anche lei ospite del convento con la sua madre naturale, molto legata ad Anthony. Anthony, ribattezzato Michael, ragazzo molto intelligente, in costante conflitto col padre, cresce, si afferma professionalmente e vive una storia di amore omosessuale, non dimenticando mai la madre, sulle cui tracce costruisce la sua esistenza. Il libro, pertanto, parla principalmente della sua vita, dei periodi vissuti da pervertito, dei successi nel lavoro, nel dubbio costante sul motivo dell'abbandono e alla ricerca continua della vera madre. Libro appassionante con prosa giornalistica.

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Dormono sulla collina

di Giacomo Di Girolamo

Questo libro racconta la storia d'Italia degli ultimi quarant'anni, direttamente, rievocati dalla viva voce di chi li ha vissuti. L’Autore, infatti, affida la cronaca degli eventi a tutti quei personaggi che sono morti dal 1969 a oggi dandosi il cambio per raccontarci la loro versione dei fatti. Il 1969 e precisamente la data 12/12/1969, giorno dell’attentato di Piazza Fontana, è indicato, da Di Girolamo, come l’anno zero della storia, decretata dalla morte della verità e precisamente i morti parlanti, non ci raccontano solo il loro tempo ma anche il nostro, o in alcuni casi ci parlano d’altro, questo perché la storia non esiste più e perciò non resta altro che ascoltare le voci dei protagonisti. Chi parla, non sono solo politici, intellettuali, giornalisti, sacerdoti, imprenditori o altri personaggi minori o le molte vittime che ancora oggi aspettano giustizia ma ci sono anche gli oggetti, le date e le situazioni e ambiti particolari che hanno caratterizzato il quarantennio in questione, tutto ciò che dorme sulla collina, insomma, ci fa sentire la sua voce. E’, come riportato nel risvolto della copertina, un omaggio dichiarato all’Antologia di Spoon River e a Fabrizio De Andrè, che dopo aver letto il capolavoro di Edgar Lee Masters scrisse le canzoni di “Non al denaro non all’amore né al cielo” che conteneva, appunto, “Dormono sulla collina”. La differenza sta nel fatto che mentre l’Antologia di Spoon River è una raccolta di epitaffi di un cimitero sulla collina che si riversa sul fiume Spoon, in cui i morti si raccontano nel loro fallimento con un’ottica tutta americana quelle messe in scena da Giacomo Di Girolamo sono storie piene di sarcasmo e sano cinismo. Bello e interessante, l’unica cosa che rimprovero all’Autore e all’Editore è la pesantezza del tomo, ho le mani anchilosate.

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Una piramide di fango

di Andrea Camilleri

Dopo vent’anni di distanza, dalla prima avventura del commissario Montalbano, Andrea Camilleri viene fuori con la ventinovesima e se c’è Montalbano, naturalmente c’è Vigàta in un momento in cui non vi sono le bellissime immagini del mare ma forti piogge, con i loro corsi d'acqua che travolgono tutto quello che incontrano, lasciando dietro distruzioni, detriti e tanto fango. In una di queste giornate un uomo, Giugiù Nicotra, è trovato morto in un cantiere, mezzo nudo, colpito da un proiettile alle spalle. Aveva cercato scampo in una specie di galleria formata da grossi tubi per la costruzione di condotte d’acqua. L’indagine parte lenta e sfuggente, ma ben presto ogni indizio, ogni personaggio, conduce al mondo dei cantieri e degli appalti pubblici. Un mondo non meno viscido e fangoso della melma di cui ogni cantiere è ricoperto. Dalle tracce si comprende che l'uomo in maniera disperata, per sfuggire all'agguato, aveva cercato un rifugio in una sorta di galleria strutturata da tubi di notevole dimensione necessari alla realizzazione di una condotta d'acqua. Ci sono numerosi depistaggi, macchinazioni e false confessioni ma Montalbano capisce subito di trovarsi di fronte ad un caso più complesso e delicato di quanto appaia, solamente la punta di un iceberg. I vari indizi, piano piano, portano il Commissario e i suoi collaboratori a imprenditori collusi, funzionari corrotti e società di comodo. Ancora una volta, però, l’istinto del commissario riesce ad afferrare la chiave che gli aprirà la porta del mistero. Lì dove la fanno da padrone la corruzione, le mazzette, i finti rimborsi, l'evasione delle tasse, i falsi in bilancio, i fondi neri e i paradisi fiscali e dove la piramide di fango appare come la metafora di ciò che è diventata la società in cui viviamo.  

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Il silenzio del mare

di Vercors

Questo racconto, scritto nel 1942 dal disegnatore satirico Jean Bruller che si nascose sotto lo pseudonimo di Vercors, fu fatto paracadutare, da De Gaulle, in Inghilterra per rilevare il patriottismo di cui erano capaci i suoi connazionali. In seguito fu diffuso in tutto il mondo e in Italia fu tradotto da Natalia Ginzburg. In esso si narra di un ufficiale tedesco, Werner von Ebrennac, che s’insedia, durante l’occupazione della Francia, nella casa di un uomo che vive con la nipote. Bello, sensibile e gentile, il giovane militare passa sei mesi nell’appartamento dei due tentando in tutti i modi di conquistarsene la simpatia. Il suo atteggiamento amichevole, i suoi discorsi da artista innamorato della Francia non smuovono lo zio e la nipote. L’Autore rende evidente la muta resistenza di nonno e nipote, che fu la prima forma di opposizione francese all'invasore tedesco, lasciato solo con i suoi monologhi senza mai rivolgergli la parola. Dal canto suo l’ufficiale, un uomo garbato e gentile che indossa quella divisa quasi per caso, che ama la Francia, la sua cultura, i suoi Moliere, Racine, Hugo, Voltaire e, soprattutto, ama quei sentimenti umani che avrebbero potuto aiutare la Germania a diventare un paese grande e puro non tenta con la forza di strappare loro le parole dalla bocca e non pretende mai risposte ai suoi discorsi. L’ufficiale, che nella vita di tutti i giorni afferma di essere un musicista, tenta invece di sedurli con la sua dolcezza e le buone maniere, al punto che quando il racconto uscì in Germania, nel 1948, i tedeschi contestarono il suo carattere eccessivamente delicato per essere credibile. Un piccolo grande capolavoro che vale la pena di essere letto.

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Una finestra vistalago

di Andrea Vitali

La lettura di questo romanzo, che ha portato Andrea Vitali al grande pubblico e ha fatto conoscere il microcosmo di Bellano al mondo intero, mi mancava sebbene la prima edizione fosse uscita nell’agosto del 2003 e devo dire subito che non mi ha deluso.  La storia ha origine decenni prima ma il racconto si snoda dagli anni Cinquanta ai Settanta e ad esso si affiancano vicende minori, quelle di un’Italia uscita dalla seconda guerra mondiale, dello scontro DC–PCI e della nascita di nuovi gruppi di partiti come il PSIUP, cui appartiene Eraldo Bonomi, uno dei protagonisti del romanzo, operaio tessile nel locale cotonificio.  Eraldo, con una rimpatriata in Polesine, s’innamora della bellissima Elena, ambigua e scaltra quanto basta per farsi sposare già incinta, dallo sprovveduto ragazzo di paese. Elena, arrivata a Bellano, riesce a farsi assumere come cameriera e badante dalla ricca Maria Grazia Perdicane, figlia di un imprenditore e moglie di quel Giuseppe Arrigoni che, nel 1951, in occasione dell’alluvione era arrivato in Polesine, per dare una mano, con altri comunisti della federazione di Lecco e aveva avuto un’avventura amorosa con la sua mamma Leacle. Nella storia entrano anche alcuni personaggi che, in quegli anni, avevano grande importanza nella vita di paese come il dottor Tornabuoni, medico condotto e segretario locale del PCI, il parroco, Benito Vitali che, causa il nome, non potrà mai diventare segretario della sede locale del PCI, la “Stopina” che è fatta, morire più volte, il “Biglia”, l’edicolante così chiamato per il suo occhio di vetro e tanti altri ancora. Non può mancare un foresto come, Curzio Castronni, che di passaggio a Bellano lascerà il segno nella vicenda raccontata, così come non scarseggiano i doppi sensi, la pesca di frodo e il contrabbando. Tutte cose che rendono la vicenda viva e interessante. Anche se la storia è un po’ ingarbugliata, è sempre piacevole leggere gli scritti dell’Autore.

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Fine Impero

di Giuseppe Genna

Romanzo particolare, un po’ astruso, è il primo libro che leggo dell’Autore e, sinceramente, dopo la lettura delle prime quaranta pagine mi era venuta la voglia di scagliare il libro dalla finestra ed evitare così di dare in escandescenze, poi, piano piano la curiosità vince e ho ripreso a leggerlo riuscendo, alla fine,  anche a ultimarlo. Il protagonista del romanzo è uno scrittore fallimentare e fallito che vive un insanabile dispiacere: la morte, a dieci mesi, della sua bambina. Dopo aver lasciato, freddamente, la madre della bimba e per far svanire l’accaduto si lascia trascinare dal mondo luccicante dello show business dove incontra uno strano personaggio, da tutti conosciuto come Zio Bubba (è riconoscibilissimo il noto Lele Mora) agente di ragazze e ragazzi pronti a tutto pur di arrivare alla celebrità. Partecipa a feste notturne a base di sesso e droga accanto a Zio Bubba e in una delle tante feste, nella villa del Proprietario, lo scrittore incontra una donna dai capelli biondo cenere. Il suo ingresso in scena crea una fusione tra il momento della vicenda e la narrazione, insomma il periodo diventa unico e continuo ridando, così, un significato completamento diverso al romanzo che diviene più logico. Nella narrazione Milano e la Brianza rappresentano tutta l’indecenza morale e culturale del Paese con evidente riferimento al ventennio berlusconiano con la TV spazzatura, le telepromozioni, i programmi di wrestling, la statuetta del Duomo gettata sul volto del premier, i festini, le orge, la prostituzione minorile e perfino la morte di Stefano Cucchi. L’Autore utilizzando uno stile esagerato, paranoico, articolato e una forma linguistica che aderisce perfettamente alla situazione del fine impero milanese porge, al lettore, l’orlo di un precipizio catastrofico già manifestato.

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Gli sdraiati

di Michele Serra

In questo libro Michele Serra, con il suo ironico incedere, espone le sensazioni che un genitore ha nei confronti del figlio diciannovenne che come tutti gli adolescenti di oggi (a diciannove anni sono ancora adolescenti?) dormono quando gli altri sono svegli, si riposano mentre gli adulti lavorano, lasciano tutto acceso, tutto aperto, tutto iniziato, niente finito. Gli sdraiati, appunto, che si connettono col mondo solo se sdraiati, con le dita impegnate su una tastiera alla ricerca di domande e risposte nel web, mentre altre dita contemporaneamente sfogliano un testo scolastico e altre ancora fanno zapping e frattanto sono connessi con le cuffie di un iPod ma disconnessi con la realtà. Non è facile fare i genitori con siffatti giovani anzi la relazione tra genitori e figli diventa sempre più difficile sfugge giorno dopo giorno dalle nostre mani. Leggendo il libro ho ritrovato il Serra de “L’Amaca” intelligente e a tratti molto divertente e che tra il serio e il faceto invita a riflettere non poco.

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Quale Verità

di Anne Holt

Ancora una volta Anne Holt fa scendere in campo la capitana della sua squadra di poliziotti di Oslo, Hanne Wilhelmsen, e lo fa con una storia che, come sempre, ha qualcosa di diverso e coinvolgente sul piano sociologico. L’ispettrice, in questa vicenda, dovrà scoprire chi ha ucciso quattro persone in un quartiere esclusivo della città nei pochi giorni prima e dopo Natale, una festività che in Norvegia porta con sé le proprie tradizioni e tratta una faida familiare, dove i legami di sangue troppo complicati e troppo scomodi, sono al centro di questo noir. Hanne non solo ci farà conoscere la società scandinava piena di gente ricca e corrotta, con famiglie distrutte da interessi economici capaci di dividere e uccidere, con poliziotti incapaci di resistere alle “mazzette”, con tossici ridotti allo stremo e disposti a collaborare pur di non finire nelle gelide celle del carcere ma ci condurrà per mano fino alla soluzione finale inattesa. Inoltre ci farà conoscere, anche, i segreti più reconditi e le angosce che fin da bambina hanno intralciato la sua vita familiare e quella delle sue relazioni con gli altri, mostrandoci il percorso formativo che la protagonista compie lungo tutto l’arco della sua vita. La trama forse è un po’ ingarbugliata ma il risultato finale ci regalerà una bella storia e un bel libro come da qualche tempo l’Autrice sa regalare. 

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Presagio

di Andrea Molesini

Il filo conduttore della vicenda di questo romanzo è un sogno ricorrente, che nel corso del romanzo subisce una serie di variazioni. Il commendatore Niccolò Spada aspira a capire come il cacciatore, dei suoi sogni, possa vincere un pericoloso leone e dare anche ad un pittore una descrizione veritiera delle caratteristiche fisiche dell’animale. Siamo a Venezia nei giorni immediatamente precedenti e, successivi, allo scoppio della Grande Guerra e il commendatore è coinvolto nell’intimo della vicenda dalla nobildonna Margarete von Hayek, la cui sensualità, dominata in apparenza con incantevole protervia, è però intimamente sfigurata da uno scabroso, indicibile segreto. Lo stesso segreto trasporta il lettore trasmettendogli le stesse pulsazioni dei protagonisti. Peccato che alla fine, il commendator Spada chiarendo i suoi incubi notturni, offrirà al lettore un finale un po’ amaro.

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Le madri salvate

di Colombe Schneck

In questo breve e intenso racconto Colombe Schneck, l’autrice, ci fa conoscere la storia di una sua cuginetta, Salomé. Quando la Colombe decide che chiamerà Salomé la figlia che ha in grembo, inizia ad indagare il motivo per cui sua madre, scomparsa da alcuni anni, le aveva chiesto di assegnare quel nome a una sua bambina. Ripercorrendo le vicende della famiglia materna proveniente da una comunità di ebrei lituani narra che la bisnonna Mary aveva quattro figli: Ginda, Raya, Maša e Nahum. Ginda, la nonna di Colombe emigra in Francia negli anni Venti e si salva. Mentre Mary con tre dei suoi figli viene deportata nel 1943 nel ghetto di Kaunas. E assieme a loro sono deportati Salomé, la figlia di Raya di sette anni, e Kalman, il bimbo di soli tre anni di Maša. Raya e Maša tornano vive, ma i loro due figli no. Muoiono con la nonna. Come è possibile, si chiede Colombe Schneck? La storia della Shoah ci ha insegnato che le madri con figli piccoli venivano eliminate subito insieme ai loro figli perché considerate inadatte al lavoro. L’Autrice assillata dal dubbio vuole scoprire la ragione per cui le madri erano sopravvissute ai due piccoli e questo interrogativo riceverà molte risposte attraverso le testimonianze dei vari sopravvissuti della famiglia, sparsi tra gli Stati Uniti e Israele, fino a che arriva a scoprire la verità. Non si può non leggere questo libro che, nella sua straordinarietà e semplicità, mi ha sconvolto.

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Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti

di Andrea Vitali

Ancora una volta, Andrea Vitali, ci racconta la sua Bellano con i suoi personaggi che si muovono in questa storia. Sono arrivate in paese, all’inizio della Prima Guerra Mondiale, a sconvolgere animi e pensieri le due sorelle Ficcadenti: una Giovenca, bellissima, sensuale e procace, l’altra, Zemia, “un mucchietto d’ossa” che neanche un uomo al buio potrebbe volere. Aprono una nuova merceria la cui insegna recita “Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti”e subito si scatenano curiosità e pettegolezzi. I primi ad agitarsi sono i titolari delle altre due mercerie, preoccupati di vedersi portar via clienti e poi, intorno a loro e alla loro merceria, graviteranno le fantasie, le indiscrezioni, le passioni, l’invidia o l’ammirazione di buona parte del paese. Da dove arrivino le due sorelle e perché siano capitate proprio a Bellano, diventa il busillis di tutto il paese, se poi, a queste curiosità si aggiungono le uscite settimanali della bella Giovenca tutti, si sentono in diritto di fare supposizioni. Lo scrittore, capitolo dopo capitolo, ci mostra la vita precedente di Giovenca seguita da quella attuale fino al ricongiungimento tra esse alla fine del romanzo. L’Autore sa ben narrare ma, questa volta, la storia in alcuni momenti diventa un po’ noiosa e l’insolita accelerazione finale avvalora la mia tesi che anche lui stesso si fosse lasciato prendere dalla voglia di voler finire. Non è il miglior Vitali, anche se è sempre piacevole leggerlo.

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Il gioco di Ripper

di Isabel Allende

Questo libro, nato quasi per caso su iniziativa dell’agente di Isabel Allende, doveva essere scritto a quattro mani insieme al marito, il giallista William C. Gordon. La stessa Allende dice però: «Ci provammo, ma dopo ventiquattro ore fu evidente che il progetto si sarebbe concluso in un divorzio e pertanto lui continuò a dedicarsi alle sue cose ed io mi rinchiusi a scrivere da sola, come sempre.». L’Autrice, perciò, si mette alla prova in qualcosa di più tecnico che non rientra nel suo modo di percepire le situazioni. La vicenda è ambientata a San Francisco, dove, un’astrologa ha annunciato, durante un programma televisivo, un bagno di sangue senza precedenti. Quelle che sembravano parole dette solo per creare curiosità e incrementare gli ascolti diventano presto realtà con la scoperta del primo omicidio, cui ne seguono altri. Amanda, ragazza perspicace e con una spiccata intelligenza, decide di risolvere i casi aiutata dai suoi amici, impegnati come lei in Ripper, un gioco che si svolge on line, in cui ogni giocatore sceglie il personaggio da interpretare. Amanda è molto legata alla madre, Indiana, pur essendo una l’opposto dell’altra. Indiana, che esercita come medico olistico, è una donna libera e fiera della propria vita anticonformista. Rimasta incinta a sedici anni sposa il padre di Amanda, ora capo della Sezione Omicidi della polizia di San Francisco che dopo tre anni divorziano, in questa storia è molto restia a lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, sia con Alan, ricco erede di una delle famiglie dell’élite di San Francisco, sia con Ryan, enigmatico e affascinante ex navy seal, militare addestrato per missioni speciali della Marina Americana, ferito durante una delle sue ultime missioni. Il caso diventa fin troppo personale quando scompare Indiana e ora, con la madre in pericolo, Amanda si ritrova ad affrontare l’imprevisto più difficile che le sia mai capitato e risolverlo prima che sia troppo tardi. Certo non ritroviamo il solito stile della Allende, generalmente perfetto per i suoi romanzi, che in questa storia vacilla e spesso è ripetitivo, ciononostante dimostra grande capacità nel dipingere personaggi, costruire emozioni e ambientazioni, e manifestare una buona quantità immaginativa e tanta fantasia.

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L'orrore economico

di Viviane Forrester

Questo saggio, edito in Francia nel 1996 e in Italia nel 1997, a leggerlo oggi, 2014, si può dire di essere stato profetico, poiché nessuno può mettere più in dubbio la perdita di valore della stragrande maggioranza dell’umanità nei confronti di un’elite sempre più ristretta fatta di superburocrati, banchieri, manager e politici. Viviane Forrester, l'autrice, c’invita a prendere coscienza degli avvenimenti mondiali legati ai concetti di lavoro ed economia, nell'ottica attuale del mercato unico e della disoccupazione. Infatti, ai trionfalismi degli economisti, la Forrester oppone la desolazione del lavoratore che oppresso dalla disoccupazione o dal timore della stessa ne esce umiliato, sottopagato, disprezzato e costretto a cambiare continuamente lavoro se vuole sopravvivere. Ormai non sono più la bellezza, il tempo libero o l'arte che guidano la nostra esistenza, ma è l'economia che predomina. L’Autrice sostiene, nella sua tesi, che per la prima volta l’universo umano è costretto ad essere dominato da un piccolo numero di persone che detiene i poteri mentre gli altri, oltre la loro ristretta cerchia, non hanno alcun valore e sono minacciati, addirittura, della loro stessa sopravvivenza. Oggi i gruppi economici privati, multinazionali, dominano sempre più i poteri dello Stato e i loro manager si riempiono la bocca con “il mercato”, questa parolaccia che io toglierei dal vocabolario, e spesso le economie private controllano il debito degli stati che di conseguenza, ne dipendono e perciò loro tengono asserviti. L’analisi è spietata così come il giudizio della Forrester, anche se a volte, è ripetitiva, ma la lettura è molto interessante soprattutto perché evidenzia il tradimento delle promesse che l'era tecnologica portava con sé. V’invito a leggerlo.

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Più uguali Più ricchi

di Yoram Gutgeld

Quando ho iniziato a leggere questo libro, non sapevo chi fosse l’Autore, poi, man mano che mi addentravo nella lettura, ho incominciato ad interrogarmi su chi fosse questo esperto di politica economica che, proponendo solide raccomandazioni per risollevare le sorti del paese, avanza proposte concrete e all'apparenza persino semplici. Quando ho scoperto che Yoram Gutgeld non è altro che il consigliere economico di Matteo Renzi , allora, sono stato obbligato a certe riflessioni tipo “ma questo da dove arriva? Ha idea di quante votazioni necessiteranno le sue proposte in Parlamento? È consapevole che bisogna revisionare in maniera profonda il bilancio pubblico? Conosce gli interessi lobbistici e i veti incrociati che rendono qualsiasi scelta difficile?” Per carità! Il libro è efficace, di agile lettura e ricco di suggerimenti concreti che spaziano dalla sanità al turismo, dalla regolamentazione del mercato del lavoro alla bolletta energetica, dalle grandi opere al credito alle imprese. Occorre ripartire da zero cambiando il modo di investire abbandonando le grandi opere a favore di quelle utili coinvolgendo, nei processi decisionali, i cittadini, i gruppi d’interesse e gli amministratori locali in modo da combattere la lievitazione dei costi e ripensare ad una diversa distribuzione dei fondi europei. La scommessa del renzismo è proprio quel «Basta con gli alibi» con cui Gutgeld chiude il libro sintetizzando le sue proposte con la formula 30x4 per : far emergere dal sommerso 30 miliardi di euro di imposte oggi evase; ridurre di 30 miliardi la spesa per la macchina pubblica; spostare 30 miliardi di investimenti pubblici e trasferimenti alle imprese; spostare 30 miliardi di spese sociale  dalle pensioni più generose a favore di prestazioni sociali migliorando il livello e la qualità dei servizi sociali soprattutto a favore delle donne e creando nuova occupazione qualificata. Mi auguro che voi lo leggiate e che loro si mettano all’opera per regalarci un'Italia più equa e più ricca.

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Inseguendo un'ombra

di Andrea Camilleri

La storia che Andrea Camilleri racconta in questo libro non si svolge a Vigata o Sfiacca o Montelusa, solo per citare alcuni luoghi della sua fantasia, ma ha origine  a Caltabellotta un paese storico nella Sicilia del quattrocento in cui il 31 agosto 1302 fu firmata la pace fra Carlo di Valois, capitano generale di Carlo II d'Angiò, e Federico III d'Aragona. La firma concluse, di fatto, la prima fase dei Vespri siciliani e delle guerre tra Aragonesi ed Angioini per il possesso dell'Italia meridionale. Protagonista di questa vicenda reale e fantastica ambientata nel quindicesimo secolo è l’ombra, di un uomo inafferrabile che nella vita è stato infinite cose, infinite persone, e poi scomparso svanendo senza alcuna traccia, lasciando aperte infinite possibilità d’interpretazione e d’invenzione. Nel 1465 Samuel Ben Nissim, il protagonista, ha quindici anni, è membro di quella comunità ebraica e il padre, Rabbi Nissim, nutre grandi ambizioni per quel figlio che istruisce anche nella cabala. Il destino, purtroppo, decide diversamente e le circostanze costringono il ragazzo a trovare rifugio in un convento di frati. La giovane promessa diventa un ebreo convertito, disprezzato dalla sua comunità e maledetto dalla sua famiglia, si ritrova con una nuova identità di cristiano. Raggiunge Roma, dove predicherà di fronte al Papa ottenendo enorme fama grazie alla forza della sua parola e della sua scienza ma il destino gli prepara una nuova ed imprevista sciagura. Cambia ancora nome e diventa quel Flavio Mitridate che insegna a Pico della Mirandola i segreti della cabala e le lingue orientali. All’interno dello stesso libro Camilleri ci racconta come casualmente si sia imbattuto in questa storia, di essersi incuriosito e come, agguantato il desiderio di sapere, incomincia ad inseguire quell’ombra inventandosi questo romanzo. L’Autore servendosi di fantastiche ricostruzioni ci spiattella questa bella storia attraverso la sua affabulazione e ci tiene agganciati, piacevolmente, per qualche ora a questo personaggio realmente vissuto.

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Diario di scuola

di Daniel Pennac

In questo libro l’Autore, ex cattivo alunno, racconta la sua metamorfosi da somaro a insegnante offrendoci una sua analisi ricca di intelligenti e partecipate riflessioni sulla scuola, vista dalla parte di chi avanza con fatica e senza eccessive pretese da grande educatore. Pennac si muove tra la paura dei ragazzi con scarsa volontà e bassa resa, attraversando il terrore che li attanaglia quando, davanti agli insegnanti, presentano la loro sconfitta che potrebbe diventare definitiva nella loro vita collocando in primo piano la sua esperienza personale. Divenuto insegnante, infatti, ha saputo affrontare il terrore e comprendere ogni alunno in difficoltà e di conseguenza è riuscito ad aiutarlo a guarire dalla paura. Lo fa con ironia e chiarezza e ci obbliga a riflettere sulle sofferenze che la scuola può infliggere ai ragazzi in una società così precaria e deprimente come la nostra, sempre più guidata dalle regole di un mercato globale incontrollabile in cui prevale il rischio della disoccupazione. Secondo me ogni insegnante dovrebbe leggere questo libro che non ha pretese di trattato pedagogico, ma piuttosto è un pamphlet necessario per capire il perché il somaro è somaro, starà poi all’insegnante trovare il metodo per cercare di recuperare i devianti. L’Autore, nel finale, asserisce che il metodo non basta perché manca qualcosa che non si può pronunciare in una scuola, in un liceo, in un’università, o in tutto ciò che le assomiglia, "una parolaccia" sconveniente nella pedagogia contemporanea: l'amore. Io posso solo invitarvi a leggerlo non da esperto, la mia carriera d’insegnante è stata breve, ma da ex operatore del settore posso dire che non giova a nessuno abbandonare chi ha difficoltà di apprendimento.

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La nostra gang

di Philip Roth

In questo libro, Philip Roth, prendendo spunto da un discorso tenuto, da Richard Nixon, nell’aprile del 1971 a San Clemente scrive un romanzo satirico uscito più di un anno prima dello scandalo Watergate e appena ripubblicato da Einaudi. Il Presidente statunitense, in quell’occasione, dichiarava «L'aborto è una forma inaccettabile di controllo della popolazione» Roth ne approfitta per smontarne tutti i procedimenti retorici fino a raffigurarlo come un personaggio sui generis nocivo che finisce, addirittura, per sfidare Satana in una contesa elettorale per la guida dell’Inferno. Non so cosa abbia spinto l’Autore ad evidenziare il falso linguaggio di Nixon, il suo populismo, i suoi tic e la sua corruzione morale. Roth ci presenta, infatti, un Presidente razzista e anti-democratico, sempre pronto a dissimulare la menzogna adoperando una satira spietata, grottesca e perfino volgare. Un libro che non sembra scritto da Philip Roth che emana odio e irriverenza in ogni capitolo e perfino nel titolo, per carità è un romanzo brillante e divertente ma sicuramente non all’altezza di altri libri dello stesso Autore.

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Considera l'aragosta

di David Foster Wallace

In questo libro scopriamo una raccolta di dieci saggi di David Foster Wallace, scritti tra il 1994 e il 2005, e di cui uno di essi “Considera l'aragosta”, dà il titolo all’intera raccolta. Chi ha dimestichezza con l'aragosta mediterranea (palinurus elephas), può trovarsi in inganno con la foto della copertina ma l’aragosta di cui si parla è l’homarus americanus, un crostaceo strettamente imparentato con l'astice europeo l’homarus gammarus. I dieci saggi trattano gli argomenti più svariati che uno possa immaginarsi come gli oscar del cinema porno, la comicità di Kafka, la biografia della tennista Tracy Austin, il viaggio a fianco di un candidato alle primarie repubblicane, il festival dell'aragosta del Maine, la recensione di un dizionario sull’uso della lingua inglese, un punto di vista sull’11 settembre, un commentatore radiotelevisivo e perfino Dostoevskij. Quello che stupisce il lettore non è la varietà degli argomenti e il modo con cui, l’Autore, riesca a parlarne spigliatamente ma la sua capacità di farlo appassionare alle diverse circostanze. Con la sua scrittura, per me che lo leggo per la prima volta, inedita e originale, infarcita da lunghissime note e richiami vari, DFW mescola arguzia giornalistica, pazienza da narratore instancabile e accortezza da saggista spregiudicato, offrendo una prosa non solo particolare ma principalmente ironica e accattivante anche se la lettura, in alcuni casi diventa impegnativa. Alla fine, posso dire, che non c’è un argomento inutile e ve lo consiglio.

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Viaggio nella vertigine

di Evgenija Ginzburg

Questo libro, definito uno dei testi più importanti del Novecento, narra le disgrazie patite da Evgenija Ginzburg deportata politica all’epoca di Stalin. Il racconto autobiografico fa rivivere i suoi lunghi anni di peregrinazioni per le prigioni moscovite, infatti, trascorse prima due anni nella prigione di Jaroslavl’ in condizioni di vita estreme, soffrendo la fame e il freddo, poi fu deportata nella Kolyma, Siberia orientale, iniziando un vero e proprio calvario, che la ridussero più di una volta in fin di vita. Evgenija, però, riesce a sopravvivere e sconta per intero la sua pena, dieci anni, al termine della quale le viene imposto l’obbligo di soggiorno a vita nei territori della Kolyma. Solamente dopo la morte di Stalin cominciò un percorso differente e gradatamente fu riconosciuta innocente e riabilitata, dopo oltre vent’anni di sofferenze. Evgenija, pur perseguitata nella fede politica quanto negli affetti familiari, ha saputo conservare la propria dignità e non smarrire mai le proprie convinzioni lasciandoci questa testimonianza drammatica degli orrori dello stalinismo. Chi desidera conoscere la tragedia delle purghe staliniane e del Gulag non può fare a meno di leggere questo capolavoro letterario che raccoglie le terribili esperienze biografiche e psicologiche dell’autrice in tutta la loro cruda autenticità e immediatezza e scritto con un linguaggio molto emozionante e ben marcato. Veramente un bel libro che merita il successo internazionale raggiunto.

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La congiura contro i giovani

di Stefano Laffi

Stefano Laffi, in questo libro, fa un'analisi della situazione dei ragazzi di oggi che i nostri governanti da strapazzo hanno definito, approssimativamente, come choosy, bamboccioni, fannulloni e senza valori, cercando di spiegarne i motivi. Questi ragazzi sono davvero così? L’Autore si chiede quali politiche abbia messo in atto la gerontocrazia al potere e usa il termine “Congiura” per svelare il mondo che gli adulti hanno creato per i loro figli, la scuola cui li mandiamo, quello che gli abbiamo comprato, quello che ci aspettiamo da loro e quello che gli chiediamo non è adatto ai giovani.  Gli adulti si dicono preoccupati per i giovani, ma contemporaneamente li lascia fuori dalle decisioni e dal mondo del lavoro, li protegge ma non concede nulla spingendoli verso l’indifferenza e la solitudine. I giovani vivono la condizione più drammatica, quella del "futuro negato" e chiedono più spazio mentre l’adulto non vuole cedere nessuna posizione perciò la responsabilità è di questi ultimi che non accettano il cambiamento. Ecco nel libro, l’Autore, parla di tutto ciò avendo sperimentato, come ricercatore, il mondo dei ragazzi e sostiene che sia arrivato il momento di rimettere in circolazione i diversi saperi, ricollegare le generazioni e tutti insieme affrontare il presente per costruire un futuro migliore e superare l’impasse in cui si trova la nostra società. Molto interessante, bisogna leggerlo!

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Ogni cosa è illuminata

di Jonathan Safran Foer

Quando finisci di leggere, questo libro, tiri un sospiro di sollievo e dici: nonostante tutto mi è piaciuto. Se mi chiederete il motivo, dirò subito che è un libro particolare che in certi momenti rasenta l’incomprensibilità dovuta per l’ostinazione nel ricercare l'innovazione linguistica o per puro esercizio stilistico. Il lavoro del traduttore, la giovane guida Alex, che fatica a parlare inglese usando una lingua distorta e scolastica, invece che far sorridere è in certi momenti veramente incomprensibile. La vicenda in sé è interessante, narra di un giovane Ebreo statunitense, Jonathan, che si reca in Ucraina alla ricerca di Augustine, la donna che salvò la vita a suo nonno durante le deportazioni naziste. Ha con sé una fotografia che ritrae Augustine con suo nonno. Nel suo viaggio è accompagnato da una guida locale, appunto Alex, con il quale stringerà presto amicizia, dal bizzarro nonno dello stesso Alex, che sostiene, di essere cieco ma che in realtà ci vede benissimo e dall’altrettanto particolare cane Sammy Davis Junior Junior. Nel villaggio fantasma, raso al suolo, di Trachimbrod incontreranno Lista una delle amanti di Safran, il nonno di Jonathan, che è l’unica sopravvissuta alla devastazione perpetrata dai nazisti, la quale racconterà loro la morte di sua sorella Augustine. Il libro, lontano dagli schemi classici della letteratura, nasconde una realtà ben più grande e intima. Tutti conservano un loro segreto, una lacrima trattenuta, un dolore che non è riuscito a superare o affrontare. La vicenda, poi, è avviluppata con la storia di Brod, antenata di Jonathan, nata in modo incredibile mentre i suoi genitori morivano cadendo con tutto il loro carro nel fiume. Brod è adottata da un usuraio, poi, alla morte di questi, sposa un uomo che, a causa di un incidente in segheria finisce per diventare violento. E’ un peccato non leggerlo ma ci vuole tanta pazienza e onestà intellettuale.

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La creatura del desiderio

di Andrea Camilleri

Diciamolo subito: Camilleri è bravo! Ormai tutti lo conosciamo sia che racconti le gesta del “suo” Montalbano sia le storie allocate in Sicilia sia altre storie come quella raccontata in questo libro. Questo racconto ha come base una reale passione amorosa, spinta fino all'ossessione e alla follia. Il protagonista è uno tra i più celebri pittori della Vienna d’inizio Novecento, Oskar Kokoschka, mentre lei Alma Mahler, è la bellissima vedova di uno dei maggiori compositori della modernità. Una relazione scomoda, intensa e scandalosa che come tutti gli amori di questo tipo non avrà altro destino che la fine e una volta terminato il pittore deciderà di andare in guerra come se la scelta dovesse essere la sua sentenza di morte.  Camilleri, da abile e raffinatissimo narratore qual è, e per farci apprezzare meglio la vicenda s’inventa un salto indietro di molti secoli fino ad arrivare all’Euripidea Elena che non era un doppio, ma una copia perfetta, parlante e ragionante come l'originale e che nemmeno suo marito Menelao, quando va a riprendersela a Troia, si accorge di avere a che fare con una copia, un simulacro. Pertanto nel momento in cui Kokoschka, consapevole di aver perso definitivamente Alma, decide di farsi costruire e modellare, a sua immagine e somiglianza, una bambola si troverà davanti ad un simulacro. E' follia. Pura follia. Alma rivive al suo fianco fino al sorprendente gesto catartico finale. Una storia reale di cui si può far fatica a credere ma che Camilleri ci riporta con grande partecipazione e con l’abituale efficacia.

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La Paura e altri racconti della grande guerra

di Federico De Roberto

In questa raccolta curata da Antonio Di Grado, a cent’anni dall’inizio della grande guerra, troviamo una serie di racconti, sull’argomento, di Federico  De Roberto. Il primo in cui c’imbattiamo è La paura, secca e angosciante e quasi teatrale sintesi dell’orrore della guerra di trincea, in unità di tempo, di luogo, d’azione e la cui morale è che l’interesse collettivo abbia la preminenza su quello individuale, e che rifiutando questa gerarchia l’individuo si condanni all’autodistruzione. Il tenente Alfani, incapace di un gesto totale di ribellione, fa così sfilare e morire uno ad uno i suoi uomini e di cui il lettore è informato del proprio terrore dal racconto che ognuno di loro ci porge nel proprio dialetto. Nel Rifugio troviamo la storia di un disertore e della sua fucilazione raccontata da un ufficiale che casualmente viene ospitato e rifocillato dai genitori del soldato fucilato. La retata è, invece, una divertente burla in cui un soldato racconta in romanesco di come, caduto nelle mani del nemico, riuscì a sua volta a catturare un intero plotone austriaco inventando decine di manicaretti che avrebbero costituito, secondo lui, il “rancio” delle truppe italiane. Gli austriaci, increduli all’inizio, si fanno via via sedurre dal racconto straordinario dell’italiano, fino a decidere di disertare e di seguirlo. Infine nell’Ultimo voto il capitano Tancredi ha per missione di informare una bella contessa del decesso del suo eroico marito. Dopo solo poche settimane apprenderà con amarezza del matrimonio tra la vedova allegra e un imboscato. Un’interessante lettura.

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Kitchen Confidential

di Anthony Bourdain

Questo libro, scritto da Anthony Bourdain, racconta la vera storia della carriera dell'autore che rompendo quella che era una delle regole non scritte dell'ambiente delle cucine professionali parla del lavoro del cuoco, duro e sporco, e di tutto quello che accade dentro le cucine con episodi estremi e totalmente sproporzionati se paragonati alle consuetudini della vita normale. Bourdain partendo dal primo contatto con i sapori veri racconta la sua vita "culinaria" che l’ha portato a vagare per le cucine di diversissimi ristoranti in America ma perfino in Giappone. Perciò le protagoniste del libro sono le cucine dei ristoranti con i loro odori, i loro ritmi, le relazioni, il gergo dei cuochi, i sacrifici, rivelando tutti i segreti e le sconcezze del mondo della ristorazione. Sono racconti autobiografici di lui chef che inizia la sua gavetta in un ristorante sulla spiaggia dove per la prima volta si rende conto che nella ristorazione ci vuole soprattutto disciplina, puntualità senza assenteismo e facendo tutto alla perfezione e velocemente. Il libro diviso in sei parti viene presentato come un menù, partendo subito con l’antipasto passando poi per i primi piatti, i secondi e terzi, i dessert e l’immancabile caffè e sigaretta. Dire che il libro è divertente e accattivante significa svalutarne la scrittura che è chiara e molto spigliata tanto da non annoiare  mai . Ve lo consiglio.

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Il quaderno perduto di Pirandello

di Giovanni Parlato

In questo romanzo, Giovanni Parlato, ci narra una vicenda insolita che inizia con il ritrovamento, a Bonn, di un vecchio quaderno con una novella inedita del dodicenne Luigi Pirandello. Il vecchio quaderno finisce nelle mani di un editor, il protagonista, esperto sull’argomento, perché aveva preparato la propria tesi di laurea sul grande drammaturgo, che vi riconosce la calligrafia di Pirandello giovane. L’editor, che è anche l'Autore, sostiene di essersi imbattuto, in questa novella, in sua nonna Fofò, che inspiegabilmente, è la protagonista dello scritto pirandelliano. La novella, datata 1879, è la prima ed è anche incompiuta. Perciò il romanzo non è altro che il racconto della sua continuazione e ci offre un elegante gioco e scambio di ruoli tra finzione e realtà dell’editor, che medita una truffa letteraria, e lo spirito del giovane drammaturgo che vuole rendere concreto i personaggi rimasti appena tratteggiati della sua prima opera. Il lettore si trova, involontariamente, dentro un’atmosfera pirandelliana e un finale degno di tale nome.  Bello! Sia per lo stile colloquiale che per la struttura.

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Moscerine

di Anna Marchesini

In questo libro, Anna Marchesini, ci presenta nove racconti che hanno per protagonisti dei “non vincenti” ed in cui padroneggiano la fragilità e l’imprevedibile. Nove racconti, comici e divertenti, ognuno con il suo personaggio, o meglio, dove ogni personaggio ha la sua storia.  L’attrice/scrittrice osserva e racconta questi soggetti quasi invisibili con il linguaggio del teatro, dove la letteratura diventa, essa stessa istrionismo a volte umoristico altre volte drammatico o surreale insomma scrive come mangia cercando di rendere grandi le cose piccole.  La difficoltà del lettore nasce proprio nel non avere le capacità teatrali della Marchesini perciò si perde tra gli intrecci di questo linguaggio e per cui i racconti non decollano mai e il senso della descrizione si esaurisce troppo spesso nella ricerca dell'ordine delle parole, nei facili contrasti e nello stupore che dovrebbe provare nel suo gioco pirotecnico di parole e spiritosaggini. Sicuramente sentiti dalla viva voce dell’Autrice, i racconti risulterebbero di tutt’altro tono ed efficacia. Lo suggerisco a chi conosce la verve e l’ingegno di Anna Marchesini al quale è difficile resistere.

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L'ombra del bastone

di Mauro Corona

Questo libro, di Mauro Corona, pubblicato nel 2005 ha un prologo, non si sa se realmente o per esigenze della storia, in cui uno sconosciuto ha consegnato all’Autore in dono un vecchio quaderno contenente il manoscritto e ritrovato fortuitamente.  L’Autore si limita a riportarlo così com'è, correggendo qualche frase qua e là, intervenendo per tradurre in lingua italiana quelle forme dialettali incomprensibili a chi non è friulano e integrandolo con il prologo e l’epilogo. Il protagonista è Severino Corona detto “Zino”, di professione contadino che professa anche la zootecnia con capre, pecore e mucche con relative attività casearie e, tutta la vicenda, si svolge nei primi del novecento tra le montagne di Erto, paese d’origine della famiglia dello scrittore. Suo socio nell’attività casearia è Benvenuto Martinelli detto “Raggio” divenuti amici per la pelle ma che una donna riuscirà a metterli in conflitto. Sullo sfondo c’è, la mitologia montanara, alimentata da eroi come Nacio Baldo, capace di uccidere un asino con un pugno o streghe come Melissa, l’ignoranza e la miseria dei montanari e il vizio del bere. La storia è avvincente e attira, subito, il lettore conquistandolo. Si legge con piacere.

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Basta Piangere!

Storie di un'Italia che non si lamentava

di Aldo Cazzullo

Quello che dice Cazzullo, in questo libro, è un'esortazione a scuotersi dal vittimismo predominante in questi ultimi tempi ed è rivolta ai giovani nati negli anni 80-90. Infatti, l’Autore dice “Un adolescente dell’Italia di oggi è l’uomo più fortunato della storia. Anche se nato in una famiglia impoverita dalla crisi, ha infinitamente più cose e più opportunità di un ragazzo di qualsiasi generazione cresciuta nel Novecento”. Poi sciorina un lungo elenco di cose che i nostri nonni hanno desiderato come le case riscaldate, illuminate, con il bagno e l’acqua corrente o che la generazione precedente non si poteva permettere o non conoscevano come andare al mare, in campeggio, in discoteca, all’estero su voli low cost, ai fast food o nei ristoranti etnici dove mangia piatti esotici. Un po’ come aveva fatto, con altro piglio, Francesco Guccini nel suo Dizionario delle cose perdute. Continua, poi, dicendo che la gioventù di oggi ha la tv a colori con decine di programmi a qualsiasi ora del giorno e della notte, un computer connesso con il mondo intero, il telefonino con cui scaricare qualsiasi canzone o film immaginabile, una varietà di social network per ritrovare i vecchi amici o entrare in contatto con gli sconosciuti. Non c'è dubbio che i nostri figli hanno accesso a cose che prima, naturalmente, non c'erano cioè computer, play station, cellulari. Io che sono un po’ più vecchio di Cazzullo posso dire che sì è vero che noi abbiamo avuto meno cose rispetto ai nostri figli, ma non è vero, come invece dice lui, che loro abbiano anche più opportunità, la cosa mi ricorda Berlusconi che negava la crisi economica dicendo che i ristoranti erano pieni. Non bisogna confondere il progresso con l’opportunità perché l’ultima generazione sta patendo la mancanza di futuro, è la mancanza di settori nuovi, i giovani si scoprono delusi per non riuscire a fare il lavoro per cui hanno studiato. Secondo me, sessantottino com’è stata definita la mia generazione, i giovani non solo si devono lamentare ma devono lottare per non farsi togliere quello che, faticosamente, i loro padri hanno conquistato e solo una decina di anni fa si stava tutti meglio. Aggiungo che chi oggi ha il culo nella panna certe cose non li potrà mai capire, oppure fa finta di non capire, anche se i loro nonni hanno fatto la guerra e a loro è stata raccontata.

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Chi muore prima

Massimo Gardella

Ambientato nella campagna pavese questo giallo di Massimo Gardella racconta una serie di suicidi di studenti dello stesso istituto scolastico trovati impiccati nel giro di pochi giorni e senza una motivazione apparente, diventando in breve tempo un caso mediatico. Ad indagare su queste morti troviamo l’ispettore Remo Jacobi, costantemente afflitto dal senso di colpa per la prematura morte della figlia e il conseguente divorzio dalla moglie. Si sente uno sconfitto, non ha nessun hobby e dopo il lavoro trascorre il tempo libero a casa in compagnia del silenzio di suo padre. Invece il suo vice, Antonio Borghesi, è animato da entusiasmo ed energia che solo l’inizio di una promettente carriera può conferire e che in realtà conduce l’indagine in modo parallelo se non addirittura in concorrenza con il suo capo ormai arrivato al massimo della sua carriera e che non vede l’ora di andare in pensione. I due poliziotti interrogano sia il personale della scuola frequentata dai ragazzi sia le loro famiglie, alcune affrante, altre arrabbiate e anche indifferenti, evidenziando anche l’abisso esistente tra i ragazzi e i loro parenti più stretti. Il racconto non si limita a un’incalzante narrazione che insegue il tanto atteso finale, ma si sofferma su una delicata analisi di ciò che si nasconde dietro i personaggi, in particolare l’ispettore Jacobi tanto che il romanzo è più d’introspezione alla Svevo che un vero e proprio giallo tale da non avere una vera e propria soluzione.  La prosa di Gardella appare abbastanza lineare, asciutta e a tratti anche piacevole ma non mi ha, completamente, coinvolto forse anche perché è il primo romanzo che leggo dell’Autore.

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Se muore il Sud

di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

Con questo libro Stella e Rizzo hanno voluto indagare sulle responsabilità di quello che realmente è l’Italia meridionale con un’analisi appassionata e senza peli sulla lingua. Riportano fatti, numeri, storie e aneddoti e senza fare sconti ai filibustieri politici e imprenditoriali del Nord e inchiodando alla loro responsabilità tutta la classe politica ingorda e inconcludente che pare quasi non accorgersi della catastrofe che trainerebbe nel baratro non solo il sud ma l’intero paese. Quello che emerge è che il Sud sta morendo la mia amata regione, la Sicilia, nelle classifiche delle regioni Europee è ultima per infrastrutture e per competitività, penultima per occupazione femminile (appena il 34%), terzultima per occupazione (42,6%). In Italia, la Sicilia, è agli ultimi posti in tutte le classifiche, tranne che in quella degli stipendi dei politici dell’Ars, e anche per la qualità della vita le città siciliane occupano sempre gli ultimi posti delle classifiche. Gli Autori basano la loro inchiesta su dati di cronaca, di costume, statistici. Rilevando che nonostante i fiumi di denaro che sono stati dislocati, il Sud invece di crescere è arretrato e molti di quei denari sono stati gettati al vento, spesi per arricchire cricche politiche e il malaffare.  Ancora adesso la società meridionale non è costruita per favorire la crescita, non investe e non pensa alle nuove generazioni, anche se c’è una parte di Sud, che funziona come l’imprenditore che ha consegnato i lavori finiti, con un anno e mezzo di anticipo, del tratto di autostrada Salerno - Reggio Calabria, i fratelli Finocchiaro di Harmont & Blain, i Polaretti che hanno invaso il mondo e solo in Corea ne vendono 18 milioni. Bella la storia dei due trentenni pugliesi che con i soldi di un progetto aggiudicato alla Regione Puglia, anche se 42 banche gli hanno sbattuto le porte in faccia, con la loro caparbietà hanno trovato chi ha finanziato il loro sogno dell’aereo ultraleggero, il primo al mondo, così come nella stessa regione si costruisce il nuovo Boeing 787. Bisogna avere fiducia "i ragazzi e le ragazze del mezzogiorno devono avere la possibilità di uscire allo scoperto, perché abbiamo costruito una società che non va bene per i giovani, invece noi dobbiamo offrire la possibilità ai migliori di venir fuori e giocarsela". Certo, i due giornalisti, non danno soluzioni né hanno la bacchetta magica, ma il loro è un appello accorato rivolto alla nostra classe dirigente, che dovrà farsene carico, perché se affonda il Sud, affonda anche l’Italia.

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I padroni del mondo

di Luca Ciarrocca

Questo saggio di Luca Ciarrocca, ci introduce nel mondo della finanza e ci fa conoscere gli innominati protagonisti indiscussi che lui ha classificato come banksters (banchieri gangster) e che si elevano a capo degli organismi finanziari più potenti e più ricchi del mondo. Non nomina mai il solito pubblicizzato Club Bilderberg né l’utilità o meno dell’euro né le scelte governative ad esso collegate. Evita, in parole povere, di schierarsi tra gli anti-europeisti ed anti-euro che di recente ispirano tante forze politiche che ritengono ciò il toccasana universale, al contrario, Ciarrocca punta decisamente su quei ventinove organismi definiti, Too Big To Fail (troppo grandi perché possano fallire), che si sono impossessati dei profitti prodotti dal sudore e dal lavoro di decine di milioni di lavoratori, ma anche degli aiuti di stati, di cui finiscono, automaticamente, col dettarne la politica. La quantità di dati che l’Autore cita è impressionante e non ci fa conoscere soltanto gli investimenti e le speculazioni sui diversi tipi di raggiri finanziari come derivati, subprime e tutte le bolle speculative che animano i mercati azionari ma anche i fenomeni di riciclaggio di denaro sporco. Insomma una marea di monnezza che ha trascinato con sé l’intero sistema economico e finanziario e da cui non si sa come uscirne. L’Autore, nel finale, propone alcune soluzioni che possano riequilibrare la disastrosa situazione e ridimensionare molto il potere dei banksters. Si tratta del sistema “Positive Money” elaborato dagli economisti Andrew Jackson e Ben Dyson e ce ne fa conoscere i principi fondamentali.  Una rivoluzione che sta dalla parte della gente che lavora e dell’economia reale, un’utopia. Un libro bello, interessante e che riesce benissimo a far capire i motivi della crisi del sistema capitalistico e le eventuali strategie per uscirne. Molto interessante.

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Atlante delle isole remote

di Judith Schalansky

In questo insolito atlante, Judith Schalansky, inserisce una cinquantina di piccole isole sparse nel mondo, molte inospitali, quasi irraggiungibili o disabitate, alcune con un fascino paradisiaco, altre sedi di spietate prigioni o di basi militari inquietanti e ce li racconta in maniera virtuale.  Sono quelle isole che, essendo parecchio lontane dalla terraferma, sono purtroppo escluse dalle carte geografiche ufficiali, quasi come se non esistessero. O se gli va bene, sono accatastate una sull’altra ad un’estremità della mappa, tralasciando dettagli a quanto pare poco fondamentali come le reali coordinate geografiche. Fra di esse ne troviamo qualcuna più nota, per esempio Sant’Elena o Rapa Nui/Isola di Pasqua altre associate ai nomi degli scopritori come Magellano e Cook altre ancora sono completamente sconosciute. Judith Schalansky, dichiarando da subito che si tratta di isole «dove non sono mai stata né mai andrò», ci fa visitare questi luoghi remoti sperduti negli oceani senza farci muovere da casa e di ognuna di esse ci fa conoscere la posizione e qualche particolarità. Infatti, di ognuna delle isole esaminate ci racconta una propria storia che ne svela l’anima e l’angosciante solitudine di un punto imprigionato dalla vastità degli oceani. E’ il libro ideale per chi ama i libri ma più di tutto per le fantasie che essi sprigionano.

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Cosa tiene accese le stelle

di Mario Calabresi

Un po’ in ritardo sulla data di pubblicazione ho letto questo libro primo perché racconta storie di Italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro” e poi perché ero rimasto un po’ deluso della tesi sostenuta da Andrea Scanzi nel libro “Non è tempo per noi- Quarantenni: una generazione in panchina” era desideroso di sentire un altro quarantenne. Mario Calabresi è un quarantenne che per di più non ha avuto una fanciullezza facile, che dice di aver scritto il libro per «capire se il declino e il pessimismo siano una condizione cui noi italiani non possiamo più sottrarci, per scoprire se sotto la superficie della paura e del cinismo esistano ancora energie fresche, speranze di cambiamento e passioni da far emergere». Gli Italiani illustri di cui ci racconta non sono solo anziani come Umberto Veronesi o Giuseppe Masera ma ci fa conoscere anche il cuneese di montagna, Loris Degioanni, che le grandi società informatiche in California si contendono. Certo nessuno può negare che la prospettiva che l’oggi delinea alle giovani generazioni con la disoccupazione che ha raggiunto vette impensabili, ma neanche si può correre dietro alle illusioni e chiacchiere che ci offre la televisione.  L’Autore, nel libro, si mette in gioco, offrendo la sua autobiografia professionale e indica il sentiero che porta verso l’ottimismo e la fiducia perché c’è posto per tutti, bisogna abbandonare il pessimismo del “non si può fare” e, anche se non si diventerà famosi, possono farcela tutti. La volontà deve far tornare, i giovani, a coltivare le proprie passioni, per ritrovare la forza di lottare per ottenere più libertà e benessere. Ecco cosa tiene accese le stelle per Mario Calabresi. Lo consiglio a tutti i giovani che hanno ancora voglia di sperare e credere nei propri sogni in un momento così difficile per il nostro paese.

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Il Fotografo di Auschwitz

di Luca Crippa e Maurizio Onnis

Luca Crippa e Maurizio Onnis ci raccontano la vera storia di Wilhelm Brasse che a 23 anni, nel 1940, era finito nel lager di Auschwitz. La sua colpa era che pur essendo di origine austriaca da parte di padre, ariano biondo come piaceva agli invasori nazisti della Polonia, non aveva voluto unirsi a loro. La sua patria era la Polonia e non intendeva diventare complice dei persecutori dei suoi connazionali. Brasse era un bravo fotografo, aveva imparato il mestiere da uno zio, e poiché alla burocrazia nazista occorreva certificare i numeri e i volti dello sterminio il prigioniero polacco gli risultò utile perciò fu incaricato di documentare tutti gli internati che arrivavano nel campo di sterminio. Così riesce a sopravvivere per cinque lunghi anni grazie al suo lavoro. Nel piccolo studio fotografico all'interno del lager sfilano oltre 50 mila persone. Ebrei, zingari, polacchi. uomini, donne e bambini. Esseri umani i cui sguardi raccontano il dolore, la rassegnazione, la ricerca di un perché a una mostruosità che è al di fuori da qualsiasi logica. I giorni procedono tutti uguali guardando e annusando la puzza di morte che regna nel lager. Brasse, il cui fine ultimo era uscirne vivo, si impegna nel suo lavoro  tacendo, abbozzando e resistendo ai tentativi di “conversione” al nazismo. Verso la fine, partecipa alla resistenza contro i nazisti e riesce a salvare le sue foto, che dovevano essere distrutte per eliminare le prove dello sterminio, offrendo alla Storia il riconoscimento della sofferenza di milioni di persone. Una volta libero, all’età di 27 anni, non riuscirà mai più a fotografare nulla perché nell’obbiettivo vedrà sempre gli sguardi delle vittime di Auschwitz. Scritto in modo semplice ed in prima persona chi lo legge ha la sensazione di essere accanto a Brasse e ai suoi compagni di lavoro, di provare le stesse ansie e paure, di sentire la rabbia soffocata di fronte all’ingiustizia. Da leggere

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Non è tempo per noi

Quarantenni: una generazione in panchina

di Andrea Scanzi

Andrea Scanzi, in questo libro, erigendosi a portavoce dei quarantenni fa l’analisi del come e perché la sua generazione sia arrivata alla scarsità di ideali e coscienza, rimproverandola.  Così egli stesso ammette: «La mia generazione non ha perso, ma solo perché non è scesa neanche in campo» insomma non assolve la propria generazione, la critica molto duramente e quantunque ne avesse le potenzialità, ha deciso di rifugiarsi nell’ozio più totale perché ci si trovava molto bene e che nei momenti decisivi ha sempre voluto pareggiare e stare in panchina, quando invece avrebbe dovuto giocare dando il meglio di sé e magari perdere, ma almeno provarci. Il libro si snoda tra gli eventi, le tendenze, le mode, i simboli e gli oggetti che hanno influenzato la formazione dei ragazzi cresciuti negli anni Ottanta. Ragazzi attratti da icone o miti che non hanno nulla di rivoluzionario ma posti più verso la rassegnazione che alla protesta. Quando accade che qualcuno se ne voglia assumere la responsabilità e rappresentarne gli interessi, come per esempio uno Jovanotti o un Renzi, per Scanzi, sono dema­goghi, opportunisti e ina­de­guati.  Non so cosa dire ma penso che la partita per questi panchinari sia incominciata e un esempio è proprio lo stesso Autore che avendo scelto come lavoro la critica e le chiacchiere guadagni molto di più di un ricercatore malpagato a mille euro al mese o di un insegnante o meglio ancora muratore, contadino insomma un lavoro vero no? Ha ragione lui, chi andrà avanti sarà il solito furbo, l’opportunista e lui ne è un degno rappresentante.

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La festa dell’insignificanza

di Milan Kundera

Insignificanza! Che cos’è? Ce lo dice Milan Kundera L’insignificanza, amico mio, è l’essenza della vita. E’ con noi ovunque e sempre. E’ presente anche dove nessuno la vuole vedere: negli orrori, nelle battaglie cruente, nelle peggiori sciagure. Occorre spesso coraggio per riconoscerla in condizioni tanto drammatiche e per chiamarla con il suo nome. Ma non basta riconoscerla, bisogna amarla, l’insignificanza, bisogna impara ad amarla. […]. Respiri questa insignificanza che ci circonda, è la chiave della saggezza, è la chiave del buonumore.” Nel libro si festeggia proprio l’insignificanza della vita vissuta dalle persone e delle loro scelte, sia essa di personaggi comuni e senza storia ma anche quella di grandi personaggi storici come Stalin e Chruščёv che Kundera fa comparire nel testo. L’Autore costruisce un’ironica presa in giro dei suoi personaggi, togliendo attendibilità alle convinzioni più inattaccabili e creando nuovi modelli come, per esempio, il fascino che provocano certe ragazze che esibiscono l'ombelico. Lo scrittore è convinto che ogni volta che s’imponga una moda, l'erotismo riscrive la sua vitalità adeguandosi. C’è in queste poche pagine la dimostrazione che l'insignificanza domini la società attuale e, citando Hegel, ricorda che "solo dall'alto dell'infinito buonumore, puoi osservare sotto di te l'eterna stupidità degli uomini e riderne". Ed è una festa amara e triste. 

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Il desiderio di essere come TUTTI

di Francesco Piccolo

In questo libro, Francesco Piccolo, rivisita gli ultimi quarant'anni della sua storia personale in cui ha desiderato essere come tutti, cioè appartenere al gruppo di tutti quelli che lottavano per un mondo giusto, intrecciando gli anni della sua formazione con i fatti che hanno segnato la vita pubblica del paese.  Insomma un esercizio di memoria conoscitiva in cui gli avvenimenti privati dell’Autore e quelli pubblici corrono paralleli e si fondono gli uni negli altri. Fondamentale è stata la scelta di essere comunista che, nel corso degli anni presi in considerazione, sono stati segnati da avvenimenti eccezionali come il rapimento di Moro, il craxismo, la morte e i funerali di Berlinguer, per arrivare al ventennio berlusconiano. L'evoluzione del Partito Comunista Italiano è vissuta, dall’Autore, prima come una colpa per poi riscattarla con l'impegno da militante. Con ironia, poi, alterna al suo travaglio politico, pagine di vita sociale con divagazioni letterarie e cinematografiche. Il risultato è un bel libro che però, qualche volta, sconfina nella prolissità.

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Storia di Karel

di Antonio Pennacchi

Ero rimasto particolarmente affascinato da Canale Mussolini che quando ho visto la nuova opera di Antonio Pennacchi l’ho desiderata vivamente ma quando ho iniziato a leggerla, mi sono ritrovato davanti a una sterzata inattesa dell’Autore. La storia è ambientata nel 2099 e anche questa volta ci troviamo in una colonia, un pianeta, collocato agli estremi confini della galassia. Vista l’ambientazione dico subito che non è un libro di fantascienza perché già quando il lettore legge che il luogo si chiama Colonia capisce che anche qui c’è l’influenza dell'epopea della bonifica e delle città di fondazione. Colonia doveva rappresentare la testa di ponte per il grande balzo in avanti ma il progetto era fallito ed era stata abbandonata a se stessa, la Federazione smontò il Varco da cui sarebbero dovute sbucare dall'iperspazio le astronavi e rimpatriò nei pianeti d'origine le migliaia e migliaia di tecnici e coloni che aveva portato fino lì e se ne andò. Rimasero un manipolo d’irriducibili concentrati nel minuscolo centro urbano ai limiti del deserto, costretti a obbedire alle regole della Federazione e immersi in un’esistenza sempre piatta animata, di tanto in tanto, dal periodico arrivo di qualche circo da quattro soldi atteso con ansietà non solo dall'intellettuale Karel ma dall’intera comunità. La svolta inattesa arriva con un evento casuale che mette in moto l’inarrestabile macchina del progresso e per la Colonia le cose non saranno più come prima. Il futuro prospettato con brevi capitoli scritti in modo semplice, però, è più che altro un passato remoto prospettatoci nelle medesime modalità diventando così una riflessione sul passato dove il tutto è rappresentato, non con metafore, ma riprodotto con gli stessi nomi. Non sono rimasto deluso solo perché Pennacchi non si limita a descrivere il danno che l’uomo ha fatto alla madre terra e a rimpiangere il passato ma si colloca nella direzione progressista dando fiducia alle giovani generazioni.

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Banchieri

Storie del nuovo banditismo globale

di Federico Rampini

In questo libro, Federico Rampini, parlandoci della profonda crisi economica mondiale del 2008, addossa tutta la colpa ai banchieri definiti dallo stesso “i grandi banditi del nostro tempo”. A questo errore del sistema bancario avrebbe dovuto seguire un’inversione di tendenza da parte delle istituzioni di controllo e degli Stati, ma i loro servitori hanno, in realtà, ritenuto opportuno rimpinguare con generose iniezioni di liquidità le banche a rischio di tracollo permettendo così, ai grandi banditi banchieri, un profitto aggiuntivo.  In sintesi è questo il fulcro del libro e Rampini non ha né peli sulla lingua né paura di affermare le sue idee. In Italia, il salvataggio delle banche, è avvenuto nel momento in cui monta la rivolta dei forconi, dei disoccupati, dei nuovi poveri, dei piccoli imprenditori falliti vittime della crisi e indebolita di subire vessazioni, tasse, imposte e cui le banche chiudono le porte in faccia. L’uso di capitoli brevi, da parte dell’Autore, rende la lettura fluida, comprensibile ed evidenzia molto bene reati e colpevoli tanto da far maturare nel lettore un ribrezzo permanente.  Non ho certezza di quanto afferma Rampini ma, alla sua denuncia, egli fa seguire suggerimenti sulle iniziative da prendere per cercare di migliorare la situazione economica e politica. "Se rinasco - confessa l’autore - in un’altra vita vorrei insegnare l’economia ai bambini. Perché crescano armati degli utensili giusti, perché nessuno li possa ingannare con il linguaggio dei tecnocrati”. Io v’invito a leggerlo.

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Il bordo vertiginoso delle cose

di Gianrico Carofiglio

Gli esperti chiamano questo tipo di libri”romanzi di formazione” dove si assiste a un ritorno ai luoghi dell’adolescenza per comprendere chi si è diventati. Dietro la storia del protagonista, si nasconde il dramma di Enrico Vallesi autore di un solo libro e in perenne blocco creativo tanto da accettare, dal proprio editore, di scrivere autobiografie per conto terzi come personaggi famosi incapaci anche a scribacchiare. Una mattina mentre sorseggia un caffè al bar ha un flash improvviso apprendendo, dal quotidiano a disposizione dei clienti, l’uccisione di un ex compagno di scuola durante una rapina a mano armata. E’ il passato che ritorna, Enrico Vallesi prende il primo treno che lo riporta a casa, da Firenze, dove vive da anni, a Bari. Tornare a casa significa ritrovare gli anni più importanti della vita. La narrazione così procede alternando il passato da giovane studente al presente in cui il protagonista rivede quel passato con gli occhi da adulto con piacevoli, ma anche spiacevoli sorprese percorrendo quel “bordo vertiginoso delle cose”, da una citazione di Robert Browning, segnato da quei limiti che per alcuni rimangono invalicabili mentre altri li superano con facilità. Questa volta l’Autore usa un linguaggio essenziale, asciutto privo di fronzoli tanto che il lettore arriva alla fine senza accorgersene. Da leggere.

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Hooligans e Ultras

di Davide Lava

In questo libro Davide Lava, sociologo e scrittore, ci aiuta a comprendere aspetti e punti di vista particolari, tipici di due gruppi di tifosi, gli Hooligans e gli Ultras, che con le loro azioni violente, contro la legge, mettono a rischio la vita di chi va allo stadio. La prima parte è dedicata agli Hooligans rappresentati, da sempre, dalla classe operaia e che in occasione delle partite della loro nazionale si fondono in un unico raggruppamento con manifesta peculiarità che sfocia nel nazionalismo più becero. Il tifo dei supporters inglesi è spontaneo e solitamente non si serve di striscioni, come quello degli ultras, ma solo di canti. Gli Ultras Italiani, invece, si caratterizzano in sinistra e destra e coinvolge tutte le classi sociali in modo eterogeneo scimmiottando il mondo politico di attinenza. Ho trovato il libro interessante dal punto di vista storico e sociologico anche se è un po’ datato, forse per averlo letto solo adesso, mentre i dati si riferiscono a prima del 2000 e da allora sono cambiate molte cose di cui qualcuna, nel libro, era stata prevista.

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Di Ilde ce n'è una sola

di Andrea Vitali

Chi è abituato a leggere i racconti di Andrea Vitali troverà la solita quotidianità di Bellano. Questa volta l’incipit alla vicenda è dato da una carta d’identità trovata da un bambino di otto anni, Raffaele, vicino alle acque pericolose dell’Orrido il fiume dove l’acqua è fredda gelata. La carta d’identità misteriosamente è priva di foto, il padre di Raffaele, quando se la trova tra le mani, per evitare una cattiva figura, dovuta alla leggerezza della moglie che l’ha lasciato andare da solo in un luogo pericoloso, decide imbucarla nella cassetta delle lettere all’ufficio postale. Incomincia così il viaggio del documento che passa dalla sacca del postino alla scrivania del maresciallo, dal comune di Bellano a quello di Fino Mornasco, dove tale Ilde Ratti, nata nel 1938, è residente. Il marito Oscar, oppresso dalla situazione di cassaintegrato e con una moglie nervosa ed insoddisfatta, chiamato dall’anagrafe comunale per la restituzione della carta d’identità della moglie, rinvenuta a Bellano, diversi chilometri distanti dal paese dove vivono. Seguendo il filo della carta d’identità smarrita, Oscar, arriva al presunto compagno di gita a Bellano di Ilde. I due s’incontrano e davanti ad un brasatino, un litro di rosso mai esaurito, un grappino via l’altro, galeotte le gite e balle varie risolvono la questione con un lieto fine, nella calda estate Bellanese. Partendo da una piccola vicenda e con la solita ironia, Andrea Vitali, riesce ancora a farci trascorrere un paio di ore con il sorriso sulle labbra.

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Storia delle terre e dei luoghi leggendari

di Umberto Eco

A leggere un libro di Umberto Eco c’è sempre da imparare qualcosa e in questo corposo volume, riccamente illustrato con bellissime immagini, viaggiamo insieme all’Autore nei luoghi che, come scrive nella prefazione, «ora o nel passato, hanno creato chimere, utopie e illusioni perché molta gente ha veramente creduto che esistessero o fossero esistiti da qualche parte». Un percorso piacevole ed interessante attraverso testi antichi e moderni, fumetti e romanzi che hanno rappresentato la formazione alla lettura di tutti noi, plasmando in una certa misura la nostra sensibilità nei confronti del fantastico. Terre, quindi, che non esistono, ma che non è da escludere che siano esistite in qualche forma, come Atlantide o Shamballa o come il paradiso terrestre o quella del Prete Gianni. Un libro insomma che parla di illusioni e che nell’ultimo capitolo, con una veloce incursione negli infiniti luoghi romanzeschi che hanno affascinato scrittori e lettori di ogni epoca, ci fa riassaporare i classici dell’immaginazione come: Ventimila leghe sotto i mari o Alice nel paese delle meraviglie, i Viaggi di Gulliver o il Deserto dei Tartari e giù, giù fino alle terre di Tolkien. La lettura è impegnativa ma piacevole ed erudita e poi ha una guida eccezionale.

 

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Una stella incoronata di buio

di Benedetta Tobagi

Questo libro, dedicato alla strage di piazza della Loggia a Brescia, non è soltanto un resoconto storico ma è anche un viaggio letterario condiviso con alcune persone sopravvissute alla tragedia in special modo con Manlio Milani definito, affettuosamente, dall’Autrice “lo zio comunista” e che in quel tragico attentato ha perso la moglie Livia Bottardi. Il loro amore spezzato brutalmente fa da sfondo e ripercorre la storia di questa strage impunita. Un libro inchiesta che ricostruisce sia le articolate trame del terrorismo neofascista, con relativi depistaggi, sia le testimonianze e le emozioni delle persone ascoltate. Inoltre l’Autrice, non solo ha presenziato alle ultime fasi processuali ma, con un lavoro da certosino, ha riesaminato tutte le fasi precedenti che le hanno permesso di raccontare ciò che avvenne prima dell’attentato, durante e soprattutto tutto quello che, trentasei anni di indagini e processi, ha dato come risultato finale, il nulla. Nessun colpevole, nessun mandante, nessun complice.  Tutti Assolti! Un libro da leggere, non solo, per il lavoro svolto da Benedetta Tobagi, ma anche per la sua capacità di ricostruire i tratti culturali e gli stili di vita di quell’oscuro periodo che ha visto spesso rappresentanti dello Stato ostacolare il corso della verità storica.  Lo consiglio a tutti.

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Milioni di milioni

di Marco Malvaldi

Questo romanzo ha un inizio ironico e cinico contemporaneamente ma poi, a poco a poco, si trasforma in una storia articolata e complessa fino ad assumere le caratteristiche di un giallo coinvolgente. La vicenda si svolge a Montesodi Marittimo, un paesino nell’entroterra toscano, dove ci sono più galline che abitanti.  Qui un giorno arrivano Piergiorgio e Margherita, uno genetista e l’altra filologa, inviati dall’università per scoprire una curiosa peculiarità degli abitanti del luogo, una forza anomala, tanto da essere definito “il paese più forte d’Europa”. Durante la loro permanenza, una fitta nevicata isola il paese e contemporaneamente viene ritrovata cadavere l’anziana maestra che ospita Piergiorgio. Quando il medico del paese sta per redigere il certificato di morte, proprio Piergiorgio gli fa notare alcune petecchie negli occhi della defunta, e si dice certo che siano state causate da soffocamento. La signora, quindi, non è deceduta per cause naturali. Tutti gli abitanti del paese hanno un alibi, tranne Piergiorgio, il quale, non ha un movente apparente.  Trovatosi, così tra gli indiziati, per scagionarsi dalle accuse comincia a interrogarsi e interrogare e in poco tempo si troverà coinvolto in una faccenda complicatissima, tra faide centenarie, parentele di nome e di sangue. Il tutto è abbellito dal gergo toscano, dalla fantasia e da argomentazioni incredibili, tanto da risultare, alla fine, un libro piacevole e divertente.  Come primo libro che leggo di Marco Malvaldi devo dire che è stato una piacevolissima sorpresa.

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Lettere luterane

di Pier Paolo Pasolini

Questo libro, pubblicato nel 1976 dopo la morte di Pier Paolo Pasolini avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, raccoglie gli articoli pubblicati, dalle colonne del "Corriere della Sera" e del "Mondo" dal marzo all'ottobre 1975.  La prima parte è composta di uno scritto pedagogico destinato a Gennariello, un immaginario ragazzo napoletano in cui analizza le "fonti educative" del ragazzo e ne evidenzia gli errori e gli orrori, le armonie e le disarmonie, passando in rassegna il linguaggio pedagogico delle cose, i compagni, i genitori, la scuola, la stampa e la televisione. Nella seconda parte, invece, Pasolini attacca con foga questo povero mondo in rovina e con fare provocatorio alterna a ragionamenti lucidi, veri scatti di sdegno. Il problema centrale che affronta è l’interpretazione complessiva dei fenomeni e propone un grande Processo alla classe politica italiana ed in particolare ai “gerarchi democristiani”. Li accusa come responsabili morali della «degradazione antropologica degli italiani», trasmigrati nel giro di una generazione dalla campagna alla città, provocando la crisi dei valori umanistici e popolari e abbagliandoli con il consumismo senza aver creato prima un’organizzazione sociale seria. In questi scritti abbiamo davanti un Pasolini in rivolta che si sente estraneo dal mondo in cui vive ma che non smette di guardarlo e di osservarlo per indicarne le sopraffazioni.  Un Pasolini illuminante sulla realtà in cui viviamo e molto attuale. Da leggere.  

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Resistere non serve a niente

di Walter Siti

Quando ho letto Cosa Grigia di Giacomo di Girolamo, avevo avuto molto chiara la visione di quella zona di contiguità, con imprenditori e politici che, in precedenza, si avvalevano della vicinanza a Cosa nostra per portare avanti i loro disegni criminali. In questo libro anche Walter Siti si cimenta nella spiegazione di questa, ormai, famosa “zona grigia” in cui il nostro Bel Paese appare ben inserito in quel mondo globale e senza regole della politica corrotta e dell’economia internazionale in cui prevalgono il dominare e la ricchezza. A differenza del Di Girolamo il Siti ci inserisce anche una storia d’amore sconclusionata tra Tommaso un ragazzo di borgata, ex obeso e oggi broker affermato, e Gabry, un´olgettina bella, spregiudicata, perversa e ricattatrice. Così Siti riesce a vincere il premio Strega alla faccia, anche, di Roberto Saviano che in ZeroZeroZero aveva documentato brillantemente e in modo avvincente gli intrallazzi della finanza mondiale e la loro violenza. La storia qui raccontata dall’Autore è stata impostata in modo abbastanza malizioso rappresentandoci il protagonista come uno spregiudicato e ricco uomo d'affari ma anche come uno sfigato e violentatore di bambine che non riesce mai a elevarsi. Operando in questo modo riesce a tenere incollato il lettore e resistere fino alla fine.  Resistere, però, non serve a niente, come dice lo stesso Autore, perché questa lettura mi ha dato ben poco.

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Viaggio in Italia

di Johann Wolfgang Goethe

In questo libro riviviamo una delle esperienze fondamentali della vita di Goethe e dell'intera cultura del suo tempo. Un'esperienza che coinvolse tutti i suoi sensi, proprio i monumenti dell'antichità, che aveva sempre studiato, e il paesaggio mediterraneo parlarono, infatti, al suo cuore, fino ad ispirargli una nuova concezione di bellezza. D’altronde si è parlato e scritto tanto su questo viaggio e non è la mia recensione a far propendere qualche amico verso la lettura di questo libro e niente di eccezionale posso trasmettere a chi sta leggendo. Posso dire che Goethe partito nel 1786 e dopo aver visitato alcune città dell'Italia settentrionale, la Sicilia e Napoli, si stabilì a Roma dove rimase fino al 1788 per dedicarsi allo studio dell'arte, dell’'architettura e la letteratura della Grecia, di Roma e del Rinascimento. Il libro non è altro che l'insieme degli appunti di viaggio che Goethe andava raccogliendo giorno per giorno ma sopratutto è frutto di una riflessione sul viaggio stesso, sul senso che doveva avere nelle intenzioni e che ebbe nella realtà. Del resto uno dei motivi principali che lo avevano indotto a fuggire da Weimar era stato il desiderio di trovare altri stimoli, di dare nuovi orizzonti alla sua vena poetica e di entrare in contatto con l'arte e la cultura italiana. Goethe non si limitò solo a dipingere, a scrivere ma studiò molto la botanica e si mescolò tra la gente come, per esempio, nel carnevale romano, descritto molto bene, ma di cui dice che: «Bisogna averlo visto per perdere del tutto la voglia di rivederlo. Descrivere questa baldoria è tempo sprecato!». Insomma Goethe, in questo viaggio, studiò i fenomeni geologici e mineralogici, stilò appunti sulla vita popolare, sul clima, sulle piante, eseguì più di mille disegni di paesaggio e ne è valsa la pena leggere questo mattone. Belli e interessanti infine ho trovato, in questa edizione, sia il saggio di H. von Einem che il Ringraziamento a Goethe di Hermann Hesse.

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La banda Sacco

di Andrea Camilleri

In questo libro di Camilleri non troviamo il solito Montalbano ma una storia, quella vera e romanzata, della famiglia Sacco. Siamo a Raffadali, in provincia di Agrigento, e la vicenda inizia con la vita di Luigi Sacco che, dalla seconda metà dell’Ottocento, con la sua operosità e bravura nell’arte dell’innesto del pistacchio, da misero bracciante agricolo a giornata, e con l’aiuto dei figli, riesce ad accrescere il suo patrimonio familiare. Riscattati dalla schiavitù del bracciantato, e seguendo l’esempio del loro padre, i fratelli Sacco si presentano come persone oneste e laboriose, hanno raggiunto una certa agiatezza, lavorando con coscienza e, non dimentichi delle iniziali difficoltà, non negando aiuto ai più bisognosi. Come uomini liberi, d’idee socialiste, hanno il senso dello Stato ma la loro vita cambia quando una mattina il capofamiglia riceve una lettera anonima. Luigi Sacco non ha esitazioni e denunzia le richieste estorsive ai carabinieri, che però si trovano disorientati perché è la prima volta che qualcuno, in paese, ha il coraggio di denunziare la mafia, tutti preferiscono accettare e tacere. I Sacco, d quel momento, si trovano costretti a difendersi sia dalla mafia sia dalle forze dell’ordine. Viviamo nel primo ventennio del Novecento e il fascismo, in ascesa a livello locale, trova spesso appoggio in elementi della mafia. I Sacco, costretti a darsi alla macchia e a reagire con le armi agli attacchi mafiosi, sono presi di mira dal prefetto di ferro Mori, perché Mussolini aveva deciso di debellare la mafia per rafforzare il proprio prestigio, marchiati come la famigerata “banda Sacco” e sottoposti a un processo dall’esito ovviamente scontato. In carcere, però, conobbero Umberto Terracini e Antonio Gramsci e Terracini che, in particolare, s’interessò alla loro storia e, dopo la caduta del fascismo, si adoperò per la loro liberazione. Sono passati quarant’anni, siamo nel 1962. Troviamo in questo libro Andrea Camilleri arrabbiato che, consultato tutte le carte, scritti familiari, atti del processo, ci fa vedere come la mafia non solo ammazza, ma è pure capace di condizionare e di stravolgere, trascendendo da questa vicenda locale, la vita di intere famiglie nella Sicilia di ieri e di oggi. Forse, il libro, non è all'altezza degli ultimi romanzi storici ma fa passare un paio d’ore riflettendo sui soprusi ancora purtroppo presenti nella realtà siciliana.

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Chi ti credi di essere?

di Alice Munro

Non avevo mai letto niente di Alice Munro e spinto dalla curiosità di leggere qualcosa sulla vincitrice del premio Nobel, per la Letteratura 2013 mi sono imbattuto in questa frase dello scrittore statunitense Jonathan Franzen «Leggete tutto di Alice Munro, ma per cominciare leggete Chi ti credi di essere? Sì, cominciate da quello». Di che cosa parla il libro posso riassumerlo dicendo che è composto di dieci brillanti racconti autonomi collegati, tra loro, seguendo la vita di un personaggio principale, Rose, dall’infanzia alla maturità e con andamento cronologico ma che si aprono anche a ritorni nel passato. La capacità di tutti i racconti vive nella dialettica di Rose che riesce a farci conoscere ogni personaggio con la semplicità con cui si presenta al lettore. Quello che scaturisce è l’immagine di una donna costantemente alla ricerca di se stessa, all’interno delle numerose esperienze di vita che attraversa, sia dal punto di vista professionale che affettivo in una provincia caratterizzata da operai abbruttiti dal lavoro, pettegolezzi e personaggi dalla mentalità ristretta. Alice Munro ne esplora in profondità i comportamenti umani e la vita.  Così, il lettore, segue la fuga di Rose dal suo borgo e ci porta nei suoi mondi, nel grande territorio del Canada, e nelle sue tante metamorfosi esistenziali. La seguiamo di città in città, fino al ritorno a casa che la riconcilia con le proprie origini.

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L'isola dei monaci senza nome

di Marcello Simoni

E’ il primo libro che leggo di questo giovane scrittore e devo subito ammettere che Marcello Simoni ha realizzato una bella storia affascinante in grado di suscitare la partecipazione del lettore. La vicenda, ambientata nel luglio del 1544, narra di quando l'armata del corsaro ottomano Khayr al-Dīn Barbarossa pone sotto assedio le coste dell'isola d'Elba volta a trovare il giovane Cristiano d'Hercole, cresciuto sotto la protezione del principe di Piombino Jacopo V Appiani, per convincere il padre del ragazzo, Sinan il Giudeo, a rivelare il nascondiglio del Rex Deus, una reliquia in grado di minare le basi della cristianità. Un oggetto che vuole lo stesso Jacopo V Appiani, in combutta con la Loggia dei Nascosti, di cui fa parte il temibile inquisitore Saverio Patrizi. Tutta la storia, perciò, ruota attorno a questo segreto e anche i lettori sono trasportati dagli sconvolgimenti che li accompagneranno fin dall’avvio. Sicuramente la lettura è piacevole e lo stile semplice e scorrevole, mantiene un bel ritmo che man mano trasporta fino alla fine con sempre maggior interesse.

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Enigma di Ferragosto

di Andrea Vitali

L’Andrea Vitali di questo libro è inconsueto, primo perché si cimenta in un giallo, definito surreale da lui stesso, e poi perché si presenta in coppia con un altro Vitali il maestro Giancarlo che trasforma la sua opera “Vetrina del Tempo”, degli anni '70,  nel paradigma del racconto. La vicenda ha come protagonista il medico Attilio Savonara, scapolo per scelta, che lasciato il soddisfacente lavoro in ospedale perché stufo della tirannia dei primari, decide di andare a lavorare in una condotta medica di un paesino sul lago di Como. Una storia semplice di una persona che vuole vivere in modo tranquillo e che invecchia senza rendersene conto. Settantenne e mandata via l’ultima amante, nel giro di poco tempo, si alimenterà solo del peso dei tempi andati. Un cambiamento importante, però, è dietro l’angolo ed è rappresentato dall'incontro con un uomo, Ippolito, un assistente di studio d'avvocatura, specializzato in cause civili dalla forte personalità, che ha bisogno di confidarsi e che riesce ad intrigarlo.  Infatti, Attilio aveva confessato ad Ippolito il suo pensiero o, il mistero, che dir si voglia, dell'orologio della sua casa paterna fermo alle ore quattro meno dieci e di cui non si rende conto se l’ora si riferisse al mattino o di pomeriggio. Ippolito, a Ferragosto, lo convincerà e lo accompagnerà, come una specie di resa dei conti, ad un ritorno nella casa natale. Riusciranno i nostri eroi a sciogliere l’enigma?

 

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ZeroZeroZero

di Roberto Saviano

Non è facile recensire questo libro sia per il tema affrontato, sia per la mole di informazioni. Saviano ci parla di cocaina e ci introduce nell’argomento, di questo libro inchiesta, facendo l'elenco di tutti quelli che ne fanno uso gente di ogni ceto, razza, cultura e prosegue con la descrizione del narcotraffico internazionale soffermandosi in particolare su ciò che accadeva e avviene ancora oggi in Messico e in Colombia. L’oggetto è molto interessante per comprendere come funziona il mondo del narcotraffico. Dietro questa esposizione, c’è di sicuro un lungo e sostanzioso lavoro di ricerca pieno di nomi, regioni, cittadine, luoghi sconosciuti ai più in Messico, Colombia, Russia, Spagna, Francia, Africa, inoltre approfondisce almeno una ventina di storie in cui ogni dettaglio è legato al successivo, tanto da richiedere molta attenzione, perché altrimenti si rischia di perdere il filo del discorso. Alcune vicende ci fanno conoscere l’inferno sudamericano così come altre fanno luce su realtà locali di cui molti non sanno, non vogliono oppure fanno finta di non sapere, insomma il libro apre gli occhi anche agli indifferenti. Indiscutibilmente gli argomenti trattati sono forti e crudeli, si parla di corrotti e di connivenze, di torture atroci, di fosse comuni, di stupri di gruppo e di decine di migliaia di morti.  C’è tutto quello che si vuole sapere sulla cocaina e sulle ricchezze che, gli ignari o competenti consumatori, producono ai narcotrafficanti.  Va dato atto all’Autore di aver operato un notevole lavoro giornalistico così come bisogna darle il merito di averci fatto toccare con mano un mondo allucinante. Merita una lettura tenendo in considerazione che non è un romanzo.  

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La primavera del lupo

di Andrea Molesini

Nell’aprile del 1945 Pietro, un orfano di dieci anni, ci racconta la sua fuga avventurosa da un convento, su un’isola veneziana, insieme a un gruppo di compagni singolari. Il racconto è a due voci, oltre a Pietro la voce primaria, c’è quella della giovane suor Elvira, che fa un po’ da mamma, brusca e severa, a Pietro e Dario un bambino ebreo nascosto anche lui nel convento. Il gruppo di fuggiaschi è completato dal frate Ernesto, da due sorelle farmaciste Maurizia e Ada, grasse e anzianotte, e anch’esse ebree cui si è aggiunto l’Irlandese, un mitico pescatore, che li trasporta sulla sua barca.  Durante la loro fuga rocambolesca succede di tutto, suor Elvira decide di proseguire verso il confine trentino aiutata da un ufficiale tedesco costretto, anche lui, a fuggire. Nel tragitto ne passeranno di tutti i colori incontreranno la fame, la violenza e la morte, capiranno che a volte il nemico può essere amico e viceversa, conosceranno l’amore e l’odio che detta la vendetta. L’Autore ha il merito di riprodurre il modo di pensare, parlare, agire proprio dei bambini che, pur nella tragicità del caso, con le osservazioni e riflessione istintive consentono, al lettore, qualche amaro sorriso.

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Una Lunga Trattativa

di Giovanni Fasanella

In questo libro, il giornalista Giovanni Fasanella ricostruisce l’intreccio tra Stato e mafia per riordinare le situazioni storiche, culturali e sociali, insomma tutto ciò che la sola indagine giudiziaria non può accertare. Perciò nel libro le testimonianze di Mario Mori, Francesco Cossiga, Luciano Violante e dell’ex ambasciatore americano a Roma Reginald Bartholomew sono raffrontate con innumerevoli informazioni provenienti da fonti archivistiche, bibliografiche e giudiziarie. L’Autore, nel raffigurare la mafia come difetto congenito dell’Italia unitaria inizia un excursus che parte dal 1860, per focalizzare il ruolo svolto dai picciotti siciliani a sostegno di Garibaldi. Passa in rassegna il tessuto economico finanziario del novecento, analizza poi sul patto di non belligeranza con il fascismo che si limitò a colpire con il pugno di ferro le frange mafiose e gli esecutori dei crimini, lasciando indenni i mandanti, per giungere all'accordo stipulato nel 1943 con gli angloamericani, che permise il loro sbarco in Italia. Nella seconda fase della guerra lo scenario cambiò e l’alleato comunista si trasformò nel nuovo pericolo. Gli anglo-americani iniziarono, allora, a intessere una rete di alleanze da sfruttare per una guerra clandestina al nuovo nemico alleandosi ancora con la mafia, con frange della massoneria e con apparati della vecchia classe dirigente fascista. Nel ’47 poi, l’equilibrio creato dagli anglo-americani in Sicilia fu consolidato attraverso il trattato di pace imposto dalle potenze vincitrici alla nazione sconfitta, l’Italia. Tra le clausole di questo trattato ce n’era uno che impegnava le autorità italiane a garantire l’impunità a chi aveva appoggiato la causa degli alleati. Documento, ancora oggi segreto, che conteneva una lista dei personaggi cui non si sarebbe dovuto torcere un capello. Sono gli anni dell’Autonomia alla regione Sicilia e della nascita di un apparato militare, Gladio, mentre in cambio, si lasciano ai boss mafiosi le chiavi del “potere” sull’isola. Con la caduta del muro di Berlino, gli anglo-americani ritennero che l’Italia avesse perso la sua funzione strategica e quindi le forze della guerra clandestina, al comunismo, si trovarono orfane mentre andava scomparendo gran parte della classe dirigente anticomunista della Prima Repubblica che aveva rappresentato il referente politico della mafia. Sentendosi abbandonata, reagì con le bombe e le stragi, segnali, rivolti ai loro interlocutori, perché tornassero a sedersi intorno a un tavolo e a ridefinire i patti. Il libro aiuta a riflettere e, a chi ne è all’oscuro, a capire.

 

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La mappa del destino

di Glenn Cooper

Quando trovi un libro che ti tiene incollato alle sue pagine fino alla fine, con continui colpi di scena, che unisce con sensatezza anche personaggi ed epoche storiche diverse, con un’invenzione romanzesca incredibile ma tollerabile viene spontaneo dire: che bel libro. Poi leggi le recensioni e quasi tutte sono del tipo “non ai livelli dei primi due romanzi dello stesso Autore”. Siccome è il primo libro che leggo di quest'autore, faccio un’altra riflessione “la storia è scorrevole, si legge bene, è scritta come si deve, mi è piaciuto, meno male che l’ho letto per primo”.  Siamo a Périgord, una località della Francia situata nella regione dell’Aquitania, famosa in tutto il mondo per le moltissime tracce rupestri e per le incisioni ritrovate in grotte che risalgono, addirittura, al 30.000 a.C. Luc Simard, professore di archeologia ed esperto archeologo, è convocato dal suo amico Hugo Pineau per un mistero riguardante un antico manoscritto, del 1307, rinvenuto durante un incendio nell'abbazia di Ruac, piccolo paesino della zona. L’autore era un monaco di nome Barthomieu che, nell’unica incisione in latino decifrabile, affermava di avere 220 anni. Il manoscritto è redatto in codice e in esso si trova anche una mappa e dei misteriosi disegni. I due, mentre un amico di Hugo tenta di decifrare il manoscritto, trasportati dalla curiosità si recano in loco e, seguendo la misteriosa mappa, si ritrovano dentro una caverna con dieci camere colleganti e disegni preistorici straordinariamente elaborati, ma non sanno che un segreto tremendo si nasconde nell'ultima camera, la decima, occupata da disegni di piante e da un graffito raffigurante uno strano uomo-uccello. Da quel momento, la loro vita non sarà più la stessa. Cooper ci disegna sopra una bella storia che ci fa viaggiare nel passato preistorico, circa trenta mila anni fa, quando un gruppo di uomini, dopo aver scoperto una serie di caverne, le sceglie come rifugio, mentre uno strano intruglio, fatto di erbe combinate insieme, procuravano loro una forma di eccitazione e di straniamento, di voglia di volare ma anche d’insolita violenza in compenso vivono molto a lungo. Il segreto è tramandato per secoli e le caverne di Ruac divengono nel corso del tempo un luogo misterioso, dove avvengono stranissimi avvenimenti nel segreto, mantenuto dai suoi abitanti a costo di delitti, uccisioni, distruzioni. Luc, nominato direttore degli scavi, nel giro di una settimana e fornito dei mezzi d’indagine più raffinati, forma una troupe di esperti tra cui la sua ex fidanzata Sara, esperta in paleobotanica. La loro relazione farà da contrappunto alle catastrofi che si scateneranno sin dal primo momento in cui si comincia a lavorare nella caverna. Misteriosi incidenti, sparizioni, incendi, morti inspiegabili.  Buona Lettura.

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Un covo di vipere

di Andrea Camilleri

In questo libro Camilleri torna con Montalbano con i suoi personaggi così ben caratterizzati dalla particolare lingua che usa e ormai diventata familiare a tutti i suoi lettori. Nella sua casa di Marinella Montalbano è stato svegliato dal fischiettare di un barbone un po’ particolare cui offre un caffè e che gli confessa di abitare in una grotta poco distante ma Montalbano, non può approfondire l’argomento, perché chiamato in commissariato per l’assassinio del ragioniere Cosimo Barletta. L’uomo è stato colpito alla nuca da un colpo di pistola mentre seduto nella cucina del suo villino sito lungo la strada che fiancheggia il mare, non c’è alcun segno di effrazione, alcuna traccia di colluttazione. Nella sua vita si è sempre occupato di commercio, ma la sua vera passione sono gli investimenti, le speculazioni, i ricatti ai danni di ragazzine in cambio di prestazioni sessuali e il prestito di denaro a strozzo. A volerlo morto è metà Vigàta. Compresi i suoi due figli che parlano di lui come di una persona dal carattere scontroso sempre immerso in affari immobiliari ai limiti del lecito e di un testamento, che il padre prima di morire aveva intenzione di rivedere. Il documento, però, è introvabile. L’indagine sembra procedere in modo lineare quando l’autopsia evidenzia un particolare inquietante che costringe a cambiare marcia all’indagine. La verità lentamente si sposta su una soluzione che lo stesso commissario non vorrebbe. Infatti, l’argomento trattato in questa storia è così crudele e malvagio che neanche Camilleri, con la sua ironia, riesce a nobilitare. Come tutti i libri, con protagonista Montalbano, si legge piacevolmente ma questa volta è facile scoprire il colpevole.

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I Racconti di Nenè

di Andrea Camilleri

Questa volta Camilleri ci ha fregato tutti primo perché scrive in italiano, poi perché parla di se stesso e infine perché Nené è il vezzeggiativo di Andrea (questa è nuova anche per me che ho lo stesso nome) e i racconti sono quelli della sua vita. Nel 2006 Andrea Camilleri aveva registrato per la televisione una serie d’interviste autobiografiche in cui parlava della sua attività di regista e scrittore. E’ merito di Francesco Anzalone e di Giorgio Santelli l’avere raccolto e suddiviso in brevi racconti gli episodi qui narrati. Proseguendo nella lettura si afferra il variegato vissuto dell’intellettuale passato dal teatro al romanzo, dalla regia televisiva alla radio, senza tralasciare i lunghi anni passati a insegnare regia a molti studenti dell’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico di Roma. Ricordi e aneddoti che vanno dai banchi di scuola, alle elementari e al liceo classico, fino all'avvento del fascismo e lo sbarco degli alleati, il separatismo e la mafia, le amicizie e la famiglia, la vita professionale, all'Accademia e in Rai. Poi ci fa conoscere il suo rapporto con la poesia, il teatro, la televisione e la scrittura. Infine ci illustra le sue passioni e gli incontri con i grandi maestri e, soprattutto, la sua amata Sicilia. Da leggere assolutamente.

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MURI

di Claude Quètel

In quest’ottobre piovoso e freddo, al calduccio fra le quattro mura di casa mia, ho letto questo bel saggio di Claude Quètel che parla di muri, che non sono protettivi come quelli di casa ma che dividono, che separano, che racchiudono, che segregano e anche che commemorano. La storia umana ci insegna che dopo il passaggio dell’uomo da cacciatore ad agricoltore si diffuse, allo stesso modo, la difesa del territorio sia da animali sia da altri esseri umani. Partendo dalla Grande Muraglia cinese, iniziata nel III secolo a.C. e che rimane probabilmente la più ambiziosa fortificazione mai concepita, Quètel passa in rassegna tutti i muri dell'età antica come i limes romani, famoso quello di Adriano in Britannia, in Africa, o quello di Wall Street a New York costruito dagli Olandese. Il muro più tristemente famoso rimane quello di Berlino che con la sua caduta, nel 1989, sembrava avesse scritto fine all'epoca dei muri e invece no. Da allora sono anzi proliferate nuove barriere di separazione come in Cisgiordania, così come sorgono muri per contenere i flussi migratori, ad esempio tra Stati Uniti e Messico, per arginare traffici di droga oppure quelli dei quartieri esclusivi, veri luoghi barricati, diffusi soprattutto in Usa e in Sud America. Infine muri diventati tristemente famosi, sono il caso del muro di Padova, edificato qualche anno fa contro immigrati e tossici. Di tutti questi muri, il libro ne ripercorre le origini e talvolta la fine, ne ricostruisce minuziosamente le vicende, ne rileva puntualmente le conseguenze e talora le ferite dolorose e i danni insanabili. Un’originale e documentata carrellata di muri che invita a riflettere. Interessante!

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E l'eco rispose

di Khaled Hosseini

Questa nuova storia di Hosseini è fondata sui legami familiari con varie storie e personaggi che s’intrecciano tra loro, anche a distanza di generazioni. I protagonisti sono due bambini di un piccolo villaggio vicino a Kabul, Abdullah di dieci anni e Pari, la sua sorellina di tre anni. Orfani di madre, sono accuditi dal padre poverissimo e dalla una matrigna, i due bambini sono legati da un profondo amore. Purtroppo la miseria li separerà per sempre, Pari sarà adottata da una ricca famiglia a Kabul e Abdullah, rimasto nel villaggio, tenterà di trovarla vita natural durante.  La vicenda si svolge attraverso tre generazioni, saltando da luoghi diversi e lontani, in cui subentrano vari personaggi che animano, con le loro vicende, questa bella storia di amore, d’amicizia, di sacrifici e rinunce intrecciandosi tra loro in un groviglio complicato da cui l’Autore riesce ad uscirne in modo egregio anche se non entusiasmante. Hosseini, in ogni caso, si eleva perché attraverso questa vicenda familiare aggiunge un nuovo tassello alla storia del suo popolo e ci fa affezionare, sempre più, all’Afghanistan che diventa il coprotagonista della vicenda.

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L'ipotesi del male

di Donato Carrisi

Per chi come me si avvicina per la prima volta alla lettura di un romanzo, di quest’Autore, consiglio di leggere prima “Il Suggeritore” in cui la protagonista è lo stesso detective, Mila Vasquez, lo dico perché in certi punti mi mancavano le relazioni usate da Donato Carrisi nella stesura del thriller che vi apprestate a leggere. Se poi ci aggiungiamo che la storia si svolge in una città imprecisata è normale un po’ di smarrimento iniziale ma credo che il romanzo non deluderà gli appassionati del genere.  Infatti, la vicenda è carica di suspense tanto da tenere il lettore in ansia fino alla fine. L’argomento principale è la scomparsa di persone, volontariamente o non, per rifarsi una nuova vita e la cui ricerca è ultimata dopo pochi giorni per poi essere abbandonati al loro destino dalla polizia perché senza vittime né mostri non c’è motivo di dannarsi l’anima ulteriormente. Mila Vazquez, agente della sezione “Scomparsi”, si ritrova davanti ad una serie di efferati omicidi che sembrano essere compiuti da persone scomparse che riappaiono, non per riprendere i rapporti con i propri cari, ma per compiere feroci vendette e spietate esecuzioni, guidati dalla mano invisibile del male. La protagonista si ritroverà assorbita totalmente dalle indagini tanto da rivelarci il suo lato più intimo, torbido, buio, una parte del mondo da cui lei è attratta. Un valido aiuto per risolvere le problematiche del caso le arriverà dal collega "reietto" dell’intero dipartimento di polizia che, rassegnato e sofferente a causa di un pesante passato, sorprendentemente si rivelerà, fondamentale.

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Quando lei era buona

di Philip Roth

In questo libro il lettore, come in quasi tutti i libri di Philip Roth, solo dopo poche pagine si trova partecipe di questa storia che ha per protagonista una ragazza di appena diciassette anni, Lucy Nelson, che vive con i genitori e con i nonni materni a Liberty Center, una cittadina americana del Midwest degli anni quaranta. Sembrerebbe un quadretto domestico ideale ma la sua vita è condizionata dalla famiglia particolare, dove la madre subisce le violenze del padre, ubriacone e fragile, ma che difende perché ne è innamorata, un nonno, che tenta di proteggerla e di allontanare il genero, che vive alle loro spalle, e una nonna emarginata nell’ambito familiare. Segnata da un’infanzia così travagliata, Lucy, crescendo diventa un'adolescente autoritaria, determinata e risoluta tanto da fare arrestare il padre dopo uno dei soliti episodi di violenza di cui è vittima la madre. L’immagine di questo padre fallito, alcolizzato e violento, farà da stimolo per correggere gli uomini che la circondano in una lotta impari che lentamente distruggerà la sua vita. Cominciando da Roy, cugino della sua migliore amica, che la desidera sessualmente e che dopo mesi di tentativi riesce a possederla con il risultato di un’indesiderata gravidanza. Lucy, dopo aver inutilmente tentato di abortire, obbligherà Roy a sposarla, pur non amandolo e anzi disprezzandolo a causa del suo carattere infantile. La nascita del piccolo Edward non migliorerà la condizione di coppia e, ad ogni difficoltà, il marito cercherà l’aiuto dei genitori ma soprattutto dello zio Julian, che detesta Lucy nella quale vede un’onestà che non gli appartiene e che teme. Quando, alla fine, i loro conflitti, diventano più forti, Lucy si ritrova da sola, dominata da una folle determinazione, a combattere la sua personale guerra di giustizia contro tutto e tutti. Ne uscirà tragicamente sconfitta ponendo anche il lettore davanti a una dura prova che supererà con la convinzione di aver letto un bel libro .

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Il Ricatto

di Anne Holt

Il lettore che si accinge a leggere questo libro si ritrova davanti ad un puzzle da costruire con pezzi sparsi alla rinfusa, ma la lettura è abbastanza scorrevole e in certi punti anche gradevole. Il primo libro che ho letto di Anne Holt, definita la “regina del poliziesco norvegese”, aveva come protagonisti Johanne Vik e Yngvar Stubø e pensavo fossero i personaggi principali dei suoi libri invece in questa vicenda, non mi ritrovo loro ma Hanne Wilhelmsen l’investigatore dei libri meno recenti della scrittrice, infatti, questo è il quinto romanzo della sua serie. Ci troviamo a Oslo, dove Sigurd Halvorsud, un noto procuratore norvegese, scopre la moglie decapitata, con una scimitarra giapponese, a casa sua e ne diventa l’indiziato più facile perché anche lui quando avvenne l’omicidio si trovava in casa e prima di chiamare le autorità è rimasto seduto e sotto shock per parecchio tempo ma si dichiara innocente. Tutti gli indizi portano a lui ma manca il movente, e dalle prime ricerche iniziano ad emergere tante piccole violazioni commesse dallo stesso. L’indagine, per Hanne e tutto il distretto, si presenta difficile per di più in un periodo in cui deve combattere anche un'altra, battaglia: la sua compagna, Cecilie, è gravemente ammalata. L’Autrice costruisce una trama ben architettata che alla fine, riuscirà a far completare ad Hanne l’intricatissimo puzzle che viene risolto grazie ad un aiuto impensabile.  

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Gli onori di casa

di Alicia Giménez-Bartlett

Anche questa volta ritroviamo Petra Delicado e il suo inseparabile vice Fermin Garzón alle prese con un caso particolare appena rispolverato, l’assassinio di un disonesto industriale, per merito di un balordo. Il caso è stato riaperto, dopo cinque anni, per l’insistenza della seconda, giovane moglie dell’ucciso che non si era mai convinta della colpevolezza del protettore di Julieta, la ragazza che intratteneva Adolfo Siguán la sera della sua morte, che poi era stato ucciso a sua volta pochi mesi dopo. Dopo, la riapertura, la vicenda riprende subito vitalità perché, appena Petra e Fermín riavviano i contatti con le persone coinvolte, qualcuno spara e uccide Julieta che dopo l’uscita dal carcere viveva in una località isolata, come se volesse nascondersi. Petra Delicado capisce che qualcuno l’ha seguita e associa il delitto all’intricato registro degli affari di Siguán, scoprendo la connessione con la criminalità italiana, e precisamente la camorra, allora a Petra e al suo aiutante non rimane che spostarsi a Roma per dare la caccia a Franco Catania l’italiano che, la giovane assassinata, temeva e di cui ne aveva parlato col suo nuovo compagno. La pista camorristica mette in secondo piano l’indagine dei due poliziotti spagnoli ma la collaborazione della polizia italiana permetterà comunque a Petra e Fermín di tornare a Barcellona con indizi sufficienti e risolvere il caso che si sposterà verso una squallida storia familiare. L’Autrice, nel raccontare la vicenda, non si limita soltanto all’indagine anzi, il viaggio a Roma, diventa anche un pretesto per parlare di moda e cultura Italiana che in Spagna sono molto apprezzate. Il racconto è, altresì, perfezionato dai dialoghi tra i due colleghi concernenti la crisi economica, i loro matrimoni, il rapporto di coppia e quelli tra figli e genitori senza escludere l’argomento della vera tragedia finale. Una lettura gradevole che consiglio agli amanti del genere poliziesco.

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La rivoluzione della luna

di Andrea Camilleri

Quando Andrea Camilleri ci presenta questi ritratti di storia della Sicilia, spiazza tutti e dà il meglio di se stesso. Siamo nella Palermo del 1677, quando il Viceré di Carlo III di Sicilia Anielo de Guzmán y Carafa, marchese di Castel Roderigo, sul punto di morire nomina come suo successore la moglie Eleonora de Moura, donna intelligente e dotata di capacità politiche che userà per risollevare le sorti della città afflitta da carestia e da miseria tali che la portavano a continue ribellioni contro il governo spagnolo. Camilleri, prendendo spunto da quest’avvenimento storico, ci costruisce la sua Sicilia del Seicento rassomigliante tanto a quella contemporanea e, dove la bellissima e misteriosa donna Eleonora ferma e decisa nella difesa delle leggi e della giustizia, con un coup de theatre, si presenta in consiglio con la lettera del marito che la nomina alla successione. In così breve periodo, governerà appena ventisette giorni il tempo di una rivoluzione lunare, decide che per risollevare la Sicilia dal malcostume in corso debba attuare una serie di riforme basate sull’equità. Infatti, abbassa le tasse alle famiglie povere, riduce il prezzo del pane, impone controlli al commercio e introduce una serie di riforme a sostegno delle donne. Questa volta, Andrea Camilleri, ci ha donato uno splendido romanzo in cui celebra la donna non solo per la sua bellezza ma soprattutto per la sua intelligenza e le sue doti politiche e amministrative. Il libro risulta, a lettura completata, non solo interessante dal punto di vista storico ma anche ben proiettato alla risoluzione dei problemi di oggi che non sono molto diversi da quelli narrati. Da leggere assolutamente.

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Liberi Tutti

Lettere a un ragazzo che non vuole morire di mafia

di Pietro Grasso

In questo libro c’è il percorso autobiografico di un uomo, Pietro Grasso oggi Presidente del Senato ma fino a ieri magistrato e procuratore nazionale antimafia dal 2005, che ci parla di mafia di cui conosce le mille sfaccettature, l’odore, i segreti e “u baccagghiu” ovvero il gergo malavitoso con le sue regole. Siccome il sottotitolo è “Lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia” ritorna, nel titolo, a quando ragazzino giocava a nascondino, in Sicilia si chiama “trenta e trentuno” perché chi doveva cercare quelli che andavano a nascondersi contava fino a trentuno marcando gli ultimi due numeri per far sentire la fine della conta, mentre l’ultimo, che non era stato scoperto, se riusciva ad avvicinarsi, fare uno scatto e toccare il muro urlava “Liberi tutti!” così tutti gioivano per l’avvenuta liberazione, esultando.  Al nipote, cui è dedicato, e a tutti i giovani, racconta le origini e gli sviluppi della mafia, i riti, le parole d'ordine e lo fa riportando quello che a lui stesso hanno spiegato sia i pentiti sia gli uomini simbolo come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vissuti sapendo che ogni giorno si sarebbero confrontati con la morte. In special modo invita, il lettore, a riflettere che i morti per mafia non sono solo quei corpi straziati, ma sono vittime tutti quelli che si adeguano a vivere nell'illegalità e nell'ingiustizia. L’Autore riconosce nella mafia non solo un fenomeno criminale, ma anche un sistema sociale e culturale ben radicato, che sembra offrire sicurezza e benessere ai suoi adepti, contemporaneamente spiega come la cultura della legalità sia l'unica via percorribile per rompere le catene della schiavitù della mafia per liberarsi dalle sue leggi e dalla violenza del suo dominio. Pietro Grasso fa un appello ai giovani affinché combattano attraverso la legalità che è “la forza dei deboli, è il baluardo che possiamo opporre ai soprusi, alla sopraffazione, alla prevaricazione, alla corruzione”. La sua richiesta Grasso a mobilitarsi per produrre un cambiamento forse è solo utopia ma ricorda agli scettici “che sono le utopie che fanno la storia”. Il libro, mai monotono, è scorrevole e di facile lettura, lo consiglio a tutti.

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Per sempre tuo

di Daniel Glattauer

Quando ho letto chi era l’Autore di questo libro l’ho preso al volo perché Daniel Glattauer racconta sempre delle storie particolari che mi fanno, non dico sbellicare ma sicuramente sorridere e anche questa volta c’è riuscito. La vicenda che ci racconta stavolta è una storia di ossessione più che d'amore dove i protagonisti Judith e Hannes s’incontrano casualmente in un supermercato e la sua entrata è proprio a “gamba tesa”.  Hannes è un vulcano, infatti, dopo la sua comparsa nel raffinato negozietto di lampade che Judith gestisce insieme alla giovane Bianca, incomincia a ricoprire di attenzioni romantiche Judith, la corteggia con fiori, con cene romantiche tanto da iniziare, in breve tempo, a frequentarsi assiduamente. In realtà, però, Judith comincia a sentirsi sempre più oppressa dalle continue prove d'amore e sempre più soffocata dalle sue attenzioni. Non è l’uomo per lei e cerca di farlo uscire dalla sua vita in tutti i modi ma l’operazione sarà più difficile del previsto. Tutti i suoi tentativi falliscono e lui la perseguita sempre di più, persino nei sogni. La lettura è scorrevole e l’Autore ci lascia con il fiato sospeso fino alla fine quando, piacevolmente e con amara ironia, ci stupisce con un finale da sit-com. Lo consiglio a chi vuole passare qualche oretta in allegria, anche se l’argomento nella realtà è poco piacevole.

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Nel Tempo di mezzo

di Marcello Fois

Non ho letto nulla di quest’Autore e quando ho finito di leggere questo libro, me ne sono alquanto rammaricato perché, da ricerche eseguite, i precedenti non sono da meno di questo bel lavoro di scrittura e di riflessione.  La storia ha inizio con l’arrivo a Olbia, nell’ottobre del 1943, di Vincenzo Chironi un giovane nato e cresciuto in Friuli ma che va a cercare le sue origini a Nuoro. In tasca porta la lettera di un notaio che certifica l’identità di suo padre, un soldato sardo che, prima di perire in guerra, ebbe una relazione con sua madre morta, subito dopo, quando Vincenzo era ancora in fasce e collocato in un istituto. A Nuoro troverà il nonno e la zia e comincerà una nuova vita che confermerà la sorte della famiglia Chironi. Scopre un mondo che gli appartiene per nascita ma non per esperienza. Capisce che la sua famiglia è stata colpita dalla malasorte e che con lui tutto potrebbe ricominciare in modo più consono. L’inizio sembra avviarsi bene ma poi le cose si complicano, la speranza si svuota e persino l’amore finisce. La sorte, però, stabilisce che c’è, per la famiglia Chironi, programmato un nuovo futuro. Marcello Fois è bravo e riesce molto bene a farci afferrare tutte le avversità che hanno colpito questa famiglia, nel tempo di mezzo, che include il periodo storico che va dal 1943 al 1978. Una bella storia che trasporta, il lettore, in un ambiente in cui si colgono con precisione i colori, i rumori e i silenzi di questa incantevole terra.

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Buccinasco - La 'ndrangheta al nord

di Nando dalla Chiesa e Martina Panzarasa

Buccinasco è un piccolo comune della provincia di Milano ed è stato scelto dalla 'ndrangheta come capitale dei propri traffici al Nord. Ultimamente di ‘ndrangheta al Nord si è scritto molto e spesso ma con il loro libro, Nando dalla Chiesa e Martina Panzarasa, indagano la rete di collusioni e di ricatti, gli accordi con il potere politico locale, i rapporti con la terra d'origine e l'inserimento del nuovo insediamento in una situazione criminale che è ancora più ampia e inquietante di quello che conosciamo. Gli Autori partono da lontano, i primi anni sessanta quando il paese contava tremila abitanti, per arrivare fino ai giorni nostri quando il paese, con i suoi trentamila abitanti che lavorano tra fabbriche, imprese edili e laghi artificiali, parchetti e villette a schiera è diventato famoso. Una bella cittadina che si presenta anche bene, ma dietro questa facciata di modesta vita di provincia c'è dell'altro, c’è un cancro malavitoso di nome ‘ndrangheta con i suoi protagonisti diventati, nel corso di questi anni, tristemente celebri e cioè i Papalia, i Flachi, i Sergi, i Barbaro solo per indicare alcuni nomi tra i più noti. A sette chilometri da Piazza Affari, dove gravitano i vertici della finanza del Paese, i capifamiglia si riunivano per pianificare i sequestri di persona mentre negli orti si ritrovavano d’estate per organizzare traffici di droga, discariche abusive e rifiuti tossici nascosti sotto le case e che probabilmente hanno intaccato anche la falda acquifera. Indubbiamente il saggio, frutto di lavoro scientifico, è molto interessante e non intende stigmatizzare gli abitanti di Buccinasco né i Calabresi in esso residenti, come si è preso atto con le reazioni scomposte degli amministratori locali, ma cerca di identificare una proposta per comprendere come la ‘ndrangheta sia penetrata così a fondo nella struttura produttiva della Lombardia, nelle imprese, nella pubblica amministrazione, nella società ma principalmente per combattere tutti i meccanismi criminali fin qui appurati e prevenirne altri.

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La vita sotto l'acero

di Romualdas Granauskas

In questo libro, del Lituano Romualdas Granauskas, c’è la memoria di quello che fu il suo paese fino a pochi anni prima, quando ancora non era arrivata la società moderna con la rapacità del genere umano. La protagonista, Monika Kairiene, è l’ultima persona fermata a vivere, in quello che è rimasto del suo villaggio, a custodire il ricordo del marito e del figlio sepolti nel vecchio cimitero. In quelle giornate fatte di solitudine, Monika ormai anziana, rivive le sofferenze arrecate dalla dittatura sovietica, con la spoliazione dei beni e delle terre durante la collettivizzazione forzata. I contadini, allora, ricevevano un dividendo soltanto dopo che erano stati inviati allo stato i beni che dovevano essere prodotti entro le quote stabilite dal kolkhoz. Gli uomini del villaggio alla sofferenza per avergli tolto la proprietà avevano iniziato a ubriacarsi, momenti tristi che Monika rinnova con molta malinconia. Le cose, però, dopo il crollo del regime comunista sono cambiate e a questa forma di vita contadina è subentrata la modernità con le automobili rombanti sulle strade asfaltate di fresco. Le famiglie, abbandonato il villaggio, si trasferiscono nel vicino centro abitato dove, a farla da padrone, sono l’avidità e l’incomunicabilità tra gli esseri umani. Dopo aver letto le prime pagine, ero perplesso nel proseguire nella lettura ma, man mano, ho incominciato ad apprezzarne la denuncia di disagio, verso la società contemporanea, che nelle pieghe del romanzo l’Autore voleva trasmettere e devo dire che è riuscito nel suo intento.

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Grammatica della fantasia

Introduzione all'arte di inventare storie

di Gianni Rodari

Questo libro è un vero e proprio manuale di lavoro che tutti gli insegnanti dovrebbero tenere a portata di mano. Ho avuto la fortuna di partecipare a qualche incontro con Gianni Rodari e posso garantirvi che è stato maestro per i maestri che volevano combattere il conformismo e l’appiattimento della scuola offrendo spunti, suggerimenti e strumenti per chi crede nella pedagogia della creatività e attribuisce il giusto valore educativo e didattico all’immaginazione. Infatti, il filo conduttore che lega tutte i metodi, presenti nel libro, è l'importanza dello sviluppo della creatività e della fantasia per la formazione del bambino. Bambino che deve essere stimolato a impossessarsi del patrimonio culturale offerto attraverso linguaggi e codici diversi, affinché possa rielaborarli nell’attesa di aggiungervi il suo apporto personale. Attraverso immagini, indovinelli, modernizzazione di vecchie favole ci suggerisce quarantadue giochi tra cui quello delle “carte di Propp” o quello con l’uso di marionette. In sostanza ci sono tutti i suoi ricordi e il suo modo di inventare le storie e anche quello di farle inventare, ai bambini, o aggiungervi altri finali. Bello ed interessante, non solo, per i docenti.

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La scomparsa di Salvatore Giuliano

Indagine su un fantasma eccellente

di Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino

Con le ricerche, durate una quindicina d’anni, gli Autori di questo libro hanno fatto riaprire le indagini alla Procura di Palermo che hanno portato alla riesumazione nel 2010 della salma del bandito e di cui fino ad oggi non se ne conoscono i risultati della prova del Dna effettuata. Il sospetto è che nella tomba di famiglia del cimitero di Montelepre non vi è sepolto Salvatore Giuliano ma un sosia perché il vero Giuliano fu messo in salvo dall’intelligence statunitense e in America ha vissuto fino al 1985, anno della morte, sotto copertura e lavorando addirittura per il Pentagono con il nome di Joseph Altamura. Per Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino la morte del bandito Salvatore Giuliano, avvenuta a Castelvetrano il 5 luglio 1950, è stata una “messa in scena”. Partendo da questo presupposto, gli Autori, ricostruiscono gli avvenimenti salienti del caso di cui nel 2016, da notizie apprese dalla stampa, dovrebbe cadere il segreto di Stato. Dopo lo sbarco degli americani in Sicilia, i gruppi armati nell’isola, erano una quarantina circa, ma l’unico che riuscì a sopravvivere fu quello di Giuliano che ne aveva il controllo. La sua figura fu spesso paragonata a quella di un moderno Robin Hood, che rubava ai ricchi per donare ai poveri, ma la realtà che ci presentano gli Autori è ben diversa. Giuliano era più un terrorista, che un bandito, assoldato dai servizi segreti americani e asservito alle organizzazioni nazifasciste, ai poteri occulti e, successiva mente, al nascente Anello della Repubblica in chiave anticomunista, la struttura segreta che avrebbe fatto capo a Giulio Andreotti al tempo sottosegretario di De Gasperi, secondo quanto riferito da Michele Ristuccia ex agente dei servizi segreti italiani. Dopo la strage di Portella della Ginestra, avvenuta il primo maggio 1947, cui seguirono l’anno dopo le elezioni politiche nazionali del 18 aprile 1948, con una lettera sgrammaticata, il bandito, cambia  bandiera e diventa anticlericale e antiamericano, accetta le logiche di potere scaturite dalle elezioni del 1948, ma in cambio esige dai suoi mandanti la garanzia dell’immunità e l’espatrio per sé e per i suoi uomini. Da ciò viene fuori la faccenda del sosia di Giuliano, di Gaspare Pisciotta e i relativi depistaggi. Il libro è ben scritto e la tesi degli Autori è ben rappresentata e documentata, la parola adesso spetta ai Giudici. Da leggere

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I due capitani

di Francesco Vitale

Due tragedie, due protagonisti, due ambiziosi, due capitani, uno, Francesco Schettino, a capo della Concordia, naufragata nel gennaio 2012 davanti all'isola del Giglio che provocò la morte di trentadue persone, l’altro Richard Ashby, capitano dei Marines che nel febbraio del 1998 pilotando il suo “Prowler” tranciò di netto i cavi della funivia del Cermis causando la morte di venti sciatori. L’Autore, da bravo giornalista, racconta le due tragedie creando un legame tra i comportamenti dei due capitani al comando che per ambizione, spavalderia e sfida all’ultimo grado tecnico eseguirono due manovre coraggiose e azzardate con la voglia, di dimostrare di essere i più bravi. Francesco Vitale, con le testimonianze scelte, aggiunte alla sua capacità narrativa, rende comprensibile al lettore la personalità dei due protagonisti, in questo caso di superomismo nicciano, che attenti più alla loro spavalderia e alla sfrenata ambizione trascurino la vita degli altri.  Si legge bene.

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Il veleno dell'oleandro

di Simonetta Agnello Hornby

Questa volta Simonetta Agnello Hornby ci porta in un’altra parte della Sicilia, il siracusano, la località naturalmente è inventata si chiama Pedrara ed è collocata nella zona dei Monti Iblei. Si sta celebrando un doppio funerale, un uomo e una donna saranno cremati e le loro ceneri si uniranno per sempre, trasportate dal vento. Bede e Mara sono i due narratori che ricostruiscono le personalità delle due morti offrendoci dei flashback sul passato. La vicenda si svolge in una grande tenuta isolata, nel paesaggio aspro e magnifico di Pantalica nei dintorni di Siracusa, in una cava dismessa e un fiume testimone della morte del protagonista, e dove la fanno da padroni passaggi segreti, storie di relazioni illecite, un tesoro nascosto e strani personaggi legati alla criminalità mafiosa. La Sicilia è piena di storie di famiglie borghesi, in decadenza, che hanno abbandonato l’isola e l’Autrice ci racconta una di queste saghe familiari. Una donna morente è accudita da Bede, il suo factotum, legato a lei da una devozione che sconfina nell’amore. All’arrivo dei figli, Mara, Giulia e Luigi si riaccendono rancori mai sopiti, e un desiderio di mettere le mani sulla roba di famiglia. I gioielli, ma anche le terre amministrate da Bede che sembra proteggere Anna ma che detiene troppi segreti sugli affari della casa e questa è l’occasione giusta per riprendere in mano gli averi e, finalmente, conoscere i misteri che hanno legato il loro padre a Bede in un ambiguo rapporto e quello indissolubile, fino alla fine, con Anna. C’è tanto di quel materiale da potere scrivere tre libri ma molti personaggi rimangono solo accennati e non si soddisfano le attese del lettore. Peccato! Ho letto quasi tutto di questa scrittrice, con piacere, ma questa volta sono rimasto un po’ deluso.

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La deriva dei continenti

di Russell Banks

Questo romanzo, di Russell Banks, pubblicato negli Stati Uniti nel 1985 arriva in Italia nel dicembre 2012, diffuso da Einaudi, e parla d’immigrazione e miseria, di speranze e di sogni, dove gli uomini, come i continenti, si respingono e s’incontrano. Nell’America del 1981 l’Autore, leggendo un quotidiano, trova l’ispirazione da un fatto di cronaca, il naufragio di migranti haitiani al largo della Florida, per abbozzare questo romanzo che è pubblicato, poi nel 1985. Il protagonista è Bob Dubois, riparatore di bruciatori di nafta nel New Hampshire, che dopo aver resistito per tanto tempo al dubbio che la sua vita di onesto lavoratore, marito e padre responsabile, non fosse una gran vita, finisce per arrendersi e decide di cercare fortuna in Florida. Lì, però, la vita non sarà facile come quella immaginata e come gliela aveva prospettata suo fratello offrendogli un lavoro nel suo negozio di alcolici. Infatti, una sera due uomini neri cercheranno di rapinarlo dell'incasso Bob uccide uno dei due rapinatori e viene a sua volta ferito. In conseguenza di ciò abbandonerà il controllo delle tensioni, fin’adesso, evitate con il fratello e lascia il lavoro. Entro breve Bob si metterà in affari con un vecchio amico ritrovato quasi per caso in Florida, ma il bisogno di soldi lo spingerà a prendere in considerazione nuove strade pericolose. In parallelo, Banks, ci presenta la vicenda dell’altra protagonista Vanise Dorsinville, una giovane haitiana che scappa da Haiti con il figlioletto e un nipote adolescente per sfuggire alla miseria, alla schiavitù e all'oppressiva presenza del padre di suo figlio. Vanise lotta con tutte le sue forze, subendo violenze e soprusi di ogni genere, per riuscire a raggiungere l'America. Nel tragitto verso la Florida le strade, di Bob e Vanise, s’incontreranno. Sono due storie disperate e due mondi diversi che insieme scorrono, alla deriva, trasportati da false speranze, disperazione e sogni infranti dove popolazioni e culture diverse vengono a contatto, tramite immigrazione e globalizzazione, scontrandosi, spesso in maniera tragica, generando conflitti sociali brutali. Un romanzo che lascia nel lettore una crudele impressione in cui prevalgono il materialismo e l’egoismo che contrastano con il sogno di riscatto sociale che in America, purtroppo, non è riservato a tutti. Da leggere.

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La Bella di Buenos Aires

di Manuel Vázquez Montalbán

Questo libro è presentato come inedito a distanza di quasi dieci anni dalla morte di Manuel Vázquez Montalbán, di fatto in Italia è un romanzo inedito ma in Spagna era stato pubblicato nel 1997 e può essere considerato come introduzione al Quintetto di Buenos Aires pubblicato nello stesso anno.  Pepe Carvalho e l’ormai socio Biscuter, cuoco e amico, indagano sull'omicidio di una barbona giunta a Barcellona anni prima per sfuggire alla dittatura militare di Buenos Aires e che all’epoca fu una reginetta di bellezza destinata a diventare l’Emmanuelle argentina e che, in Spagna, invece si ritrova a frequentare i bassifondi del Barrio Chino, il quartiere cinese di Barcellona. L’incarico era stato affidato a Carvalho da Dorotea Samuelson, ex moglie di Rocco, abbandonata proprio perché il marito si era invaghito proprio della bellissima alunna scappata in Spagna per non diventare uno dei tanti desaparecidos. L’investigatore capisce subito che è un crimine di stato e le indagini lo portano a confrontarsi, ancora una volta, con i suoi nemici del passato, che quando si minaccia di accusarli dei loro crimini, come si apprestava a fare Rocco, tornano a uccidere, come hanno sempre fatto. Manuel Vàsquez Montalbàn, anche in questo libro di tono minore, ti trascina nella sua fantasia, dove include molti dei temi presenti negli altri suoi libri e dove mette in risalto la malinconia per la sua Barcellona, con la sua calle de las Tapis, la zona più infame di un quartiere di prostituzione, che sta per essere spazzata via da centri civici, parchi, parcheggi, impianti sportivi, come La Dolce Vita, locale equivoco dove si ballava e si cantava il tango, ed a cui è già arrivato l’ordine di demolizione.

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Lucy

di Cristina Comencini

In questo libro, Cristina Comencini, racconta una storia familiare rievocata dal punto di vista dei personaggi coinvolti. Sara è un’antropologa che, nonostante ami i suoi figli e suo marito, per inseguire le sue aspirazioni lavorative ha perduto la famiglia. Ora vive in solitudine e, fruendo dell’anno sabbatico dall’università dove insegna, sta scrivendo dialogando con l’eventuale lettore, la storia di Lucy, la donna moderna, di milioni di anni fa, che insegnò un diverso camminare all’umanità. L’unico momento di distrazione lo trova andando in piscina dove un giorno, nell’agosto afoso di Roma, incontra Milo, un ragazzo giovane come suo figlio, che la aiuterà nella sua decisione finale di partire. Infatti, Sara, in seguito ad una scoperta che le cambia la vita e la visuale del futuro, fa trovare una lettera al suo ex marito Franco comunicandogli di ritirarsi a scrivere in un posto sconosciuto e segreto e di non voler essere cercata. All’inizio Franco non può che ripercorrere tutte le tappe del loro vincolo sentimentale, che nonostante la sua nuova vita con una compagna e un figlio, non si è del tutto troncato. Intanto i due figli, Matilde e Alex, riallacciano i rapporti, condividendo i ricordi del passato e la sofferenza della separazione dei genitori. L’autrice si dimostra molto abile quando entra nell’intimità dei rapporti tra i vari personaggi facendo emergere l’individualismo, tipico dei nostri tempi, ma anche l’amore e l’unione che possono avere forme diverse da quelle che man mano ci raccontano così come non è casuale o disordinato lo svolgimento della vicenda ma è una sua scelta per farci entrare nel clima reale di questa famiglia facendoci comprendere come sono effettivamente i protagonisti.  Brava!

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il tuttomio

di Andrea Camilleri

Prima di raccontarvi qualcosa di questo romanzo voglio spiegarvi il significato del titolo perché anch’io di primo acchito mi sono posto la domanda. Che cos’è il tuttomio? E come si legge? Il tuttomio è una tana, un angolo domestico nascosto, che Arianna, la protagonista ha ricavato, dove va a rifugiarsi con tutte le sue cose che nasconde gelosamente e dove si sottopone a sedute di psicanalisi con le sue bambole. Chi è Arianna? E’ una giovane di trentatré anni, sposata ad un uomo più vecchio, dotata di una tragica bellezza, infatti, le precedenti esperienze amorose sono finite in tragedia ed hanno stritolato il suo essere esponendola più come una bambola che come donna. Arianna sprigiona seduzione, affascina e brama sesso compulsivo e selvaggio, misto a un’innocenza fanciullesca e l’uomo che le sta accanto è disposto a fare qualsiasi cosa pur di accontentarla. Giulio, l’ultimo marito, è invaghito fino al punto di proporle di comprare da altri uomini quello che lui fisicamente non può più offrirle perché evirato dopo un tragico incidente. Entrambi prendono l’impegno di rispettare le regole che s’impongono come la presenza del marito agli amplessi, non per voyeurismo, ma per protezione, e gli incontri con lo stesso uomo non devono essere più di due. Purtroppo il diavolo ci mette la coda quando Mario, un ragazzo diciassettenne conosciuto al mare, s’innamora di Arianna. Anche lei sente di provare qualcosa e, rifugiatasi nel "tuttomio", confida i suoi dubbi alla bambola Stefania. Il risultato? Lo scoprirete voi. Camilleri, nella nota finale, dà al lettore qualche indizio utile alle indagini. Il romanzo è il frutto di almeno due influenze, la prima è di natura letteraria mentre l’altra è un tragico fatto di cronaca, successo alla fine degli anni sessanta che coinvolse una coppia aristocratica e un giovane studente. Io ho collegato Giulio ad un altro vecchietto pieno di soldi che si è fidanzato con una giovane fanciulla e mi ha fatto divertire ma, francamente, devo ammettere l’ho trovato molto mediocre, anche se è scritto bene, è scorrevole e non è mai noioso.

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Il Segreto del Santuario

di Ted Dekker

Questo è uno di quei romanzi che sconvolgono il lettore per la sua originalità “un’americanata” che ci offre una visione utopistica del sistema carcerario americano. Un thriller che, oltre a stupirci per l’imprevedibilità e la fantasia dell’Autore, non permette di abbandonarlo senza finirlo, insomma vi accompagnerà anche durante il sonno. Narra la storia di Denny Hansen un uomo che ha combattuto violentemente in Bosnia che, dopo aver visto distrutta la sua vita e massacrata la sua famiglia, ha cercato la redenzione nella fede, facendosi prete inutilmente. Rifugiatosi in America, s’imbatte, anche ora, nella malvivenza e nella crudeltà umana costringendolo a battersi un'altra volta contro il male a fianco degli innocenti. Denny, in un’altra storia dello stesso Autore, aveva conosciuto Renée di cui si era innamorato e ne è corrisposto stabilendo una passione così forte tanto da accollarsi anche gli omicidi commessi da lei, ora, infatti, si trova in carcere a Ironwood ma dopo un periodo è trasferito in un moderno istituto correttivo che all’apparenza sembra più umano ma che invece è ancora più spietato dei tradizionali carceri “il Santuario”. A Renée, contemporaneamente, viene recapitato un minaccioso e macabro messaggio, da Psyco, un nemico misterioso e terribile. Anche Danny constata di essere in pericolo in modo particolare perché viene a trovarsi davanti a fatti raccapriccianti compiuti su un ragazzo accusato di pedofilia che, in realtà, intendono provocare la sua reazione per costringerlo ancora ad uccidere. Anche Renée non se ne sta con le mani in mano per cui s’impegna a progettare un ardimentoso piano per salvare il suo amato riuscendo, con uno stratagemma e accompagnata da un amico, ad inoltrarsi dentro il carcere mettendo così in pericolo anche la sua vita. Il resto, com’è giusto che sia per un thriller, non ve lo posso scoprire ma ritengo utile aggiungere che la lettura, anche se non sono un appassionato del genere, alla fine è stata piacevole.

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oltre il mare

di Stefano Polli

In questo suo primo romanzo, il giornalista Stefano Polli, ha scelto di raccontare la storia avvincente di un giornalista in fuga dalla propria esistenza, a caccia di un criminale di guerra, attraverso gli affascinanti Paesi del Sud America. Infatti, Andrea Varzi, il protagonista, in questa storia attraversa in lungo e in largo l'America Latina tra continui colpi di scena, scontri, fughe e delicati incontri che toccano i sentimenti. L’inchiesta lo porta a Buenos Aires ma in realtà il motivo, vero e proprio, è una fuga dal quotidiano e da una vita privata complicata da una storia d'amore, oramai giunta alla fine. Quando Varzi si mette sulle tracce dell’ex nazista Zigler, criminale di guerra, e della vasta e spietata organizzazione cui fa capo, il suo viaggio avrà in Argentina solo il punto iniziale. Una lunga peregrinazione lo porterà in Cile, in Brasile e infine a Montevideo in un crescendo di avvenimenti alterni che finiranno, in modo sorprendente, ricalcando un sogno ricorrente che l’aveva tormentato fin dalla prima pennichella sull’aereo che lo stava portando a Buenos Aires. Non è solo un giallo ma è un bel libro, di stile giornalistico, pieno di azione con tante storie, tante sfumature e riflessioni. Ve lo consiglio.

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Entra nella mia vita

di  Clara Sánchez

Prendendo spunto da un fatto di cronaca, Clara Sánchez, inventa la vicenda di questo nuovo romanzo. Veronica, la protagonista, vive una vita tranquilla insieme ai genitori, al fratello in una casa piena di fiori. I fiori aiutavano la madre a guarire dal suo esaurimento, dice il medico, per questo la casa ne è completamente invasa. All’età di dieci anni scopre che il padre e la madre conservano tra i documenti importanti una foto di una bambina di nome è Laura come trova scritto sul retro della stessa. Finalmente aveva capito perché ogni tanto, i suoi genitori, pronunciassero quel nome. Allora inizia la sua ricerca senza troppi risultati ma, poi divenuta adulta Betty, la madre di Veronica, un giorno arriva a confidarle che due anni prima che lei nascesse aveva partorito Laura ma morta, come le avevano detto in ospedale, la madre, però non aveva mai creduto a queste parole non ed era convinta che fosse stata rubata.  Veronica, così, turbata dalla malattia della madre, e dal distacco e dalla codardia del padre, incomincia a fare delle ricerche per scoprire la verità, anche se è ostacolata nelle indagini.  La narrazione, come i due precedenti, procede a due voci in maniera alterna facendoci conoscere il punto di vista, di entrambe che si alterneranno nei vari capitoli. In questo modo sappiamo delle loro e il loro stato d’animo nel momento obbligatorio del primo incontro da cui dovrà essere ricostruita l’intera vita dell'una e dell'altra. Veronica, chiamata a una prova di coraggio, con la sua tenacia e la sua caparbietà sarebbe arrivata fino in fondo.  L’argomento è molto interessante perché tratta fatti realmente accaduti quando negli anni ‘80 e ‘90, la Spagna fu coinvolta nel traffico di bambini dichiarati morti alle proprie madri, per essere poi venduti a famiglie ritenute più decorose e più adatte alla crescita di figli. Nello scandalo furono coinvolti preti, suore, infermieri e dottori ma l’Autrice lo completa in modo troppo approssimativo non facendoci capire come la madre fosse arrivata a scoprire la verità e il perché avesse sospeso le sue azioni. Ancora una volta devo dire: Peccato! Poteva essere un grande romanzo.

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Eredità

Una storia della mia famiglia tra l'Impero e il fascismo

di  Lilli Gruber

L’Autrice ha tenuto a far notare che “questo non è un libro di storia ma un libro di memoria familiare e di recupero culturale che mi appartiene” ma spesso libri, come questo, contribuiscono a farci conoscere la Storia più di molti trattati e libri che spesso, influenzati dalle realtà politiche e sociali, peccano di obiettività. Credo che siano pochi gli Italiani che conoscono la verità del Sud Tirolo e della relativa annessione all’Italia e questo libro contribuisce, in modo realistico e documentato, a farci conoscere la vera storia di questa piccola parte del nostro Paese.  Infatti, con questo libro, la Gruber fa una ricostruzione accurata delle vicende riguardanti la propria famiglia di origine a cavallo tra l’Ottocento e i primi quaranta anni del Novecento. L’occasione gliela offre il ritrovamento di un diario, scritto in tedesco antico, appartenuto alla bisnonna Rosa Tiefenthaler testimone del dissolvimento dell’impero austro-ungarico, del passaggio della sua terra, il Sud Tirolo, all’Italia e all’affermazione del fascismo. Un periodo molto breve in cui il suo destino è stravolto dal corso degli eventi. Il racconto procede a due voci, quella di Rosa e quella della bisnipote Lilli, che ci fanno conoscere l’intera dinastia e la società del periodo considerato. L’altra figura che emerge è quella di Hella che, durante il periodo del regime fascista, è travolta dalla passione per l’ideologia di Hitler e ne subirà le conseguenze, affrontando con coraggio la condanna al confino in uno sperduto paesino della Basilicata. Insomma ne viene fuori un’imponente saga familiare cui fa da sfondo, il periodo storico compreso tra i due conflitti mondiali. Noi lettori scopriamo non solo la famiglia della giornalista ammirata Lilli Gruber ma soprattutto la travagliata storia della popolazione del Sud Tirolo dai primi anni del Novecento fino al 1939, anno della morte della bisnonna e della fine del suo diario. Tramite questo libro ho potuto conoscere le “Katakombenschulen” scuole clandestine che, operarono con l’incubo costante delle perquisizioni e di pene severe per gli insegnanti, ma erano l’unica opportunità per i bambini del Sud Tirolo di imparare il tedesco durante le repressioni fasciste. Ho conosciuto il lavacro dei nomi imposto nel 1926 da un regio decreto che ha approvato la cosiddetta re-italianizzazione dei cognomi tedeschi e le famigerate “opzioni” imposte nel 1939 da Hitler e Mussolini ai sudtirolesi tedeschi, costretti a scegliere se abbandonare le proprie terre per altre, ignote lande del Reich o sottoporsi a un’italianizzazione definitiva. Questi fatti sicuramente non si trovano nei libri di storia delle scuole italiane ed ecco perché mi è piaciuto il libro e invito i giovani a leggerlo per comprendere le difficoltà delle terre di confine.

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La Buona Novella

Perché non dobbiamo aver paura

di  Don Andrea Gallo

Ho letto questo libro avendo sempre davanti a me l’immagine e l’entusiasmo di don Andrea Gallo quando a maggio del 2012 era venuto a Ciserano per presentare il libro “Sana e Robusta Costituzione” il cui obiettivo principale era stato il Bene Comune. Aveva tenuto per due ore tutti con il fiato sospeso spostandosi per il palazzetto dello sport, a destra e a manca, e parlando a ruota libera un po’ di tutto del suo passato da partigiano e dei concetti specifici dell’istituzione cui appartiene. In questo libro lo rivedo con lo stesso entusiasmo analizzare la crisi che sta attraversando il Paese con la paura per l’incalzante mancanza di lavoro e quindi per il futuro dei nostri giovani. Don Andrea, scrivendo della situazione socio-politica attuale, rispolvera temi e valori tipici della sinistra cui ha sempre creduto non risparmiando lagnanze verso la sua classe dirigente e verso gli altri schieramenti che si sono succeduti al governo del paese che non solo ha fallito tutti gli obiettivi ma che non riescono più a essere credibili perché ritenuti responsabili di questa situazione economica di stallo e che ha tolto il futuro ai giovani. “Eppure non dobbiamo farci prendere dal panico: la strada verso la soluzione c’è, ed è alla portata di tutti, anche se difficile da praticare”, sollecita don Andrea, consigliando di rivedere la scala di valori che riponga al centro non i soldi ma la società, quella eretta da persone poiché la crisi non si risolverà facilmente perché, oltre che economica e sociale, è soprattutto delle coscienze e potrà essere sconfitta dai giovani senza avere paura dell’altro o del diverso e mettendo, al centro dell’interesse pubblico, la solidarietà. In questi giorni l’abbiamo sentito chiedere al dirigente unico dell’ultimo movimento politico, su cui anche lui aveva scommesso, di non fare il padre eterno” e di afferrare l’occasione per incontrare i dirigenti del centrosinistra “per un anno di tregua e per incominciare a vedere che succede”. C’è anche in questi gesti la Buona Novella e l’umiltà di don Andrea che spesso, purtroppo, non è ascoltato e intanto i giovani aspettano segnali per il loro futuro. 

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Dizionario delle cose perdute

di  Francesco Guccini

Quando ho intravisto la copertina di questo libro, subito, anche se non ero proprio un fumatore incallito, ho riconosciuto il logo del pacchetto delle “Nazionali Esportazione” senza filtro e automaticamente ho capito, oltre che dal titolo, che questo libro mi avrebbe fatto sorridere e ricordare con nostalgia la mia infanzia, la mia prima sigaretta e mi sono avvicinato alla lettura in modo positivo.  D'altronde, il libro, è un viaggio nella vita di ieri, tra situazioni, oggetti, espressioni del passato, giochi per strada, piccole abitudini, balli, usanze, colori, marche antiche che come nello stile delle sue canzoni Guccini, uno dei miei cantanti preferiti, racconta con aneddoti e ricordi personali.  Anche se io sono nato e cresciuto in un mondo diverso dal suo sia per ubicazione sia per età, ci separano nove anni, ho assaporato e visto le stesse cose e mentre leggevo, verificavo le cose rimaste e quelle perdute. Come non ricordare la ghiaccia o la cucina economica che nel breve inverno isolano era ricordo di zuppe varie che mia madre preparava sfruttando la piastra di ghisa a cerchi concentrici, la siringa di vetro della zia Titì, la Topolino familiare di zio Vito Salvo e i pantaloni corti. Quanti bei ricordi mi ha suscitato questo gradevolissimo libro che ho letto tutto di un fiato perché mi ci sono ritrovato dentro con gioia e con un pò di nostalgia. Ne consiglio la lettura non solo ai miei coetanei ma anche ai giovani che vogliono conoscere l'epoca dei genitori e confrontarla con il loro presente.

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Di tutte le ricchezze

di  Stefano Benni

In questo libro il tema principale sono tutte le ricchezze che l’amore riserva, ma non c’è solo quello, c’è un po’ di tutto, c’è la poesia, l’umorismo, la filosofia, l’ambiente e l’arte insomma c’è tutto il mondo di Stefano Benni. Il protagonista è Martin, uno scrittore ormai frustrato e stanco della vita che ha deciso di scappare dalla società per rifugiarsi in una piccola casetta sugli Appennini. Qui vive in solitudine assieme ad Ombra, il suo amato cane. Trascorre le sue giornate a contatto con la natura e con gli animali, con i quali discute e si sente più a suo agio di quanto non sia con gli esseri umani. Passa, questa parte della sua vita, immerso nella natura a studiare la vita e le opere di Domenico Rispoli, detto il Catena, un poeta divenuto pazzo e deceduto in un manicomio. La tranquillità dell’ambiente circostante gli offre molte occasioni per meditare su quello che è stata la sua vita e quello che avrebbe potuto essere. Improvvisamente questa quiete è sconvolta da un imprevisto arrivo, i nuovi vicini di casa, una giovane coppia. Lui, un po’ narciso, e mosso da una certa arroganza che lascia intuire fragilità. Lei, una bellezza bionda che ne evoca un’altra lontana nel tempo ed emozionante per Martin. Nel giro di poco tempo il cuore di Martin, che non si credeva più in grado di amare, ha un risveglio inaspettato e pieno di emozioni che culminerà in un travolgente valzer con la bella Michelle. Il finale, lo lascio scoprire a voi, io aggiungo che Benni ci ha regalato un bel gioiellino.

Evaristo Carriego

di  Jorge Luis Borges

Con questo libro Jorge Luis Borges esordisce nella prosa, siamo nel 1930 e lo dedica alla mitica figura di Evaristo Carriego un poeta dimenticato, amico di famiglia, che usa come pretesto per raccontare Palermo un quartiere periferico di Buenos Aires dove all’inizio del secolo abitava con la sua famiglia.  Il ritratto che ne esce è più immaginato che reale infatti ci permette, tramite la  vita di Carriego e di Palermo,  di entrare nella stessa città guardandola da dietro le spalle dei giocatori di truco, dalle finestre dei bordelli e dall'umanità che li frequenta, assistere negli spiazzi polverosi alle sfide a coltello, annusare l'aria che sa di primavera e il fumo dell' asado che cuoce all'aperto, commentare e cantare i tanghi e le milonghe che sente per strada. Attraverso gli occhi dell’amico ci ha raccontato la sua Buenos Aires anticipando gli argomenti e lo stile che caratterizzeranno l’intera produzione delle opere di Jorge Luis Borges. Bello e molto interessante.

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La doppia vita dei numeri

di  Erri De Luca

Erri De Luca ci ha preso gusto ad arrivare in punta di piedi con questi gioiellini di poche pagine. Questa volta la sua poesia in prosa diventa teatro poetico napoletano alla maniera di Eduardo De Filippo prendendone, con umiltà, le distanze ma abitato da “presenze nostalgiche” che ricordano molto “Queste Fantasmi!”. E’ la notte dell’ultimo dell’anno. Due personaggi, un lui e una lei, fratello e sorella che parlano, del passato e della loro città. La sorella accusa il fratello scrittore di non provare un vero affetto neanche per Napoli. La risposta è splendida: “Non ci ho mai pensato se voglio bene a Napoli. Come chiedermi se voglio bene alle mie unghie, ai capelli. Non so se voglio bene a delle parti del mio corpo… Ci sto dentro, tutto qua”. In seguito arriveranno altre presenze chiamate a visita dalla sorella che ne percepisce l’esistenza, ricercati da sempre dal fratello che ne ha la pena del ricordo di una vita. Iniziano a giocare a tombola. La vera sorpresa è, però, proprio l’arrivo degli ospiti inattesi. Dai numeri della tombola nascono storie, come tradizione della tombola napoletana, alcune inventate altre animate dai ricordi, e i personaggi chiedono di avere una parte in questa recita di fine anno. Un librettino, che si legge in un paio d’ore, impregnato di humour ma che non riesce a mascherare la malinconia per i momenti e gli affetti perduti.

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Antonio Ingroia - Io So

di  Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

Certo che leggere, dopo la prima domanda fatta dagli Autori, Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, ad Antonio Ingroia in cui chiedono: Sono passati vent’anni dall’orrore delle stragi del ’92. A un ragazzo nato in quell’anno, come spiegherebbe quello che è successo allora e che ha condizionato questo ventennio? Perché, come lei ama spesso dire, “la Seconda Repubblica fonda i suoi pilastri sul sangue dei servitori dello Stato”? la seguente risposta: “Partirei dal significato che ha assunto negli anni l’espressione “lotta alla mafia” inserita in un contesto culturale di riferimento. La cultura istituzionale italiana è stata per secoli di tolleranza e legittimazione della mafia, sia a livello periferico che centrale. Non è un caso che la storia del confronto mafia-Stato sia stata ipocritamente raccontata come una storia di guerra, mentre in realtà dietro le quinte è sempre stata una storia di convivenza. È stata una cultura per decenni largamente dominante e supinamente accettata all’interno di varie articolazioni istituzionali: politica, magistratura, chiesa, forze di polizia, apparati burocratici-statali.”. Non solo ci disorienta ma ci illumina sul delicato momento di passaggio fra la prima e la seconda Repubblica avvenuto nei primi anni novanta fra l’esplosione delle inchieste legate a Tangentopoli, gli attentati mafiosi e le stragi di Capaci e via D’Amelio, dove persero la vita, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il libro che è una lunga intervista fra gli Autori e Antonio Ingroia, allievo e collaboratore di Paolo Borsellino, incaricato dal 1992 presso la Procura distrettuale di Palermo e ora in Guatemala su incarico dell’ONU, ripercorre, infatti, gli ultimi vent’anni della storia italiana. In questo viaggio si tracciano i particolari dello stretto rapporto mafia-Stato partendo dall’omicidio di Lima, individuato come data da cui si ha un ricambio nel rapporto tra il potere politico e la criminalità organizzata. Ingroia, senza peli sulla lingua, racconta ai due giornalisti il ventennio appena trascorso con nomi e cognomi perché si trovano agli atti di processi che hanno già avuto luogo, e lo fa con lo sguardo di chi lo ha vissuto da dentro come protagonista della magistratura la cui autonomia, a detta dell’ex Pm, si è tentata più volte di limitare. Le analisi che troviamo, in questo libro, sono molto chiare e decise sull’ultimo ventennio che ha inciso pesantemente e negativamente sul costume e sul comportamento delle istituzioni e dell’intero popolo italiano. Ne emerge una situazione sconcertante e inquietante oltre che demoralizzante. Fortunatamente, nel finale, lo stesso Ingroia rincuora le nuove generazioni a non perdersi d’animo perché “l’Italia migliore è lì, in quel pezzo di storia che le stragi hanno tentato di cancellare” e, appunto, “da lì, da quel patrimonio etico e morale, bisogna ricominciare.” Ne suggerisco la lettura principalmente a chi continua a sostenere il partito che nel 1994 è diventato il perno del nuovo equilibrio politico, nella speranza che si renda conto come in questi anni, questo partito, si sia occupato soltanto di fare leggi a favore dei criminali, che in questo modo hanno continuato a delinquere, occupando posti di potere.

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Storia economica contemporanea

di  Sidney Pollard

In questo libro c’è la storia economica per il lettore comune, anche se è molto usato nelle università, per di più questa nuova edizione è stata aggiornata da Emanuele Felice che ne ha rivista l’ultima parte che va dal 1973 al 2001 e con l’aggiunta dell’ultimo capitolo concernente il primo decennio del XXI secolo che comprende il riassetto degli equilibri a causa della globalizzazione e la crisi del 2008. Nel libro l’Autore illustra l’economia contemporanea partendo dal 1900, con doverosi richiami al secolo precedente, e con i relativi sviluppi ed eventi storici che hanno segnato il secolo, quali guerre, scoperte scientifiche e rivoluzioni sociali. In questa situazione inserisce i due principali e opposti sistemi economici, quello comunista e quello capitalista evidenziando la visione economica di J.R. Keynes, sostenitore di un forte intervento dello Stato nel settore economico e quella indicata da M. Friedman, sostenitore invece del non intervento dello Stato. D’altronde la situazione storica ha mostrato il problema della crescita della popolazione mondiale e il miglioramento delle reti di trasporto e di comunicazioni che hanno portato tutti i paesi del mondo a rivedere le loro politiche poiché incominciavano a riflettersi sull’intero sistema mondiale, ponendo le basi per la globalizzazione così com’è oggi. Sono poche pagine ma esaurienti e comprensibili anche a chi è a corto di temi economici. 

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Il Paese reale

di  Guido Crainz

In questo saggio, Guido Crainz, racconta la trasformazione vissuta dal paese e dalla democrazia negli ultimi decenni.  Il periodo che analizza parte dagli anni di piombo del terrorismo, durante il quale il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro hanno rappresentato la punta più rilevante, fino al passaggio attraverso la controversa seconda repubblica, nata sulle ceneri della prima travolta da Tangentopoli, per arrivare ai giorni nostri. Subito dopo l’omicidio di Aldo Moro un segnale molto importante fu il referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti e dal 1980, la percentuale dei votanti cominciò a scendere sotto il 90% degli aventi diritto, cosa che non era mai successa dalla nascita della Repubblica in poi da lì, secondo Crainz, inizia la fine della prima Repubblica perché in seguito, con Bettino Craxi, la politica è più imperniata più sulla figura carismatica del leader che non sulla militanza. Poi, con l’arrivo di Silvio Berlusconi, la politica entra e si trasforma in spettacolo. La piazza è sostituita dalla televisione sia con trasmissioni di approfondimento giornalistico come “Samarcanda”, sia con rappresentazioni comiche come “Biberon” dove i politici originali si mischiano con i loro imitatori. Berlusconi vince le elezioni nel ’94 perché raccoglie il desiderio di cambiamento perché esprime la speranza di un nuovo “miracolo italiano” che, nel disprezzo delle regole, esercita attrazione su una larga parte di italiani disposti al rovesciamento di valori condivisi e più propensi all’individualismo, all’egoismo, piuttosto che al bene comune e distaccato dalle questioni nazionali. L’Autore ci ricorda una frase scritta, nel 1994, da Sandro Viola su “Repubblica”: “Quando il governo Berlusconi prima o dopo cadrà, sul Paese non sorgerà un’alba radiosa. Vi stagneranno invece i fumi tossici, i miasmi del degrado politico di questi mesi. E non si riesce assolutamente a vedere chi sarà capace, a quel punto, di intraprendere l’opera di disinquinamento”.  Ci sono in questo libro quarant'anni di storia italiana recente che ho ripercorso leggendolo e mi pongo gli stessi interrogativi senza risposta dell’Autore, perché occorrerà vivere i prossimi anni per sapere a che cosa in realtà andremo incontro se riusciremo ad avere le forze e le energie sufficienti per confrontarci con gli altri paesi e superare la crisi internazionale che ha travolto l'intero Occidente in questi ultimi anni. Il Paese ha bisogno di «un’opera di ricostruzione», le cui dimensioni «sono simili» – termina Guido Crainz – «a quelle della fase post-bellica». Capace di ricostruire le «precondizioni stesse della democrazia». Altro che urla e vaffanculo qui, prima di tutto, serve riformare gli Italiani. Buona lettura.  

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Il diritto di avere diritti

di  Stefano Rodotà

In questo saggio, Stefano Rodotà, affronta in modo preciso e puntuale la sempre più crescente esigenza di avere diritti trattando, in modo chiaro e pertinente, svariati argomenti di notevole importanza per la nostra vita sociale.  Il libro è diviso in tre parti che comprendono quindici capitoli di cui nella prima parte si narrano i diritti nello spazio e nella nuova realtà del mondo ormai senza frontiere, nella seconda si cerca di restituire volto e dignità alla persona e nella terza si tratta del rapporto uomo/macchina. A causa degli avvenimenti che quotidianamente mettono a dura prova non solo i diritti, ma anche l’affidabilità e la stabilità delle istituzioni, Rodotà viaggiando tra valori e principi ci regala una prospettiva sul mondo contemporaneo in continua trasformazione provocata sia dalla globalizzazione sia dalla scienza e dalla tecnologia in particolare per l’impennata del settore digitale. Davanti alla prepotenza dei grandi potentati economici che sempre più governano il mondo, la rete “il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto” è la via da seguire per impedire che tutto sia soggetto alla legge del mercato e il ricorso ai diritti individuali e collettivi accelera l’evoluzione del diritto. Internet, con l’accesso alla conoscenza, rimette in discussione tutti i temi del diritto a partire dalla libertà di espressione per arrivare al diritto alla privacy e Rodotà che conosce bene la materia collega con attenzione e consapevolezza il nuovo che avanza con realismo e fiducia verso la costruzione morale personale e della collettività nel futuro prossimo. Sempre che tutti i Paesi e tutte le organizzazioni mondiali accolgano la Carta dei diritti fondamentali. Il libro si legge con interesse e piacere, certamente è un po' difficile e forse anche troppo tecnico, è un libro più che da leggere, da studiare ma sicuramente è molto interessante.

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Il culo e lo Stivale

I peggiori anni della nostra vita

di  Oliviero Beha

In questo saggio, di appena 150, pagine Oliviero Beha traccia lo stato pietoso in cui è stato ridotto, in quest’ultimo ventennio, lo “Stivale Italia” e indica come deberlusconizzarlo. Il culo, non solo inteso come “vuoto culturale”, è il filo rosso che unisce i capitoli del libro, egli sostiene che l’Italia di oggi stia scontando la convergenza di molti eventi che si trascinano da quasi mezzo secolo e le cui radici affondano molto più lontano nel tempo di quanto comunemente si tenda a credere. Da qui l’esigenza di una profonda svolta che deve essere, innanzitutto, culturale, ma anche politica e ci mostra anche i limiti evidenti, del governo Monti, su temi fondamentali come l’istruzione o la sanità. Come siamo entrati nei peggiori anni della nostra vita? Analizzando il tempo della sua vita, partendo dal dopoguerra, ci spiega come, sin dagli anni ’50 e ’60, sia stata cancellata tutta la cultura sostituendola con quella industriale e gettato le basi per lo smarrimento della propria identità culturale portandola a un progressivo disfacimento del costume e della società italiana, dei suoi valori e disvalori. Oggi siamo arrivati ad un punto in cui tutti ci fanno credere che limiti non ne esistono più. Le menti poderose e geniali al comando del Paese chiedono, agli allocchi italiani, di guadagnare di meno e spendere di più perché la soluzione giusta è la crescita.  Come fa la gente a spendere di più se guadagna di meno? È un quadro tragico ma chiaro, quello del nostro paese tratteggiato dalla penna ironica dell’Autore che pone il lettore davanti alla sostanziale immagine di un paese divenuto volgare e povero per la troppa fretta di assimilare una modernizzazione cui gli italiani non erano pronti e che ha portato allo sgretolamento dell’identità italiana. Beha si chiede come se ne possa uscire e richiamando tutti ad una maggiore responsabilità termina: “Un’Italia che parla e scrive con il culo, che è finita in un culo di sacco, che ragiona a culo che nel deragliamento generale ha individuato nel culo una stazione d’arrivo. Ma giacché il culo è curvilineo, la sua stessa morfologia rotondetta ci impone di credere a un rimbalzo. Se il culo è stato reso «essenziale» nella pratica quotidiana verbale e comportamentale, prendiamolo sul serio mutuandolo dal linguaggio e dalle abitudini: facciamolo rimbalzare prima che si incolli al suolo e faccia tramontare definitivamente ogni nostra prospettiva di salvezza”.

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Sua Santità

Le carte segrete di Benedetto XVI

di  Gianluigi Nuzzi

L’anno scorso quando questo libro fu dato alle stampe, la Santa Sede aveva comunicato con una nota "La nuova pubblicazione di documenti della Santa Sede e di documenti privati del Santo Padre non si presenta più come una discutibile - e obiettivamente diffamatoria - iniziativa giornalistica, ma assume chiaramente i caratteri di un atto criminoso. Il Santo Padre, ma anche diversi dei suoi collaboratori e dei mittenti di messaggi a Lui diretti hanno visto violati i loro diritti personali di riservatezza e di libertà di corrispondenza". Mi ero promesso di leggerlo subito poi avevo lasciato un po’ perdere. Quando ho iniziato a leggerlo è arrivata la notizia delle dimissioni di Benedetto XVI e allora ho pensato che ci potesse essere un collegamento tra le due cose invece, dopo la lettura, credo che non ci sia alcun collegamento. Infatti, anche se il libro di Nuzzi si presenta come un dossier molto ben documentato e mostra alcuni sviluppi negativi del Vaticano, non mi dà l’idea di essere particolarmente sconvolgente e avevo trovato più di cattivo esempio e scioccante il precedente "Vaticano spa". Il Vaticano non si spaventa per così poco.  Ho sicuramente apprezzato l’abilità dell’Autore sia nell’esposizione dei fatti sia nel modo di narrarli ben arricchendo la rappresentazione con tutti i giochi di poteri e tutte le sfumature dell'animo umano. Ci sono dei documenti interessanti che ci fanno capire la guerra che esiste in Vaticano tra opposte frazioni e c'è da tener presente che la base documentaria è inattaccabile perché si fonda su lettere fax e documenti autografi allegati al testo.  Senza dubbio è una lettura interessante, da leggere con serenità, a piccole dosi quotidiane, per conoscere la verità dei giochi di potere esistenti, purtroppo, anche dentro le mura Vaticane oltre che fuori con riferimento al capitolo, illuminante, dei rapporti del Vaticano con la politica italiana.

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Villa Metaphora

di  Andrea De Carlo

Quando la Bibliotecaria mi ha consegnato il libro e mi sono ritrovato in mano un mattone di oltre novecento pagine, ho pensato subito al peso fisico da tenere in mano più che all’impegno di leggerlo proprio perché una volta che sono entrato in sintonia con l'Autore, mi è stato impossibile staccarmi dai personaggi e dalle loro sorti. Nel libro c’è una parte della nostra società di cui, De Carlo, pretende di raccontarci tutto o quasi con l’aiuto di quattordici personaggi tipici della nostra epoca.  L’occasione gli si offre nel momento in cui descrive gli ospiti di un resort esclusivo, appunto Villa Metaphora, abbarbicato sulle impervie rocce del versante disabitato di una piccola isola vulcanica ai margini estremi del Mediterraneo meridionale, Tari. Dove un intraprendente architetto lombardo di fama mondiale ha la brillante intuizione di ristrutturare un antico casale. Il posto costituisce l’ideale per clienti importanti alla ricerca di una vacanza lontano da qualsiasi modello per distaccarsi qualche giorno dalle pressioni della propria occupazione quotidiana. Una bella storia avventurosa ed avvincente, che cattura il lettore pagina dopo pagina e lo porta sulle terrazze ventilate di Villa Metaphora e ammirarne lo splendido paesaggio che la circonda. Purtroppo le prepotenti calamità naturali, che sconvolgeranno inaspettatamente il finale un po’ deludente, anche se è accompagnato da colpi di scena e momenti di suspense e di alte emozioni con seguiti a volte drammatici altre volte sentimentali, hanno falsato l’intrigante bellezza del libro. Andrea De Carlo non lo scopro adesso ma questa volta anche se non ho gradito il finale, ne ho apprezzato il linguaggio utilizzato che è mutevole, e adattato a ogni personaggio, permette un uso che va dalla terminologia più scurrile a quella più raffinata con l'inserimento di frasi in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Un merito a parte ottiene il dialetto indigeno creato con maestria con l’inserimento di fonemi siciliani, maltesi, spagnoli, arabi e francesi per farci capire il caos di sbarchi che hanno interessato, nei secoli, quest’isola che non c’è. Se ritenete opportuno leggerlo vi ricordo che pesa ben nove etti.

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Una voce di notte

di  Andrea Camilleri

Quando esce un libro di Andrea Camilleri con protagonista il commissario Montalbano alle prese con le sue indagini, spuntano da ogni dove, critici e super esperti che danno consigli, cercano appigli, piani editoriali errati e altre fandonie ma il pescatore che butta l’esca per fare abboccare qualche sprovveduto pesciolino sono proprio l’Autore e la casa editrice con quella postfazione messa ad arte. Io trovo il libro ben scritto, con una trama ben ideata e una scrittura che coinvolge il lettore intento a trascorrere qualche ora in santa pace piacevolmente. In questo libro c’è di tutto dalle liti con l’eterna fidanzata Livia all’uso dei media, dall’affiatamento tra Montalbano, Augello e Fazio alle frasi pungenti sull’attualità e sulle commistioni tra mafia, politica e media al servizio dei potenti. Peraltro, questa volta, la mafia non è in sottofondo, come il solito, ma si espone senza alcun ritegno. La vicenda tratta di un furto in un supermercato di Vigàta e il direttore Borsellino un po’ frastornato, dalla vicenda, si sente chiamato in causa dalle domande di Augello e Montalbano. Il giorno dopo Borsellino è morto, impiccato nel suo ufficio. Suicidio? O Omicidio? Il dottor Pasquano nutre qualche dubbio ma non lo scrive nel referto medico. Nel frattempo in un appartamento di Vigàta viene trovato il cadavere di una ragazza accoltellata e a denunziarne l’omicidio è il convivente, Giovanni Strangio, che però ha un alibi di ferro. I due fatti criminosi sfiorano i nomi dell’onorevole Mongibello, amministratore della società proprietaria del supermercato, e Michele Strangio, presidente della Provincia, padre di Giovanni. Le due storie si rincorrono, s’incrociano, si slegano e poi tornano a intessere, infine, negli ultimi capitoli il puzzle si ricompone e mostra, palesemente, tutta la sua scomoda verità e tutta la dinamica dei crimini commessi. Leggerlo ne vale la pena.

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Senza luce

di  Luigi Bernardi

In questo libro il protagonista è il buio, causa prima degli eventi imprevisti che si scatenano nel piccolo mondo ordinato di un paesino del Bolognese dove viene a mancare la luce staccata dalla polizia per catturare un anziano squilibrato che ha cominciato a sparare. L’oscurità diventa così l’alleata inaspettata degli altri comprimari cui stimola i pensieri, i desideri, le angosce e le paure più nascoste. C’è Federica, ausiliaria del 118, che è raggiunta in casa dal vicino Mario, impiegato comunale, che, celatamente innamorato di lei, tenta l’approccio della seduzione, mentre la famiglia di Umberto, un professore universitario, per ingannare l’attesa, organizza un gioco sociologico, dal quale, però, emergerà la fragilità del nucleo familiare. Al bar di Loretta si gioca a carte e a biliardo nonostante il buio e intanto Domenico, uno scrittore introverso e solitario, in preda a dolorosi ricordi, sta per portare a termine un suo tetro desiderio. L’Autore intreccia queste storie con estrema precisione facendo emergere il buio interiore di ognuno di loro e porta a galla il sommerso in un susseguirsi di colpi di scena che conducono il lettore fino al sorprendente finale. Da leggere.

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Il Sapere dei Segni

di  Carlo Sini

A volte si è restii a leggere certi Autori perché si pensa, come in questo caso, che un filosofo possa discettare in modo difficile e invece a lettura ultimata posso dire che questo libro è più accessibile di tanti altri che a volte, erroneamente, riteniamo leggibili e l’ho trovato anche molto interessante. Anche se non sono un esperto di filosofia e non toccavo un libro di questa materia dai tempi dei miei studi universitari, a fine lettura, posso dire di averlo trovato impegnativo ma scorrevole e anche piacevole. Per esporci l’argomento, l’Autore, pone come base principale del suo discorso la figura intesa come rappresentazione della soglia dell’esperienza e partendo dalle primordiali incisioni sulle pietre e dalle figure delle divinità arcaiche affronta un viaggio mettendo in campo una serie di figure come la lingua dei sordomuti, i chioschi catalani, le figure del rapporto formativo tra la madre e il bambino e la comunicazione gestuale della lingua dei segni. Ci invita, poi, a recuperare consapevolmente i segni del passato, anche là dove non ce ne accorgiamo e ci esorta a tenere in grande considerazione l’aritmetica intesa come ritmo ovvero configurazione tra provenienza e destino, che poi è il segno della nostra vita. Spiegandoci, così, il successo della scienza moderna, perché l’aritmetica è ritmo e l’esperienza è ritrovare quel che è già avvenuto, riconoscendolo. Bello e interessante.

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Regalo di nozze

di  Andrea Vitali

Anche in questo caso, come ormai sua consuetudine, Bellano e il lago di Como sono la sede della vicenda umana narrata, in questo libro da Andrea Vitali. Questa volta ci aspetta qualcosa di diverso non più gli anni trenta o quaranta ma è un tuffo nel passato più recente, che mi sa tanto di autobiografico, siamo nella meravigliosa atmosfera degli anni ’60. Nel romanzo, l’autore, racconta la storia di Ercole Correnti, un ventinovenne, che dopo cinque anni di fidanzamento è prossimo alle nozze, ma improvvisamente quell’ultima domenica d’agosto, da scapolo, parcheggiata sul lungolago, scorge una Fiat 600 bianca parcheggiata a poca distanza dalla sua casa che riaprirà in lui dolci ricordi. Quella è stata la prima e unica macchina che suo padre Amedeo aveva acquistato ma soprattutto la prima e ultima che suo zio Pinuccio aveva guidato. Infatti, è proprio uguale all’auto sulla quale aveva fatto il suo primo viaggio, vent’anni prima, con la mamma Assunta, papà Amedeo e l’indimenticabile, e mitico, Zio Pinuccio fratello della mamma, autentico dongiovanni che rallegrava la casa ogni volta che veniva a pranzo o si fermava a dormire la notte perché aveva dato in prestito il suo appartamento a un amico. Solo adesso, però, Ercole riuscirà a scoprire tutti i retroscena di quella che per lui, bambino, era stata una straordinaria avventura, quella gita al mare, amara ma memorabile perché per la prima volta aveva visto il mare. Il romanzo, come il solito, è divertente, i personaggi sono ben dipinti ma, questa volta, mi è sembrato un po’ mediocre e melanconico.

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Dire e non dire

di  Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

In questo saggio gli Autori, Nicola Gratteri procuratore aggiunto della Repubblica di Reggio Calabria e l’esperto storico del crimine Antonio Nicaso, spiegano i codici espressivi della 'ndrangheta una delle più attive, potenti e pericolose organizzazioni criminali presenti nel territorio italiano. Nel libro a parlare sono gli stessi uomini della ‘ndrangheta che, ignari di essere ascoltati, parlano di tutto nel loro linguaggio allusivo e denso di significati e parlano di tutto, famiglia, regole, potere, vita, morte, politica, Stato e perfino economia. Parlano di un paese che sembra non poter più fare a meno dei voti e dei soldi della ‘ndrangheta. C’è, in sostanza, il ventre dell’organizzazione mafiosa calabrese recuperato attraverso un’ingente quantità di fonti documentarie come le intercettazioni di conversazioni, le sentenze e i verbali di atti giudiziari e gli ormai famosi «pizzini». Un lavoro certosino e ben fatto che sicuramente ha impegnato molto i due autori, anche se certe espressioni costituiscono luoghi comuni per gli indigeni e certi fatti sono notori. Il pregio del libro sta nell’intenzione di smascherare definitivamente la falsa retorica dell’onore e della cultura omertosa che lega il silenzio all’obbedienza. Nella ‘ndrangheta, infatti, non ci può essere alcuna giustizia, ci sono solo violenza e paura per conquistare denaro e potere. Inoltre è utile perché oltre a costituire una tessera importante del mosaico linguistico e comportamentale di questa crudele realtà, ci fa comprendere l’estensione e l’attività della ‘ndrangheta al nord del paese. Leggetelo.  

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1Q84 - Libro 3

di  Murakami Haruki

Finalmente sono riuscito a leggere il terzo libro di 1Q84 che mi aveva coinvolto piacevolmente. In questo terzo libro devo subito osservare che è cambiato un narratore, infatti, mentre nei primi due libri le voci narranti, erano Aomame, Fukaeri e Tengo, qui Fukaeri è stata sostituita da Ushikawa l’avvocato che era stato incaricato, dalla setta del Sakigake, a cercare informazioni su Aomame. Ushikawa è un bravo detective, il massimo che si possa trovare sulla piazza, che indispettito dalla morte del Leader abbandona il lavoro di avvocato, essendo stato lasciato anche da moglie e figli, ora vive da solo e si dedica anima e corpo a rintracciare Aomame, ne va della sua professionalità. Quando si rende conto però che Aomame è nascosta in un appartamento, al sicuro, protetta dalla Signora e dal suo emissario Tamaru, decide di concentrarsi su Tengo perché intuisce che qualcosa li lega. Ushikawa ha ragione ma così facendo favorisce l’avvicinamento tra i due facendoli tornare nel loro mondo con una luna e senza i Little People. Bello! Il mio dubbio iniziale era quello di non riuscire a ricordare tutti i particolari della storia letta nelle due parti precedenti, ho sottovalutato l’Autore che abilmente, ancora una volta, ha saputo sviluppare gli eventi e lentamente, ci ha ricordato la storia nella sua integrità e ci ha condotto fino alla fine tenendoci per mano come Aomame e Tengo. Bravo! Ve lo consiglio, naturalmente se avete letto i primi due libri.

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La macchia umana

di  Philip Roth

Sullo sfondo dell'America puritana e politically correct dello scandalo Clinton-Lewinski, Philip Roth ambienta questo romanzo che definire geniale è il minimo perché, questa volta, giocando con le minoranze, indaga e scopre l'animo umano intrecciando i suoi personaggi in modo veramente coinvolgente. Il protagonista è il professor Coleman Silk, un vecchio umanista preside dell'Università di Athena, costretto ad abbandonare il suo incarico perché alcune sue parole sono state fraintese e scambiate per epiteti razzisti verso gli studenti. Un’accusa che si rivelerà grottesca quando si scoprirà il segreto che il professor Silk nasconde da decenni, un segreto che ribalterà totalmente la sua stessa natura. Infatti, Silk che ha compiuto un gesto tremendo nella sua vita, una viltà nei confronti della sua famiglia e dell’adorata madre, qui, è condannato dal contrappasso che colpisce, portandola alla morte, la sua dolce e amata moglie. Inizia così un calvario che porterà Silk, già settantunenne, prima all'incontro con lo scrittore con cui instaurerà un rapporto di profonda amicizia, poi al fatale ma travolgente rapporto, con Faunia una giovane trentaquattrenne con cui instaurerà un’intenso, passionale e vorace relazione sessuale, una donna dal trascorso burrascoso, carico di dolori e violenze. Un bel romanzo pieno di squarci di vita e cultura che contraddistinguono la società americana dove la macchia che gli esseri umani lasciano è un'impronta indelebile ma non solo in America. Da questo libro, scritto nel 2000, è stato tratto, nel 2003, l’omonimo film di Robert Benton con Anthony Hopkins, Nicole Kidman, Ed Harris, Gary Sinise e Abbe Lane.  

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Le Madri non sbagliano mai

di  Giovanni Bollea

Con questo libro, che è il successo maggiore del fondatore della neuropsichiatria infantile italiana, Giovanni Bollea vuole dimostrare che fare il genitore oltre ad essere bello è anche molto facile e ci fornisce anche gli strumenti, con un linguaggio semplice e con esempi pratici, sulle diverse fasi di sviluppo del bambino e sulle sue esigenze primarie unite alla volontà di andargli incontro assicurandogli sempre la nostra presenza e il nostro sostegno. Quantunque siano passati diversi anni dalla prima uscita l’ho trovato, ancora oggi, di grande attualità. Il libro, suddiviso in brevi capitoli, è frutto dell’esperienza professionale dell’Autore e rappresenta un viaggio nel mondo infantile illustrandoci ogni fase dello sviluppo di un bambino mettendone in risalto gli aspetti principali e l'importanza che ricoprono, nei vari cicli, i genitori. “Educare, pur in tutta la sua complessità, è, in fondo, più semplice di quanto non si pensi: basta saper dare sempre al figlio la parte che desidera di noi stessi, tenendo conto che l’aspetto materiale, pur importante, è secondario all’affetto, alla complicità, allo stare insieme, allo scambio di idee.” Ho voluto rilevare questo passaggio che reputo molto importante per tutti i genitori cui ne consiglio la lettura al pari di tutti gli educatori.

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Spingendo la notte più in là

di  Mario Calabresi

Leggendo questo libro, oltre al fatto di avermi proiettato indietro ai miei primi anni a Milano, mi sembra di avere afferrato che lo scopo di Mario Calabresi, l’Autore, sia quello di ricordare, di non dimenticare i nomi delle vittime e le persone che hanno lasciato a casa. Io c’ero in quegli anni a Milano, ammetto di aver cantato “La ballata del Pinelli” e anch’io, in un primo momento, sono stato frastornato dai giornali, dalle pièce teatrali, dai film, dai volantini e dalle scritte sui muri, dopo ho seguito gli avvenimenti, tramite i media, e molti dei nomi presenti nel libro mi suonano abbastanza intimi, ma per la maggior parte di loro non conoscevo né le storie né le loro tragedie. A differenza di Mieli non devo chiedere scusa ad alcuno perché non ho mai firmato appelli anche perché io sono un signor nessuno e mi tranquillizza la mia presa di posizione quando, partecipando a qualche dibattito, orgogliosamente ho respinto le tesi di Lotta Continua anche perché già da allora da noi, del Movimento Studentesco, loro erano accusati come mandanti dell’omicidio del Commissario Calabresi.   Mario Calabresi ripercorrendo gli avvenimenti drammatici che l’hanno colpito lo fa con pacatezza e atteggiamento conciliante, non parla di vendetta, raccontando, ma d’imparziale giustizia e del desiderio di far luce sulla verità.  Quello che mi colpisce, del libro, è proprio questa voglia che lui e la sua famiglia reclamano affinché il Commissario Luigi Calabresi sia ricordato e rispettato come vittima del terrorismo e con Lui tutte le vittime del terrorismo.  Bello ed emozionante! Un piccolo, grande libro da leggere tutto di un fiato.

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La notte dell'oblio

di  Lia Levi

Questo romanzo di Lia Levi prende spunto da una storia vera, quella di una madre, di due figlie adolescenti, il cui marito fu deportato in seguito a una spiata. Siamo ai tempi delle Leggi razziali e la caccia all’ebreo era cominciata di colpo in un’alba di pioggia cui era seguita l’occupazione nazista e una famiglia di ebrei trova rifugio in una parrocchia in un paesino della campagna laziale. Giacomo, il padre, ha affidato il suo negozio in Roma a un commesso fedele, e ogni tanto si reca nella capitale per vedere se tutto va bene e prelevare dei soldi. Qualcuno, però, l’ha notato e lo tradisce, cosicché è arrestato davanti al negozio. A guerra finita la moglie, Elsa, e le figlie Milena e Dora, ritornano a Roma. Elsa ha saputo che Giacomo è morto in una camera a gas ad Auschwitz ed è tormentata da quella delazione che è costata la vita al marito, cerca la verità ma una volta scoperta la terrà per sé, cercava con l’oblio la rimozione di quanto accaduto e far crescere le figlie senza il peso di una tragedia ormai consumata anche perché tra gli ebrei sopravvissuti c’era vergogna nel raccontare ciò che gli era accaduto. Purtroppo la fatalità e l’imprevisto della vita arrivano e portano a galla tutto quello che è successo, la Storia e la Memoria del passato non si possono cancellare e l’Autrice con questo romanzo porta alle estreme conseguenze l’errore di chi soffoca la verità per lungo tempo, proprio com’è accaduto per la Shoah. Un libro coinvolgente la cui lettura scorre con ritmo lento ma possente e con la tensione da romanzo giallo dove dominano la memoria, la verità, il perdono, la fedeltà, il tradimento, il dolore, la colpa e la vergogna. Da leggere.

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il diavolo, certamente

di  Andrea Camilleri

Ho preso questo libro, in biblioteca, prima perché l’Autore era Andrea Camilleri e poi perché ero incuriosito dalla nuova veste tipografica rispetto agli altri romanzi scritti con la Mondadori.  Questa volta, in combutta con il diavolo, Camilleri nel pieno di tutta la sua creatività letteraria ha concepito 33 racconti corti, a volte cortissimi, in cui il filo conduttore che li unisce è il diavolo che s’immerge nella quotidianità delle persone dove l’imprevisto, il senso del destino e del fato inevitabile sono sempre pronti e colpiscono quando meno te lo aspetti cogliendo la vita di sorpresa.  L’idea, come il solito, molto originale mette a nudo le bassezze, i vizi e la perfidia della natura umana riuscendo a stravolgere la normalità e scompigliare, con imprevedibilità, gli eventi. Non c’è niente di eccezionale, in questi racconti, anche se a volte la genialità, dell’Autore, supera ogni aspettativa e Camilleri, riesce a stupire, ancora una volta, i suoi lettori. Mi ha fatto trascorrere mezza giornata con il sorriso sulle labbra ma ne sconsiglio la lettura alle persone che s’impressionano facilmente.  

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Cosa Grigia

di  Giacomo Di Girolamo

Cosa nostra ha fatto un salto di qualità ed è diventata Cosa Grigia. E’ la tesi che Giacomo di Girolamo espone in questo libro proponendola come quella zona di contiguità, con imprenditori e politici che, in precedenza, si avvalevano della vicinanza a Cosa nostra per portare avanti i loro disegni criminali, essa, ora è diventata piuttosto un vero e proprio sistema. In sintesi la zona grigia si è mangiata la mafia divenendo una nuova forma di criminalità con, ai vertici, insospettabili burocrati o imprenditori. Questa nuova realtà non spara perché non ha bisogno di controllare il territorio, non fa più i suoi affari con la droga o le estorsioni né gli necessita rubare. La Cosa Grigia i soldi se li fanno consegnare direttamente dallo Stato rappresentato da una classe politica, formata da arrivisti e ingordi che bramano soltanto ai soldi e al potere, dove la nuova mafia ha trovato la strada spianata verso la corruzione, le connivenze, le concussioni e i ricatti. La mafia non esiste è il suo intercalare all’inizio di ogni capitolo o forse dovrei dire all’inizio di ogni viaggio che l’Autore intraprende attraverso il nostro Paese alla ricerca di questa nuova criminalità.  Così ci fa conoscere nuovi personaggi che non hanno avuto bisogno di chiedere permessi alle vecchie famiglie di Cosa nostra ma che ne hanno assunto, pur mantenendo rapporti con le famiglie mafiose, il comando rendendolo più affabile e quindi maggiormente tollerabile calpestando così la mafia stessa. Quest’avvicendamento ha spiazzato l’antimafia perché, la nuova mafia, ormai si ritrova anche nell’antimafia, poiché ha capito che per avere successo conviene “mostrarsi” in ogni settore.  E’ una tesi che non fa una grinza e che invita a guardare con occhi diversi certi personaggi che non erano sfuggiti anche ad un occhio distratto come il mio. Bel lavoro!  Da leggere.

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Mr Gwyn

di  Alessandro Baricco

Alessandro Baricco si è sempre distinto per la capacità di trovare, per i suoi libri, idee originali e in questo ne ha trovato una davvero straordinaria. Mr Gwyn è uno scrittore, bravo e famoso, che vive a Londra. Un giorno decide di scrivere un ultimo articolo per “il Guardian”, con cui collabora, e in esso predispone una lista di 52 cose che non farà mai più in vita sua tra cui scrivere libri. Tom, il suo agente letterario e unico amico, tenta inutilmente di farlo recedere dalla sua decisione. Col passare del tempo, però, incomincia ad annoiarsi e sentire la mancanza dello scrivere, prova vari stratagemmi per non pensarci ma gli manca ciò che lo faceva sentire vivo, la scrittura. Un giorno, entrando casualmente in una galleria, rimane affascinato dalle foto e dai ritratti di un artista e, in quel momento, alla stregua di un pittore afferrò che un ritratto avrebbe potuto farlo anche lui scrivendo. Trova un ex garage, lo adibisce a luogo di lavoro, trova una modella, Rebecca una stagista dell’ufficio di Tom, e s’immerge nel lavoro anima e corpo. Rebecca, dopo il ritratto, diventa anche la sua segretaria, lo aiuterà a trovare i clienti e, in seguito, si farà carico di raccogliere e ricomporre i pezzi del puzzle creato da Mr Gwyn svelando il mistero a noi lettori. Sì proprio così, infatti, dopo qualche incertezza iniziale il suo talento viene fuori anche in questa nuova avventura e i ritratti soddisfano in pieno le esigenze dei clienti, lo scrittore ha trovato la sua strada, ma durerà poco perché improvvisamente Gwyn, per sua scelta, sparisce, ma gli sopravvivranno le sue opere.  La risoluzione dell’arcano questa volta, Bariccco, la lascia a Rebecca, come dicevo prima, e in quelle poche pagine finali afferriamo tutta la bravura dello Scrittore. Buona lettura.

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Exit

di  Alicia Giménez-Bartlett

Tradotta dall’Inglese la parola “Exit” significa: uscita, esito, fine e morte, l’Autrice, in questo romanzo di esordio, l’ha usata proprio con questo significato. Exit è una residenza dove ricchi, uomini e donne,stanchi e annoiati della vita, vanno a finire le loro esistenze. Il dottor Berset, coadiuvato dal collega Eugenius e dall’infermiera tuttofare Matea, ha messo in piedi un bel business, una pratica costosissima in un ambiente raffinato, per sei - sette persone alla volta che convivono per alcuni mesi divertendosi, facendo escursioni, in attesa che ad ognuno di loro sopraggiunga il momento giusto per dire basta alla propria esistenza. Naturalmente ognuno può recedere dall’idea in qualsiasi momento saldando il conto per il soggiorno già fatto.  Unica ed importante condizione per tutti i partecipanti è di essere in perfetta salute e di non essere depressi come da certificato medico che lo attesti. Non è un romanzo sull’eutanasia, come qualcuno potrebbe pensare, ma è qualcosa che gli attori scelgono e serve soltanto la volontà di attuarla. Il motivo dei suicidi, perché solo di ciò si deve trattare, a volte si scopre altre no. D’altro canto nella realtà la felicità o l’infelicità di una persona, per tutti gli altri resta, sempre un mistero e Alicia Giménez-Bartlett ha saputo, in questo romanzo, tessere molto bene le sue idee, i personaggi e anche le sorprese. Una lettura che scorre vivacemente, anche se l’argomento in oggetto è molto duro.

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Il supplizio del legno di sandalo

di  Mo Yan

In questa specie di documentario, Mo Yan, ha scelto di scrivere secondo la tradizione dell’opera locale, perché in Cina le torture, le esecuzioni, sono sempre state viste come uno spettacolo dove c’è una forma di collaborazione tra il giustiziato, il boia e il pubblico per suscitare nel lettore una reazione e per far riflettere. Si sta per assistere dramma e, nei capitoli iniziali, ognuno dei protagonisti racconta i propri patimenti interiori di quello che sta per succedere, di quanto in realtà è già successo, e che nel libro invece occupa solo le ultime venti pagine.  L’argomento del romanzo affonda le radici nella Cina dei primi anni del Novecento, dove Sun Bing, un maestro indiscusso dell'arte teatrale e popolare dell’Opera dei Gatti, capeggia una rivolta contadina contro i tedeschi che vogliono costruire la ferrovia nel loro distretto, e che a seguito di un sanguinoso fatto di sangue hanno ucciso ventisette persone, tra cui donne e bambini del posto. Bing è condannato a morte, secondo il peggiore dei supplizi, e a cattura avvenuta si affida l’incarico al consuocero, un boia di enorme fama adesso ritiratosi in pensione, di portarlo a termine. Il libro non è solo un romanzo ma è anche un documento storico, del paese con gli usi, i costumi, la lingua, la cultura, e le tradizioni che la Cina moderna vorrebbe cancellare. L’Autore invece tende a recuperarli e, in questa vicenda, riesce a far rivivere la crudeltà delle torture e delle pene più atroci tenendo il lettore in angoscia insieme al gran numero di pubblico accorso nella piazza dove dovrà essere giustiziato il condannato. Ve lo suggerisco anche se un po’ crudele e non adatto a chi ha problemi di rigetto.

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Ma questa è la mia gente

Un viaggio nel Partito Democratico in diciassette conversazioni con i suoi protagonisti

di  Ivan Scalfarotto

Come nella precedente recensione ecco un altro saggio e un altro viaggio, come dice il sottotitolo, “nel Partito Democratico in diciassette conversazioni con i suoi protagonisti” infatti, Ivan Scalfarotto analizza il “suo” Partito, di cui è vicepresidente, conversando con alcuni tra i più importanti esponenti. Da queste chiacchierate con leader, dirigenti e amministratori del Partito Democratico, viene fuori una grande ricchezza di esperienze personali e riflessioni molto interessanti. L’Autore ci fa conoscere, poi, anche alcuni personaggi sconosciuti al grande pubblico ma non per questo meno interessanti come Ilda Curti, assessore al Comune di Torino, che parla di come il Partito Democratico sul territorio sia spesso migliore di quello che ritroviamo ai vertici nazionali oppure Francesca Puglisi, membro della Segreteria Nazionale, che fa notare l’abbondanza di giovani che ci sono nel partito ma che le trasmissioni televisive non invitano mai perché preferiscono offrire ospitalità, a causa dello share, alle solite persone. In sostanza c’è, in questo libro, un Pd diverso da come spesso è raccontato dai media. Ci sono dentro le varie anime di un partito complesso ma unico e vivo, capace di aprire una discussione proficua e di elaborare ottime idee di governo per il paese dove sono valori fondanti l’equità e la giustizia e il luogo in cui le istituzioni repubblicane sono considerate un importante patrimonio della comunità nazionale. Indubbiamente quello che ne scaturisce non è un partito verticistico e bloccato ma un’organizzazione sostenuta da diverse menti e con stimoli necessari per assicurarsi un futuro più sicuro. Conoscevo Ivan Scalfarotto per le notizie che si colgono sui giornali, di qua e di là, in questo bel libro, invece, ho conosciuto una brava e interessante personalità.

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Gli straordinari viaggi di Ibn Battuta

Le mille avventure del Marco Polo arabo

di  Ross E. Dunn

Questo libro non è una versione della Rihla di Ibn Battuta, il Marco Polo arabo come indicato nel sottotitolo e che aveva dettato i ricordi dei suoi viaggi a Ibn Juzayy, ma un saggio di Ross E. Dunn docente di Storia presso l’Università di San Diego in California. L’Autore ci introduce nel meraviglioso mondo del più grande viaggiatore dell’epoca premoderna e lo commenta, da storico, ricostruendo i viaggi di Abu 'Abdallah ibn Battuta che nel XIV secolo partito da Tangeri compì il più lungo viaggio di cui ci sia giunta traccia, attraversando l'equivalente di quarantaquattro paesi moderni facendoci assaporare l'atmosfera di quel mondo islamizzato che comprendeva, oltre alle zone centrali dell'Islam, anche India, Indonesia, Asia Centrale, Cina, Africa Orientale e il Sudan occidentale. A differenza di Marco Polo, Abu 'Abdallah ibn Battuta, oltre ad aver visitato molti più luoghi ce li porge con l’ottica della cultura islamica offrendoci particolari molto interessanti di quasi tutti gli aspetti della vita dell'epoca. Dalle cerimonie della corte del sultano di Delhi ai costumi sessuali delle donne delle isole Maldive alla raccolta delle noci di cocco nell'Arabia meridionale offrendoci una visione ampia di quei paesi e di quel complesso e unitario sistema di collegamenti. Dunn ci  presenta il tutto con buona capacità anche se nelle note ci mette molti dubbi sulla veridicità di alcuni itinerari. L’ho trovato molto interessante, anche se la lettura si è rivelata abbastanza pesante.

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L'età dell'ignoranza

E' possibile una democrazia senza cultura?

di  Fabrizio Tonello

In questo saggio, Fabrizio Tonello, mette sul banco degli imputati la rinuncia a investire sull’istruzione, l’antintellettualismo italiano e un provincialismo tecnologico che esalta la continua ascesa del web. Non si tratta di demonizzazione d’internet ma del fatto che tale strumento venga sempre più caricato di attese che non può offrirci. In questo libro di appena centocinquanta pagine l’Autore affronta un piacevole percorso per spiegare come possa autogovernarsi un paese che non legge e non s’informa, la nostra società, malata di consumismo, diffonde l’illusione che studiare sia inutile, la riflessione noiosa e l’apprendimento un’inutile fatica. La tendenza è vedere nei nuovi media e nella tecnologizzazione della società una funzione e una ventura sproporzionate perché nella realtà essere informati, non significa per forza conoscere, la conoscenza è tutt’altro e l’Autore ci fa notare che i nativi digitali stanno usando gli strumenti alfanumerici pur essendo, completamente, degli incompetenti tecnologici. Una vasta massa di utilizzatori, infatti, si limita a compiere scelte semplici e immediate che non richiedono alcun approfondimento intellettuale. Ignorante perciò è «colui il quale manchi delle risorse etico - cognitive necessarie per confrontarsi con il mondo in cui viviamo», e l’età dell’ignoranza temuta da Tonello in un certo senso c’è già e non è presente solo nelle nuove generazioni ma anche tra i tuttologi dei talk show. Intanto, i nostri "governatori", continuano a ridurre gli investimenti in cultura, sui giornali si propaganda l’inutilità dell’intellettuale e persino la futilità di una competenza mentre si esalta e avanza il culto della superficialità.  Da vent’anni non c’è tema più discusso della sfiducia verso la casta vista ormai più o meno come amministratori di condomini, gli spazi politici nazionali si sono ristretti a favore dei mercati o di organizzazioni sovranazionali, le democrazie sono in affanno anche per il continuo sfilare di uomini politici davanti ai giudici e per l’uso improprio del parlamento a fini personali così spesso i media servono, ai cittadini, da megafono per la protesta. Non è facile venirne fuori così come non è facile rassegnarci all’ignoranza. Per Tonello l’unico modo per uscirne è quello di ritornare alla piazza per riappropriarsi dei saperi che ci permettono di capire e di avere il contatto con la realtà, esattamente quello che ai nostri nonni non mancava nonostante non avessero internet. Da leggere per riflettere.   

I segreti d'Italia

di  Corrado Augias

L’idea che si sviluppa in questo libro è quella della realtà storica mischiata a storie letterarie in un piacevole viaggio pot-pourri attraverso varie città italiane per svelarci i segreti nascosti di un Paese e un popolo difficile da decifrare.  Ognuno di noi con la propria esperienza e con le sue informazioni storiche e letterarie potrebbe raffigurare la propria Italia ma siccome non tutti siamo scrittori o giornalisti ecco che lo fa per noi Corrado Augias che con la sua scrittura sobria, limpida e scorrevole ci racconta la “sua” Italia romanzata rievocandoci dettagli di quel Belpaese ricco di tante città stato, magari vicine fra loro, che hanno ritardato l’Unità nazionale ma che hanno reso esclusivo il nostro Paese.  Arbitrariamente ne sceglie i luoghi, i personaggi e le storie da raccontare tanto che il libro contiene un repertorio di materiali molto eterogenei. Alla fine il prodotto che ci mostra, a mio parere, è chiaramente una raccolta di riflessioni interessanti e intelligenti, anche se manca di un vero filo conduttore e i vari capitoli sembrano slegati uno dall’altro, ma che sicuramente ci fanno riflettere per arrivare a scoprire la vera natura degli Italiani.

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Grande seno, fianchi larghi

di  Mo Yan

Il premio Nobel per la Letteratura 2012 è stato assegnato a Mo Yan, chi è? Come me tanti se lo sono chiesti, allora sono andato in biblioteca ed ho cercato un libro. Il primo che mi è capitato tra le mani l’ho preso. Dopo quindici giorni d’intensa lettura finalmente sono riuscito a finirlo, non ho provato un senso di liberazione, però un libro di novecento pagine non è facile portarlo a termine e Mo Yan non può seviziare i lettori con un mattone, nel senso fisico, del genere. In compenso mi ha fatto appassionare alla famiglia Shangguan, una famiglia matriarcale in cui la Madre mette al mondo otto figlie femmine ed un solo figlio maschio, Jintong, che narra gli avvenimenti. La famiglia Shangguan, al centro di questa complessa storia, vive in un povero villaggio della zona di Gaomi. Gli uomini svolgono la professione di fabbri ormai da parecchie generazioni e finalmente contemporaneamente all’importantissimo parto di un’asina ce n’è un altro, trascurabile, della nuora Shangguan Lu, capace solo di partorire sette figlie femmine. Nasce così il tanto agognato figlio maschio, Shangguan Jintong, insieme a una gemella cieca. Illegittimo, frutto di una relazione con un missionario cattolico svedese, è biondo con gli occhi azzurri. Dopo poco tempo, a causa di una violenta invasione giapponese, vengono uccisi il marito della madre e il nonno, il missionario si toglie la vita e Shangguan Lu rimane sola con i figli. È lei, Shangguan Lu, la vera eroina del romanzo, la grande madre che allatta e nutre e non rifiuta mai sempre pronta a combattere per la vita, l'unica che non cambia dall'inizio alla fine della vicenda così come non cambia ed accoglie tutti la Terra Madre, la Cina, un paese enorme, con milioni di abitanti, milioni di sfaccettature e di contraddizioni. Mo Yan, in questo libro, ci mostra la Cina per com’è stata ed è realmente, anche se descriverla con le sole parole, non è facile ma Egli ci fa entrare nella complessità e nei molti problemi che la travagliano tra cui, quello principale, è la povertà e la differenza tra le classi sociali. Così attraverso i protagonisti delle diverse epoche storiche succedutesi, dalla società feudale degli anni '30, l'invasione dei giapponesi del 1937, passando attraverso la guerra civile che sconvolse il paese fino al 1949, anno in cui fu proclamata la Repubblica Popolare Cinese di Mao, si rivivono le vicende dei personaggi nel periodo del Grande Balzo in Avanti (1958-1960) e nella gravissima carestia che ne conseguì, la Rivoluzione Culturale degli anni '60 fino all'attuale capitalismo di Stato. La scrittura è abbastanza scorrevole, la difficoltà, come dicevo inizialmente, è la mole del libro e la quantità di nomi ma con un po’ di attenzione non è impossibile seguire e ricordarsi tutte le vicissitudini. Alla fine con l’ultimo capitolo e l’appendice, lo scrittore, ti viene incontro per cucire gli ultimi tasselli rimasti aperti. Ne è valsa la pena, mi è piaciuto.

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Il torto del soldato

di  Erri De Luca

In queste poche pagine di Erri De Luca c’è la storia di una giovane austriaca, di un criminale di guerra ossessionato dalle corrispondenze della kabbalà, e dello stesso scrittore che seduto al tavolo di una locanda, mentre aspetta la cena legge le fotocopie di un testo in ebraico di Isaac Babel dal titolo "Di Familie Mushkat" che un editore gli ha chiesto di tradurre e che io ho recensito in questa rubrica. Nella prima parte del libro discettando sull’argomento, in prima persona, getta le basi per introdurre l'argomento principale. A raccontarlo è la figlia di un persecutore nazista che sta trascorrendo gli ultimi anni di vita in fuga dalla vendetta dei cacciatori di nazisti. La figlia gli è rimasta accanto, al contrario della madre che l’ha abbandonato, forse soltanto per attendere l'epilogo che verrà e lo osserva spesso con occhio distaccato e freddo, incapace di provare per lui pietà amore o perdono.  L’incontro è casuale, infatti, mentre De Luca sta arrovellandosi nell'yiddish, si accorge che accanto al suo tavolo siede questo padre con la figlia. Il padre sembra ostile e insofferente alla presenza dello scrittore soprattutto alle carte che ha sul tavolo mentre nella figlia richiama in vita il ricordo del ragazzo Ischitano che le ha insegnato il nuoto sul pelo dell’acqua e l’arte del galleggiamento. Dopo cena lo scrittore risale in macchina ma lungo la strada è costretto a fermarsi dietro una colonna d'auto, c'è stato un grave incidente, un'auto con a bordo un vecchio ed una ragazza sono precipitati nel burrone. Com’è nel suo stile, l’Autore, tratta con delicatezza e semplicità argomenti sempre angosciosi nonostante il tempo che passa. Da leggere

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L'Amore rubato

di  Dacia Maraini

In questo libro Dacia Maraini trae dalla vita quotidiana e dalla cronaca otto storie che hanno per protagoniste le donne che non denunciano la violenza degli uomini oppure quelle che lo fanno e non sono credute. Sono racconti in cui la donna è vittima di arcaici pregiudizi e inaudite violenze esercitate su di lei fin dalla più tenera età, storie di donne abusate, violentate, uccise, da estranei ma, soprattutto, da chi dovrebbe amarle e rispettarle come padri, mariti e compagni. Le protagoniste sono donne e bambine, adolescenti e mature, vittime di stupri e torture, incubi e violenze, fisiche e morali che la Maraini ci sa raccontare senza particolare esaltazione o tanto meno senza alcuna retorica. Narra, le storie, con la consapevolezza che una testimonianza del genere non può non coinvolgere i lettori che vuole svegliare dal sonno dell’inconsapevolezza e la prima indignata è Lei stessa e questo sentimento si coglie in ogni riga e si spinge fino all’estremità, di ciascuna storia, per fare luce su un preciso dramma e permettere così di prendere contatto con una spietata e incredibile realtà. L’Autrice poi, implicitamente, vuole denunciare l’inerzia causata spesso dalla paura di interferire, di entrare nelle vite altrui che il culto di una privacy spesso sopravvalutata dai media, che tendono ad omettere i nomi dei “mostri”, e offrire un messaggio di speranza, di stimolo a non arrendersi e a non rinunciare mai all'amore verso se stessi. Da leggere.

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Una lama di luce

di  Andrea Camilleri

Andrea Camilleri ormai da anni ci intrattiene con i suoi personaggi e da anni non ci annoia perché quei personaggi sono reali e riescono a seguire i cambiamenti dell'autore, se poi il personaggio, come in questo caso, è Montalbano allora il libro e i fatti in esso raccontati diventano di grande interesse. In questo libro s’intersecano tre storie, che scorrono parallelamente e che poi sul finale si congiungono. Nella prima storia Montalbano dovrà trovare i colpevoli di un’aggressione a mano armata con violenza carnale, nella seconda un traffico d’armi organizzato da alcuni tunisini mentre nella loro patria è in corso la lotta di liberazione e nella terza un commercio di opere d’arte rubate. A dominare la scena è un Montalbano diverso, più umano che ripensa alle scelte del passato ed a come esse si riaffaccino nel presente cercando di trovare la risposta giusta ai suoi comportamenti e alle decisioni assunte.  Lo stile è quello di sempre, scorrevole e unico, anche se scritto in uno stretto dialetto siciliano, che potrebbe essere ostico a chi si avvicina a Camilleri per la prima volta, ma il lettore abituale, sono sicuro, non troverà problemi di comprensione.

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Amy Mia Figlia

di  Mitch Winehouse

Questo è uno di quei libri che nessuno vorrebbe scrivere, ma Mitch Winehouse, padre di Amy una delle artiste più talentuose degli ultimi anni, lo fa con tanto amore per cercare di recuperare la memoria della figlia raccontandoci come lei fosse, nella realtà, tanto divertente quanto generosa, tanto dolce quanto fragile. Papà Winehouse ha sentito il bisogno di scrivere questo libro – come dice nell’introduzione – per narrare la vera storia della vita di Amy. Una vita troppo breve che paragona a una corsa sulle montagne russe. Ci sono in questo doloroso percorso del padre testimonianze inedite e ricordi personali, che ci fanno conoscere la doppia anima di Amy. Un percorso che parte dalla prima fanciullezza passando attraverso gli anni turbolenti dell’adolescenza per arrivare ai primi successi, approdare alla folgorante carriera per chiudersi con i giorni più difficili della lotta contro le dipendenze con il calvario nei centri di disintossicazione. E’ un libro scritto con il cuore, manca di qualcosa e spesso diventa noioso e ripetitivo tanto da non riuscire a scuotere il lettore sebbene ormai tutti, tramite i media, siamo stati informati sull’esistenza maltrattata di questa giovane artista geniale.

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L'ultima riga delle favole

di  Massimo Gramellini

 

Seguendo l’onda lunga del successo di “Fai bei sogni”, che avevo letto con piacere durante le vacanze, mi è venuto spontaneo, ritornando a casa e trovando il libro sul tavolo di casa mia, leggerlo. Qui, per la prima volta, l’Autore ha messo nero su bianco il percorso che inconsciamente ha affrontato, dopo un grande dolore, per non farsi sopraffare. Infatti, Tomàs, protagonista del libro, non crede molto in se stesso e continua a subire l’umore della vita, sicuro di non poter fare niente per cambiare le sue giornate. Accetta tutto così come gli si presenta dinanzi. Una sera, però, si ritrova proiettato in un posto che non conosce, ma che riaccende in lui la curiosità che aveva perso da tanto tempo. Comincia così un viaggio simbolico che lo conduce verso una serie d’incontri e di strane avventure, affinché possa liberare il proprio talento e, con una favola per adulti, dare forma al cammino che una grande sofferenza costringe ad alimentare.  Così proprio la forma di guarigione, che vive il protagonista, è lo scoglio maggiore da superare ma che è difficoltoso far emergere. Ci sono, nel libro, molto sarcasmo e ironia, che riflette il giornalista Gramellini, e che rende il libro leggibile e scorrevole.

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Fai bei sogni

di  Massimo Gramellini

Ci sono cose che si vogliono raccontare ed altre che si desiderano mantenere segrete, così come ci sono persone che le sanno raccontare ed altre no. Massimo Gramellini è una di quelle persone che ha voluto raccontare e lo sa fare anche bene. Lo fa in questo libro autobiografico, dove troviamo un uomo che, dopo una vita spesa a combattere contro il dolore della precoce perdita della madre, riesce a fare pace con se stesso e col destino, affrontando una verità che gli è stata nascosta per troppo tempo. Infatti, in questo libro, ci racconta la sua difficile infanzia, segnata in modo drammatico dalla scomparsa della madre quando aveva solo nove anni ed il silenzio degli adulti che gli sono stati attorno senza raccontargli mai la verità. Un silenzio dettato dall'affetto, ma anche dall'incapacità, degli adulti che lo circondano di accettare la fragile realtà della vita. L’Autore ci racconta questa ferita, fatta di solitudine e amarezza, di lotta contro un mostro e la paura di vivere e lo fa in modo sincero tale da coinvolgere il lettore in questa vicenda personale e molto importante della propria vita addolcendola con i suoi ricordi adolescenziali (Gigi Meroni, l’Ulisse della TV, lo scudetto del Torino di Radice con il poster di Pulici accanto a quello di Peter Gabriel). Un libro sofferto, autentico e viscerale che alla fine diventa commovente e ci fa capire “l’uomo” Gramellini molto lontano dal famoso giornalista ironico che tutti conosciamo. A me è piaciuto.

 

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Il vecchio che leggeva romanzi d'amore

di  Luis Sepúlveda

Ho cercato questo libro perché Sepúlveda, specialmente nelle ultime letture che ho fatto, lo cita spesso e non me ne sono pentito. In esso l’Autore ci racconta, con grande abilità, due anime, quella dell’uomo e quella della foresta riuscendo a creare un'atmosfera molto particolare grazie al suo stile letterario. Il protagonista è Antonio José Bolìvar che vive ai margini della foresta amazzonica ecuadoriana e che porta con sé i ricordi di colono bianco, esperienza poi finita male, una foto sbiadita della moglie e vecchi romanzi d’amore che legge per colmare la sua solitudine. Il suo patrimonio, però, è una sapienza speciale che gli viene dall'aver vissuto dentro la grande foresta, insieme agli Indios Shuar con cui aveva stabilito un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che i gringos, capaci soltanto di sfruttare e distruggere, non sapranno mai capire. Nella piccola colonia di El Idillio, dove egli vive, un giorno la vita fu sconvolta dal ritrovamento di un cadavere umano. Antonio José, esaminato il suo zaino e avendoci trovato pelli di cuccioli di tigrillo, capì al volo che l’uomo era stato ucciso dalla madre dei cuccioli, impazzita a causa del dolore dopo la loro perdita. Il ritrovamento di un altro cadavere e di una mula squarciata indusse il sindaco a fare una battuta di caccia per uccidere l’animale divenuto molto pericoloso. Considerata la sua conoscenza della foresta, Antonio José fu chiamato a far parte della spedizione e, in seguito, lasciato solo da compagni presi dalla paura, portò avanti da solo l’ingrato compito di inseguire e uccidere il tigrillo che si aggira minaccioso per vendicarsi sull'uomo. Un bel libro, che come accennavo all’inizio, scruta nell’anima di un uomo che prova sentimenti forti e contrastanti e nell’anima della foresta, con i suoi tempi e le sue tradizioni, e che l’uomo non ha ancora imparato a rispettare.

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Farla Franca

LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI  

di  Gherardo Colombo con Franco Marzoli

Questo libro che ha come sottotitolo “La legge è uguale per tutti?” non è solo un approfondimento, dopo vent’anni, sull'inchiesta di Mani pulite, ma questo saggio partendo dalle vicende di Tangentopoli affronta il rapporto degli italiani e delle regole, l'emergenza corruzione nell'Italia della prima repubblica e nell'Italia di oggi, il rapporto della magistratura con la politica, con la stampa e con gli italiani. Il libro è scritto a quattro mani da Franco Marzoli e Gherardo Colombo, uno dei magistrati, fondamentale, nelle indagini e nei processi che hanno sconvolto la classe politica italiana negli anni novanta. I due, partendo dal sottotitolo, discutono sui fatti di Mani pulite, insieme a loro ci sono Emanuele ed Irene, due giovani amici curiosi di conoscere le vicende che hanno coinvolto ministri, senatori, imprenditori, deputati, ex presidenti del Consiglio e che indignarono l’opinione pubblica e rivoluzionò, profondamente, la scena politica italiana. Partiti storici, come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano, furono fortemente ridimensionati. Gherardo Colombo svela i retroscena delle indagini, gli effetti, i limiti e le aspettative mancate, ripercorre le accuse mosse dai politici indagati all’inchiesta e ai magistrati coinvolti, ricorda il senso di distacco dalla politica della popolazione ed evidenzia, con delusione, l’incapacità italiana di rispettare l’articolo tre della Costituzione che recita “la legge è uguale per tutti” e la facilità, per alcuni, di “farla franca di fronte alla legge”. Nel libro, oltre alla chiacchierata troviamo, in appendice, le lettere scritte prima di suicidarsi di Sergio Moroni e di Renato Amorese, alcune interviste dell’epoca rilasciate da Colombo, i comunicati fatti da membri de pool, la lettera di dimissione del p.m. Di Pietro e un editoriale di E. Scalfari. Infine sono riportate le amare considerazioni finali e il suggerimento, a chi voglia approfondire l’argomento di un’ampia bibliografia. Interessante anche l’introduzione del Professor Umberto Galimberti. Lo suggerisco ai giovani perché sono sicuro che a scuola non studino il mondo contemporaneo e questa vicenda la dovrebbero conoscere tutti.

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Galeotto fu il collier

di Andrea Vitali

Andrea Vitali, ritornato in libreria con il suo nuovo romanzo, ci allieta con le sue storie Bellanesi. Questa volta il protagonista è il giovane Lidio Cerevelli, erede, con la possessiva madre, di un’impresa di costruzioni. Infatuatosi della bella Helga, che in una sola serata, gli ha fatto perdere la testa. Lei, che ama la bella vita, non vuole lavorare e ha già in mente di sposare un suo compaesano, vecchio ma pieno di soldi. Lidio, che è stato colpito nel profondo del suo cuore, si lascia ingenuamente circuire tanto da giurarle eterno amore e si dichiara disposto a fare qualsiasi cosa pur di averla tutta per sé riuscendo a strapparle la promessa di aspettarlo per un anno. La madre, invece, vorrebbe mettere il figlio tra le braccia di un buon partito, senza curarsi dell’aspetto esteriore della futura nuora. Il sogno di Lidio sembra potersi realizzare quando, nel corso di un lavoro edile di ristrutturazione, trova più di trecento ducati e monete antiche in oro zecchino, un tesoro! Lidio è deciso e combina il trasferimento delle monete in Svizzera.  Partendo da queste circostanze succedono immediatamente dopo irresistibili sviluppi, con una caccia al tesoro collettiva che investe quasi l’intera cittadinanza bellanese. La vicenda si complica, la trama viene poco a poco a galla e il bel sogno svanisce dopo una serie di complicate vicissitudini e agli oscuri maneggi del primario chirurgo dell’ospedale locale, che farà l’impossibile per dare in sposa allo sventurato Lidio la propria, non bella, nipote Eufemia. In questo romanzo l’Autore mette in risalto il prevalere del potere femminile, infatti, non è solo Helga ad esercitare la propria influenza su Lidio ma anche le altre belle e affascinanti protagoniste riescono a mantenere il proprio ascendente e non solo sul proprio marito. Il romanzo, come il solito, è divertente, i personaggi sono pieni di vita e si muovono perfettamente in quel tessuto autentico e popolare della Bellano degli anni trenta con camicie nere, camerati e servizi segreti.

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Ritratto di gruppo con assenza

di Luis Sepúlveda

La copertina di questo libro ritrae un gruppo di ragazzi, e da quella foto l’autore compie un viaggio a ritroso nella storia recente e travagliata del suo paese. La prima cosa che ho notato (oltre a Salvador Allende) è quell’assenza citata nel titolo, e mi sono chiesto chi manca? Forse, ho pensato, prima della fine l’Autore lo svelerà.  Nel primo racconto si parla di Anna Peterson che aveva fotografato un gruppo di bambini che vivevano in un quartiere povero di Santiago, La Victoria. Sepúlveda che ha conservato gelosamente il ritratto di quei volti sorridenti, dopo il suo esilio durato quattordici anni, decide di tornare in Cile, insieme alla Peterson, anche per cercare quei bambini e scoprire quanto sia rimasto della purezza che animava i loro sguardi. La ricerca non è però fortunata perché uno dei protagonisti di quella prima immagine è stato ucciso da un carabinero mentre rubava per sfamare la sua famiglia. E così anche la seconda fotografia presenta uno spazio vuoto, un’assenza: quella del giovane Marcos ucciso dal regime. I racconti, che compogono questo libro, in tutto sono venticinque e la galleria di personaggi è molto varia e il senso di perdita attraversa tutti i personaggi in esso narrati ma con ironia e amore per il suo popolo, per la cultura, per i libri, per chi soffre, per gli animali, per l’umanità e l’autore ce li consegna senza mai scadere nel pessimismo ma senza svelarci il nome e il volto dell’assente. Speravo di trovarlo, questo personaggio mancante, nella storia europea, dedicata proprio all’Italia invece, ho trovato “un vecchio che non mi piace” di cui, personalmente, non sento minimamente la mancanza. L’Autore ha usato una figura retorica per tenerci incollati fino alla fine e l’ha fatto con mestiere.

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La sovrana lettrice

di Alan Bennett

In questo ironico e divertente breve romanzo di appena novantacinque pagine Alan Bennett, con stile leggero e brillante, ci racconta come la regina d’Inghilterra scopre in tarda età la passione per i libri. Il tutto avviene grazie a un casuale incontro con la biblioteca circolante che ogni mercoledì sosta presso il suo giardino e con Norman Seakins, un ragazzo di cucina che però è un accanito lettore. Questa nuova predisposizione della regina però metterà in crisi funzionari e primo ministro perché la sovrana, da quel momento, assumerà comportamenti del tutto diversi, come indossare lo stesso vestito per due volte di seguito o iniziare a fare domande impertinenti ai propri consiglieri e ai ministri degli Esteri stranieri in visita, interrogandoli sui libri letti. Ne viene fuori una regina molto simpatica, lontana dagli schemi usuali che di solito la rappresentano e fino al punto che lei stessa scriverà su un appunto: “È possibile che mi stia trasformando in un essere umano”. Tutto ciò grazie all’immaginazione e alla scrittura di Alan Bennett che riesce a trasmettere, con efficacia, il piacere che ci regala la lettura dei libri.

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Tanto tu torni sempre

Ines Figini, la vita oltre il lager

di Giovanna Caldara e Mauro Colombo

In questo libro c’è la storia di Ines Figini una ragazza comasca ventenne piena di vita che ama il suo lavoro come operaia alla Tintoria Comense, che è la capitana della squadra di Pallavolo della  Ditta e che è sicura e piena di volontà. In occasione di uno sciopero ebbe il coraggio di manifestare il proprio sostegno ai compagni di lavoro accusati di esserne i promotori interni nella fabbrica dove lavorava e a causa di ciò fu arrestata e deportata in Germania. Aveva 22 anni il 6 marzo 1944, non era ebrea, partigiana o antifascista, ma aveva dimostrato uno spirito rivoluzionario schierandosi a favore dei suoi compagni di lavoro e allora doveva essere punita. Così ebbe inizio il suo calvario e conobbe quella che si è poi rivelata l’esperienza più atroce della sua vita inconsciamente. Finì dapprima a Mautahusen, dove rimase una settimana in compagnia di altre donne arrestate insieme con lei, fu poi imprigionata ad Auschwitz-Birkenau e Ravensbrück e alla fine, della guerra, fu ricoverata in un ospedale militare per motivi di salute. Le sue tribolazioni durarono, complessivamente, un anno e mezzo, infatti, Ines, riuscì a tornare a casa il 25 ottobre del 1945. Su questa drammatica vicenda, a novant’anni, Ines Figini fa, ancora, conoscere i particolari, con la sua testimonianza lucida e accorata, nelle scuole, dove spesso è invitata. Non è il solito libro sull’olocausto e i lager perché non racconta le crudeltà di quei luoghi, ma riesce a farti commuovere per la singolarità della vicenda e per la semplicità con cui essa è raccontata.

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La voce invisibile del vento

di Clara Sánchez

In questo libro Clara Sánchez ci racconta una storia di fiducia e di perdono, di colpa e di memoria individuale, di amore e di segreti. La vicenda si svolge a Las Marinas in Spagna, dove una famigliola madrilena, Julia, Félix e Tito di sei mesi, è appena arrivata per un periodo di vacanze. Julia, accortasi di aver dimenticato di portare il latte per Tito, esce e non ritorna perché improvvisamente si è ritrovata in macchina senza soldi, documenti e cellulare. In pochi minuti quella che doveva essere una vacanza da sogno si è trasformata in un incubo. Per le strade non c'è nessuno, le case sulla spiaggia sembrano tutte uguali e Julia non riesce a ritrovare l'appartamento nel quale la attendono il marito Félix e il figlio. Prova a mettersi in contatto con loro da un telefono pubblico, ma la linea è sempre occupata. Tutto, intorno a lei, è così familiare eppure così stranamente irreale. In realtà ha avuto un incidente con la macchina, in conseguenza del quale ha riportato una commozione cerebrale che l’ha fatta immergere in uno stato di profondo sopore. Ora è in ospedale, assistita dal marito, dalla madre accorsa in suo aiuto perché chiamata dal marito e da un ricoverato, di nome Abel. Julia, però, deve affidarsi solo a se stessa. Deve capire cosa sta accadendo. Perché solo attraverso l’istinto di sopravvivenza può trovare la strada di casa e ritornare se stessa. Ho notato che l’Autrice ci ha preso gusto a somministrarci le sue storie a due voci in maniera alterna, come il precedente libro, oppure, presa dalla fretta di cavalcare l’onda del successo, si è lasciata prendere la mano abbandonandosi in sterili dettagli inutili che non fanno decollare la storia che in se stessa non è, poi, tanto male perché l’argomento è serio, ma, a me, sembra affrontato con un po’ di superficialità. Peccato! Perché nella storia ci sono vari colpi di scena ed è piena di tensione, ma spesso il racconto diventa lento, ripetitivo e noioso.

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I quattro canti di Palermo

di Giuseppe Di Piazza

In questo libro, un giovane cronista di cronaca nera ci fa conoscere, la sua, Palermo dei primi anni ottanta. Sono gli anni più sanguinosi che la martoriata città abbia vissuto quelli della seconda guerra dimafia che scoppiò sul finire degli anni Settanta e finì nel '93. Parafrasando il titolo, con i famosi quattro canti di Palermo, cioè l’incrocio tra via Maqueda e Corso Vittorio Emanuele, che rappresenta il cuore della città. Ce la descrive con quattro brevi racconti, storie di vite dure, in una realtà comune e difficile. Il primo canto parla di un figlio d'onore che vuole scappare da un destino già scritto dalla Famiglia per onore. Il secondo fa intonare ad una modella un canto che celebra le difficoltà di alcune situazioni della vita e le possibilità di uscirne, nel terzo c’è la disperazione di un padre che non riesce a far emergere la sua voce dal coro di Famiglia della moglie. Infine nel quarto ed ultimo canto, c’è la storia di una figlia che vuol sussurrare al pubblico la voglia di giustizia e di onore. Ne viene fuori un ritratto generazionale di cui uno drammaticamente legato alla storia di Palermo e l’altro generazionale di giovani ventenni che ritenevano normale portare la propria compagna di mattina sulla scena di un delitto atroce e trascorrere la serata, tranquillamente, con notti di amore, di musica e di ricercate letture. La scrittura è veloce, piacevole e amara anche se è addolcita dai ricordi di avventure amorose a volte superflue. Si può leggere.

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Venivamo tutte per mare

di Julie Otsuka

Questo libro racconta tante storie delle “spose in fotografia”, le donne giapponesi che all’inizio del Novecento partirono alla volta dell’America, dove ad attenderle c’erano i loro futuri mariti, quelli che non avevano mai conosciuto e di cui possedevano solo una fotografia. Sono piccole storie messe insieme, in modo superbo, da Julie Osaka in una specie di canto corale a volte intenso, a volte triste, a volte dolce e perfino disperato. Nella fascetta che accompagna l’edizione italiana, c’è scritto “Nessuna parola di questo libro cade nel vuoto. Tutte colpiscono al cuore” ed è vero, solo un lettore privo di cuore non può emozionarsi davanti a tante di queste vicende. Inoltre il libro ha il pregio, e non è poco, di svelare un contesto storico di cui molti non conoscono cioè la deportazione dei giapponesi residenti in America dopo l’attacco a Pearl Harbor nel dicembre del 1941. L'internamento avvenne in campi dedicati a persone di origine giapponese residenti nella zona militare del Pacifico, indipendentemente dalla cittadinanza. Furono 117.000 le persone, due terzi cittadini americani, donne e bambini inclusi, deportate nei campi di concentramento sparsi in vari Stati Americani. Quando finì la guerra, i campi furono sgomberati, ma non tutti preferirono tornare alla propria città di provenienza. Forse, il libro, avrebbe raggiunto la perfezione se l’Autrice avesse approfondito questi ultimi fatti. A quel punto sarebbe diventato un capolavoro. In ogni modo vale la pena dedicare un paio d’ore alla sua lettura.

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L'Eretico

di Carlo A. Martigli

Questo libro è un misto tra finzione e realtà, che molto mi ricorda “il Codice da Vinci” di Dan Brown, in una storia del tutto credibile insomma è un mix di romanzo storico, noir, giallo e puzzle ambientato tra Firenze, Roma e Istanbul nel periodo tra il 1497 e il 1498. Parte dalla morte di Pico della Mirandola quando il potere della repubblica fiorentina è passato nelle mani di Girolamo Savonarola che, con la violenza, spegne il sogno del suo predecessore di unificare le religioni monoteistiche. In questo contesto si confrontano le casate dei Borgia, che vogliono rendere il papato, una dinastia da cui esercitare il loro potere, e quella dei Medici, che allontanati da Firenze, non si rassegnano e vogliono riconquistare il soglio pontificio anche grazie a inaspettate alleanze. Protagonisti sono Ferruccio de Mola, valente condottiero e umanista, erede e continuatore dell’opera di Pico della Mirandola, e sua moglie Leonora, per difendere la quale egli è disposto a tutto. A essi si aggiunge un monaco tibetano, Ada Ta, e la sua discepola Gua Li, che dalle remotissime valli del Ladakh giungono sin nel cuore della vecchia Europa portando con sé la testimonianza di un segreto inimmaginabile: la vita di Gesù negli anni tra l'adolescenza e l'età adulta. Tra i protagonisti, inoltre, s’inseriscono una serie di personaggi  storici reali e immaginari che danno maggior peso a questo romanzo che Carlo Martigli ha ben organizzato tanto da mettere a disposizione, a noi lettori, quest’affascinante ricerca con un esito per niente scontato e lo fa in modo ingegnoso e al tempo stesso credibile. A me è piaciuto.

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Matteo Messina Denaro. La mafia del camaleonte

di Fabrizio Feo

In questo libro l’Autore ricostruisce la storia di Matteo Messina Denaro che, da abile puparo dei legami tra i vari mandamenti, è riuscito attraverso i rapporti di parenti e imprenditori a stabilire relazioni con i vertici della politica siciliana e nazionale e con le altre organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta e la camorra. Sicuramente da almeno vent’anni, egli, ricopre un ruolo importante per Cosa Nostra, si è adattato ai cambiamenti, sia interni sia esterni all’organizzazione criminosa, cambiando pelle come un camaleonte, riuscendo a fare da ponte tra la vecchia concezione della mafia e la nuova proiezione della criminalità organizzata, in grado di fondere insieme le rigide regole della latitanza con le luci smaglianti della dolce vita.  Il boss di Castelvetrano, dopo la cattura di Provenzano, è il ricercato numero uno e capo indiscusso della nuova mafia, venerato dalle donne e rispettato dagli uomini per l’intelligenza e l’intuito con cui riesce ad intrecciare alleanze legami con tutti quelli che gli si parano davanti. Il criminale ha tra le sue qualità il carisma di Salvatore Giuliano, di cui si diceva, che rubava ai ricchi per donare ai poveri, e poi ha la spietatezza tipica dei corleonesi e proprio quella del corleonese per eccellenza, Totò Riina, di cui egli è il pupillo, l’erede naturale designato. Purtroppo anche in questo libro così come in tanti altri, si preferisce il taglio romanzato, più che la descrizione della pericolosità vera e l’emersione del profilo criminale di persone che hanno sulla coscienza esecuzioni, sangue e morti. La provincia di Trapani, raccontata da Fabrizio Feo, è una terra malata di mafia che non si rende conto come il suo territorio sia diventato, sempre di più, oggetto di sacchi edilizi, speculazioni, obbligato a essere povero, nonostante i grandi flussi finanziari che qui sono arrivati, perché deve mantenere quella dipendenza sociale verso il potere più o meno occulto. In ogni caso il libro in sé lascia meditare e pone un grosso punto interrogativo sul futuro di questa martoriata terra.

 

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Ultime notizie dal Sud

di Luis Sepùlveda

Sepúlveda torna in libreria e riesce ancora una volta ad emozionarmi con il racconto delle ultime storie dalla frontiera del mondo, in senso geografico e mentale.   Infatti, in questo libro c’è una raccolta di storie, arricchite da una serie di bellissime foto scattate da Daniel Mordzinski. Un viaggio on the road per raccontare un’amicizia e territori ormai scomparsi, un reportage di zone del Sud del mondo che il tempo, la storia e l’uomo hanno ormai trasformato, un viaggio a due verso la Patagonia estrema, alla fine del mondo. In questo andare verso il Sud del Sud, Sepùlveda con una moleskine e Mordzinski con una leika raccontano una serie di storie molto coinvolgenti, nello spirito di quell’«inventario delle perdite» di cui parlava l'amico scomparso di recente, il grande scrittore Osvaldo Soriano. Così scopriamo il liutaio che non accetta, per costruire un violino, un legno qualsiasi, ma vaga da un posto all’altro per trovare quello giusto. L’ubriaco che giura di essere un discendente di Davy Crockett e soprattutto recuperiamo Delia, novantacinque anni compiuti, che possiede nelle mani il dono della fertilità. Non voglio raccontarvelo tutto, v’invito, soltanto, a leggerlo nella speranza che proviate la mia stessa emozione.

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non per profitto

di Martha C. Nussbaum

In questo libro c’è la situazione avversa alla cultura umanistica partorita da questo mondo globalizzato con particolare riferimento a due importanti realtà nazionali, gli Stati Uniti e l’India. Nella sua analisi l’Autrice afferma che nel modello di sviluppo dominante l’unico obiettivo è il profitto, infatti, questo tipo di formazione favorisce le materie tecniche rispetto a quelle umanistiche, e cerca di impartire nozioni e informazioni utili e specialistiche, piuttosto che sviluppare una cultura critica e umanistica che non fa profitto e perciò è ritenuta superflua e che è la prima a risentire dei pesanti tagli all’istruzione. Proseguendo in tal senso, però, le persone diventano meno capaci di agire liberamente e meno in grado di comprendere e accettare le idee altrui. Martha Nussbaum ci spiega, recuperando il pensiero di Socrate e facendo un excursus della pedagogia e dei suoi grandi studiosi, in che modo gli insegnamenti umanistici conducano alla libertà intellettuale e quindi alla formazione di individui consapevoli e creativi.  La scuola deve educare al mondo generando Cittadini e non sudditi. Lo reputo un libro molto interessante e lo suggerisco a tutti i docenti e a tutti i politici che affrontano il settore della pubblica istruzione senza alcuna cognizione pedagogica. 

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Timor Sacro

di Stefano Pirandello

Non è facile essere “figlio di” e fare lo stesso mestiere del padre e se poi il padre è anche premio Nobel è ancora più difficile. Questo libro inedito di Stefano Pirandello, che in vita ha firmato i suoi testi con lo pseudonimo Landi, è stato ora pubblicato a cura di Sarah Zappulla Muscarà con il suo vero cognome. Timor sacro è un romanzo autobiografico in cui Stefano Pirandello servendosi di due “alter ego”, Simone Gei scrittore circuito nella stesura di un’opera che esalti il fascismo e Selikdàr Vrioni un albanese sfuggito alle arcaiche leggi di vendetta della sua stirpe. In esso racconta la sua tribolata esistenza di “figlio di” e attraverso la narrazione di queste due vite a specchio vengono fuori, non solo, le varie sofferenze familiari, il legame tormentato tra figlio e padre con i soventi scatti d’indignazione, i rapporti con i tanti amici importanti ma anche i prodotti ignobili di quel periodo storico come la proclamazione dell’impero, la pena di morte, la figura del boia e le leggi razziali. Il romanzo è l’opera di tutta una vita, infatti, l’Autore non smise mai di lavorarci correggendolo, aggiungendo nuovi episodi modificarlo. Non è di facile lettura e chiede molta concentrazione per non perdere le inquietudini, le domande che l’Autore si pone e la sofferenza di una vita vissuta all'ombra del padre, con una collaborazione veramente impegnativa, a scapito della propria carriera di scrittore.

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Licenziare i Padreterni

L'Italia tradita dalla Casta

di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

Mentre mi apprestavo a preparare la recensione a questo “istant book” di Stella e Rizzo apro il giornale e leggo la sparata di Bossi "Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori” spontaneamente ho commentato “e lui chi lo eliminerà?” perché Monti sta cercando di ripianare i guai creati dai governi precedenti di cui il signore, di cui sopra, ha fatto parte (è stato anche condannato con sentenza definitiva). Gli Autori di questo saggio ci offrono una panoramica di privilegi, abusi di potere, impunità, ingordigie, prepotenze e le differenze tra gli schieramenti politici sono poche così come poche sono le eccezioni dei singoli. Per far contenti i padani, inoltre, gli Autori ci segnalano tutti i motivi di vergogna sia a nord che a sud. “I padreterni”, come li aveva definiti Luigi Einaudi, se ne fottono disinvoltamente dell’insofferenza montante dei Cittadini e della Democrazia, per loro Democrazia non è uguaglianza sociale ma privilegi della “Casta” di cui Rizzo e Stella ci avevano rivelato qualche anno fa e come il libro precedente anche questo è diviso in brevi capitoli frutto e collage di brani tratti da giornali e agenzie concernenti i numeri, della politica italiana, messi a confronto con gli altri Paesi. C’è di tutto per indignarsi e la protesta sociale, ormai ampia, denuncia la deriva intollerabile delle disuguaglianze e la democrazia, come legame sociale fondato sull’uguaglianza, sta pericolosamente scomparendo. Prima di leggere le malefatte di chi governa e di chi gli sta dietro nel sottobosco politico e non solo, consiglio di farvi un’analisi di coscienza e costatato che non avete niente di cui vergognarvi, INDIGNATEVI!!!

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Gabriella garofano e cannella

di Jorge Amado

Dover fare la recensione al romanzo che ha consacrato Jorge Amado come uno dei più grandi scrittori del secolo ventesimo mi mette, oltre che emozionarmi, soggezione.  C’è in questo libro il Brasile composto da fazendeiros e banditi, da armatori e prostitute, ci sono le musiche, i profumi, i sapori e i colori degli anni venti del novecento.  Le vicende, di cui narra lo scrittore, hanno luogo a Ilheus, nel 1925, quando il potere è nelle mani dei fazendeiros, ricchi proprietari terrieri esportatori di cacao che l’avevano conquistato, tramite lotte sanguinose, e retto grazie a costumi barbari e primitivi. Qui vive Nacib, un giovane siriano naturalizzato brasiliano, proprietario del bar Vesuvio che rimasto senza cuoca era alla disperata ricerca. Fortunatamente e casualmente trova Gabriella, appena arrivata dall’entroterra per sfuggire alla fame, che diventerà ben presto il punto di forza del suo bar. La ragazza è in grado di preparare piatti prelibati, è dotata una bellezza naturale e sensuale, ha una carnagione color cannella ed emana un prodigioso profumo di garofano tanto da spingere Nacib a innamorarsene e deciderne, spinto dalla gelosia e dall'ansia di averla tutta per sé, di sposarla. Dopo il matrimonio, però tutto si complica perché Nacib desidera trasformare Gabriella in una raffinata signora mentre, da autentico spirito libero, lei adora ballare scalza, andare al circo, mettersi fiori tra i capelli, godere dell'ammirazione degli uomini. Alla fine l'amore prevale su tutto.  Questa bella storia  d’amore lo scrittore la inserisce, come dicevo prima, in quel contesto puritano e pieno di falsi moralismi di tipo maschilista in cui la donna deve subire qualsiasi comportamento dall’uomo anche la morte per mano di un marito tradito e perciò Gabriella diede una scossa notevole a tutto quell’ambiente. La società brasiliana stava cambiando e il progresso la farà da padrone sia negli usi e costumi sia politicamente. Con questo romanzo Amado non ci permette soltanto di calarci nel clima in cui si svolgono le vicende e facendocele rivivere in prima persona ma ci fa conoscere anche il Nordest brasiliano nel periodo dell'espansione. Merita, veramente, di essere letto.

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GRAZIE NO

7 idee che NON dobbiamo più accettare

di Giorgio Bocca

Sono sette i punti, come dice nel sottotitolo, che Giorgio Bocca ha individuato in questo saggio (pamphlet, fa più chic) contro cui indignarsi e perché no, ribellarsi.  Sette articoli concisi, com’eravamo abituati noi che per anni l’abbiamo seguito sull’Espresso, per dire Grazie no alla crescita folle, alla produttività, il nuovo dio; alla lingua impura; al dominio della finanza; alla corruzione generale; alla fine del giornalismo; all’Italia senza speranza. Disegna in esso, probabilmente, il suo testamento intellettuale e la sua visione libera, del mondo e della società, slegata da qualsiasi tipo di dottrine. Giorgio Bocca non intendeva rassegnarsi, e qui alza la voce, come suo solito, per denunciare le scorciatoie del pensiero unico, cui si deve rispondere con un sonoro e liberatorio: Grazie, no! E invita noi, che gli sopravviviamo, ad aprire gli occhi e rifiutare la prevaricazione del sottinteso e delle furbizie. Ci mancherà.

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Il burattinaio

di Francesco Barbi

Ero a conoscenza dell’attesa di tanti lettori per l’uscita di questo libro dopo che l’Autore li aveva deliziati con “L’acchiapparatti” perciò quando ho visto la disponibilità, nel Sistema Bibliotecario, del libro l’ho prenotato senza pensarci su una volta. Dire che all’inizio sono rimasto spiazzato è poco, sia per la caterva di nomi strani che per l’ambientazione ed il genere tanto che ero tentato di abbandonarne la lettura. La storia mi sembrava un po’ troppo misteriosa, intricata e complessa, piano piano però ho incominciato ad assaporare le stranezze e le particolarità dei personaggi ed ho incominciato ad immedesimarmi in loro e apprezzarne le avventure. La storia parte con la predizione, da parte dell’Oracolo, della caduta del Regno di Olm, il mondo fantastico creato dall’Autore, dove l’Arconte Ossor è impegnato a preparare e inviare un manipolo di Guardiani dell’Equilibrio a reprimere ogni forma di eresia e stregoneria e così far luce sulla vicenda della morte del mostro di Giloc poiché è convinto che l’imminente catastrofe, profetizzata, sia in qualche modo legata alla sua morte e possibilmente recuperarne le spoglie.  A capo della spedizione c’è l’Indice, fervente suddito della luce e spietato soldato, che interroga e tortura i paesani per scoprire l’identità e la dimora di colui che si spaccia per stregone. Fiuta e segue le tracce dell’acchiapparatti di nome Zaccaria fino a Ombroreggia, dove lo cattura e lo rinchiude in un gabbiotto di ferro per condurlo a Olm. Nel viaggio, di ritorno, a Olm sono coinvolti numerosi personaggi come Gamara, il cacciatore di taglie accecato dalla sete di vendetta, due bambini Steben e Nodo, incatenati sul carro del raccogli-orfani, Orgo il gigante, la strega strabica con la procace figlia adottiva e l’amica ex-prostituta, unite nel disperato tentativo di salvarsi e di liberare Zaccaria. Tutti sono, protagonisti e nello stesso tempo tutte ignare pedine nelle mani del burattinaio. La lettura è sconvolgente, c’è di tutto, morti, torture, crudeltà e strane situazioni che divagano nel rocambolesco, ma narrate con uno stile coinvolgente tanto da renderlo vivo e piacevole. Certamente è meglio non fare come me e leggere, prima, il romanzo precedente.

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Storia della mia gente

di Edoardo Nesi

In questo libro c’è la storia di un giovane imprenditore di Pratese, destinato ad amministrare l’impresa di famiglia fondata dal nonno, che si trova improvvisamente a dover fare i conti con la più grande crisi economico-finanziaria degli ultimi anni. La globalizzazione e le scelte di politica industriale miopi e poco efficaci fatte dai governi italiani, lo costringono, suo malgrado, a cedere la ditta di famiglia nel 2004. L’Autore affronta, infatti, lo sgradevole tema del declino del sistema produttivo relativo al distretto tessile di Prato che aveva attirato, nei momenti di grande successo, l’attenzione di sociologi ed economisti di tutto il mondo. Quel tessuto connettivo costituito dalle piccole e medie imprese italiane che hanno, da sempre, costituito il nerbo della nostra economia. Non è soltanto una sconfitta personale e familiare ma anche sociale, economica e politica di un intero paese. Non so se definirlo saggio o romanzo autobiografico, ma sicuramente è un atto d’amore verso la sua città e una testimonianza che scava negli ultimi decenni della storia economica italiana. A me è piaciuto ed a tratti anche emozionato, leggetelo.

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La traccia dell'angelo

di Stefano Benni

Questo è il primo libro che Stefano Benni non scrive con Feltrinelli, ma con Sellerio e troviamo un Benni diverso più intimo, questa volta non troviamo il solito suo mondo fantastico ma scopriamo una cruda valutazione, ma sempre con la consueta ironia, sullo strapotere dell’industria della salute e dei medicinali, la terza industria del mondo, dopo quella delle armi e del petrolio, insomma è un libro di denuncia. In questa breve storia Morfeo, il protagonista, alla vigilia di Natale del 1955 ha otto anni e sta festeggiando insieme ai suoi parenti, in casa dei nonni, e non vede l'ora di scartare i regali. Improvvisamente succede un imprevisto: una persiana staccatasi, senza alcun motivo, lo colpisce alla testa.  Il trauma lo lascia per giorni tra la vita e la morte e da quel giorno iniziano le traversie che lo accompagneranno per tutta la vita. Morfeo cresce, diventa scrittore, è circondato da amici e parenti, si sposa ha un figlio ma la malattia lo rende diverso e le sue giornate sono governate dai farmaci. Non è una lettura facile ma sicuramente piacevole.

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I ventitre giorni della città di Alba

di Beppe Fenoglio

Questo romanzo è strutturato in racconti, tutti vissuti sullo sfondo delle Langhe e di cui sei sono dedicati seconda guerra mondiale. Il loro primo è quello che dà il titolo alla raccolta. Fenoglio ci presenta la Resistenza, umana, senza retorica, con tanti limiti e contraddizioni, fatta di momenti oscuri e perfino antieroici tanto che i suoi scritti furono contrastati da qualche resistente. Lui si può permettere di raccontare certi fatti perché è stato un partigiano di quelli che non doveva fare i conti con l’apparato ideologico e politico dei partiti. Racconta quello che ha visto senza autocensurarsi, il suo stile è scarno, privo di fronzoli o retorica, è la fotografa della realtà, di ciò che è accaduto davanti ai suoi occhi. Il Lettore man mano che va avanti nella lettura si sente scaraventato in quei luoghi e in quel clima che ha contrassegnato gli anni della Resistenza. Perciò mi sembra inutile accennarvi qualche episodio. V’invito soltanto a leggerlo per assaporare queste pillole di nuda e cruda verità.

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Una questione privata

di Beppe Fenoglio

Questo è uno dei romanzi meno in vista dell’Autore ma, sicuramente, non inferiore agli altri suoi scritti e, come gli altri, anche in questo il tema della Resistenza è descritto con un’abilità straordinaria.  Il protagonista della vicenda è Milton, studioso serio, amante dei libri e della musica, partigiano nato e cresciuto ad Alba, innamorato di Fulvia, ragazza della borghesia torinese, rifugiatasi nel paesino piemontese dopo l’armistizio dell’8 settembre. Nel primo inverno della resistenza, Milton ritorna alla casa di Fulvia, dov’è rimasta solo la vecchia domestica, cui Milton chiede notizie della ragazza, e viene a sapere che Fulvia ha avuto strani incontri nascosti con Giorgio, il suo più caro amico anch’egli innamorato di Fulvia ed anch’egli partigiano.  Per Milton è un duro colpo e da quel momento la sua unica preoccupazione è di trovare Giorgio per chiedergli cosa ci fosse stato tra lui e Fulvia. Contemporaneamente Giorgio è fatto prigioniero dai fascisti e potrebbe essere fucilato da un momento all’altro.  Milton sfida tutti i disagi, freddo, pioggia, vento, fango, nebbia, fame, paura, stanchezza e pericoli. Si butta in un’impresa disperata e solitaria per cercare di salvare l’amico, spinto non solo da coraggio e amicizia ma anche da furore e tormento che non gli lasciano più respiro, ripensando continuamente alle parole della vecchia domestica, per conoscere la verità e risolvere questa questione privata con il suo più caro amico. Da un po’ di tempo volevo leggere questa storia, vi posso dire che ho colmato un vuoto e ne consiglio la lettura anche a voi.

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BUDAPEST

di Chico Buarque

Quando un amico mi ha suggerito di leggere questo libro di Chico Buarque ho risposto istintivamente: chi? Il cantante? Sì proprio lui, mi fu risposto, Chico Buarque de Hollanda il cantautore e anche scrittore brasiliano. Infatti, Chico Buarque è uno dei più noti autori ed interpreti della bossanova, insieme a Vinicius de Moraes e altri. Chico uno e bino e in questo romanzo, che scopro essere il terzo che scrive, gioca con la dualità come Buda e Pest, l’una di fronte all’altra, o come il protagonista José Costa, oscuro ghost-writer brasiliano per scrittori famosi a Rio e poeta ungherese a Budapest, e le due donne Vanda a Rio de Janeiro e Kriska a Budapest, così come i due figli, uno a Rio e l’altro a Budapest, e se guardate, la copertina non rappresenta Budapest ma Rio. Rio immagine speculare di Budapest. Il narratore di questo viaggio culturale, tra Rio de Janeiro e Budapest, è Josè Costa che sta tornando in Brasile proveniente da Istanbul, dove aveva partecipato a una convention di autori anonimi, e che a causa della minaccia di una bomba sul suo aereo atterra a Budapest dove rimane subito stregato dalla lingua magiara. Al ritorno a Rio durante il sonno parla in ungherese imitato dal figlioletto che dorme nel mezzo tra lui e la moglie. In seguito stufo del lavoro e del matrimonio torna a Budapest, dove è sedotto dalla lingua e da Kriska, una donna divorziata, che le farà da insegnante per comprendere la lingua ungherese. Costa impara la lingua abbastanza presto e comincia a fare il ghost-writer nella lingua adottata. Un bel libro!

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Educazione Siberiana

di Nicolai Lilin

Se la vostra aspettativa è di leggere un romanzo, avete sbagliato traiettoria perché questo libro non è un romanzo, ma è uno spaccato della vita straordinaria dell’Autore. Egli ci racconta un mondo sconosciuto, quello della sua infanzia e della sua adolescenza, con uno stile semplice ed immediato. In questo racconto, etnico - antropologico, ci fa conoscere gli usi, i costumi, le tradizioni ed il linguaggio della sua comunità. La comunità è composta di ex siberiani criminali deportati, durante il periodo dell’URSS Stalinista, e radicati in Transnistria un'enclave all'interno della Moldavia autoproclamatasi indipendente nel 1990, ma non riconosciuta da alcun Paese. Nicolai vive a Bender, capitale della Transnistria, nel quartiere Fiume Basso, secondo la tradizione siberiana, dove una popolazione autonoma ed indipendente che ripugna ogni autorità, sia essa civile o religiosa, ma con un forte senso della comunità è regolata dal codice d’onore dell’educazione criminale in cui alla giustizia violenta, s’innestano i valori dell’amicizia e della solidarietà in modo semplice e naturale. I loro figli frequentano la scuola della strada che li abitua alla violenza come reazione primaria ad infrazioni di precise regole della comunità mentre i criminali anziani insegnano, ai giovani, l’uso delle armi e della violenza, ma intesi come necessità-virtù, e contemporaneamente li educano all’amore per i disabili, al rispetto per gli anziani, alla cultura del tatuaggio della pelle che racconta il destino dell’individuo. A Sorprendervi non sarà soltanto l’argomento, e nemmeno i contenuti forti ma anche lo stile di scrittura che sa essere tragico forte e a volte brillante. Tenete conto che l’Autore è arrivato in Italia da poco più di sette anni e ha scritto il libro in italiano perciò lo stile non è dei più perfetti, spero, almeno, che abbia raccontato veramente quella realtà e non si sia comportato da criminale di Fiume Basso perché in tal caso bisogna dire che è fornito di una bella immaginazione giacché il libro è molto interessante.

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Il tempo è bastardo

di Jennifer Egan

Quando hai finito di leggere, questo libro, puoi esprimere il tuo giudizio perché all’inizio non sai come muoverti né cosa dire e solo alla fine potrai giudicare. Di cosa parla lo dice il titolo stesso, il romanzo racconta le difficoltà legate al tempo che passa man mano cogli anni e fino all’invecchiamento. I protagonisti sono diversi anche se Sasha e Bennie sono i principali mentre gli altri coprotagonisti sono le persone che ruotano intorno a loro nell’arco della loro vita. L’ambiente è quello della musica indipendente e rockettara tra San Francisco e New York e con una parentesi Napoletana. I capitoli sono autoconclusivi e collegati tra loro dagli stessi protagonisti. L’Autrice ha, però, voluto contraddistinguersi, in questo romanzo, con uno stile variabile in cui la narrazione avviene in prima, seconda e terza persona e sperimentando, addirittura un capitolo composto di slide realizzate con Power Point ed infine, non facendosi mancare niente, nell’ultimo capitolo aggiunge la nuova moda del linguaggio degli sms. La cosa, a volte ti spiazza, ma alla fine tutto quadra perfettamente.  Adesso posso giudicarlo: è un bel libro.

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La Giustizia è una cosa seria

di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

In questo libro il magistrato Nicola Gratteri, che ha dedicato da sempre la sua vita alla giustizia e alla lotta contro la criminalità organizzata, discute con lo storico Antonio Nicaso cercando di rendere evidente il sistema giudiziario italiano, il suo funzionamento, i suoi pregi e le sue magagne. Cerca di rendere evidente quali siano le leggi più giuste che aiutino veramente la macchina della giustizia del nostro paese e quali siano invece le leggi che intralciano la lotta contro la criminalità organizzata. Partendo, perciò, da questi argomenti, Nicola Gratteri, ci prende per mano e ci conduce nel mondo della ‘ndrangheta. Partendo dal santuario della Madonna della Montagna a Polsi di San Luca, si passa a Platì, a Rosarno, a Gioia Tauro, alle località delle due coste calabre e poi via verso la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, insomma verso le facoltose regioni del nord, dove è possibile fare ottimi investimenti con il denaro illecitamente guadagnato e in seguito verso l’America del Sud, terra di narcotrafficanti. Insomma una bella scorrazzata nel mondo del crimine e della ‘ndrangheta in particolare. Non lasciano niente d’insoluto dai rapporti con la politica a quelli con la massoneria, dalle relazioni con la grande imprenditoria ai grandi appalti pubblici. Dopo aver letto questo libro, solo chi non vuole né vedere né capire, riuscirà a rimanere nella superficialità della propria esistenza senza riuscire ad andare oltre e vedere la realtà del mondo e della società in cui vive.  Chi vuol intendere invece, capirà i perché di tanto interesse per il processo breve, per la separazione delle carriere dei Giudici, della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, della depenalizzazione dei reati minori, o la mancata volontà d’informatizzazione dell'attività giudiziaria e il capriccio di eliminare le intercettazioni telefoniche. Una realtà inquietante e deprimente. Leggetelo.

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Ogni promessa

di Andrea Bajani

Questo romanzo è una storia d’amore finita rivista attraverso segreti, ricordi, sensazioni che rimangono appese perché i protagonisti non riescono a riempire i vuoti del passato. Le figure principali sono Pietro e Sara che nutrono la speranza, di poter avere un figlio ma al centro di tutto c’è Mario un nonno che, tornato dalla guerra in Russia, non è più lo stesso. Infatti, quando la speranza di Pietro e Sara rimane solo un’attesa e Lei decide di andarsene, arriva la notizia che è morto Mario, quel nonno che aveva segnato tragicamente sia la vita della madre di Pietro che la sua da bambino. Rimasto solo Pietro prova a riorganizzare le ferite dell'anima, lasciate da un triste passato, per spingerli verso un eventuale futuro.  Così entrano nella sua vita Olmo, il bambino del piano di sopra ed un viaggio in Russia che Pietro farà per regalare a Olmo l’illusione del passato, che non tornerà, e come segno di riconoscimento per avergli riportato i suoi ricordi che il nonno Mario non era riuscito a regalargli. La storia in sé è bella ma ripetitiva e con molte cose non dette che alla fine renderanno la lettura noiosa.

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1Q84

di Murakami Haruki

Non voglio comportarmi come la casa editrice perciò avviso gli amici che mi seguono che questa storia è divisa in tre parti e di cui in questo libro ne verremo a conoscere la prima e la seconda parte. Dico questo perché, consigliato da un amico, non ero a conoscenza sulla suddivisione della storia, conoscevo l’Autore, avevo già letto e recensito in questa rubrica "Kafka sulla spiaggia" di cui ero rimasto favorevolmente impressionato, e così dopo essermi sorbito 718 pagine, sono rimasto inerme e sospeso. Il romanzo si snoda a capitoli alternati attraverso le voci di due protagonisti, una donna e un uomo, trentenni. Lei Aomame, donna determinata e indipendente, lavora come trainer e fisioterapista, ma solo in apparenza perché in realtà è un’assassina di professione, con una particolarità uccide solo uomini crudeli, che abbiano provocato alle donne enormi sofferenze e che siano intenzionati a provocarne ancora. In pratica, Aomame è una sorta di moderno "angelo della giustizia". Lui Tengo, invece, è insegnante di matematica in una scuola preparatoria e scrittore dilettante ma i suoi romanzi sono puntualmente rifiutati dall’editore, lo ritiene ancora immaturo come scrittore, e invece un giorno gli propone di riscrivere il libro di una scrittrice emergente, la diciassettenne Fukaeri, che ha una trama molto coinvolgente, ma è scritto con uno stile non adeguato. La giovane dislessica e con capacità di linguaggio limitate ha un passato traumatico, è fuggita da una setta, il Sakigake, dove vivono i suoi genitori mentre lei vive in casa di un tutore.  Riscritto da Tengo, il libro, ha un grandissimo successo e Fukaeri vince il premio per giovani scrittori. Murakami, l’abbiamo già sperimentato, è maestro nel far sviluppare gli eventi e lentamente farà confluire le vicende di Aomame e Tengo, l'una verso l'altra, man mano che i personaggi, interrogandosi su se stessi capiranno qual è stata la cosa più importante della loro vita. Perverranno entrambi alla conclusione, che l'attimo fondamentale delle loro esistenze è stato quello in cui, da bambini, Aomame ha stretto la mano di Tengo in un tentativo infantile di esprimere riconoscenza e affetto. La storia coinvolge il lettore richiamandolo all'interno delle vicende tanto da non riuscirne a tornare indietro, vuole scoprire la natura dei misteriosi Little People, protagonisti del libro di Fukaeri, vuole sapere cosa riserva ai protagonisti l'anno 1Q84 e che fine hanno fatto alcuni coprotagonisti. E invece? Io, sono rimasto come l’Aretino Pietro e non vedo l'ora che esca il libro 3 per conoscerne la fine. Voleva questo l’editore? Ci è riuscito.

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La setta degli angeli

di Andrea Camilleri

Questa volta l’argomento, scelto da Andrea Camilleri, è molto tosto e parte da fatti realmente accaduti agli inizi del ‘900, in un paese dell’entroterra siciliano, naturalmente rielaborati e rivisti con la sua fantasia. L’accaduto aveva oltrepassato i confini dell’isola e acquisito notorietà nazionale al punto da coinvolgere esponenti politici e religiosi come Filippo Turati e Don Luigi Sturzo. In sintesi la storia è questa, l’avvocato Matteo Teresi scopre una setta segretissima composta di alcuni preti che coinvolgono un gruppo di ragazze giovanissime e qualche giovane vedova in strani “esercizi spirituali” che si svolgono in sacrestia nelle ore in cui le chiese sono chiuse ai fedeli. L’avvocato, che dirige anche un giornalino locale, è alimentato di socialismo umanitario e combatte non solo le prepotenze dei mafiosi e degli agrari ma anche quelle del clero. Così mentre lui si getta a capofitto sulla scandalosa vicenda trovando come alleato il capitano, piemontese, Montagnet il clero, gli agrari e la mafia trovano la soluzione, come sempre, per uscirne illesi. Infatti, si adopereranno in qualsiasi modo per ottenere l’assoluto silenzio sull’accaduto sovvertendo la verità condannando chi indica il reato, l'immoralità o l'atto vergognoso molto più di chi ne è colpevole.   “Historia se repetit" (la storia si ripete) asseriva G.B. Vico e Camilleri, puntando su fatti di cronaca odierna, ha deciso di raccontarci quest’antica vicenda per farci riflettere sul fatto che l'uomo riesce a raggiungere i propri fini e realizzare le proprie idee, ma l'effetto delle sue azioni va sempre oltre i suoi propositi realizzando quelli e qualcosa di più che non è nulla di nuovo, ma la ripetizione di realtà storiche già prodotte in passato. Un bel libro che anche i più ostili, allo scrittore, non possono non apprezzarlo.

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In città zero gradi

di Daniel Glattauer

Vado a vivere da solo! Poi, mi sento troppo solo e magari mi trovo un cane o un gatto per farmi compagnia e per Natale le solite cose in famiglia? No, vado alle Maldive. Quanti trentenni si ritrovano in questa situazione? Tanti, e l’Autore di questo simpatico libro ha trovato il modo ed il momento giusto per pubblicare questo libro affinché diventasse una bellissima strenna da godersi per le feste. Infatti, il protagonista di questo romanzo è Max il trentenne, di cui sopra, che dovendo partire per il paradiso esotico non ha tenuto conto della sistemazione di Kurt, il suo cane, così decide di trovargli una sistemazione via internet. Katrin, l’altra protagonista, single alle soglie dei trent’anni, cerca una scusa per non trascorrere il Natale con i suoi genitori, navigando sul web, nota la richiesta di Max, coglie l’occasione al volo e, conoscendo l’avversione del padre verso i cani, trova la soluzione giusta per starsene, tranquillamente, a casa sua. Su quest’argomento Daniel Glattauer, con uno stile semplice e fluido, ci ricama sopra una bella storia d’amore molto simpatica e divertente. Ho trovato la lettura  piacevole e adatta al clima natalizio come speravano Autore e Casa Editrice per vendere più copie possibili.

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La mia vita normale

di Pavel Nedved

Non credo di aver letto molte autobiografie di sportivi ma quando mio figlio ha portato a casa questo libro, avuto in dono dal Club Juventus, mi è venuto spontaneo strapparglielo dalle mani e leggerlo. Dopo averlo letto, ho capito che il mio presentimento è stato premiato perché questo non è il solito libro dello sportivo in auge, in questo testo c’è la bellissima storia di un bambino che ci racconta il suo paese, la sua scuola, i primi calci al pallone, il primo amore e le sue aspirazioni quando partito dalle squadrette dell’adolescenza arriva all’affermazione prima nel Dukla e poi nello Sparta Praga.  Poi la vetrina della nazionale Ceca, dove ha collezionato novantuno presenze diventandone, anche, capitano. C’è, poi l’arrivo in Italia, i primi cinque anni alla Lazio ed infine le nove stagioni con la Juventus. Pavel Nedved non è né uno scrittore né un giornalista, quindi non mi aspettavo un trattato di letteratura, ma mi ha colpito il suo modo di raccontarsi a cuore aperto e con un’umanità sorprendente ci parla di una delle più belle e commovente rivoluzione per la conquista della libertà da parte del suo popolo è la “Rivoluzione di Velluto” che alla fine degli anni ottanta divise la Cecoslovacchia in Repubblica Ceca e Slovacchia. C’è in questo libro un uomo nel suo ambito familiare con i suoi amici e le sue passioni, insomma un uomo normale che è stato, anche, un calciatore premiato con il pallone d’oro nel 2003, un campione e scusate se è poco.

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Le Bibliotecarie di Alessandria

di Alessandra Lavagnino

C’è, in questo libro, la saga familiare dell’Autrice e in esso si sovrappongono nomi, volti ed immagini che vanno dal 1870 fino alla fine della seconda guerra mondiale. In libro è diviso in due parti, nella prima che Adriana, la protagonista, titola “Concerto Italiano”, scava sul passato delle famiglie dei suoi genitori facendoci rivivere i costumi, i volti ed le immagini delle città da essi vissute.  Infatti, troviamo Alessandria d’Egitto, dove la mamma vive gli anni più felici e spensierati della sua esistenza, con i suoi acuti odori e profumi e dove nella comunità d’italiani sono presenti Ungaretti e Pea. L’Ascoli ottocentesca, con le sue cento torri e da cui da cui discende un ramo familiare che, in una Roma ancora di campagne e di orti, si riunirà con l’altro ramo, paterno, discendente dalla famiglia genovese dei Fieschi. Poi Palermo, dove la mamma insegue l’amore, e Napoli la città della sua nascita. Nella seconda parte viviamo la sua di vita quella di una bambina, in continuo viaggiare, per stare un po’ con uno o l’altro genitore. Infatti, dopo la separazione dei genitori. Lei vive in parte con il padre, dipendente delle Belle Arti, e in parte con la madre, affascinante bibliotecaria, che sceglie di convivere a Palermo con l’uomo che ama. Distanti una dall’altro i suoi genitori, nella realtà Angela Lattanzi ed Emilio Lavagnino, durante la guerra parteciparono entrambi, rischiando anche la vita, al salvataggio dalle razzie e dai bombardamenti del materiale bibliografico raro e di pregio di tutta la Sicilia, la madre, delle opere d'arte del Lazio, delle Marche, di Napoli, Venezia e Milano, il padre. Il libro ha un fascino particolare poiché nella prima parte i personaggi passano velocemente e ti fa pensare che la vera protagonista della storia sia la madre invece ci prepara alla vera storia, quella di Adriana (o forse dovremmo chiamarla Alessandra), con la sua evoluzione dolorosa dopo la separazione dei genitori. Tutto ciò ci spinge a un’attenta e appassionante lettura per afferrarne i fatti storici e la capacità narrativa dell’Autrice.

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I pesci non chiudono gli occhi

di Erri De Luca

In questo breve racconto, l’Autore ci riporta a cinquant’anni fa quando ragazzino di dieci anni trascorre la sua estate su un’isola, probabilmente Ischia, dove in quell’estate importante, ragazzino di dieci anni, incontra, per la prima volta “l’amore”. Lei è una ragazzina del nord che legge libri gialli e ama gli animali. Sempre per lei, conoscerà anche il dolore fisico, causato da altri ragazzini, che frequentano la stessa spiaggia, rivali in amore. Uno scontro che in parte egli cerca perché fino a quel momento possiede un corpo infantile, che non ama ed è convinto che con uno scontro, con una rottura dello stesso corpo, verrà fuori il corpo nuovo, da adulto. Sarà un’estate importante per la sua formazione, infatti, non scoprirà solamente il significato dell’amore, ma anche il momento della lontananza, il padre è partito per l’America a cercare fortuna, vedrà scorrere il suo sangue per una zuffa e conoscerà il senso della giustizia. Sono valori su cui fonderà l’intera esistenza. Scritto in bello stile, come ormai ha abituato i suoi lettori, rievoca in essi, specialmente se coetanei come me, pensieri ed emozioni antichi. 

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Il Divoratore

di Lorenza Ghinelli

In questo libro, presentato come caso editoriale dell’anno, la capacità di questa giovane scrittrice è, secondo me, quella di saper mescolare gli elementi onirici e l’indagine psicologica alla cruda realtà. La trama è semplice ed ha come protagonista iniziale un bambino autistico che non riesce a comunicare con il mondo esterno, ma nei suoi disegni rappresenta tutto quello che vede, in tutti i particolari. Un giorno un gruppo di ragazzi lo prende di mira e si accanisce violentemente contro di lui. Lo fa assistere a una scena di masturbazione, lo insulta, lo deride, gli sputa addosso. Quella stessa sera un ragazzo del gruppo scompare sulle rive del fiume. Di lui si perde ogni traccia, e poi, qualche giorno dopo, scompaiono altri due ragazzi, anche il fratello di Pietro, il bambino autistico, scompare mentre è in sua compagnia. Quando Alice, l’insegnante di Pietro, gli chiede di disegnare quello che è accaduto, nota che nel disegno c’è anche un vecchio seduto su una panchina, vestito di nero, con le scarpe bianche e un bastone. Alice conosce bene quel vecchio. È l’uomo degli incubi della sua infanzia, così gli ritorna in mente Denny, il compagno di scuola con una madre tossica e un padre alcolista, che subisce i maltrattamenti di alcuni compagni di scuola. Dov’è Denny? Dov’è l’uomo dei sogni? È il momento di fare i conti con il passato, per fermare un incubo che non sembra avere fine. La scrittura è senza eccessi, scorrevole e lineare, i protagonisti si alternano con ritmo cinematografico e la lettura appassiona ma sinceramente non credo che rappresenti il caso letterario dell’anno.

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Radiopirata

di Francesco Carofiglio

In questo libro c’è la storia di un paese del sud Italia, come ce ne sono tanti. Un paese piccolo e grigio in cui i giovani si sentono bloccati e sognano.  Siamo agli inizi degli anni ottanta e tre ragazzi, una ragazza e un prete sono alle prese con i loro sogni e il tran tran della loro quotidianità in quella realtà delineata nel loro piccolo paese di provincia dove tutto trascorre lentamente. I protagonisti sono: Tonio, dipendente nell'officina del padre; Giovanni, promessa dell'Aquilana calcio; Ciccio, dipendente di un negozio di dischi; Teresa, bellissima studentessa di medicina, fidanzata di Giovanni ed il giovane prete Lorenzo che finalmente, dopo diversi tragicomici tentativi in altri posti, accetta di ospitare i ragazzi in chiesa. Il primo attore in assoluto però, è Ciccio che ha un sogno: fare il deejay e creare una radio che possa diffondere un messaggio nuovo ai loro conterranei. Le vicende dei protagonisti principali e di altri secondari, ma non per questo meno importanti, s’intersecano l’una dentro l’altra come tasselli dello stesso mosaico rendendo la lettura piacevole e coinvolgente. Un bel libro dove al centro c’è il valore dell'amicizia individuale e di gruppo.  

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Il palazzo della mezzanotte

di Carlos Ruiz Zafón

Quando un Autore straniero diventa famoso, in Italia, gli Editori si sentono autorizzati a pubblicarne tutti i romanzi, Zafòn stesso nella nota iniziale sembra quasi giustificarsi. Noi, lettori distratti come me, leggiamo il nome dell’Autore ne abbiamo apprezzati i libri letti in precedenza e lo prendiamo. Ho fatto questa premessa non per sottovalutare l’Autore ma solamente per rilevare che la sua produzione giovanile, originariamente era destinata a un pubblico di ragazzi. Né voglio sminuire la letteratura per ragazzi di cui ho apprezzato e ne ammiro tanti Autori. Premesso ciò, devo dire che “Il Palazzo della Mezzanotte” deve essere definito un romanzo per giovani ma che è godibile per i lettori di tutte le età. La narrazione si apre nella Calcutta del 1916, dove un giovane tenente inglese salva la vita a due gemelli da una locomotiva in fiamme. Nel 1932 Ben, il gemello maschio, compie sedici anni ed è pronto a lasciare l’orfanotrofio. Quella sera si svolge anche l’ultima riunione della Chowbar Society, un club segreto che conta sette membri, sette orfani come lui, che per anni si è riunito allo scoccare della mezzanotte, sotto un tetto di stelle, nella sala principale di un antico edificio in rovina, il Palazzo della Mezzanotte. Proprio in quel momento ritorna dal passato la bellissima gemella di Ben, Sheere, che per farsi ammettere al club inizia a raccontare una storia d'amore, morte, pazzia e vendetta che come un'ombra nera si proietta sul futuro del fratello. Per tre interminabili giorni i membri della Chowbar Society cercano di decifrare il mistero che si nasconde dietro il passato di Ben e della sorella. Si succederanno vari colpi di scena ma, alla fine, i due ragazzi riusciranno a far luce sul loro passato.

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GIUDICI

di A. Camilleri, G. De Cataldo, C. Lucarelli

Il precedente libro che ho recensito paragonandolo ad un film l’avevo definito un’americanata, se dovessi fare lo stesso paragone con questo libro, lo definirei un film ad episodi così come fu “Boccaccio 70” o “I Complessi” e mentre in quei film si alternavano episodi, su un determinato argomento diretti da famosi registi, nel libro, allo stesso modo, tre fra i più importanti narratori italiani contemporanei si confrontano con una figura centrale della nostra società: il giudice. In Italia, da sempre, il giudice è uno dei mestieri più difficili ed i tre scrittori cercano di comprendere quanto possa essere difficile decidere secondo giustizia, quanto possa essere difficile rappresentarla e cercare di farla valere.  I tre racconti sono così diversi l’uno dall’altro, sia nella prosa sia nella descrizione, ma in tutti e tre i casi è possibile misurare tutte le complessità incluse nella figura del giudice. Camilleri con “Il giudice Surra” ci dice che il giudice come persona possiede vizi, virtù, abitudini, problemi personali, insomma, è una persona come tante ma con il gravoso compito di indagare nell'animo umano di chi compie azioni contro la legge. Lucarelli, con “La bambina” ci parla invece di un insospettabile giudice-ragazzina, costretta all’improvviso a vivere in clandestinità mentre a Bologna gli anni Ottanta esplodono con inaudita violenza. Infine De Cataldo con il racconto dal titolo “Il triplo sogno del procuratore”, cerca di farci comprendere che spesso sono proprio le lotte interne a creare rallentamenti alla giustizia. Una lettura piacevole.

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Città della Pianura

di Cormac McCarthy

Fosse stato un film l’avrei definito “un’americanata” nonostante che la storia non sia proprio male. Questo romanzo termina una trilogia definita “della frontiera” perciò avendo letto solo questo dei tre, specialmente, nella parte iniziale, sono rimasto un po’ spiazzato, aggiungiamoci che la scrittura di McCarthy è già di per sé particolare e che Tex Willer non lo leggo da anni. Infatti, la storia è ambientata in un ranch del New Mexico dove lavorano i protagonisti, John Grady Cole e Billy Parham, siamo nel 1952.  La frontiera è a due passi e i due Cow Boy la attraversano spesso nelle loro giornate di riposo più che altro per farsi una bevuta e andare al bordello. In un uno di essi nasce e si consuma la disperata storia d'amore fra John Grady e Magdalena, sedicenne prostituta, bella infelice ed epilettica. Come in un melodramma, John la vorrebbe in sposa, ed è disposto a riscattarla impegnando la pistola, e vendendo anche il cavallo. Eduardo, il protettore, non ci sente, non è solo per una questione di soldi ma perché anche lui ne è innamorato e piuttosto che lasciarla andare, le taglierebbe la gola. Il duello finale questa volta non si svolge a colpi di colt, come in tutti i western, ma a colpi di coltello ed è il momento cruciale del romanzo. Dopo la lettura di La Strada, dello stesso autore, pensavo di essere aduso alla prosa di McCarthy ma qui il dialogare è ancora più lento e misurato, i discorsi tra i personaggi hanno una sfumatura fantastica ed esprimono sempre uno stato di necessità tale da renderne la lettura difficoltosa.  A tutto ciò si aggiunge, pure, il fatto che il traduttore ha lasciato parecchie frasi in spagnolo (ovvero messicano anni cinquanta) non facile da comprendere specialmente per la scenografia un po’ particolare. L’epilogo, infine, è alquanto surreale. Auguro una buona lettura a chi vuole intraprenderla.

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Il gioco degli specchi

di Andrea Camilleri

In questa nuova avventura del commissario Montalbano, l’Autore, ci propone ancora una volta la stessa location, gli stessi colleghi Fazio, Catarella, Augello e Gallo le solite mangiate da Enzo, le esagerate cene a base di manicaretti che la fedele Adelina gli fa trovare a casa la sera e la sua abituale fidanzata ligure. Chi non avesse mai letto niente sul personaggio in poche pagine, con brevi accenni ad abitudini, sogni e pensieri, scoprirebbe subito l'intera personalità di Montalbano, creata con maestria da Camilleri. Ammettiamo, pure, che le storie oramai sono di solito le stesse, questa volta mi è sembrato tutto più articolato e avvincente rispetto alle ultime pubblicazioni. Il nostro commissario, infatti, è alle prese con un’indagine particolare, connotata da situazioni strane, tra  realtà e finzione, un gioco di specchi che scombussola e accresce le possibili soluzioni del caso. Lo troviamo,Montalbano, tra un’affascinante vicina di casa, sposata con un tizio che non compare mai, una bomba che non si sa bene a chi fosse destinata e una macchina trapassata da un proiettile apparentemente senza alcun motivo. Una serie di falsi indizi vengono sparsi con lettere anonime e perfino dagli schermi di una televisione locale e la vicenda sembra imboccare diversi percorsi ma, alla fine, la geniale intuizione di Montalbano otterrà il successo sperato. A me è piaciuto.

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COLLETTI SPORCHI

di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli

La copertina del libro riassume molto bene il contenuto di questo libro inchiesta che Ferruccio Pinotti ha scritto con la preziosa collaborazione di Luca Tescaroli il Magistrato che è stato PM nel processo per la strage di Capaci. “Questa inchiesta affronta un tema centrale nella qualità e nelle prospettive della vita di ognuno di noi. I reati dei colletti bianchi sono complessi, difficili da definire, eppure particolarmente gravi perché, lentamente e inesorabilmente, distruggono il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia, della finanza, del risparmio, del lavoro. Sono i crimini che distruggono la democrazia: l’imprenditore che accetta di avere rapporti con la mafia; il politico che si vende alle esigenze di Cosa Nostra; il dirigente dell’istituto di credito che accetta di riciclare denaro di provenienza illecita. Ma anche il private banker che vende azioni di società a rischio, l’assessore che investe le risorse del proprio comune nei prodotti finanziari derivati, il magistrato che si fa corrompere, il giornalista che fa cattiva informazione finanziaria, il commercialista che falsifica i bilanci, il revisore dei conti che li certifica”. Sono le parole, di Ferruccio Pinotti, del primo capoverso dell’introduzione al libro. Ecco spiegato con le parole dell’Autore il contenuto dell’inchiesta. Il libro è diviso in tre parti di cui nella prima è raccontata l’esperienza diretta del giudice Tescaroli, presso la Procura di Caltanissetta, dove espone i rapporti tra le mafie e i cosiddetti “poteri occulti” e il ruolo dei pentiti nelle indagini sulle stragi. Nella seconda sono presi in esame i rapporti tra la finanza corrotta e i politici con chiarimenti sui meccanismi del riciclaggio del “denaro sporco”. La terza parte riguarda i rapporti tra i colletti bianchi e la società civile. In sintesi c’è, in questo libro,  tutto quello che la stampa asservita non ci dice e che giornalisti d’inchiesta ci fanno conoscere rifugiandosi nella pubblicazione di libri come questo. Da leggere!

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Un filo d'olio

di Simonetta Agnello Hornby

In questo libro, l’Autrice, ci riporta alla sua infanzia quando trascorreva le sue lunghe estati, dei primi anni cinquanta, nella fattoria paterna di contrada “Mosè” nel territorio di Agrigento dove la famiglia si trasferiva, con tutta la servitù da maggio fino alla fine di settembre e attraverso il racconto della villeggiatura ci dipinge l’epoca della nobiltà siciliana, cui la sua famiglia apparteneva, con l’aiuto della sorella Chiara.  Infatti, se Simonetta firma il testo, Chiara è l’autrice delle ricette, tutte ereditate da nonna e mamma e corrette dall’estro personale e dall’umore dei tempi. Nei suoi ricordi riesce a trasportare anche il lettore e a me che sono siciliano, mi riporta in quella Sicilia mischiando al suo anche il mio vissuto pur se di estrazione diversa. E’ un’atmosfera a me abbastanza familiare e con cui condivido i valori, le usanze, i rituali di un'epoca e di una cultura che ormai non c'è più. Il vortice di ricordi di Simonetta mi riporta nel tempo ai giochi con i miei cugini, alle tradizioni familiari cui sono legati i riti della preparazione dei cibi e dei piatti più buoni fatti con le verdure spontanee e gli aromi di Sicilia e così come le ricette contornano ogni capitolo, di questo libro, a me chiudono il turbinio dei ricordi. E’ un bel viaggio nelle radici di una Sicilia ormai scomparsa con i ricordi familiari, i profumi e i sapori descritti dall’Autrice in maniera impeccabile.

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La metà di niente

di Catherine Dunne

Capita di trovarti in mano un libro di cui non conosci l’autore, in questo caso l’Autrice, né la storia. Ti ci appassioni e in soli due giorni lo hai divorato. E’ la storia di una famiglia normale, Ben e Rose, tre bambini, la vicenda di una donna comune, sconvolta improvvisamente una mattina dalla notizia, comunicatale a freddo dal marito, che il loro matrimonio è finito e che non la ama più, anzi che sta per andarsene da casa per un imprecisato luogo. Rose non riesce nemmeno a reagire. La vita cambia per tutti. Lei è costretta ad affrontare un nuovo corso, che le vede a carico problemi quotidiani, gestione economica della casa, le domande dei figli e le sue tristezze. Aiutata da persone che le stanno vicine, comincia a cercare di ricostruire la sua vita, stringe i denti, riesce a tirarsi fuori da questa dolorosa delusione e si crea una nuova vita, forse addirittura una migliore. La scrittura è semplice e la lettura diventa scorrevole, inoltre l'autrice riesce a ben evidenziare i sentimenti dei diversi personaggi. Un libro sicuramente dalla parte delle donne, scritto da una donna e che narra avvenimenti che potrebbero accadere a qualunque donna, ma merita di essere letto anche da tutti gli uomini per afferrare l’amore di questa madre per i suoi figli, l'immagine di questa donna stordita da una lunga storia d'amore finita e dalla sensazione di essere la metà sbagliata di una coppia distrutta. Solo alla fine, leggendo qualche recensione, ho scoperto che il libro è quello citato da Veronica Lario nella lettera scritta, attraverso le pagine di Repubblica, al marito il 31 gennaio del 2007.

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L'Invisibile

di Giacomo Di Girolamo

Questo libro disegna la biografia non autorizzata dell’ultimo grande latitante della mafia siciliana, quella che ha fatto tremare l’Italia tra gli anni ’80 e ’90. Il ricercato n. 1, il capo di quella mafia che ancora regge le fila di una grossa fetta dell’economia siciliana. Giacomo Di Girolamo lo descrive come un seduttore, un donnaiolo, un ateo dichiarato.  Uno che ama vestire bene con capi firmati, accessori all’ultima moda. Matteo Messina Denaro, è lui l’invisibile, lui quello che ha vissuto l’epoca più sanguinosa di Cosa Nostra ed ha ucciso tante di quelle persone da poter riempire un intero cimitero. Quello che ha partecipato alle guerre di mafia, ai grandi attentati, alle bombe a Milano, Roma e Firenze. Di lui racconta le vicende evidenziando che, quantunque molti boss siano stati arrestati, il controllo mafioso sulla Sicilia è ancora asfissiante e che centinaia sono i politici accusati o condannati per reati di mafia e corruzione. Così come sono ancora molto diffusi i fenomeni delle estorsioni e dell’usura di cui l’economia locale risulta ancora molto inquinata. L’aspetto molto singolare è che l’autore scrive direttamente a lui, a Matteo Messina Denaro, gli dà del tu (perché sono quasi coetanei) e fa centro nel senso che centra il bersaglio. Quel tu non è solo il dito puntato contro il killer ma è un indice puntato contro l’indolenza degli abitanti, di questo lembo d’isola, che non vedono il fenomeno mafioso. Quel dito è puntato contro le imprese che prendono contatto con gli uomini d’onore per “mettersi in regola” come se fosse una cosa naturale, è un indice puntato contro i vincitori di appalti pubblici scelti da Cosa Nostra, contro i politici corrotti, contro tutta la provincia che non protesta o denuncia, contro la cultura mafiosa che non vuole morire. Quel dito è puntato verso tutti quelli che non sentono, che non vedono, che non sanno, verso i centri studi, i servizi deviati e la massoneria che sono un tutt’uno con il potere mafioso e così rimasto da secoli pietrificato dal sale delle nostre saline.  Tra le righe delle vicende narrate, l’Autore, evidenzia il potere economico e finanziario che la mafia gestisce nel territorio, invitandoci a riflettere sull’infinità di posti lavoro che distribuisce attraverso i centri commerciali, le industrie, gli appalti, l’impiego dei colletti bianchi (o sporchi). La costituzione di pacchetti di voti è facilmente ricavata così come il peso politico che la mafia gestisce, pronta a convogliare quei voti sul candidato, da essa, deciso e magari su chi ha cresciuto in casa sua “l’invisibile”. Lo consiglio a tutti i giovani ma, particolarmente, a quelli residenti in provincia di Trapani con l’augurio che ne facciano tesoro per combattere un fenomeno finora trascurato o preso sottogamba e pigliando, come esempio, la denuncia e l’ardire del loro coetaneo Giacomo Di Girolamo. Bravo!!!

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La Convocazione

di John Grisham

Il protagonista di questo libro Ray Atlee è uno stimato docente universitario che da poco è stato abbandonato dalla moglie. La sua vita scorre in una monotonia appena scalfita dalle lezioni di volo e dal sogno irrealizzato di possedere un aereo. Un giorno Ray, con una fredda lettera, è convocato dal padre morente nella sua, malandata tenuta, insieme al fratello per parlare di come distribuire i beni di famiglia. Al suo arrivo, infatti, trova il padre cadavere con una confezione di morfina accanto. Le sorprese non finiscono qui, infatti, trova ben nascosti tre milioni di dollari, mai citati nel testamento, una somma sorprendente che il padre non avrebbe mai potuto accantonare dal suo modesto stipendio di magistrato e di cui non sapeva nulla. Ray ha un fratello Forrest che, al suo contrario, è la classica pecora nera della famiglia, da sempre alle prese con problemi di alcol e droga. Ray s’impegna a risolvere il mistero legato all'origine di questa inaspettata ricchezza ed anche il lettore è trasportato in un intreccio di antichi rancori, menzogne e segreti di famiglia, dove la fanno da padrona l’avidità e la corruzione. Bellissimo, ho trovato, il lungo dialogo avvenuto, su un panfilo da miliardari, con l’avvocato corrotto e corruttore Patton French così come molto interessante è il prefinale che ci fa partecipi dell'incendio della casa paterna e che ci predispone a un finale scontato e privo di sorprese. La cosa non ci distoglie dalla lettura perché la prosa di Grisham è sempre piuttosto intrigante e il libro si fa leggere fino all’ultima pagina con scorrevolezza.

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Le Confessioni di una Favorita

di Alexandre Dumas

La protagonista, di questo libro, è Emma Lyonna. Dumas narra gli eventi che caratterizzarono la sua vita straordinaria e degna di occupare un romanzo a lei interamente dedicato. In esso l’Autore fa parlare questa «peccatrice pentita» in prima persona e in cui, Ella, ammette le sue colpe e tende a ridimensionare il ruolo avuto nei tragici eventi in cui fu coinvolta.  Il romanzo inizia con Emma, ormai malata e vicina alla morte, che consegna ad un prete un manoscritto con le proprie memorie. E’ la storia di una donna partita dal nulla e che, grazie principalmente alla propria bellezza, ma anche a un talento innato per l’arte, in generale, arriva ad essere la favorita della regina di Napoli, Maria Carolina moglie di Ferdinando IV di Borbone e accusata di avere una relazione sentimentale con Emma, ma soprattutto compagna di uno degli uomini più importanti del tempo l’ammiraglio inglese Horatio Nelson. Vita caratterizzata da azioni disonorevoli ed infamanti, e da vizi che la condurranno prima sul lastrico e poi ad una morte prematura. Attraverso la narratrice sono raccontate, anche se in modo superficiale, le vicende della rivoluzione napoletana del 1799 e le battaglie marittime di Nelson contro la Francia rivoluzionaria e di Napoleone Bonaparte. Dumas soggiornò a Napoli per tre anni e mezzo e ne conobbe fino in fondo i suoi segreti, confezionandoci, con questo romanzo, la vita di Emma Lyonna, divenuta Lady Hamilton, si comporta come il prete, cui fu consegnato il manoscritto in punto di morte, la assolve e lo fa indicando le parole che furono apposte sulla tomba di Lady Hamilton: "Chi non ha peccato, scagli la prima pietra". Io, ho trovato il romanzo, oltre che interessante, piacevole.

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I segreti del Vaticano

Storie, luoghi, personaggi di un potere millenario

di Corrado Augias

In questo libro l’Autore, raccoglie storie, antiche e recenti, relative al Vaticano partendo da Nerone e dalla condizione dei cristiani nel I secolo d.C., passando da Costantino e attraversando la galleria di personaggi che hanno cambiato e caratterizzato la storia della Chiesa Cattolica. Insomma un libro molto ricco che dall'antica Roma fino allo Ior racconta i misteri della Santa Sede. Saltando da un personaggio all’altro, Augias dipinge le imprese del papa Celestino V, Bonifacio VIII, Pio XII e continuando affresca anche le vicende degli artisti che hanno fatto la fortuna e la fama del Vaticano nel mondo come Bernini e Borromini, rivali e diversi in tutto, o Michelangelo della Cappella Sistina e di San Pietro e lo fa come Pittore della parola arricchendo luoghi e persone con dotta erudizione, ricche notizie storiografiche e architettoniche. Non mancano, poi, le figure più pittoresche come Marozia, concubina del Papa, all’origine della leggenda medievale della “papessa” Giovanna o come la sua “collega” del Seicento, Olimpia Pamphili, o come l’anticonformista regina Cristina, che lasciò il trono di Svezia per trasferirsi a Roma, per convertirsi, da luterana, al cattolicesimo. E’ un intrecciarsi di cronaca mondana e cronaca nera, storia dell'arte, curiosità e rievocazione storica. L’immagine che ne scaturisce è quella di una Chiesa tormentata, nel corso della sua storia, da due fazioni contrapposte.  Da una parte c’è un profondo desiderio di rinnovamento rappresentato da quei preti che s’immergono nella vita della società, come Dom Franzoni, fondando comunità di sostegno ai più poveri o agli emarginati, dall'altra si trovano ordinamenti, come l’Opus Dei, che ritengono normale ostacolare il lavoro di chi combatte per il cambiamento, concentrandosi nel mantenimento del potere. Non è stato sicuramente facile, per l’Autore, reggere tutto questo in un solo libro, perché la storia della Chiesa di Roma è lunga e complessa. Parlarne, poi, in termini sintetici è ancora più difficile ma Augias, da attento cronista, c’è riuscito molto bene.

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La qualità dei sentimenti

di Willy Pasini

In questo saggio l’Autore, pur nella consapevolezza delle difficoltà incontrate da quanti trattano dell’evoluzione dei sentimenti, espone il suo pensiero sia sui sentimenti sia sulla differenza degli stessi. Lo fa ampliando e approfondendo riflessioni con esempi concreti tratti dalla sua esperienza di sessuologo e psichiatra. Con sensibilità e molta gradevolezza affronta le problematiche legate ai sentimenti e allo sblocco di situazioni di stallo in cui versano tante persone nella società moderna approfondendo i concetti base di amore, di sesso, d’intimità nella duplicità del rapporto di coppia. La casistica che ci presenta, frutto della sua esperienza, è notevole e illuminante e rende evidente le situazioni negative da cui può scaturire una nuova forza positiva senza nascondere anche i casi difficili e non risolti. Pur a distanza di venti anni, dalla prima edizione, ho trovato questo saggio attuale, interessante e utile per chi ha voglia di intraprendere un percorso per capire, oltre che se stesso, chi gli sta intorno e giungere ad avere una vita serena ed appagante.

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AUTO DA FÉ

di Elias Canetti

Quando capita di leggere un libro come questo, scritto da uno scrittore premio Nobel per la letteratura, non è facile né dare un giudizio né scriverne la recensione. La prima espressione che mi viene per definirlo è “bizzarro” sia per la sua originalità che per l’eccentricità. La vicenda si snoda intorno a due figure, una principale, è quella di Peter Kien, il più grande sinologo della sua epoca, un tipo asociale e misogino, che da sempre ama solo e soltanto i suoi libri che quando le succede di venire a contatto con la realtà, abbandonando le sue abitudini, rivela tutta la sua idiozia e la sua incapacità ad adattarsi al mondo che lo circonda. L’altra, figura, è Therese la governante-moglie, una donna meschina, classico esemplare dell’avidità e di tutte le bassezze umane circondate da perbenismo ipocrita e volgare. Kien era il proprietario della più importante biblioteca privata di tutta Vienna e viveva solo per essa e quando nel suo mondo entra Therese, sposata per proteggere i suoi libri, comincia a sentirla, sempre di più, come un’intrusa. Lei, che l’ha sposato per ottenere una sicurezza finanziaria, intraprende, invece, un’azione continua di manipolazione fino ad arrivare allo scontro fisico e alla paradossale cacciata di casa del marito. Accanto ai due, poi, sfilano una serie di personaggi, ognuno proiettato in un mondo individualistico permeato da una notevole dose di follia come il signor Pfaff, il portiere violento e spregevole oppure Fischerle, un nano gobbo e imbroglione che disprezza gli storpi e si culla nell’illusione di poter diventare campione mondiale di scacchi. L'intero romanzo pare la rappresentazione di un universo surreale ed incomprensibile. L’unico personaggio positivo sembra essere il prof. George Kien, fratello di Peter, uno psichiatra, affascinato dalla follia e dai suoi pazienti, da cui vuole imparare senza curarli. Non è un libro semplice da leggere, all’inizio lascia un po’ perplessi ma, poi, man mano che si va avanti con la lettura s’incomincia ad apprezzarne l’umorismo, a tratti spassoso come la scena di Therese che segue la banda, le miserie umane e le sottili pazzie e depravazioni.

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Divisione Cancro

di Aleksandr Sol ž enicyn 

In questo libro, scritto da Solženicyn nel 1967, lo scrittore affronta con umiltà una serie di argomenti molto grevi che attanagliavano il regime sovietico subito dopo, il periodo Leninista, così evidenzia la rimozione di ogni libertà, la prigionia nei campi di concentramento, la malattia, la solitudine e la prepotenza dei “quadri” del partito tanto che, la pubblicazione del libro, provocò l’irrimediabile frattura tra lo scrittore e le autorità sovietiche. Protagonisti sono tanti personaggi, donne e uomini, che s’incontrano nella "divisione cancro" del reparto oncologico dell'ospedale di una città dell'Asia centrale ognuno con la propria storia, ma accomunati tutti dalla lotta estrema contro "il cancro".   La malattia e la paura della morte li inducono a fare il bilancio della propria esistenza, dei loro disagi e dell’oppressione subita dal “cancro politico”.  A pagine descrittive del tran-tran quotidiano di una corsia di ospedale si alternano pagine di riflessione e di arte poetica veramente di qualità che erigono il libro a capolavoro e trasformano in paladini letterari personaggi come Olèg o Vera. E’ un libro che trascina il lettore, pagina dopo pagina, in un crescendo di emozioni e intensa partecipazione. Assolutamente da leggere.

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Io e i Mille

di Antonio Agosta

L’Autore ripercorre, in questo libro, l’epopea dell’impresa garibaldina per l’annessione del Regno delle Due Sicilia al Regno di Sardegna con tutte le tappe, dalla partenza da Quarto allo sbarco a Marsala fino allo storico incontro, a Teano, tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Lo fa con la fantasia immedesimandosi nella veste di un cronista dell’epoca tra i volontari bergamaschi, partecipando attivamente e combattendo in camicia rossa. Il lettore vive, insieme con lui, quelle giornate tra l’entusiasmo dei giovani combattenti e la meraviglia, degli stessi, per aver messo in fuga l’esercito regolare borbonico. Quella soldataglia di volontari e avventurieri ignora gli intrighi politici, massonici, mafiosi e le corruzioni, che sono dietro la loro impresa, senza nulla togliere al merito di quei valorosi Mille. Il libro è intercalato dalle immagini, tra il reale ed il fantastico, di un recente viaggio sullo stesso tragitto e dalle informazioni storiche operate, dall’Agosta, con una seria indagine storiografica. Molto interessanti, infine ho trovato le pagine che parlano del “dopo” cioè il "dopo spedizione" e "il dopo annessione" che fanno capire, anche a chi non ha mai voluto sapere, i perché della questione meridionale. L’idea originale, adottata dall'autore, ci porge, sicuramente, un accesso a quel momento storico diverso da quello che si legge sui testi scolastici aiutati da una scrittura nitida e scorrevole che rende la lettura   piacevole e interessante.  Lo suggerisco a chi ha voglia di approfondire quel periodo storico.

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ORIZZONTE

di Wilbur Smith

Questo è il primo libro di Wilbur Smith che leggo, mi è stato prestato da un’amica e non sapevo che sulla saga della famiglia dei Courteney avesse già scritto un paio di libri. Beh! Devo dire che sono stato subito rapito dalle vicende di questa famiglia e dalla chiara scrittura. Il romanzo è ambientato nel diciottesimo secolo e narra una parte della storia di una famiglia di coloni bianchi stabilitisi nella colonia del Capo di Buona Speranza e conducono un’attività commerciale. I fratelli Tom e Dorian Courteney, sposati, rispettivamente, con Sarah e Yasmini, sono entrambi genitori di un figlio ciascuno, che si chiamano Jim, figlio di Tom e Sarah, e Mansur, figlio di Dorian e Yasmini. Tutto, nella loro vita, trascorre sereno fino a quando l’amore per l’avventura e soprattutto la magia e il fascino irresistibile degli orizzonti sconfinati delle praterie, delle foreste, dei fiumi e dei laghi immensi del continente africano non li travolge e li spinge lontano di casa. Jim s’innamora e rapisce la bella e giovane forzata Louisa Leuven e i due fuggono insieme. Seguiti, poi, dal resto della famiglia che, vessata dal governatore, decide di abbandonare l’impresa che aveva fondato per tentare la fortuna nel Natal. E’ l’inizio di tante avventure, di insidie e di minacce che, nonostante tutto, non riescono a indebolire la famiglia. Infatti, tutti insieme riescono ad affrontare, con determinazione e tenacia, tutti gli ostacoli che si frappongono al loro progetto. Il lettore, pagina dopo pagina, viene trasportato dalle avventure, dalla bellezza dei paesaggi, dalle storie d’amore dei protagonisti, dalle battaglie, dai duelli ed il merito è sicuramente dell’Autore che riesce a incantarlo con la sua fantasia e con  la sua scrittura. Consigliato a chi ama l’avventura.

 

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Il profumo delle foglie di limone

di Clara Sánchez

Questo libro è strutturato su due voci narranti che si alternano, Juliàn e Sandra. Sandra è una giovane donna in profonda crisi che cerca un rifugio dalle sue preoccupazioni, non ha un lavoro, è incinta di un uomo che forse non ama più ed in rotta con i genitori. Juliàn è un anziano signore, sopravvissuto a Mauthausen, che da qualche tempo spia e segue i movimenti, passo dopo passo, di ex nazisti, cui dà la caccia, col proposito di smascherarli. La vicenda si svolge in Spagna, sotto il caldo sole settembrino della Costa Blanca. Sandra incontra, fortuitamente, una coppia di amabili e gentili vecchietti, che col tempo le donano una tenera amicizia, accogliendola nella loro splendida villa. In realtà Fredrik e Karin, la coppia di benefattori, sono dei feroci criminali nazisti, che covano ancora la volontà di ricominciare con il loro passato e che da qualche giorno sono spiati dall’anziano Juliàn che presto scoprirà l'esistenza di Sandra e immediatamente capirà l'enorme pericolo al quale la giovane donna sta andando incontro. Sicuramente l'idea è originale, la narrazione è veloce e godibile, e riesce a coinvolgere e a tenere, il lettore, in apprensione ma i personaggi non convincono e spesso sono patetici. L’argomento è trattato un po’ superficialmente perché bastava poco per approdare tra i grandi romanzi contemporanei, comunque merita di essere letto integrandolo, semmai, con ciò che, ognuno di noi, sa sui crimini perpetrati dal nazismo.

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La leggenda del morto contento

di Andrea Vitali

Anche in questo nuovo romanzo, Andrea Vitali, non abbandona Bellano ed i suoi personaggi tipici, anche se questa volta la vicenda non si svolge nel ventennio fascista, ma molto più indietro, infatti, ci porta fino all’epoca lontana della dominazione austriaca. La storia è costruita su una tragedia che ha per protagonisti, involontari, due ragazzi che, alla ricerca di avventura, salpano con una piccola barca dal molo di Bellano seguiti, dallo sguardo preoccupato del sarto Lepido, che prevede l’arrivo di un forte vento. Preso il largo, infatti, improvvisamente lo scafo, si rovescia. A riva viene riportato il corpo di Francesco, figlio di un ricco mercante del paese mentre Emilio, il figlio di un ingegnere che da qualche tempo progetta la ferrovia che dovrà congiungere Milano alla Valtellina, viene dato per disperso. Considerata  l’importanza e il potere delle persone coinvolte, la tragedia crea il problema di trovare al più presto un colpevole. Uno qualunque, giusto per di chiudere la faccenda. Ancora una volta ritroviamo, al centro della vicenda, quell’aria di provincia cui ci ha abituati il Vitali, con i suoi ritmi pigri e con i rituali dell’agiata borghesia e l’accozzaglia di gente semplice che affolla le osterie ed addetta in umili lavori. Anche questa volta però, pur tra morti e lacrime, l’Autore, riesce, per un paio d’ore, ancora a farci sorridere.

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Parigi brucia?

di Dominique Lapierre e Larry Collins

In questo libro gli Autori ricostruirono le ultime settimane dell’occupazione nazista e la liberazione di Parigi avvenuta il 25 agosto del 1944 esattamente dopo 1931 giorni, 16 ore e 52 minuti di occupazione tedesca. Il titolo prende spunto dalla domanda pressante fatta telefonicamente dal Fuhrer a Von Choltiz, comandante delle truppe tedesche d’occupazione, per verificare l’esecuzione delle sue disposizioni che consistevano nel bombardare Parigi e distruggere tutti i ponti sulla Senna, le industrie e le centrali elettriche e trasformare Parigi in un immenso rogo. Al fatto storico principale, si fondono le vicende di tanti sconosciuti popolani che, con il loro coraggio, hanno combattuto contro l’occupazione nazista della loro città, tante storie individuali, che hanno deciso il destino di milioni di persone. Nell’ultima parte vengono fuori l’arroganza e la presunzione del Generale De Gaulle che approfittando dell’esultanza e dell’euforia della gente pone le basi per estromettere dal governo del paese il Comitato di Liberazione, i Partigiani ed i Comunisti che pure hanno lottato con tutte le loro forze ed il loro coraggio contribuendo, e non poco, a rendere libero il paese. Il merito degli Autori sta proprio nel riuscire ad intrecciare, nell’evento storico, la partecipazione ed il martirio di singoli casi personali. Ricordo bene il film, con lo stesso titolo, che René Clément ne trasse e i famosi e bravi attori che hanno evidenziato gli atti di eroismo e fratellanza che ha contraddistinto una delle pagine più coinvolgenti della seconda guerra mondiale. Un libro molto interessante e coinvolgente che vale la pena leggere.

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Il giardino dell'Eden

di Ernest Hemingway

In questo romanzo di Hemingway, pubblicato postumo, il protagonista è un giovane scrittore di successo, David, alle prese con la stesura di un libro sul difficile rapporto padre-figlio. Lo accompagna la giovane e affascinante moglie da poco sposata. La vicenda si svolge, negli anni venti, in un villaggio di pescatori sulla Costa Azzurra. I due giovani sposi passano le loro giornate prendendo il sole nudi in calette fuori mano e la notte facendo l’amore.  Catherine, la moglie, spinge gradualmente David alla ricerca di giochi amorosi sempre più arditi per arrivare a un vero e proprio “menage à trois”, grazie al casuale incontro, in un bar, con la seducente Marita.  Un romanzo particolare, che nella parte iniziale stenta a decollare, in altre parti diventa noioso e ripetitivo e quando finalmente sembra prendere il volo, arriva un finale insolito.  Ho portato a termine la lettura perché conoscendo la biografia di Ernest Hemingway, ho trovato, in esso, il fascino autobiografico del testo e l’attrazione per la sua complessa personalità.  

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Il farmacista di Auschwitz

di Dieter Schlesak

In questo romanzo storico Dieter Schlesak, attingendo da documenti autentici e testimonianze, ripercorre la Storia del campo di concentramento di Auschwitz attraverso la figura di Victor Capesius un farmacista amato e stimato da tutti i suoi compaesani prima della seconda guerra mondiale che qualche anno dopo diventa farmacista del lager di Auschwitz e invierà verso le camere a gas molti amici e conoscenti, selezionandoli e rassicurandoli sul loro triste destino. Tra i protagonisti, tutti realmente esistiti, l’Autore ha voluto inserire un personaggio immaginario, Adam il narrante che racconta, al lettore, fatti oggettivi e parole prese dalla realtà, infatti, a volte il romanzo, in alcune parti sembra ripetitivo invece è la tecnica adottata dallo scrittore per farci toccare la realtà degli avvenimenti. Ci sono, nel libro, tutti gli aspetti dell’Olocausto incontrati in altri testi come i treni della morte, le “selezioni” all’arrivo nei campi di concentramento e il disumano destino di tanti deportati passati, direttamente, dai treni alla camera a gas. Compaiono, inoltre, nuovi aspetti del lager poco conosciuti, come l’attività dei prigionieri addetti alle camere a gas e ai forni crematori, riuniti nel gruppo chiamato Sonderkommando e il bordello con prostitute ebree usate anche per nuovi esperimenti. Ci sono scene da incubi, che lasciano il segno anche a chi, come me, ha sulle spalle tanti libri su questi avvenimenti  ma credo che questo testo non possa mancare dalle nostre letture.

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La Bastarda

di Violette Leduc

Dopo aver letto la prefazione, di Simone de Beauvoir, mi sento intimorito e molto in soggezione a parlarne. Questo è un libro molto particolare, oltre che erotico, ma molto vitale e umano. L'autrice, in questo romanzo autobiografico, narra con serenità e schiettezza sia le sue esperienze omosessuali sia quelle di borsista nera durante la seconda guerra mondiale. E’ un libro che va letto a tratti, in pillole, per afferrare l'angoscia e la tristezza di Violette nata “Bastarda” dalla relazione della madre con un signore mai conosciuto e cresciuta perciò senza un padre. Per capire il rapporto molto speciale e molto bello con la nonna, per penetrare nel suo stato d’animo, quando la nonna muore, ed è costretta a vivere con la mamma con continui cambi di residenza e poi, quando la madre si sposa, convivere con un patrigno indifferente ed a cui dà del “Lei” come un estraneo. Per capire il suo cruccio, il suo chiodo fisso di donna brutta, con un grande naso, e afferrare la sua disinvoltura nell’amare, in modo passionale uomini, donne e omosessuali. Tutto ciò che scrive, però, gli viene dal cuore, la sua prosa spesso improvvisata è intercalata, a volte, da espressioni poetiche tormentate e lacerate da veri sentimenti o stati d'animo che rendono, alla fine, il romanzo bello e interessante.

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La Famiglia Moskat

di Isaac B. Singer

Una bella saga familiare e al tempo stesso una tragedia annunciata, quella dello sterminio del popolo ebreo durante la seconda guerra mondiale. Il libro, non a torto, è considerato il capolavoro di Singer e narra le vicende della famiglia Moskat a partire dall'inizio del novecento fino all'invasione della Polonia da parte della Germania nazista. Siamo a Varsavia dove Meshulam Moskat, amato ed odiato patriarca ebreo, decide di risposarsi perché rimasto vedovo per la seconda volta. Ha già figli grandi, nipoti e pronipoti, e tanti di loro non sono entusiasti di questa scelta ma lui è l’unico punto di riferimento per tutti i familiari,  prende le decisioni importanti, risolve piccoli e grandi problemi generati da una famiglia così numerosa, mantiene florida l’azienda di famiglia con le numerose speculazioni edilizie, gli intrighi, gli imbrogli e le speculazioni varie. Alla morte del vecchio patriarca, i Moskat iniziano a questionare per l’ingentissimo patrimonio che nessuno di loro è in grado di gestire così si affidano a Koppel, il confidente e consigliere del vecchio Meshulam, odiato dai figli, e che alla fine riesce a scappare in America con buona parte dell’eredità. Negli intrighi di questa saga familiare scopriamo la società ebraico-orientale, e in particolare quella di Varsavia, con la sua complessa cultura che è la vera protagonista di questo romanzo. Tra personaggi interessanti e non, scorrono lutti, nascite, amori, diventi, senza accorgerti, parte del popolo discendente da Davide con il loro linguaggio, i loro riti, le festività, il cibo, il bere, l’abbigliamento, lo studio delle Sacre Scritture e la preghiera in sinagoga.  Il pensiero a Dio scandisce la loro vita, le loro giornate e Dio. Tutti si rivolgono a Lui sempre. Ci sono momenti   bellissimi, commuoventi, profondi. In alcuni punti la tragedia è accompagnata dal tipico umorismo ebraico, e Singer con una scrittura articolata, sensibile e acuta non trascura nessuna piega dell'animo umano, riuscendo a focalizzare ogni singolo personaggio e la sua capacità è quella di offrirci una visione globale della complessità della questione ebraica, delle differenze e dei movimenti, non ultimo la nascita del movimento sionista e le prime famiglie di coloni che raggiunsero la Palestina. Si piange, si ama, si ride e si impreca con ognuno dei personaggi. Vivi con loro e anche tu ti accorgi, improvvisamente, che tutto è perso, tutto è finito, non solo per la famiglia Moskat, ma per l’intero popolo di Israele e siamo solo all’inizio del dramma che poi seguirà.

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La moneta di Akragas

di Andrea Camilleri

In questo breve racconto, si legge velocemente in un’ora, Camilleri partendo da un fatto di cronaca familiare, come lui stesso dice, ci presenta un giallo storico che ha per protagonista una moneta, la piccola akragantina dal valore inestimabile, gioiello capace di far impazzire qualsiasi numismatico. Questa moneta è recuperata, per caso, durante la vangatura di un pezzo di terra incolto da anni, da un contadino, Cosimo, in località Sperone a Girgenti, l’antica Akragas distrutta dai Cartaginesi nel 406 a.C.. Cosimo, conoscendo l’interesse numismatico del dottor Gibilaro decide di donargli la moneta, per riconoscenza, poiché tempo prima gli aveva evitato l’amputazione di una gamba. Una mattina incontrando il medico, che passava per il solito giro di visite in aperta campagna, coglie l’occasione per offrirgliela. Il dottor Gibilaro, riconosciuta la moneta, preso dalla foga di averla in mano e colto dall’emozione, cade da cavallo e si frattura una gamba. Sono presenti alla scena altri due contadini, che con la loro mula, accompagnano il medico in ospedale. Qualche tempo dopo, ripresosi dai postumi della frattura, il medico torna a casa di Cosimo per ricevere l’agognato regalo ma lo trova morto, assassinato e nudo. L’indagine che ne segue si tinge di giallo, nello stile dello scrittore, con sviluppi inaspettati, tragici ed esilaranti, intervallati da alcuni eventi storici che fanno da cornice a questa bella storia.

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non sperate di liberarvi dei libri

di Jean-Claude Carrière e Umberto Eco

A questa bella chiacchierata tra due amici: Umberto Eco e Jean-Claude Carriere, è presente come chaperon e stimolatore, della discussione, Jean-Philippe de Tonnac, ne viene fuori questo bellissimo saggio molto colto e nello stesso tempo ironico, ricco di citazioni e aneddoti, ma anche di riflessioni sul futuro del libro. Insomma in questo libro si parla di libri, delle nuove tecnologie, della lettura, della memoria, della loro concezione nella storia, dei libri che avremmo dovuto leggere e di quelli che non perverranno mai nel nostro tempo, delle follie dei censori e della loro conservazione. A dispetto dell'accelerazione dei nuovi ritrovati tecnologici, i libri continuano a resistere, dimostrandosi l’equivalente della ruota nella storia dell’umanità che non ha mai ceduto il passo agli altri rivali, e il suo segreto sta proprio nel sapersi muovere verso il futuro continuando a vivere combattendo contro le modernità e il deterioramento degli anni. Oltre che ricco di cultura e stimoli vari, l’ho trovato molto interessante e lo consiglio a tutte le persone che amano leggere.

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Giorno da cani

di Alicia Giménez-Bartlett

Questo è il primo libro di quest’Autrice che leggo e devo subito dire che mi è piaciuto, è un romanzo giallo-poliziesco, ambientato a Barcellona, che parla di addestramento di cani da difesa, randagismo, vivisezione e combattimenti di cani, insomma un libro di cani ma non “da cani” perché è ben scritto e la lettura è scorrevole. L'ispettrice Petra Delicado, il personaggio inventato dall’Autrice, ed il suo vice Fermin Garzòn è impegnato in un’indagine in cui un uomo è stato trovato privo di sensi, massacrato di botte, in mezzo ad una strada ed entrato irrimediabilmente in coma. Nessuno sa chi sia, nessuno lo conosce. A seguito delle lamentele di alcuni inquilini di un palazzo che si lamentano per gli ululati di un cane. Petra facendo leva su quel bastardino prova la sua ultima carta. Il cane viene portato in ospedale, avvolto in un impermeabile, e il fedele cagnetto "riconosce" il suo padrone. Petra e Garzòn procedono tentoni e iniziano ad indagare soprattutto nel mondo del cane, dagli allevatori agli addestratori, dal mondo della vivisezione all’industria farmaceutica fino ai veterinari ed ai parrucchieri. Un mondo interessante e crudele. Alla storia s’intrecciano le vicende private dei due poliziotti ed è costellato da altri due delitti e scoperte sorprendenti. La trama è originale ma realistica con personaggi simpatici, senza falsi pudori e spesso divertenti.

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Metastasi<