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l'ultimo libro che ho letto

Nessun vascello c'è che come un libro possa portarci in contrade lontane (Emily Dickinson)

Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita fugge via. (Francesco Petrarca)

Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli (Josif Brodskij)

Indice dei libri recensiti in questo link

Caos Calmo di Sandro Veronesi

Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini

Sotto il cielo di Mazara di Enzo Gancitano

Il campo del vasaio di Andrea Camilleri Sabato di Ian McEwan Nelle terre estreme di Jon Krakahuer
Galateo ovvero de' costumi di G. Della Casa Cercasi Nike disperatamente di Federico Moccia Germania trauma di una nazione di Gitta Sereny
Ultima di campionato di Francesco Abate L'uomo che dormiva troppo di Tonino Benacquista INNOCENTE - Una storia vera di John Grisham
Fantasmi-Dispacci dalla Cambogia di Tiziano Terzani Questa storia di Alessandro Baricco L'incendio del paradiso di Antonio Alamo
L'isola dei senza colore di Oliver Sacks ESPIAZIONE di Ian McEwan Il sessantotto al futuro di Mario Capanna
Fuoco Amico di Abraham Yeoshua Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki Sulle Regole di Gherardo Colombo
Mazara e il suo cammino di Enzo Gancitano Dall'Inghilterra al marsala di Biagio Hopps Il Casellante di Andrea Camilleri
L'eleganza del riccio di Muriel Barbery Mille splendidi soli di Khaled Hosseini

La bambina che salvava i libri di Marcus Zusak

Il Tailleur grigio di Andrea Camilleri Ragazze di Riad di Rajaa Alsanea la solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano
La scordanza di Beppe Lopez Napoli ferrovia di Ermanno Rea La misteriosa fiamma della regina Loana di Umberto Eco
Heike riprende a respirare di Helga Schneider L'età del dubbio di Andrea Camilleri Trenta e due ventotto di Renata Pucci Benisichi
Sogni di pioggia di Gina B. Nahai Cinacittà di Tommaso Pincio Estasi culinarie di Muriel Barbery
Il fantasma esce di scena di Philip Roth Firmino di Sam Savage

L'isola di Mussolini di John Follain

La vita è un pallone rotondo di Vladimir Dimitrijevic Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti Storia controversa dell'inarrestabile vino Aglianico nel mondo di Gaetano Cappelli
Una sporca storia di Luis Sepulveda Perdas de Fogu di Massimo Carlotto & Mama Sabot Nel cuore che ti cerca di Paolo Di Stefano
Il Generale e il Giudice di Luis Sepulveda Il giorno prima della felicità di Erri De Luca Cronache dal Cono Sud di Luis sepulveda
Dopo lunga e penosa malattia di Andrea Vitali Il vespa da Roma a Saigon di Giorgio Bettinelli La Jolanda furiosa di Luciana Littizzetto
L'Onore di Anna Maria Bertola Inchiesta sul Cristianesimo di Corrado Augia e Remo Racitti Il Sonaglio di Andrea Camilleri
Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar C'erano una volta i Caëcc di Romina Boccaletti Racconti Siciliani di Danilo Dolci
Il Professore di Desiderio di Philip Roth Boccamurata di Simonetta Agnello Hornby un sabato, con gli amici di Andrea Camilleri
E vissero felici & contenti di Donatella Marazziti Almeno il cappello di Andrea Vitali Vento Scomposto di Simonetta Agnello Hornby
La danza del gabbiano di Andrea Camilleri Le mille balle blu di Peter Gomez e Marco Travaglio Né qui né altrove di Gianrico Carofiglio
La tripla scomparsa di Michele Sparacino L'estate del cane nero di Francesco Carofiglio 24 Nero di Diego Cugia
Rockefeller d'Italia di Paride Rugafiori G8 - Cronaca di una battaglia di Carlo Lucarelli Qualunque cosa succeda di Umberto Ambrosoli
Indignazione di Philip Roth Lasciami l'ultimo valzer di Zelda Fitzgerald Balzac e la piccola sarta cinese
Patrimonio, una storia vera di Philip Roth Album di famiglia di Nando dalla Chiesa Petralìa di Ignazio Bascone
La rizzagliata di Andrea Camilleri Gocce di Sicilia di Andrea Camilleri Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti
L'Amore del bandito di Massimo Carlotto Cara Sposa di Maria Grazia Vitale Olive Kitteridge di Elisabeth Strout
Pane e Tempesta di Stefano Benni Pianoforte vendesi di Andrea Vitali Voci dall'Inferno di Samantha Power
Francesco d'Assisi di Hermann Hesse Il tempo che vorrei di Fabio Volo Il revisionista di Giampaolo Pansa
Non deve accadere di Anne Holt La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne La ragazza e il professore di Jan-Claude Carriere
Più scuro di mezzanotte-Una storia di mafia di Salvo Sottile Il gioco dell'Angelo di Carlo Luis Zafon Fahrenheit 451 di Ray Bradburry
Il giardiniere tenace di John le Carré La bellezza e l'inferno di Roberto Saviano Per non morire di mafia di Pietro Grasso e Alberto La Volpe
La ragazza di via Maqueda di Dacia Maraini La Strada di Cormarc McCarthy Un Viaggio di h.g: Adler
Il nipote del Negus di Andrea Camilleri CARGO di Georges Simenon Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino
Le parole e le cose di Michel Foucalt La mamma del sole di Andrea Vitali

La vergine napoletana di Giuseppe Pederiali

La caccia al tesoro di Andrea Camilleri L'arte di annacarsi di Roberto Alajmo Un giorno di David Nicholls
Toccami il cuore di Dalila di Lazzaro Questo è il paese che non amo di Antonio Pascale Edda Ciano e il Comunista di Marcello Sorgi
Il Clandestino, Gioventù e Tifone di Josef Conrad L'Altalena del respiro di Herta Müller La morte nell'anima di Jean-Paul Sartre
La Monaca di Simonetta Agnello Hornby Il meccanico Landru di Andrea Vitali Ad Personam di Marco Travaglio
Il Cimitero di Praga di Umberto Eco Canale Mussolini di Antonio Pennacchi Il Valore dell'Eresia di Enzo Mazzi
Il sorriso di Angelica di Andrea Camilleri La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio Chiesa, pace e guerra nel Novecento di Daniele Menozzi
La Storia Falsa di Luciano Canfora Destra e Sinistra di Norberto Bobbio La finestra dei Rouet di Georges Simenon
Libera scienza in libero stato di Margherita Hack La particella mancante di Joâo Magueijo La lobby di Dio di Ferruccio Pinotti
Le perfezioni provvisorie di Gianrico Carofiglio 1861 di Giovanni Fasanella e di Antonella Grippo Per l'alto mare aperto di Eugenio Scalfari

La specialista del cuore di Claire Holden Rothman

Il caso Genchi di Edoardo Montolli Il villaggio sepolto nell'oblio di Theodor Kröger
Marina di Carlos Ruiz Zafón Metastasi di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli Giorno da cani di Alicia Giménez Bartlett
non sperate di liberarvi dei libri di Jean-Claude Carriére e Umberto Eco 

La moneta di Akragas di Andrea Camilleri

La Famiglia Moskat di Isaac B. Singer

La Bastarda di Violette Leduc Il farmacista di Auschwitz di Dieter Schlesak Il giardino dell'Eden di Ernest Hemingway
Parigi Brucia? di Domenique Lapierre e Larry Collins

La leggenda del morto contento di Andrea Vitali

Il profumo delle foglie di limone di Clara Sánchez
Orizzonte di Wilbur Smith Io e i Mille di Antonio Agosta Divisione Cancro di Aleksandr Solženicyn
Auto da Fé di Elias Canetti La qualità dei sentimenti di Willy Pasini I segreti del Vaticano di Corrado Augias
Le Confessioni di una Favorita di Alexandre Dumas La Convocazione di John Grisham  L'Invisibile di Giacomo Di Girolamo
La metà di niente di Catherine Dunne Un filo d'olio di Simonetta Agnello Horby Colletti sporchi di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli
Il gioco degli specchi di Andrea Camilleri Città di pianura di Cormac McCarthy Giudici di A. Camilleri, G. De Cataldo, C. Lucarelli
Il palazzo della mezzanotte di Carlos Ruiz Zafòn Radiopirata di Francesco Carofiglio Il Divoratore di Lorenza Ghinelli
I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca Le Bibliotecarie di Alessandria di Alessandra Lavagnino La mia vita normale di Pavel Nedved
In città zero gradi di Daniel Glattauer La setta degli angeli di Andrea Camilleri 1Q84 di Murakami Haruki
Ogni promessa di Andrea Bajani La Giustizia è una cosa seria di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Il tempo è bastardo di Jennifer Egan
Educazione Siberiana di Nicolai Lilin BUDAPEST di Chico Barque Una questione privata di Beppe Fenoglio
I ventitre giorni della città di Alba di Beppe Fenoglio La traccia dell'Angelo di Stefano Benni Storia della mia gente di Edoardo Nesi
Il burattinaio di Francesco Barbi GRAZIE NO  di Giorgio Bocca Gabriella garofano e cannella di Jorge Amado
Licenziare i Padreterni di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo Timor Sacro di Stefano Pirandello non per profitto di Martha C. Nussbaum
Ultime notizie dal Sud di Luis Sepúlveda Matteo Messina Denaro. La mafia del Camaleonte di Fabrizio De Feo L'Eretico di Carlo A. Martigli
Venivamo tutte dal mare di Julie Otsuka I quattro canti di Palermo di Giuseppe Di Piazza La voce invisibile del vento di Clara Sánchez
Tanto tu torni sempre di Giovanna Caldara e Mauro Colombo La Sovrana lettrice di Alan Bennett Ritratto di gruppo con assenza di Luis Sepúlveda
Galeotto fu il collier di Andrea Vitali Farla Franca di Gherardo Colombo e Franco Marzoli Il vecchio che leggeva romanzi d'amore di Luis Sepúlveda
Fai bei sogni di Massimo Gramellini L'ultima riga delle favole di Massimo Gramellini Amy Mia Figlia di Mitch Winehouse
Una lama di luce di Andrea Camilleri L'Amore rubato di Dacia Maraini Il torto del soldato di Erri De Luca
Grande seno, fianchi larghi di Mo Yan I segreti d'Italia di Corrado Augias L'età dell'ignoranza di Fabrizio Tonello
Gli straordinari viaggi di Ibn Battuta di Ross E. Dunn Ma questa è la mia gente di Ivan Scalfarotto Il supplizio del legno di sandalo di Mo Yan
Exit di Alicia Giménez-Bartlett Mr Gwyn di Alessandro Baricco Cosa Grigia di Giacomo Di Girolamo
il diavolo, certamente di Andrea Camilleri La notte dell'oblio di Lia Levi Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi
Le Madri non sbagliano mai di Giovanni Bollea La macchia umana di Philip Roth 1Q84 - Libro 3 di Murakami Haruki
Dire non dire di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Regalo di nozze di Andrea Vitali Il Sapere dei segni di Carlo Sini
Senza luce di Luigi Bernardi Una voce di notte di Andrea Camilleri Villa Metaphora di Andrea De carlo
Sua Santità di Gianluigi Nuzzi Il culo e lo Stivale di Oliviero Beha Il diritto di avere diritti di Stefano Rodotà
Il Paese reale di Guido Crainz Storia economica contemporanea di Sidney Pollard Antonio Ingroia - Io So di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
La doppia vita dei numeri di Erri De Luca Evaristo Carriego di Jorge Luis Borges Di tutte le ricchezze di Stefano Benni
Dizionario delle cose perdute di Francesco Guccini La Buona Novella di Don Andrea Gallo Eredità di Lilli Grüber

Entra nella mia vita di Clara Sánchez

oltre il mare di Stefano Polli Il segreto del santuario di Ted Dekker
il tuttomio di Andrea Camilleri Lucy di Cristina Comencini La Bella di Buenos Aires di Manuel Vásquez Montalbán
La deriva dei continenti di Russell Banks Il veleno dell'oleandro di Simonetta Agnello Hornby I due capitani di Francesco Vitale
La scomparsa di Salvatore Giuliano di Giuseppe Casarrubea e di Mario José Cereghino Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari La vita sotto l'acero di Romualdas Granauskas
BUCCINASCO La 'ndrangheta al nord di Nando Dalla Chiesa e Martina Panzarasa Nel tempo di mezzo di Marcello Fois Per sempre tuo di Daniel Glattauer
Liberi Tutti di Pietro Grasso La rivoluzione della luna di Andrea Camilleri Gli onori di casa di Alicia Giménez-Bartlett
Il Ricatto di Anne Holt Quando lei era buona di Philip Roth L'ipotesi del male di Donato Carrisi
E l'eco rispose di Khaled Hosseini Muri di Claude Quètel I racconti di Nenè di Andrea Camilleri
Un covo di vipere di Andrea Camilleri La mappa del destino di Glenn Cooper Una lunga trattativa di Giovanni Fasanella
La primavera del lupo di Andrea Molesini ZeroZeroZero di Roberto Saviano Enigma di Ferragosto di Andrea Vitali
L'isola dei monaci senza nome di Marcello Simoni Chi ti credi di essere di Alice Munro La banda Sacco di Andrea Camilleri
Viaggio in Italia di Johann Wolfgang Goethe Resistere non serve a niente di Walter Siti Lettere luterane di Pier Paolo Pasolini
Milioni di milioni di Marco Malvaldi Una stella incoronata di buio di Benedetta Tobagi Storia delle terre e dei luoghi leggendari di Umberto Eco
Di Ilde ce n'è una sola di Andrea Vitali Hooligans e Ultras di Davide Lava Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio
Banchieri - Storie del nuovo banditismo globale di Federico Rampini Storia di Karel di Antonio Pennacchi Il desiderio di essere come TUTTI di Francesco Piccolo
La festa dell'insignificanza di Milan Kundera Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina di Andrea Scanzi Il Fotografo di Auschwitz di Luca Crippa e Maurizio Onnis
Cosa tiene accese le stelle di Mario Calabresi Atlante delle isole remote di Judith Schalansky I padroni del mondo di Luca Ciarrocca
Se muore il Sud di GianAntonio Stella e Sergio Rizzo Chi muore prima di Massimo Gardella Basta Piangere! di Aldo Cazzullo
L'ombra del bastone di Mauro Corona Moscerine di Anna Marchesini Il quaderno perduto di Pirandello di Giovanni Parlato
Kitchen Confidential di Anthony Bourdain La Paura e altri racconti della grande guerra di Federico De Roberto La creatura del desiderio di Andrea Camilleri
Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer La congiura contro i giovani di Stefano Laffi Viaggio nella vertigine di Evgenija Ginzburg
Considera l'aragosta di David Foster Wallace La nostra gang di Philip Roth Diario di  scuola di Daniel Pennac
Inseguendo un'ombra di Andrea Camilleri Più uguali Più ricchi di Yoram Gutgeld L'orrore economico di Viviane Forrester
Il gioco di Ripper di Isabel Allende Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti di Andrea Vitali Le madri salvate di Colombe Schneck
Presagio di Andrea Molesini Quale Verità di Anne Holt Gli sdraiati di Michele Serra
Fine Impero di Giuseppe Genna Una finestra vistalago di Andrea Vitali Il silenzio del mare di Vercors
Una piramide di fango di Andrea Camilleri Dormono sulla collina di Giacomo Di Girolamo Philomena di Martin Sixsmith
Cuore Primitivo di Andrea De Carlo Lamento di Portnoy di Philip Roth Donne di Andrea Camilleri
Il telefono senza fili di Marco Malvaldi Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana Il mio nome è Nessuno- 3 L'Oracolo - di Valerio Massimo Manfredi
Il guardiano del faro di Camilla Läckemberg Tempesta di Lilli Gruber Il CAPITALE nel XXI secolo di Thomas Piketty
Quattro sberle benedette di Andrea Vitali Giovani promesse di Martino Gozzi Terre rare di Sandro Veronesi
Il passato è una terra straniera di Gianrico Carofiglio Il cacciatore del buio di Donato Carrisi Il gioco grande del potere di Sandra Bonsanti
Biglietto,Signorina di Andrea Vitali La regola dell'equilibrio di Gianrico Carofiglio Giornalismo online di Davide Mazzocco
Solidarietà un'utopia realizzata di Stefano Rodotà L'Italia dopo l'Italia di Perry Anderson Il ragazzo di Varsavia di Andrew Borowiec
I tre giorni di Pompei di Alberto Angela Cristo fra i muratori di Pietro Di Donato Numero zero di Umberto Eco
Il colpo di stato di banche e governi di Luciano Gallino La relazione di Andrea Camilleri Gli anni al contrario di Nadia Terranova
Mafie, la criminalità straniera alla conquista dell'Italia di Giovanni Conzo e Giuseppe Crimaldi L'euro della discordia di Agnès Bénassy-Quéré e Benoît Cœuré Sfrattati di Giuseppe Marotta
Giuseppino di Joe Bastianich Non è stagione di Antonio Manzini Pietre,Piume, Insetti di Matteo Sturani
Cento Passi Ancora di Salvo Vitale La biblioteca dei libri proibiti di John Harding CURZIO di Osvaldo Guerrieri
Il potere delle donne di Maria Latella Il clan degli invisibili di Giovanni Tizian Le mille luci del mattino di Clara Sánchez
La danza del mondo di Maria Pia Ammirati La giostra degli scambi di Andrea Camilleri Uomini senza donne di Murakami Haruki
Luce perfetta di Marcello Fois Cari mostri di Stefano Benni La Musa di Jonathan Galassi
Voglio la tua morte di Peter James La figlia più bella di Hans Tuzzi La targa di Andrea Camilleri
GAZA e l'industria israeliana della violenza di E. Bartolomei, D. Carminati e A. Tradardi Anime di vetro di Maurizio De Giovanni Prometto di sbagliare di Pedro Chagas Freitas
Le belle Cece di Andrea Vitali Era di maggio di Antonio Manzini La ferocia di Nicola Lagioia
Il segreto degli angeli di Camilla Läckberg L'abbazia dei cento delitti di Marcello Simoni Mi sa che fuori è primavera di Concita De Gregorio
Breviario Mediterraneo di Predag Matvejevic Il Mediterraneo di Fernand Braudel Il Grande Mare di David Abulafia
La ragazza del treno di Paula Hawkins Praga magica di Angelo Maria Ripellino Stasera Anna dorme presto di Simona Lo Iacono
Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto di Francesco Guccini COLLUSI di Nino Di Matteo con Salvo Palazzolo L'Altro di Ryszard Kapuściński
Tutte le tragedie di Eschilo Ognuno potrebbe di Michele Serra Io non sto a guardare di Velia Sacchi
ANNA di Niccolò Ammaniti Ciò che inferno non è di Alessandro D'Avenia La verità della suora storta di Andrea Vitali
La Bibbia non parla di Dio di Mauro Biglino Favola in bianco e nero di Mauro Corona Io, Partenope di Sebastiano Vassalli
Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta di Andrea Camilleri L'amante giapponese di Isabel Allende Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini
Il bambino nel paese del sole di Eric Lamet Kaputt Mundi di Ben Pastor La migliore offerta di Giuseppe Tornatore
La ruga del cretino di Andrea Vitali e Massimo Picozzi Avarizia di Emiliano Fittipaldi bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia
Non luogo a procedere di Claudio Magris Buchi nella sabbia di Marco Malvaldi I misteri della montagna di Mauro Corona
Compagno poeta di Giulio Stocchi Groucho e Io di Groucho Marx Razza di zingaro di Dario Fo
La corrispondenza di Giuseppe Tornatore Tempesta di neve e profumo di mandorle di Camilla Läckberg Il segreto di Ortelia di Andrea Vitali
Nella testa di una Jihadista di Anna Erelle Il giro del mondo in 80 pensieri di Piergiorgio Odifreddi Noli me tangere di Andrea Camilleri
Contro l'antimafia di Giacomo Di Girolamo Malerva di Enza  Maria Festa Appunti sui polsini di Michail Bulgakov
Spie e zie di Siegmund Ginzberg Il figlio maschio di Giuseppina Torregrossa Passeggeri notturni di Gianrico Carofiglio
Pape, Satàn, Aleppe di Umberto Eco Storia della repubblica di Guido Crainz La meraviglia degli anni imperfetti di Clara Sànchez
Il rumore delle cose che iniziano di Evita Greco La battaglia navale di Marco Malvaldi Amore lontano di Sebastiano Vassallo
Tra Mare, Terra e Cielo di Pietro Fiorentino Fede e destino degli Ebrei di Paul Démann Ferragosto in giallo di Autori Vari
Le mele di Kafka di Andrea Vitali Un divorzio tardivo di Abraham B. Yeoshua Cose che nessuno sa di Alessandro D'Avenia
Buono, Pulito e Giusto di Carlo Petrini L'altro capo del filo di Andrea Camilleri La natura esposta di Erri De Luca
Giorni Selvaggi - Una vita sulle onde di William Finnegan Spy Story Love Story di Nicolai Lilin Caffè amaro di Simonetta Agnello Hornby
Il Turista di Massimo Carlotto Tutti gli uomini del Generale di Fabiola Paterniti 07-07-2007 di Antonio Manzini
I mille morti di Palermo di Antonio Calabrò La mafia mi rende nervoso di Isidoro Meli Nella giungla di Park Avenue di Wednesday Martin
La vedova di Fiona Barton Lo stupore di una notte di luce di Clara Sànchez La paranza dei bambini di Roberto Saviano
Lacrime di sale di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta di Andrea Camilleri Il domatore di leoni di Camilla Läckberg
Viva più che mai di Andrea Vitali Orfani bianchi di Antonio Manzini L'estate fredda di Gianrico Carofiglio
SILENZIO di Shusaku Endo Carne mia di Roberto Alajmo In guerra con il passato di Paolo Mieli
Giovanni Matteo Adami S.J. di Francesca La Malfa Credere, tradire, vivere di Ernesto Galli Della Loggia Lussuria di Emiliano Fittipaldi
Padrini e Padroni di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Intrigo Italiano di Carlo Lucarelli Il giro del miele di Sandro Campani
Nessuno come noi di Luca Bianchini L'arte di essere fragili di Alessandro D'Avenia L'Ordine delle Cose di Paola Capriolo
Trentacinque secondi ancora di Lorenzo Iervolino L'ottico di Lampedusa di Emma Jane Kirby La seconda vita di Annibale Canessa di Roberto Perrone
A cantare fu il cane di Andrea Vitali La giostra dei criceti di Antonio Manzini Io, trafficante di virus di Ilaria Capua
La valle dei ricordi di Angela Rizzo Quieta morte di provincia di Angela Rizzo Lo specchio di Angela Rizzo
Umami di Laia Jufresa I ragazzi venuti dal Brasile di Ira Levin Di rabbia e di vento di Alessandro Robecchi
La rete di protezione di Andrea Camilleri Nel segno dei padri di Giacomo Marinelli Andreoli Il nemico che gioca con i nomi di Paolo Negro
Torto marcio di Alessandro Robecchi Tra mare e terra di Enzo Gancitano MEDITERRANEI di AA.VV.
Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood Bello, elegante e con la fede al dito di Andrea Vitali I fiumi profondi di José Maria Arguedas
Aliti di toponomastica di Enzo Gancitano Pulvis et umbra di Antonio Manzini Tempo da Elfi di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli
Metti via quel cellulare di Aldo Cazzullo con Rossana e Francesco Le tre del mattino di Gianrico Carofiglio Caravaggio vita sacra e profana di Andrew Graham-Dixon
La Strega di Camilla Läckberg La parrucchiera di Pizzuta di Nino Motta Prendiluna di Stefano Benni
Negli occhi di chi guarda di Marco Malvaldi La forza imprevedibile delle parole di Clara Sánchez Ogni storia è una storia d'amore di Alessandro D'Avenia
Quando di Walter Veltroni L'uomo del labirinto di Donato Carrisi Il mondo di Isabel Allende di Celia Correas Zapata
Io vivo nell'ombra di Comandante Alfa Il cuore dell'uomo di Jón Kalman Stefánsson Il marchio ribelle di Nicolai Lilin
Questa sera è già domani di Lia Levi Un ragazzo normale di Lorenzo Marone Follia maggiore di Alessandro Robecchi
Fiumi d'oro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Nome d'arte Doris Brilli di Andrea Vitali Il mangiatore di carta di Edgardo Franzosini
Manhattan Beach di Jennifer Egan L'ultimo giorno di Glenn Cooper Dialogo dei massimi sistemi di Tommaso Landolfi
Storie Ribelli di Luis Sepúlveda Malanottata di Giuseppe Di Piazza Ultimo banco di Giovanni Floris
Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri L'anello mancante di Antonio Manzini L'armata dei sonnambuli di Wu Ming
A bocce ferme di Marco Malvaldi Il purgatorio dell'angelo di Maurizio de Giovanni Peccato mortale di Carlo Lucarelli
Una di Luna di Andrea De Carlo La fisica del diavolo di Jim Al-Khalili Gli ultimi passi del sindacone di Andrea Vitali
Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia The Game di Alessandro Baricco Inganno di Lilli Gruber
La ragazza con la Leica di Helena Janeczek Per fortuna faccio il Prof  di Nando dalla Chiesa Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario
so che un giorno tornerai di Luca Bianchini Rosso Barocco di Max e Francesco Morini Storia segreta della 'Ndrangheta di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso
I tacchini non ringraziano di Andrea Camilleri Nero Caravaggio di Max e Francesco Morini Navi a perdere di Carlo Lucarelli
La leggenda del ragazzo che credeva nel mare di Salvatore Basile L'amante silenzioso di Clara Sànchez Nel muro di Mauro Corona
L'animale che mi porto dentro di Francesco Piccolo La misura dell'uomo di MarcoMalvaldi Canzoni di Francesco Guccini
Amore di Isabel Allende Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni Donne che non perdonano di Camilla Läckberg
La città e i cani di Mario Vargas Llosa Io Khaled vendo uomini e sono innocente di Francesca Mannocchi Rien ne va plus di Antonio Manzini
Le stelle di Lampedusa di Pietro Bartolo Il gioco del suggeritore di Donato Carrisi Il ritorno di Hisham Matar
Exit West di Mohsin Hamed Certe Fortune di Andrea Vitali Una pistola in vendita di Graham Greene
La versione di Fenoglio di Gianrico Carofiglio La notte della sinistra di Federico Rampini Km 123 di Andrea Camilleri
Le parole sono importanti di Marco Balzano Lo spazio ibrido di Simone Casalini I leoni di Sicilia di Stefania Auci
I tempi nuovi di Alessandro Robecchi Il cuoco dell'Alcyon di Andrea Camilleri Documenti, prego di Andrea Vitali
Il movente della vittima di Giuseppe Di Piazza La logica della lampara di Cristina Cassar Scalia Luna Rossa di Massimo Capaccioli
Il filo infinito di Paolo Rumiz Full of life di John Fante A ovest di Roma di John Fante
Il pianto dell'alba di Maurizio De Giovanni Cose più grandi di noi di Giorgio Scianna  

Cose più grandi di noi

di Giorgio Scianna

Con questo libro Giorgio Scianna, l’Autore, entra in una crepa del periodo relativo alla lotta armata in Italia. La storia che ci narra ha per protagonista Margherita, una ragazza milanese, di diciotto anni, innamorata di Pietro, che si ritrova un po’ per caso un po’ per voglia di ribellione a entrare in quell’ambiente fatto di gruppi, di sotterfugi, di rifugi, atti dimostrativi, pedinamenti, ferimenti e omicidi. Siamo a Milano agli inizi degli anni ’80, proprio, verso la fine degli “anni di piombo” e Marghe, diminutivo familistico usato da Scianna, è appena salita sulla macchina del padre dopo essere uscita dal carcere. L’accusa è di fiancheggiamento a banda armata e la madre, avvocato, è riuscita a farle ottenere uno sconto di pena convincendola a fare i nomi di alcuni dei suoi compagni. Marghe, però, è combattuta da un dissidio interiore incentrato tra il rapporto con i suoi vecchi amici, con i loro ideali rivoluzionari, e il distacco dalle azioni criminali che questi compiono per manifestare la propria ideologia. Intorno a Marghe gravitano altri personaggi differenti e tutti incisivi come i genitori che si rapportano in maniera certamente diversa con la figlia. Paolo, il padre, è affettuoso e protettivo, mentre la madre Anna, è più severa e autoritaria, per quanto abbia diverse affinità caratteriali con la figlia, Sara, l’altra sorella, relegata a una visione fatta di apparenza ma che in verità piange e soffre per quella nuova condizione di detenuta della consanguinea e, infine, Martino il fratello di quattro anni più giovane che è in perfetta sintonia con Marghe. Proprio Martino, si ritroverà al centro di una cosa più grande di lui che terrà, il lettore, col fiato sospeso e che riuscirà a valorizzare tutta la vicenda offrendo anche vari spunti di riflessione. Scianna è stato bravo non solo a presentarci il quadro completo della società di quei tempi ma anche i tormenti e le inquietudini di una terrorista in erba che crede in determinati ideali che al momento opportuno, però, diventa la figlia di quella famiglia che in parte accusa, ma che protegge sempre. Ve lo consiglio.

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Il pianto dell'alba

di Maurizio De Giovanni

Solo da poco avevo fatto la conoscenza con Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte che con quest’ultimo racconto, purtroppo, saluta i suoi lettori. Così, infatti, ha deciso Maurizio de Giovanni, l’Autore e creatore del personaggio, regalando ai lettori questo romanzo intenso, in cui sono le parole, i sentimenti, più che la scrittura, suscita grande emozionalità. Un romanzo pieno d’amore sia verso il mondo del commissario sia verso i presunti lettori. La vicenda raccontata in questo libro si collega con un delitto "politico" un po' strano che ha per protagonista Manfred l'ex spasimante di Enrica l’ormai consorte di Ricciardi e in attesa del loro primogenito. Il maggiore tedesco Manfred, è stato ucciso e del delitto è accusata ad arte la cantante Livia Lucani, sposata Vezzi, che ama disperatamente Ricciardi. Il solito trio, il Commissario, il fido brigadiere Maione e il medico antifascista Modo si adopereranno per risolvere la montatura del delitto con l'aiuto insperato della tata Nelide, di Salvatore, un pescatore riconoscente nei confronti di Modo, e del Femminiello Bambinella. Attorno, alla misteriosa morte di Manfred, viene a galla la meschinità di alcuni personaggi che con i loro comportamenti sono la rappresentazione dei lati peggiori dell’essere umano quali la corruzione, l’omertà, l’asservimento al potere, il disprezzo per i sentimenti più puri in nome dell’affermazione personale e lo spirito di vendetta. In contrasto con la vivacità di Napoli, dei vicoli, degli abitanti che, nonostante le difficoltà economiche, sociali e politiche, la violenza, i soprusi, cercano di aggrapparsi alla bellezza delle piccole cose. Insomma il libro è l’occasione per salutare con affetto, una città incantatrice e bellissima con tutti i suoi chiaroscuri e un congedarsi dai personaggi memorabili di questa serie. Buona lettura!

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A ovest di Roma

di John Fante

Questo libro di John Fante, l’Autore, è stato pubblicato postumo esattamente nel 1986 mentre la prima  edizione italiana fu pubblicata nel 1997 e comprende due racconti. Nel primo “Il mio cane Stupido” cè un ritratto della famiglia americana che si dibatte tra cinismo, dispetti, difficoltà di relazione, incomprensioni e desideri di fuga dalla realtà. Nel secondo “L'orgia”, con protagonista un bambino di dieci anni, affronta il rapporto padre-figlio. Il protagonista del mio cane Stupido, è Henry Molise, l’alter ego di Fante, uno scrittore italo americano,  di mezza età frustrato e in crisi d’ispirazione, immaturo e arrogante, sconfitto e stanco dei suoi continui fallimenti familiari e personali e stressato dagli eterni conflitti con la moglie Harriet, con i loro quattro figli e che sogna un biglietto aereo per ritornare alle sue origini: Roma. Tutto questo fin quando, nel giardino della loro lussuosa e immensa dimora, non compare, un enorme cane di razza akita talmente pigro, testardo e impertinente, che finisce, in pochissimo tempo, per portare il totale scompiglio in famiglia. Totalmente da gustare perché Molise si troverà ingarbugliato incolpevolmente in situazioni incredibili che stabiliranno un legame quasi indissolubile tra il cane ed il padrone. Nell’orgia è narrata la fine brutale del periodo infantile dell'Autore in cui evidenzia l’illusione, il desiderio di rivalsa e speranza di successo che è sempre stata l’aspirazione di tutti gli emigranti contrapposta all’importanza della famiglia, alla fede incrollabile della moglie e all’ingenuità dei loro figli. Un libro carico d’ironia ma, insieme, cinico tanto che oserei definirlo tragicomico ma, contemporaneamente, di notevole potenza e abilità. Ve lo consiglio.

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Full of life

di John Fante

In questo libro il protagonista è John Fante, l’Autore, divenuto abbastanza ricco da permettersi una bella villetta nella Wilshire Boulevard di Los Angeles, sposato con Joyce, e in attesa di diventare padre per la prima volta. In esso racconta la semplicità della vita di una coppia turbata dall’imminente arrivo di un bambino e dalle termiti. Sì, la causa scatenante degli eventi sono proprio questi sgradevoli insetti che hanno fatto crollare il pavimento della cucina di casa Fante. Dopo varie telefonate, John, decide ci far eseguire i lavori di ristrutturazione al padre, un emigrante italiano esperto muratore da più di cinquant’anni. Perciò si reca a San Juan a prendere Nick. Non l’avesse mai fatto! Sì perché Nick, il "più grande muratore della California", è una presenza ingombrante anche se divertente che crea una serie interminabile di piccole disavventure e litigate, tra lacrime e sorrisi, crisi mistiche e formidabili bevute di vino. John si rivela un uomo insicuro, spaventato e pieno di ansie, vorrebbe fuggire lontano e pensa di non essere ancora pronto a fare il padre. Joyce, invece, è concentrata solo su se stessa e sul suo pancione, alterna le sue giornate fra la lettura d’importanti saggi sull’educazione del bambino e sulla religione e si dedica alla pulizia maniacale della casa, anche a costo di mettere a repentaglio la sua salute e quella del suo feto, scaricando poi le sue ansie e le sue frustrazioni sul povero marito che si sente messo da parte e ignorato.  Il padre si metterà al lavoro, dopo due settimane tra prediche, litigi e riconciliazioni stabilendo un rapporto di complicità con la nuora, scatenando le ire di John e situazioni insensate. C’è da sbellicarsi dalle risate. Infatti, l’ironia e la comicità creano un mix perfetto di umorismo e sentimentalismo che caratterizzano tutto il libro. Bello!

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Il filo infinito

di Paolo Rumiz

In questo libro Paolo Rumiz, l’Autore, racconta le origini dell’Europa quando i discepoli di Benedetto da Norcia salvarono una cultura millenaria costruendo monasteri, presidi di resistenza alla dissoluzione e lo fa attraversando la geografia, la storia e la memoria della nostra Europa. Il libro è un pellegrinaggio sentimentale attraverso i monasteri benedettini alla ricerca del fondamento della fratellanza europea. Nel tumulto delle invasioni barbariche e della società in disfacimento, dei saggi accomunati dalla regola di Benedetto, convertirono gli invasori, crearono biblioteche, coltivarono la terra e dettero speranza e conforto alla popolazione.    Lo fa viaggiando e visitando una quindicina di monasteri in sette nazioni d’Europa dimostrandoci che ogni monastero è diversissimo dagli altri. Ognuno è indipendente dagli altri ma tutti hanno come unico elemento comune la Regola scritta 1500 anni fa che è più che mai attuale. E lo fa mostrando la modernità di questa Regola, forse la prima grande democrazia al mondo, il primo momento di liberazione della donna e il primo momento in cui gli uomini liberi mettono mano alla zappa e cominciano a coltivare la terra, non lasciando più la cosa agli schiavi. Come i vari luoghi sono tanto differenti l’uno dall’altro, così il racconto è punteggiato da uomini memorabili, con cui l’Autore si confronta e che lo aiutano a comprendere meglio la missione che si è dato San Benedetto. A lettura ultimata, il Lettore, acchiappa i tanti fili che Rumiz ci invita a tirare e su cui riflettere, una matassa che annoda la Storia e le storie di uomini e donne, le fedi, la musica, la comunità, lo stare insieme e la solitudine. Molto interessante e coinvolgente.

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Luna Rossa

La conquista sovietica dello spazio

di Massimo Capaccioli

In occasione del cinquantenario dello sbarco sulla Luna l’astrofisico Massimo Capaccioli, l’Autore, avvalendosi di un’infinità di documenti, sostiene, in questo saggio di grande valore storico, che la conquista dello spazio è un affare tutto sovietico, gli Stati Uniti d’America arrancano sul tracciato di quella che non è solo un’impresa epica, ma anche una necessaria evoluzione scientifica e ne dipinge, con stile chiaro, tutta la storia. Capaccioli ci ricorda che a mandare per prima animali nello spazio (1954), per prima un satellite artificiale in orbita intorno alla Terra fu l’Urss (Sputnik, nel 1957) e prima, anche, ad inviare un manufatto sulla Luna (1959). Nel 1961, inviò il primo uomo, Yuri Gagarin, nello spazio che riuscì a volare in assenza di gravità, seguito dalla prima donna, Valentina Tereshkova (1963); il cosmonauta Aleksei Leonov, nel 1965, fu il primo essere umano a lasciare una capsula per rimanere sospeso liberamente nello spazio, compiendo la prima attività extra terrestre della storia. E sempre i sovietici furono i primi a circumnavigare la Luna, fotografandone la faccia nascosta e a toccarne il suolo con un robot.  Sfortunatamente, purtroppo, ebbe la sventura di non calcare il primo passo sulla Luna e fu quello che segnò la vittoria degli Stati Uniti il 20 luglio 1969, ma contribuì in maniera decisiva a innovare e rivoluzionare l’ingegneria  aerospaziale. In sostanza, nella sua tesi, Capaccioli dimostra che il percorso dello sbarco sulla Luna fu composto di varie tappe e importanti competizioni con relative ricadute politiche e, senza nulla togliere al tenore dell’impresa americana, e non è detto che l’abbiano vinta i trionfanti. Una lettura bella e molto interessante.

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La logica della lampara

di Cristina Cassar Scalia

Con questo libro incontro, per la prima volta, Vanina Guarrasi, una donna con molte ferite e molti fantasmi uscita dalla penna di Cristina Cassar Scalia, l’Autrice, di questo thriller dove il cambio di prospettiva è continuo. Siamo a Catania, dove Vanina dirige la sua squadra d’investigatori con determinazione, concedendosi pochissimo tempo libero per sé, poiché ogni caso la coinvolge e arriva sempre fino alla fine, grazie al suo fiuto da segugio e al suo intuito quasi infallibile. In una villa sul mare, durante una festa tutti, improvvisamente, la abbandonano. Nella notte, da una barca da pesca, due testimoni affidabili vedono un uomo gettare in mare una valigia pesante, su un tratto di costa isolato, e ripartire sgommando. Nella mattinata una telefonata anonima con voce di donna avverte il vicequestore Guarrasi che una ragazza è stata uccisa e segnala, dove si troverebbe il corpo. Da qui parte l’indagine e la ricerca di un corpo che non si trova. Infatti, la valigia è ritrovata vuota con evidenti tracce di sangue e con l'Iphone intestato alla stessa però senza il cadavere. La faccenda si complica ancor di più quando si scontra con i poteri forti, con la collusione tra mafia e politica. Vanina è sorretta anche dall'astuzia investigativa e dall’esperienza del commissario Biagio Patanè un brillante pensionato che al solo pensiero di non varcare più la soglia di quel posto ci resta male. I temi affrontati sono tanti, forse anche troppi, si passa dalla corruzione ai rischi legati al lavoro dei magistrati dell’Antimafia, ai legami ancora presenti fra microcriminalità e storiche famiglie del crimine. Il linguaggio è scorrevole e brillante, intervallato da frasi o termini in simpatico siciliano, Camilleri docet, e da elenchi di specialità culinarie con dialoghi pressanti e sfumature ironiche. E’ un bell’intrigo e una piacevole lettura. Consigliato.

 

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Il movente della vittima

di Giuseppe Di Piazza

Anche in questo nuovo romanzo Giuseppe Di Piazza, l’Autore, ci riporta a rivivere uno dei momenti più bui della storia di Palermo, un’epoca che, ancora oggi, continua a liberare scorie avvelenate, lasciando che periodicamente emergano retroscena inquietanti. Siamo nel 1984, nel periodo in cui avvennero numerosi morti per mano della mafia, un periodo in cui gli articoli di nera sono di numero nettamente superiore a quelli di qualsiasi altro argomento, e Leo Salinas, che abbiamo conosciuto in Malanottata, è lì, sempre presente, sempre pronto a prendere la sua vespa con il suo sogno di diventare giornalista professionista, affamato di verità. La vicenda ha per protagonista un giovane cameriere, Domenico Cascino soprannominato Minico, che spara senza ragione all’avvocato Gianguido Prestia, durante una partita di carte all’interno della suite 224 del Grand Hotel Aziz, la prigione dorata della vittima. La storia intriga Leo che, non convinto della pista passionale tra due uomini finita male, inizia a muoversi, con i suoi contatti nella Mobile, cercando di dare risposte più assennate e veritiere. Riesce, perfino, a trovare  il modo per parlare con la madre di Minico e conquistare la fiducia dello stesso ragazzo. Così grazie al lavoro da giornalista di Leo, il Lettore, scoprirà nel finale il movente della vittima. A leggerlo ne vale la pena.

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Documenti, prego

di Andrea Vitali

Questa volta Andrea Vitali, l’Autore, mi ha fregato in contropiede, infatti, la vicenda non è ambientata a Bellano ed ai suoi caratteristici personaggi che ci hanno fatto innamorare dei suoi celebri racconti. Mi ha spiazzato subito sia per la trascrizione sia per l’ambientazione e per la situazione di tipo Kafkiana tanto da andare a controllare la terza pagina di copertina per verificare che l’Autore fosse proprio Andrea Vitali nato a Bellano nel 1956 o se fosse soltanto un caso di omonimia.  E’ proprio lui ma questa volta in una veste diversa, e la frase che dà il via al thriller psicologico della vicenda è “Documenti, prego”. Inizia così, infatti, per il protagonista di questo racconto, un vero e proprio incubo e tornare a casa, nel suo letto, accanto alla moglie, diventa il sogno più grande della sua vita.  Il protagonista è un funzionario di una ditta, benestante, con moglie e figlio, che vive in una villetta, che viaggia molto e pernotta in hotel di lusso. Per un semplice disguido, si ritrova a essere portato via da due uomini, uno del quale con i baffetti, durante una sosta in autogrill in compagnia di due colleghi. E’ notte, i tre si fermano per un caffè, lasciano l’auto davanti ad un posto per disabili, e mentre stanno per prendere le loro tazzine, i due uomini entrano e chiedono a chi appartenga la macchina parcheggiata male. Il protagonista risponde, aggiungendo che il tempo di bere un caffè sarebbero andati via, invece, uno dei due rappresentanti delle forze dell’ordine, appunto il “baffetto”, gli chiede di seguirli, per un semplice controllo dei documenti. Così una banale richiesta, si trasformerà in un susseguirsi di burocrazia spietata e in un incubo inframezzato da fughe oniriche e strani risvegli. Intrigante e a volte ansiolitico, buon divertimento!

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Il cuoco dell'Alcyon

di Andrea Camilleri

In quest’ultima avventura (?) del commissario Montalbano, Andrea Camilleri confeziona un nuovo appassionante giallo d'azione in cui s’intrecciano misteri e malavita. Un imprenditore è ritrovato assassinato con un colpo di pistola alla testa, un operaio si toglie la vita dopo essere stato licenziato. Non sono pochi i problemi e i casi da risolvere a Vigàta. Addirittura Montalbano è stato allontanato e costretto alle ferie, la sua squadra smantellata. Qualcuno, insomma, sta tentando di farlo fuori. In quei giorni è arrivata, al porto, l’Alcyon, una goletta un po’ misteriosa con nessun passeggero e pochi uomini di equipaggio. Quale segreto nasconde? Camilleri moltiplica il mistero portando il lettore e lo stesso Montalbano a indagare su quella strana barca creando un giallo d’azione, dove s’intrecciano agenti segreti, FBI e malavita locale. Insomma la struttura del racconto, si presenta diversa dai precedenti perché più intricata e complessa ma che Montalbano, ritrovata un’inaspettata intraprendenza, riesce a sgarbugliare mettendo in gioco il suo lavoro, la reputazione, la dignità, i suoi sentimenti e perfino la vita. Chi ha seguito, in questi anni, le vicende di Salvo Montalbano, non può non leggerlo. Buona lettura!

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I tempi nuovi

di Alessandro Robecchi

In questo libro Alessandro Robecchi, l’Autore, continua a raccontarci Milano attraverso i personaggi seriali da lui creati come Carlo Monterossi, l’autore di programmi spazzatura per la tv commerciale, il suo amico investigatore Oscar Falcone e la coppia di poliziotti, Ghezzi e Carella, alle prese con una città sempre più spaventosa. La prima novità è che Oscar Falcone ha aperto la Sistemi Integrati cioè la sua agenzia investigativa e oltre a Carlo Monterossi c’è anche, Agatina Cirielli, una poliziotta insofferente nei confronti della burocrazia e di certe pastoie della Polizia che coglie al volo l’occasione per lasciare il corpo. La vicenda tratta l’uccisione di uno studente universitario, con un colpo di pistola alla tempia, i sovrintendenti Ghezzi e Carella sono chiamati a occuparsi del caso e l’indagine si presenta lunga e complessa. Contemporaneamente Gloria Grechi, un’impiegata di media condizione, si presenta presso la neonata agenzia investigativa di Oscar Falcone per far ritrovare il marito scomparso all’improvviso. Il tutto è ambientato in una Milano dei “Tempi Nuovi”, in altre parole i nostri periodi, una città lontana dagli stereotipi dei tempi della Milano da bere, Milano capitale della moda e del design, Milano fredda, grigia e nebbiosa. Una Milano, che Robecchi conosce bene, difficile da decifrare e gestita da persone smarrite in una società sempre più frammentata ed egoista. Le due vicende s’intrecceranno e mostreranno, ancora una volta, l’abilità dell’Autore nel cogliere lo spirito dei tempi e nel disegnare un mondo televisivo artefatto e diseducativo e una Milano sotterranea cangiante e malandrina. Purtroppo, e mi dispiace dirlo, ho trovato il racconto un po’ lento noioso e poco coinvolgente.

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I leoni di Sicilia

di Stefania Auci

In questo romanzo storico, basato su fatti assolutamente reali ma con una buona dose di immaginazione, Stefania Auci ci cattura con il fascino della saga dei Florio, intrecciandola alla realtà economica e storica della Sicilia dell’Ottocento, ma anche e soprattutto con due grandi storie d’amore e di dedizione, due grandi figure di donna profondamente diverse, ma, in fondo, affini nella forza dei propri sentimenti. Una è Giuseppina, moglie di Paolo Florio, uno dei capostipiti della famiglia, l’altra è Giulia, nuora di Giuseppina, compagna di Vincenzo, che accetta l’impensabile per amore, vive con compostezza, nascondendo dentro di sé l’amarezza, il dolore, la “vergogna”, concubina prima e moglie dopo. I Florio, famiglia di umili origini, dopo l’ennesimo terremoto (1799) si spostano da Bagnara a Palermo. Questo trasferimento segna, in modo diverso, la vita di ciascun personaggio: Giuseppina, moglie di Paolo Florio, glielo rinfaccerà a vita e rimarrà aggrappata con le unghie e con i denti a un passato che non tornerà più. Paolo è molto determinato vuole una vita nuova, un futuro migliore per il figlio Vincenzo, per gli affari, per se stesso. Ignazio, fratello di Paolo, sembra esser un personaggio che vive nell’ombra, del fratello, ma non è così, il suo savoir fair lo rende un uomo dolce, quella dolcezza che in casa Florio sembra mancare. Entrambi, riusciranno a costruire pietra su pietra, il futuro della Casa Florio che raggiungerà il vertice con Vincenzo Florio, autentico pioniere dell’agroalimentare. Vincenzo, uomo inquieto e spregiudicato, possedeva la capacità di intuire il nuovo e di assecondarlo, impegnandosi senza risparmio di energie per la realizzazione di progetti che rispetto all’epoca è nel periodo delle rivolte contro i Borboni che sconquassano la Sicilia, ma non portano i benefici sperati, l’annessione al Regno d’Italia che crea non poche avversioni e perplessità. Egli riesce molto bene a barcamenarsi, mettendo sempre gli affari al primo posto, e coltivando amicizie e simpatie nel momento giusto senza realmente parteggiare per nessuno.  A Stefania Auci bisogna dare il merito di aver ricostruito una situazione storica accurata degli ambienti, dei personaggi, dell’evoluzione di un settore dell’economia siciliana e portata dai Florio al massimo della produttività. Leggetelo, è veramente un bel romanzo.

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Lo spazio ibrido

Culture, frontiere, società in transizione

di Simone Casalini

Quando Simone Casalini, l’Autore di questo libro, me lo porse gli risposi “adesso me lo bevo e poi ne faccio la recensione sul mio sito” e invece , devo subito dire, che non è un libro “da bere velocemente” ma bisogna leggerlo a “piccoli sorsi”. Sì, perché il lavoro che Simone ha sostenuto è stato smisurato e le storie, in esso raccontate, non si limitano all’esplorazione degli “ultimi” ma è una ricerca certosina delle differenze tra il racconto della realtà e il modo in cui essa è vissuta.   E, come dice il sottotitolo, è l’occasione per raccontare culture, frontiere e una società in movimento. Un’inchiesta scritta da una sponda all’altra del Mediterraneo che salpa dalla Tunisia per sbarcare a Mazara del Vallo, transitare per Genova, la Costa Azzura e il Brennero e abbordare infine a Trento “per creare, come specifica lo stesso Autore, un’inclusività, uno sguardo diverso e plurale sulla storia del mondo”. Sono spazi ibridi, come lo stesso li definisce, pieni di un’autentica intersecazione culturale e depositari di storie “che si accatastano e si allineano”. Ci sono storie importanti come la scoperta, per me, del cimitero di Trabuquet, cui Michel Foucault dedicò il suo concetto di eterotropia, che trova sintesi nella stele dei tirailleurs sénégalais, i fucilieri africani - ma anche malgasci e indocinesi - deceduti durante la prima guerra mondiale sul fronte di guerra occidentale, combattendo per un Paese sconosciuto una battaglia ignota. Importante, per me, il capitolo della sosta a Mazara cui, nel mio piccolo, ho partecipato e interessante per l’ibridazione tra il dialetto mazarese e l’arabo tunisino ha generato parole di uso comune. Tutto bello ed interessante e con la”chicca” finale delle interviste al politologo tunisino Hamadi Redissi, Claudio Magris e al filosofo Franco Rella. Grazie Simone per avermi reso partecipe di questa bella avventura.

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Le parole sono importanti

Dove nascono e cosa raccontano

di Marco Balzano

Questo bel saggio di Marco Balzano, l’Autore, inestimabile e attuale tratta una materia, l’etimologia, molto affascinante ma poco conosciuta e poco valutata. Scoprire l’etimologia di una parola è un'esperienza sorprendente così come approfondirne l’uso, che se n’è fatto nel tempo, indica la ricerca storica ed evidenziarne il processo dinamico comunica la valorizzazione della capacità di cambiamento. Balzano attraverso l’esame dell’etimo di dieci parole, tra le più espressive nell’uso quotidiano, perciò, riesce a dimostrare come ognuna di esse abbia una storia che cambia con il passare del tempo, come si adatti alle esigenze della vita contemporanea, pur mantenendo, integra l’origine e il significato principale. Le dieci parole scelte sono: Divertente, Confine, Felicità, Social, Memoria, Scuola, Contento, Fiducia, Parola, Resistenza. Sono parole che usiamo correntemente e quotidianamente senza accorgerci di quanto siano cariche di storia e di significati complessi spingendo, il lettore, verso la ricerca di tutte quelle parole usate spontaneamente e individuarne l’origine e spiegarne l’uso improprio. Come rileva l’Autore non è un libro di linguistica né un libro sulla manomissione delle parole ma sicuramente è un libro capace di offrirci momenti di piacevole lettura con scenari inaspettati. A me, che amo la materia, ha offerto una variegata gamma di realtà e bellezza che non posso far altro che consigliarvene la lettura.   

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Km 123

di Andrea Camilleri

In questo scarno giallo Andrea Camilleri ci regala una vicenda ricca di humor e mistero, un gioco delle parti, una commedia degli equivoci in cui tutti i personaggi che incontreremo sono convinti di avere la verità in tasca e di saperne più degli altri. La narrazione inizia con dei messaggi inviati senza risposta da Ester a Giulio e poi con una notizia de “Il Messaggero” che comunica di un grave incidente al km 123 della via Aurelia, a Roma, dove è stata speronata un’autovettura. Al suo interno Giulio Davoli, un famoso imprenditore edile italiano.  La storia è ricostruita tutta così, cioè, con trascrizioni di sms, articoli di giornale, scambi di e-mail e verbali del commissariato disseminati tra le pagine. Non ci sono descrizioni o voci narranti, il testo è scarnificato da ogni immagine e tutto rimane all’immaginario del lettore. Qui non c’è Montalbano né il dialetto siciliano, Camilleri si è divertito a costruire una storia basata esclusivamente sui dialoghi e in meno di centoquaranta pagine, ha congegnato ed elaborato un thriller che ruota attorno all’infedeltà coniugale e al dramma della gelosia riuscendo a divertire e stupire. E quando, il lettore, pensa di aver capito la soluzione finale, si ritrova davanti ad un finale inaspettato molto simpatico. In calce al romanzo è riportato l’intervento di Camilleri a un Convegno su “Scrittori e critici a confronto” svoltosi presso l’Università degli Studi di Roma nel 2003, in cui l’Autore, oltre a spiegare com’è nato il colore “giallo” a indicare i romanzi polizieschi, traccia la storia del genere in questione. Non lasciatevelo scappare!

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La notte della sinistra

di Federico Rampini

In questo libro Federico Rampini, l’Autore, con abilità e destrezza si pone molti interrogativi e fa un’analisi completa sulle sconfitte della sinistra in quest’ultimo trentennio, tanto in Europa che in America con un importante excursus sulla storia e sulla politica dell’Etiopia contemporanea. In esso, infatti, Rampini smonta tutti quei luoghi comuni con i quali la nuova sinistra è sprofondata in quest’ultimo periodo. Oggi esiste una risposta di sinistra a questa crisi? Secondo lui le cose potrebbero portare ad un’effettiva ripresa, a condizione che la sinistra riprenda il contatto con il popolo, con quella che era un tempo, la classe operaia, che esiste ancora anche se con un nuovo volto (i fattorini di Amazon, le commesse negli ipermercati, i vigilantes, le infermiere negli ospedali, il personale di sicurezza degli aeroporti, la polizia). Da troppo tempo, dice, il capitale mondiale si è affidato ai servigi di una sinistra che, ripudiato il classico ruolo di tutela degli interessi delle classi lavoratrici, si è schierata dalla parte dei potenti. Ora è il momento di sbarazzarsi di questi servi sciocchi che, per voler strafare, si sono sputtanati al punto da non poter più garantire legittimità al regime neoliberista. Preoccupate dal dilagare del populismo le élite dominanti hanno rintracciato i migliori cervelli per inventare nuove possibilità. Da una parte adulano la destra dei populismi per investirli del ruolo di garanti della continuità del sistema mentre dall’altra sperano nella ricostruzione di una sinistra social-liberale capace di riottenere il consenso popolare. Quanto dice Rampini, è tutto quello che hanno urlato, sui social, gli elettori di sinistra che hanno votato il M5S prendendosi imprecazioni da parte dello “zoccolo duro” degli elettori di sinistra che, ultimamente, delusi da un governo con la Lega intrisa di ostilità, razzismo e xenofobia. E’ un libro coraggioso che assesta un colpo al cuore di certa casta politica ma importante per capire questi anni folli in cui si sono stravolti i concetti, ormai obsoleti, di destra e sinistra.

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La versione di Fenoglio

di Gianrico Carofiglio

In questo libro di Gianrico Carofiglio ritroviamo il Maresciallo Fenoglio che avevamo conosciuto in “L’estate fredda” dello stesso Autore. Questa volta Pietro Fenoglio è reduce da un malanno grave che lo obbliga a fare della fisioterapia in un centro di rieducazione dove incontra un giovane ragazzo, Giulio, anche lui in convalescenza, e da subito, incomincia a dialogare. Nella conversazione, impostata su un confronto a due voci, emerge prevalentemente l’esperienza, anche di vita, del Maresciallo alternata dall’indecisione e dalla fragilità del giovane che, pur essendo molto intelligente e preparato, ha poca esperienza della vita e dei suoi meandri. Giulio coglie nel temporaneo rapporto con l’esperto e saggio maresciallo la grande opportunità per capire la qualità e l’importanza del rapporto con gli altri e la difficoltà per riuscire a distinguere il vero dal falso. Il maresciallo, che ormai in età di pensione, ha una lunghissima esperienza d’indagini, ne racconta a Giulio alcune vissute in prima persona, dimostrando che, molte volte, le apparenze ingannano e quello che sembra assodato non sempre, così, compare. Nell’articolata discussione vengono fuori tre ricordi del passato, indagini risolte con intuito, umanità e desiderio di andare oltre le apparenze. Quello che scaturisce è un vero e proprio trattato, dello scrittore-magistrato, su come si dovrebbe svolgere un’indagine, esaminando con cura ogni prova, rifiutando certezze prefabbricate e confrontando ogni testimonianza, includendo, anche, la capacità di porsi domande e di cambiare punto di vista, non guardando, solo, ciò che si vede, ma cercando, anche, quello che non si vede. La lettura è stata piacevole e ben scritta.

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Una pistola in vendita

di Graham Greene

Un mio caro amico ogni tanto mi porta un cimelio e mi chiede: l’hai letto?  Questa volta mi ha portato “Una pistola in vendita” di Graham Greene un thriller scritto nei primi anni Trenta e edito nel 1936, ambientato in Inghilterra, e arrivato in Italia nel 1956. Ho scritto questa premessa perché voglio invitare i lettori di questa mia rubrica, dopo aver letto il libro, a riflettere e pensare che tutto quello che racconta Greene pur essendo inventato, sembra profetico e molto attuale. In esso ci presenta la storia di un giovane killer condannato a un destino di tradimenti, in guerra continua con un mondo in cui ha provato soltanto la parte violenta. Raven, il protagonista, è un uomo dal passato orribile e con il viso sfigurato da un labbro leporino. E’ stato obbligato dalle circostanze a scegliere, soprattutto, come attività principale la professione di assassino su commissione. In quest’occasione, casualmente, s’imbatte in Anne, una ballerina, fidanzata di Mather, il poliziotto incaricato di ritrovare Raven impegnato nella ricerca, per vendicarsi, dei mandanti e veri cattivi del libro, che dopo il delitto appena compiuto l’ha saldato con banconote rubate e numerate che mettono subito la polizia sulle sue tracce. Raven, sfortunato dalla nascita ma leale a suo modo, suscita simpatia al lettore proprio per il fatto di essere visto più come vittima di un raggiro che colpevole di un efferato omicidio. La storia in sé è soddisfacente ma il ritmo narrativo e la traduzione, almeno in questa edizione, lasciano un po’ perplessi per la scarsità lessicale.

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Certe Fortune

I casi del maresciallo Ernesto Maccadò

di Andrea Vitali

In questo nuovo libro Andrea Vitali, l’Autore, dopo averlo assunto a protagonista nel precedente libro “Nome d’arte Doris Brilli” ci regala ancora le avventure del maresciallo Enrico Maccadò, un uomo tutto di un pezzo, devoto al lavoro e alla famiglia. Questa volta ci ritroviamo a Ombriaco, piccola frazione di Bellano, negli anni del periodo iniziale dell’era fascista. Mario e Marinata Piattola sono nella loro casa ad attendere tal Gustavo Morcamazza, bergamasco, proprietario di un toro da monta. Il piano della donna è di sfruttare la protuberanza elefantiaca dell’animale per ingravidare in poco meno di tre giorni un’esorbitante quantità di vacche. Così Benito, il toro in oggetto, è messo nella stalla, mentre in casa si discute sugli ultimi dettagli. Una lunga lista di allevatori è nelle mani dei coniugi, già ricchi al solo pensiero dei prossimi proventi. Dovrà rimanere soltanto pochi giorni chiuso nella stalla dei Piattola, in modo che la bestia si rassereni dopo il faticoso viaggio, e il Morcamazza abbia il tempo di consegnare, in Val Spluga, alcuni maiali. A causa  di una stuzzicante curiosità delle sorelle Pecorelli, però, il toro fugge dalla stalla e semina scompiglio nei dintorni. Le due sorelle, sentendosi in colpa, decidono di raccontare che una delle due l’ha incontrato ed è rimasta ferita. Passata l’informazione al postino, quando arriva al negozio, per entrambe diventa l’occasione buona per dare pubblicità all’accaduto. Nel frattempo il Morcamazza se n’è andato a portare i due maiali al montanaro-erborista, Primo Smorto, e finisce per rimanerci tre giorni, rischiando pure di morire per un male al ginocchio. Intanto la moglie del Maccadò, Maristella, batte la testa per aprire al postino e finisce in ospedale. Il postino chiama un certo Fracacci, per farsi aiutare ad accompagnare l’infortunata all’ospedale, questi andrà poi dal giornalista del paese, Fiorentino Crispini, che approfitta della spiata e farci un articolo sul giornale locale. Insomma la notizia del toro vagante fa il giro di tutto il paese in un batter d’occhio. Ernesto Maccadò si dovrà occupare della vicenda posponendo le preoccupazioni personali, giacché sua moglie Maristella è soggetta ad anomali svenimenti, forse per via del fatto che non si è ancora abituata al trasferimento e alla realtà di Bellano, a problemi di altro tipo. Ci sono dei momenti veramente esilaranti per via di alcuni personaggi che l’autore ha, magistralmente, descritto caratterialmente e umanamente, mettendone in risalto pregi e difetti, e che evito di raccontarle per lasciare, al Lettore, il piacere di ritrovarcisi dentro. Andrea Vitali, ancora una volta, dimostra di possedere un’inesauribile fantasia nel raccontarci le sue spassose storie e divertirci.

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Exit West

di Mohsin Hamid

Questo libro di Mohsin Hamid, l’Autore, racconta la storia di Nadia e Saeed, due giovani in fuga da un paese lacerato dalla guerra e in cerca di un futuro migliore e sicuro in un altro paese. Hamid sceglie di affrontare il tema delle migrazioni di grandi masse di popolazione senza utilizzare i soliti barconi e gli abituali centri di accoglienza ma sceglie la porta come metafora del passaggio da un mondo divenuto pericoloso ad un luogo che offra una possibilità di vita più dignitosa e meno pericolosa. Al primo approccio, il Lettore, rimane un po’ spiazzato perché il racconto sembra più una favola, piuttosto che un libro per affrontare un tema molto attuale invece, andando avanti con la lettura, si ritrova in una realtà terribile partita da una guerra civile nel loro paese per trovarsi a combattere con tutte le traversie di chi abbandonando il proprio paese, va incontro ad altre culture sperando di mettere radici tra gente di religioni e tradizioni diverse. L’Autore, di origine pachistana, offre la possibilità di vedere le cose sotto un altro punto di vista, rispetto a noi europei, sembra che i personaggi e gli avvenimenti siano esposti in modo superficiale ma è la visione diversa del migrante che sfugge da una brutta realtà e che non desidera cambiare completamente ma che spera di mantenere integri i propri usi e costumi. E credo che abbia scelto di raffreddare la storia d'amore tra i due protagonisti per mettere maggiormente in evidenza, proprio, la situazione sociale molto più importante.

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Il ritorno

di  Hisham Matar

Hisham Matar, l’Autore di questo libro, ha lasciato la Libia quando aveva otto anni, è scappato con la sua famiglia, padre, madre e fratello maggiore. Vive a Londra, ma qualche anno fa è tornato nella terra di suo padre, per cercarlo, vivo o morto, per ritrovare i ricordi e la propria identità di esule e di figlio che non ha mai potuto seppellire suo padre, eroe dell’opposizione al regime di Gheddafi. Nel 2012, dopo trentatré anni, Hisham Matar ritorna in Libia, accompagnato dalla moglie Diana e dalla madre. Nel frattempo è caduto il regime di Gheddafi ma ciò che è più importante, per Hisham, è l’incarcerazione di suo padre Jaballa Matar, orgoglioso oppositore del regime di Gheddafi, sequestrato nel 1990 e rinchiuso nella orribilmente famosa prigione libica di Abu Salim. Padre mai più ritrovato, forse giustiziato sei anni dopo, forse ancora vivo nella speranza dei fratelli, ma comunque vivo nel passato, nel presente e nel futuro. L’Autore nella lunga narrazione della ricerca oltre a rendere pubbliche le sue emozioni intesse, nel proprio racconto, la storia della Libia più recente e l'inizio della dittatura di Gheddafi. Un bel libro che ha anche il pregio di far conoscere le vergogne della storia europea, delle responsabilità di alcuni Paesi e, a noi Italiani, la storia d'Italia vista dall'Africa che rileva, in particolare, lo sterminio dei Libici con tanto di lager, in epoca fascista e che tutti, prima di parlare a vanvera, dovrebbero conoscere.

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Il gioco del suggeritore

di Donato Carrisi

Quando ho letto il primo libro di Donato Carrisi “L’ipotesi del male”, recensendolo, avevo consigliato di leggere prima “Il Suggeritore”. Io ci sono cascato ancora ed ho letto quest’altro libro in cui i protagonisti sono ancora loro e anche se adesso conosco un po’ di più i personaggi, ho sentito la mancanza di quella lettura. Tutto ciò premesso, dichiaro che la vicenda è carica di suspense tanto da tenere il lettore in ansia fino alla fine. In essa, in particolare, Carrisi lo mette in guardia dai pericoli insiti in alcuni videogiochi diffusi tramite la rete. Il gioco in oggetto è “Due” o l’Altrove che fu messo on line poco prima dell’inizio del nuovo millennio e ormai obsoleto. Il suggeritore o “killer sublimale” si circondava di adepti, costituiva una “famiglia” e uccideva attraverso gli altri.  Mila Vasquez, ormai dimessasi dalla polizia e trasferitasi nella tranquilla quiete del lago insieme alla figlia Alice, partecipa in questo gioco o, diciamolo chiaramente, è tirata dentro la vicenda dalla giudice Shutton e poi dalla scomparsa della figlia.  Mila, così, si ritrova proiettata in un universo fatto di realtà virtuali dove il confine tra finzione e realtà è molto più sottile di quel che può sembrare. A un avatar segue la paura, il volto dell’assassino, il dolore, lo sgomento, una voce che sembra volerla proteggere, un uomo incappucciato che la farà entrare in un mondo virtuale dove le fantasie diventano azioni. Mila entrerà nel gioco, anima e corpo, fino a smascherare tutti gli intrighi del caso e liberarsi dei fantasmi del suo passato. Lo scorrere delle pagine è una turbine con colpi di scena spiazzanti e sferzate azzardate che personalmente non mi hanno ammaliato, la lettura è agevole, perché l’Autore riesce a trascinare e il Lettore, fin dall’inizio, è catturato dalla trama e dall’attualità della realtà virtuale. Giuro che non leggerò altri libri con protagonista il Suggeritore come dicevo in premessa.

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Le stelle di Lampedusa

di Pietro Bartolo

In questo libro l’Autore Pietro Bartolo, noto come “il medico di Lampedusa”, racconta alcune storie di profughi bambini, alcuni davvero piccoli, vittime di violenze e soprusi, spesso giunti sull'isola da soli, in fuga dalla guerra e dalla fame. Anila è una bimba di origini nigeriane che a due anni è affidata insieme a due i suoi fratelli a una coppia. A sei anni rimane di nuovo veramente sola e a otto decide di partire e andare a cercare la sua mamma in Europa. Viaggia da sola, attraversa l’Africa, e dalla Libia s’imbarca una prima volta ma viene respinta, ci riprova dopo un anno e mezzo dalla sua partenza e questa volta riesce a sbarcare a Lampedusa. In quell’anno e mezzo è stata rinchiusa in un capannone, dove non c’era neanche uno spazio per pisciare, è stata abusata e seviziata più volte ma Anila non ha ceduto perché il desiderio di ritrovare sua madre non ha ostacoli invalicabili. Ad accoglierla incontra il dottor Pietro Bartolo, che la cura e la ascolta, cosciente che il suo non era un arrivo a destinazione, ma una tappa transitoria verso, l’abbraccio alla sua mamma. Partendo da un numero di telefono, seguita da Bartolo, superando tante difficoltà dovute, a volte, al senso d’impotenza, a volte al razzismo, altre volte all'indifferenza e infine alla burocrazia, riusciranno a raggiungere, tuttavia, lo scopo prefissato. Pietro Bartolo ci regala non solo una storia su cui riflettere ma ci indica una possibile soluzione al problema dell'immigrazione che rispetti i valori fondanti della civiltà europea dove il dovere del soccorso e dell'accoglienza, si congiunge con il coraggio e impegno civile. Spero che lo leggano anche tutti quelli che devono prendere decisioni in merito e che sleghino il cuore di pietra di cui sono tenutari. Leggetelo!!!

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Rien ne va plus

di Antonio Manzini

Con questo libro Antonio Manzini, l’Autore, prosegue una storia precedente, che purtroppo non ho letto, che si era terminata con l’arresto del colpevole della morte del ragioniere Favre ex-dipendente in pensione del casinò di Saint Vincent e di cui erano rimasti molti dubbi circa il vero motivo del suo omicidio. Che cosa aveva scoperto o cosa nascondeva il pensionato? In questo nuovo caso la vicenda inizia con la scomparsa, completamente nel nulla, di un furgone portavalori contenente l’incasso del casinò, circa tre milioni di euro. Schiavone capisce che la rapina è strettamente collegata all’omicidio Favre ma anche al casinò stesso quando le due guardie giurate che guidavano il furgone sono state ritrovate una narcotizzata e semiassiderata, l’altra cadavere in un torrente. Partono le indagini di Rocco Schiavone che torna a occuparsi di tutti gli affari loschi che avvengono dietro le porte del casinò di Saint Vincent, ma qualcosa non torna poiché l’autista del porta valori, complice della rapina, ha costretto l’altro collega a cambiare strada. A questo punto la procura di Aosta cerca in tutti i modi di imporre a Schiavone di non continuare nelle indagini poiché c’è in corso un’indagine segreta sugli affari loschi tra alcuni dipendenti del casinò e altri della regione. Nel frattempo Rocco Schiavone deve combattere anche con il suo passato e contro un nemico del quale non conosce la motivazione ma che lo controlla e lo ostacola tanto che a un certo punto penserà soltanto a fuggire. Anche se, di nascosto dai suoi capi e dai colleghi della procura e della questura, Rocco Schiavone porta avanti un’indagine tutta sua che condurrà alla scoperta d’indizi che lo guideranno verso una verità che lo spinge a porsi importanti e pesanti interrogativi. Infatti, è convinto che la rapina sia direttamente collegata all’omicidio Favre anche se non sarà facile dimostrarlo. Alla fine con un magistrale colpo di scena, Antonio Manzini, con abilità e coinvolgente prosa, riuscirà ancora una volta a soddisfare tutte i desiderata del Lettore.

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Io Khaled vendo uomini e sono innocente

di Francesca Mannocchi

In questo libro Francesca Mannocchi, l’Autrice, fa parlare Khaled un traghettatore, senza scrupoli di migranti. E’ lui la voce narrante che dietro compenso aiuta, i disperati migranti, a partire. La sua storia inizia con i grandi eventi libici degli ultimi anni, dalla rivoluzione del 2011 contro Gheddafi alla difficile transizione verso qualcosa che doveva essere la libertà, e che invece è diventata una lotta tra milizie per il potere e per i soldi. Ad aprirgli la strada, nel 2013, verso questi loschi traffici è Husen, il ciccione, che lo stesso colonnello Gheddafi aveva incaricato per dirigere i primi barconi di migranti per le coste dell’Europa per rendere nero il Vecchio continente. Prima con piccoli viaggi spostando i negri di qua e di là durante il periodo in cui studiava presso la facoltà d’ingegneria e naturalmente più viaggi organizzava più soldi guadagnava. Poi ricevette l’istruzione per corrompere i funzionari, per comprare le barche e le armi che sarebbero servite a difendere il loro territorio e la loro organizzazione per fare più soldi fino a che Khaled si rendesse indipendente tanto da decidere di dedicarsi al traffico di esseri umani che al pari della guerra non si estinguerà mai. Questo è il riassunto della storia di Khaled ma bisogna dare atto, all’Autrice, di essere riuscita a farci apprezzare la figura di quest’uomo con i flashback sulla sua infanzia, sulla sua giovinezza e sul suo passato prossimo, in cui la sua vita di traghettatore di migranti si mescola con l’affetto per il fratello scomparso, per l’amore verso la sorella e per il legame fortissimo con il nonno. Si arriva al punto di affezionarsi al personaggio Khaled pur  non approvando i suoi loschi affari. Buona lettura a tutti!

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La città e i cani

di Mario Vargas Llosa

Premetto che questo libro è il primo romanzo del premio Nobel per la letteratura 2010 Mario Vargas Llosa, l’Autore, che fu pubblicato nel 1963 e in cui utilizza un piano narrativo certamente inconsueto dove gli avvenimenti sono narrati senza soluzione di continuità saltando da un protagonista all’altro. Ciò crea, per il Lettore, una difficoltà di lettura specialmente nella parte iniziale. La vicenda è ambientata nella scuola allievi ufficiali Leonci Prado di Lima, la capitale del Perù, e i protagonisti sono cadetti, giovani della borghesia peruviana e adolescenti proletari meritevoli, che compiono i loro studi in quello che a tutti gli effetti è un collegio gestito da militari. Il protagonista principale è Alberto Fernandez, detto il “poeta”, giovane proveniente da una famiglia benestante, del quartiere Miraflores, ma scompigliata in merito ai rapporti fra i genitori. Alberto, soprannominato il poeta, sa e riesce bene a scrivere storielle, racconti, spesso pornografici e anche lettere che vende ai suoi compagni di studi. Ha buoni rapporti con i compagni e stabilisce con un altro cadetto Riccardo Arana, importante per la vicenda, un ragazzo debole, pauroso, timido, trattato a pesci in faccia da tutti i suoi colleghi, e soprannominato lo “Schiavo”, perché, pur subendo angherie da tutti, ha un carattere servile. La storia ha inizio quando il cadetto Cava, detto il Serrano, ha il delicato incarico di rubare le domande per l’esame di chimica. Ricardo e Alberto sono di guardia e lo scoprono ma a causa del codice di omertà e violenza, esistente nel collegio, e imposto dal Giaguaro l’inventore del Circolo, una ristrettissima cerchia di allievi, è l’autorità parallela che regola la vita dei cadetti. Quando gli ufficiali scoprono il furto delle domande d’esame, pretendono di sapere il nome del colpevole, e per farlo uscire consegnano in modo permanente tutta la squadra. Ricardo ansioso di rivedere la sua fidanzatina e per ottenere la libera uscita rivela a un tenente il nome dell’autore del furto. Il “circolo” decide di scoprire la spia e vendicarsi. Questo avviene durante un’esercitazione militare con le armi. Un colpo sparato non si sa da dove colpisce Ricardo e lo uccide. Di primo acchito, gli ufficiali sostengono la tesi che Ricardo, cadetto imbranato, abbia commesso una mossa sbagliata e si sia così ucciso per errore. Alberto però, in preda al rimorso, confida al tenente Gamboa, responsabile della loro squadra, che Ricardo è stato assassinato, ucciso dal Giaguaro per vendetta. Attorno alla vicenda, l’Autore, non si limita a raccontarci la vita del collegio, e la disgrazia capitata, ma ci fa vivere i primi amori dei giovani cadetti, le gelosie, i contrasti con le famiglie, la spacconeria dei bulli e la meschinità di chi si arrabatta per un piatto di minestra, una sigaretta, un sorso di pisco e ci fa misurare il razzismo strisciante dei cittadini nei confronti dei montanari o degli indios. Il finale poi, che non vi svelo, offre una realtà completamente diversa su tutta la vicenda. Bello! Da leggere.  

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Donne che non perdonano

di Camilla Läckberg

L’Autrice di questo libro, Camilla Läckberg, ci propone un suo particolare punto di vista per ciò che riguarda la violenza sulle donne. Una violenza malvagia e aggressiva nei confronti di tre donne: Ingrid, Birgitta e Victoria. Ingrid è la moglie di Tommy Steen uno dei più rinomati giornalisti del momento in Svezia e direttore dell’Aftonpressen, madre di Lovisa, di cui si occupa a tempo pieno essendo stata costretta a lasciare il lavoro per acconsentire alla volontà del marito che la voleva a casa a occuparsi della prole. Birgitta è una maestra delle scuole elementari e in particolare della classe di Lovisa. A prima vista conduce una vita tranquilla con un marito e due figli gemelli di venti anni ma, di fatto, il marito nel privato, quando è sicuro, di non essere visto non manca di coprirla di percosse che le lasciano ecchimosi nel corpo e nella mente. Victoria, ha venticinque anni, è di origine russa e dopo aver perso in un’uccisione il compagno Jurij, è stata comprata come “moglie per corrispondenza” da Malte, un ubriacone svedese, violento e con scarsa cura della propria igiene personale. Questi l’ha imprigionata in casa e la costringe a fare tutto quello che lui ordina. Ad accomunare le tre donne è il desiderio di trovare una soluzione per salvarsi e l’occasione per liberarsi dei soprusi gliela offre un sito web, FamiljeLiv.se, che permetterà alle loro vite di intrecciarsi e a portarle all’epilogo delle proprie sofferenze. Camilla Läckberg, questa volta, con una scrittura cruda e spedita riesce a coinvolgere il Lettore e tenerlo con il fiato sospeso fino alla sorpresa finale. Un pugno allo stomaco per scoprire che la Svezia è anche questa.

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VUOTO

Per i Bastardi di Pizzofalcone

di Maurizio de Giovanni

In questo libro i Bastardi di Pizzofalcone, il gruppo di agenti creato dalla penna di Maurizio de Giovanni, l’Autore, si cimentano alla ricerca di una professoressa scomparsa nel nulla. Nessuno si preoccupa tranne una collega mentre il marito afferma che sua moglie se n’è andata di sua volontà, senza lasciare un indirizzo o qualche indizio. Seguendo questa misteriosa scomparsa che ha creato il Vuoto, Maurizio de Giovanni passa in rassegna ognuno dei suoi Bastardi, entrando nei loro singolari vuoti incolmabili e in preda a una disagiata inquietudine. I Bastardi si occuperanno di questo caso, aiutati da un volto nuovo che arriva per sostituire momentaneamente Pisanelli, ricoverato in ospedale per seri motivi di salute, e rimpiazzato da una donna, la vicecommissaria Elsa Martini, una piemontese dalla folta chioma rossa e occhi verdi penetranti, che sembra essere una dura con la quale non si scherza e più bastarda dei Bastardi. Il suo aspetto, infatti, è inquietante, il suo modo di essere individualista e oscura, insensibile all’attività di gruppo e apertamente disinteressata ai modi operativi del comando, non rende semplice il suo inserimento soprattutto a fronte del nuovo caso da risolvere. A decifrare tutto ci penserà la penna e il talento di Maurizio de Giovanni, molto bravo, che scruta tutti gli abissi oscuri del Vuoto e il lettore sarà pressato da tutte queste sfumature per comprendere che anche la vita più perfetta può nascondere ombre e inquietudine e acconsentire a un finale così spettacolare. Bello!

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Amore

di Isabel Allende

Questo libro di Isabel Allende, l’Autrice, non è una storia a sé, ma una raccolta delle sue pagine più belle, dedicate all’Amore, quelle più sofferte e cariche di melodramma erotico. In esso, infatti, si rievocano con sapienza le varie sfaccettature, di questo sentimento, nel collage delle pagine tratte dai vari romanzi, come il notissimo “La casa degli Spiriti” fino a “Eva Luna”, passando per “Ritratto in Seppia” e con un occhio di riguardo a “Inès dell’anima mia”. A chi conosce bene o ha letto tutti i libri, dell'Allende, fa rivivere emozioni meravigliose, è un po’ come tornare indietro nel tempo a riscoprire vecchi e piacevoli ricordi perché le sue storie sono appassionanti, struggenti, forti e coinvolgenti. Fa rivivere, in questa eccezionale summa, il primo amore, la passione che invade tutto il corpo, la gelosia, gli amori contrastati, l’eros e l’umorismo, l’amore duraturo, quello cui tutti aspirano, e perfino l’amore nella maturità. Insomma c’è l’Amore in tutte le sue sfumature, celebrato come unica ragione e come unico Artefice di tutto il vissuto che, assieme alla scrittura dell’Autrice, procede dall’amore platonico, malato, disturbato, ossessivo fino a quello reale ed erotico. Il libro è molto bello ed è adatto a tutti, anche agli uomini, naturalmente a chi conosce l’Amore.

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Canzoni

di Francesco Guccini

In questo libro la studiosa di letteratura Italiana Gabriella Fenocchio ci racconta il mondo narrativo di Francesco Guccini e lo fa spiegandoci verso per verso, analizzandone lo stile, il ritmo, la retorica di una poesia che acquista grande forza e che rimarra' invariata negli anni, diventando vera e propria storia della canzone. Di ognuna di essi, la Fenocchio, rivela l’universo narrativo di Guccini. Il libro diventa cosi' un vero e proprio libro di poesia che arricchisce il lettore e anche chi conosce gia' tutto dell’autore, scopre i significati e le metafore cui non si puo' restare indifferenti e offrendo al lettore, in tal modo, i segreti stilistici, ritmici, retorici nascosti tra i noti versi. Con le note e i ricchissimi commenti, ne esce un libro di poesia a tutti gli effetti, che svela come la sapiente tessitura compiuta da Guccini contribuisca in modo fondamentale a suscitare emozioni negli ascoltatori. Ho letto il libro ma subito dopo ho voluto riascoltare tutte le canzoni dalla voce dello stesso Guccini e devo dire che le ho gradite di più e ho ritrovato l’emozione del primo approccio con i suoi testi. Non mi resta, quindi, che dire un Bravo a Francesco Guccini e un Bravissima a Gabriella Fenocchio. Grazie ad entrambi!

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La misura dell'uomo

di Marco Malvaldi

Marco Malvaldi, l’Autore, famoso per la sua serie di romanzi gialli con protagonisti i “vecchietti del BarLume”, in questo libro non ci rallegra con i vecchietti, ma ci presenta un giallo a Corte nella Milano di Ludovico il Moro. Correva l'anno 1493 quando Ludovico il Moro affida, a Leonardo Da Vinci, la costruzione di un’enorme statua equestre. Le sue dimensioni sono talmente grandi che in molti iniziano a dubitare delle capacità dell’artista, sembra, infatti, impossibile riuscire a portare a termine l’impresa, già soltanto per il fatto stesso che, il genio, si sia rivolto a esperti del mondo della fonditura ne è una riprova. Leonardo da dieci anni vive nei locali adiacenti alla sua bottega con la madre e un dispettoso giovinetto, non mangia carne, scrive al contrario e fatica a essere pagato da coloro cui offre i suoi servigi. La sua fama è già arrivata in Francia e Carlo VIII ha inviato a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto nella guerra contro gli Aragonesi ma anche per rubare, clandestinamente, il taccuino che Leonardo conserva sotto la tunica vicino al cuore dove scrive i suoi progetti più importanti. Nello stesso tempo, un uomo è stato trovato senza vita in un cortile del Castello, sul corpo non appaiono segni di violenza, eppure la sua morte desta gravi sospetti. Ludovico, terrorizzato da una destabilizzazione del suo potere in caso di fuga di notizie incontrollata, interpella Leonardo e lo invita a indagare sui fatti occorsi e svelare ogni intrigo, a partire dalla causa della morte di chi si scoprirà essere tal Rambaldo Chiti, peraltro suo allievo di bottega, cacciato tempo prima per loschi traffici. Perciò, il Lettore, si trova davanti ad un insolito Leonardo, ma non meno intelligente, affascinante, abile artista e precursore delle scienze che, con un bel colpo di scena finale, sbroglia l’intera vicenda coadiuvato da Marco Malvaldi, noto maestro del giallo, che con ritmo incalzante e con molto humor riesce ad offrire una lettura divertente e soddisfacente.

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L'animale che mi porto dentro

di Francesco Piccolo

Il protagonista di questo libro non è l’Autore Francesco Piccolo (altrimenti a casa le prenderebbe di santa ragione) ma una sua parte è un uomo bianco, eterosessuale e meridionale (ci tiene lui stesso a specificarlo). Nel libro c’è molto di autobiografico e la prova più specifica è la scena cui, il piccolo Francesco, ogni estate in vacanza, assiste tutte le sere con papà, zii, cugini che lo trascinano con loro al muretto, sul lato della piazza, dove si radunano per assistere all’uscita di decine e decine di biondissime svedesi che sfilano uscendo dal Villaggio e che per tutti loro è l’ora serale di libertà. Una pietra miliare della sua formazione. Racconta, nel testo, la lotta che nello Scrittore si genera da tutta la vita, tra l’animale e il sentimentale. Dove da una parte c’è la brutalità, che nasce col branco e permane anche in solitudine dall’altra, c’è la sensibilità, il desiderio di essere altro, di allontanarsi dallo stereotipo e di differenziarsi dal padre e da tutti gli altri maschi. Francesco Piccolo sostiene che se l’animale è rabbia, violenza e desiderio, il sentimentale è predisposizione a soffrire e ad amare. La prevalenza di una parte sull’altra, dice, non è altro che una vittoria temporanea di una delle due parti. Sostiene, però, che la colpa non è nostra, ma della società dei maschi che ci ha cresciuto così. L’animale che l’uomo si porta dentro, è cresciuto attraverso tutti i desideri degli uomini e giustificato da tutte le volte che agli uomini è concesso di farlo. Alla fine, il Lettore comprende, perfettamente, il suo senso di vergogna per essere il maschio che è, ma anche la consapevolezza di non poter essere diverso, nonostante ci abbia provato, e che gli fa affermare “sono grato all’animale, perché ha formato la persona che sono, l’ha indirizzata verso il senso del vero invece che verso il senso del giusto che è il principio primo per essere degli scrittori nel modo in cui credo bisogna esserlo. E io volevo esattamente questo. Ed è merito dell’animale.” Che cosa dire? E’ un libro sincero, onesto e scritto con il cuore. A me è piaciuto.

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Nel muro

di Mauro Corona

Il protagonista del romanzo di Mauro Corona, l’Autore, è un uomo che vive in un piccolo paese di montagna e che cerca, nella Natura, un rimedio alla sua anima maledetta avuta in eredità dai suoi antenati. In prima persona, perciò, spiega le origini dei suoi comportamenti violenti, o meglio spera di potersi dare una spiegazione, una giustificazione, sostenendo che le colpe degli avi, sono consegnate agli eredi in vita, in un modo del tutto spietato, in altre parole con una condanna che consiste in un continuo malessere esistenziale che scatena angosce, rancore, insicurezze, odio, violenza e vendetta. Il tormento interiore, generato dalla consapevolezza della sua indole perversa e da azioni autodistruttive, lo porta a trascorrere gran parte del suo tempo in balia degli effetti dell’alcool e completamente ai margini sociali. La sua unica consolazione risiede, come dicevo sopra, nella Natura che, con i suoi paesaggi selvaggi, i colori, i suoi profumi e i suoni, sono la sola in grado di placare quei pensieri malsani che lo accompagnano fin da bambino, quando, incomincia a capire di essere posseduto da una fantasia omicida che lo invita a strangolare le donne con cui si rapporta. Durante la ristrutturazione di una baita isolata appartenuta alla sua famiglia e ormai in rovina fa una scoperta che cambierà il corso dei suoi successivi anni di vita. Infatti, nell’intercapedine di un muro, appena sferra il primo colpo piccone, fuoriescono i corpi mummificati di tre donne su cui sono evidenti non solo dei segni di tortura, ma anche di una lingua che nemmeno rinomati professori universitari, appositamente consultati, riescono a decifrare. Da quell’istante trascorre le sue giornate con le tre mummie per cercare di scoprire cosa si nasconda dietro quei ghirigori umani, che trasformano la sua vita in ossessione e per trovare, la chiave di lettura, che impegnerà la sua intera esistenza e che solo ultimando questo compito possa espiare parte delle sue colpe. La vicenda, seppure ben scritta, a volte e sebbene mi dispiaccia dirlo, l’ho trovata un po’ prolissa e ripetitiva.

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L'amante silenzioso

di Clara Sànchez

In questo libro Clara Sànchez, l’Autrice, ci narra il mondo sommerso delle sette. Infatti, Isabel, giovane donna sconvolta dal suicidio del fratello, è ingaggiata dai genitori di Ezequiel, un ragazzo che ha abbandonato tutto per ritrovare se stesso in una setta spirituale, con il compito di rintracciarlo ed eventualmente riportarlo a casa. La setta, l’Orden Humanitaria, è guidata dal carismatico e magnetico Maína, che è riuscito a irretire un gruppo di persone fragili e sofferenti, facendo perno sulle loro insicurezze. Per cercare Ezequiel, Isabel, va in Kenya, dove il giovane vive e dove ha sede la setta. Sotto la falsa identità di fotografa del National Geographic, cerca di creare un contatto con il ragazzo, riuscendo a entrare all’interno dell’Orden, e scoprire che dietro la facciata della setta spirituale si nasconde qualcosa di più. Difatti si trova, subito, implicata in una storia molto intricata dove niente e nessuno è come sembra, entra in questa strana comunità ed è costretta ad attraversare piccoli villaggi, conoscere la gente del luogo e spostarsi con estrema cautela per non farsi smascherare. Isabel è consapevole delle difficoltà ma cerca in tutti i modi di districarsi dalla rete della comunità per carpirne le mosse e i segreti. Scopre traffici poco chiari e sarà il suo coraggio e una buona dose di fortuna a permetterle di fare scoperte sconvolgenti. Fortunatamente un misterioso personaggio, conosciuto in loco, la aiuta a far fronte alla rete d’intrighi e gradualmente a scoperchiare il doppio gioco della setta. La Sánchez, anche se in certi momenti l’ho trovata un po’ ripetitiva, riesce a far entrare, il Lettore, nel pieno della storia e ci mostra, con abilità, il potere della manipolazione mentale degli pseudo-santoni e leader delle sette. Lo consiglio.

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La leggenda del ragazzo che credeva nel mare

di Salvatore Basile

Con la mia smania di scoprire nuovi Autori ho preso questo libro perché attratto dalla copertina e scopro, ancora una volta, di leggere sempre il secondo titolo, infatti, non ho letto il precedente romanzo di Salvatore Basile che, di primo acchito, considero che abbia un modo di scrivere molto elegante e delicato. In questo, la vicenda narra di Marco, un diciottenne, abbandonato dai suoi genitori appena nato e di cui non sa nulla. Vorrebbe dimenticare il suo passato, ma la voglia a forma di stella di mare che ha sulla spalla, e che pensa di aver ereditato dalla sua famiglia di origine, gli sembra quasi un marchio di fuoco sulla pelle. Marco è cresciuto tra istituti e famiglie affidatarie e, compiuta la maggiore età, si è trasferito a casa di un amico che lo ospita in una stanza poco più grande di uno ripostiglio. Per mantenersi lavora in un impianto sportivo, dove pulisce gli spogliatoi e le piscine dopo che gli atleti se ne sono andati. Grazie a questo impiego scopre di sentire un’attrazione particolare per i tuffi in cui prova un’indescrivibile libertà e nello stesso tempo un senso di protezione. Lì conosce Virginia, una bella tuffatrice, che riconoscendone il talento lo invita ad andare in spiaggia con i suoi amici. In quell’occasione, per mettersi in mostra, tenta un tuffo folle da uno scoglio, ma si ritrova con un braccio immobilizzato, un grosso colpo di frusta e un’improvvisa paura del mare. Lo salva Lara, la fisioterapista dell’ospedale dove è stato ricoverato, che lo sprona, lo accudisce e gli si affeziona. Improvvisamente, Lara, decide di portarlo a Sarcola, un paese di pescatori, dove risiedono i suoi genitori, in modo che Marco possa affrontare anche la talassofobia che gli provoca continui attacchi di panico. Lì conosce Antonio, un ex pescatore, cui Lara si rivolge per aiutarla a far superare a Marco la paura del mare. Antonio è un uomo segnato da un dolore antico e profondo, che ha perso il sorriso e la voglia di vivere in seguito ad un fatto luttuoso. Brusco, silenzioso e ostinato l’uomo prenderà a cuore la storia di Marco e giorno dopo giorno, gli insegnerà a non avere paura non solo del mare. Il romanzo offre, al Lettore, di entrare nella storia e viverne tutti i particolari. Ve lo consiglio.

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Navi a perdere

di Carlo Lucarelli

In questo volumetto, di appena settantaquattro pagine, scritto nel 2008 da Carlo Lucarelli e tornato di attualità con la pubblicazione da parte dell’Einaudi nella collana “Stile Libero Big”, si parla di carrette del mare affondate con rifiuti nocivi a bordo. In esso si discute su una breve inchiesta sulla motonave Rosso arenatasi sulla spiaggia di Formiciche in Calabria il 14 dicembre 1990. La Rosso, in realtà, è solo una delle molte “navi a perdere”, affondate o spiaggiate nel Mediterraneo in circostanze poco chiare dagli anni Ottanta ad oggi in modo poco chiaro e, ogni volta, con il dubbio sull’effettivo carico trasportato. Sulla Rosso stava indagando Natale De Grazia, il capitano di corvetta al comando della Capitaneria di porto di Reggio Calabria nel 1995. Lui e i suoi colleghi della procura di Reggio Calabria avevano sospettato che la motonave trasportasse un carico “particolare” e che l’arenamento non fosse stato un incidente. Il De Grazia, mentre cerca di raggiungere La Spezia per verificare delle informazioni che potrebbero essere decisive, muore per un arresto cardiocircolatorio. L’Autore rileva che De Grazia e il suo pool investigativo sospettassero che la nave fosse piena di rifiuti tossici o perfino radioattivi e che il naufragio fosse stato simulato, uno stratagemma, per smaltire illegalmente in fondo al mare un carico pericoloso. Lucarelli, com’è nel suo stile, non tralascia nulla, e riesce molto bene a coinvolgere il lettore in una realtà molto inquietante presentando uomini di potere senza scrupoli che mettono a repentaglio le condizioni ambientali dell’Italia e del mondo intero, specialmente dei paesi in via di sviluppo creando un commercio illegale di rifiuti velenosi, destinati al mare o a discariche abusive costruite in luoghi isolati. E’ questa porcheria che impoverisce la fauna dei nostri mari, mi vien da piangere assistere ai discorsi senza senso dei politici che continuano a blaterare con normative europee, misura delle maglie per la rete, fermo biologico. Che cosa fanno di concreto per questa problematica? Il libro, oltre che inquietante, è anche molto interessante. Ve lo consiglio anche perché si legge in un paio d’ore.

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Nero Caravaggio

di Max e Francesco Morini

Dopo aver finito di leggere Rosso Barocco, mi è venuto naturale andare a cercare il primo libro dei fratelli Morini ed Ettore Misericordia alle prese con “un uomo violento che viveva in un'epoca violenta e la cui tragica storia è stata certamente una delle più straordinarie mai vissute da un'artista” ovvero Nero Caravaggio. Ho trovato i presupposti interessanti e non ho avuto torto perché i due autori impostano una vicenda che non manca di suspense e inquietudine espressa da una sfilza di personaggi molto particolari. Al centro della vicenda c’è un uomo rinvenuto cadavere all’interno della basilica di Sant’Agostino di fronte ad uno dei capolavori del Caravaggio “La Madonna dei pellegrini”. Si tratta di un cittadino romano di nome Paolo Moretti, ucciso con un oggetto molto affilato e sottile, in pieno giorno. Ettore Misericordia e Fango saranno chiamati a vestire i panni d’intraprendenti detective alle prese con omicidi d'arte e personaggi folli tra le vie meno conosciute della città eterna sulle tracce del Caravaggio. Gli Autori, che amano e conoscono benissimo Roma, ci presentano un romanzo in grado di mescolare una giusta dose tipicamente poliziesca a sfumature ironiche offrendoci un “giallino” simpatico e scorrevole ma, ahimè, poco intrigante, la lettura si presenta scorrevole ma senza forza tanto che, nel finale, gli Autori, sono stati costretti ad aggiungere la spiegazione conclusiva del caso. Nel secondo, che ho letto per primo, si erano, comunque, già migliorati.

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I tacchini non ringraziano

di Andrea Camilleri

In questo “libretto” Andrea Camilleri, l’Autore, inventa storie e racconti, che sono anche i suoi ricordi. Li racconta con un linguaggio universale attraverso il quale lo scrittore ci fa tornare anche un po’ bambini. E’ un libro pensato per i bambini di città, per i quali gli animali sono a volte creature quasi leggendarie, così come lo erano stati nelle favole di Fedro o Esopo. Dodici brevi racconti, con le illustrazioni di Paolo Canevari, che hanno tutta la saggezza delle cose semplici e parlano, non solo ai bambini, ma anche ai più grandi che, ritornano bambini, specialmente se in casa girano nipotini. Ognuno di questi animali, infatti, è protagonista di una storia attraverso la quale, con intelligenza, acume, semplicità e concretezza, trasmette un messaggio, dà un ammonimento e mostra come non sempre gli esseri umani siano davvero migliori degli animali. Così, scavando nella sua memoria, riporta in vita tutti gli animali che hanno incrociato la sua esistenza e che hanno lasciato un segno nella sua memoria o suscitato un profondo e intimo attaccamento che, Camilleri, commemora con la sua popolare scrittura piena di grande passione. Analogamente, perciò, anche questo libro, come tanti altri dei suoi, raccoglie memorie di vita vissuta con alcune “chicche” come i maialini ubriachi o il barone, un ex gattino maltrattato, da assaporare con dolcezza o da vivere con nascosta malinconia. Una semplice e bella veloce lettura.

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Storia segreta della 'Ndrangheta

di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

Con questo libro Gratteri e Nicaso, gli Autori, intendono farci capire quanto necessario sia combattere con ogni mezzo la 'ndrangheta che oggi è l’organizzazione criminale più ricca e più potente al mondo, con un fatturato di diverse decine di miliardi di euro, in gran parte provenienti dal traffico internazionale di cocaina. In esso ricostruiscono la vera storia della 'ndrangheta rimuovendo tutti i luoghi comuni che, considerando l’organizzazione come un fenomeno da poveracci, hanno permesso a questa struttura criminale di crescere nel silenzio e permettergli, oggi più che mai, di condizionare profondamente la politica e l'economia nazionale e internazionale. C’è, nel libro, tutto il percorso, iniziato con l’unità d’Italia e fino ai nostri giorni, costellato di sangue e potere delinquenziale. Un percorso iniziato a dorso di mulo tra grovigli e rovi e che, invece, oggi è sempre più governo del territorio. E’ questa la differenza tra passato e presente di quest’organizzazione criminale che, con il trascorrere del tempo ha fatto conquistare ai suoi adepti sempre più potere. Il saggio è veramente molto interessante con informazioni rappresentate spesso da racconti e fatti molto antichi ma che si leggono in modo scorrevole. Ve lo consiglio.

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Rosso Barocco

di Max e Francesco Morini

Con questo libro scopro i fratelli, Max e Francesco Morini, gli Autori, e le indagini del libraio Ettore Misericordia, il loro alter ego indagatore. Il teatro della vicenda è Roma, a ferragosto, in una giornata afosa e sonnolenta, dove viene ritrovato il cadavere di una bella ragazza, Silvia Pioppi, uccisa in modo violento e preceduto da una scritta inquietante ed enigmatica che ha imbrattato la cripta di San Carlino. Il poco paziente ispettore di polizia milanese, da poco trasferito nella capitale, per riuscire a muoversi nella poco padroneggiata Citta Eterna ottiene l’aiuto di Ettore Misericordia il libraio antiquario romano che collabora con la polizia. I due, insieme ai loro collaboratori, ci accompagnano attraverso le bellezze di Roma, le sue chiese, le sue vie ed i suoi segreti per non parlare dei personaggi oscuri e bizzarri che la abitano. Insomma c’è la Roma che il visitatore comune non conosce e non può afferrare e il pregio principale degli Autori è proprio quello di accompagnarci, afferrandoci per mano, e portarci là dove, senza di loro, non saremmo mai andati e anche se tante volte abbiamo visitato i luoghi descritti, non abbiamo conservato i nomi dei siti, delle piazze o delle strade che loro sicuramente conoscono meglio di chiunque altro. Anche lo stile narrativo, benché si parli di arte o di linguaggio più specifico, risulta molto semplice e mai troppo tecnico o di difficile comprensione. Devo, perciò, asserire che la bravura, dei fratelli Morini, consiste nel modo e nella ricchezza delle cose che ci hanno offerto senza annoiare mai, il lettore, e riuscendo ad apparecchiare una storia intrigante e piena di suspense. Bravi! Lo consiglio a tutti.

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so che un giorno tornerai

di Luca Bianchini

Luca Bianchini, l’Autore di questo libro, ambienta la vicenda a Trieste dove, alla fine degli anni ’60, Angela, una bella mula, diventa madre molto giovane. Mule, com’è noto a Trieste, sono le ragazze, così chiamate per indicare quel senso d’ibrido, incrocio di più etnie, per la storica presenza simultanea di culture diverse in città e origine della proverbiale bellezza delle triestine. L’uomo che l’ha messa incinta si chiama Pasquale e, guarda caso, è un calabrese già sposato, che al momento della nascita decide di non riconoscere la bambina, proprio perché è nata femmina. Angela crescerà dunque Emma da madre single, aiutata dalla sua numerosa famiglia, composta dai suoi genitori e i quattro fratelli. Anche Angela però, un giorno, parte per Bassano per un fine settimana, che diventano due, che si trasformano in un mese che cambia in "non me la sento proprio di tornare". Ad Emma l'amore e le attenzioni non mancano, ma il suo cervello elabora qualche informazione ricevuta forse per sbaglio e vuole a tutti i costi trasformarsi in un maschio, perché se avesse il pisello sua madre tornerebbe a riprenderla e amerebbe la creatura messa al mondo qualche anno prima. La vicenda è costruita da innumerevoli intrecci e vicende che si amalgamano tra di loro anche se al centro di tutto, però resta Emma di cui accompagniamo la crescita fino al suo divenire moglie e madre. Una bambina cresciuta senza un padre, in costante ricerca di accettazione da parte della madre, disposta ad essere anche quello che non è pur di ricevere un briciolo di affetto materno, ma le spalle coperte dall’amore della famiglia Pipan, composta dai nonni e dagli innumerevoli zii. Una ragazza caparbia, che nonostante tutte le avversità non demorde e cerca di costruirsi la sua vita. Angela, la sua mamma, invece potrebbe essere definita come il suo opposto, cioè una donna fragile, incapace di assumersi le sue responsabilità, una donna che preferisce scappare lontano da tutto e tutti piuttosto che affrontare la vita di petto. Angela è troppo legata al ricordo di un amore impossibile, che non sembra essere in grado di voltare pagine e mettere una pietra sopra il suo passato.  Ancora una volta, Luca Bianchini, mi ha imbrogliato trattando in maniera superficiale argomenti molto delicati che possono far riflettere ma esposti con lieve quotidianità che conquista, ma non soddisfa. 

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Il rumore del mondo

di Benedetta Cibrario

In questo libro Benedetta Cibrario, l’Autrice, crea un romanzo storico delicato e intenso che spinge il lettore ad impegnarsi per portarlo a temine non velocemente, perché sono 750 pagine, ma con grande apprensione perché la protagonista principale affascina fin dalle prime pagine. Anne Bacon, è lei la protagonista, è una bella ragazza di 19 anni figlia di un ricco mercante di seta. È cresciuta a Londra, dove conosce Prospero, un giovane Piemontese, in servizio presso l’ambasciata del suo Paese, che sposa nel giro di poco tempo.  Prospero è un giovane bello, aitante e duro come può esserlo un giovane forgiato dalla vita militare, con un padre ingombrante con il quale non ha alcun dialogo. Quando Prospero torna in patria, anche Anne parte per raggiungerlo a Torino ma nel viaggio ecco che Anne si ammala di vaiolo. E quando si riprende da questa calamità, non può che essere cambiata sia nell’aspetto sia nell’animo. Nel libro, perciò, il lettore segue le loro vicende personali e coniugali che attraversano nella narrazione nel decennio che va dal 1838 al 1848 ed in cui il Piemonte, l’Italia e l’Europa stessa marciano a grandi passi verso le Rivoluzioni che avrebbero cambiato la storia di popoli e Paesi. Anne si attesta come persona forte e tenace che, isolata ed esclusa dagli eventi mondani e confinata per volere del suocero al Mandrone, la tenuta di campagna di famiglia, riesce a rimettersi in piedi e a ricominciare a camminare, con spirito ottimista, non vedendo tutto nero, ma imparando a vedere le cose da più punti di vista per cogliere quello più favorevole. La sua tenacia conquista Casimiro, il suocero, che nonostante sia un conservatore, si ricrede ed incomincia ad apprezzare la nuora e considerarla donna capace con il fiuto per gli affari.  L’Autrice è molto attenta ai dettagli e alle emozioni dei protagonisti, la narrazione è arricchita da più punti di vista con interi capitoli dedicati all’epistolario di Anne con i familiari lasciati in Inghilterra, ma lascia che il romanzo termini nell’ipocrisia, di cui farcisce la nobile società piemontese, lasciando la soluzione conclusiva all’immaginario dell’esterrefatto lettore. Va bene che il personaggio di Anne è romanzato ma poteva accontentare chi ha letto 750 pagine con un finale diverso. Peccato! Ci voleva poco.

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Per fortuna faccio il Prof

di Nando dalla Chiesa

Questo libro è scritto da Nando dalla Chiesa, una persona contenta del proprio lavoro che svolge con passione e voglia di essere utile alla società. E come dice lui stesso nella Prefazione “non è un libro di denuncia dei mali dell’università” ma “è un libro che canta la bellezza dell’insegnare e del vivere in università”. Ci sono in quest’opera un insieme di ricordi personali, aneddoti, consigli di vita e storie eretiche di studenti e cittadini noti e meno noti che ha inizio da settembre 2009 quando, dopo l’esperienza di parlamentare, ritorna ad insegnare all’università statale di Milano dove crea il corso di sociologia della criminalità organizzata nel dipartimento di Scienze Politiche. L’argomento è la lotta alla mafia attraverso la conoscenza, la formazione di decine e poi centinaia di allievi che stanno diffondendo questa esperienza ovunque in Italia e ormai anche all’Estero. Quello che Nando dalla Chiesa ha trasmesso e continua a passare ai suoi allievi non è un insieme di avventure criminali ma è la conoscenza di una vasta problematica che appassiona e che è diventato ormai, non solo per i suoi allievi, un manifesto della normalità e al tempo stesso della fatica che richiede la scelta di vita di fare la propria parte contro la mafia. Insomma è un libro che obbliga a pensare a quel che siamo, a quel che vogliamo e non, a cercare di dare una risposta a tanti interrogativi, a far sì che la memoria non sia cancellata e che il futuro sia migliore, anche se con quello che dice in chiusura del libro, lascia, in tutti, un retrogusto amarognolo in bocca. Da leggere assolutamente.

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La ragazza con la Leica

di Helena Janeczek

La ragazza con la Leica di cui ci parla in questo libro Helena Janeczek, l’Autrice, è Gerda Taro, nata Gerta Pohorylle una ragazza intelligente e spregiudicata della borghesia ebraica di Stoccarda antinazista prima a Lipsia e a Berlino che per amore di un uomo e della libertà diventa grande fotografa a Parigi. Anche lui, profugo ungherese, si trova casualmente a Parigi nello stesso periodo e deve, proprio a Gerda, l’invenzione del nome d’arte col qual è universalmente conosciuto, Robert Capa. Gerda è morta a Brunete sotto un carro armato alla fine di luglio del 1937, ad appena ventisette anni, mentre documentava la caduta della Spagna repubblicana. Una telefonata intercontinentale tra Willy Chardack e Georg Kuritzkes, amici e amanti più o meno importanti di Gerda, è lo spunto per scatenare una serie di ricordi che hanno come filo conduttore la magnetica e ribelle ragazza con la Leica, la cui fisionomia si va tracciando tramite la memoria di Willy, per poi passare attraverso il filtro dei ricordi di Ruth Cerf, l’amica con cui Gerda aveva condiviso una dura vita di stenti a Parigi dopo la fuga dalla Germania, e Georg Kuritzkes. Gerda sprizza subito simpatia ma piano piano perde, nel racconto, il ruolo di protagonista e ne diventa la memoria bella, forte, viva, una donna che ha convalidato, con la perdita della sua vita, ciò in cui credeva. Una donna libera e indipendente, che ha lasciato un’impronta indimenticabile in chi l’ha conosciuta. C’erano, in Lei, tutte le premesse per leggere un bel libro, il Premio Strega lo confermava ma nel finale Gerda diventa invisibile forse proprio per scelta dell’Autrice ma questa preferenza ha amareggiato, prima di tutto, il Lettore.

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Inganno

di Lilli Gruber

Con questo nuovo libro Lilli Gruber, l’Autrice, torna a raccontarci del Sudtirolo dove è nata e dove ha passato i primi anni della sua gioventù. Il romanzo vede al centro della vicenda “Tre ragazzi, il Sudtirolo in fiamme e i segreti della Guerra fredda” così come recita il sottotitolo. I tre ragazzi sono Max, Peter, Klara indecisi se partecipare alla battaglia per la libertà della loro patria oppure se starne in disparte. Umberto, un giovane agente segreto italiano, farà di tutto per evitare che ciò accada. La scena si apre con l’adunata di Sigmundskron-Castel Firmiano, nel 1957, dove partecipano circa quaranta mila persone per ascoltare Silvius Magnago, i più ansiosi di sentirgli pronunciare la parola d’ordine indipendentista, “Los von Rom”, via da Roma. Lui pronunciò l’altra, “Los von Trient”, via da Trento, che voleva dire la rinuncia all’annessione austriaca in cambio della divisione in due della provincia. Il periodo centrale della vicenda però si snoda tra il 1962 e il 1967 quando gli attentati si fanno sanguinosi, la simpatia popolare viene meno ed entrano in gioco le forze esterne composte di nazisti tedeschi e austriaci oltre agli agenti e provocatori italiani. Il merito della Gruber è quello di farci conoscere la storia di una mezza regione esotica, di alpeggi e tralicci saltati e l’ammasso di trame ciniche di potenze grandi e medie e di aspirazioni fanatiche e sincere di persone travolte da un luogo di nascita e un dialetto. Mette, inoltre, in evidenza quanto inganno, con la cosiddetta strategia della tensione, imperversò sull’Italia delle lotte sociali e civili, dei golpe tentati o minacciati, delle stragi compiute, dei terrorismi opposti. Molto bello si rivela, poi, il ping-pong tra la storia romanzata dei tre protagonisti e le vere interviste con vari personaggi. Ve lo consiglio.

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The Game

di Alessandro Baricco

In questo lungo saggio Alessandro Baricco, l’Autore, sostiene che bisogna smettere di pensare che la tecnologia cambi la nostra mente ma bisogna scavare nel sottosuolo di tutti i recenti cambiamenti non trascurando la nostra cultura. Baricco partendo da Space Invaders, un viedeogame in voga negli anni settanta, e passando da Amazon e Google, arriva ai social sorpassandoli per mostrarci gli altri scenari futuri di Internet e del Web. Nell’esporre questa rivoluzione che metteva alla gogna le élites del passato, sia politiche sia intellettuali, ci espone la facilità di movimento e di azione dell’utente/navigatore nell’immenso spazio di Internet. Infatti, Alessandro Baricco disegna la mappa dei nostri ultimi quarant'anni di vita presentandoci i protagonisti e le tappe per potersi orientare all'interno di questo nuovo secolo. Viaggiando nel nuovo mondo salpa dalla California, Silicon Valley, dove è cominciato intorno agli anni settanta, ci parla di smartphone, di social e di app che oggi occupano le nostre giornate. Skype, facebook, wikipedia, youtube, twitter, iphone, whatsapp, uber, spotify, youporn, instagram, netflix, airbnb, tinder, tripadivisor, pinterest solo per indicarne qualcuna e per darvi il benvenuto nel Game. Tutte le pagine, del libro, contengono idee importanti e concetti chiari e ben spiegati, anche se molte sono già note, nello stile consueto dell’Autore. Non mi dilungo nella spiegazione perché è giusto che siate voi a scoprire l’intento di Baricco io posso dirvi soltanto che è un bel saggio e che si legge come un romanzo, ironico, divertente e frutto di un’analisi scrupolosa che fornisce le competenze adatte alla nostra nuova realtà. Leggetelo!

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Istruzioni per diventare fascisti

di Michela Murgia

In questo libretto ironico e spesso anche divertente Michela Murgia, l’Autrice, esprime alcune assodate realtà da rivedere con uno stile vivace e ricco di humour e di autentica afflizione. L’Autrice propone la lettura dei comportamenti dei politici e della gente comune secondo la chiave interpretativa del fascismo che ancora contagia la nostra società democratica con l’intenzione di definire posizioni ideologiche e comportamenti istintivi che compongono opinioni diffuse. Essere democratici è una fatica immane”, dice l’Autrice, per cui può essere più agevole prendere la scorciatoia e nominare un capo (non un leader democratico), che comanda senza tenere in considerazione il dissenso, rapido nell’azione al fine di rendere simile a sé anche l’elettorato che lo applaude. Sarà il capo a decidere l’argomento su cui far discutere la gente che delega a lui le scelte, mentre la peculiarità del sistema democratico sta nel potere dei cittadini di tenersi informati e prendere decisioni. Al metodo fascista necessita, a questo punto, costruire un nemico, che non è mai rispettabile e deve essere incrudelito con definizioni molto negative per poterlo combattere, nel migliore dei modi, scaricandogli addosso tutti i misfatti che sono avvenuti e che, ancora, accadono ed elenca, nel finale, una serie di frasi di “buon senso” e luoghi comuni in cui riconoscersi. A scanso di equivoci, chiosa, specificando che non ha voluto scrivere un libro contro i fascisti ma stabilire quanto fascismo c’è in chi crede, di essere antifascista. Secondo me il ragionamento sviluppato nel libro, peraltro ben scritto e molto chiaro, non risolve la problematica sussistente ma è un ottimo spunto di riflessione che, apre gli occhi e porta ad interrogarsi su molte questioni.

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Gli ultimi passi del sindacone

di Andrea Vitali

Dopo un bel libro impegnativo, ne cercavo un altro più semplice e meno faticoso quando incappo nel nuovo romanzo di Andrea Vitali che propone agli affezionati lettori la sua Bellano, con una storia del secondo dopoguerra. Che bella coincidenza! Siamo nell’immediato periodo postbellico e al centro della vicenda ci ritroviamo con il suo sindaco, Attilio Fumagalli detto il sindacone, perché soffre di obesità androide, nel senso che, tutta la sua pinguedine si manifesta attorno all’addome. E’ un ragioniere di paese prestato alla politica da lui intesa come servizio da rendere alla comunità, senza speculazioni o imbrogli. Il Sindaco ha avuto la bella idea di convocare, la Giunta, la vigilia di Natale alle ore 19 per un brindisi finale. La missiva suscita un po’ di malumore tra i vari membri visto l’approssimarsi della cena. Il sindaco nell’ultimo periodo aveva preso il vizio di convocare la Giunta o il Consiglio con pochi argomenti all’ordine del giorno e poi fuggire in tutta fretta e qualcuno aveva incominciato a malignare su questo comportamento. In effetti, il 24 dicembre 1949, la riunione si limita alle chiacchiere, ai dolci e al brindisi finale, il tutto dura mezz’ora e poi tutti in fretta a casa. Tranne il sindaco che approfitta dell’occasione per fare un salto dalla Perlina, una signorina che esercita il mestiere più antico del mondo e da qualche tempo, nelle sue grazie. Questa volta, però, tutto non fila liscio e la vicenda ha un triste epilogo seppur offra, al lettore, occasioni certamente esilaranti e una lettura rilassata e piacevole.

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La fisica del diavolo

di Jim Al-Khalili

In questo libro con adamantina chiarezza Jim Al-Khalili, l’Autore, ci spalanca le porte per spiegarci dei bellissimi paradossi della fisica affrontati in modo imprevedibile e ironico come, lo stesso, indica nel sottotitolo. Mi sono avvicinato al libro con timore perché il mio studio sulla fisica era fermo al periodo scolastico e di anni, ne sono passati tanti invece mi sono trovato davanti a qualcosa di molto semplice. L’Autore, infatti, espone un paradosso, dà qualche elemento su cui ragionare e poi propone diverse chiavi di lettura, fino a spiegare la soluzione esatta con tutti i perché del caso ed esponendo le nozioni che servono per capirlo. A volte la loro struttura comprende qualche trucchetto che depista il lettore, altri sembrano portare a conclusioni assurde finché non se ne trova la chiave. E mentre all’inizio, come dicevo, sembra tutto facile andando avanti nella lettura bisogna impegnarsi non poco per penetrare in alcuni concetti ostili ma che, alla fine, saranno ben illustrati. Così tra tartarughe, diavoletti, farfalle e gatti ci rappresenta un’escursione stimolante nel mondo della fisica, anche se, come sostiene Al-Khalili, “l’universo è pieno di misteri, ed è per questo che lo rende così affascinante” si diverte a lasciarci un elenco di enigmi e misteri che regolano la vita dell’universo di cui si sa ancora poco.  Un bel libro interessante e istruttivo che va letto (o studiato?) con molta calma.

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Una di Luna

di Andrea De Carlo

In questo nuovo libro Andrea De Carlo, l’Autore, racconta l'ingarbugliato rapporto tra Achille e Margherita Malventi, padre e figlia separati da una distanza comunicativa che si è protratta negli anni e fatta di mezze frasi e poche parole. Il padre non è un soggetto facile, ottantaseienne ex chef di grido, ha perso tutto, per non essersi reso conto di aver esagerato con le proporzioni, ora testardo ed egocentrico al massimo è incattivito con il mondo, e riversa tutta la freddezza di cui è capace sulla figlia. Lei quarantenne insicura e materna, chef come il padre, cerca di fare i conti con la definizione di se stessa, infatti, è convinta del potere salvifico della Luna nei suoi confronti ma soprattutto rispetto alle due sue facce, quella visibile e quella nascosta. Achille è, appena,  stato invitato come ospite a Chef Test, un seguito talent culinario televisivo, e per Margherita è forse l’ultima occasione per ristabilire un regolare rapporto filiale. Il viaggio da Venezia a Milano negli studi televisivi tuttavia non consente di raggiungere quest’obiettivo. A Milano, per di più, Margherita conosce Jules, un uomo intuitivo e sorprendente, che le offre l’occasione di ristabilire il giusto rapporto tra sessi contrapposti e sovvertire il corso di una vita altrimenti votata alla monotonia e al fallimento. Al ritorno a Venezia, Margherita riprende la sua normale attività nel ristorante, da lei creato, sulle orme del genitore ma in opposizione a quanto da lui professato, opera in modo diverso cioè meno precisa di lui ma più creativa e meno mordace nei rapporti interpersonali. Di Margherita inoltre, nella seconda parte, conosciamo le stanche vicende del rapporto con il fidanzato Luca con cui ha intrapreso una relazione amorosa da ben dodici anni. L’Autore con un finale votato al romanticismo e un po’ melenso risolve entrambe le faccende  determinate (?) dalla peculiarità lunare.

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Peccato mortale

di Carlo Lucarelli

Ritorna il commissario De Luca, che Carlo Lucarelli mi aveva fatto conoscere quando ho letto “Intrigo Italiano”, un commissario un po’ particolare, solitario e sempre all’inseguimento della verità a qualunque costo. La vicenda, raccontata in questo libro, è collocata in uno spazio temporale molto ristretto e in un periodo particolare per il nostro Paese e cioè dal 25 luglio all’otto settembre 1943 che coincide con la caduta del Governo di Mussolini e la sostituzione con Badoglio. L’Italia non è ancora liberata, gli ex alleati nazisti sono diventati i padroni e fanno sentire il loro potere e in questo episodio, in cui indaga De Luca, c’è il coinvolgimento di alcuni fascisti per cui è faticoso muoversi e indagare anche se si è bravi poliziotti. Colleghi che, prima, diventano spie, poi, antagonisti e nemici tanto che De Luca non riesce a schierarsi e rischia di essere espulso dal corpo della Polizia. L’ambientazione e i fatti storici hanno sicuramente impegnato l’Autore nella ricerca dei dati storici e nel modo in cui riesca a trasmettere al Lettore, in modo superbo e con una scrittura semplice e lineare, la trama criminosa di nobili decaduti ed ex politici che approfittando della debolezza di apolidi ed ex internati riescano ad impadronirsi dei loro beni e farli fuori. Nel mezzo della vicenda ci parla anche della storia sentimentale che riguarda De Luca e la sua bella fidanzata Lorenza trascurata perché tutto preso dalle indagini. Bello! Ve lo consiglio.

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Il purgatorio dell'angelo

di Maurizio de Giovanni

Con questo nuovo giallo Maurizio de Giovanni, l’Autore, torna in campo il commissario Ricciardi. Vicino Posillipo è ritrovato il cadavere inginocchiato di un anziano gesuita, Padre Angelo. L’omicidio lascia la gente del luogo sconvolta perché padre Angelo era, un teologo, un uomo mite e religioso, amato da tutti. C’era forse qualcuno che per qualche motivo l’aveva con lui? Il tema principale del racconto è la confessione. Ricciardi, indifferente all’idea dell’esistenza di un paradiso, di un purgatorio o di un inferno, indaga per scoprire chi fosse realmente don Angelo, noto per la sua umiltà, la sua disponibilità, e per essere il confessore della buona società cittadina sia stato ucciso con la testa fracassata da un sasso e in ginocchio come se si stesse confessando. L’Autore, nella storia, mette in risalto la capacità di Ricciardi di vedere i morti, specialmente quelli uccisi o raggiunti da morte violenta, e di sentire le loro ultime parole, che nel caso di padre Angelo sono: «Io confesso, ti confesso». Inoltre, de Giovanni, inserisce nella concretezza del racconto la vicenda personale del commissario Ricciardi che si trova contemporaneamente a dover confessare qualcosa ad Enrica, la ragazza che ha iniziato a frequentare: non può più tacerle le verità che lo riguardano, sente la necessità di iniziare un rapporto che sia finalmente fondato sulla sincerità reciproca. Le storie personali di Ricciardi e dei suoi compagni di viaggio sono il motore di questo romanzo. Il mistero dell’assassinio di padre Angelo diventa sempre più impenetrabile di ciò che si crede, e il commissario sarà costretto a dedicare ogni minuto del suo tempo allo studio del caso, che approderà, infine, ad un’altra confessione, quella chiarificatrice e definitiva. La vicenda descritta con uno stile puro e raffinato si rivela, infine, profonda, con due storie parallele che convergono in un’unica fine e offre, al lettore, una gradevolezza imprevedibile.

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A bocce ferme

di Marco Malvaldi

Con questo libro Marco Malvaldi, l’Autore, mette in scena gli incorreggibili vecchietti del BarLume cioè Aldo, Ampelio, Pilade e il Rimediotti aiutati da Massimo, gestore del mitico bar di Pineta. La vicenda ha inizio con l’apertura del testamento dopo la morte di Alberto Corradi proprietario della Farmesis, un’azienda farmaceutica del litorale, e che alle sue ultime volontà aveva aggiunto la confessione di avere ucciso il padre Camillo, da cui aveva ereditato la fabbrica e tutti i suoi averi. Si tratta di un delitto avvenuto quarant'anni prima, rimasto senza colpevole e obbliga, il notaio, a informare la polizia nella persona del vicequestore Alice Martelli, fidanzata del barrista Massimo, e il magistrato a bloccare la successione. Alberto Corradi, infatti, perché assassino, potrebbe essere escluso dall'eredità del padre, cosa che priverebbe di tutti i beni, l’unico erede, il figlio Matteo, giovane rampante pronto a candidarsi alle elezioni che sono alle porte. Da qui parte l’intreccio di ritorno al passato e di coscienza per appurare la verità, tanto più che all’ormai noto delitto ne seguiranno, altri. Infatti, mentre l’indagine prosegue, tra svolte e depistaggi, con un occhio rivolto al passato quel sessantotto, complicato e difficile, che spesso non si vuole ricordare, che fu il momento della protesta studentesca. E’ tempo di indagare, e questa volta tocca scavare a fondo nella memoria e nel passato di ognuno dei vecchietti, così viene fuori la particolare caratterizzazione di Pilade che darà una mano notevole alla soluzione, il ruolo, nel sindacato, di Ampelio e la scoperta del nome del padre di Massimo. Tutti intrighi di ieri che aiutano a sbrogliare quelli dell’oggi. Una bella lettura che valorizza l’uso del dialetto e il divertente clima da bar che si riesce ancora a raggiungere nei piccoli paesi di provincia. Buona lettura.

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L'armata dei sonnambuli

di Wu Ming

In questo libro Wu Ming, un collettivo di scrittori italiani, non offre una lettura agevole, per l’abbondanza di personaggi, per le citazioni riportate, per l’intreccio degli eventi, per l’infinità degli apporti neologistici. Può sembrare un’impresa rischiosa, dopo una decina di pagine ho chiuso il libro, ma è attraente e piena di fascino per ciò che vi è in essa d'ignoto o d'inaspettato e va vissuta fino alla fine. La storia si svolge a Parigi tra il 21 gennaio 1793, giorno della decapitazione di Luigi XVI e il 21 gennaio 1795, abbracciando tutto il periodo del Regime del Terrore che è terminato con migliaia di esecuzioni capitali. In esso si alternano le vicende di Orphée D'Amblanc, un medico che cura le malattie con la terapia basata sull'applicazione delle teorie di Franz Anton Mesmer, medico tedesco del Settecento. Di Marie Nozière, una sarta proveniente dal quartiere Sant'Antonio, di suo figlio Bastien, del poliziotto del quartiere Treignac, di lei innamorato e di Scaramouche ovvero Leo Modonnét, un attore italiano caduto in disgrazia e che per un breve periodo si dedica a punire, per conto del popolo, gli accaparratori che cercano di lucrare sulla fame che ha seguito la Rivoluzione. Modonnèt, arrestato da Treignac, diventa un combattente di strada sotto gli insegnamenti del celebre maestro d'armi Bernard detto La Rana. D’Amblanc, inviato in Alvernia a indagare, scopre i misteriosi avvenimenti e i misfatti del Cavaliere d'Yvers, un potente esperto delle tecniche di sonnambulismo. Convinto reazionario, dopo un fallito tentativo di liberare Luigi XVI il giorno della morte, si è fatto volontariamente internare nel manicomio di Bicêtre sotto il falso nome di Auguste Laplace, continuando a compiere i propri esperimenti di sonnambulismo. Alla morte di Robespierre torna a Parigi e, messosi alla guida di un'armata di sonnambuli, immuni al dolore e con lo scopo di liberare il Delfino di Francia ma il suo piano è sventato dalla collaborazione tra D'Amblanc, Modonnèt, tornato a vestire i panni del vendicatore Scaramouche, e Marie. Caro Lettore, se hai deciso di intraprenderne la lettura, sappi che è un’opera impegnativa che fornisce vari spunti di riflessione e di ricerche molto interessanti.

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L'anello mancante

di Antonio Manzini

In questo libro Antonio Manzini, l’Autore, ci propone cinque storie brevi e coinvolgenti. Il Lettore si ritrova con Rocco Schiavone, il vicequestore romano, “esiliato” ad Aosta che appare più sereno, più inserito e più pronto a fare squadra con i suoi collaboratori.  Racconti già pubblicati in altre raccolte e che, in questo volume, raggruppa per la prima volta. Il primo di essi dà il nome a tutto l’insieme ed ha inizio in un  cimitero dove, dentro una cappella gentilizia, viene trovato un cadavere sconosciuto disteso sopra la bara di un’altra: unico indizio uno strano anello nuziale. Segue una gita alpinistica fra amici che viene interrotta tragicamente da una morte. Poi, continua con una partita di calcio che, pur giocata da tutori della legge, riesce lo stesso a essere truffaldina e truccata. Nel quarto racconto ci ritroviamo in un delitto, a “cabina chiusa” su un treno e si finisce con un eremita ucciso in una sperduta chiesetta sconsacrata e abbandonata. Manzini evidenzia queste cinque incursioni, di Rocco Schiavone, e riesce con grande abilità a inserire particolari della vita del vicequestore che non ci aveva ancora raccontato che divertono ed incantano anche chi li ha già letti.  Consigliato a chi piace leggere in perfetto relax.

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Il metodo Catalanotti

di Andrea Camilleri

In questo nuovo romanzo Andrea Camilleri alla sua passione di scrittore ha aggiunto quella di amante del teatro, suo primo amore, e così incrociando entrambi mette Montalbano di fronte ad un caso in cui tutto è teatro e messinscena. Questa volta a “rompere i cabbasisi” in piena notte è Mimì Augello che, fuggendo dalla casa dell'ennesima amante, si trova faccia a faccia con un cadavere. Così, nel cuore della notte, avverte Montalbano e si precipita a casa sua per condividere con lui il problema e ritrovare il cadavere. Tutto sembra risolversi, facilmente, il giorno dopo quando in commissariato arriva la notizia del ritrovamento di un cadavere, ma non è il morto di Mimì. Si chiama Carmelo Catalanotti e, dalle indagini, viene fuori che aveva una grande passione per il teatro e faceva parte della dirigenza di una filodrammatica di paese alla quale si dedicava con grande impegno, ma faceva anche l’usuraio, sebbene di basso profilo. Da regista, sceglieva gli attori seguendo un metodo tutto suo basato su regole per certi versi discutibili, mirate a verificare la capacità dei candidati ad attingere al proprio vissuto, alle proprie emozioni e fragilità, alle proprie esperienze più intime e risultare capaci di portare sulla scena qualcosa di quasi reale.  Infatti, ogni aspirante attore era sottoposto a una serie di prove e tutto il percorso era meticolosamente registrato da Catalonotti in fascicoli, rinvenuti in un archivio, e sui quali presto, si concentra l’attenzione del commissario e del nuovo responsabile della Scientifica, la bella Antonia Nicoletti che porta un tale scompiglio nella vita del commissario, con la sua compostezza, i suoi silenzi e la sua distanza tanto da fare innamorare perdutamente  Montalbano. Alla fine con un vero coup de théâtre, Montalbano, risolve contemporaneamente i due delitti, collegandoli in modo geniale, come solo Camilleri sa fare e dimostrando, per l’ennesima volta di appassionare il lettore e non fargli mollare il libro fino alla risoluzione del busillisi.

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Ultimo banco

di Giovanni Floris

Riprendo le mie letture, dopo un estate di ozio, e subito m’imbatto in quest’analisi attenta, puntuale, appassionata che Giovanni Floris fa nel suo libro “Ultimo banco: perché insegnanti e studenti possono salvare l’Italia”. Un’inchiesta-racconto nella quale l’Autore parla di scuola, di educazione e di cultura, partendo dalla sua esperienza di ex studente, figlio di madre insegnante, genitore, giornalista e cittadino per dimostrare che si può ricostruire il Paese attraverso la scuola.  Nel libro analizza la scuola italiana, nelle sue componenti essenziali cioè i professori, gli studenti, i genitori. Riconosce agli insegnanti impegno e volontà, afferma che gli studenti, con l’eccezione di rari casi di ostile rifiuto verso l’istituzione scolastica, sono nella stragrande maggioranza giovani che studiano con impegno, meritano la stima dei professori e soprattutto si aspettano dalle autorità di governo una politica di rilancio e di sviluppo della scuola.  I peggiori, naturalmente, sono i genitori che mettono sotto accusa i docenti, per una bocciatura, per un voto non abbastanza alto, per un rimprovero in classe, per una nota sul diario. Sono gli stessi genitori che considerano i figli dei fenomeni, e che in classe li vorrebbero sempre supervalutati, o si sentono genitori di campioni in erba che nella polvere del campetto di periferia li vedono tutti futuri campioni, o che alla notizia che il loro bimbo è stato beccato in gabinetto a fumare uno spinello obiettano che forse non era proprio droga e bisognava provarlo. Oltre che ai genitori, qualche rimbrotto, è indirizzato ai nostri politici, a quelli che decidono le sorti del nostro Paese, che da troppo tempo hanno lasciato l’istruzione come ultima ruota del carro, aggravando uno stato di salute già precario a uno dei capi saldi di ogni società evoluta. Interessante tutto quello che dice l’Autore, ma io, come operatore scolastico con quarant’anni di esperienza, suggerisco che il tutto funzionerà meglio solo se la scuola non resterà arroccata in se stessa. La società annovera tante altre figure, che pur non avendo il titolo di docenti, possono offrire a studenti e insegnanti esperienze diverse e molto importanti per tutti. Si può leggere.

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Malanottata

di Giuseppe Di Piazza

In Malanottata, il libro che ho appena letto, di Giuseppe Di Piazza non si parla solo d’amore e incaprettamenti ma si parla anche di giornalismo o in modo particolare di “biondini”, com’erano soprannominati nei quotidiani del sud i ragazzi di bottega, quelli senza contratto in attesa dell’occasione buona per diventare giornalisti veri. Il biondino, in questa storia, si chiama Leo, ma in redazione è più conosciuto come “Occhi di sonno”. Siamo a Palermo nell’aprile del  1984 e in un angolo di un quartiere residenziale di Palermo viene trovata una donna in fin di vita. È stata orribilmente sfigurata con l’acido e brutalmente picchiata, ma respira ancora. Non è una donna qualsiasi, è l’Escort più famosa della città, Veruska, una polacca arrivata in Italia per far fortuna, con il mito di Raffaella Carrà. Leo è il primo giornalista che, in Vespa, giunge in ospedale, giusto in tempo per vedere Veruska morire portandosi il nome dell’assassino nella tomba. Chi ha ucciso la ragazza più amata della città? Leo, occhi di sonno, comincia a indagare, ma non è semplice, perché le ultime ore di Veruska sono avvolte nel mistero e gli indizi portano tutti a dei vicoli ciechi. Leo capisce che è arrivato il suo momento per affermarsi, è il suo caso e le sue notti bianche sono destinate ad aumentare così piano, piano, un delitto dopo l’altro, una cabina telefonica dopo l’altra, un gettone dopo un altro, riesce a ricostruire la vita e la morte di Veruska. E l’Autore è certamente molto abile a coinvolgere i lettori nell’atmosfera palermitana degli anni ottanta disseminando qua e là, nei dialoghi, parole in dialetto come aveva fatto in “I quattro canti di Palermo” e descrivendo, in maniera egregia, i posti più affascinanti della Città. Insomma non resta che dirgli soltanto: Bravo!

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Storie Ribelli

di Luis Sepúlveda

In questo libro Luis Sepúlveda ricostruisce la sua storia personale con una serie di scritti, di cui alcuni già recensiti su questa rubrica, i suoi amici perduti e quelli ritrovati, gli incontri, i ricordi, il suo impegno per la libertà e per la difesa degli ultimi e l'insaziabile voglia di viaggio e di avventura. Nel primo capitolo ricorda Óscar Lagos Ríos, il più giovane della scorta di Allende, morto a soli ventun anni «nel giorno più nero della storia de Cile». Anche Sepúlveda era un membro del gap, la scorta di Salvador Allende. Negli altri capitoli, poi, racconta tutta una serie d’incontri, pensieri e soprattutto amicizie come quella con Michelle Bachelet e specialmente con altri grandi scrittori e poeti, da Soriano a Saramago a Pablo Neruda. Nell’ultimo capitolo, invece, racconta e commenta la morte di Pinochet il dittatore e fa una carrellata di tutte le persone che sono rimaste impunite per i loro terribili crimini perpetrati durante quegli anni. Si chiude così quel ciclo non solo politico, ma anche umano. Sepúlveda narra queste storie in forma breve come aveva fatto in “Cronache del Cono Sud” esponendo tutto l’accumulo di sentimenti, la tristezza e lo spaesamento che fanno da sotto traccia alla gioia di non essere più un esule, nel secondo mandato alla Presidenza della Bachelet, gli è restituita, dopo trentun anni di attesa, la cittadinanza Cilena che metterà pace alla sua anima. Un bel libro ricco, in cui la libertà, è il fine principale della sua vita e della sua lotta contro le prepotenze e la tirannide.

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Dialogo dei massimi sistemi

di Tommaso Landolfi

Questo libro di Tommaso Landolfi, l’Autore, è una raccolta di sette racconti e rappresenta il suo primo libro scritto (correva l’anno 1937). Il titolo “Dialogo dei massimi sistemi” è il terzo dei sette racconti in esso contenuti e narra di un individuo che credendo di imparare il persiano da un conoscitore della lingua mediorientale si accorge di aver appreso, per un dileggio del suo maestro che di volta in volta inventava vocaboli e sintassi in modo confuso, una lingua inesistente. Gli altri racconti trattano le manie e le ossessioni, che come dice lo stesso Autore sono “giocati sul filo della realtà, che anzi hanno già valicato il crinale verso un mondo altro, dove l’autore palesa la sua lunare ironia, nonché l’inclinazione costante a esplorare la faccia velata e paradossale delle cose e dell’uomo” e a volte, aggiungo io, al confine con la paranoia. Nel primo "Maria Giuseppa" narra di un ozioso e solitario padrone di casa che maltratta, senza alcun motivo, una sua devota serva che ritroviamo, nel sesto racconto, intitolato "Settimana di sole" ovvero Maria Giuseppa II e indicata come "Ella" mentre il vegliardo ozioso e solitario, in quest’altro racconto, si è invaghito di una ragazzina di dieci anni anch’essa assunta come serva. Nello stesso racconto tratta di un fantomatico tesoro nascosto dai suoi antenati, i quali lo vengono a trovare (forse in sogno?) boh! In “ La morte del re di Francia” il protagonista rielabora le sue memorie seduto sulla tazza del gabinetto mentre “La piccola apocalisse”, è una sorta di allegoria sull’incomunicabilità umana che finisce con una pittoresca immagine della donna-parola che sprofonda nel fango. In "Mani" un brillante avvocato resta talmente impressionato dalla lotta di una sua cagnetta con un topo, che poi organizza il funerale del povero roditore e, per il resto della sua vita, non riesce a trattenersi dal parlare agli altri topi. Chiude con “Night must fall” un elogio agli animali di cui annuncia come sua ultima occupazione così come dice lo stesso Autore “e presto per giunta, della gallina” e così come gli aveva prevenuto un suo amico. Definire il particolare stile di Tommaso Landolfi, in questo libro, come provocatorio o visionario è riduttivo perché non solo stupisce, ma principalmente diverte, specie, se si considera il periodo storico in cui è stato scritto. Non è una facile lettura.

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L'ultimo giorno

di Glenn Cooper

Prima di scrivere la recensione di questo libro voglio precisare, subito, che a me ha dato l’impressione di un “Americanata” cioè un’impresa o manifestazione eccentrica e clamorosa, talvolta al limite del kitsch, tipica del costume nordamericano. La vicenda, ambientata nei giorni nostri, è uno specchio su un mondo in crisi, dove l’umanità è del tutto disorientata riguardo al domani e nel quale si manifestano decessi improvvisi fomentati dalla messa in atto, concreta di un messaggio diffuso su scala mondiale da un certo Alex Weller. Un ricercatore neurologo ambizioso e sull’orlo della follia che scopre una sostanza presente nel liquido rachido-spinale estratto da individui prossimi al decesso e che somministrato a un soggetto qualsiasi, funge da droga allucinogena e lo trasporta temporaneamente nell’aldilà, sino all’incontro struggente con parenti defunti e, in extremis, alla visione di Dio. Una serie di omicidi, uomini e donne sempre più giovani, accomunati dalla presenza di un forellino in testa, svela la presenza di un serial killer e mette in allarme l’FBI. Il detective Cyrus O’Malley, ricevuto l’incarico del caso, comincia una serrata indagine che lo porterà a sommare tutti i suoi sospetti attorno all’inquietante figura di Alex Weller. Ne frattempo, una parte del mondo moderno è invasa da una strana droga chiamata “bliss” accompagnata da una vasta serie di suicidi, dovuti agli effetti di questo allucinogeno, che convince sempre più persone dell'esistenza di un aldilà migliore. Naturalmente non mancano le morti, gli assalti polizieschi, i trafficanti di droga, i tradimenti e gli omicidi a bruciapelo classici dell’Americanata che mi hanno permesso, in alcuni momenti, di commuovermi ma anche di sghignazzare.  Come il precedente libro che ho letto di Glenn Cooper sono rimasto incollato alle sue pagine fino alla fine e ripeto le stesse cose dette la volta score cioè che la storia è scorrevole, si legge bene ed è scritta come si deve. Mi è piaciuta ma niente di eccezionale.  

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Manhattan Beach

di Jennifer Egan

In questo libro Jennifer Egan, l’Autrice, ci conduce in America tra gli anni Trenta e Quaranta in prossimità dell’entrata in azione, nella Seconda Guerra Mondiale, delle forze armate americane. La protagonista è la giovane Anna che, al principio, dodicenne, caparbia e decisa, al fianco del padre, Eddie Kerrigan, lo accompagna, spesso, in incontri misteriosi e segreti. In particolare, un giorno, arrivano in una spiaggia misera e fredda, dove ha la residenza Dexter Styles, boss della malavita italo-americana, che colpisce l’immaginario della piccola Anna. Il padre la prediligeva mentre, quasi, trascurava l’altra figlia, Lydia, nata con un grave problema di salute. Anni dopo, Eddie sparisce nel nulla lasciando la moglie e le due figlie e senza mai più comunicare notizie. Anna è delusa dal padre, ma a poco a poco pare essersi abituata alla sua assenza. Lavora come molte altre donne, che quando gli uomini sono stati chiamati alle armi, hanno occupato il loro posto, ma a differenza delle altre lei non ci sta a rimanere solo una sostituta e a vedersi preclusi posti che agli uomini non lo sono. Così, il giorno in cui vede degli uomini immergersi con un enorme scafandro, decide che quello sarà il suo destino, cioè, diventare palombara. Una sera, grazie a una sua collega, dopo diversi anni dalla prima volta, casualmente incontra Dexter Styles. Subito non si ricorda di lui, poi a poco a poco i ricordi tornano a galla e la voglia di scoprire cosa è successo al padre si fa di nuovo viva. Anna è disposta a tutto pur di capire, di sapere, di ritrovare suo padre, vivo o morto. L’Autrice ci regala una bella storia che riesce a trattenere, il lettore, alle emozioni descritte e scoprire nuove ed interessanti situazioni. Un bel libro.

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Il mangiatore di carta

di Edgardo Franzosini

Mi è capitato più volte di dire per un libro piacevole “il libro l’ho divorato”, Edgardo Franzosini, l’Autore di questo pamphlet, ci mostra, fra le altre cose, come sia del tutto verosimile fare un giro nella Parigi di questi giorni e incontrare Balzac, farci due chiacchiere e scoprire che un “ mangiatore di carta” è esistito davvero. Si chiamava Johann Ernst Biren e visse nel Settecento. L’Autore scopre Biren tramite la lettura di alcune pagine, apparentemente minori, di Illusioni perdute di Balzac, in cui fa capolino il ghiotto scrivano e poi Balzac, in modo sbrigativo, non approfondisce l’argomento e non ne parla più. Attraverso libri, atti, documenti, memorie, epistolari, Franzosini scopre e ci racconta una vita vera talmente incredibile da sembrare immaginaria. Johann Ernst Biren era uno scrivano al servizio del re Carlo XII di Svezia. Oltre ad essere bello e attraente è dotato di una scrittura fluida, morbida tanto da arricchire i dispacci con graziose espressioni di cortesia e di commiato. Alla corte di Svezia, la carta su cui si scrive è tra le migliori, viene da Fabriano, è morbida, spessa e profumata. Biren passa le notti a trascrivere e casualmente, una notte, addenta uno di quei fogli saporosi. Da allora inizia una smania, una frenesia di ingoiare la carta, non quella bianca, bensì quella scritta. Scompaiono così lettere, credenziali, dispacci e addirittura un trattato di pace. Scoperto, il bibliofago è processato e condannato alla pena capitale. Aiutato dal suo protettore Goertz, fugge e trova rifugio nel regno di Curlandia, nell’area baltica, dove non smette di fare lo scrivano né di divorare carta e documenti. Divenuto l’amante della principessa Anna Ivanova, per una serie di fortunate circostanze, nel 1737 diventa principe sovrano. La discussione finale, molto simpatica, rimane appesa a questa frase "Ci sono storie che assomigliano ai pesci: la testa magari è bella, ma la coda lascia a desiderare".

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Nome d'arte Doris Brilli

di Andrea Vitali

Con questo nuovo libro, Andrea Vitali, torna a raccontare, come sua abitudine, il suo mondo ma con una storia diversa e con qualcosa di nuovo e originale abbandonando il racconto corale per concentrarsi maggiormente su un personaggio. Nel 1928 Ernesto Maccadò è ancora un giovane maresciallo che da pochi mesi è arrivato a Bellano dalla Calabria e lo spostamento è stato particolarmente traumatico specialmente per la moglie, Maristella, che non riesce a sopportare il clima poco clemente del lago di Como. La notte del 6 maggio, infatti, i carabinieri di Porta Ticinese a Milano fermano davanti a un locale due persone per schiamazzi notturni e rissa. L’uomo è uno studente universitario che esibisce un tesserino da giornalista e vanta conoscenze illustre e sostiene di essere stato adescato. L’altra persona, una bella e fiorente ragazza, che si presenta come Desolina Berilli di Bellano, Doris Brilli in arte e che lavora come cantante e ballerina, per una piccola compagnia teatrale, sostiene invece il contrario. Il Maccadò coglie al volo l’occasione per fare il suo mestiere e dimostrare il suo buon senso e le sue capacità. E ancora una volta Andrea Vitali si è confermato brillante e piacevole con l’ironia, sempre al giusto livello, e con l’abilità linguistica e lessicale sempre gradevole.

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Fiumi d'oro

di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

Con questo libro gli Autori, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, divulgano i molteplici settori in cui sono reimpiegati i soldi della cocaina, di cui la ‘ndrangheta detiene il monopolio nel mondo occidentale. Il tema del riciclaggio del denaro è ricorrente all’interno delle mafie, la ‘ndrangheta in particolare si serve di professionisti del settore per le operazioni finanziarie in modo tale da sfuggire ai controlli e alle segnalazioni. E’ quello che vogliono fare i due Autori che, nel libro, raccontano questi processi che partono da Reggio Calabria e si espandono sugli altri circuiti europei. Solo in Europa le cosche calabresi controllano l’80% del mercato della polvere bianca, con un guadagno di 46 miliardi di euro, mentre 30 sono i miliardi guadagnati a livello internazionale. Questa montagna di soldi deve essere lavata e allora la ‘ndrangheta investe nell'edilizia, nel settore immobiliare, nel terziario, nell'eolico, nel turismo, e lo fa grazie a una miriade di alleanze strategiche con bancari, avvocati, commercialisti, broker senza scrupoli. Con l’avanzare delle nuove tecnologie, nell'era della globalizzazione, essa utilizza anche il "deep web" ovvero il web invisibile e fermarla, in ambito internazionale si fa ogni giorno sempre più difficile perché i Paesi dell’Unione Europea non hanno le stesse leggi in materia di mafia e contrasto alle economie illegali e se è difficile in Europa, immaginiamo come stanno le cose nei cosiddetti “paradisi fiscali”, un caos enorme. L’Italia su questo fronte è molto avanti, avendo vissuto la nascita delle mafie e gli anni più difficili, ha maturato sempre più un sistema di contrasto e un apparato giudiziario sempre più avanti. Mentre gli altri Paesi, che stanno vivendo il passaggio delle mafie in questi ultimi anni, non hanno e quindi non sono giuridicamente adeguate. Questa differenza di sistemi giuridici, la mancanza di reati associativi e la difficoltà di globalizzare l'azione di contrasto favoriscono tutte le mafie che oggi riescono sempre più a trovare momenti di collaborazione a livello internazionale. E una scoperta dietro l’altra si arriva a scoprire, come ci dicono gli Autori che “la City londinese è la capitale del grande riciclaggio, perché il sistema normativo inglese è molto permeabile”. Lì, infatti, esiste una sorta di zona franca nel mondo dell’economia e delle banche, dove si può riciclare senza alcun controllo e nelle università londinesi, s’insegna agli studenti che non deve interessare da dove arrivano i soldi ma che devono essere investiti bene. “Pecunia non olet” dicevano gli antichi Romani. Dalla lettura, di questo scioccante saggio, si percepisce che combattere contro il riciclaggio diventa ogni giorno più difficile se non addirittura impossibile. Mala tempora currunt.

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Follia maggiore

di Alessandro Robecchi

Alessandro Robecchi, l’Autore, con “Follia maggiore” si conferma un ottimo e fine romanziere, capace di mescolare vari temi e generi con brio letterario e preparazione narrativa. Con la storia che ci racconta in questo libro, espone un delitto la cui vittima è una signora della buona società, Giulia Zerbi, finita per necessità nelle grinfie di usurai e amata, anni e anni prima, appassionatamente da un distinto e facoltoso imprenditore finanziario, Umberto Serrani, che sconvolto per la perdita della donna un tempo adorata, decide di proteggerne la figlia, Sonia, aiutandola nella carriera di promettente cantante lirica fino al trionfo in un concorso canoro. Per conoscere i responsabili di quest’orribile delitto, il Serrani assolda la strana coppia, già nota ai fedeli dell’Autore, Carlo Monterossi e Oscar Falcone, mentre la giustizia indaga con l’altra coppia, anch’essa conosciuta, cioè Ghezzi e Carella che cercano l’autore del delitto, scavando nel mondo degli usurai e individuando i possibili colpevoli. Solo un colpo di scena e un’occasionale scoperta, dovuta all’intuito di un bravo investigatore, permetteranno di individuare il vero colpevole. Nel racconto, oltre al delitto Zerbi, s’incastrano più storie che, attraverso i personaggi considerati, ci forniscono una visione chiara della situazione sociale che spesso opprime gli animi e spinge ad essere ciò che, in realtà, non siamo. Pagina dopo pagina, la lettura, ci offre lo spunto per qualche riflessione saporita sulla vita e le occasioni perse. Consigliato.

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Un ragazzo normale

di Lorenzo Marone

Questo libro è un romanzo sull’amicizia, l’adolescenza e l’amore, ma, soprattutto, una storia che parla dell’importanza dei fatti e del valore delle parole. Chi racconta questa storia è un ragazzino di dodici anni, Mimì, che vive nel quartiere del Vomero, a Napoli, con la sua famiglia di sei persone in un bilocale di pochi metri quadrati dove puoi avere un po' di privacy solo se ti rinchiudi in bagno. Mimì, l'aria e la libertà, le ha trovate nei libri di avventura e nei fumetti di supereroi che legge fin da piccolo e che gli hanno insegnato a sognare e a lasciare libera l'immaginazione ma, soprattutto, usa un linguaggio forbito e fuori luogo. Siamo nel 1985 e il ragazzino trascorre le sue giornate con Sasà, a giocare per strada o in quel bilocale che divide con i genitori, i nonni e una sorella adolescente. In quel periodo oltre ad accendersi d'amore per Viola, il suo bene infinito, conosce anche Giancarlo Siani, giornalista de "Il Mattino", che per Mimì, diventerà, la persona giusta, il supereroe da cui prendere esempio. Giancarlo Siani sarà ammazzato, nella sua Méhari verde, sotto casa sua sita di fronte a quella di Mimì, il 23 settembre. Quella sera, i ripetuti colpi di pistola, si porteranno via la spensieratezza, i palpiti del cuore e l'innocenza di Mimì.  Lorenzo Marone, è il primo libro che leggo dell’Autore, ci accompagna nel percorso di crescita di Mimì, che cerca lontano i superpoteri per affrontare la vita e finirà per trovarli nella propria normalità. La figura di Giancarlo Siani, inserita nel contesto del racconto, non deve essere vista come se l’Autore volesse aggiungere un cammeo per valorizzarlo o idealizzarlo ma soltanto come un eroe per un ragazzino che sta crescendo e lo considera come il modello da seguire ed essere felice ogni volta che lo incontra. Insomma, in questa favola moderna ci vuole trasmettere un messaggio positivo sui legami affettivi nella Napoli degli Anni Ottanta, niente di più. A me, che leggo di tutto, è piaciuto.

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Questa sera è già domani

di Lia Levi

In questo libro Lia Levi, l’Autrice, di famiglia piemontese recupera i ricordi del marito Luciano Tas, giornalista e saggista noto nell’ambiente ebraico italiano scomparso nel 2014. Alessandro, il nome utilizzato nel racconto, è un ragazzo prodigio in grado di stupire tutti e di iscriversi a classi con compagni più grandi, che a un certo punto però rientra nella normalità dei propri coetanei. Siamo a Genova negli anni trenta, anni di regime ormai consolidato. Al centro della vicenda la figura della madre, che quando si rende conto che il figlio non è un genio matura nei suoi confronti un atteggiamento di opposizione e autentico rancore. La famiglia frequenta la sinagoga solo in occasione delle festività più importanti, la loro fede  non influenza le scelte di una vita che scorre tranquilla come quella di tanti italiani, almeno fino all’emanazione delle leggi razziali del 1938. Da quel momento i provvedimenti contro gli ebrei si moltiplicano ma, nonostante tutto, molti ebrei italiani continuano a cullarsi nella speranza di superare integri la drammatica tempesta. Fra questi c’è la mamma di Alessandro che si rifiuta testardamente di lasciare la città e, i suoi affetti fino a quando anche l’ultima possibilità di fuga in Inghilterra, grazie al passaporto inglese del marito, si chiude. Tra riunioni di famiglia, amori, litigi e rappacificazioni passano gli anni e la Storia presenta il suo terribile conto. Perciò quest’avvenimento, realmente accaduto, pieno di sconforto e coraggio ci riporta verso un tragico recente passato che offre, al Lettore, molti argomenti di riflessione. Avvincente!

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Il marchio ribelle

di Nicolai Lilin

In questo libro Nicolai Lilin, l’Autore, ritorna ad essere Kolima ragazzino del quartiere di Fiume Basso. Siamo nel 1986, nell’ex Unione Sovietica, e il Partito Comunista è arrivato all’apice della corruzione mentre il paese sta andando in rovina. Il popolo è privato delle scorte alimentari, per essere costretto a soggiogarsi al terrore. Legge e illegalità sono in precario equilibrio. Kolima ha solo sei anni, ma è il momento giusto per lui, di entrare in una banda criminale. Sì perché, è importante per i ragazzini come lui sentirsi parte di un gruppo, imparare ad usare le armi e diventare in futuro degli importanti capi banda. Ormai tutto sta cambiando, la politica prima di tutto, il rapporto fra criminali e le gang. Ogni banda ha un modo differente di tatuarsi perché, per loro, il tatuaggio è un collante sociale, segna l’appartenenza, ma è anche uno strumento di comunicazione, in certi casi addirittura un vero linguaggio. A patto di non infrangere il tabù che vieta a tutti di chiedere a un criminale cosa significhi il disegno che ha addosso. Il marchio ribelle è impresso a fuoco nei giovani che hanno perso la loro fanciullezza molto presto, rimbalzati dal carcere all’orfanatrofio. Il marchio ribelle sta nei sogni infranti dalla crudeltà della strada. Il marchio ribelle è nei giochi spietati, subiti o praticati, e nella voglia di sentirsi invincibili. Nel libro troverete non solo il Kolima di Educazione Siberiana, ma anche, i tatuaggi dei protagonisti del libro. Da leggere.

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Il cuore dell'uomo

di Jón Kalman Stefánsson

In questo libro è ritratta l’arcaica società islandese di fine Ottocento nel momento in cui sta per essere travolta dal progresso. Purtroppo, il romanzo, finisce una trilogia di Jón Kalman Stefánsson e di cui non ero a conoscenza ma che, comunque, aiutato dalla postfazione di Alessandro Zironi e dall’opinione dell’editore in seconda pagina di copertina, mi hanno fatto comprendere sia lo scenario sia il senso stesso della vicenda. Il protagonista del “Cuore dell’uomo” è il "Ragazzo", non è mai indicato per nome, un giovane orfano che intraprende un epico viaggio di formazione attraverso l'Islanda, appunto di fine Ottocento e l'universo dell'animo umano, scoprendo la realtà, il valore dei sogni e il potere creativo delle parole. Questo Ragazzo, dopo aver affrontato l’inverno eterno del Nord ed essere stato inghiottito da un precipizio tra i ghiacci, è salvato dagli abitanti di un villaggio del fiordo. Qui rimane folgorato da Álfheiður, una misteriosa giovane con i capelli rossi e un doloroso passato che gli promette l’Amore.  Al centro di questo romanzo, infatti, c’è l'amore in tutte le sue gradazioni e difficoltà. Dopo varie vicissitudini occupate di passioni e di relazioni interpersonali dove predominano l’eccesso di amore, l’avidità, il sesso, l’alcolismo, il potere economico e la violenza, il Ragazzo si rende conto che ci si può liberare dalla grigia quotidianità soltanto ascoltando il cuore dell’uomo e la vita può vincere la morte. Allora intraprende una lunga e incerta traversata per tornare da Álfheiður e rendersi conto che ne è valsa la pena.  Sono belle pagine, spesso poetiche, che fanno conoscere a chi legge una società piuttosto ignota. Molto interessante!

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Io vivo nell'ombra

di Comandante Alfa

L’Autore di questo libro è uno dei fondatori del Gis, il gruppo d’intervento speciale dell’arma dei carabinieri. Nato nel 1978, questo gruppo è stato decisivo in molte missioni speciali, che hanno visto il Comandante Alfa in prima linea per oltre trenta anni e che, in seguito, si è collocato a realizzare la formazione dei giovani colleghi. In questo libro ripercorre le tappe di un’esistenza votata al coraggio e soprattutto alla segretezza, che deve essere mantenuta anche nei confronti dei propri cari. E’ un susseguirsi di avvenimenti sia in Italia sia all’estero e, il Comandante Alfa, ci trascina nel cuore dell’azione, svelando la vita, l’addestramento e le missioni ad alto rischio di un fondatore del GIS. C’è in queste pagine la storia di un giovanissimo castelvetranese, si arruola a diciassette anni, che si dedica senza se e senza ma allo stato e alla patria. Amici che erano presenti all’incontro con il Comandante Alfa a Ciserano, il paese dove abito, mi hanno descritto il personaggio come persona di grande carisma e grande comunicatore che ama stare in mezzo alla gente, anche se non ha potuto mostrare il volto, nascosto nel mephisto, il passamontagna nero che copriva anche la bocca. Io ho trovato nel libro delle pagine sorprendenti e dense di emozioni che giustificano il fregio della Croce d’oro ottenuto dopo quarantasette anni di una carriera militare professionalmente travagliata e piena di rischi. Molto interessante.


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Il mondo di Isabel Allende

di Celia Correas Zapata

In questo libro, edito nel 1998, l’Autrice, Celia Correas Zapata confeziona una lunga chiacchierata con Isabel Allende che, scrivendo il prologo, introduce il lettore a bendisporsi. Ho scritto, di proposito,  chiacchierata perché non è una semplice intervista ma è una lunga discussione sul vissuto della scrittrice Cilena attraverso la sua opera letteraria. C’è, nel libro, tutto sulla sua vita, gli amori, il vivere, il dolore, l’allegria e la simpatia insomma c’è proprio il mondo di Isabel Allende e non c’è titolo più azzeccato di questo. Isabel si racconta in modo schietto senza nascondere nulla del suo vissuto e delle sue scelte. Ho letto molto di Lei e perciò mi è piaciuto confrontare le mie impressioni con quello che sostiene, Lei stessa, in questo testo. Ho ritrovato la sua impertinenza, il suo impegno femminista, l’umorismo, il sarcasmo, il dolore e il senso dell’amicizia, speciale, come quello che c’è con l’Autrice di questo pamphlet.  E’ stata una bella lettura.

 

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L'uomo del labirinto

di Donato Carrisi

La protagonista di questo nuovo thriller di Donato Carrisi, l’Autore, è Samantha Andretti una “figlia del buio”. Bambini e bambine che sono stati rapiti e poi segregati in luoghi oscuri, sepolti vivi in nascondigli sotterranei dove la luce non riesce ad arrivare, soli con loro stessi e con i loro carnefici. Dopo quindici anni il corpo di Samantha viene ritrovato sul ciglio di una strada di campagna da un bracconiere, le sue condizioni sono disperate ha una gamba rotta, è in stato di shock e nuda. Chi, invece, si castiga per scoprire una possibile verità è Bruno Genko, un investigatore privato ingaggiato dai genitori di Samantha appena scoperta la sparizione della figlia.  Bruno, un uomo ammalato gravemente che non ha niente da perdere, ha saputo del fatto e vuole risolvere il caso, catturare il colpevole, prima della polizia, mantenendo la promessa fatta ai genitori e rimasta sospesa. Non mancano colpi di scena, azione, e suspense utili per tenere alta l'attenzione. La lettura scorre bene perché la trama è coinvolgente e ben studiata anche se il ritmo non ti lascia un attimo di tregua e che nella conclusione, spiazzando tutti, riconferma Donato Carrisi maestro del thriller psicologico.

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Quando

di Walter Veltroni

In questo libro Walter Veltroni, l’Autore, parla di una generazione in cui mi sento di appartenere perciò in esso ho provato emozioni che raramente mi sono capitate di provare. La storia raccontata è quella di Giovanni, un ragazzo di vent’anni pieno di speranze e di sogni, che partecipa con la fidanzata Flavia al funerale di Enrico Berlinguer e nel clima di grande partecipazione e commozione è colpito da un bastone su cui è innalzato uno striscione di saluto al grande Segretario del Pci. Giovanni entra in coma e per trentatré lunghissimi anni dorme profondamente. Quando, Giovanni si risveglia, trova una suora, Giulia, poco più giovane di lui, che con l’uomo addormentato ha costruito un rapporto muto, di protezione, di vicinanza, di grande affetto. Giulia e la psicologa Daniela, saranno incaricate a traghettarlo in un mondo che è completamente trasformato e soprattutto in un luogo in cui non esistono più il comunismo, il partito e i compagni. Nel romanzo ci sono pagine molto intense, piene di rimpianto, dove anch’io mi ritrovo con Giovanni e Walter Veltroni immerso tra canzoni, romanzi, film, passeggiate per Roma, citazioni di libri amati, ricordi di gioventù e tanta nostalgia. D’altronde credo di essere cresciuto così, tra piccoli stimoli e sonni profondi, rimpianti e improvvisi risvegli e nella lettura sono riuscito a cogliere e a provare le tante sfumature della storia. Daniela Giulia sono diventate, durante la lettura, due donne speciali anche per me. Grazie Walter!

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Ogni storia è una storia d'amore

di Alessandro D'Avenia

L’argomento di questo libro, difficile da recensire, è l’Amore e il filo conduttore dei racconti proposti è il quesito: “L’amore salva?”. Alessando D’avenia, l’Autore, ci racconta storie drammatiche che hanno per protagonisti gli artisti e le loro donne. Sono storie particolari che vanno di là dalla biografia ed è composto di trentasei storie di donne che hanno amato, a volte fino alla follia, i loro uomini o li hanno disprezzati rifiutando il loro amore. A dividere ogni triade di storie ci pensano le varie tappe del racconto di Euridice e Orfeo narrato nelle Metamorfosi di Ovidio e analizzato da D’Avenia talvolta, con commenti personali anche molto profondi e coinvolgenti e in cui, l’Autore, cerca di trovare a tutti i costi in ogni storia un nesso con la vicenda mitologica. Il libro ha anche un tema interessante, specialmente per le donne, la cui figura è uno degli obiettivi del testo ed è elogiata per la sua abnegazione. Io non sono stato molto coinvolto dalle idee dell’autore, anche se ho apprezzato la sfilata di ritratti e racconti proposti.

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La forza imprevedibile delle parole

di Clara Sánchez

In questo libro, Clara Sánchez, ci trasmette le inquietudini di una donna rimasta sola dopo la partenza delle figlie. Natalia, queste è il nome della nostra protagonista,  insicura e vittima di una vita monotona è alla ricerca di emozioni capaci di stravolgere un matrimonio noioso, un marito presente ma, di fatto, assente e incapace di colmare quel vuoto lasciato dalle figlie. Questo desiderio di riscatto dalla vita piatta e logora che sta svolgendo la conduce ad un'elegante festa a casa dell’amica Matilde dove si invaghirà dell’avventuriero Raul, un uomo affascinante e alquanto misterioso, in grado di scuotere il suo intelletto, ma soprattutto ad emozionarla. Così comincia questa storia ma dove inizia, finisce, almeno per me,  perché ho avuto l'impressione che manchi una parte di racconto. Infatti, i fatti che si avvicendano ci fanno conoscere altri personaggi e un accavallarsi di intrecci ed incontri molto sospetti, uomini soli, donne malinconiche, mariti traditi, tutti legati tra loro da un filo invisibile che non capisco dove vogliano andare a parare ma che, di fatto, rimangono tutti sospesi nel nulla finale.  Insomma poteva accadere di tutto ma non succede quasi nulla e  ci vuole molta fantasia per afferrare  il finale della storia. Deludente!

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Negli occhi di chi guarda

di Marco Malvaldi

Questa volta Marco Malvaldi, l’Autore, ha lasciato al Bar Lume i suoi amici vecchietti e si sposta nella splendida tenuta di Poggio alle Ghiande, nella Maremma Toscana. Dove i proprietari, i gemelli Zeno ed Alfredo Cavalcanti, hanno una questione che deve essere risolta, si tratta dell’eventuale vendita del podere. I due, in disaccordo sulla vendita, stabiliscono che la decisione sarà presa da chi, dei due, vivrà più a lungo. Decidono, così, di interpellare un genetista, Piergiorgio, e una filologa, Margherita, che nella tenuta discuteranno anche con altre persone che lì ci abitano o ci passano le vacanze, come affittuari. Perciò, il Lettore, conoscerà: un musicista ormai in pensione con la moglie, un'anziana professoressa di chimica, un meccanico di box di Formula 1, una casalinga da poco lasciata dal marito per una donna più giovane; vi sono poi i curatori della vendita della tenuta all’holding cinese, l'architetto Giorgetti e l'ingegner De Finetti, e naturalmente, il domestico polacco Piotr e il custode, Raimondo Del Moretto che, una mattina, sarà trovato morto in mezzo ad un incendio. Si tratta, però, di un omicidio cui, qualche giorno dopo, ne seguirà un altro. Piergiorgio e Margherita, che nel frattempo sono diventati una coppia innamoratissima, coadiuveranno il colonnello Valente della Forestale per la soluzione del duplice omicidio che arriverà in modo imprevedibile e originale, da “giallo” classico, e che l’Autore arricchirà con la spiegazione posta alla fine del volume.  Senz’altro è una lettura d'evasione ma di qualità.

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Prendiluna

di Stefano Benni

In questo libro Stefano Benni, l’Autore, ancora una volta dà libero sfogo alla sua genialità e con la sua solita ironia riesce a rappresentare la realtà, a tratti inquietante, piena di pecche e mancanze della nostra società.  Prendiluna, anziana settantenne, è una docente d’italiano in pensione che una notte come tante sogna Ariel, un vecchio bianco gatto passato a miglior vita che le assegna una missione, trovare dieci Giusti cui affidare i suoi dieci gatti. Lo scopo della missione sarà di evitare che l’umanità sparisca da un momento all’altro. Inizia così un viaggio strambo e fantasioso, popolato da personaggi affascinanti e da animali impertinenti. Contemporaneamente due suoi ex alunni, Dolcino e Michele, scappano dal manicomio in cui sono ricoverati da anni. Hanno sognato l’incarico ricevuto dalla loro insegnante e scoperto che una volta concluso l’impegno preso, Prendiluna, incontrerà il Diobono cui devono “dirne quattro” affinché si convinca del male che ha arrecato alla Terra.  Il finale è il pezzo migliore, era da tanto tempo che non ridevo così di gusto leggendo un libro, Benni v’introduce, con un espediente perfetto, un sogno leggero e diretto come solo la realtà può essere trasformando il tutto in un misto di sconclusionata favola moderna e di allucinato incubo horror a occhi aperti. Finisco dicendo che il libro ha guizzi d’inventiva pungenti e staffilate ben assestate alla nostra società tutta presa dal consumismo e dalla realtà virtuale. Da scialare!

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La parrucchiera di Pizzuta

di Nino Motta

La protagonista di questa vicenda, raccontata egregiamente da Nino Motta, è Rosa Lentini una quarantenne che, improvvisamente, decide di diventare investigatrice. Rosa si trova in Sicilia, dove sta decidendo di chiudere con il suo recente passato, oltre il matrimonio, da cui ha avuto una figlia, vuole finirla anche con la sua grande passione, la filologia. Infatti, specialista di Petrarca, ritornata da Milano nella sua Sicilia, ritiene che la sua carriera universitaria si sia arenata visto l’esito alquanto discutibile degli ultimi concorsi accademici.  Rosa, in un momento di riflessione ha capito che ormai conviene cambiare, deve cercarsi un diversivo e così, tra l’oggi e il domani, deciderà di prendere un’aspettativa dall’università e, insieme alla madre, donna Evelina, torna alla natia casa di famiglia, a Pizzuta, un paesino vicino a Siracusa. Improvvisamente, come colta da una folgore estiva, stabilisce di indagare sulla morte di una parente alla lontana, Nunziatina Bellofiore, la parrucchiera del titolo, nata a Pizzuta nel ’36 e uccisa vent’anni più tardi. Un omicidio remoto, rimasto senza colpevole ma che ancora odora di omertà. La stessa madre di Rosa, che pure in alcuni arguti passaggi del romanzo la affiancherà nelle indagini, ritiene che sia comunque meglio lasciare in pace i morti. Rosa, anche a costo di mettersi nei guai, inizierà a chiarire questa fumosa e remota vicenda suscitando anche molta curiosità in chi legge. Il libro è ben scritto, anche se Paolo Di Stefano, stavolta, si firma con lo pseudonimo di Nino Motta, ha cercato anche lui un diversivo e devo ammettere che è riuscito nel suo intento, insomma si è divertito ad applicare la filologia, credo la sua passione, alla cronaca nera e al costume locale con buoni risultati. Oltre che piacevole, ha consentito alla vicenda, di essere molto interessante. A me è piaciuto.

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La Strega

di Camilla Läckberg

Torna, con una nuova storia, la Läckberg e subito ci si ritrova a Fjällbacka, con Erica e Patrik. Questa volta, la vicenda ruota sulla scomparsa di una bambina di quattro anni, Nea, il cui corpo viene trovato qualche ora dopo nel bosco. Subito gli abitanti del posto sono scagliati verso un delitto analogo di trenta anni prima, quando un’altra bambina, Stella, fu brutalmente uccisa. Proprio in quei giorni, Marie, una delle due adolescenti che confessarono il delitto, poi ritrattato, è tornata in paese. Marie è diventata una star di Hollywood ed è tornata a Fjallbacka per girare un film su Ingrid Bergman. La scrittrice Erika Flack è alle prese con un nuovo libro, dedicato al caso della piccola Stella. Contemporaneamente suo marito Patrick indaga sulla morte di Nea. I due casi iniziano a intrecciarsi. Per ingarbugliare maggiormente la vicenda, la Läckberg per non farsi mancare niente, inserisce anche un tragico avvenimento del 1672. Quest’ultima vicenda riguarda una giovane, Elin, rimasta vedova di un pescatore e con una bambina piccola da crescere costretta ad andare ad abitare, come serva, presso la sorellastra, Britta, che era sposata con il pastore Preben, proprio nel periodo più cruento della caccia alle streghe. Elin è un personaggio ben caratterizzato, che colpisce il lettore, anche se le pagine dedicate alle vicende che si svolgono nel Seicento sono più concise rispetto alla narrazione principale. Alla fine del romanzo capiremo come la storia della donna del 1672 sia collegata al resto degli eventi narrati nel romanzo. Con questa nuova storia, l’Autrice, conduce il Lettore oltre la trama del giallo ed ha, anche, l’abilità di mostrare temi di grandissima attualità come la condizione, spesso tormentata, dei giovanissimi, o il tema arduo dell’immigrazione e ancora più l’integrazione dei migranti perfino in un paese evoluto come la Svezia. Non riesco ancora a definire “capolavoroun libro della Läckberg, ma sicuramente siamo di fronte ad un ottimo thriller, piacevole, forse un po’ troppo prolisso ma scorrevole e avvincente.

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Caravaggio

Vita sacra e profana

di Andrew Graham-Dixon

In questo libro Andrew Graham-Dixon, l’Autore e ultimo biografo di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, si sofferma sulla sregolata brama sessuale del pittore e sulla sua esistenza condotta tra “Sacro e Profano” che ha condizionato enormemente la sua vita stessa. Infatti, l’Autore focalizza la sua attenzione soprattutto sull'ultimo periodo della vita del pittore morto a Porto Ercole nel 1610. Nel 1606 Caravaggio aveva ucciso a Roma il giovane Ranuccio Tommasoni da Terni. A differenza di quanto ci è stato tramandato, l'omicidio non fu commesso né per un debito non pagato né a seguito di una lite nata durante una partita di pallacorda. Il vero motivo fu passionale, Tommasoni avrebbe sfidato a duello Caravaggio perché quest'ultimo l'aveva disonorato. Il pittore, suggerisce Graham-Dixon che cita alcuni documenti recentemente scoperti negli archivi romani, avrebbe avuto una relazione con Lavinia Giugoli, moglie di Tommasoni, «C'era un'antica ostilità tra i due» ha dichiarato l'Autore - «e Tommasoni volle che ad assistere al duello ci fossero anche suo fratello e suo cognato. Ciò dimostra che si trattava di una lite d'onore». Dalla relazione extraconiugale tra Caravaggio e Lavinia sarebbe nata anche una bambina. Pochi mesi dopo la morte di Tommasoni e la fuga di Caravaggio da Roma, Lavinia avrebbe dato in adozione la bambina e lei si sarebbe trasferita a Firenze. Sebbene provenisse da un’agiata famiglia, Tommasoni era stato ripetutamente fermato dalla polizia papalina in compagnia di prostitute e segnalato come il loro protettore.  Durante il suo soggiorno a Roma anche Caravaggio esercitò la professione di lenone e per questo si attirò l’ira del rivale. L’autore rivela inoltre che Caravaggio riuscì a sottrarre dalla protezione di Tommasoni Fillide Melandroni, una delle prostitute più quotate di Roma e che divenne la musa del pittore comparendo in molti suoi celebri quadri. Il libro si sofferma, inoltre, anche sulle vere cause dell'arresto di Caravaggio a Malta, dove era fuggito dopo l'omicidio di Tommasoni. Il pittore fu arrestato perché aveva aggredito Fra Giovanni Rodomonte Roero, uno dei più importanti cavalieri dell'Ordine di Malta. Lo testimoniano i documenti deteriorati che lo studioso Keith Sciberras è riuscito ad analizzare grazie alle più moderne tecnologie ai raggi X. Lo stesso Roero, dopo la scarcerazione di Caravaggio nel 1609, avrebbe inseguito l'artista fino a Napoli. Lo sorprese nell’Osteria del Cerriglio – una taverna frequentata abitualmente da omosessuali - e qui lo ferì gravemente sfigurandolo. Caravaggio non si sarebbe mai ripreso dalle ferite inflittegli dal rivale e un anno dopo sarebbe morto prematuramente all'età di 39 anni. Il pittore, afferma Andrew Graham-Dixon, era solo un uomo violento che viveva in un'epoca violenta e la cui tragica storia è stata certamente una delle più straordinarie mai vissute da un'artista. È una storia meravigliosa fatta di chiari e scuri così come le sue meravigliose opere, che il libro offre in modo più che soddisfacentemente tanto che la lettura è scorrevole e senza approfondimenti esagerati sulla tecnica dei suoi capolavori.
 

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Le tre del mattino

di Gianrico Carofiglio

In questo nuovo libro Gianrico Carofiglio, l’Autore, mette al centro della vicenda, ambientata quasi interamente a Marsiglia, il rapporto tra un figlio e un padre. Un giovane diciottenne, Antonio, dopo aver avuto diversi episodi da bambino di epilessia, si ritrova lì per un controllo medico. In concreto, dopo un periodo di cura durato quattro anni, l’illustre neurologo dovrà ultimare, in via definitiva, le sue difficoltà. Infatti, il luminare, per dichiararlo per sempre guarito, gli suggerisce di stressare il suo fisico al massimo, arrivando a proibirgli di dormire per due notti di seguito. Antonio, in questo viaggio, è accompagnato dal padre, un professore di matematica, separato dalla madre da qualche anno. I due non hanno mai avuto momenti di confidenza e, in questo viaggio, dove sono costretti a trascorrere questo tempo insieme, decidono di inoltrarsi per le strade buie del centro città dove sono allocati vari locali notturni che rimangono aperti fino a tarda notte. Così, pur di rimanere svegli, entrando e uscendo da un locale all’altro, incontrano personaggi ambigui e situazioni un po’ particolari ma, in realtà, per entrambi, diventa l’occasione giusta per conoscersi meglio. Tutto cambia, i giudizi, le percezioni, i punti di vista anche sugli eventi della loro vita, si scoprono differenti e trovano affinità e attitudini che non avevano mai costatato prima. Il figlio si ritrova così un padre diverso da come aveva creduto e inizia finalmente ad accettarlo e apprezzarlo. Carofiglio, ancora una volta, ci accompagna con questo breve racconto, intenso e intimo, a scoprire e risolvere l’incomunicabilità che spesso è alla base del rapporto tra padri e figli. Devo dire che ho letto un bel libro e una storia di grande attualità.

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Metti via quel cellulare

di Aldo Cazzullo con Rossana e Francesco

In questo libro Aldo Cazzullo, l’Autore, ha un vivace scambio di opinioni e modi di vedere con i suoi figli, Francesco e Rossana, che non esaminano, nella loro discussione, solo il dispositivo in questione ma principalmente il rapporto con la rete da parte di due diverse generazioni.  Il dialogo, dove ognuno esprime il suo punto di vista sull’uso della rete, spinge il lettore più anziano, come me, a ben valutare le riflessioni e considerazioni dei figli, che sono molto argute e certamente intriganti, tanto da concordare in molte delle loro osservazioni. Aldo Cazzullo che aveva cominciato il suo libro con un invito ai propri figli “Metti via quel cellulare” e a non vivere con gli occhi bassi sul telefonino, alla fine ci porge la riduzione della distanza fra le due opposte posizioni che si avvicinano, addirittura arriva a promettere che “per Natale potrebbe arrivare l'iPhone 7” ma affettuosamente, i figli lo informano che sta già uscendo l'iPhone 8. Niente di eccezionale ma la lettura è scorrevole oltre che piacevole e offre uno spunto molto bello per molte riflessioni, specialmente nel rapporto genitori figli. Da leggere.

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Tempo da Elfi

di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

Avevo letto un altro tipo di libri di Francesco Guccini ma non pensavo che anche lui si cimentasse a scrivere dei thriller, in questo libro lo fa con Loriano Macchiavelli e scopro anche che non è la prima volta. La vicenda ha per protagonista Marco “Poiana” Gherardini, ispettore della Forestale, impegnato in un’indagine che si prospetta la più complicata della sua carriera e che potrebbe essere, anche, l’ultima. L’ispettore è pronto a perdersi nel bosco per individuare la direzione giusta per la sua investigazione. Io, nel frattempo, scopro l’insediamento sulle montagne tosco-emiliane di sparute comunità neo hippy, autonominatisi Elfi, mentre l’ispettore Poiana scopre che ci sono stati due spari e un cadavere. Si tratta di un giovane elfo, rinvenuto sfigurato ai piedi di un dirupo, senza che di lui si sappia nulla né il passato né il nome. Capirà subito di trovarsi di fronte all’indagine più importante della sua carriera, un caso nel quale giungerà a sospettare anche dei suoi amici più cari e vicini. L’intreccio narrativo è intenso e ben orchestrato e il colpo di scena è pronto in qualsiasi pagina tanto da rendere verosimile e gradevole la lettura. Consigliato.

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Pulvis et umbra

di Antonio Manzini

In questo nuovo libro Antonio Manzini, l’Autore, ci presenta il vicequestore Rocco Schiavone, impegnato ad indagare su due casi simili eppure apparentemente inconciliabili ed incompatibili tra loro. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto con un numero di telefono. L'indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. Rocco, questa volta, non si troverà soltanto a guerreggiare con i due casi che si presentano da subito molto complicati, ma dovrà fare i conti con le polveri del passato che non accennano a scomparire, collegate a Marina e ai suoi oscuri legami con amici troppo al limite della legalità, rapporti che saranno esaminati proprio con lo svolgimento dei fatti, e con le ombre che sembrano non volerlo abbandonare. Insomma, in entrambi i casi, Rocco è collocato nel mezzo con la sua persona. La vicenda è ben articolata, le due storie saranno alla fine ben collegate tra loro ma quello che l’Autore vuole rendere evidente maggiormente è la maturazione e la consapevolezza, di Rocco, nel riuscire a comprendere, in modo definitivo, che deve guardarsi le spalle da chi crede amico. Lo consiglio agli amanti del genere.

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Aliti di toponomastica

di Enzo Gancitano

Con quest’altro libro, inviatomi ancora una volta da Enzo Gancitano, ho ripercorso, insieme all’Autore, altre vie della nostra Città. Ho, così, potuto rinnovare le mie poche conoscenze dei personaggi e dei semplici cittadini del passato che con le loro storie hanno conquistato l’intestazione di una via o di una piazza. Ho apprezzato tantissimo il suo impegno per riuscire a scoprire anche l’impossibile e farlo conoscere ai suoi concittadini distratti. Ho guardato con occhi diversi luoghi e simboli di Mazara ed ho trovato una città diversa dai miei ricordi, ho letto storie nuove o più complete di quelle in mio possesso e alla fine non posso, perciò, concordare con Enzo quando afferma che “Tutto passa, ma in questa città sembra che anche la memoria debba essere gettata, come cenere, nelle acque del fiume spiritato”. La passeggiata è stata, ancora una volta, oltre che piacevole ricca di informazioni ed istruttiva tanto da poter dire, insieme all’Autore, “Io conosco questa città” e ringraziarlo ancora. Grazie Enzo!

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I fiumi profondi

di José Maria Arguedas

In questo racconto autobiografico José Maria Arguedas, l’Autore, ci fa conoscere il suo alter ego Ernesto, il bambino protagonista, figlio di un avvocato girovago allevato da vecchie mamme di una comunità “indios”. Il contatto con la natura immacolata e l'essere cresciuto in un mondo primitivo hanno marcato per sempre il suo carattere. Messo in collegio dal padre ad Abancay, Ernesto vive nel ricordo dei suoi amici indios e dei grandi austeri paesaggi che era abituato a frequentare nei suoi viaggi. La vita presente, quella dei compagni bianchi, gli scorre accanto senza toccarlo e gli unici suoi legami con la realtà sono gli oggetti o i volti che gli ricordano la vita felice tra gli indios o risvegliano l'attrazione irresistibile per la natura. Quando ad Abancay esplode il tumulto delle donne di piacere, e scoppia la peste insieme alla rivolta degli indios, Ernesto sembra ritrovare sé stesso e recepisce in questi disordini il segno d'un destino superiore partecipandovi come trascinato da forze magiche. La partenza precipitosa dal collegio è per lui un ritorno alle sorgenti stesse della vita e la ricomposizione di un equilibrio che la violenza dei bianchi ha tentato di compromettere. Il racconto ha la capacità di prenderci per mano e portarci, con riserbo ma con profondità nella vita delle comunità indigene del Perù centrale, nelle foreste intorno a Cuzco riuscendo, non solo, a diffondere le sue esperienze e sistemarle in un quadro più ampio della riflessione politica ma anche a farci conoscere le condizioni delle popolazioni indigene latino-americane. Veramente interessante.

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Bello, elegante e con la fede al dito

di Andrea Vitali

Dopo qualche lettura un po’ più impegnativa è normale cercare qualcos’altro che riesca a donarti qualche ora di serenità. Andrea Vitali te lo permette con questa commedia degli equivoci ambientata, come suo solito, sulle sponde del lago di Como, microcosmo di tante realtà e verità racchiuse in pochi e preziosissimi spazi, con viste mozzafiato e personaggi bizzarri. La trama è ben costruita, si districa su diversi piani temporali e, nella parte centrale, presenta una lungo rievocazione della gioventù di Rosa, la protagonista, che narra la sua tormentata relazione con il promettente calciatore del Lecco Salvatore Locitri, personaggio inventato dall’Autore, ma collocata nella stagione calcistica 1956/57 che ha visto la squadra, effettivamente, promossa in serie B. In questo momento vi sarete chiesto chi è il “Bello, elegante e con la fede al dito” ebbene questo è l’altro protagonista cioè Adalberto Casteggi, un oculista che fa il pendolare da Milano a Bellagio che si innamora di una sua paziente, proprio, di Rosa Pescegalli. La lettura risulta piacevole, la trama è ben costruita e la serenità è assicurata. Buona lettura!

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Il racconto dell'ancella

di Margaret Atwood

Suggerito da un’amica, è il primo libro che leggo dell'Autrice canadese Margaret Atwood. La società futura immaginaria che ci descrive è orribile, una realtà devastata, forse dopo un incidente nucleare-atomico, dove è venuta a mancare la fertilità e le poche donne che possono ancora essere in grado di generare figli, sono obbligate dai dominatori, seguendo il precetto biblico della Genesi 30,1-4 secondo cui i mariti qualora avessero mogli sterili, potevano copulare con le proprie serve e procreare con loro. Quelle che non si piegano sono mandate a smaltire rifiuti tossici, altre che non servono allo scopo sono assegnate al ruolo di domestiche definite Marte oppure, se sono abbastanza devote alla causa, di educatrici delle ancelle. In definitiva le ancelle vivono in una società dove tutto, sguardi compresi, sono proibiti, pena la morte. La loro unica funzione è dare figli alla casta dominante cioè i Comandanti e le loro mogli. L’intero sistema, inoltre, è severamente disciplinato dagli Occhi, membri dei servizi segreti, dagli Angeli appartenenti ai soldati e controllato capillarmente, secondo regole da fanatismo religioso, e adattato alle esigenze della classe reggente. La nostra protagonista, Difred, è perciò costretta ad annullare la propria personalità e ad accettare le attenzioni e i capricci del Comandante che, in questo modo, vuole affermare il suo controllo e il suo potere. La storia finisce con la fuga di Difred ma senza conoscerne la conseguenza. L’epilogo, infatti, avviene alcuni secoli dopo quando sono ritrovate le registrazioni che studiate dagli storici, saranno trascritte.  Il libro è ben scritto e si fa leggere con facilità, anche se, in alcune pagine l’ho trovato un po’ prolisso e ripetitivo. Comunque lo consiglio.

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MEDITERRANEI

di AA.VV.

Quello che ho appena finito di leggere non è un libro ma un compendio di brani, raccolti nel n. 6/2017 della rivista geopolitica Limes, ed ha, come oggetto, il Mediterraneo e per titolo “Mediterranei” perché esamina il Mare Nostrum nei suoi molteplici aspetti evidenziando le sfide, ma anche le notevoli opportunità, che l’Italia deve cogliere per tornare centrale nella regione e pesare di più in Europa. In un periodo come questo dove la fanno da padrona gli sbarchi degli immigrati e i summit per bloccarli sembra che né la storia né la geografia abbiano insegnato al nostro Paese a essere una potenza marittima, anzi il mare è percepito come fonte di problemi più che di opportunità. Infatti, in questo numero non sono analizzati solo gli aspetti concernenti, le migrazioni, l’economia e la demografia, ma principalmente sono messi in evidenza le dinamiche politico-istituzionali, il confronto militare, l’ambiente e l’energia viste come opportunità che l’Italia deve cogliere per tornare centrale nella regione e pesare di più in Europa. Questo compendio è proprio apprezzabile perché ci permette di vedere nel profondo le varie dinamiche e amplia la nostra visione sulla complessità delle relazioni e degli interessi che indicano una situazione in continua evoluzione. Molto interessante, da leggere.

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Tra mare e terra

Aliti di toponomastica et alia

di Enzo Gancitano

Ancora una volta Enzo Gancitano, l’Autore di questo libro, inviandomene una copia mi ha voluto come compagno di questa passeggiata per le vie della nostra Città. In questo cammino Enzo mi espone la storia di Mazara anche se frammentata, come rileva lui stesso, tramite “le targhe viarie che costituiscono il forziere delle vicende storiche della città”. A fine lettura devo ammettere che Enzo non solo è riuscito a stimolare la mia curiosità ma mi ha fatto apprezzare principalmente il valore di tutti personaggi cui sono intitolate le vie e le piazze del cammino fatto insieme rassicurandolo che quando ritornerò a Mazara avrò cura di sollevare gli occhi verso l’alto per leggere le lapide viarie. Quando avevo letto “Per le strade di Mazara”, il libro era stato per me un viaggio nei ricordi invece in quest’altro libro ho gradito maggiormente la storia dei personaggi e gli avvenimenti. Tengo a precisare che la mia unica fonte per la conoscenza del territorio e della storia mi arriva da Enzo non avendo mai letto nulla, tranne alcune brevi note, degli altri Storici Mazaresi. Pertanto ho l’obbligo di ringraziare Enzo Gancitano per avermi erudito e fatto ammirare la mia Città non soltanto come luogo natio. Grazie Enzo!

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Torto marcio

di Alessandro Robecchi

In questo nuovo romanzo di Alessandro Robecchi, ritroviamo la piacevole compagnia d’investigatori conosciuti nel precedente libro cioè i due “investigatori per caso” Carlo Monterossi e Oscar Falcone e i due poliziotti Carella e Ghezzi, costretti anche loro, in questa indagine, a lavorare di nascosto.
Questa volta ci si schiudono davanti tre storie che riguardano personaggi differenti. I mentre i poliziotti sono impegnati a risolvere un’indagine per trovare il famigerato “killer dei sassi”, Monterossi e Oscar sono coinvolti nella ricerca di una preziosa collana rubata alla madre di un’amica inoltre, i poliziotti si ritrovano sulla loro strada un ragazzo che vive, precariamente, in un casermone della periferia di Milano attorniato da indigenti, immigrati e bande criminali. Le vite di questi personaggi cominceranno, lentamente, ad incontrarsi e finiranno per incastrarsi. L’indagine poliziesca, intanto, svela retroscena inquietanti e riporta alla luce eventi di un lontano passato che sembrava sepolto e sbiadito nei ricordi. Infatti, la Milano bene, quella dei quartieri ricchi, della gente che si è conquistato un posto nella società che conta è rappresentata da due noti personaggi che sono stati ammazzati a colpi di pistola, e, da un ricco e losco trafficante ucciso allo stesso modo. I due poliziotti s’inoltrano in uno dei più popolosi e degradati quartieri della periferia milanese scoprendo una verità sepolta da anni di omertà e di silenzi. Invece i due investigatori, Monterossi e Falcone, scoperchieranno l’altro delitto della Milano Centro, dove la finanza spregiudicata e l’ostentazione del benessere la fanno da padrona. L’amara conclusione è che la giustizia difetta, tutti hanno torto marcio ma chi vince, alla fine, saranno sempre i più forti e i più potenti. Un po’ più lento, specialmente all’inizio, ma piacevole anche questo. Consigliato.

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Il nemico che gioca con i nomi

di Paolo Negro

In questo libro Paolo Negro, l’Autore, ci proietta in una serie di fatti che gradualmente si complicano e si aggrovigliano fino a mostrare una trama alquanto ampia e intricata. Il ventotto giugno due fratelli nati a Rosazza, un paesino sulle Prealpi biellesi, perdono la vita. Nello stesso giorno e nella stessa ora ma in luoghi diversi: Assuan e New York. E anche se la coincidenza appare molto strana i due casi sono chiusi in fretta e furia. John Demichelis, funzionario dell’ambasciata italiana di Washington incaricato di riportare in Italia la salma di uno dei due fratelli, non è convinto della versione ufficiale data da chi sta più in alto di lui ed inizierà così ad indagare, grazie anche all’aiuto di Nathalie, la sua fidanzata, e di Lidia, cugina dei due defunti fratelli. Infatti, da quando John sale sull’aereo diretto a Rosazza, non ci sarà più un momento di pausa perché quello che poteva sembrare un semplice paesino in realtà nasconde segreti impossibili che partendo da Napoleone Bonaparte collega l’antico Egitto con l’Italia e perfino con l’Isis arrivando anche a congiungerci uno spartito di Guido d’Arezzo. Comunque l’atmosfera, che l’Autore, ha creato si presenta molto spettacolare ed è accompagnata da un minuzioso utilizzo di dettagli sui luoghi di azione che diventano i veri protagonisti della storia, luoghi distanti tra loro ma accumunati dallo stesso intreccio e dagli stessi inquietanti misteri. Nessun luogo come anche nessuna frase è stata messa a caso e alla fine tutti i pezzi del mosaico, apparentemente difficili, si ricompongono e la vicenda si rivelerà più semplice di quanto si credeva inizialmente grazie proprio al linguaggio ricercato e allo stile descrittivo utilizzato dall’Autore.  

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Nel segno dei padri

La storia di Guglielmina e Peter

di Giacomo Marinelli Andreoli

In questo libro Giacomo Marinelli Andreoli, l’Autore, racconta una triste vicenda avvenuta a Gubbio durante il secondo conflitto mondiale, ma il nucleo del suo testo è l’incontro tra due persone. Due orfani della Seconda Guerra Mondiale, Guglielmina e Peter, Lei, figlia di Vittorio Roncigli, una delle vittime della più grave rappresaglia in Umbria nel periodo dell'occupazione nazista, avvenuta il 22 giugno 1944; Lui, figlio di Kurt Staudacher, ufficiale medico nazista ucciso due giorni prima in un bar di Gubbio, la cui morte provocò proprio l'Eccidio dei quaranta Martiri. Sessant’anni dopo, le vite di Guglielmina e Peter s’intrecciano, il caso li ha fatti incontrare e li ha resi simboli di riconciliazione per colpe che non furono le loro. Un’amicizia epistolare che, nata quasi per caso nel 2004, si è prolungata per otto anni diventando importante per gli scambi continui di emozioni e memorie. Un avvenimento minore, forse, rispetto alla grande Storia della seconda guerra mondiale ma proprio per questo molto interessante. La storia è stata raccontata da Guglielmina all’autore che poi, alla sua morte (avvenuta il 5 febbraio 2012) gli ha lasciato le lettere che si erano scambiate con Peter chiedendo che la storia di quell’incontro non andasse perduta. Una bella vicenda di riconciliazione, una pagina di amicizia, umanità, solidarietà, un fatto di grande attualità per il messaggio universale che trasmette sia con le parole sia con l'esempio dei suoi protagonisti. Da leggere.

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La rete di protezione

di Andrea Camilleri

In una Vigàta trasformata in set cinematografico stile anni cinquanta, il commissario Montalbano è alle prese con due vicende apparentemente lontane una dall’altra. Da una parte troviamo delle vecchie pellicole che, anno dopo anno immortalano sempre lo stesso muro, nel medesimo giorno e alla stessa ora. Dall'altra vediamo un’incursione, con tanto di pistole e maschere di Anonymous, in una scuola media. Nel primo caso, l’enigma è racchiuso in sei vecchi filmini superotto ritrovati nella soffitta, di casa sua, dall’ingegner Ernesto Sabatello. Un muro ripreso, da suo padre, ogni 27 marzo dal 1958 al 1963 dalle ore 10.25 del mattino per alcuni minuti e che si domanda il motivo che ha spinto il padre a filmare un muro bianco per sei anni. E intanto che Montalbano si lascia trasportare dalla curiosità di scoprirne la verità, un’altra vicenda infiamma Vigàta. La classe del figlio di Mimì Augello è presa d’assalto da due uomini armati. Non ci sono vittime ma, quel giorno, lui è presente e per evitare il peggio, deve controllarsi, impedirsi di reagire alla violenza, proteggere. Per capire cosa è davvero accaduto, Montalbano dovrà addentrarsi in un mondo per lui oscuro, quello dei giovani che pur stando insieme, ciascuno, è impegnato con i tasti del proprio cellulare persi nel loro, mondo senza barriere, fatto di social network, amicizie virtuali e interconnessioni, che invece sono terreno fertilissimo proprio per disagio e solitudine. Andrea Camilleri, in questo nuovo episodio, si prende lo sfizio di trattare un tema giovanile e delicato come il bullismo e lo fa organizzando nella sua “Rete di protezione” intrecci sorprendenti, risolti da vero “maestro” di umanità, quell’umanità che spesso è presente nei suoi scritti. Leggetelo.

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Di rabbia e di vento

di Alessandro Robecchi

Consigliato da un amico, è il primo libro che leggo di Alessandro Robecchi e costato subito che la sua scrittura è ricca, eccessiva, barocca, a volte anche ampollosa, ma lo trovo simpatico e la trama regge abbastanza bene. Il racconto, del genere giallo, è interessante e avvincente. La vicenda si svolge a Milano, stranamente ventosa e arrabbiata, e il protagonista è Carlo Monterossi, produttore e autore televisivo, nominato dall’Autore a paladino delle cause perse, sempre con una vena sottile d’ironica malinconia. Il romanzo inizia con uno strano delitto, un gestore di un salone automobilistico per ricconi è ucciso a revolverate e, subito dopo, per poco non è fatto fuori anche un poliziotto che, travestito da frate, passava per caso da quelle parti.  La mattina dopo è trovata uccisa con particolare ferocia Anna, una donna bella ed elegante, che Monterossi ha incontrato per caso e che viene a trovarsi al centro di un mistero investigativo di cui lo stesso Carlo, il poliziotto Ghezzi e la questura di Milano cercheranno di sbrogliare l’intricata matassa. La donna, infatti, subito dopo aver conosciuto Monterossi ed averlo ricevuto a casa sua per un drink, crea con lui un’improvvisa intesa forse generata da due solitudini che si sono incrociate. Nonostante le proposte della bella Anna, Monterossi lascia dei soldi sul tavolo all’ospite ormai addormentata e se ne va, chiudendosi alle spalle la porta di sicurezza del piccolo appartamento che produce un caratteristico “clac” rumore che sarà il leit motiv nel resto del libro.
La vicenda si dipana in un continuo e serrato accavallarsi d’indizi, false piste, vecchi conti ancora non chiusi, ritrovamento di luoghi nei quali in segreto si è svolta parte della vicenda narrata, senza però alcuna risoluzione. Alla fine, però, tutto si ricompone così, il Lettore, si trova affascinato dagli intrighi ottimamente incastrati e dallo stile linguistico e letterario. Bello! Sicuramente ne ricercherò altri.

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I ragazzi venuti dal Brasile

di Ira Levin

Questo romanzo nei primi anni del 1970 suscitò scalpore poiché, per la prima volta, si parla di clonazione che se da una parte può diventare di prezioso aiuto per sconfiggere molte malattie, vista da un'altra parte potrebbe innescare situazioni non facilmente controllabili. Il libro, infatti, ci presenta un gruppo di criminali, ex nazisti, che sognano la nascita di un Quarto Reich. Queste menti bacate, sparse in tutti gli angoli del mondo, finanziano l’idea sibillina del famigerato dottor Mengele. Il medico nazista e torturatore di Auschwitz, tristemente celebre per gli esperimenti su cavie umane rifugiatosi, nel frattempo nella giungla brasiliana, che ha escogitato un folle piano che tende a riportare al potere mondiale la razza ariana. Il progetto prevede l’affidamento di novantaquattro cloni di Hitler a famiglie nordamericane ed europee, avendo l’accuratezza di creare situazioni simili a quelle vissute dal dittatore e, ovviamente, far uccidere metodicamente i padri adottivi quando i cloni-figli raggiungeranno l’età di quattordici anni, la stessa del giovane Adolf quando perse il genitore. A complicare la riuscita di questo diabolico piano ci si mette di mezzo un famoso “cacciatore” di nazisti Liebermann (Wiesenthal?), che, tramite rocamboleschi avvenimenti, riesce a sventare la realizzazione della “pazza idea”. Una buona lettura tra thriller e fantascienza che, ormai, date le attuali conoscenze scientifiche, non ha più il carattere dell’incredibilità.

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UMAMI

di Laia Jufresa

In questo libro pieno di nuove parole Laia Jufresa, l’Autrice, ci porta nella proprietà di Alfonso, un antropologo messicano, che ha costruito una zona a forma di lingua, dove esistono cinque case abitate da cinque famiglie: Dolce, Amaro, Acido, Salato e Umami cinque gusti ma, che cos’è l’Umami? E’ il quinto sapore percepito dalle cellule del cavo orale umano e che in giapponese significa "saporito".  Alfonso abita proprio nella casa denominata Umami.  La storia, che non ha un filo logico e nemmeno una vicenda ben precisa, è ambientata nell’arco temporale che va dal 2001 al 2004 ma non disposta nella successione temporanea bensì saltando tra un anno e l’altro in modo non coordinato. Ciò, inizialmente, fa sbandare il lettore ma alla fine il tutto si assesta. Infatti, pagina dopo pagina, tra sorrisi e commozione, il lettore arriva a comprendere i segreti che mulinano nella vita e nelle menti degli abitanti del comprensorio. Insomma tutto il romanzo è infarcito di umami, quel quinto sapore che comunque, alla fine, ci lascia sospesi tra il passabile e il gradevole. Leggetelo. Ho partecipato ad un incontro di amanti della lettura al “Book Club della Libreria Lettera22 di Mazara del Vallo” un evento imprevedibile molto piacevole e interessante.

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Lo specchio

di Angela Rizzo

In questo libro, Angela Rizzo, supera se stessa perché non è da tutti affrontare argomenti così importanticome la solitudine e la sofferenza. Lei lo fa con questa sequenza di racconti dove, tra realtà e fantasia, riesce a disegnare l’immagine speculare di ogni argomento affrontato e suscitare, nell’animo del Lettore, una riflessione introspettiva peculiare che spinge ad accettare il percorso esistenziale nonostante tutto quello che a esso è legato quali l’allegria o la sofferenza.  D’altronde lo dice la stessa Autrice, introducendoci nel suo percorso, “Il reale è indecifrabile in molti suoi aspetti e spesso il mistero che lo circonda diviene così prepotente da trascinare l’essere in un vortice buio e segreto…”. Angela Rizzo riesce molto bene a trasmettere le proprie sensazioni, a chi La legge, arrivando spesso a coinvolgerlo e, a volte, anche ad incantarlo come fa con la bellissima lettera d’amore scritta troppo tardi. Io non posso altro che dirle: Grazie ed invitare chi segue la mia rubrica a leggere il libro.

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Quieta morte di provincia

di Angela Rizzo

Con questo racconto autobiografico Angela Rizzo ci parla del suo impatto con Mazara del Vallo in cui si trasferisce da bambina e ci fa conoscere le sue problematicità in questo lembo di Sicilia.  Ci narra della sua infanzia e della sua adolescenza caratterizzate dal suo nuovo mondo con immagini di personaggi caratteristici del luogo, le sue abitazioni, le sue amicizie, la scuola, i compagni e le prime esperienze lavorative. Con un linguaggio narrativo immediato e autentico, Angela, ci fa comprendere la sua Mazara di ieri e quella di oggi. Non possiamo non apprezzarne la franchezza e la facilità di fotografare il territorio e il contesto sociale distante dalle sue abitudini originali che l’hanno portata, spesso, all’isolamento, ma Lei si è dimostrata molto tosta riuscendo, insieme a poche persone, a volare sopra quella stagnante palude della vita di provincia. Brava Angela! 

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La valle dei ricordi

di Angela Rizzo

La piccola Spoon River che Angela Rizzo, l’Autrice, ci porge in questo libro ha il merito di farci conoscere un’altra Mazara, una città diversa da come siamo soliti mostrarla. C’è in questo pamphlet un mondo sconosciuto ai più che però, restituisce al Lettore, un quadro di dimenticati dei secoli scorsi parecchio affascinanti e connessi con la nostra città, infatti, alcuni di loro non sono ospitati nel cimitero locale. Sono personaggi, quarantuno, di cui alcuni autorevoli e altri oscuri, onesti e ladri, generosi e avari, costellati da eroismi e delusioni. L’Autrice è brava e la sua poesia riscatta la vita di tutti i personaggi menzionati.  Un grazie particolare, ad Angela, va fatto inoltre, in modo specifico per il ricordo dell’Amico comune: Pasquale.

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Io, trafficanti di virus

di Ilaria Capua

In questo libro ci ritroviamo in una di quelle storie che sembrano incredibili finché non accadono. La protagonista è, nientepopodimeno che, Ilaria Capua una scienziata di valore che isola il virus dell’aviaria, un risultato scientifico di grande impatto, diventa molto famosa e riceve riconoscimenti internazionali. La magistratura, non si sa bene per quale motivo, da anni indagava sulle sue attività e a un certo punto, un giornalista dell’Espresso, procacciatosi alcuni documenti dell’inchiesta, ci costruisce sopra un articolo e sbatte il mostro in copertina. Così una normale attività di ricerca è trasformata in “traffico di virus”.  Esposta così, sembra una storia breve dalla quale la protagonista ne esce, alla fine, benissimo. Non è, però, proprio andata così perché oltre allo stupore e alla paura, subentrano nell’animo della Capua ansia, angoscia e sofferenza che hanno colpito, oltre a lei, anche tutta la sua famiglia. Per chi non si è mai imbattuto in questa problematica, forse non riuscirà a capire tutto ma è veramente difficile dimostrare la propria innocenza specialmente quando all’accusa infamante e mostruosa, che indica la ricercatrice Capua (insieme con altri) come figura spregevole che spaccia e distribuisce, in giro per il mondo, virus si concentrano errori madornali di effettiva ignoranza della materia. Leggendo il libro ci si accorge che c’è una scarsissima cultura scientifica da parte di chi fa informazione e di chi è chiamato a deliberare su questioni scientifiche. Come dice la stessa Autrice, nel sottotitolo, è una “storia di scienza e di amara giustizia”. Ilaria Capua ne esce benissimo, come dicevo prima, ma non è una storia a conclusione felice, perché a causa di una mala giustizia e di una cattiva informazione imperante in Italia, è stata costretta, innocente, ad andare via in America per fare, come sempre, RICERCA. Leggetelo!!!

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La giostra dei criceti

di Antonio Manzini

Questo libro è certamente il romanzo in cui Antonio Manzini mette in ridicolo mondi e stili poco puliti.  La vicenda parla di una rapina e di una grande macchinazione. Quattro strambi delinquenti, della malavita romana, hanno organizzato un furto in banca ma più cose non funzioneranno così come non procederanno, in contemporanea, le bizzarrie di alcuni burocrati che programmano una macchinazione allucinante per risolvere drasticamente il problema delle pensioni.  Nell’uno e nell’altro delle due organizzazioni tutti i membri cercano la stessa cosa, ovverosia, il colpo grosso definitivo che sistemi per sempre ognuno di loro. Infatti, tutti i personaggi coinvolti cercano di distruggere tutto ciò che intralcia il loro percorso, si tradisce uno con l’altro, uccidono senza scrupolo tralasciando qualsiasi ideale pur di arrivare allo scopo prefisso, anche se all’arrivo non troveranno nulla. Ecco è proprio come “la giostra dei criceti” dove gli stessi si affannano tanto a correre senza arrivare da nessuna parte. Con molto humor, Manzini, mette alla berlina i politici, gli arrivisti e persino i preti del corso degli eventi cioè il nostro tempo ed anche se la situazione è drammatica strappa, al lettore, un amaro sorriso riuscendo, nello stesso tempo a farlo riflettere. Non si può non leggere.

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A cantare fu il cane

di Andrea Vitali

Rieccoci a Bellano con Andrea Vitali e con il suo ultimo romanzo, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1937, si sente il grido della signora Emerita Diachini in Panicarli: “Al ladro! Al ladro!” che, avvistato dalla signora e acciuffato dalla guardia Romeo Giudici, è Serafino Caiazzi, un giovane nullafacente, noto per piccoli reati. Al risveglio, il Maresciallo Maccadò, trova una bella matassa da sbrogliare e due persone in ospedale. Tutti ne parlano, anche se nessuno sa nulla, ognuno chiuso nel silenzio delle proprie convinzioni, solo un cane continua imperterrito ad abbaiare la sua verità, nell’attesa che qualcuno lo riesca a capire. Sembra un caso di facile risoluzione e una ghiotta occasione per l’iperbolico corrispondente del quotidiano locale Fiorentino Crispini, da qualche tempo a secco di articoli rilevanti. A complicare la situazione, poi, ci sono la scomparsa del giovane compaesano Filippo Buonavigna e la dipartita del Circo Astra che, attraverso le esibizioni inebrianti di una bellissima principessa eritrea, ha attratto le attenzioni maschili dell’intero borgo per una settimana. Inizia, così, un’accattivante indagine in cui le tresche di paese e i pettegolezzi avvolgono gli sforzi dei carabinieri. Con questo nuovo romanzo Andrea Vitali, ancora una volta e con la sua penna scorrevole, si conferma maestro del genere regalando ai suoi lettori l’ennesima vicenda spassosa e frizzante che si svolge nella Bellano degli anni del regime fascista. La storia è sviluppata in maniera armonica e piacevole. Consigliato.

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La seconda vita di Annibale Canessa

di Roberto Perrone

Nella prima vita Annibale Canessa è stato un eroico colonnello dei carabinieri, spauracchio dei terroristi, ritiratosi disgustato da una carriera luminosa per i contrasti con i servizi deviati. Così si apparta sulla riviera ligure, dove gestisce, con una zia, un ristorante a San Fruttuoso di Camogli. Nella seconda vita si rimette in gioco dopo l'assassinio del fratello, Napoleone, con cui non si frequenta da tanti anni. Il fratello è stato ucciso, da una raffica di Kalashnikov, in un agguato a Milano insieme a Petri un terrorista, membro del gruppo di fuoco più sanguinario delle BR, che nel 1984 era stato arrestato proprio da Annibale. Sono passati trent’anni e l'ex carabiniere è ora costretto a fare i conti con il passato ritorna a Milano e inizia ad indagare dopo aver ritrovato la sua rete di collaboratori. Così, il lettore, scopre tutte le sue avventure del passato, i servizi deviati, le belle ragazze, i killer della camorra, i giudici ambiziosi, gli arsenali nascosti, gli avvocati spregiudicati, e i maniaci sessuali. Un’umanità variopinta che anima un collage nel quale s’incrociano diverse vicende. La storia è interessante così come la ricostruzione degli anni del terrorismo e di tangentopoli per quanto, devo confessarlo, all'inizio ho trovato un po’ di difficoltà a collocare i diversi protagonisti. 

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L'ottico di Lampedusa

di Emma Jane Kirby

Questa storia è tratta da un fatto di cronaca che forse non tutti ci ricordiamo, era il 3 ottobre 2013, e un naufragio con centinaia di morti avvenne a Lampedusa. Carmine, che di lavoro fa l’ottico, e vive a Lampedusa si trovava, quel giorno, in barca insieme ai suoi amici per una battuta di pesca e godersi il mare di ottobre, sentito le grida, si avvicinarono nel punto, dove era avvenuto il naufragio, subito si accorsero che centinaia di persone lottavano per tenersi a galla. Sono i primi soccorritori ed immediatamente incominciarono a issare persone a bordo tirandone su quarantasette su una barca che potrebbe portarne al massimo dieci, arrivando ad un livello di galleggiamento bassissimo. Nel frattempo si erano avvicinati alcuni gommoni e un peschereccio. I primi mezzi della Guardia costiera arrivarono una cinquantina di minuti dopo il loro primo SOS e li esortarono a portare le persone recuperate in porto poiché era impossibile fare il trasbordo lì, in mare.  Quando arrivarono in porto, nessuno gli chiese nulla, mentre il proprietario della barca ha solo depositato una relazione alla Capitaneria. Nei mesi successivi, i carabinieri li hanno interrogati separatamente, probabilmente per verificare se le loro ricostruzioni coincidessero. In otto, con un solo salvagente avevano recuperato quei quarantasette naufraghi, e la loro vita e quella dei salvati non saranno mai più la stessa. La storia non è solo il racconto intenso e indimenticabile del risveglio di una coscienza, ma anche una testimonianza toccante che riesce a evitare la retorica e la critica sul problema dei migranti, senza banalizzarlo, alle sue dimensioni umanitarie, e chiarisce la situazione di una crisi tuttora in corso, culminata in una delle più imponenti migrazioni di massa nella storia dell’umanità. La storia dell'ottico di Lampedusa e dei suoi amici è diventata un libro dopo il racconto fatto, dai soccorritori, della giornalista inglese Emma Jane Kirby. Un libro emozionante che vi porterà dentro la tragedia.

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Trentacinque secondi ancora

Tommie Smith e John Carlos: il sacrificio e la gloria

di Lorenzo Iervolino

Erano gli anni in cui anch’io mi divertivo con l’atletica e la mia specialità era proprio la velocità perciò quel podio dei 200 metri in cui salgono due atleti americani, Tommie Smith e John Carlos e l'australiano Peter Norman è rimasto impresso nella mia mente. In quella premiazione Smith e Carlos alzarono i pugni al cielo coperti da un guanto nero con la testa china. E’ questa immagine, una delle più forti del '900, che ha ispirato il lavoro di Lorenzo Iervolino per scrivere questo bel libro. Se vi aspettate un’opera che parli solo di sport, avete sbagliato bersaglio perché "Trentacinque secondi ancora" è un volume che ripercorre la battaglia di Smith e Carlos dall'infanzia, segnata dalla segregazione razziale, fino alla gara della vita, per approdare al tardivo riscatto civile, politico e sportivo. E’ il racconto della progressiva consapevolezza, da parte di due persone, che nella propria infanzia e nell’adolescenza non hanno avuto nulla di normale e che fosse necessario porsi le domande taciute anche dentro casa. In quel gesto Smith, Carlos e Norman, velocista australiano, proletario dall’anima nobile che si associò all’essenza della ribellione, e che con quel gesto, che scosse il mondo, ha segnato uno dei momenti in cui lo sport diventa qualcosa di più. Lorenzo Iervolino, l’Autore, gliene dà atto in modo ineccepibile, scrivendo un libro tra i più belli, intensi e imperdibili della letteratura sportiva che riesce a mostrarci il coraggio degli uomini, fuori dalle piste e dagli stadi, che al successo preferirono la dignità. Leggetelo!

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L'Ordine delle Cose

di Paola Capriolo

Ecco un nuovo libro con un nuovo modo di raccontare, un libro coraggioso ma molto semplice e di facile lettura che usa un linguaggio nuovo, un libro sicuramente per i giovani ma non riservato soltanto a loro. La protagonista è Sabrina, una ragazza di diciotto anni con una storia dolorosa alle spalle, rimasta sola al mondo e che da poco è stata assunta come autrice alla mitica Desire. Un'azienda da sogno che, a suon di sorrisi e sano realismo, promette ai suoi clienti, tramite il web, di soddisfare qualsiasi desiderio. Insomma, il sito della Desire è un gigantesco supermarket virtuale in cui, come recita il suo slogan, il visitatore può soddisfare qualsiasi desiderio e Sabrina, orgogliosamente, lavora lì dove scrive fiabe piene di pubblicità per i giovani lettori del web e contemporaneamente riesce ad introdurre qui e là, nella narrazione, la sua realtà. La storia è dura ma vera e reale più di quanto possiamo immaginare ma con uno scopo pedagogico evidente. Infatti, senza eccedere in moralismi, Paola Capriolo l’Autrice, riesce a mettere in discussione l’ordine delle cose e prendere le distanze dal cinismo che giustifica ogni cosa. Volendo rispettare la novità, di quanto suddetto, dico che il libro non è eccellente ma è interessante.

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L'arte di essere fragili

come Leopardi può salvarti la vita

di Alessandro D'Avenia

In questo libro l’Autore, Alessandro D’Avenia, scrive idealmente al suo poeta preferito, Giacomo Leopardi. Vi troverete davanti a un romanzo epistolare con capitoli brevi che possono essere letti anche quando si ha poco tempo a disposizione. Io Vi consiglio di leggerlo con calma per gustarne tutte le sfumature anche perché su certe voci non si può passare di fretta. Il libro è un vero e proprio dialogo tra scrittori che a distanza di secoli discutono della vita che non riguarda solo la poesia del Leopardi, ma affronta le difficoltà, specialmente dei giovani, di comprendere la vita e la propria forza. C’è, in queste pagine, una meravigliosa lezione di letteratura ma soprattutto un insegnamento di vita. Infatti, grazie a Leopardi e alla guida di D'Avenia, intraprenderete un viaggio profondo, personale ed introspettivo alla scoperta della vostra meditazione e della vita intera. Attraverso esso potrete conoscere il vero Leopardi e tutta la passione che ha posto in ogni parola scritta durante la sua tormentata vita che le ha fatto scoprire la bellezza che esiste in ogni cosa. Alessandro D’Avenia riesce, in parte, a scalfire l’idea che l’immaginario collettivo e la Letteratura tutta hanno costruito attorno alla figura di Leopardi rendendolo agli occhi del lettore come un esempio da seguire per avere successo nella vita. Per dirla in parole povere, ho trovato questa conversazione come una bella pagina di Letteratura che, sicuramente, arricchisce tutti. Leggetelo!

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Nessuno come noi

di Luca Bianchini

Con la lettura del precedente libro, Luca Bianchini l’Autore di questo, mi aveva offerto vari spunti di riflessione, anche se la storia era stata un po’ inconsistente. In questo libro la storia è ancora più leggera e alla fine mi ha lasciato con la sensazione di aver sbagliato libro o di essere troppo anziano per stargli dietro. In questo romanzo, l'Autore ha scelto di ambientare il racconto negli anni Ottanta, un'epoca ormai sconosciuta alle nuove generazioni, e nella sua scuola, il liceo scientifico Ettore Majorana di Moncalieri. Ho portato avanti la lettura ma sono rimasto disorientato non sapevo se abbandonarla lettura o andare avanti. Cosa m’interessa, mi son detto, delle amicizie e degli amori giovanili di questi ragazzi, o delle prime avversità che la vita pone davanti e delle piccole gelosie o dei primi tradimenti, o peggio ancora dell'eccitazione del viaggio d'istruzione e così via. Testardo sono andato avanti, anche perché io amo i libri e qualcosa d’interessante l’avrei trovato. Invece ho recuperato un mondo che non esiste più, nel quale per telefonare al proprio fidanzato bisognava aspettare che il telefono di casa fosse libero, per poi litigare con i propri genitori perché l'importo della bolletta era troppo elevato, cose che già erano sorpassate quando avevo io i diciotto anni. Altro che facebook e whatsapp qui siamo ancora ai chiarimenti faccia a faccia o alle lettere per avere delucidazioni su una presa di posizione o un comportamento scorretto di un compagno di scuola. Un mondo in cui solo i quarantenni si potrebbero ritrovare. Ho portato la lettura fino al termine e mi sento di asserire che è un vero e proprio romanzo di formazione perché, in conclusione, tutti i protagonisti compiono un cammino di crescita. Deludente.

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Il giro del miele

di Sandro Campani

In questo libro c’è una storia congegnata sull’acquisire la consapevolezza dell’errore e dell’inevitabile fine, di alcune cose, causata da troppi passi falsi. Due uomini a confronto Davide, una persona semplice, che consegna il miele a domicilio nel paese dell'Appennino dove è nato e cresciuto e Giampiero, la voce narrante, che è stato l'aiutante alla falegnameria del padre di Davide. Ha una mano bruciata in seguito all'incendio della falegnameria, ha visto crescere Davide, e lo accoglie ora, a tarda notte, quando viene a bussare alla sua porta. I due, seduti attorno ad un tavolo, si confrontano sulle loro vite sorseggiando bicchieri di grappa, diluendo il ricordo tra gioie e dolori. Fuori, intanto, il vento spazza via il tempo e mentre le imposte li riparano dalle insidie, le ombre del focolare si muovono e sui muri, la storia di due famiglie creata da numerosi flashback, gradualmente si manifesta, al lettore, in tutti i suoi particolari. Così un bicchiere dopo l’altro, davanti al fuoco vivo del camino, tutti i fantasmi del passato troveranno una spiegazione.  A far da sfondo c'è una notte sempre più scura, il vento che continua a soffiare, il ronzio delle api e una lince nascosta, da cui proviene il titolo al libro, pronta a guidare i due in territori sconosciuti nella costruzione di un qualcosa e per un futuro migliore. La scrittura è precisa e meticolosa, ma spesso ripetitiva, e conduce chi legge verso un finale brillante e a tratti commovente che invita a tenere duro anche nelle peggiori avversità ma, sinceramente, mi ha lasciato insoddisfatto. Leggetelo e ci confronteremo sulla valutazione.

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Intrigo Italiano

di Carlo Lucarelli

E’ il primo romanzo che leggo di Carlo Lucarelli e la prima volta che incontro il commissario De Luca. In questo intrigo c’è un po’ di tutto, siamo a Bologna nel periodo Natalizio del 1953 quando il corpo di Mantovani Stefania in Cresca, una bella trentenne, viene scoperto privo di vita nell’appartamento usato dal marito, per le serate da scorribande con amici e “amiche” e morto due mesi prima a causa di un incidente. De Luca viene spedito, da Roma, per indagare su questa misteriosa morte che vede implicate  spie, ex nazisti e servizi segreti. E’ partito senza capire nemmeno il nome dell’ufficio per il quale dovrà investigare sotto copertura, in incognito e senza credenziali ufficiali e sotto copertura, per lui era più importante rientrare in servizio dopo un periodo di attesa inoperoso. L’Autore, unendo le componenti storiche con quelle del caso dà vita ad un giallo sottile, lineare privo di particolari colpi di scena e dall’epilogo intuibile, ma al tempo stesso affascinante e scorrevole. Complimenti!

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Padrini e Padroni

di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

In questo libro gli Autori, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, raccontano come la 'ndrangheta sia diventata classe dirigente, grazie ai contatti con le forze governative e le logge massoniche. Già nel prologo, infatti, mettono subito le cose in chiaro dichiarando che non fanno sconti e non assolvono nessuno. All’interno ci sono un’infinità di nomi, storie e aneddoti raccontati con la solita semplicità di chi ha grande conoscenza di quello che scrive, senza risparmiare critiche e verità che fanno male. L storia prende il via dal terremoto del 1908 che distrusse Messina e Reggio Calabria quando "boss e picciotti, molti dei quali tornati dall'America per l'occasione, sottraggono risorse preziose, trasformando le due città in enormi baraccopoli e dando vita a un malcostume ormai diventato abituale". La storia continia e si è ripetuta con il terremoto dell'Abruzzo un secolo dopo ed anche nel 2012 in Emilia dove la mafia anticipa i soccorsi. Insomma dove c'è economia o c'è business, la 'ndrangheta si presenta e il tessuto economico e sociale entro il quale riesce a infiltrarsi è ben spiegato nel libro. A dimostrazione che poco è cambiato, ma soprattutto che dalle esperienze passate, non si è tratto nessun insegnamento. Oggi, per di più, la corruzione influenza le regole del mercato e le mafie, è inutile negarlo, rappresentano una componente strutturale del capitalismo finanziario. Dove c’è business, la ‘ndrangheta si presenta, ed è presente addirittura una seria correlazione tra criminalità, corruzione e distorsione dei processi democratici. Nonostante tutto questo le mafie continuano a non essere una priorità per nessuno dei Governi che negli anni si stanno succedendo. Quello che mi ha lasciato perplesso è lo scetticismo con cui, gli Autori, chiudono questo saggio pieno di nomi e di fatti, ma senza una risoluzione, infatti, chiosano chiedendosi: “Fino a quando si continuerà a fingere di non vedere? E cosa deve succedere che non sia già successo per scuotere i Palazzi e mettere fine a questa lunga e pericolosa convivenza, che nel caso della ’ndrangheta risale al periodo compreso tra la fine del regime borbonico e l’inizio dello Stato liberale?”. Nel complesso, lo considero, un ottimo saggio per chi vuole capire e conoscere i movimenti malavitosi del nostro Paese.

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LUSSURIA

di Emiliano Fittipaldi

Dopo “Avarizia” in cui ci ha narrato le ricchezze della Chiesa con scandali e segreti che l’hanno portato dinanzi al tribunale del Vaticano, Emiliano Fittipaldi con questo libro indaga su peccati, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini. Il libro, composto di quattro capitoli, si occupa, nei primi tre, quasi esclusivamente degli abusi sui minori da parte di esponenti del clero e di chi li ha coperti, nel quarto ci narra di una “La lobby gay” una cordata di monsignori laici con la passione per gli affari e con il medesimo orientamento sessuale. L’elenco dei preti pedofili è lungo e anche se molti casi raccontati non sono novità sono scandali esistiti. La Chiesa si difende dichiarando i progressi enormi negli ultimi dieci anni e mezzo e le ampie risorse investite nello sviluppo di programmi di prevenzione per gli abusi. Espone le cifre degli abusatori che sono stati estromessi dal sacerdozio, più di 400 nel corso dell’ultimo anno del solo pontificato di Benedetto XVI. Numeri che tra il 2013 e il 2015, secondo fonti interne alla Congregazione per la dottrina per la fede, si sono triplicate evidenziando con ciò una problematica sproporzionata. Secondo Emiliano Fittipaldi, il Vaticano non sta facendo “quasi nulla” per fermare gli abusi sessuali del clero e continua a rifiutarsi di fornire ai giudici italiani informazioni sui sacerdoti che hanno commesso abusi a causa di  segreti pontifici. Nel libro non si è parlato degli scandali concernenti i sacerdoti eterosessuali non volendo con ciò fare di tutta l’erba, un fascio, ma sappiamo tutti che esistono anche quelli, così come esistono milioni di preti bravissimi e corretti. Io sostengo che gli abusi e le violenze sessuali sono un tema importante e dobbiamo ringraziare quei giornalisti d’inchiesta che hanno il coraggio di denunciare. Perciò Vi esorto a leggerlo, anche se non è una lettura molto edificante, ogni tanto dobbiamo scendere nelle bassezze della realtà.

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Credere, tradire, vivere

Un viaggio negli anni della Repubblica

di Ernesto Galli della Loggia

Leggendo questo libro mi sono lasciato prendere per mano da Ernesto Galli Della Loggia, l’Autore, per fare “Un viaggio negli anni della Repubblica” come lui stesso annuncia nel sottotitolo. L’approfondimento sviluppato tocca molti momenti importanti della nostra storia recente che è esaminata attraverso le esperienze reali della sua vita e, raccontando se stesso, espone l’Italia e i mali italiani. Il libro, perciò, oltre a diventare un’autobiografia mostra tutte le cose non fatte affinché avvenisse il cambiamento italiano utile al futuro del nostro paese dove, chi doveva agire per il bene dell’Italia, non l’ha fatto, venendo meno a quell’impegno preso per servire al Paese. Errori di un recente passato che hanno avuto, tra l’altro, complici gli intellettuali sempre pronti a schierarsi e a sostenere il potere sovrano generando, nel sistema Italia, una straordinaria confusione tra politica e morale che continuamente ci ritroviamo. Il viaggio dell’Autore è un cammino coinvolgente che mi ha trasportato perché anch’io ho vissuto, come lui, gran parte degli avvenimenti citati, anche se non ho condiviso il suo trasformismo, però, negli stessi anni, mi sono posto le sue stesse domande. Infatti, si potrebbero dibattere molte cose io, personalmente, ho avuto la percezione che, l’Autore, sia stato spesso tormentato da insufficiente obiettività e talvolta da un evidente risentimento. Il risultato del libro, comunque, è un ritratto preciso delle vicende italiane dagli anni Sessanta in poi, le note a margine sono una miniera di citazioni e la lettura obbliga a prestare molta attenzione quantomeno per capire la posizione che ognuno di noi ha avuto in questi anni. Buona lettura.

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Giovanni Matteo Adami S.J.

di Francesca La Malfa

Dopo aver letto e recensito Silenzio di Shusaku Endo alcuni amici mi hanno suggerito questo libro di Francesca La Malfa in cui rende omaggio a Padre Giovanni Matteo Adami missionario della Societatis Jesu nato a Mazara del Vallo il 17 maggio 1576 e martirizzato a Nagasaki il 22 ottobre 1633. L’amico Luigi prontamente me ne ha inviata una copia e gliene sono particolarmente grato perché mi ha fatto conoscere una personalità molto apprezzata nella storia della Chiesa del suo tempo. Nel libro l’Autrice ripercorre le tappe più significative del figlio di Francesco Adami, appartenente ad una nobile famiglia della città. Nel 1591 si era trasferito a Roma al seguito dello zio, Cosimo Adami che auspica al nipote un futuro di nobiltà di spada, nella corte romana, ma a 16 anni Giovanni Matteo dichiara di volere entrare nella Compagnia di Gesù di San Ignazio di Loyola. Studia nel Seminario Romano, viene ordinato sacerdote, riceve incarichi come predicatore in Italia e infine riceve la missione per il Giappone, per seguire le orme di San Francesco Saverio. Nel 1614 però viene bandito dal Giappone e si reca in esilio a Macao ma, clandestinamente, torna a Nagasaki, luogo del suo apostolato. Qui sono, nel frattempo, riprese le persecuzioni contro i Gesuiti, accusati di volere favorire l’ingresso degli spagnoli. Costretto a nascondersi e a vivere di stenti nella zona di Aizu nel mese di ottobre del 1633 è  catturato e ricondotto a Nagasaki  dove viene condannato al supplizio dell’anatsurushi, impiccagione a testa in giù, con il corpo calato fino a metà nella fossa, dove morì di inedia dopo cinque giorni di atroci sofferenze il 22 Ottobre 1633 all’età di 57 anni “adornando, a prezzo del suo sangue, la sua nobilissima nascita ed illustrando, con la fama del suo martirio, Mazara sua inclita patria”.

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Il guerra con il passato

Le falsificazioni della storia

di Paolo Mieli

In questo libro Paolo Mieli, l’Autore, prendendo per mano il lettore lo conduce a prendere atto che la storia, in molti eventi, fatti e personaggi, è differente da come ci è stata descritta. Senza paura di affrontare la complessità e riordinando a uso e consumo del lettore, fatti e documenti, infatti, compie un lungo e affascinante viaggio nei secoli, con l'obiettivo di demolire menzogne e falsificazioni legate ad alcuni fatti storici noti e comunemente accettati. Per esempio: la trattativa Stato-Mafia è un fenomeno nato nei nostri tempi oppure una consuetudine della Destra e della Sinistra storiche, presente fin dalla fondazione dell'Italia unita? Il Presidente Lincoln fu spinto a fare la guerra per abolire la schiavitù, perché in realtà non riteneva che i neri avessero gli stessi diritti dei bianchi o solo per salvare l'Unione? Il Vate degli Italiani, Gabriele D'Annunzio, perché fu tenuto prigioniero da Mussolini al Vittoriale, con ventuno persone al suo servizio, tra cui alcuni membri della polizia fascista? Sono solo alcune delle falsificazioni della storia che l’Autore evidenzia e reinterpreta grazie alla ricerca storica e archeologica dimostrando che, in molti casi, le versioni tradizionali della storia, sono alimentate dalla propaganda e dagli interessi dei governi pro-tempore. Il libro è un insieme di saggi densi e brevi, che traggono spunto dalla recente pubblicazione di opere storiografiche di pregio su alcuni momenti cruciali della storia occidentale, antica, medievale e moderna. Il lettore non può fare altro che prenderne atto. Veramente interessante e spesso illuminante.

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Carne mia

di Roberto Alajmo

La protagonista di questa storia che Roberto Alajmo ha ambientato a Borgo Vecchio, paesello ritagliato in pieno centro urbano a Palermo, è la famiglia Montana, che campa grazie a una bancarella abusiva di frutta e verdura avviata dal padre e che dopo scompare non tornando più a casa e di lui non si hanno più notizie. L’attività, allora, è portata avanti con sacrificio dalla moglie e da due figli Franco ed Enzo. Proprio i due sono il perno del libro. Enzo è il primogenito, con poca voglia di lavorare e che diventa ancora più inaffidabile quando s'innamora di una ragazza, Ivana, che è peggiore di lui, Franco, invece, è il suo totale opposto cioè, un gran lavoratore. Enzo si metterà subito nei guai avrà, da Ivana, un figlio cui è assegnato il nome del nonno e chiamato con il vezzeggiativo di Calò, ma che è come fosse nato orfano, o peggio. Una situazione che metterà nei guai tutta la famiglia, trascinandola in un incubo orribile, da cui si può solo cercar di salvarsi scappando. Franco si fa carico di tutto e risolve la questione con il fratello a modo suo. Con la mamma Mela e il piccolissimo Calò organizza una fuga per raggiungere in Spagna, a Murcia, Angelo, un compaesano che là ha fatto fortuna proprio occupandosi all'ingrosso di frutta. E lì sembra che tutto possa riprendere in modo diverso e sereno con Franco che è bravo nel lavoro, fa da padre a Calò, s’innamora dell'ungherese Helena con cui fa un altro bambino, Kevin. L’abilità di Roberto Alajmo sta tutta nella realizzazione a ritmo pressante delle sequenze e con una vivace narrazione e, anche se con una scrittura molto concreta, riesce ad ottenere ottime capacità analitiche. Il valore, dell’Autore, è proprio quello di farci vivere il clima in cui matura un atroce doppio omicidio e sistemare storture e colpe gravi come un fatto di ordinaria necessità, un atto di giustizia dimostrando, a chi abita altrove, la condizione sociale del Borgo. Ve lo consiglio.

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SILENZIO

di Shusaku Endo

Questo libro, scritto da Shusaku Endo nel 1966, che ha ispirato il film di Martin Scorsese, non è un inedito ma l'ultima edizione risale al 1982 e risulta introvabile in Italia. Oggi i tipi della Corbaccio, sulla scia del film, ce ne offrono una nuova versione. Lo scrittore, ricostruisce in chiave di romanzo, gli eventi storici del periodo in cui in Giappone era stato bandito il cristianesimo e che, nonostante tutto, i missionari s’introducevano clandestinamente nel territorio. In questo caso i protagonisti sono i gesuiti Rodrigues e Garrpe (Garrupe), supportati dalla Compagnia di Gesù, che partono per Nagasaki, nel 1633, con l’intento di incontrare il loro confratello, padre Cristovao Ferreira, che da anni si batte in Giappone per diffondere il cristianesimo. I due gesuiti, sconvolti dalla notizia giunta a Roma, che il loro maestro abbia rinnegato la vera fede divenendo un apostata, partono pieni di ideali e di entusiasmo e, ben presto, si scontrano con la dura realtà del Giappone dello Shogun Tokugawa e delle persecuzioni. Le persone reputate di essere cristiani sono costrette dalle autorità giapponesi a calpestare le immagini sacre e mentre chi si rifiuta, è torturato e ucciso, chi accetta è deriso e costretto a vivere ai margini della società, rifiutati tanto dalla comunità cristiana quanto dai giapponesi. Padre Rodrigues, si ritrova subito a conoscere la paura, lo smarrimento, l’isolamento, la fame, la persecuzione ma soprattutto il terribile peso del silenzio di Dio. In compenso, dalla misera prigione in cui langue da mesi, sente o i rumori della vita altrui con le immagini della morte del suo confratello Garrpe e dei poveri contadini diventati cristiani e uccisi dalle autorità perché non avevano voluto abiurare la loro nuova fede. Un racconto forte e duro, non di facile lettura, che racconta i tormenti della persecuzione e soprattutto quelli dell’anima, sottoposta al dubbio, all’angoscia, al pensiero, peggiore della morte, che tutto sia inutile e che la vita sia vana, poiché Dio non risponde. Silenzio.

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L'estate fredda

di Gianrico Carofiglio

Con questo libro Gianrico Carofiglio ricorda ai suoi lettori “L’estate fredda” del 1992, l’anno in cui lo Stato italiano sembrava vinto per davvero, con la morte prima di Falcone, con la moglie e gli uomini della scorta, a maggio e, poi, di Paolo Borsellino con i membri la sua scorta, a luglio. In quest’arco di tempo ci costruisce sopra una storia in cui la fa da protagonista la criminalità organizzata barese, una criminalità da due soldi ma aggressiva e assetata di sangue. Questa vicenda parla del rapimento del figlio di un capobanda e in seguito avviene il ritrovamento del cadavere del bambino. Tutto lascia pensare ad un feroce episodio della guerra tra bande che contrappone il capo ad altri gruppi criminali emergenti. Fenoglio, il maresciallo dei carabinieri incaricato all’indagine, non è convinto perché troppo crudele e fuori dalle regole della criminalità organizzata. Coadiuvato dall'appuntato Pellecchia, esplora ipotesi, procede a interrogatori e riscontri, esercita la sua arte del dubbio e si muove con molta cautela. Alla fine Fenoglio riuscirà a risolvere il caso in modo egregio e senza tanto spargimento di sangue come si prevedeva inizialmente. Carofiglio, ancora una volta, tra letteratura e cronaca giudiziaria riesce a costruire una bella storia evitando l’esagerazione.

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Orfani bianchi

di Antonio Manzini

In questo libro Antonio Manzini affronta un tema forte e lo fa con disinvoltura e un pizzico di temerarietà che, alla fine, lascia una melanconia profonda con l'auspicio che tali fatti capitino solo nella fantasia. La protagonista del romanzo è Mirta Mitea, una donna di trentaquattro anni, di origine Moldava, che come tante altre, ha dovuto abbandonare la propria famiglia e la propria terra natia, per dare un futuro a Ilie il suo figlio adorato. Le circostanze della vita non solo le hanno prematuramente sottratto la madre, venuta a mancare a causa di un incendio determinato da una vecchia e malridotta stufa, ma l’hanno anche obbligata a chiudere il bambino in un “internat” ovvero un orfanotrofio. Il ragazzo, dunque, si ritrova ad arricchire le file degli “orfani bianchi”, in altre parole quei ragazzi che benché abbiano i genitori in vita sono costretti a crescere distanti da loro perché i genitori hanno deciso di dargli un futuro migliore del loro. Mirta, dopo vari lavori faticosi e sottopagati, riesce a trovare una sistemazione come badante di una vecchia signora inabile, molto benestante, della cui cura il figlio e la nuora non hanno alcuna intenzione di occuparsi. Manzini attraversa un mondo che è sotto gli occhi di tutti affrontando temi sociali come la migrazione, la fame, la miseria, l’impossibilità di mantenersi in patria, l’abbandono dei propri affetti, l’inospitalità, la disuguaglianza sociale, il razzismo, la diffidenza, l’insensibilità, la solitudine, il disagio della malattia, la dignità del vivere e del morire. Un pot-pourri di problematiche della società attuale che tutti conosciamo e che a volte facciamo finta di non conoscere. Forse ogni tanto sarebbe utile per tutti fermarsi un attimo a riflettere. La storia è un pugno allo stomaco capace di commuovere anche le persone più forti ed io non sono fra questi. Leggetelo!

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Viva più che mai

di Andrea Vitali

Quando l’Autore è Andrea Vitali, naturalmente siamo a Bellano e come gli altri suoi libri ci ritroviamo, tra le mani, una nuova vicenda con protagonisti del posto.  Il principale, questa volta, si chiama Ernesto Livera detto Dubbio che parla da solo. Ha una sola certezza, cioè, evitare i carabinieri perché, facendo egli il contrabbandiere e campando con il traghettare stecche di sigarette dalla Svizzera, la notte, con la sua barchetta a motore, può essere sconsigliabile trovarseli davanti. Stanotte, però, col fianco della barchetta, ha urtato il cadavere di una donna. Tirato a riva il cadavere e, senza dimenticare di far sparire il carico illegale, è andato a chiamare un suo cliente fidato, il medico di Bellano, ma quando ritorna sul posto, il cadavere non c'è più. Eppure l'ha visto bene, non può esserselo inventato, anche se qualche bicchiere l'ha bevuto, su al crotto del Buco dell'Orso, prima della traversata. Allora, che fare? E’ l’inizio della storia che l’Autore ci racconta con una marea di personaggi solo che questa volta intreccia troppe storie e alla fine un po’ si perde e fa smarrire anche il lettore anche se alla fine rivelerà l’intoppo in modo del tutto imprevisto. La trama è gradevole, come al solito,  ma eccessivamente spezzettata.

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Il domatore di leoni

di Camilla Läckberg

Eccoci di nuovo a Fjällbacka con i protagonisti dei libri precedenti di Camilla Läckberg e, devo ripetermi, dicendo che non è facile recensire, anche, questo libro.  Il thriller che, ancora una volta, ha per protagonisti Patrik Hedstrom ed Erica Falk narra di due avvenimenti che si frappongono in ambienti e periodi temporali diversi. La storia recente, con protagonista Patrick, è sorta in seguito alla scomparsa di alcune ragazze e ci fa imbattere in Victoria un’adolescente, ferita, malconcia e a piedi nudi che avanza nel bosco carico di neve, il volto spento e una grande confusione che sembra spingerla a vagare senza meta e quando la ragazza raggiunge, finalmente, una strada, un’automobile la travolge, uccidendola sul colpo. Erica, invece, è impegnata nella stesura di un nuovo libro, che la porta a compiere ricerche su un fatto accaduto parecchio tempo fa, la morte di un uomo, una misteriosa tragedia familiare che è iniziata con una occasione festosa, l’arrivo di un circo, e con il trascorrere degli anni si è tramutata in una oscura leggenda priva di risposte. Così mentre Patrick è impegnato dalla scomparsa di alcune ragazze e la morte di Victoria, Erica deve scoprire cosa si cela dietro la vita di Vladek, il domatore di leoni. Il romanzo si legge bene e ti tiene incollato alle pagine ma, soprattutto nella prima parte, la narrazione è un po’ lenta. La seconda metà, invece, è più avvincente perché viene dato più spazio alle indagini e al mistero. Un libro non di altissimo livello ma che si fa leggere.

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La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta

di Andrea Camilleri

In questo libro, Andrea Camilleri, ci propone una raccolta di otto racconti, più o meno lunghi, nel quale emerge una Vigàta intricata in una serie di passioni, soprusi e debolezze umane in una Sicilia arcaica, legata al folklore del passato, ma sempre contraddistinta da misteri, leggende e fattacci casuali o architettati allo scopo.La cappella di famiglia” è uno degli otto racconti presenti nel libro In esso si parla di uomini arroganti e pieni di sé, di vedove inconsolabili, di autoritari capifamiglia o padri padrone, di rituali magici, usanze storiche cadute in disuso, antiche credenze popolari, ma anche sentimenti e comportamenti che con il tempo si sono trasformati o scomparsi. L’Autore, pescando dalla sua memoria sterminata, di letture e di teatro, ma soprattutto da incontri con fatti e personaggi della sua Sicilia, sa essere sempre coinvolgente così, ci fa ridere e piangere, commuovere ed emozionare riuscendo anche a insegnare qualcosa alla generazione attuale. Storielle, quisquilie e pinzillacchere (avrebbe detto il grande Totò) soltanto per trascorrere qualche oretta spensieratamente.

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Lacrime di sale

di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta

Con questo libro, Pietro Bartolo, medico di Lampedusa che dal 1991 è il responsabile del poliambulatorio pone l'attenzione sui sentimenti di chi è sui barconi, sul dispiacere di dover lasciare la propria terra natia ormai inospitale alla vita dell'uomo, presentandoci quel lungo viaggio, sui barconi fatiscenti, verso la salvezza che per molti, quasi tutti, diventa una vera traversata di terrore con gli occhi consapevoli di chi sa che potrebbe non farcela. Raccontando la sua vita di ragazzo cresciuto in una famiglia di pescatori, che si è duramente battuto per cambiare il proprio destino e quello della sua isola affrontando varie difficoltà e che maturato, da uomo responsabile, ha deciso di vivere in prima persona quella che è stata definita la più grande emergenza umanitaria del nostro tempo. Il libro è un pugno nello stomaco, che blocca il lettore alla propria coscienza perché l’Autore racconta cose che nessun articolo di giornale e immagine televisiva potranno mai descrivere con le sue sofferenze, il suo senso d’impotenza, la sua rabbia, il suo smarrimento così come la sua gioia e il suo stupore di fronte all’invincibile forza della vita. Perciò l’impotenza, la rabbia e le paure di Pietro divengono proprietà del lettore che viene catapultato lì, in quella terra simbolo di accoglienza e di incontri con gli altri. La conseguenza è una bella storia di coraggio, d’impegno civile, narrata con grande dignità e immenso amore. Veramente una grande lezione di vita.

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La paranza dei bambini

di Roberto Saviano

Con questo libro, ispirato a fatti veri, Roberto Saviano ci racconta un destino comune a tanti quindicenni in diversi angoli di mondo, tra cui Napoli, dove la vera risorsa è non temere la morte e avere a disposizione molti anni per farsi la galera. La storia è quella di un gruppo di ragazzi dai soprannomi strani che non hanno ancora quindici anni, ma che vogliono prendersi tutto e prima possibile. Il romanzo si apre con una scena incredibile, lo smerdamento, che ci introduce in modo violento sia alla caratterizzazione dei protagonisti sia a quella dell’ambientazione stessa. In esso si narra la discutibile ascesa di una paranza di ragazzini guidati dal loro capo, il giovane Nicolas Fiorillo, figlio di genitori “normali”, una sarta e un insegnante di educazione fisica. Sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie e stringendo alleanze con vecchi boss in declino. La lettura è scorrevole e coinvolgente, ma soprattutto presenta una realtà che non vediamo ma che è vicinissima a noi dove la malvagità, la volontà di trovare scorciatoie verso la fortuna, la facilità con cui si passa da amici a nemici, da fratelli a crudeli avversari. Il loro unico obiettivo sono i soldi facili e sicuri barattati al posto della vita, della spensieratezza che la loro giovane età offre. Crudo, violento, senza scampo. Leggetelo.

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Lo stupore di una notte di luce

di Clara Sànchez

Con Lo stupore di una notte di luce, Clara Sànchez, mette in scena l'attesissima prosecuzione di Il profumo delle foglie di limone, questa volta la vicenda si sposta da Madrid, dove Sandra, dopo la nascita di Janín, si è ricostruita una nuova vita, a Dianium, il luogo di villeggiatura dove tutto è cominciato e che è stato sicuro e tranquillo rifugio della Confraternita di ex nazisti per molti anni, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Anche qui ritroviamo Julian, l’ex-prigioniero di Mauthausen ma anche l’uomo che, negli anni successivi, aveva sottratto Sandra alla pericolosa stretta di Karin e Fredrik Christensen, demoniaca coppia di anziani che dietro un’apparenza di affetti, nascondevano la ferocia latente del nazismo. Un giorno Sandra trova un messaggio nascosto nello zainetto del figlio, qualcuno ha saputo eludere la sorveglianza di un luogo protetto come un asilo, questo qualcuno quindi sa dove abita e conosce le sue abitudini. Sandra capisce che questa persona vuole, tramite lei, ritrovare Julián e soltanto lui può sapere chi è l’autore del biglietto. Sandra, che nel frattempo era tornata sulla Costa Blanca per avvertire l’amico del pericolo che sta correndo, e per sapere che cosa quella gente voglia da loro. La situazione, però, precipita quando il bimbo scompare. E’ pericoloso, a questo punto, raccontare la verità alla polizia e lo scambio con Julián è impossibile senza sapere quali sono le informazioni che quegli individui stanno cercando di ottenere con ogni mezzo. Lo stile narrativo è lo stesso del libro precedente, con l’alternarsi delle voci narranti in più, l’Autrice, per rendere la lettura più agevole ripercorre man mano e sinteticamente gli avvenimenti che hanno disegnato le scorse vicende. La lettura, però, non ha la scorrevolezza e la freschezza del precedente e in certi momenti l’ho trovato noioso e ripetitivo.

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La vedova

di Fiona Barton

In questo libro, l’Autrice, affronta una tematica importante come la pedofilia e il pericolo della rete internet e chat-rooms visti con gli occhi dei vari protagonisti, che interagiscono fra loro e correggono progressivamente i loro punti di vista. Quella che inizialmente colpisce di più è “la vedova” che non si capisce se sia stupida o furba, se saggia o scellerata, se fa finta di non sapere o sa e non vuole sapere. Il marito è Glen Taylor, un uomo accusato di una colpa terribile e della sparizione di una bambina di tre anni. L’hanno visto tutti, il mostro, sbattuto sulle pagine dei giornali e accusato di un reato raccapricciante. La moglie gli dà sostegno in tribunale, sempre al suo fianco per tutta la vita, appare mite, insignificante e non lo abbandona mai, anche se conosce o sospetta le atrocità commesse. Dopo che Glen Taylor è morto, e il caso di cui è stato protagonista, rimane senza soluzione rimane  Jean, la moglie, la vedova, che è viva ed è la sola persona che può aiutare tutti a risolvere il caso. Per questo motivo non solo la polizia non gli darà un momento di pace, ma anche i giornalisti e le televisioni di tutto il Paese vogliono parlare con lei. L’unica che riesce a raggiungere questo traguardo è l’imperterrita giornalista Kate Waters che riuscirà a introdursi in casa sua e a conquistarne la fiducia, diventando quasi un’amica e carpendone i segreti più recessi. Alla fine la verità verrà a galla e sarà un momento ad alta intensità emotiva. Un finale perfetto per un romanzo che cambia continuamente pelle cercando di confondere il lettore ma che finisce per conquistarlo completamente.

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Nella giungla di Park Avenue

di Wednesday Martin

Dopo aver letto le prime pagine, avevo pensato di abbandonarne la lettura perché trovavo il libro scarso e superficiale e non accettavo che l’Autrice, laureata in antropologia, si limitasse a descrivere in modo sterile i comportamenti dei ricconi residenti nell’Upper East Side di Manhattan. Poi, procedendo nella lettura, scoprivo che la Martin stava applicando i suoi studi e che la sua ricerca era una trovata geniale.  Quando la protagonista e il marito decidono di trasferirsi da un altro quartiere di Manhattan, da Greenwich Village a Upper East Side, non immaginavano di andare incontro a un’avventura destinata a cambiarle la vita. Oltre le facciate pulite dei palazzi sorvegliati da portieri in livrea, troveranno l’ambiente più ostile e competitivo al mondo, governato da un sistema di regole, rituali, totem e tabù da fare invidia agli aborigeni australiani. L’Autrice, a quel punto, incomincia a esercitare la sua professione e indirizzarsi all’allestimento di un libro. Ne viene fuori qualcosa d’ironico ed esilarante.  Infatti, sono irresistibili le pagine in cui racconta della sfida lanciatale per strada o quella di queste donne importanti che vivono della paghetta elargita dai ricchi mariti per indossare i vestiti delle migliori maison. Anche se lei stessa copierà gli stessi comportamenti e il lusso esagerato, negli ultimi capitoli il racconto si fa più intimo e personale e il tutto prenderà un aspetto diverso. Rimane, comunque, una lettura leggera ma simpatica.

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La mafia mi rende nervoso

di Isidoro Meli

La voce narrante di questo libro è quella di Vittorio che ci racconta la storia di Tommaso, un giovane muto, figlio di un mafioso ucciso che, per una legge di compensazione, l’organizzazione mafiosa l’ha assunto per fare il portapizzini. Vittorio, in una specie d’intervista a Tommaso, sbroglia una storia dell’assurdo, popolata da personaggi improbabili e caratterizzati da un linguaggio forte, ironico, a tratti tagliente. L’Autore, insomma, ci racconta la mafia per demonizzarla, per esorcizzarla e demolirla arrivando nel finale a far dire a Tommaso, incalzato da Vittorio che chiede chiarimenti sulla verità o meno della storia: “Ma a te che minchia te ne fotte? Sono tutte minchiate. Tutto è una minchiata. Dovresti saperlo, sei palermitano”. Arrivando a un certo punto, della lettura, mi era venuta voglia di abbandonarla poiché mi sembrava proprio una minchiata, come dice Meli, poi ho voluto terminarla e alla fine devo dire che questo modo di raccontare il fenomeno mafioso mi ha ricordato molto la “montagna di merda” urlata da radio Aut da Peppino Impastato. Meli, infatti, protende a mostrarci una parodia della mafia che appare, ormai, come un’organizzazione in disuso, piena di magagne, quasi sgradevole  e ridicola. Provate a leggere il libro e poi mi farete sapere le vostre impressioni.

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I mille morti di Palermo

di Antonio Calabrò

Sono passati trent’anni dall’inizio del maxi-processo contro la mafia e Antonio Calabrò ci racconta il clima di terrore che si era diffuso a Palermo dal 1979 al 1986. L’Autore, in quel periodo, cronista a “L’Ora” quotidiano pomeridiano di Palermo, ci fornisce l’elenco delle mille morti, di cui cinquecento solo in strada oltre ai rapiti e agli scomparsi, vittime dei sanguinosi scontri tra i vari clan mafiosi. Una guerra sanguinaria e senza quartiere che ha cambiato non solo il volto della Città ma anche il Paese. Con competenza ci permette di comprendere l’essere della mafia e il grande pericolo che essa ha rappresentato e rappresenta ancora adesso. In modo esperto ci ricorda tutta la problematica riprodotta dal fenomeno mafioso, illustra il pentitismo e il ruolo dei colletti bianchi, gli omicidi eccellenti e il sacrificio dei tanti onesti ed eccellenti Servitori dello Stato.  Insomma con una scrittura diretta e scorrevole, Antonio Calabrò, ci regala non solo la cronaca di un decennio di guerra civile ma anche una testimonianza e un ricordo del ruolo dei tanti caduti nello svolgimento del loro compito a servizio delle istituzioni non dimenticando uno sguardo attento sul presente e sul possibile prossimo futuro di “cosa nostra”. Un libro da leggere a imperitura memoria.

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07-07-2007

di Antonio Manzini

Fino adesso abbiamo conosciuto il solito Rocco Schiavone scorbutico, maleducato, dei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. In questo romanzo, invece, lo conosciamo com’era alcuni anni prima, quando la moglie Marina non era ancora diventata, il fantasma del rimorso di Rocco. Qui Marina è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell’esistenza. Si racconta, infatti, la vicenda che, nel luglio 2007, a Roma, in una caldissima estate, aveva visto il vicequestore Rocco Schiavone incaricato dell’indagine per la morte di due ventenni, Giovanni e Matteo, compagni di scuola, uccisi in modo barbaro, con una stilettata alla base del cranio, a poche ore di distanza in quartieri romani pochi distanti. Schiavone con i suoi uomini si mobilita per l’indagine che si presenta molto complessa, nelle stesse ore sta vivendo una vicenda personale altrettanta difficile. Marina, l’ha lasciato, avendo scoperto che Rocco, con i suoi amici di sempre Sebastiano e Brizio, ha commesso qualche scorrettezza amministrativa che lei non sembra in grado di perdonargli. Siamo, insomma, nel momento in cui tutto è cominciato e lui, trasferito ad Aosta per gravi motivi disciplinari nell’estate del 2013, incalzato dal questore Costa e dal sostituto Baldi, è costretto ad aprire il vaso dei ricordi che stanno al nono livello nella sua personale graduatoria delle rotture di scatole. Questo romanzo è un canto all’amore coniugale, è un canto di lode all’amicizia, con Sebastiano, Brizio e Furio che fanno squadra con Rocco fin dall’infanzia nella Roma di Monteverde vecchio, di Trastevere, del Pineto, ed è il rilassante predisposto per attenuare i rapporti di Rocco, scorbutici e irrispettosi, con i colleghi e i superiori, in breve una simulazione che chiarisce vari attimi della vita di Rocco Schiavone e che da sola vale la lettura del libro. Buona lettura.

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Tutti gli uomini del Generale

di Fabiola Paterniti

In questo libro Fabiola Paterniti racconta, per la prima volta, la lotta al terrorismo attraverso la voce dei protagonisti che sostennero il peso di un impegno senza limiti. Viene fuori una storia sincera, per molti aspetti nuova, con testimonianze orali raccolte in tante regioni d’Italia. Carabinieri semplici, marescialli, ufficiali, restituiscono, al lettore, la verità su quella stagione. Ci sono le indagini, gli infiltrati, i successi, i caduti, le vite clandestine con i vari soprannomi, i momenti di allegria e la fedeltà al loro comandante da tutti chiamato ancora adesso “il Signor Generale”. Il Signor Generale è Carlo Alberto dalla Chiesa. Erano gli anni settanta e gli uomini speciali, di cui si parla, erano i suoi uomini che hanno combattuto e vinto la guerra contro le Brigate Rosse. Fabiola Paterniti ha confezionato, con le sue interviste, un ottimo lavoro raccogliendo un pezzo di storia inedita della lotta al terrorismo che brucia tutte le falsità finora raccontate da pennivendoli senza scrupolo alcuno. Un libro interessante che va di là delle mie attese e che suggerisco, a tutti, di leggerlo.

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Il Turista

di Massimo Carlotto

In questo libro, Massimo Carlotto, giocando con i generi thriller e noir, gironzola per Venezia. Il protagonista della vicenda è "il turista" un serial killer psicopatico cui piace strangolare delle belle donne, con delle belle borse, che poi analizzando i ricordi che riesce a scovare tra i loro effetti personali cerca il piacere carnale. Un giorno, però proprio a Venezia, sceglie la vittima sbagliata, una donna che è in realtà un’agente di un’organizzazione di mercenari e quando l’assassino torna sul luogo del delitto, perché nei telegiornali non compare alcuna traccia dell’accaduto, scoprirà che il cadavere è sparito, il tutto mentre una telecamera nascosta segue le sue azioni. Si ritroverà, perciò, privato della sua libertà e reclutato come killer a pagamento contro la propria volontà. In contrapposizione a quest’organizzazione criminale, i servizi segreti ingaggeranno Pietro Sambo, ex commissario di polizia roso dai rimorsi per aver accettato in passato una tangente ed essere stato espulso dal corpo, per dare la caccia al turista e di conseguenza alla sua banda. Pietro, si troverà, così, invischiato in una faccenda molto più grande di lui e che non è in grado di gestire. Il caso, obiettivamente, è ben costruito, si legge piacevolmente e la tensione narrativa è sempre alta anche se alcune situazioni e alcuni aspetti dei personaggi sono un po' inattendibili. Quello che poi non mi è piaciuto è stata la scelta finale dell'Autore di dare all’avvenimento, come in “ L'Amore del Bandito”, la possibilità di una continuazione.  Non ne vale la pena.

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Caffè amaro

di Simonetta Agnello Hornby

La protagonista indiscussa di questo romanzo di Simonetta Agnello Hornby è Maria Marra. La vicenda si svolge in Sicilia, una Sicilia afflitta da miseria, mafia e una classe dominante inetta e corrotta dove pochi, fra questi il padre di Maria, avvocato socialista osavano marciare in direzione caparbia e contraria, nascere donne significava, anche nelle famiglie più acculturate e benestanti, avere un solo scopo nella vita: trovare un marito, accudirlo, dotarlo di prole e vivere nell’obbedienza. Questo sembra anche il destino di Maria quando, bellissima e appena quindicenne, è adocchiata da Pietro, possidente provincialotto benestante, che se ne innamora a prima vista e la chiede, la pretende in moglie, anche senza dote. La storia si svolge parallelamente a mezzo secolo di storia d’Italia che va dalla fine dell'800 alla prima metà' del '900. Lungo gli anni in cui si dipana questa storia, parteciperemo alla piena e profonda evoluzione di questa donna, che assaggerà grandi passioni e anche grandi sofferenze. E' una storia che travolge e che fa vivere al lettore, quasi in prima persona, le vicende storiche, personali e sentimentali raccontate. Anche le descrizioni dei paesaggi e dei personaggi sono così approfondite e curate da essere percepite come veri e ben intrecciati. A tutto ciò si aggiunge un linguaggio arcaico e ben curato che fa gradire la lettura fino alla fine.

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Spy Story Love Story

di Nicolai Lilin

In questo libro, Nicolai Lilin, narra la storia di un killer che non ha paura di niente, tranne che della propria umanità. Alëša, il protagonista, è un killer di consumata esperienza al servizio di Rakov, uno spietato boss della criminalità organizzata russa che, dopo aver ripulito in qualche modo il suo passato, si dedica ora alla politica, passando per un democratico in opposizione all’attuale presidente. Rakov, però, ha ancora bisogno di Alëša che invece mostra segni di stanchezza, soffre di un disturbo ad un occhio che non prelude a niente di buono e vorrebbe andarsene dall’organizzazione. Rakov, allora, propone ad Alëša un’ultima facile missione, deve uccidere una donna e poi lo lascerà andare libero. Alëša, però, non può uccidere una donna, è contro il suo codice morale, anche se la vittima predestinata è la figlia di un avvocato con cui il politico smaltiva in Europa flussi di denaro scomodi in madrepatria. Tutta la vicenda, quindi, gira “sulla libertà di scegliere, sulle tenebre e la luce che abitano negli uomini. Perché anche quando il destino sembra scritto, si può decidere da che parte stare”. Nel racconto ritroviamo ancora le problematiche di sempre con le guerre civili e militari ma, Lilin, nell’occasione non mi ha, pienamente, convinto forse perché non possiede la stessa potenza narrativa che aveva dimostrato in “Educazione Siberiana”.

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Giorni Selvaggi - Una vita sulle onde

di William Finnegan

In questo libro, William Finnegan premio Pulitzer 2016, racconta se stesso e la sua ricerca ossessiva dell'onda perfetta e di un senso da dare alla vita. C’è in queste pagine, infatti, il diario di un’ossessione, il romanzo d’avventure, il surf come modo di stare al mondo e infine il surf come fuga, libertà e trasgressione ma nello stesso tempo il suo avversario, il suo nemico mortale, la sua riscossa. In questo pregevole racconto, insomma, troviamo tutti i viaggi e le onde che portano, l’Autore, alla vicinanza con le realtà locali e lontane su cui s’interroga e schiera e che, contemporaneamente, lo portano inevitabilmente verso la sua carriera di corrispondente innovatore. Finnegan mostra, ai lettori, il mondo del surf con le sue attese snervanti, i suoi contrattempi, con le sue ferite virtuali e fisiche ripagate, ogni tanto, da una planata eccezionale. Lui vagabondando dagli Stati Uniti alle Hawaii, al sud Pacifico, all'Australia, all'Indonesia, al Sud Africa, a Madeira ha inseguito per tutta la vita, in modo spesso ossessivo il luogo ideale per fare surf e inseguire l'onda perfetta che non esiste. Il tutto è caratterizzato dalla consapevolezza e la mancanza di vanto e completato dalla descrizione dei suoi affetti come amici, fidanzate, genitori e fratelli che occupano e ritmano i passaggi narrativi. Un bel libro anche per me, che non ho mai dedicato un solo momento della mia vita al surf, e che consiglio a tutti.

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La natura esposta

di Erri De Luca

In questo libro Erri De Luca racconta la storia, ricca di simboli e misteri, del restauro di un crocefisso ma non è la semplice narrazione del restauro di una statua, anzi è il racconto del percorso spirituale compiuto dal protagonista. Lo scultore vive in montagna in un luogo impervio di frontiera, inadatta al reticolato, alla barriera fisica ma ricca, invece, di passaggi naturali che nessun confine politico può cancellare e perciò s’impegna ad aiutare i profughi, che giungono al suo villaggio. Nell’attraversamento clandestino dello stesso confine, a differenza dei suoi due amici che si dedicano a quest’attività per lucro, Lui, restituisce loro, a impresa riuscita, la somma prima richiesta. Tra i suoi “viaggiatori”, in un attraversamento, è presente uno scrittore che fa conoscere al mondo la storia del buon traghettatore. Il clamore suscitato dalla stampa sottrae agli amici la possibilità di proseguire nei loro traffici per cui essi costringono l'amico ad allontanarsi dal borgo. In cerca di un lavoro per sbarcare il lunario accetta, da un parroco sudamericano, l’incarico del restauro che consiste nel togliere al crocefisso la parte di panneggio che copre la nudità esponendo la natura maschile senza però offendere la chiesa e i fedeli. L’Autore nel rappresentare lo scultore attraverso la sua storia, le ricerche che conduce per riparare l’opera nel pieno rispetto dell’originale e i rapporti personali che stringe, affronta anche temi molto delicati e attuali come l’amore e l’amicizia. Bello! È da leggere.

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L'altro capo del filo

di Andrea Camilleri

In questo libro, il numero cento di Andrea Camilleri, il commissario Montalbano è impegnato in prima persona, insieme ai colleghi di sempre, a dare aiuto ai sopravvissuti dell'ennesimo naufragio di migranti. Il libro si apre perciò su un tema di stretta attualità per poi spostarsi da una tragedia del mare a una più ordinaria per un poliziotto. La sarta più amata del paese è stata, infatti, ritrovata, nel suo negozio, trucidata da innumerevoli, colpi forbici da lavoro. Per Montalbano mettersi sulle tracce di un omicida passionale in un momento come quello, è una cosa che non gli riesce del tutto bene. Infatti, in questi ultimi tempi il Commissario preferisce osservare meglio, riflettere, cogliere anche i più piccoli particolari. Il caso non è facile e si deve scavare a fondo nella vita della donna, nella cerchia dei suoi amici, negli eventuali amori in corso, tra i lavoranti della sartoria e perfino tra i mediatori culturali o i medici di origine mediorientale ma, alla fine, sarà Rinaldo, il gatto persiano di Elena, a portarlo all’altro capo del filo. Ancora una volta Camilleri, seppur aiutato da qualche volo pindarico, riesce a generare riflessioni molto profonde che sembrano ripercuotersi non solo nei pensieri ma anche nei gesti di tutti i personaggi, vecchi e nuovi, implicati nella vicenda. Auguri al Maestro per le cento candeline.

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Buono, Pulito e Giusto

di Carlo Petrini

Con questo libro, Carlo Petrini, dopo dieci anni dalla prima versione di «Buono, pulito e giusto» e dopo trenta anni dalla nascita di Slow Food è ritornato in libreria con una nuova edizione del libro.  Che dire? Il suo pensiero, ormai diventato uno slogan ma principalmente un programma, è chiaro e forte e ripetuto a lungo.  Per chi, come me, non avesse letto la precedente versione, è un invito a diventare eco-gastronomo, a essere cittadino del mondo e protagonista di una grande rete internazionale che sorvegli il pianeta mettendo il cibo al centro di un nuovo progetto di vita. Petrini ci introduce a questa nobile scienza e ci racconta origini, storia e filosofia di Slow Food e lo fa tramite interessanti aneddoti, esperienze e riflessioni porgendoci una visione del mondo che ha rovesciato gli stereotipi sul cibo, l'ambiente, la natura, l'agricoltura e che, sicuramente, cambierà il modo in cui sceglierete, valuterete e assaggerete il cibo, in cucina come al ristorante o al supermercato. Un libro veramente interessante, affascinante e che vale la pena leggere.

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Cose che nessuno sa

di Alessandro D'Avenia

Ormai ho scoperto Alessandro D’Avenia e quando ho visto sul tavolo della Biblioteca il libro, l’ho preso con piena sicurezza perché, a questo punto, di lui mi fido. In questo libro, l’Autore, affronta con delicatezza il tema della rottura dell’unità familiare. La protagonista è Margherita una ragazzina di quattordici anni che si prepara per andare al liceo, convinta che nulla potrà cambiare la sua vita, apre un messaggio, nella segreteria telefonica, in cui suo padre annuncia che non tornerà più a casa. Margherita, stupita dall’annuncio, non sa come attraversare questo doloroso smarrimento, ma poco a poco diventerà una donna e sarà proprio il suo cambiamento e la sua caparbietà a donare a tutta la famiglia, il coraggio di riprendere a vivere unita. Qualcuno l’ha definito libro per adolescenti ma non è così, Alessandro D’Avenia vuole raccontarci con i suoi tormenti, i suoi enigmi e insieme la sua spensieratezza e vitalità l’adolescenza perché la scuola e i giova sono il suo mondo. Infatti, nei suoi libri ci sono gli adolescenti e gli educatori e dimostra che anche gli adulti si portano dentro fragilità e desideri che non sono solo di proprietà dei ragazzi. Il libro appassiona e offre tanti spunti di riflessione a tutti. Leggetelo.

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Un divorzio tardivo

di Abraham B. Yehoshua

In questo romanzo, Abraham Yehoshua, ci fa incappare in Yehudà Kaminka un uomo che torna, in tarda età, dagli Stati Uniti in Israele per divorziare dalla moglie e la sua figura è vista dagli altri personaggi secondo il ruolo che hanno nei suoi confronti, e cioè come padre, marito, nonno e suocero. Ogni capitolo del romanzo, infatti, è raccontato da un personaggio diverso con stile e modi tali da permettere di incastrare, il riservato di ognuno di loro, con pensieri, gesti, racconti e momenti di vita la propria storia ed il proprio vissuto e offrirci un riassunto narrativo che sembra voglia essere un sommario della vita umana per carpirne ogni sfumatura. Yehoshua, in questo romanzo, si muove dentro e fuori l'essere umano, in lungo e in largo per il suo Paese, insomma ci fa conoscere Israele con la sua variegata umanità primeggiando nell’eleganza dell'introspezione psicologica, incastrata nell’ambientazione complessa della realtà israeliana. Yehoshua scrive romanzi profondi e introspettivi che suscitano spesso varie riflessioni ed emozioni nel lettore, difficili da descrivere e in questo caso si è, addirittura, superato. Un capolavoro.

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Le mele di Kafka

di Andrea Vitali

In questo libro Andrea Vitali ci riporta ancora a Bellano, verso la fine degli anni cinquanta, e con un titolo particolare che propone riferimenti letterari a Franz Kafka, non solo per le “mele“, sempre esposte in bella vista nella hall di un albergo di Lucerna, in memoria del soggiorno dello scrittore, che si era lamentato, alla partenza, dello scarso assortimento di frutta, ma anche per il ricordo del suo famoso romanzo “La metamorfosi”. I due personaggi principali, Abramo Ferrascini e la moglie Rosalba, dovranno affrontare un inatteso e frettoloso viaggio a Lucerna a bordo di una vecchia 1100 a causa dell’improvvisa morte di un parente e della quasi contemporanea necessità di partecipare ad un importante torneo di bocce. Infatti, mancavano solo sette giorni per la semifinale di campionato provinciale di bocce, e Abramo non avrebbe potuto mancare, senza mettere in conto le grane che gli avrebbe piantato Mario Stimolo, gestore del Circolo dei Lavoratori e allenatore dello stesso. La trama narrativa è apprezzabile, i protagonisti e i numerosi comprimari si sforzano in tutti i modi per tentare di convogliare le cose sui giusti binari, gli imprevisti sono sempre in agguato e sembrano rilevare che fanno parte della vita quotidiana, anche in un piccolo paese in cui tutto sembra trascorrere placidamente ma, questa volta, non ho trovato la solita abilità di Vitali che, alla fine, con quel finale in sospeso mi è risultato un po’ deludente.

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Ferragosto in giallo

di Camilleri, Costa, Gimenéz-Bartlett, Malvaldi, Manzini, Recami

Con questo libro la casa editrice Sellerio incita alcuni dei suoi migliori autori di gialli su un tema comune: il Ferragosto. In quel giorno, considerato da tutti il giorno estivo per eccellenza, i protagonisti dei romanzi di Andrea Camilleri, Gian Mauro Costa, Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini e Francesco Recami si troveranno alle prese con piccoli e grandi rompicapi. Così ritroviamo il commissario Montalbano che dovrà risolvere una faccenda che ha per base, un’overdose molto sospetta e che non lo convince.  I terribili vecchietti del BarLume, venuti fuori dai romanzi di Antonio Manzini, avranno a che fare con la morte di un irritantissimo miliardario russo. Rocco Schiavone, il complesso vicequestore inventato da Marco Malvaldi, si troverà tra le mani una rapina non andata secondo i canoni stabiliti. Petra Delicado e Fermín Garzón, indimenticabili protagonisti dei gialli di Alicia Giménez-Bartlett, sono alle prese con l’omicidio della moglie di un collega poliziotto. Enzo Baiamonte, il detective privato nato dalla penna di Gian Mauro Costa, si ritroverà a seguire il barboncino di una baronessa, recuperare il canotto a forma di ochetta portato via dalla corrente, una strana Lupa, una mina, cani dilaniati, ambaradan di botti, mareggiate e qualche strano villeggiante. E se, come me, non siete mai stati nella casa di ringhiera milanese di Recami, ci entreremo insieme per capire subito gli equilibri di questo stretto vicinato, anche se in questo caso, i protagonisti sono per lo più in vacanza e a casa è rimasto solo l’ex tassista Luis De Angelis costretto, casualmente, ad aiutare Elenoire Casalegno. Insomma, in questa collezione di racconti, gli investigatori della Sellerio, avventurandosi in indagini ferragostane, mostrano i loro stili di vita e le loro opinioni. Un libro che definirei: simpatico passatempo estivo.

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Fede e destino degli Ebrei

di Paul Démann

Questo libro è una sintesi breve ma ben definita sul dilemma dell’Ebraismo e su chi sono gli Ebrei ed offre ai Cristiani la vera spiegazione della materia giudaica mostrandola nella sua interezza. L’Autore, specialista in materia, non cavalca astrattismi e giudizi avventati o stereotipati ma fa una sintesi della storia ebraica fin dalle origini, rivelandoci gli aspetti principali della sua dottrina, il suo culto, le sue preghiere e perfino le varie correnti mistiche. Paul Démann asserisce che “per riconoscere il vero volto di un fratello bisogna avere occhi da fratello” lui lo fa  e devo dire che ci riesce molto bene presentandoci l’argomento con vera obiettività. Un bel libro che consiglio a tutti quelli che abbiano motivo per approfondire le peripezia del Popolo Ebreo .

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Tra Mare, Terra e Cielo

di Pietro Fiorentino

In questo dettagliato diario Pietro Fiorentino, l’Autore, si mette a nudo raccontando la sua vita di bambino, di adolescente intraprendente, di pescatore, di militare, di fidanzato e sposo, per arrivare a presentarsi come padre zelante, imprenditore, politico accorto, e infine come uomo trasformato e impegnato nella comunità cristiana come ministro straordinario della santa Comunione, annunciato dalla Chiesa con l’Istruzione Immensae caritatis del 29 gennaio 1973, e per il bene delle persone più sfortunate. Pietro si è raccontato, con audacia, in tutto e per tutto nel bene e nel male. Il libro ci mostra un percorso impegnativo e la maturazione umana e sociale di una persona semplice e molto disponibile. L’unica pecca è che Pietro, che scrittore non è, ha commesso l’errore di affidarsi ad un editor e ad un correttore di bozze poco accorti. Il suo affascinante racconto meritava qualcosa di meglio. 

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Amore lontano

di Sebastiano Vassalli

Sebastiano Vassalli affronta in questo libro, uscito per i tipi di Einaudi nel 2005, l'affascinante viaggio della parola “attraverso” i secoli. Questa edizione, pubblicata dalla Bur Rizzoli a marzo 2016, mi dà la possibilità di apprezzare questo libro, a metà strada tra un saggio ed un romanzo, in cui l’Autore traccia il profilo di Omero, Qohelet, Virgilio, Rudel, Villon, Leopardi e Rimbaud, sette storie di uomini del passato, accomunati dalla Poesia e che più, di ogni altro, hanno colpito la sua fantasia ed il suo cuore con l'uso magico della parola. Così Vassalli parte, in questo viaggio, con il leggendario Omero, il più antico poeta cui l’umanità assegna un nome. Poi, prosegue, con il misterioso “Predicatore” ebraico, Qohélet, colui che cercò l’eccellenza nell’uso della parola. Dopo di loro giunge inaspettatamente a Virgilio, il cantore forzato, che ci ha tramandato “l’uomo di Roma”. Passa, dopo, al trovatore Jaufré Rudel che con la sua tribolata partecipazione alla seconda inutilissima crociata, è il padre dell’artificio poetico dell’amor lontano e impossibile. Traghetta, successivamente, François Villon con la sua doppia vita di scapestrato prima e bacchettone in seguito per arrivare al mite Giacomo Leopardi e al suo mai corrisposto amor per la frivola Fanny Targioni Tozzetti e al sodalizio con l’amico Antonio Ranieri. Per completare, infine, con Arthur Rimbaud il “divino monello che ha trasformato l’adolescenza in poesia e ci ha dato di entrambe un’immagine terribile e superba”. Vassalli fa scendere dal piedistallo questi grandi personaggi della tradizione presentandoli come persone normali con i loro difetti, gli egoismi e le nevrosi di tutti e inconsapevoli del ruolo che avrebbero esercitato sui posteri. Vassalli finisce con un omaggio alla parola, dove la poesia, assume una valenza sublime. Lettura consigliata anche a chi non s’interessa abitualmente di poesia.

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La battaglia navale

di Marco Malvaldi

Con questo libro incappiamo in un’altra simpatica indagine che coinvolge i vecchietti del BarLume. A Pineta, è iniziata l’estate e fa molto caldo, la gente si è precipitata sulle spiagge gremite ma improvvisamente tutto si ferma perché sul bagnasciuga viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Il corpo è danneggiato dal mare, evidentemente è rimasto in acqua per diversi giorni, e nessuno è in grado di riconoscerlo fino a quando Mariano Marino, un malavitoso locale, riconosce nella giovane morta Olga, la badante ucraina di sua madre. I vecchietti del BarLume a ogni buon conto, anche in questo caso, sono pronti a collaborare alle indagini e condurre un'inchiesta parallela all'oscuro dalle fonti ufficiali. Incontrano la mamma del Marino, s’intrufolano nel mondo delle badanti straniere e sulle dinamiche che lo governano e arrivano al punto di arruolare il compagno Mastrapasqua che, avendo lavorato in Ucraina per conto dell’Eni, è in grado di comprendere le parole che si scambiano ai giardinetti le colleghe di Olga che dalle analisi è risultata abituale consumatrice di cocaina. La lettura, come il solito, è piacevole e l’Autore riesce a farci accettare il linguaggio un po' osé, che in qualsiasi altro dialetto sarebbe volgare, in espressione poetica e fa gradire un semplice thriller come allentante divertimento. Consigliato, come puro relax, anche a chi ancora non conosce Malvaldi.

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Il rumore delle cose che iniziano

di Evita Greco

In questo libro conosciamo una scrittrice al suo esordio Evita Greco e devo dire che  immediatamente mi ha colpito l’attenzione che Ella presta alle piccole cose di ogni giorno dichiarando di non dare sempre tutto per scontato. La storia che racconta parla di Ada. Una bambina lasciata dalla sua mamma, poiché non era capace a svolgere questa funzione, alle cure di nonna Teresa. L'infanzia di Ada, a causa di tale disagio emotivo, manifesta tutti i sintomi e i sentimenti tipici della sindrome dell'abbandonamento. Così i gesti naturali e quotidiani, come mettersi a dormire o andare a scuola, le creano un forte disagio emotivo e, proprio per alleviare questa sofferenza, nonna Teresa escogita una tattica per distogliere l'attenzione della bambina dai cattivi pensieri e per permetterle di affrontare la vita con positività, aprendosi alle novità. Quando nonna Teresa si ammala ed è  ricoverata in ospedale, Ada ci pensa spesso e ha paura a rimanere sola ma ad alleviarli questi pensieri ci pensano Giulia, un'infermiera, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione inimmaginabile. Le cose però si complicano, alla morte della nonna, e tutt’e tre restano coinvolti in qualcosa d’imprevisto, Ada, nel momento giusto, troverà la forza per sentire e ascoltare il rumore delle cose che iniziano. La vicenda in principio stenta un po’ a decollare, anche se commuove per l’amore che la nonna riversa sulla nipotina poi improvvisamente, il lettore, è coinvolto dallo stravolgimento della storia che diventa ben disegnata e bisogna riconoscere all’Autrice capacità e mestiere da vera Scrittrice. Pollice su per Evita Greco.

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La meraviglia degli anni imperfetti

di Clara Sànchez

Il protagonista della vicenda narrata in questo libro è Fran un ragazzo che vive a Madrid una vita non facile, con una madre tossicodipendente che non si prende cura di lui e che pensa esclusivamente al suo bene e alla sua soddisfazione personale, passando da un amante a un altro. Il padre che si vede a spizzichi non è una figura cui fare riferimento così Fran cresce senza provare il dolce e comprensivo affetto dei genitori, conduce una vita tranquilla e solitaria, non ama la compagnia degli altri ragazzi e sopperisce all’assenza dei suoi genitori, indaffarati in ben altre faccende, con un atteggiamento distante nei confronti di tutti. Insomma è semplicemente solo. Un pò di conforto lo trova in Eduardo, il suo unico amico, un tipo nello stesso modo strano come lui che però vive in una famiglia formalmente perfetta. Eduardo è di salute cagionevole ed è iperprotetto dalla madre, una persona alquanto eccentrica, e dalla sua bellissima sorella maggiore, Tania, che attira l’attenzione di Fran che comincia a esplorare ogni suo movimento. Quando Tania si sposa, convince il fratello a lavorare per la prestigiosa azienda del marito. Qualcosa però non persuade Fran e quando il suo amico sparisce nel nulla, dopo avergli lasciato in custodia una misteriosa chiave, inizia a cercarlo per scoprire finalmente la verità. Clara Sànchez, ancora una volta, con la sua scrittura nitida riesce a far essere interessante la lettura, anche se nella parte iniziale il ritmo è lento e il protagonista fatica a decollare così com’è noiosa l’intera storia incentrata tutta nelle sue riflessioni, nei suoi pensieri e nei suoi dubbi senza lasciarsi trasportare dagli eventi. E, il colpo di scena conclusivo, non ottiene l’effetto di migliorare questa deludente storia.

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Storia della Repubblica

L'Italia dalla Liberazione ad oggi

di Guido Crainz

In questo libro Guido Crainz, l’Autore, compie una vera panoramica che dall'Italia devastata dalla guerra arriva ai nostri giorni e che non è soltanto un libro dedicato agli addetti ai lavori, ma è un volume destinato anche a chi di storia ne mastica poco e vuole approfondire la conoscenza degli ultimi settant’anni del nostro paese. Un percorso tumultuoso e contraddittorio affrontato con la consapevolezza dello storico di razza che, attingendo a un vastissimo repertorio di fonti, ci mostra le trasformazioni profonde del nostro paese partendo dalla caduta del fascismo, passando per il miracolo economico e tangentopoli fino a spiegarci i tratti più importanti della nostra storia politica odierna. Nel libro non si nega certo che siano stati conseguiti risultati di portata storica, ma tutte le grandi riforme appaiono come inquinate dalla politica, che le trasforma in fattore di spreco e clientelismo anziché elemento di progresso democratico e civile. Oltre alla politica troviamo in questo lucido excursus di Crainz, anche i film, le canzoni, i romanzi, c’è tutto il vissuto degli italiani. Insomma è un continuo rimbalzare dalla dimensione politico-istituzionale a quella dell’economia, della cultura, della società, mostrando quando fitte siano queste interrelazioni, di come sia pigramente consolatorio ogni tentativo di guardare al sistema politico e alla società civile come a due entità rigidamente separate. E la domanda che spunta è solo una. Com’è stato possibile passare da una politica onnipresente con un tasso altissimo di partecipazione al voto, al trionfo del suo esatto contrario, tra astensionismo e trionfo dell'antipolitica? E' sicuramente un libro impegnativo per la mole di informazioni che scandiscono il passare del tempo, ma mai noioso anche se alla fine rimane solo tanta rabbia. Perché? Perché è sempre più acuta, come osserva l’Autore, la sensazione che nel ceto politico e nella stessa “società civile” prevalgano le derive, poco contrastate da energie collettive pur presenti ma sempre sfiduciate e prive di riferimento. C’è solo da augurarsi che possa affiorare per intero la consapevolezza del dramma e prenda avvio una rifondazione profonda del modo di essere, di pensare e di vivere della nazione. Riusciremo nell’intento? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Pape, Satàn, Aleppe

di Umberto Eco

In questo libro, che riproduce l’ultima opera allestita da Umberto Eco, sono raccolte una buona parte delle Bustine di Minerva, la sua rubrica sull’Espresso, degli ultimi quindici anni. L’opera ha come sottotitoloCronache di una società liquida”, così come l’Autore definiva la società in cui viviamo, dove tutto è inconsistente e liquido, senza sostanza, senza significati perché le ideologie sono inevitabilmente cadute, non c’è più una sinistra o una destra o dei valori per i quali sacrificarsi, per non parlare, poi, di una comunità o di una nazione in cui identificarsi e di cui essere orgogliosi. Umberto Eco con la scelta di questo titolo vuole rilevare la confusione imperante dei tempi che viviamo e la decadenza del valore del ricordo, della memoria individuale e quindi, a sua volta, di quella collettiva. Bisogna essere consapevole “che si vive in una società liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti”. È l'unico modo che abbiamo per sopravvivere, nell'interregno in cui ci troviamo, alla liquefazione. La raccolta, di cui ricordavo tante bustine essendo stato in questi anni abbonato a “l’Espresso”, vuole essere un viaggio che intende, mostraci chi siamo e in che ambito ci muoviamo, una realtà, dove la massima protagonista è l'invasione della tecnologia. “I giornali sono spesso succubi della rete” dovrebbero invece, dice Eco nella Bustina di chiusura, “dedicare almeno due pagine ogni giorno all'analisi di siti Web (così come si fanno recensioni di libri o di film) indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni”. Ho ritrovato, in questa raccolta, non solo l’Eco ironico e sagace delle Bustine ma anche lo Scrittore istintivo e intelligente dei libri che mi hanno appassionato, alcuni della quale ho commentato in questa mia rubrica, e il Professore elegante e di cultura illimitata che avevo apprezzato nei libri su cui avevo studiato nel periodo universitario. V’invito a leggere quest’acuta e appassionata analisi dei nostri tempi realizzata da un così Grande Intellettuale. Buon pro Vi faccia!

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Passeggeri notturni

di Gianrico Carofiglio

Questo piccolo libro, poco più di novanta pagine, di Gianrico Carofiglio contiene trenta racconti brevi di tre pagine ciascuno e si legge in un paio d’ore. Ognuno, di questi brevi episodi, ha una propria natura distinta con personaggi e aneddoti diversi e con situazioni divertenti tra realtà e finzione, non sono storielle banali ma fatti che invitano a riflettere e meditare. Voglio citare, come esempio, ciò che dice in “Rane”: “La capacità di adattarsi a persone e ambienti è una qualità importante. Consente di fare nuove esperienze, di apprendere cose nuove e nuove abilità, di instaurare relazioni equilibrate, tolleranti e creative. Altrettanto importante è però la capacità di comprendere quando l’adattamento diventa sopportazione inutile e pericolosa. Altrettanto importante è sapere quando reagire all’abuso e quando sottrarsi alla persecuzione”. Come si fa a non essere portato a riflettere? Il filo conduttore che lega le varie storie è tuttavia solo immaginario e chi legge, è costretto a barcamenarsi tra la verità della vicenda e la fantasia che l’Autore, ancora una volta, riesce a trasmettere ai suoi più affezionati lettori. Splendido!

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Il figlio maschio

di Giuseppina Torregrossa

In questo romanzo, dove si respira l’odore dei libri e della Sicilia, l’Autrice narra la nascita e il progresso delle librerie e editori Cavallotti. Ad iniziare tale realtà, ancora esistente, era stato il figlio maschio di Concetta Russo e Turiddu Ciuni, Filippo che vendendo libri su una bancarella a Palermo, era riuscito ad aprire la prima libreria per poi arrivare all’editoria. Filippo, però, muore durante la guerra consacrato alla resistenza italiana al fascismo. Nel libro, che narra una saga familiare, si parla di una Sicilia di altri tempi, dove si aspetta che almeno un figlio maschio erediti le sorti della famiglia ma la realtà sarà diversa. Infatti, sarà la figlia Concettina, attraverso suo figlio Vito Cavallotti, che si prenderà la rivincita per una vita e un matrimonio non voluto, imposto dalla famiglia, come a quei tempi spesso succedeva. Alla morte di Vito la tradizione tuttavia è stata proseguita dalle figlie di Vito, perché anche lui ha avuto solo figlie femmine. E’ il primo libro, che mi capita tra le mani, della Torregrossa e posso dire che è riuscita nel suo intento di far conoscere, al lettore, una storia in cui la passione per i libri diventa il filo conduttore di tutta la narrazione che si sviluppa in un lungo percorso diretto ad apprendere le vicissitudini di una bella realtà Siciliana.

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Spie e zie

di Siegmund Ginzberg

In questo libro, definito da tutti, un diario genealogico, lo scrittore e giornalista Siegmund Ginzeberg traccia un quadro della vita dei suoi avi, attraverso viaggi, intrighi, avventure e personaggi molto particolari. L’Autore, racconta del nonno paterno che nel corso di uno degli esodi cui furono costretti gli ebrei dell’Europa orientale, raggiunse Costantinopoli. Tra i suoi cinque figli il secondogenito Paul sarebbe divenuto il padre di Siegmund che prendendo spunto dalle cronache dell’epoca e attraverso la ricostruzione di vicende familiari è pervenuto a raccontare gli avvenimenti più importanti del XX secolo. Il racconto, infatti, prendendo spunto da una vecchia foto arriva a parlarci di guerre, menzogne, rancori, rivendicazioni, di conflitti di etnie e perfino delle purghe staliniane.  E’ un bel libro,  che non ha una trama particolare, ma è piacevole a leggersi ed è  molto colto.

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Appunti sui polsini

di Michail Bulgakov

Quasi tutti conosciamo Michail Bulgakov per la sua opera principale, “Il Maestro e Margherita”, peraltro pubblicata solo decenni dopo a causa della censura del regime stalinista. In questo libro, invece, troviamo una raccolta di piccoli racconti poco conosciuti che parlano della vita di Mosca negli anni Venti che descrivono, con lo stile inconfondibile dell'Autore, la nazione in un momento di profondo cambiamento dopo la Rivoluzione d'Ottobre con i nuovi ricchi, i poveri intellettuali, la fame del popolo e le sbronze di vodka. Il tutto è guarnito dall'irragionevole burocrazia sovietica del periodo. Indubbiamente sono sempre scritti di Bulgakov ma l’ho interpretato come un quaderno pieno di appunti, immagini, situazioni, frasi, descrizioni, che senz’altro l’Autore aveva raccolto per poterli inserire in qualche sua opera più completa e, anche se, mostrano benissimo una realtà precaria e crudele che invitano a una seria riflessione, non li ho trovati eccezionali.

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Malerva

di Enza Maria Festa

C’è in questo romanzo uno spaccato della vita difficile in certi quartieri del napoletano, il senso di rispetto e di paura, il concetto di onestà e di malavita ma anche l’ambizione e persino l’amore visto come miglioramento del proprio status sociale. Imma, la protagonista, vive in uno di questi quartieri, dove la camorra non fa solo paura, ma è anche un'aspirazione sociale. Ha solo quattordici anni ed è notata dal figlio maggiore del boss della zona e diviene, in poco tempo, sua fidanzata. Imma è arrivata finalmente ai piani alti della merda in cui vive, si sente realizzata, ha coronato il suo sogno e quando suo padre è catturato durante una retata e comincia a collaborare con le istituzioni rinnega la famiglia di origine e si rifugia a casa del boss. Enza Maria Festa, l’Autrice, è riuscita a mettere su una storia coinvolgente, ha mostrato come la camorra sia profondamente intrecciata nel tessuto sociale e non un'entità separata, ma, secondo me, ha mostrato troppo la protagonista negativa trascurando il vero protagonista, il fratello di Imma, Gennaro. Gennaro rappresenta l’altra faccia di questa storia, lui rifiuta quel sistema tanto idolatrato che permette alla gente di sopravvivere, nella merda, dove ìmpera il bullismo, la disonestà, la droga, la prostituzione, la delinquenza e non vede l’ora di fuggire da questa realtà che gli toglie il respiro. Temi appena, appena accennati. Per carità! L’Autrice conosce molto bene questa realtà, è nata a San Gennaro Vesuviano, e forse ha pensato che evidenziare sempre le stesse cose non stupisce più nessuno, è certa che storie come questa si ripeteranno ancora, che queste vicende sono sempre esistite e sempre esisteranno in quel contesto. E’ una scelta dell’Autrice e la rispetto.

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Contro l'antimafia

di Giacomo Di Girolamo

In questo libro Giacomo Di Girolamo fa l’analisi dei perché l’antimafia in Italia ha perso, e del perché ha vinto Matteo Messina Denaro. Nel libro, infatti, l’Autore parla direttamente così come fa ogni giorno su RMC 101, dove conduce la rubrica "Dove sei, Matteo?", costruendo un’analisi spietata e dura che mi ha disorientato e confuso. Perché la critica all’antimafia arriva da un giornalista nato e cresciuto all’interno del movimento, come lui stesso ci dice, di cui ho letto i libri precedenti che ho molto apprezzato.  C’è in queste pagine uno sfogo personale molto amaro e terribile che finisce con la convinzione di aver perso perché “Tu hai vinto, Matteo, perché hai reso la mafia invisibile come te” mentre noi “tutti abbiamo perso“. L’antimafia, dice l’Autore, ha avuto grandi meriti, ma a un certo punto, si è trasformata ripetendo fino alla noia gli stessi gesti, gli stessi riti e simboli svuotati di significato. Di Girolamo ci offre una serie di scandali e sconcezze a comprova come, per esempio, gli affari di chi gestisce i terreni confiscati elencando professionisti vari impegnati giornalmente a “fare soldi” e a “sistemare” parentela varia che se ne frega della buona gestione e che affama intere famiglie di onesti lavoratori.  Quello che più mi ha turbato è l’elenco di queste cooperative antimafia, associazioni antimafia e di comitati antimafia che, utilizzando l’etichetta dell’antimafia, portano avanti operazioni poco pulite senza alcun controllo e che hanno trasformato il loro esistere nella insistita costituzione di parte civile in ogni occasione. Insomma furbi di vario spessore che vanno dall’accattonaggio, alla delinquenza passando dall’approfittamento per arrivare fino allo sciacallaggio.  La conferma che quanto sostenuto dall’Autore corrisponde al vero è arrivata lunedì undici aprile 2016 nella trasmissione Rai “Petrolio” direttamente dal Giudice Nino Di Matteo che a precisa domanda, dopo l’intervento di Giacomo Di Girolamo, ha specificato che quanto detto dal giornalista compare negli atti ufficiali. Sconfortante! L’Autore, nell’epilogo, finisce affermando che se prima non aveva paura adesso l’ha perché non sa più cos’è l’antimafia. Sono parole che lasciano il segno. Leggetelo!

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Noli me tangere

di Andrea Camilleri

In questo romanzo Camilleri abbandona il suo linguaggio italo-siciliano e scrive in un italiano perfetto. La vicenda narra di Laura, una donna bella e piena di talento e di relazioni, che ha sposato uno scrittore molto più grande di lei mantenendo in piedi alcune delle sue storie. Il marito, Mattia Todini, accetta di buon grado le stranezze della moglie e le sue insofferenze. All’improvviso Laura scompare, e spetterà al commissario Maurizi indagare sul suo caso. Presto il colto commissario si renderà conto di quanto siano eterogenee le visioni di Laura secondo le persone che l’hanno conosciuta, e dovrà riflettere sulle tensioni nascoste in ogni suo gesto, che ricordano quelle dei corpi dell’affresco del Beato Angelico che Laura, la storica dell’arte, aveva interpretato tramite le parole “noli me tangere” e che Gesù pronunciò a Maria Maddalena dopo la resurrezione. “Noli me tangere” è un giallo senza vittime e d’ambientazione borghese che mi ha spinto a considerarlo un canovaccio per una piacevole sceneggiatura cinematografica.

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Il giro del mondo in 80 pensieri

di Piergiorgio Odifreddi

In questo libro Piergiorgio Odifreddi parodiando il titolo del viaggio più celebre in ottanta giorni di Jules Verne ci accompagna in ottanta pensieri nella biblioteca e nelle idee del matematico impenitente. Il libro approfondisce otto parti del sapere, Politica, Religione, Storia, Scienza, Matematica, Filosofia, Letteratura e Arte. Nei dieci distinti capitoli, l’Autore stimola la curiosità del lettore preparandoli a usare la logica della propria mente per meglio comprendere il mondo. A tal proposito presenta una bella collezione di altri libri da leggere oppure da evitare predisponendo l'incontro fra la cultura scientifica e quella umanistica due universi, di certo non divisi ma complementari, che aiutano ad affrontare le realtà del mondo. La lettura non è molto facile e il libro è consigliato leggerlo con distensione alternandolo, possibilmente con il rinfresco di qualche altro testo che Odiffreddi suggerisce per avvalorare i punti-chiave del suo pensiero che pone la scienza come criterio insuperabile per capire la realtà e vivere felici. Lo suggerisco a chi ha voglia di appagare la propria curiosità.

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Nella testa di una Jihadista

di Anna Erelle

In questo libro la giornalista francese Anna Erelle, specializzata in terrorismo, è spinta dal desiderio di comprendere il fenomeno dei giovani occidentali che si arruolano nelle file dell’ISIS. Prima ha indagato sulle ragazze e ragazzi europei che si convertono all’Islam radicale e raggiungono la Siria per combattere la guerra santa contro i kafir, gli infedeli, poi ha cercato di capire i metodi di reclutamento e di entrare in contatto con i propagandisti. Quindi si è creata un’identità fittizia di neoconvertita inventando una storia personale, mescolando pezzi delle vicende dei ragazzi fuggiti, apprese dalle famiglie disperate. Come Mélodie Nin, venti anni, è stata agganciata online da un importante reclutatore di candidati all’Egira, cioè l’abbandono della terra dei kafir per andare a seguire la vera religione, si tratta, infatti, di Abu Bilel uno dei comandanti dell'Isis a Raqqa.  La situazione, però, le sfugge di mano perché l'uomo s’innamora della ragazza e inizia a pressarla per incontrarla. Anna/Mélodie finge di accettare la richiesta di Bilel e parte per Amsterdam insieme a un collega fotografo. Dovrà poi andare a Istanbul e quindi in Siria. In realtà vuole arrivare ad Amsterdam per intervistare Lola, una giovane belga veramente convertita e in partenza per la Siria, poi andare al confine con la Siria per raccogliere informazioni sul luogo, e infine tornare in Francia per finire il reportage. Le cose, però, si complicano e Anna/Mélodie è costretta a tornare a Parigi, cancella il suo account Facebook e getta i telefoni cellulari con cui si metteva in contatto Bilel. Eppure riceve non solo minacce sul suo account Skype ma anche una telefonata in ufficio da Bilel, segno che è comunque riuscito a rintracciarla. Da quel momento parte una vera e propria fatwa contro di lei che la costringe oggi a vivere in totale anonimato, ha dovuto cambiare casa, telefono e vive costantemente sotto scorta. Senza dubbio è una testimonianza da brivido che ci aiuta a capire ciò che spinge i giovani occidentali, non sempre consapevoli di ciò cui vanno incontro, per avvicinarsi all'ISIS. Molto interessante.

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Il segreto di Ortelia

di Andrea Vitali

In questo Andrea Vitali ci offre un quadro perfetto della vita del suo paese, Bellano, fatta d’intrighi, pettegolezzi, segreti. Ormai chi lo legge sa che l’ambientazione del lago è tipica delle sue opere e sa pure che l’Autore è affezionato a questi luoghi essendone anche un profondo conoscitore. Protagonista di questa vicenda è Amleto Selva, un giovanotto corpulento e sanguigno che ha fatto vita da cane randagio finché non arriva l'occasione della vita che gli permette di accasarsi sposando Cirene Crippa, la figlia di Idreno, il macellaio che, dopo la morte della moglie, si trova incapace di prendere in mano la situazione. La figlia Cirene non è in grado di badare al padre e alla bottega da sola e soltanto sposando il giovane e ambizioso Amleto potrebbe ridare supporto tanto all'attività quanto alla casa. Amleto però non è particolarmente dedito al lavoro, ma si distrae facilmente con giovani signorine relegando in casa la moglie completamente occupata a prendersi cura della piccola Ortelia. Amleto, così, finisce per circondarsi di amici di un certo rango, dottori, notai, ingegneri dediti alla gozzoviglia che lo introducono in nuove e più appassionanti esperienze di vita spensierata. Le cose si complicano, però, quando Amleto, complici gli stravizi di tutta una vita, è colpito da un ictus. Ortelia, che la madre era riuscita a tenere in tutti i modi lontana dal padre e dalla macelleria, si ritrova invece a gestire la macelleria. Anche in questo romanzo, nel quale spiccano le figure femminili, Vitali, tra burle e segreti familiari, fa trascorrere al lettore un paio d’ore di piacevole lettura.

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Tempesta di neve e profumo di mandorle

di Camilla Läckberg

Ogni tanto le Case Editrici, specialmente nel periodo natalizio, tirano fuori questi libercoli per "fare cassetta". Spesso ne viene fuori qualcosa che stravolge l’opinione del lettore sugli Autori cui si è affezionato. Fatto questo breve preambolo, chiarisco che il libro è composto di cinque brevi racconti indipendenti fra loro, di cui i primi quattro occupano una cinquantina di pagine e il quinto, da cui nasce il titolo, un centinaio. Come ormai ci ha abituato Camilla Läckberg a fare da sfondo a questi racconti ritroviamo il chiuso microcosmo di Fjällbacka, piccola provincia svedese immobilizzata dal freddo, antico borgo di pescatori di aringhe, affacciato sul mar Baltico. Lo stile è sempre quello della Lackberg, sobrio, asciutto ed efficace, con pochi fronzoli, dove le storie scorrono veloci, avvincenti e non scontate. Sono storie spesso familiari come quella di un’ossessione coniugale risolta in alto mare, la ribellione di donne che per troppi anni hanno subito silenziosamente violenze domestiche, il dolore e l’umiliazione di un adolescente vittima di bullismo che incrocia la sua strada con un uomo tradito dalla propria moglie, un delitto domestico compiuto per una brutale avarizia. E infine l’ultimo in cui ritroviamo Martin Molin, all'inizio della carriera. La vicenda si svolge su un’isola sulla quale il Martin ha raggiunto la fidanzata Lisette per le festività natalizie, ma durante la riunione di famiglia i conflitti familiari esplodono in scenate e rancori e soprattutto muore avvelenato il personaggio più odioso, che tutti avevano interesse a eliminare. I sospettati non possono allontanarsi dal luogo del delitto perché sono isolati da una terribile tempesta di neve. Martin, solo e privo di qualsiasi mezzo scientifico, indagherà e porterà alla luce una soluzione piuttosto incredibile. Spero vivamente che nei prossimi libri possiamo ritrovare la scrittrice di alto livello alla quale eravamo abituati.

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La corrispondenza

di Giuseppe Tornatore

In questo libro Tornatore ha raccontato «una storia d’amore ai tempi di Internet. Emozioni e sentimenti a confronto con le tentazioni e le insidie del virtuale. E le storie d’amore, anche quando si concludono male, hanno sempre un lieto fine. Per il solo fatto di essere esistite». I protagonisti della vicenda sono Amy Ryan e Ed Phoerum. Amy è una studentessa universitaria di fisica che, nel tempo libero, per mantenersi fa la controfigura per la televisione e il cinema come stuntwoman. La sua specialità sono le scene d’azione ed è abilissima nelle situazioni pericolose che, sullo schermo, finiscono di solito fatalmente con la morte del suo doppio. Dietro questa passione si nasconde una ferita ancora aperta cioè la tragica scomparsa del padre di cui si ritiene responsabile. Ed, il maturo professore universitario di Astrofisica, cerca di aiutarla nel ritrovare l’equilibrio esistenziale perduto anche se i suoi doveri pubblici e privati, sposato con due figli, gli impediscono di vivere alla luce del sole la relazione con la giovane amante perciò la loro quotidianità è regolata da rapporti virtuali.  I loro incontri sono rari e clandestini, vissuti soprattutto nell’intima magia di una casa su un’isola. La vicenda ci mostra come un rapporto condotto dalla rete, fatto di messaggi e posta elettronica, renda molto labile i confini tra virtuale e reale. Il libro molto interessante e che ne consiglio la lettura, ha preso forma parallelamente all’elaborazione del film, uscito contemporaneamente, con soggetto, sceneggiatura e regia dello stesso Tornatore.

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Razza di zingaro

di Dario Fo

In questo libro Dario Fo, l’Autore, ci racconta la storia di Johann Trollmann che a soli otto anni incontra per la prima volta il fascino della boxe. Siamo nella Germania del Nord e per il piccolo Johann non si tratta soltanto di osservare uno scontro tra uomini ben allenati, ma anche respirare quell’insieme di regole, competizione, energia, eccitazione che lo elettrizzeranno al punto da restare in lui per sempre. I guantoni, i ragazzi, il maestro, il ring, il sudore, suoni e odori divengono ben presto parte di lui, che si rivela subito un fuoriclasse, un talento naturale, fin da giovanissimo che diventerà un vero campione. Un sinti, però, non può rappresentare il Paese alle Olimpiadi del 1928 come gli altri tedeschi e non può neppure stare con sua moglie e sua figlia tanto che per salvarle deve divorziare. In compenso per andare in guerra a difendere la Germania, uno zingaro va benissimo. Infatti, nel 1939 è richiamato alle armi, nelle file dell’esercito tedesco, fino a essere di nuovo perseguitato e deportato. Questa terribile storia dimenticata è ricostruita da Dario Fo con il suo solito tono da cantastorie in uno stile narrativo semplice e crudo. Di recente, nel 2003, la Germania ha riconosciuto il valore e l'autenticità di questa storia e settant'anni dopo ha consegnato alla famiglia Trollmann la corona di campione dei pesi mediomassimi negata a Johann. Una bella storia e un bel libro da leggere tutto d’un fiato.

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Groucho e Io

di

Groucho Marx

Questo libro, pubblicato nel 1959, è l'autobiografia di Groucho Marx e come dice lo stesso autore, non vuole essere il ritratto fedele di un personaggio o del suo percorso di formazione e nemmeno un libro di memorie nostalgico o di lodi gratuite. Con uno stile narrativo brillante, con profonda autoironia e con la capacità di non prendersi mai sul serio, tutta racchiusa in una delle sue battute più celebri, Groucho rievoca la propria infanzia tra povertà e spensieratezza, gli anni giovanili trascorsi con i fratelli nei teatri degli Stati Uniti, la lunga gavetta alla ricerca del successo, il periodo dei trionfi cinematografici e altri divertenti episodi autobiografici, esposti attraverso gustosi aneddoti e nostalgici ricordi. Oltre alla sua storia familiare ritroviamo, anche, un'America oramai dimenticata e raccontata con vivace sarcasmo.  La potenza del libro consiste, però, nell’essere un brillante saggio di capacità espressiva e pagina dopo pagina ci si lascia trascinare dal racconto e dagli episodi narrati. L’ho letto con curiosità, sicuro di trovare la storia di una vita impregnata di umorismo e alla fine posso onestamente ammettere che è stato veramente divertente leggerlo, ci sono delle pagine veramente esilaranti. Consigliato a tutti.

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Compagno poeta

di Giulio Stocchi

In questo libro Giulio Stocchi, l’Autore, con il suo diario riesce a rendere concreto un tuffo indietro a Milano e alla generazione del sessantotto. Giulio, ormai conosciuto da tutti come il “Compagno Poeta” in quegli anni era sempre presente nelle fabbriche, dove si svolgevano assemblee degli operai, in tutte le manifestazioni di piazza dove ci si batteva per i diritti dei lavoratori intervenendo, in mezzo a quel pubblico, come cantore dell’imminente rivoluzione. Nel libro racconta la cronaca di un’infinità di avvenimenti realmente accaduti tra il ’68 e il ’75 quando a Milano “era caldo Ma che caldo che caldo faceva” e dove Giulio, consapevole di trovarsi davanti a persone disinteressati ai suoi travagli interiori, recitava versi. Giulio lo trovavi sempre presente nelle strade, accanto ai compagni, durante la lotta, perché ogni parola, nell'infinita varietà dei volti, dei gesti, dei sogni, delle speranze di quegli uomini “Egli” ritrovava le sue radici e la sua ragione, la pienezza riconquistata del proprio destino. Leggendo il libro sono ritornato a ricordare le ballate e le testimonianze della generazione in cui mi sono tuffato istintivamente nel 1970. Ho ritrovato non solo le manifestazioni di massa e le interminabili assemblee nelle università ma anche il mio percorso per partecipare alla vita quotidiana di una città a me anonima. Pensando a quegli anni il sorriso che nasce sulle mie labbra, è amaro sia per il fallimento dei progetti sia per le delusioni affrontate. Ma “c’est la vie”.

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I misteri della montagna

di Mauro Corona

Ho finito di leggere questo libro e la prima cosa cui ho pensato è l’Amore, quello vero, l’Amore che Mauro Corona ha per la Montagna. Intanto non è un romanzo, come indicato in copertina, e l’Autore stesso dice: “Con questo libro mi diverto giacché non devo attenermi a trame, tempi, toni o personaggi. Vado un po’ alla Čecov, “senza trame e senza finale”, ma con risultati tredici anni luce distanti dai suo”. C’è una storia d’amore tra l’uomo e la montagna, tra un uomo che non cede alla tentazione del mondo moderno e la natura. C’è il Cercatore, come lui stesso si definisce, che vuole penetrare i misteri della montagna, ma anche addentrarsi nella vasta zona d’ombra degli uomini duri che l’hanno abitata per secoli, lasciandosi dietro una scia di fatica, di dolore, e spesso di sangue. Con gli occhi curiosi di un bambino e il cuore pieno d’amore di un innamorato, ci parla dell’eco che si prende sempre l’ultima parola, di valli impervie da perlustrare per trovare le proprie radici, di baite, di rocce che possono sorprenderti e regalarti un segreto. Ci porta a conquistare le cime inaccessibili e lontane e dietro la sua perlustrazione delle valli più impervie sulle tracce degli antenati che vi hanno lavorato, cacciato, vissuto e perso la vita, di venti circolari che alzano le foglie di ruscelli e sentieri che conducono ad alberi secolari su cui adagiando l’orecchio al tronco, senti il cuore battere. Il libro è interessante e a volte affascinante anche se a tratti è pervaso da un'atmosfera malinconica connessa ai ricordi personali e alle esperienze di vita, ma devo dire che, dopo un inizio stentato e quasi forzato, mi si è aperto un mondo di sensazioni bellissime che l’Autore ha saputo trasmettermi, anche se non sono un amante della montagna. Complimenti!

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Buchi nella sabbia

di Marco Malvaldi

Con questo libro, Marco Malvaldi, ci porta nella città di Pisa a inizio del ‘900, dove sta per andare in scena la Tosca di Giacomo Puccini, alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Da poco è stato ucciso re Umberto I e si temono altri attentati ma nessuno avrebbe potuto pensare che ad essere ucciso concretamente sarebbe stato qualcuno sul palco. Ad indagare sull'omicidio ci sono il tenente dei carabinieri Pellerey e il suo diretto superiore capitano Dalmasso. Ad aiutarli a districare l’insolita matassa sarà Ernesto Ragazzoni, una pittoresca figura di giornalista e poeta bohémien, chiamato a conferire attendibilità a una schiera di personaggi bizzarri. Chi ha permesso a Ernesto Ragazzoni giornalista della Stampa realmente esistito, conosciuto non soltanto come poeta di rime surreali e pagine invisibili ma soprattutto come grande etilista, di prendere parte alle indagini? L’Autore unendo al solito umorismo e all'arguzia la scrupolosità con cui ricostruisce il momento storico, l'ambientazione e la descrizione dei personaggi ci svelerà l’arcano. Confermandosi, in questo modo come uno degli scrittori italiani più divertenti del momento che nutre grande rispetto del lettore invitato a divertirsi senza sacrificare la propria l'intelligenza e che afferra l’omaggio all’opera lirica con una satira impegnata e una fedele ricostruzione storica. Ho trovato il libro piacevole e divertente.

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Non luogo a procedere

di Claudio Magris

In questo romanzo di Claudio Magris il protagonista è impegnato a fondare un museo della guerra per costruire la pace. Siamo a Trieste, dove un eccentrico Professore triestino, Carlo, che nella realtà come ci dice nella nota finale l’Autore, era Diego de Henriquez collezionista di materiale bellico e che nel 1974 morirà in un misterioso incendio nel capannone dove erano custodite le carabattole raccolte mentre Luisa, l’altra coprotagonista, è chiamata a dover riordinare il materiale recuperato. Nel mezzo del racconto, Magris, inserisce l’amore fra i due con frammenti della storia personale di Luisa e di quella di Carlo ma ciò che assurge ad avere un valore dominante è quanto accaduto alla Risiera di San Sabba, l’unico lager nazista in Italia, dove furono eliminati numerosi prigionieri politici ed ebrei. Il libro, poi,  vaga in spazi e tempi lontani, trasformandosi in denuncia affilata e potente contro tutte le ipocrisie, da quella degli inquisitori che interrogano una nera rapita in sud America per sapere se ha giaciuto col Demonio, ma anche e soprattutto dove giacciono tesori perduti. Stringendo si arriva alla Trieste “bene” borghese e pulita, che divideva cene a base di prelibatezze con gli ufficiali nazisti, fino a chi non capisce che il vero eroismo, in guerra, è anche quello di Otto Schimek che avrebbe gradito di non prendervi parte. Il libro, che non è di facile lettura, è un concentrato di urla contro tutte le guerre e deve essere letto in modo attento per cogliere in toto le situazioni predisposte da così importante Autore. 

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bianca come il latte, rossa come il sangue

di Alessandro D'Avenia

Ho scoperto Alessandro D’Avenia quando ho letto “Ciò che inferno non è” dove avevo evidenziato l'amore, dell’Autore, per la sua terra e il suo dolore per la violenza ed il degrado che ha distrutto, in alcune zone di Palermo, bellezza e cultura millenaria. Ho voluto, poi, cercare la sua prima pubblicazione e così mi sono imbattuto in ”bianca come il latte rossa come il sangue un libro che commuove e fa riflettere. Dove predomina l’Amore, quell’amore che non è soltanto qualcosa che riguarda l’età giovanile ma quell’amore che colpisce le persone di qualsiasi età capaci ancora di emozionarsi. Il libro racconta di Leo un ragazzo di sedici anni con un sogno che di nome fa Beatrice, una bella ragazza dai capelli rossi. Beatrice però è malata e questo Leo non lo sa. La loro è una storia d’amore dolce e fresca come la loro giovinezza, ma sicuramente dolorosa.  Leo quest’amore lo fa crescere riuscendo a trovare rispetto dagli adulti ed insegnerà, a tutti, tante cose riuscendo ad entrare nei cuori di chi legge questa sua toccante vicenda, molto sincera e terribilmente possibile. Anche questo libro, secondo me, è scritto bene con un linguaggio moderno e certamente non banale come ho letto in qualche recensione. A lettura ultimata ho scoperto, tramite mia figlia, che su questo libro è stato realizzato un film e che sarebbe andato in onda in televisione venerdì (04/03/16). Ho aspettato allora ad ultimare la recensione e ieri sera ho visto il film. Nella versione cinematografica il regista ha messo molto di suo stravolgendo un po’ la storia che è stata rappresentata in modo troppo giovanilista e americanizzato. Senza nulla togliere al regista e agli attori, è meglio il libro.

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Avarizia

di Emiliano Fittipaldi

Il libro è il risultato di quello che le spie del Vaticano hanno raccontato e documentato al giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi. C’è di tutto dalle ricchezze sterminate, proprietà immobiliari per quattro miliardi di euro, alle offerte per la beneficenza che non sono spese per i più poveri ma ammucchiate in conti e investimenti, o per esigenze dei monsignori di curia e giù sempre più in basso fino ai guadagni esorbitanti derivanti dai ricavi che pervengono grazie ai suoi negozi collocati dentro le sacre mura. Naturalmente il tutto è infiocchettato da decine di scandali finanziari vaticani, grazie proprio allo studio della documentazione riservatissima che gli spioni hanno consegnato all’Autore e ad un lungo lavoro d’inchiesta giornalistica. Non sto qui a enumerarvi gli sprechi e le malefatte di cardinali e addetti vari né a fidarvi l’elenco dei beni immobili delle proprietà vaticane perché tutti abbiamo letto i giornali o siamo stati informati dai media. La cosa, però, che più mi ha disgustato è stata quella di assodare che la carità dei fedeli ha gonfiato, anche se tutti noi abbiamo sempre immaginato senza averne certezza, un fondo che non compare nel bilancio della Santa Sede e che nel 2013 ha toccato i 378 milioni di euro rafforzando gli attivi esclusi dal bilancio che ammontano a 471 milioni di euro. La reale destinazione di questi fondi, come si appura dal rapporto dell’agenzia di revisione dei conti Moneyval, non sono indirizzati a opere di povertà ma a spese ordinarie e straordinarie dei dicasteri e delle istituzioni della curia romana e lo stesso discorso vale per la gestione dell’8 per mille. Ricordiamocene tutti nel momento in cui, con la dichiarazione dei redditi, ordiniamo a chi mandare questi fondi. Che cosa devo dire? Come minimo sperare che Papa Francesco spinga il Vaticano verso lidi più consoni alle sue fondamenta e ci allontani dalla Roma papalina, di antica memoria, dei Borgia. V’invito, perciò, a leggere questo libro che, fino ad ora, non ha ricevuto alcuna querela perché ciò che in esso è riportato, a quanto pare, corrisponde al vero. Buona lettura.

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La ruga del cretino

di Andrea Vitali e Massimo Picozzi

Questo libro di Andrea Vitali è un romanzo giallo ambientato a fine ‘800 sempre a Bellano, come tutti i suoi libri, ma con continue trasferte a Torino. I fatti sono inventati ma compaiono diversi personaggi storici davvero esistiti, come lo psichiatra Lombroso. C’è una particolarità, infatti, non a caso, il libro è stato scritto a quattro mani insieme a un grande nome del “crimine” quale Massimo Picozzi, famoso psichiatra e criminologo.  Al classico romanzo di Vitali, con i suoi personaggi ruspanti, ingenui, osservati con i loro pettegolezzi, intrighi e maldicenze, si aggiunge la collaborazione del Picozzi ottenendo così questo giallo intrigante pieno di umorismo. Ancora una volta, perciò, siamo a Bellano dove Birce, una ragazza nata storta, è destinata a un futuro molto incerto. Contemporaneamente a Torino un medico, il cui comportamento è molto criticato, perché sta iniziando a fare degli studi sulla psichiatria, è Cesare Lombroso. Dopo un inizio un po’ ingarbugliato si scoprirà il motivo per cui i due s’incontreranno. A Torino è stato ritrovato il cadavere di una ragazza che puzza di cloroformio e stringe tra le mani un pezzo di carta contenente dei segni che sembrano una parte di un’equazione. Poche settimane prima un pezzo di carta simile era stato ritrovato nelle mani di un’altra ragazza, anche lei uccisa con le stesse modalità e anche Cesare Lombroso, prima del ritrovamento dei cadaveri, aveva trovato nella sua buca delle lettere un altro pezzetto di questo gioco macabro senza, peraltro, dargli la giusta importanza. A Bellano, Birce ha incredibilmente trovato lavoro come cameriera nella villa di una signora forestiera, amica della reale famosa medium Eusapia Palladino. Questa donna e Cesare Lombroso ci aiuteranno a capire chi è l’assassino e perché la sventurata Birce ha un ruolo centrale in tutta questa storia. Come dicevo prima, dopo un inizio ingarbugliato con eccessivi passaggi da un luogo all’altro e i numerosi personaggi ci offrono un finale, forse un po’ scontato e non da vero thriller ma piacevole e molto ironico.

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La migliore offerta

di Giuseppe Tornatore

Giuseppe Tornatore prima di scrivere la sceneggiatura del film “La migliore offerta” ha deciso, sollecitato anche dall’Editore, di scrivere in forma di racconto la storia che subito dopo è divenuta il film omonimo.  Nel breve racconto che ne viene fuori l’Autore amalgama, in modo egregio, una storia d’amore con un’atmosfera da thriller e con una narrazione impeccabile per ritmo, equilibrio, atmosfera. La vicenda, per chi come me non ha visto il film, parla di Virgil Oldam un sessantatreenne esperto d’arte, di antiquariato e anche noto battitore d’aste. Vive solo ha la mania dei guanti, che ne ha di tutti i tipi, perché odia sentire la pelle umidiccia della gente. Considerato un uomo dal cuore arido, ha un’altra mania, nella villa, dove abita, ha un caveau con una collezione privata di 279 quadri tutti ritratti di donne di valore inestimabile. Un giorno è contattato dalla ventottenne Claire Ibbetson sofferente di agorafobia per fare una stima e un catalogo per la vendita della villa dove abita. Il rapporto fra il sessantenne scapolo e solitario Virgil e l’inquietante Claire è al centro della storia che diventa intrigante e misteriosa fino ad un finale imprevedibile e drammatico. Il risultato è un racconto breve e inconsueto ma di grande effetto narrativo ed emozionale. Vale la pena dedicarle un paio d’ore di piacevole lettura.

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Kaputt Mundi

di Ben Pastor

In questo libro l’Autrice, mescolando personaggi immaginari con altri storicamente reali, narra alcune inchieste per omicidio sullo sfondo degli ultimi cinque mesi di occupazione tedesca di Roma. Ho scoperto, dato che non conoscevo altri libri di Ben Pastor, un nuovo protagonista: l’ufficiale dell’esercito tedesco Martin Bora, anti nazista, cattolico osservante, uomo inquieto e tormentato. Siamo a Roma mentre le truppe alleate stanno risalendo la penisola e la capitale soggetta a coprifuoco, fame, retate e Fosse Ardeatine, vive i giorni più drammatici dell’occupazione nazi-fascista. Martin Bora sta vivendo un momento molto particolare della sua vita, l’addio inatteso della moglie Dikta, mentre Roma in quei giorni sanguinosi e confusi è teatro di vendette e cospirazioni con gli alleati che si fanno strada nel percorso di liberazione. Si prospetta la fine non solo dell’occupazione ma anche del Reich e nonostante ciò Bora s’impegna ad indagare sulla morte di una ragazza tedesca, Magda Reiner, impiegata all'ambasciata, trovata morta dopo un volo dalla finestra del suo appartamento a fine dicembre. La polizia italiana, ufficialmente titolare delle indagini, ha individuato come colpevole ras Merlo, un alto gerarca del partito amante della vittima, che in realtà coltivava anche altre amicizie tra tedeschi. La soluzione, sebbene piaccia molto al questore, non convince né Bora né Sandro Guidi, l’ispettore della polizia italiana incaricato a risolvere il caso. Nella vicenda s’inseriranno altri accidenti come la morte di una nobildonna e di un cardinale della Santa Sede e una serie di oscuri attentati che sembrano indirizzare verso una spia italiana in grado di vendere al nemico i cittadini ebrei di Roma. Nel romanzo la Storia reale s’intreccia con spontaneità con le storie private, come quella struggente e imprevedibile tra Guidi e la commessa Francesca, figura d’importanza assoluta nella situazione evidenziata. Insomma, l'indagine su una morte sospetta è solo un pretesto per parlare degli uomini e delle donne in quel contesto storico di rilevanza mondiale in cui, Ben Pastor, sa collocare con meticolosità anche le figure minori riprodotte, come dicevo all’inizio, su personaggi realmente esistiti. Ve lo consiglio.

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Il bambino nel paese del sole

di Eric Lamet

Ho scoperto questo libro quando l’Istituto Euroarabo di Mazara ha pubblicato la locandina con cui comunicava la presentazione, al Teatro Garibaldi, del libro di Eric Lamet "Il bambino nell'isola del sole" subito ho cercato il libro in biblioteca. Nel giro di una settimana ho potuto leggere questo bel racconto autobiografico che narra la storia vera di un ragazzino ebreo in fuga, nel marzo del 1939, quando i nazisti invadono l’Austria e lui con la sua famiglia lascia Vienna per l’Italia. Scelta sarà errata perché la promulgazione delle leggi razziali, anche in Italia, e lo scoppio della guerra costringono la famiglia a separarsi. Eric e la mamma sono inviati al confino a Ospedaletto d’Alpinolo (Avellino), un paese in cui la vita sembra essersi fermata al secolo precedente. Il luogo affascina il ragazzino e la mamma, Lotte, cerca di far vivere al figlio la difficile esistenza di odio e privazioni, nel migliore dei modi. A Ospedaletto sono esiliati anche alcuni antifascisti e arriverà anche la violenza della guerra. Eric, oltre all’odio e alle privazioni, scoprirà l’umanità di un popolo e di un Paese di cui s’innamorerà per sempre. Mi ha molto entusiasmato l’amore sia di Lotte sia di Eric verso Pietro Russo il mazarese antifascista conosciuto durante il confino. Quel Pietro che diventerà, nel 1951, marito di Lotte e patrigno di Eric e con cui scelsero la loro avventura Americana e dove ancora oggi risiede, in Florida, l’ottantaseienne Eric. Un libro avvincente che mi ha molto commosso per la sua straordinaria storia umana. Da leggere.

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Dimmi che credi al destino

di Luca Bianchini

Ho preso questo libro perché ho identificato l’Autore, Luca Bianchini, che con il precedente libro aveva ottenuto un successone coronato anche da un film con la regia di Marco Ponti. Non conosco Bianchini e questo è il primo libro che leggo e devo subito ammettere che non mi è dispiaciuto ma neanche entusiasmato. La storia pone al centro Ornella, un’italiana oramai da anni trasferitasi a Londra, che cerca in tutti i modi di salvare dalla chiusura la libreria nella quale lavora. Per farlo chiede aiuto all’amica di sempre, Patti, che le suggerisce di assumere Diego, un napoletano giunto nella capitale britannica in seguito ad una burrascosa relazione con Carmine. Non è solo Diego però che è lì per dimenticare un brutto momento ma anche tutti gli altri protagonisti, infatti, Ornella deve vedersela con un passato burrascoso di ex tossicodipendente, Clara che da quando vive a Londra detesta tutto ciò che è italiano, Bernard deve dimenticare un matrimonio fallito, MrGeorge la moglie defunta, Patti ha molti fantasmi sia nel passato sia nel presente e via via di seguito anche per gli altri personaggi che s’incontrano proseguendo nella lettura. Le problematiche personali di tutti questi personaggi s'intersecano alla perfezione e "Il cielo di Londra sembra fatto per raccontare l'amore. Cambia continuamente, anche quando ti illude con una giornata piena di azzurro, ecco che qualche nuvola compare all'orizzonte, si mette a correre veloce, e di colpo la luce è buio, e la pioggia si mischia alle tue lacrime. Poi per fortuna passa, passa tutto, ma nel momento in cui ti trovi in mezzo alla tempesta ti dimentichi com'era prima e di come sarà". Non è forse una storia sensazionale ma la sua lettura offre vari punti di riflessione o messaggi e per chi volesse, trascorrere qualche ora leggendo, piacevolmente, un libro lo consiglio, proprio perché la leggerezza della storia fa risultare, la lettura, molto scorrevole.

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L'amante giapponese

di Isabel Allende

In questo bel libro di Isabel Allende c’è una storia d’amore ricca di particolari e di personaggi. Una su tutti Alma Belasco che s’innamora perdutamente del giardiniere giapponese Ichimei. La loro storia attraversa i secoli e le guerre e continua nel tempo e nello spazio. Dalla Polonia della Seconda guerra mondiale sino alla San Francisco dei nostri giorni Alma e Ichimei lotteranno contro le convenzioni sociali, contro un conflitto che li vuole nemici, sino ad arrendersi alla separazione. Nulla, però, può soffocare una vera passione. Raggiunta la soglia degli ottant’anni e mentre è ospite a Lark House, una residenza per la terza età un po’ atipica, Alma, ripercorre la sua vita con un viaggio a ritroso nel tempo, attraverso lettere, ricordi e amici. Destinatari dei suoi racconti sono Irina, una giovane infermiera moldava, e suo nipote Seth Belasco che presto s’innamorerà della giovane infermiera della nonna. Alma racconta, ai due, la sua vita costellata dalla sua grande storia d'amore clandestina, quella con il giapponese Ichimei, figlio del giardiniere dell'aristocratica dimora in cui ha vissuto, e compagno di giochi sin dalla più tenera infanzia. Sullo sfondo, troviamo un paese attraversato dalla seconda guerra mondiale e l’internamento negli Stati uniti, in campi di concentramento, dei giapponesi lì emigrati. L’amore tra Alma e Ichimei supera ogni difficoltà e vive in eterno nel cuore e nei ricordi degli amanti. L’Autrice, nel percorso dell’intera vita di Alma, è riuscita, inoltre, a inserire nel contesto argomentazioni sempre attuali come lo sfruttamento sessuale minorile, l’eutanasia, l’ostentazione della ricchezza in barba a chi non ha niente, l’amore e la sessualità in età senile, la droga, i gay e il periodo del disinteresse dell’AIDS, considerata la malattia di chi si era macchiato di peccati moralmente illeciti. D’altronde ha ripercorso ottant’anni di storia in un periodo di forti cambiamenti sociali che hanno segnato per sempre l’intera umanità. A me è piaciuto.

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Le vichinghe volanti e altre storie d'amore a Vigàta

di Andrea Camilleri

In questo libro ci troviamo davanti a una raccolta di novelle, ambientate a Vigàta negli anni tra il primo novecento e il primo dopoguerra, dove si parla d'amore. Camilleri si conferma grande cantastorie, poiché nessuno forse solo Ciccio Busacca è stato al suo livello, e riesce ad ammaliare i lettori con i suoi racconti. In esso troviamo l'amore in tutte le sue sfumature e Vigàta sembra essere diventata un casino incomparabile. Infatti, in questi otto racconti che parlano d’intrighi, passioni, dolori, tradimenti, segreti, tutti svolti sullo sfondo di vicende ironiche che non possono non far sorridere. I personaggi, in particolare le donne, sembrano diventate tutte splendide, calde, passionali e amanti della bella vita. Gli uomini, più prevedibili, sono rappresentanti senza scrupoli ma avidi che pensano di trarre profitto da qualsiasi cosa con federali in camicia nera, cacciatori sfortunati e sacerdoti sconvolti dalle loro tentazioni. Insomma c’è di tutto si ride e si piange, lo scherzo è spesso dietro il sipario, così come il dolore del tradimento, le dubbie paternità, le vendette e le beffe e non potevano mancare le bellezze «nordiche» quattro svedesi che si esibiscono in un numero acrobatico e la meglio borghesia, i più “lupi”, che non vuole perdere l’occasione di conquistarle e Camilleri “si sciala” sguazzandoci dentro. In ogni racconto penetra con la sua fantasia appassionata e vivacissima comprendente mariti cornuti, mogli gelosissime, masculi e fimmini giovanissimi e di rara bellezza, sempre pronti ad occupare letti e giacigli altrui in una gazzarra divertente di passioni e sconvolgimenti.  La lettura è piacevole e regala momenti di spensierato rilassamento costantemente con il sorriso sulle labbra.

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Io, Partenope

di Sebastiano Vassalli

L’ultimo romanzo di Sebastiano Vassalli, termina così “Ho raccontato l’Italia” e con questa breve frase si è congedato salutando i suoi lettori.  Io, Partenope, chiude degnamente un ciclo indirizzato agli italiani per chiarire chi siamo e da dove veniamo. Questo romanzo è uno scorcio sull’oscurantismo, della Chiesa cattolica, che con il comportamento dell’Inquisizione e attraverso il Santo Uffizio evidenzia le menzogne che l’hanno fatta esistere e che, fortunatamente, abbiamo perso. La storia, che ha voluto narrarci Vassalli, ricostruisce la vicenda umana di Giulia Di Marco, etichettata come eretica dai testi redatti dall'Inquisizione, e lo fa fondendo la sua voce con quella della protagonista che, comunicando in prima persona, espone la verità sulla propria vita, una religiosa che ha dedicato la vita ad aiutare gli altri e nota a tutti col nome di suor Partenope. Suor Giulia, terziaria dell’Ordine delle Francescane di strada, emerge con la sua nuova spiritualità dall’immoralità in cui affonda la Chiesa in quegli anni, siamo a Napoli nel famoso seicento, e si fa portavoce con il suo esempio di un nuovo modo di pregare, di entrare in comunione con Dio con tutta se stessa, anima e corpo, fino a giungere all’estasi. In modo rapido conquista molti proseliti e apre prima una e poi una seconda Casa di Preghiera, dove accorre gente del popolo ma anche della nobiltà. Suor Partenope è ricevuta nelle case dei potenti del Regno di Napoli, parla con loro alla pari, insegna a pregare. Questo modo originale di interpretare la religione, però, confligge con il potere maschilista del Papato così è deportata a Roma e incarcerata. Condannata, le sarà estorta con la tortura una pubblica abiura, poi per interesse dell'arcivescovo di Napoli Carafa, sarà accolta nella sua casa romana dove incontrerà Gian Lorenzo Bernini, cui la legherà una profonda amicizia e che la renderà immortale effigiandola nel celebre gruppo scultoreo dell’Estasi di Santa Teresa , nella cappella Carraro in Santa Maria della Vittoria a Roma, un’opera meravigliosa ma a quei tempi giudicata peccaminosa.  Bello! Si commette un crimine a non leggerlo.

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Favola in bianco e nero

di Mauro Corona

Due anni fa Mauro Corona con il libro “Una lacrima color turchese” aveva fatto sparire il bambino Gesù dai presepi di tutto il mondo, nel 2015 con questo libro invece ne fa apparire due uno bianco e l’altro nero. L’accadimento avviene in tutti i presepi del mondo provocando scompiglio tra le persone, nelle case, nelle chiese, nelle città e nelle nazioni intere. Tutti si danno da fare per eliminare l’intruso persino chi s’incensava come persona di visione progredita togliendo l’intruso scuro dal presepe solo che il bambinello nero appena rimosso subito dopo riappariva incredibilmente accanto al Gesù Bambino bianco tenendolo per mano. Con questa favola lo scrittore denuncia, la mentalità razzista e xenofoba nascosta dietro una falsa apertura e capacità di accoglienza, sostenendo che abbiamo dimenticato cosa voglia dire esser buoni, che non sappiamo amare e ancor meno perdonare. Senza mezzi termini o ipocrisia la favola ci rimanda prima di ogni altra cosa al fenomeno dell’immigrazione intrappolandoci alle nostre responsabilità.  Il libercolo, che si legge in un paio d’ore, offre a tutti un momento di riflessione con il quale rivedere se stessi.

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La Bibbia non parla di Dio

di Mauro Biglino

“Facciamo finta che” la Bibbia che leggiamo noi sia quella scritta in origine; “facciamo finta che” quando gli autori biblici scrivevano una cosa volessero dirci proprio quella; “facciamo finta che” gli autori antichi appartenenti alle varie culture abbiano lasciato nei loro scritti la memoria di fatti realmente avvenuti. Sul “facciamo finta che” si basa la ricerca di Mauro Biglino in questo libro in cui afferma che la Bibbia (l’Antico Testamento) deve essere considerato come un libro di storia, contenente in parte invenzioni e fantasie rielaborate dall’uomo, in parte verità storica. Non ho avuto la fortuna di leggere, in precedenza, né saggi né libri dell’Autore così come non ho mai letto, integralmente, la bibbia, posso, però, affermare che quanto esposto in questo libro è ben presentato e si capisce bene quanto egli voglia sostenere, anche se la lettura ha richiesto molta concentrazione. Attraverso una disamina dettagliata delle scritture ebraiche e i testi omerici, Biglino, raccogliendo gli elementi salienti del lavoro precedente, ha voluto evidenziare le analogie che si possono riscontrare tra (gli) Elohìm della cultura ebraica e i theoi della cultura greca, prendendo spunto dai testi omerici: Iliade e Odissea. Il titolo è sicuramente irritante, Biglino riporta in modo particolareggiato la sua tesi su religione, evoluzione, testi sacri e non solo come gli ultimi capitoli, per esempio, che ho trovato veramente interessanti.  Onestamente penso che l’Autore non voglia convincere nessuno di nulla, ma solo dare un’interpretazione letterale della Bibbia, manipolata sicuramente da diversi gruppi religiosi e in ogni epoca, poi ognuno rimanga pure nella propria posizione “facendo finta che Biglino si è tanto impegnato nel tentare di dimostrare che la Bibbia non parla di Dio e noi abbiamo letto un bel libro di un libero pensatore che sta suscitando polemiche scuotendo tante coscienze. Lo consiglio a tutti.

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La verità della suora storta

di Andrea Vitali

Eccoci qua a Bellano d’altronde è un libro di Andrea Vitali che con il solito garbo descrive situazioni e all'ultima pagina con una storia che appare semplice, come sempre, ma altrettanto ricca di colpi di scena. Questa storia ha inizio con un breve viaggio in taxi di una donna sconosciuta che, giunta in paese in treno, si fa trasportare al cimitero locale, dove arriva morta stecchita. Partono da qui affannose ricerche che movimentano la solita quotidianità, scomodando carabinieri, parroco, frequentatori del bar e l’unico tassista del posto, personaggio di spicco di tutta la vicenda, che coinvolgerà anche il locale ospedale dove una suora “storta” costituirà il bandolo dell’intricato caso. Anche questa volta, l’Autore, si diverte a far viaggiare avanti e indietro nel tempo, i suoi abituali lettori percorrendo la storia recente del suo Paese che vivono ogni volta una forma di dissociazione dalla realtà. La vicenda, come il solito, è piacevole e divertente e, per chi lo ama, non può essere una delusione ma lo scorrere di qualche ora in modo leggero ma certamente non banale.

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Ciò che inferno non è

di Alessandro D'Avenia

Non ho avuto l’onore di conoscere Don Pino Puglisi ma questo romanzo, che non sarà un capolavoro o non sarà perfetto, costruisce la figura di Don Pino alla perfezione ed entra nel cuore così come la mentalità mafiosa e i dialoghi tra mafiosi diventano comprensibili a chi non vive a Palermo. La vicenda è ambientata a Palermo nel quartiere Brancaccio, dove la legge è dettata da Cosa Nostra ed è proprio in questo territorio che Don Pino, con tutte le sue forze, vuole cambiare la vita della gente che vi abita. A raccontarne l’ultima estate è un adolescente, Federico, un alunno di Don Pino al liceo classico, che prima di accettare l’invito del professore non aveva mai messo piede a Brancaccio. Federico, dopo la prima volta anche se gli era costata un pugno e la perdita della bici, ha capito che doveva restare per aiutare Don Pino perché capisce che in quel luogo non c’è solo cattiveria e acchiappa subito spesso ciò che sembra cattivo non rispecchia la realtà In quel luogo, inoltre, conoscerà Lucia una ragazza piena di sogni che gli farà scoprire a Federico un mondo diverso diviso, dal resto della città, solamente da un passaggio a livello. L’estate vissuta al Brancaccio dove i ragazzini sono costretti a vivere in strada mentre le madri sono impiegate a prostituirsi per dargli da mangiare, dove si paga il pizzo per continuare a vivere e dove i sogni fanno fatica a diventare realtà, offre a Federico il ritratto dell’adolescenza difficile, della maturazione su una linea di confine, tra educazione all'omertà e alle piccole violenze. Federico si butta animo e corpo ad aiutare Don Pino nel suo impegno per sottrarre quei miseri ragazzini dimenticati all’inferno dell’abuso e della violenza del passato e del presente affinché possano essere spostati verso un futuro di dignità e di rispetto “che inferno non è”. Alessandro D’Avenia è bravo a trasmettere, al lettore, l'amore per la sua terra e il suo dolore per la violenza ed il degrado che ha distrutto, in alcune zone di Palermo, bellezza e cultura millenaria. Un libro che merita veramente di essere letto.

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ANNA

di Niccolò Ammaniti

Questo libro si apre in una Sicilia tragica, devastata da un’epidemia, ormai spenta, vuota, silenziosa e pericolosa coperta di cenere senza cibo né acqua. I protagonisti sono due bambini, Anna e Astor, concentrati nella lotta per la sopravvivenza. Mentre Astor, essendo molto piccolo, è ancora inconsapevole e trova la realtà allegra e divertente. Anna, aiutata dalla guida delle Cose Importanti che la loro mamma le ha lasciato, è tutta dedita a proteggere il fratellino dimostrando una forza ed un carattere sorprendente. Siamo nell’anno 2020, il mondo è stato raso al suolo dalla “rossa”, un virus letale cui solo i bambini sono immuni mentre gli adulti che ne sono colpiti non hanno possibilità di salvezza, il loro destino di morte è inequivocabile. Quando anche i genitori dei due ragazzi muoiono, Anna ha nove anni e Astor il piccolo soltanto quattro. Le sorti dei protagonisti sono imposte dalla pandemia, infatti, anche loro, allo sviluppo fisico e alla conseguente maturazione, inevitabilmente sono destinati al decesso. Così dischiudendosi un barlume di speranza, che invita ad abbandonare l’isola, Anna decidere di intraprendere un viaggio verso la Calabria tra cadaveri in putrefazione, mucchi d’immondizie, negozi saccheggiati e automobili abbandonate.  Anna, consapevole che la sua vita terminerà nel momento in cui diventerà donna, di fronte a tutti gli ostacoli che incontra reagisce con forza e coraggio. La storia è interessante ed il libro si legge tutto in un fiato ma anche questa volta, pur riconoscendo la genialità dell’Autore, non sono rimasto particolarmente entusiasta.

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Io non sto a guardare

di Velia Sacchi

In questo libro recuperiamo le memorie di una partigiana femminista Velia Sacchi una giovane, aveva appena 22 anni, bergamasca entrata nella resistenza nel 1943 impegnata nella propaganda antifascista e nel trasferimento dei perseguitati in Svizzera.  Il racconto è un’autobiografia e si compie in prima persona perché la curatrice, Rosangela Pesenti, ha badato a riordinare gli scritti della protagonista dopo la sua morte, avvenuta a Roma il 20 febbraio 2015, recuperando i diari personali, documenti e foto, con cura e precisone, scrivendo anche un’ampia introduzione. Così, il lettore, afferra gli atteggiamenti, le emozioni, i sentimenti, le emarginazioni, le amarezze e le delusioni direttamente dalla protagonista che parla di una “Resistenza taciuta” e del ruolo trascurato e rimosso delle donne nella società italiana, dalla lotta di Liberazione e fino ai nostri giorni.  Un bel libro scritto con semplicità che ho letto tutto di un fiato e che mi ha fatto conoscere una Grande Donna. Lo suggerisco a tutti.

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Ognuno potrebbe

di Michele Serra

In questo libro Michele Serra, con il suo stile sarcastico e surreale, descrive una carrellata di personaggi, situazioni e non-luoghi dell’odierna società, in un viaggio senza partenza né arrivo. Il protagonista è Giulio Maria, un giovane trentaseienne, alle prese con un lavoro poco gratificante e la gestione di un’eredità paterna ingombrante. Infatti, il capannone ereditato che si trova a Capannonia, un posto come tanti altri nella pianura padana dove ci sono case, persone e industrie, con i monti in lontananza, è pieno di legname e, anche se di valore, è difficile da smerciare. Attorno a lui e i suoi problemi c’è la sua compagna Agnese, la madre, il collega Ricky, il bravo artigiano con un capannone contiguo a quello del padre e con la stessa problematica. Insomma è un affresco arguto, feroce e sarcastico dei nostri tempi e di un’Italia composta di gente che si è persa “a pochi chilometri da casa, lungo le strade che percorro da una vita”, proprio come accade a Giulio Maria. In verità il libro non ha una vera e propria trama, Giulio Maria che si fa mantenere dalla madre vedova e che impiega il suo tempo in un progetto inutile: lo studio delle esultanze dei calciatori. Trascorre la maggior parte del suo tempo a meditare sul modo che la gente ha di concepire il mondo in cui vive e riflettere sull’egoismo della società, sul desiderio di mettersi in mostra e sulla dipendenza patologica che le persone hanno per la tecnologia, dove spesso si rifugiano, al posto di vivere i propri rapporti in modo realistico.  Insomma Giulio Maria con il suo rimuginare sconsolato ed esilarante è un vero e proprio eroe dell’insofferenza. Un libro breve che si legge velocemente ma che tranne qualche piacevole trovata ti lascia poco.

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Tutte le tragedie

di Eschilo

Claudio e Marta il giorno del loro matrimonio non hanno pensato alle bomboniere, anche se confetti ce n’erano a iosa, hanno avuto la felice idea di regalare agli invitati un libro a scelta. Tra essi, io, ho scelto “Tutte le tragedie di Eschilo” edizione “I MiniMammut “ della Newton Compton. Nel libro ci sono tutte le tragedie pervenute di Eschilo in edizioni integrali tradotte da Enzo Mandruzzato, Leone Traverso e Manara Valgimigli. All’Autore, sono stati attribuiti  i titoli di settantatré opere ma di queste solo sette tragedie sono giunte fino a noi e cioè: I Persiani, I Sette a Tebe, Le supplici, Prometeo incatenato, Agamennone, Le Coefore, Le Eumenidi. Eschilo è il primo dei grandi tragediografi greci, vissuto tra il 525 e il 455 a.C. periodo in cui la cultura ellenica stava passando da una visione arcaica dell'universo a una concezione più razionale. L'idea di un destino dominato da forze cieche e oscure stava lasciando il posto a un'organizzazione della vita sociale secondo forme di partecipazione collettiva al potere, basata su regole imparziali e democratiche. I protagonisti delle sue tragedie, perciò, non sono più semplici mortali in balia di forze estranee, ma  sono uomini coscienti, certo sottoposti alle dure leggi della necessità, ma anche responsabili delle proprie scelte  e raffigurate da Eschilo nella loro profondità emotiva. Ho apprezzato la libertà espressiva, il riuscire a rendere concreto concetti essenziali come la vita, la morte, la giustizia, tanto da essere quasi naturali perché sembra di entrare in un altro mondo, dove i valori e le attese erano senz'altro diversi nelle forme, ma sono sempre attuali. Mi è piaciuto l’ho trovato, bello, emozionante, profondo e affascinante.

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L'Altro

di Ryszard Kapuściński

Questo saggio raccoglie il risultato di sei conferenze in cui Ryszard Kapuściński fa un’analisi storica del rapporto con l’altro e offre l’occasione per riflettere sulla diversità fra gli uomini.   Nelle sue riflessioni, infatti, Kapuściński riesce ad infilarci contenuti di natura antropologica, sociologica, politica e storica. Per l’Autore gli altri, di cui parla, sono “gli extraeuropei non bianchi”, nella consapevolezza che “noi occidentali bianchi” siamo gli altri per loro. Così fornendo il suo punto di vista sulla percezione culturale delle persone, ravvisa e denuncia che l'avvicinamento agli “altri”, dal punto di vista “occidentale”, ha avuto spesso ragioni commerciali prima che espansionistiche. Poi, facendo proprio l’insegnamento di Erodoto, secondo il quale “per capire meglio se stessi bisogna capire meglio gli altri, confrontarsi e misurarsi con essi”, Kapuscinski afferma che solo attraverso l’incontro con la diversità è possibile scoprire alcuni tratti di noi stessi che non vediamo più, perché diamo per scontati. La visione che, nel corso dei secoli, gli europei hanno avuto degli altri si è trasformata costantemente. All'ultimo stadio di questo processo di conoscenza c'è la fase illuministica che ha portato alla nascita dell'antropologia, agli studi rivoluzionari di Emmanuel Lévinas che elogia la superiorità dell’altro e il nostro dovere di assumercene la responsabilità, per cui la relazione con l’altro diventa un movimento in direzione del bene. Insomma, dalle pagine di questo libro, la lezione arriva, ai giorni nostri, ancora più forte e convinta, e ci spinge a combattere contro la tendenza naturale di ogni civiltà verso il narcisismo e il dominio, per affrontare quella che è la nuova sfida del XXI secolo: l’incontro e la convivenza con l’altro. Da leggere.

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COLLUSI

di Nino Di Matteo con Salvo Palazzolo

In questo libro, Salvo Palazzolo incontra Nino Di Matteo, uno dei magistrati di Palermo più esposti nella lotta alla mafia e da questo incontro si sviluppa una narrazione ragionata ed efficace su uno dei fenomeni criminali che sopravvive meglio al tempo e alle retate delle forze dell'ordine. C’è qui la mafia, quella che avvicina i giudici nei processi, che minaccia e che è capace di impostare utili rapporti con la politica. Nino Di Matteo, come svela questo libro, non solo è temuto dai clan, ma anche da importanti apparati dello Stato e da parecchi suoi stessi collaboratori. Dalle registrazioni ambientali messe in atto dalla DIA, nell’atrio del carcere di Opera, si possono ascoltare le conversazioni di Riina con il compagno dell’ora d’aria, che lo vuole morto. E non è solo Riina, il capo dei capi, che è contro il magistrato ma anche una grossa parte delle istituzioni. Infatti, verso le inchieste messe in atto dal Tribunale di Palermo si registra “una sorta di stanchezza e di fastidio nei confronti di quelle indagini che miravano a scoprire in che modo la mafia sia ancora ben presente dentro le stanze del potere”. Come dice Nino Di Matteo le indagini di mafia vanno bene solo quando contrastano i pesci piccoli delle organizzazioni, l'ala militare. I problemi, invece, spuntano quando si cerca di alzare il livello dell'azione penale nei confronti delle stanze del potere, dentro la finanza, dentro la politica, dentro l'imprenditoria e dimostra che ci sono voluti anni, inchieste, cadaveri eccellenti per imbastire il maxi processo, e rivelare oltre all'unicità della mafia e delle sue decisioni, anche i rapporti con la politica, con la finanza, con l'imprenditoria. Un giorno il pentito Cancemi ebbe a dirgli: “Dottore, lo sa cosa mi ripeteva Riina?” “Senza i rapporti con il potere, Cosa nostra sarebbe solo una banda di sciacalli”. Se non lo capite, non potrete mai contrastarla”. Di Matteo parla di tutto, della connivenza tra chiesa e mafia, dei rapporti tra mafia e magistratura, mafia e forze dell'ordine. Rende evidente l’assenza di una legge adeguata e l’incapacità di mettere assieme tutti gli episodi per inquadrarli in un unico contesto. In ogni caso “Non può essere solo la magistratura a cercare di sollevare definitivamente i veli che sono stati scesi con sapienza a copertura di alcune delicate verità. L'azione deve essere molto più ampia. Tutti i cittadini devono continuare a pretendere giustizia, a controllare che magistrati e forze dell'ordine facciano di tutto per accertare la verità, qualunque essa sia”. Parole importanti che richiedono essere impiantate alla base della scuola dell’obbligo. Da leggere.

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Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto

di Francesco Guccini

Francesco Guccini? Preso al volo! Cos’è? Niente di particolare è Guccini che racconta, come le sue canzoni, storie di personaggi strani, eventi e rituali tipici che hanno segnato la sua infanzia nello scenario dell’appenino tosco-emiliano. Una galleria di ritratti, di personaggi e di aneddoti curiosi sulla provincia emiliana degli anni quaranta che svelano, tra ironia e nostalgia, un pezzo della sua vita riuscendo, ancora una volta, a celebrare la nostra provincia e le sue gesta perdute, con la sapienza e l'infinita pazienza di chi sa esercitare ogni giorno e analizzare la propria memoria facendo riemergere dettagli, immagini ed emozioni. Infatti, questi momenti sono narrati in tutta la loro bellezza, in quella loro particolarità che li rende così lontani dalla realtà moderna e nella consapevolezza che appartengano ormai ad un tempo che non esiste più e che diventa quasi fantastico o irreale. Un libro, che ho letto tutto di un fiato, e anche se non sono emiliano mi ha messo in scena i ricordi del mio tempo passato, nei luoghi della mia fanciullezza, e rivivere momenti importanti della mia vita. Si legge piacevolmente in un’oretta.

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Stasera Anna dorme presto

di Simona Lo Iacono

In questo romanzo i protagonisti sono quattro personaggi e ognuno di loro, parlando di sé, comunica alcune cose degli altri trasmettendo nuovi punti di vista per la costruzione di un puzzle senza fine. Una è Anna che abbandona la Sicilia per sposare Carlo, il secondo protagonista, giovane e brillante avvocato in carriera di stanza a Roma. Gli altri due sono Elisa, collega di Carlo, con cui lui intrattiene una relazione e Giovanni il cugino che Anna ha amato nell’adolescenza ma che abbandona proprio per sposare Carlo. Infatti, proprio la comparsa di Carlo ha provocato oltre al rifiuto dei sentimenti che la legano al cugino anche uno strappo con i suoi genitori, soprattutto da quel padre che non ammette che la figlia frequenti l’università cercando per lei un buon matrimonio. E mentre Carlo l’ha scelta in moglie attratto dalla sua bellezza e dal suo fascino Anna, con lui, gusta il piacere della libertà accingendosi a vivere la sua esistenza con slancio e passione. Pertanto scopriamo, in questo incastro, quattro agende di storie d’amore consumate, quattro voci disperate d’intrighi e passioni che si rincorrono per raccontare scampoli di quella verità cui tutti aspirano. Ognuno con la sua verità cui, il severo tribunale dell’Autrice, che nella vita esercita la professione di magistrato, nel suo romanzo non dispensa condanne e assoluzioni riconoscendo ad ognuno di loro la propria dignità. Una vicenda raccontata con naturalezza e profondità e con una cadenza ritmica che lascia, il lettore senza fiato.

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Praga magica

di Angelo Maria Ripellino

Non è libro di facile lettura questo saggio che Ripellino pubblicò nel 1973 e che subito fu considerato un capolavoro. L’ho letto ad assaggi, non proprio come ha fatto l’Autore che ha impiegato sei anni per finirlo, ma con calma ho voluto cogliere la sua passione e la sua grande conoscenza per la storia e la letteratura praghese e per quella città piena di fascino, Praga. Ripellino, ci conduce per mano nell'età di Rodolfo II, con gli alchimisti truffaldini, il quartiere ebraico, il Golem, le strambe taverne con le strampalate figure di beoni e spacconi che le frequentarono, ci spiega l'indole funeraria e maligna di certe fabbriche e strade, ci narra di Hagek e di Kafka, maestri di cerimonia dell'intero libro, di Holan, di Meyrink, dei dadaisti boemi, degli infernali pagliacci della pittura di Tichy, insomma tutto ciò che esprime a meraviglia il carattere di Praga. Sì perché il viaggio nella storia di Praga e dei suoi figli più illustri che troviamo in questo libro parte dai fasti della Praga Rodolfina, capitale dell’Impero Asburgico, procede nel suo lento e continuo declino causato dalla sconfitta boema nella battaglia della Montagna Bianca per giungere fino al modellarsi periferia dell’Impero Sovietico. Un viaggio magico nella Città che ha assistito al calvario boemo prima calpestato dalla Controriforma e poi da Hitler, Stalin e dei suoi successori. Sono pagine piene della storia di una delle più belle città europee che inizialmente, forse anche a causa del linguaggio barocco ed erudito scelto dall’Autore, ti fa pensare a qualcosa di noioso ma che una volta entrati in questa città unica, ricca di mistero e suggestioni t’invoglia e ti affascina e non vuoi più uscirne perché Ripellino, con la sua la prosa, riesce a far percepire al lettore una musicalità unica e irripetibile. E' sicuramente un libro adatto a persone colte e che amano una scrittura elegante.

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La ragazza del treno

di Paula Hawkins

In questo libro Paula Hawkins, l’Autrice, ritma la trama del romanzo con lo sferragliare dei treni così come lo stesso rumore che ha accompagnato il battage di questo thriller a tre voci. La vicenda, infatti, racconta le vite di Rachel, Megan e Anna, tre giovani donne legate da un uomo e da un filo conduttore, che si sbroglia progressivamente nel corso del racconto alternato da loro stesse e che mostra lati oscuri e colpi di scena inaspettati. Sono tre donne apparentemente molte diverse l’una dall’altra, con tre vite agli antipodi costrette per forza di cose a incontrarsi e a scoprire di essere, in realtà, speculari. Rachel è una donna debole, fragile, vinta dalla vita che si rifugia nell’alcol e nella fantasia offertagli dai viaggi quotidiani in treno. Anche se il suo atteggiamento sorprende, quando tutto precipita, manifestandosi risoluta nel difendere la sua posizione non certo molto solida, una figura di cristallo capace d’imprimere un segno indelebile ai fini narrativi. Megan è la donna perfetta, l’esemplare di amore autentico che sorprenderà, il lettore, con continue sorprese, anche se ha modo di conoscerla solo attraverso il filtro del vetro del finestrino e attraverso i salti temporali nel passato. Anna è un personaggio che, almeno in un primo momento, non suscita le simpatie nel lettore. Altezzosa, furbetta e mamma a tempo pieno, sembra voler ostentare a tutti i costi, una perfezione, che purtroppo, non riuscirà mai a conquistare, poiché anche lei è assai fragile. Un passo dopo l’altro, le loro storie appariranno sempre più simili, intrise come sono di paure e fragilità, di perdite e di desideri. Il senso di colpa, del loro vissuto, le rende alla fine tutte vittime di un unico carnefice e della menzogna, ultimo appiglio in una realtà che sembra sgretolarsi e che le conduce a pochi passi dalla morte. Molto lento in partenza, alla fine è stato abbastanza piacevole ma non un capolavoro.

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Il Grande Mare

di David Abulafia

A differenza di Pedrag Matvejevic, che ci ha spiegato la storia della parola "Mediterraneo", e di Fernand Braudel che costruisce un ritratto della civiltà mediterranea dalle origini al Novecento, David Abulafia, in questo libro, ci offre la storia del Mediterraneo con i suoi profili geografici, le vicende dei popoli stanziali e le storie nazionali. Lo fa presentandoci tutti quei viaggiatori che, per scelta o per necessità, hanno percorso in lungo e il largo, le sue acque ripercorrendo la storia del Mediterraneo per un tempo amplissimo che va da 22mila anni a.C. fino ad oggi.  Infatti, nel libro troviamo la storia globale del Mediterraneo che Abulafia, utilizzando numerose fonti, scritte e cartografiche, ma anche, archeologiche ripercorre mostrando una grande conoscenza degli studi che si sono occupati di tutti i periodi, dalle origini epiche delle civiltà sino all’ultimo Mediterraneo, quello delle grandi migrazioni dal sud del mondo verso l’Occidente. Vi sono raccontate tutte le storie dei Popoli del mare, degli eroi omerici, con le imprese dei Romani e Cartaginesi, dei Catalani, Veneziani e Turchi. Interessante è il racconto delle vicende che riguardano il Grande Mare nei secoli centrali del Medioevo, un periodo nel quale dimostra una profonda conoscenza e dimestichezza. Così come avvincente è l’analisi delle tecnologie delle costruzioni navali e i sistemi di stoccaggio a bordo attraverso la scomposizione dei relitti. Piacevole, per me, le informazioni sul periodo più splendido di Mazara con il famoso mercato per lo smercio del lino egiziano e l’importanza in cui era pervenuta la città tra il IX e il XII secolo. La storia del mediterraneo è una storia che unisce il Nord Africa all’Europa, soprattutto delle terre che lo circondano, ma soprattutto dei viaggiatori che hanno percorso in lungo e in largo le sue acque, creando una storia umana rilevante, quanto gli avvenimenti della sua civiltà e dei suoi spazi geografici. Infatti, secondo l’Autore, i popoli che non si chiusero in se stessi e seppero utilizzare i loro viaggi per elaborare una propria arte e cultura, furono capaci di andare alla ricerca del nuovo prima che tanti altri. Sposando l'idea che ciò che ha unito i popoli, da Nord a Sud da Ponente a Levante, il Mediterraneo siano stati "i mercanti", che ignorando le divisioni etniche, politiche e religiose dei popoli che si sono avvicendati lungo le sue coste, ha normalizzato la trasformazione consentendo l’attuale evoluzione di tutto l’occidente. In conclusione Abulafia, ribaltando il punto di vista di Fernand Braudel secondo cui l’elemento fondamentale dell’identità mediterranea è costituito dal carattere fisico e dall’ambiente, sostiene invece, che il comun denominatore è disegnato dall’incontro delle diversità, sia dal punto di vista degli scambi commerciali, sia da quello religioso. Non si può non leggerlo.

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Il Mediterraneo

di Fernand Braudel

Se Pedrag Matvejevic, nel libro precedente, ci ha spiegato la storia della parola "Mediterraneo", in questo libro Fernand Braudel costruisce un ritratto della civiltà mediterranea dalle origini al Novecento. L’Autore affronta insieme con esperti di altre discipline come, Filippo Coarelli, Maurice Aymard, Roger Arnandez, Jean Gaudemet Piergiorgio Solinas e Georges Duby, la storia e i confini del Mediterraneo. Infatti, ognuno di loro, con propri saggi porge un contributo per costruire un’ampia panoramica che, non avendo mai l’ambizione di essere esaustiva, pone in luce quelli che sono stati i punti focali che hanno portato il Mediterraneo, e i paesi che vi si affacciano, a diventare culla della civiltà occidentale. Il percorso comprende, un’area molto vasta che ha influenzato i vari paesi e civiltà per numerosi secoli. Braudel è arrivato a comprendere anche luoghi esterni al Mediterraneo, che però ne hanno subita l’influenza, descrivendo in maniera eccelsa l’antichissimo crocevia culturale che il Mediterraneo rappresenta ancora oggi dove le numerose culture che si sono sviluppate, incontrate e mischiate hanno contribuito al suo arricchimento e all’internazionalizzazione. Si viaggia, insomma dall’una all’altra sponda dei continenti bagnati dal grande mare ripercorrendo la storia delle popolazioni mediterranee, le grandi migrazioni, gli spazi e altri interessanti aspetti. E’ una corsa nel tempo trascinante, che restituisce al lettore quella storia che ha dentro di sé ma che spesso qualcuno vuole dimenticare. Alcuni capitoli lasciano il lettore incantato di fronte alla magnifica descrizione del divenire storico, dall’alba delle civiltà fino ai giorni nostri. Sarò di parte ma i capitoli incentrati su Roma e Venezia, due tra le più importanti città storiche sviluppatesi sulle sponde del Mediterraneo, sono quelli che risaltano maggiormente per esattezza ed efficacia narrativa mentre qualche saggio non è allo stesso livello.  Comunque è un bel libro e leggerlo, senz’altro, aiuta ad essere più consapevoli delle nostre origini e a portare rispetto per le altre culture che non sono per niente morte.

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Breviario Mediterraneo

di Predag Matvejevic

In questo libro che Pedrag Matvejevic, l’Autore, ha chiamato breviario c’è la storia della parola "Mediterraneo" e degli infiniti significati che essa include e come ci anticipa Claudio Magris nella prefazione “Leggendo questo breviario, si ha talora l’impressione che a parlare sia uno di quegli uomini ricordati nel libro stesso, vissuti davanti al mare, guardando i fari e contemplando dizionari nautici.” Ho accolto, con piacere, il suggerimento di un amico per la lettura di questo e altri due libri sull’argomento “Mediterraneo” e istintivamente ho iniziato con “Breviario Mediterraneo” e devo subito dire che Matvejevic con la sua profonda ed erudita cultura, le sue curiosità sociali oltre che letterarie, ci racconta una storia dove tutti possiamo riconoscerci. Intanto non è un romanzo, come erroneamente cita la copertina, non è un saggio e neanche un’autobiografia. Piuttosto io la spiegherei come una raccolta di appunti e narrazioni del mare e delle sue storie, dei suoi porti con le rotte delle sue navi e del suo linguaggio. Infatti, l’Autore, con perspicacia e persistenza compone e unisce persone, luoghi e usanze tutto lo scibile della cultura mediterranea utilizzando, come filo conduttore e collante, se stesso. Insomma costruisce un diario di bordo che guida il lettore verso mille piccole scoperte: lo stile dei porti e delle capitanerie, l'addolcirsi dell'architettura sul profilo della costa, le tracce permanenti della civiltà araba ed ebraica, i destini e le storie nascosti nei dizionari nautici e nelle lingue scomparse, i gerghi e le parlate che cambiano lentamente nel tempo e nello spazio. Lo realizza con bravura e con abilità. Bello! Da leggere.   

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Mi sa che fuori è primavera

di Concita De Gregorio

Una domenica mattina Mathias, ingegnere svizzero-tedesco ed ex marito di Irina Lucidi, rapisce le loro due gemelle Alessia e Livia e scompare; cinque giorni dopo muore suicida travolto da un treno in Puglia, e lascia all’ex moglie solo un biglietto: «Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più». E, infatti, Irina non avrà più notizie delle figliolette, nonostante le ricerche e le indagini e l'ampia attenzione dei media. In questo libro Concita De Gregorio, sollecitata da Irina, racconta la sua storia, poiché la parola scritta era l'unica terapia che questa mamma non aveva ancora provato. E’ il vero tema del libro cioè la parola “come” unica forza capace di ricostruire, rigenerare e ridare valore alle cose. La mamma Irina si scopre, con grande coraggio e lucidità ripercorre tappe, estrapola emozioni, analizza fatti, elogia, critica, riflette. Le indagini sono ad un punto morto, l’unica certezza è la morte suicida del marito, il padre che ha fatto sparire Alessia e Livia alla tenera età di sei anni, probabilmente un atto vendicativo nei confronti dell’ex moglie. Il libro, caratterizzato da una struttura molto particolare ma azzeccata, mette in scena il percorso di ricostruzione della vita di Irina. Il potere curativo della parola con alcune pensate particolari come, per esempio, gli elenchi delle cose che rendono felice Irina o come i piccoli ritratti che permettono alla protagonista di affrontare sentimenti che mai potrebbe esprimere direttamente in una lettera è indovinato. Il racconto, in questo modo, infatti, diventa il pretesto per un’occasione di accoglienza e di alleanza fra Irina e Concita. Questo libro lascia il segno, da leggere.

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L'abbazia dei cento delitti

di Marcello Simoni

Di Marcello Simoni avevo letto, e qui recensito, “L'isola dei monaci senza nome” e ne ero rimasto positivamente impressionato perciò quando sono incappato in questo libro, l’ho preso senza chiedermi se fosse una saga o meno anzi che appartenesse ad una trilogia l’ho scoperto dopo leggendo qualche recensione perciò il libro si legge abbastanza bene, anche se non si è letto il precedente. In “L’Abbazia dei cento delitti il cavaliere francese Maynard di Rocheblanche scopre, in una locanda, il cadavere del monaco Facio di Malaspina da lui ricercato da mesi e detentore del segreto del Codex Millenarius collegato alla ricerca del Lapis exilii. Per tentare di scoprirne di più e far luce sul delitto, allora, decide di guadagnarsi un posto di livello nella corte Estense e si fa arruolare come maestro d’armi di Aldobrandino, figlio del marchese Obizzo III, signore di Ferrara. Contemporaneamente è impegnato ad occuparsi del giovane pittore Gualtiero de’ Bruni che, dopo aver assistito impotente all’esecuzione dell’uomo che credeva suo padre, vorrebbe partire sulle tracce della madre rapita e della sua giovanissima protetta, Isabeau, una vivace fanciulla che l’ha seguito dalla Francia e di cui ha fatto credere che fosse sua sorella minore. L'inaspettato dilagare della peste nera sovverte i piani di tutti, in particolare quelli di Maynard, che si vede costretto ad affidare i segreti della sua indagine proprio al suo protetto Gualtiero che sarà costretto, a salvaguardare il mistero del Lapis exilii proteggendolo dalle brame di chi vuole scoprire ciò che deve rimanere nascosto. Il racconto è pieno di intrecci e personaggi che andando avanti nella lettura si perfezionano diventando più reali e ben definiti ricostruendo in modo encomiabile il mondo medievale fatto di potenti e di umili, di usi e costumi di campagna e città, di credenze religiose esasperate, di spie, delatori e peccatori. Così anche se mi sono ritrovato immerso, nella lettura di questo libro, senza aver prima letto il precedente sono riuscito a seguirne molto bene la vicenda grazie alla bravura e a tutti i ragguagli che l’Autore ha inserito nel racconto con grande maestria. La storia, poi, tiene sempre il lettore con il fiato sospeso fino all'ultima pagina perciò Ve lo consiglio.

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Il segreto degli angeli

di Camilla Läckberg

Con questo romanzo, avvincente e scorrevole, Camilla Läckberg trasportando, ancora una volta, il lettore nella sua pittoresca cittadina di Fjallbacka si conferma autrice di grande valore. I fatti narrati si svolgono nei nostri giorni, ma hanno un inizio nel passato e precisamente nella Pasqua del 1974, quando nell’isola di Valö scompare tutta la famiglia Elvander. Ritroviamo la scrittrice Erica Falk e il detective Patrick Hedstrom, già conosciuti nel libro precedente “Il guardiano del faro”, ma la vera protagonista di questa storia è Ebba, l’unica superstite. Nessuno, infatti, allora fu in grado di stabilire cosa fosse realmente accaduto e cosa ne fosse stato di quella famiglia, apparentemente normale, come tante altre. Dopo più di vent’anni Ebba, che si è sposata ed ha perso il figlioletto che la fa cadere in depressione, decide con Martin suo marito di tornare sull’isola, ristrutturare quella casa ora conosciuta come “la colonia” e farne un bed & breakfast. I due coniugi, però, entrano subito nel mirino di un misterioso assassino che prima tenta di ucciderli appiccando fuoco alla casa e poi spara contro di loro alcuni colpi di fucile. Le indagini porteranno alla luce molti misteri e segreti anche sui cinque studenti che, a suo tempo, affermarono di non sapere nulla e di essere andati a pescare quel tragico giorno di Pasqua. La Scrittrice intreccia la storia in modo magistrale, aggiungendovi particolari efficaci e stuzzicando l’attenzione del lettore. Il libro, che si divora, riesce ad incuriosire e ad accompagnare il lettore fino in fondo regalandole un finale interessante e per niente scontato. Ve lo consiglio.

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La ferocia

di Nicola Lagioia

In questo libro Nicola Lagioia ci parla di una famiglia di palazzinari baresi in cui il capostipite, venuto dal nulla, tra mazzette e raccomandazioni ha creato un impero. Il romanzo si apre con la morte di una donna che, durante la notte, si trascina per la strada provinciale. Il suo corpo nudo è sporco di sangue e un camionista, per non investirla, si trova a compiere una manovra istintiva che provoca un incidente. Dopo alcune ore la donna sarà trovata morta e sarà svelata la sua identità, si tratta di Clara, la figlia di Vittorio Salvemini capostipite di una famiglia nota nell’edilizia e negli altri ambienti per la sua smisurata influenza. Lentamente, l’Autore, ci fa entrare sempre di più nella vita della famiglia svelandoci i rapporti che intercorrono tra i suoi membri, il carattere e la determinazione di Vittorio e il suo ruolo in società. Tutto il marciume del suo mondo fatto di piccoli e grandi intrallazzatori è penetrato, però, anche all’interno delle mura domestiche. I suoi figli, infatti, o sono contrassegnati da gravi problemi relazionali con il mondo, come Michele e Clara, o indicati, come Ruggero, verso la corsa alla carriera senza allontanarsi dagli sporchi giochi del padre, e una figlia, Gioia, descritta come il classico esemplare dei figli di papà. Non è stato facile immedesimarsi con il racconto, specialmente se prima non si superano le prime cento pagine, poiché la lettura è pesante e stancante principalmente per il mosaico creato dall'autore teso più a cercare parole e idee stilistiche piuttosto che a raccontare la vicenda. Il libro in effetti, che non è di facile lettura, vuole essere un romanzo di denuncia e aspira a raccontare un mondo feroce e spietato, dove la ferocia è capace di travolgere tutto, la terra così come i rapporti tra le persone. L'Autore è bravo nel rappresentare la vicenda e il mondo che la contorna però, devo dire, che il finale lascia sul Lettore un senso d’incompletezza e insoddisfazione.

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Era di maggio

di Antonio Manzini

Questo episodio è un sequel del precedente “ Non è stagione e anche questo, come l’ultimo, finisce in modo non definitivo rimandando il lettore al libro successivo. Per carità il vicequestore Rocco Schiavone con il suo caratteraccio e i suoi comportamenti burberi, ma anche con i suoi momenti di abbandono quasi poetici è diventato, sempre di più, l'amico di chi segue le sue vicende e uno può anche perdonare, all’Autore, il rimando ad un’altra storia. In “Era di maggio” il vicequestore è dunque alle prese con due indagini parallele, infatti, dovrà scoprire chi voleva fargli la pelle e impedire alla criminalità organizzata di espandersi ad Aosta, e farà di tutto per chiudere il cerchio per sempre. Per esplorare e riprendere le fila di un’indagine che sembrava chiusa ma che presenta ancora troppe incongruenze Rocco è forzato ad introdursi nella vita del carcere di Varallo, in Piemonte, dove lo 'ndranghetista Mimmo Cuntrera era stato ammazzato pochi giorni dopo l’arresto. La storia è molto comune e attuale ma la descrizione della personalità del protagonista, che spicca su tutti gli altri personaggi, è molto bella, mette in risalto la particolarità del personaggio e cattura, specialmente, il lettore attratto dai polizieschi. Il libro è piacevole, si legge bene mi rimane la delusione del finale a puntate, l’Autore potrebbe chiudere ogni vicenda in modo definitivo ne guadagnerebbe, secondo me, anche il personaggio.

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Le belle Cece

di Andrea Vitali

Siamo ancora a Bellano nell’anno 1936 in pieno regime fascista e Andrea Vitali, con la solita ironia, ci intrattiene per qualche ora con una storia semplice e divertente ma anche interessante e con personaggi che più azzeccati non si può. È appena finita la campagna in Etiopia e Fulvio Semola, segretario del partito fascista, si appresta a realizzare un grande evento sonoro, addirittura un concerto di campane, per festeggiare la nascita dell'impero. A sconvolgere i festeggiamenti ci pensa un episodio misterioso quanto imbarazzante, che coinvolge il Malversati, l’impopolare ispettore di produzione del cotonificio. Improvvisamente, di fatto, le mutande cifrate di sua moglie Verzetta iniziano a viaggiare di qua e di là. Cieco di rabbia, il Malversati, vuole scoprire chi si nasconde dietro questo gesto tanto ignobile e, per evitare propaganda, incarica proprio il Semola affinché possa risolvere l’evento inspiegabile. Quando, però, il gioco gli sfugge di mano e lo scandalo minaccia di esplodere, il povero segretario del partito ritiene opportuno rivolgersi al Maresciallo Maccadò che, in questo caso, dovrà trasformarsi in un vero e proprio detective. Durante un lungo interrogatorio multiplo verranno fuori mille intrecci di bugie e, probabilmente, non la sacrosanta verità perché quando c’è di mezzo, il sesso conviene tenerla, come si deve, occultata specialmente ai mariti. Il solito Vitali divertente e popolano.

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Prometto di sbagliare

di Pedro Chagas Freitas

Prometto di dirvi la verità, tutta la verità. Il libro “è una boiata pazzesca!” come avrebbe detto il miglior Fantozzi. Ogni tanto l’Editrice Garzanti fa arrivare in Italia fenomeni editoriali che hanno venduto un cospicuo numero di copie in tutta Europa ed è con grande interesse che abbiamo atteso la pubblicazione del libro “Prometto di sbagliare” di Pedro Chagas Freitas. Un lettore onnivoro, come me, lo acchiappa al volo si trova in mano questo non-romanzo, poiché la narrazione manca di un corpo centrale cui fare riferimento per personaggi ed eventi, e da subito è preso dalla fluidità delle parole d’amore, del conflitto continuo vissuto dai protagonisti che al tempo stesso sono dilaniati e ricompensati dai loro sentimenti. Ma è una valanga di luoghi comuni e di ripetizioni e solo pochi riescono a leggerlo fino alla fine perché è di una noia tremenda. Fidatevi di me che l’ho letto tutto con grande sofferenza. Non leggetelo, poi se qualcuno proprio lo vuole leggere, forse farebbe meglio a comprarsi una scatola di baci perugina che almeno lì le frasi sono estratte da libri importanti. Buon divertimento in un caso o nell’altro!

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Anime di vetro

Falene per il commissario Ricciardi

di Maurizio De Giovanni

Questo è il primo libro che leggo di Maurizio De Giovanni un nome già sentito citare ma a me ignoto e devo dire che è stata una scoperta curiosa prima perché mi ha introdotto nel suo mondo con un prologo quasi scollegato dalla storia poi narrata e dopo, mi fa incappare in un commissario particolare e atipico. E mentre il prologo sarà seguito da due interludi e un epilogo usati per completare la metafora di una relazione d’amore pericolosa, il commissario si dimostrerà un bravo sbirro con una lucida capacità di giudizio e un intuito fuori dal comune. La vicenda si svolge in una Napoli degli anni Trenta, dove il commissario Ricciardi incontra una donna bellissima: Bianca, una misteriosa e aristocratica donna che si rivolge a lui affinché faccia di tutto per scagionare suo marito, accusato dell’omicidio dell’avvocato Piro, un usuraio che gli prestava soldi. Il marito della donna, il conte Romualdo, dopo aver sperperato una fortuna nel gioco ed essere diventato vittima dell’usuraio, si autoaccuserà dell’omicidio dell’avvocato. Caso chiuso. La dignità e la caparbietà della contessa convinceranno il commissario a riaprire l’indagine. Ricciardi si getta con tutte le forze dentro questo caso, senza nemmeno sapere se sta agendo per senso del dovere o per colpo di fulmine nei confronti di Bianca che non sarà l’unica femmina presente in questo romanzo, altre donne, come le falene, sono le vere protagoniste.  Questa specifica indagine, infatti, sembra più condotta per scoprire i segreti del cuore e dell’amore che per ingabbiare qualche criminale al punto che il commissario ha evitato di consegnare alla Legge il colpevole per non rovinare la vita a persone deboli e indifese. Si può leggere.

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GAZA e l'industria israeliana della violenza

di Enrico Bartolomei, Diana Carminati e Alfredo Tradardi

Non è cosa facile fare una recensione di questo libro per un lettore medio perché i mass-media non ci riferiscono tutto ciò e neanche pezzi fondamentali per capire veramente quello che succede in Israele e particolarmente a Gaza. In questo importante saggio, scritto da Enrico Bartolomei, Diana Carminati e Alfredo Tradardi con postfazione di Anna Delfino Arcostanzo, gli Autori non vogliono solo ricordare le tragiche giornate dell’offensiva militare “Margine Protettivo” contro la striscia di Gaza, ma soprattutto vogliono dimostrare come la Striscia di Gaza sia costantemente fatta oggetto di rappresaglia dall’esercito israeliano. Questa violenza quotidiana contro il popolo palestinese raggiunge picchi di non sopravvivenza con veri e propri massacri com’è successo, appunto, con le operazioni militari “Margine Protettivo” o in precedenza “Piombo Fuso”. Secondo gli Autori “Gaza è diventata la vetrina dell’industria bellica israeliana. I gazawi si sono trasformati da obiettivi militari a cavie da laboratorio per testare tecnologie militari d’avanguardia che garantiscono massicci profitti all’industria israeliana della violenza. Ma nell’inversione di termini dominante guerra è pace. E Palestina diventa Israele”. E’ un libro indispensabile per capire il vero significato dell’occupazione sionista che offre, al lettore comune, attraverso un percorso storico e un’analisi politica sociale, una visione meticolosa dell’industria della violenza che, nella Striscia di Gaza, rappresenta il paradigma cioè il termine di paragone assoluto perché la violenza lì raggiunge il top in tutte le sue sfaccettature. Non si può non leggere questo libro perché, oltre ad offrirci vari spunti di riflessione, ci permette di capire tutto ciò che i media non ci fanno conoscere e che, anzi, ci nascondono. Da leggere assolutamente.

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La targa

di Andrea Camilleri

In questo libro troviamo un “cuntu nicu nicu” e Camilleri riesce a stupirci anche con queste poche pagine, dove ci narra quale groviglio, può nascondersi dietro l’intitolazione di una strada. Naturalmente siamo a Vigata ed è l’undici giugno del  1940, l’Italia è entrata in guerra da un giorno e sono in molti a festeggiare e festeggiano anche al circolo “Fascio & Famiglia” dove regna un’atmosfera trionfante e gioiosa, guastata però dalla comparsa di un noto agitatore antifascista, tale Michele Ragusano che, per aver espresso le sue idee politiche, si è già fatto cinque anni di confino a Lipari. La giornata al Circolo però si guasta subito dopo a causa della morte di Emanuele Persico, un vecchietto e fervente fascista, avvenuta qualche minuto dopo. La sua morte inconsueta lo metterà in buona luce, tanto da fargli meritare una targa: al suo nome sarà intitolata una strada della città di Vigata. Da morto, Persico passa dalla gloria all'infamia, dall'infamia alla gloria con una facilità disarmante, il tutto a dimostrare la suscettibilità e la volubilità mentale del popolo italiano sotto il governo fascista. Camilleri, con grande brillantezza, in questo piccolo racconto e con il suo siculo-italiano del momento, raggiunge vette di umorismo difficilmente eguagliabili.

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La figlia più bella

di Hans Tuzzi

C’è sempre una prima volta e con questo libro incontro per la prima volta Hans Tuzzi (pseudonimo di Adriano Bon) e la vicenda di cui ci parla in questo libro è un caso di omicidio avvenuto nelle campagne di Abbiategrasso: una ragazza trovata morta con la testa dentro l'acqua della roggia. Non un incidente mortale, perché l'assassino le ha tenuto la testa sott'acqua. Uno di quei casi che per qualche giorno occupano le prime pagine dei giornali, “la ragazza affogata nella roggia”, per poi sparire nel nulla se non si riesce ad arrivare subito al colpevole. Siamo alle porte di Milano, in pratica però, in un altro mondo per non dire in un altro secolo. La ragazza è Giovanna Bertagna, figlia di onesti contadini e per sbrogliare il caso è stato distaccato da Milano il vicequestore Norberto Melis, creatura letteraria dell’Autore. Le ricerche del colpevole procedono a in modo disordinato, vi si aggiunge pure qualche lettera anonima che getta sulla ragazza ombre ambigue, ma il commissario Melis, spesso consultandosi con la colta moglie, comincia a maturare la convinzione che alla fine non sia necessario andare molto lontano e cercare la soluzione nell’ambiente vicino alla famiglia. Il libro è scritto abbastanza bene, anzi, l'Autore approfitta per fare sfoggio di erudizione, ma la trama è fragile e la lettura è resa ancor più difficoltosa a causa dei continui e improvvisi cambi d'argomento.  Nel complesso il romanzo non mi è dispiaciuto ma spero di essere più fortunato al prossimo incontro.

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Voglio la tua morte

di Peter James

In questo romanzo l’Autore, Peter James, tratta un argomento di grande attualità e descrive magistralmente la figura dello “stalker” una persona affetta da un disturbo della personalità, caratterizzato dal disprezzo patologico per le regole e le leggi della società, dal comportamento impulsivo, dall’incapacità di assumersi responsabilità e dall’indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui. Questo è Bryce Laurent ex fidanzato e incubo di Red Westwood, giovane donna di Brighton in fuga dal passato. Red è una bella donna dai capelli rossi, ha poco più di trent’anni, che tramite un sito di “cuori solitari” conosce Bryce, un uomo bello e affascinante di trentacinque anni, e subito ne è attratta. Dopo un po’ di tempo, per effetto di complicazioni relazionali, lei scopre che tutto quello che Bryce le ha raccontato è un cumulo di menzogne per di più da lui emerge un lato oscuro, che aveva tenuto nascosto, così per Red l’infatuazione si trasforma in un vero terrore. Nel giro di un anno e con l’aiuto di amici e della polizia riesce a cacciare l’uomo dal suo appartamento e dalla sua vita. Red è convinta di essersene liberata definitivamente ma non immagina che lui non l'ha mai persa di vista. È il suo stalker nascosto nell'ombra, sta pianificando il modo peggiore per ucciderla e passare dall’amore all’odio purtroppo è facile. Tutto, infatti, cambia e quando Red Westwood si sente finalmente libera dal suo persecutore, anche se le ha fatto ben capire che o lei sta con lui o con nessuno. Nel frattempo conosce e s’infatua di Karl Murphy, che lì per lì reputa, essere l’uomo che aspettava da qualche tempo, l’uomo dei suoi sogni che le farà dimenticare l’incubo che ha vissuto. Purtroppo la sera che dovrà decidere il loro fidanzamento accade qualcosa di orribile. Un uomo è stato ucciso e per l’investigatore Roy  Grace inizia uno dei casi più difficili della sua carriera. Bryce è indicato come il potenziale assassino mentre Red viene sottoposta a protezione. Il romanzo è bello, scorrevole e scritto bene anche se qualche morte, in più, si sarebbe potuta evitare.

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La Musa

di Jonathan Galassi

In questo romanzo Jonathan Galassi già presidente della Farrar, Straus&Giroux, ex regina dell’editoria americana, passato dall’altra parte della barricata, racconta amori tenuti nascosti, rivalità, follie e pettegolezzi mescolando personaggi immaginari ad altri realmente esistiti. Galassi per ricordare il mitico passato dell’editoria indipendente americana, con i suoi editori eccentrici e i suoi autori-eroi incontenibili e rivoluzionari, si affida a Paul Dukach, il protagonista, che cerca rifugio nella letteratura per sottrarsi alla pochezza del suo ambiente familiare sviluppando un’ossessiva devozione per l’opera della grandissima Ida Perkins, la poetessa americana vincitrice di tutti i premi più importanti. Ida è inseguita dai principali editori, in special modo da quelli indipendenti, come Sterling Wainwright e Homer Stern. Il primo è il fondatore della Impetus Editions, pallido e aristocratico amante della Letteratura, della poesia e delle belle donne; il secondo è il responsabile della Purcell & Stern, un personaggio spregiudicato e appariscente e dal comportamento volgare e imprevedibile. Entrambi si contendono da sempre la Musa, Ida Perkins, mentre Paul, editor presso la P&S di Homer, impegnato a mediare tra i due contendenti è destinato a diventare il depositario dell’ultimo e più grande segreto dell’enigmatica poetessa. Il libro è ben scritto, si legge con piacere ma da uno fra i più importanti e influenti uomini di letteratura mi aspettavo qualche rivelazione sul mondo editoriale e sulle sue dinamiche e invece tutto è rimasto molto vago, appena abbozzato e non rispettoso delle attese del lettore.

 

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Cari mostri

di Stefano Benni

In questo libro Stefano Benni ci presenta una serie di racconti con cui ci accompagna, in un viaggio dell’orrore, alla scoperta di strane creature e di misteriosi fenomeni. Quello che ci porge sono una carrellata di personaggi o mostri fra i più svariati: angeli, demoni, ragazzini, fantasmi, vampiri, preti, manager. Questi mostri non sono altro che le paure, le debolezze e le ossessioni che ci fanno compagnia nella nostra quotidianità permettendoci quindi di riconoscerci e in un certo modo tentare di capire la realtà che ci circonda. L’Autore con il suo stile tipico, tra il serio e il faceto, quindi ci mette di fronte alla verità spingendoci alla riflessione. Certo che, in questi piacevoli racconti, non mancano la fantasia, l'originalità e la capacità di descrivere i mali della società contemporanea ma da uno scrittore di talento, quale egli è, sinceramente mi aspettavo di meglio, non che sia un cattivo libro ma non è uno dei migliori di Benni.

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Luce perfetta

di Marcello Fois

Con questo libro Marcello Fois chiude la saga familiare dei Chironi iniziata con “Stirpe” e proseguita con “Nel tempo di mezzo” e che ripercorre oltre un secolo di storia d'Italia vista da Nuoro in Sardegna. Non ho letto il primo ma non è un problema giacché l’Autore riprende spesso le vicende familiari. In Luce Perfetta i protagonisti sono due, almeno in principio: Cristian, l'ultimo dei Chironi, e Domenico, un amico fratello con cui è cresciuto insieme perché i padri erano i migliori amici come ci ha raccontato Fois nel libro precedente. Nella quarta di copertina leggiamo "Cristian e Maddalena si conoscono da sempre e se il destino non si fosse messo di traverso, sarebbero già l'uno dell'altra" ma in verità la vera storia d'amore è quella tra Domenico e Cristian Chironi. I due ragazzi s’innamorano della stessa donna, Maddalena, la quale non avrebbe dubbi a scegliere Cristian, se questi non fosse stato impegnato a inseguire la malasorte, ma finisce per sposare, incinta, Domenico. A Cristian non resta che farsi da parte e ad un certo punto, tradito in certi suoi pericolosi traffici politici negli anni di piombo, scompare e gli toccherà farlo in una maniera imprevedibile e tragica tanto che è dato per morto, anche se, non si può mai dire, che sia stata pronunciata l'ultima parola. Senz'altro è una bella storia carica di passioni, colpi di scena, tradimenti e riconciliazioni e anche se, ho trovato, un po’ troppo fantastico il ritorno di Cristian, Ve lo consiglio.

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Uomini senza donne

di Murakami Haruki

Gli uomini senza donne narrati da Murakami Haruki in questo libro sono sette, come i brevi racconti di cui sono protagonisti. Chi sono gli uomini senza donne? L’Autore lo dice nell’ultimo racconto in cui un uomo è svegliato nel bel mezzo della notte con l’orribile notizia del suicidio di una sua vecchia fidanzata. “Un giorno all’improvviso diventi uno dei tanti uomini che non hanno una donna. Quel giorno viene di colpo a farti visita senza che tu ne abbia il minimo presentimento, senza il minimo preavviso, senza annunciarsi bussando o schiarendosi la gola. Svolti l’angolo, e ti accorgi che ormai sei arrivato lì. Ma non puoi più tornare indietro. Una volta girato l’angolo, quello diventa il tuo solo, unico mondo. E quel mondo lo chiami «uomini senza donne». Sì, con un plurale di gelo infinito”. Gli uomini protagonisti di questi racconti narrano una propria storia con una specifica caratteristica, infatti, rievocano gli abbandoni, i tradimenti ed i lutti di cui sono stati vittime e, scoprendosi, rivelano chi erano e cosa sono diventati senza le loro donne. Questi brevi ma intensi racconti di Murakami Haruki sono sicuramente coinvolgenti e mancando, in ognuno di essi, una compiutezza finale riescono ad intrappolare il lettore e ben predisporlo alla vicenda successiva consentendogli, in tal modo, di terminarli, anche, con le proprie fantasie. Un libro da leggere.

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La giostra degli scambi

di Andrea Camilleri

La giostra degli scambi di Andrea Camilleri vede il più amato degli investigatori italiani alle prese con un nuovo caso. Dopo una giornata iniziata male il commissario Montalbano, giunto in ufficio, viene informato di un sequestro inconsueto: una giovane donna è stata aggredita in una strada solitaria, narcotizzata e rilasciata dopo qualche ora illesa. Il fatto si ripete dopo qualche giorno e, questa volta, la vittima del sequestro lampo è la nipote di Enzo, il proprietario della trattoria bazzicata da Montalbano. L’unico filo che lega i due sequestri è l’età delle due donne, trent’anni, e il lavoro in banca.  Contemporaneamente gli si accosta un’altra indagine che riguarda un incendio doloso di un negozio di elettrodomestici il cui proprietario, Marcello Di Carlo, pare essersi volatilizzato. Entrambi i casi appaiono di ordinaria amministrazione ma un terzo sequestro lampo e il ritrovamento di un cadavere aprono nuovi scenari e le due indagini cominciano a collegarsi. Tocca a Montalbano tessere le fila delle due vicende e ricomporre il puzzle. Nonostante Camilleri lo voglia invecchiato, ritroviamo un Montalbano in forma smagliante che con le sue straordinarie capacità riesce ad offrirci una lettura piacevole e appagante.

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La danza del mondo

di Maria Pia Ammirati

Dopo la pausa estiva riprendendo uno dei piaceri che amo di più, la lettura di libri, mi ha fatto incappare in questo libro un po’ strano. Per carità il libro si legge velocemente ma la storia, pur bastantemente interessante, non decolla mai. La protagonista de “La danza del mondo” è Linda che lascia il marito, considerato privo di attrattiva e l’amante, più grande di lei, che sembra irrequieto e non vive fino in fondo la loro storia. Così, dopo un aborto spontaneo, decide di fuggire da un’esistenza insignificante e intraprende un viaggio che la porterà a conoscere la semplicità, la bontà ma principalmente il male, la cattiveria e l'odio ma anzitutto apre il suo cuore e allora scopre in se stessa una donna sconosciuta. Ciò che colpisce il lettore, infatti, sono i sentimenti profondi e contrastanti della protagonista ma gli argomenti sono poco approfonditi e non si arriva mai all’eccezionalità tanto da lasciarmi parecchio perplesso.

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Le mille luci del mattino

di Clara Sánchez

Questo libro, in perfetto stile Sánchez, ci guida in una storia in cui niente è come sembra. Questa volta, la vicenda ha per protagonista Emma, da poco assunta a lavorare nella Torre, un immenso edificio di vetro pieno di uffici e di gente occupatissima con relazioni umane inesistenti o fasulle. Emma, che vive un momento particolare a causa dell’abbandono da parte del suo fidanzato, si trova a svolgere un impiego lontano dalle proprie aspirazioni, il sogno di diventare una scrittrice, e un lavoro con una realtà quotidiana fondata su gelosie, arrivismi, mobbing e prepotenze. L’opposto di tutte le sue aspettative. Tutto cambia con l'improvvisa scoperta e la morte del proprio capo in circostanze molto misteriose che proiettano Emma nello sconforto tanto da temere per la sua stessa incolumità. Affronta, perciò, la circostanza di petto e con coraggio arrivando a scoprire che, dietro l’austera e lussuosa apparenza degli uffici dove lavora, si celano segreti inconfessabili e complicate verità. Ciò le sarà utile per cambiare il suo destino all’interno della Torre. Verità e realtà che non sono mai nette e definitive e che ottengono l’effetto di tenere il lettore sempre attento perché, l’Autrice, esponendo una storia mai scontata lo sorprenderanno fino all’ultima riga. Le vicende narrate, infatti, oltre a mettere in dubbio tutto e tutti esplorano l'animo umano, le sue manie, i suoi vizi e ciò che ognuno è disposto a sacrificare in nome dell'ambizione.

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Il clan degli invisibili

di Giovanni Tizian

“La testa mozzata di Sebastiano Corrello fluttuava nell’aria. «Passa, cornutu», Demetrio la reclamava mentre mimava una sforbiciata della migliore tradizione calcistica sudamericana”. Comincia così questo libro, e subito ho come un flashback, un avvenimento che ritrovo tramite il web: è il 1991 e il 3 maggio era stato ucciso un salumiere. Uno dei killer con uno dei suoi coltelli gli taglia la testa, poi, la lancia per aria, in mezzo alla strada e gli altri si divertono a fare il tiro a segno. Siamo a San Luca (nel romanzo diventato San Michele) sul versante jonico dell’Aspromonte. Nell’adattamento del romanzo la storia ha, per protagonisti, sei ragazzi predestinati a ereditare il potere della cosca De Pasquale, una delle ‘ndrine calabresi più potenti e traghettarla dall’Aspromonte ai mercati finanziari mondiali ripulendo i proventi delle attività illecite. La storia, dalla Calabria si sposta a Bologna, dove due giornalisti scoprono l’impero del Clan De Pasquale e con le loro inchieste, scavano sempre più a fondo nel malaffare. L’oltraggio arrecato alla ’ndrangheta costringe i loro sgherri a valersi, ancora una volta, della violenza uccidendone uno, ma rafforzando in questo modo la volontà di verità nel superstite. In una delle prime pagine del seguito di copertina l’Autore dichiara “Le vicende narrate in questo romanzo si ispirano a fatti di cronaca e a inchieste giudiziarie che hanno fatto molto discutere per la rilevanza delle persone coinvolte. I nomi dei personaggi sono di fantasia, ma le dinamiche, le logiche criminali, la spregiudicatezza, la ferocia sono purtroppo terribilmente reali”. Nella fantasia/reale, dell’Autore, c’è di tutto: i rapporti tra la criminalità organizzata e la massoneria, i servizi deviati e la finanza illegale. Il romanzo è di un’attualità sconcertante e Giovanni Tizian dimostra di essere un buon conoscitore del sistema delle ‘ndrine e dei giochi di potere, a ciò ha aggiunto un equilibrato uso di colpi di scena, rendendo la lettura appassionante e coinvolgente. Consigliato non solo a chi non conosce il volto nuovo della ‘ndrangheta ma a tutti.

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Il potere delle donne

Confessioni e consigli delle ragazze di successo

di Maria Latella

In questo libro, scritto con una semplicità disarmante, una donna Maria Latella, parla di donne. Donne con incarichi di responsabilità e ruoli di potere nella società, nell'impresa, nella vita pubblica che sono riuscite a concretare, insieme, femminilità e carriera. Tra le intervistate ci sono: Laura Boldrini presidente della Camera dei deputati, la presidente della Rai Anna Maria Tarantola, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, Barbara Berlusconi, la stilista Frida Giannini, Marine Le Pen, Rachida Dati, l’avvocato dei potenti d’Italia Paola Severino, la magistrata Lucia Aielli minacciata dalla camorra, la scienziata Sandra Savaglio, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, Luisa Todini, Fernanda Contri, famosa avvocato e giudice della Corte Costituzionale, la ministra Marianna Madia e Paola Cortellessi. Donne Alfa, come si dice oggi, che si confessano e svelano i loro consigli di vita. Nel nostro Paese, purtroppo, sono ancora pochi gli esempi di donne di successo, le qualità, i pregi, le capacità delle donne non sono, spesso, abbastanza apprezzate e c’è sempre il rischio latente che quella conquista sia imputata ad altri meriti e non alla semplice bravura. L’Autrice, che parte dalla propria esperienza e dalla propria storia di giornalista di successo, con le sue informazioni, ci presenta le storie di queste donne che hanno vinto e che smentiscono il ritornello per cui il nostro “non è un paese per donne”. Sono donne legate tra loro da un’infanzia normale con genitori molto presenti, di stampo diverso, ma con ruoli ben definiti anche se di ceto sociale molto semplice. La lettura richiede un’attenzione accorta, perché il percorso è strutturato secondo le diverse fasce di età delle protagoniste, ma è scorrevole e interessante. Lo consiglio a tutti, non solo alle donne.

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CURZIO

di Osvaldo Guerrieri

In questo libro, Osvaldo Guerrieri, narra il romanzo della vita di Curzio Malaparte, un grande giornalista, avventuriero, rinnegato, un trasformista di talento in cui si sono riflessi le contraddizioni, i drammi e le farse di un’avventura umana che non ha avuto uguali nella prima metà del Novecento. Uomo di grande personalità, colto, arguto ma primariamente narcisista ha dedicato la sua vita, principalmente, a se stesso. Possiamo dire, con certezza, che Curzio Malaparte, il cui nome vero era Kurt Erich Suckert, l’intellettuale dandy di un fascismo che andava ora deridendo ora ossequiando, è stato l’ultimo dannunziano del secolo scorso. L’Autore ci racconta la sua vita dal confino di Lipari, un’isola battuta dallo scirocco, dove lo aveva mandato il Duce su pressione di Italo Balbo, impermalitosi dopo un litigio verbale. Così il fascista Malaparte, accusato di antifascismo, prima era stato rinchiuso a Regina Coeli per cinquantacinque notti, poi inviato al confino per cinque anni. Nel libro conosciamo il grande giornalista, a trenta anni aveva diretto il quotidiano La Stampa, che fu licenziato, con una paccata di soldi, dopo uno scontro con il senatore Giovanni Agnelli suo nemico di una vita. Poi, acquisiamo tutti i suoi amori impetuosi ma mai veramente profondi, mai passionali, spesso strumentali e decorativi come quello con la misteriosa e sensuale Flaminia, che ottiene da Mussolini in persona il permesso di andare a trovare l'amante a Lipari, oppure quello con Virginia Agnelli, considerata uno strumento per abbattere la potenza del Senatore e impadronirsi della Fiat. Nello sfondo ci sono le due guerre mondiali, la macchina stragista del nazismo, la nascita del comunismo sovietico e di quello cinese, la conquista coloniale e naturalmente i suoi libri di enorme successo che hanno ferito la sensibilità comune, da Tecnica del colpo di Stato a Kaputt a La pelle. Una vita talmente avventurosa che in un periodo di salute cagionevole, nel 1957, lo porta prima in Urss e poi in Cina per esplorare di dentro le rivoluzioni diverse dal fascismo, ma che poi lo costringe a tornare velocemente in patria dove muore, di cancro, a Roma. Insomma il libro, piacevole da leggere, è il ritratto di un geniale vanitoso.

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CREARE LAVORO

COME SPRIGIONARE IL POTENZIALE PRODUTTIVO ITALIANO

di Luca Meldolesi

In questo libro Luca Meldolesi, economista, storico del pensiero, esperto dello sviluppo del Mezzogiorno e del funzionamento dello Stato sostiene che per creare occupazione, lavoro, bisogna sprigionare il potenziale produttivo italiano e sintetizza, con poche ed efficaci parole, il dovere di una P.A. che s’ispiri ai valori e ai principi della buona amministrazione “Fare meglio e di più con meno”.  Per far ciò, però, non bastano le politiche pubbliche, serve un nuovo e diverso approccio culturale da parte di tutti. Di conseguenza, se la crescita resta un miraggio, non è solo colpa dei politici cattivi o incapaci, ma anche dei cittadini e perciò bisogna affrontare il problema alla sua radicalità intervenendo sui diversi livelli, in modo strutturale e ampliando il numero di soluzioni possibili, per superare i limiti oggettivi dei modelli economici tradizionali. Il ragionamento suggerito dall’Autore va al di là dall’ordinario e, muovendosi tra l’osservazione della quotidianità e del territorio, riesce a mostrare che bisogna estrarre “il meglio” che si possa ricavare da tutte le idee economiche. Altro merito del libro è il concetto concernente, l’efficienza della gestione della cosa pubblica che, malgrado tutte le contraddizioni, stabilisce di percepire il “politico” al servizio del pubblico. La lettura e la comprensione dei concetti espressi richiedono molta attenzione ma, alla fine, ripagano dell’impegno assunto. 

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La biblioteca dei libri proibiti

di John Harding

Se vi va di leggere un romanzo particolare, un thriller-psicologico ben costruito, per un viaggio al centro di una mente solitaria e paranoica vi dico accomodatevi ma per il resto non ve lo raccomando. Nel libro si racconta la storia di Florence e del fratellino Giles che, rimasti orfani da piccoli, vivono nella vecchia dimora dello zio eternamente assente e lontano dalla vita dei due, tanto da far sorgere il dubbio se effettivamente sia ancora vivo. Siamo nel New England nel 1891 nell'antica dimora di Blithe House. Le giornate dei due piccoli, attorniati dalla governante Grouse e dai vari domestici, procedono tra giochi e corse in questo enorme palazzo antico che è la loro dimora, ma un giorno, giocando a nascondino, Florence entra per caso nella biblioteca e rimane stupita da quanti libri ci siano lì e decide di incominciare a leggerli. Florence ha dodici anni e ogni giorno aspetta con ansia, attenta a non far rumore, di entrare nella vecchia biblioteca albergata dalla polvere e dall'abbandono dove ci sono, ormai, gli unici amici che le tengono realmente compagnia, i libri. Libri proibiti per Florence così come imposto dallo zio che l'ha condannata a vivere confinata in casa insieme alla servitù. La situazione cambia bruscamente quando Giles è mandato via dal collegio in città, e torna definitivamente a Blithe House, per essere formato da un’istitutrice. Dopo la morte misteriosa e accidentale della prima, ne arriva una nuova, la signorina Taylor, le cui numerose stranezze non tardano a insospettire Florence, disposta a tutto per salvare il suo fratellino dall’influenza che la donna giorno dopo giorno ottiene su di lui. Le cose misteriose che incominciano ad accadere nella casa predispongono Florence a stare sempre all’erta ed il lettore, man mano che prosegue con la lettura, è posto davanti a tanti enigmi, nessuno dei quali sarà risolto ed il mistero assoluto di questo libro è la mancanza totale di un finale che abbia un senso compiuto. Peccato! Perché lo stile di scrittura è molto fantasioso e la storia intrigante.

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CENTO PASSI ANCORA

di Salvo Vitali

Questo piccolo grande libro non è l’ennesimo su Peppino Impastato ma parla dei suoi amici, ragazze e ragazzi che all’indomani dell’assassinio si attivarono affinché fosse riconosciuto per quello che era stato e non rimanesse impunito. L’Autore è uno di loro e ne ricostruisce la storia durata ventiquattro anni in cui la vicenda di Peppino Impastato è ricomposta attraverso il racconto dei compagni e l'irriducibilità di una madre che chiede giustizia per l'uccisione del figlio. Il lavoro di raccogliere dati, prove e testimonianze che smentissero l’idea insensata del suicidio che inseguivano gli investigatori è accurato e Salvo Vitale elabora con precisione il suo percorso umano e politico e quello del gruppo di ragazzi che una mattina, svegliandosi, aveva appreso la brutta notizia dell’omicidio di uno di loro. Chi lo indicò suicida, chi terrorista, chi entrambe le cose. Le cose più gravi furono, però, gli intrighi e le prove false per nascondere una verità che tutti loro conoscevano cioè l’uccisione da parte degli sgherri inviati da Tano Badalamenti e dai suoi soci cui Peppino aveva indirizzato lazzi e contumelie dalle frequenze di Radio Aut. Sono passati molti anni ma alla fine la verità è venuta a galla così com’è stato dimostrato che i depistaggi sono stati il tentativo spesso riuscito di occultare verità scomode. La storia ha dimostrato che Cosa Nostra non è stata soltanto un’attività criminale legata al territorio, al pizzo, alle estorsioni o qualche altro fenomeno di aggressione al patrimonio, ma ha provato che il controllo sul territorio è avvenuto attraverso un dialogo continuo con i poteri dello Stato e la sentenza e le indagini l’hanno documentato. Da leggere ad ogni costo.

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PIETRE, PIUME, INSETTI

L'ARTE DI RACCONTARE LA NATURA

a cura di Matteo Sturani

In questo libro Matteo Sturani, naturalista di terza generazione, ha raccolto alcune tra le più belle pagine della letteratura mondiale in cui scienza e poesia parlano la stessa lingua. In sostanza ci sono, nel libro, una serie di racconti concernenti il rapporto con la natura e l'arte di saperla raccontare. Infatti ci troviamo, in esso, ritagli di famose opere di grandi scrittori e poeti come Nabokov, Neruda, Levi, Calvino, Jünger, Thoreau, Wilson, Heminghway solo per citarne alcuni, e senza voler fare torto agli altri, uomini che hanno in comune la passione per l'osservazione delle bellezze naturalistiche che ci circondano e che hanno conservato, per tutta la loro vita, lo stupore infantile di fronte alle innumerevoli forme che la vita può assumere nello spazio e nel tempo. Sono seducenti pagine di scritti da cui emerge, oltre alla grande abilità degli autori nel comunicare le loro sensazioni ed emozioni provate, la loro maestria nel raccontare la natura come una vera e propria arte da coltivare e curare. Ogni racconto è un quadro, un paesaggio nel quale anche il lettore più distratto arriva a farsi trasportare e immedesimare. Un bel libro che affascina e che accende il desiderio di osservare, la natura che ci circonda, con occhi diversi.

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Non è stagione

di Antonio Manzini

C’è sempre una prima volta e in questo caso tocca ad Antonio Manzini con questo intenso giallo d'azione, un noir con parecchie spavalderie divertenti di un personaggio a me nuovo, Rocco Schiavone, vicequestore sui generis, romano, pungente, sboccato, geniale, appassionato di donne, ironico, testardo, in servizio ad Aosta. Dove il vicequestore sempre con il loden e le Clarks sta sfidando un mese di maggio nevoso che lo porta a essere di umore sempre più cupo e che per giunta incappa in qualcosa più grande di lui, infiltrazioni della criminalità organizzata nella scomparsa di Chiara Berguet, figlia unica, di una famiglia appartenente alla ricca borghesia del posto, e in cui Schiavone s’imbatte per caso. Frattanto due uomini con un furgone rubato si vanno a schiantare contro un albero. Si sa poco o nulla delle due vittime, sono due disperati, anelli deboli di un sistema più crudele di loro. Contemporaneamente anche il passato del vicequestore bussa alla sua porta, a ricordargli che per lui non esiste primavera alcuna. La trama e gli sviluppi della vicenda sono un po’ ingarbugliati ma servono a coinvolgere il lettore e permettono, all’Autore, di esporre l’Italia contemporanea con particolare efficienza e che s’inseriscono molto bene con le azioni e i pensieri del vicequestore anche se mi ha lasciato un po’ perplesso il finale che anticipa una sequenza.

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GIUSEPPINO

Da New York all'Italia: storia del mio ritorno a casa

di Joe Bastianich

Giuseppino di cui si parla, in questo libro, è Joe Bastianich, l’Autore e questo è il vezzeggiativo con cui l’ha sempre chiamato la nonna Erminia. Bastianich è un importante e noto restaurant man negli Stati Uniti, diventato famoso anche in Italia come giudice di Masterchef. Il libro è una forma di autobiografia, scritta con la collaborazione di Sara Porro, che racconta il suo rapporto con l’Italia e in particolare con la cucina italiana e con il vino. La storia di Joe, nato nel Queens, è la storia di una famiglia di emigrati che gliel’han fatto a realizzare il sogno americano. Infatti, la sua famiglia, di origini istriane, era fuggita dalla propria terra dopo la Seconda Guerra Mondiale. La mamma Lidia Bastianich, partita dal nulla, nel corso di una vita piena di sacrifici, ma anche di entusiasmo, è diventata una delle più grandi chef/ristoratrici degli Stati Uniti, ed è da sempre ambasciatrice della cucina italiana. Joe, dopo un breve periodo di lavoro a Wall Street, lascia tutto e parte per un lungo viaggio in Italia che lo porta a scoprire straordinarie realtà del mondo dell’enologia e della cucina. Perciò ritornato negli States decide che è il momento di assecondare la sua vera passione cioè la ristorazione. Nel libro, dunque, ci racconta il primo passo verso una carriera di grande successo con il socio, Mario Batali, culminata con la recente apertura di un ristorante in Italia, Orsone a Cividale del Friuli e fino all’avventura a Masterchef. Il libro, la storia di un ritorno a casa, è di facile lettura e molto piacevole.

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Sfrattati

di Giuseppe Marotta

Solo un ufficiale giudiziario poteva scrivere una realtà così dura e con una narrazione struggente e intensamente umana del nostro paese oggi e Giuseppe Marotta, l’Autore di questo libro, è un ufficiale giudiziario e ci offre la problematica degli sfratti visto da una prospettiva sconosciuta e inaspettatamente umana e compassionevole mettendosi in gioco in prima persona. Lui che ha l'onere di portare in giro cattive notizie, recapitare grane non da poco, raccogliere gli sfoghi altrui e rincorrere debitori incalliti o incolpevoli. Lui che è una figura odiata e temuta e allo stesso tempo garante di giustizia e artefice di mediazione. Sono cose davvero spiacevoli quelle che Marotta racconta addentrandosi nella vita delle persone per farle uscire da casa. Ci fa rivivere le numerose contrattazioni tra proprietari affranti e disperati e inquilini che non sanno dove andare una volta che saranno sbattuti fuori e con fabbri pronti a cambiare serrature. Il pregio del libro consiste proprio nel mostrarci come, effettivamente, vadano le cose in questo sistema che oltre a non garantire il creditore non dà nessuna garanzia al debitore. Nonostante la drammaticità dell’argomento, comunque, il libro è gradevole e ve lo consiglio.

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L'euro della discordia

di Agnès Bénassy-Quéré e Benoît Cœuré

In questo libro Agnès Bénassy-Quéré e Benoît Cœré, economisti francesi, cercano di spiegare come funziona e come, qualche volta, non funziona la Zona euro lasciando, poi, al lettore il compito di esercitare il proprio giudizio rispondendo alla domanda: che cosa ci ha portato l’euro? I due economisti spiegano, comprensibilmente, i tre pilastri alla base dell’Unione monetaria che sono: la BCE che non può monetizzare i deficit dei paesi appartenenti all’euro; uno stato in crisi che non può essere salvato dagli altri e che uno stato sovrano non può fallire. Chiariscono, altresì, i tre peccati originali nella costruzione europea che sono: l’unione monetaria che non prevedeva l’unificazione della sorveglianza bancaria; il controllo reciproco tra stati basato su meccanismi limitati alle politiche fiscali; la mancanza di meccanismi d’intervento nel caso in cui uno stato membro si trovi in difficoltà a onorare il proprio debito pubblico. In questa edizione italiana, ulteriormente, il lettore è facilitato nel superamento delle difficoltà d’intendimento dal saggio introduttivo di Francesco Giavazzi e Caterina Rho i quali sostengono che il principale problema, della discordia, non è il completamento dell’unione monetaria ma la cancellazione degli squilibri creatisi in questi quindici anni. Il libro richiede una lettura impegnativa ma è molto interessante.

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Mafie

la criminalità straniera alla conquista dell'Italia

di Giovanni Conzo e Giuseppe Crimaldi

In questo libro, il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Giovanni Conzo con la collaborazione del giornalista del “Mattino” Giuseppe Crimaldi, denuncia la necessità di più mezzi per contrastare la diffusione nel nostro paese della criminalità organizzata immigrata. Le mafie straniere presenti oggi, in Italia, sono di varie specie e colori, si va da quelle africane a quelle dell’est europeo a quel sud americano per arrivare a quelle russe e cinese che non sono fenomeni di poco conto, ma rappresentano le “mafie” più agguerrite d’importazione, a cominciare da quella delle Triadi cinesi o dei Black Axes, le “Asce nere” dei nigeriani, particolarmente attivi al Nord come nel sud dell’Italia. A spartirsi, dunque, i circa 200 miliardi di euro l’anno (secondo dati Eurispes) dei proventi illeciti partecipano anche queste grandi organizzazioni mafiose d’importazione così come le piccole organizzazioni di albanesi, romeni, bulgari e macedoni anche quest’ultime presenti in quasi tutto il territorio della nostra penisola. Infatti, il libro è un excursus nell’Italia criminale, affetta dalle mafie nostrane, come da quelle straniere, spesso attrici di una pericolosa attività sinergica che opera in tutti i settori dell’economia e gli Autori ci presentano dati estratti sia da fascicoli d’indagine della Dia o della polizia che dai rapporti dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna e dalle relazioni della Commissione parlamentare antimafia. Gli interessanti apporti di indagini giornalistiche completano il quadro della loro ricerca. Che dire? È un libro di denuncia da leggere che segnalo ai visitatori del mio sito web che vogliano approfondire la conoscenza sui fenomeni criminali d’importazione.  

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Gli anni al contrario

di Nadia Terranova

In questo libro la giovane autrice, Nadia Terranova, presenta una storia d'amore con scrupolosità senza tralasciare il contesto storico, ideologico e politico di quel periodo. Siamo a Messina negli anni ‘70, dove Aurora Silini, secondogenita di sei figli, del direttore del carcere, fascistissimo, era lodata dalle suore come alunna modello e Giovanni Santatorre, terzogenito di un avvocato comunista, ragazzo ribelle e svogliato, si conoscono tramite un casuale incontro e il comune infervoramento politico, all’università nel 1977, e nasce l’amore. Aurora e Giovanni sono la classica coppia in cui lei resta subito incinta e allora ci si sposa, ci s’illude e poi si delude. E, mentre Aurora si assume tutte le responsabilità della vita quotidiana, lui insegue il sogno dell’eroe negativo che vuole realizzarsi nel compiere clamorosi gesti rivoluzionari. La fragilità che lo caratterizza lo condannerà a ruoli secondari senza alcun significato e di cui egli stesso avrà disprezzo e presto si troverà prigioniero della sua debolezza che solo il rapporto tenero e disinteressato con la figlia Mara riuscirà a restituirgli, in parte, quella dignità perduta. Una storia, amara ed intensa che riporta al fallimento di una generazione e che evoca con precisione e grande suggestione il fascino maledetto e coraggioso di quegli anni.  Un libro molto amaro che non fa sconti a nessuno, ma che si snoda con obiettività ed equilibrio.

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La relazione

di Andrea Camilleri

In questo nuovo giallo coinvolgente, Andrea Camilleri, ci fa conoscere un uomo di spicco dell’authority per il controllo delle banche, Mauro Assante, che ha sempre anteposto lavoro e serietà in cima alla lista delle sue priorità, sacrificando altri aspetti della sua vita personale, si è sposato molto tardi e ancora adesso poche emozioni, sembrano riuscire a far breccia nel suo temperamento. Mauro è sposato con Mutti e ha un figlio, Stefano. Non ha vizi né ne ha mai avuti, porterebbe avanti una vita noiosa e pedante, com’è lui in fondo, se non ci fosse una moglie esuberante ed estroversa che riesce a fargli vivere anche un po’ di vita sociale. Mutti è in montagna con il bambino, Mauro è a casa da solo, impegnato nella stesura di una relazione dopo un’ispezione in una banca. In questa solitudine temporanea accompagnata di un lavoro snervante improvvisamente si materializza Carla una ragazza giovane e molto bella che riesce a mettere in pericolo le sue solide barriere morali. Le oscure vicende bancarie e le altrettanto indistinte vicende sentimentali completano questo romanzo più che mai attuale, ma che è al tempo stesso la parabola di un uomo solo di fronte a un compito più grande di lui, forse onesto, ma circondato dall’invisibile ragnatela della corruzione. Camilleri ci offre una bella storia, che si legge tutta d’un fiato, che coincide con il dramma di un onesto bancario e che suggerisce, soprattutto a chi lavora in certi ambienti ed a certi livelli, di tenere sempre occhi ben aperti, anche al cospetto di invitanti bellezze fatali.

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Il colpo di stato di banche e governi

di Luciano Gallino

In questo libro, il prof. Luciano Gallino, definisce la crisi cominciata nel 2007 e che nel 2015 ancora sconvolge il mondo "Il più grande fenomeno d’irresponsabilità sociale di istituzioni politiche ed economiche che si sia mai verificato nella storia"e le politiche di austerità dei governi UE non segnano semplicemente un cedimento della politica al potere della finanza. E’ stato, sostiene l’Autore, un vero di un colpo di stato che ha portato all’espropriazione subitanea e categorica delle prerogative dei cittadini e dei parlamenti da parte delle banche e dei governi con l’appoggio della troika di Bruxelles. L’analisi, ben argomenta, demolisce tutte le verità indiscusse del neoliberalismo e comprensibile a tutti anche ai non addetti ai lavori. Insomma, la crisi, non è stata un incidente di percorso ma è il prodotto di distorsioni profonde dell'intero sistema finanziario e monetario. E non è stata concepita soltanto dalle Banche Centrali (Bce, Fed americana, Banca d'Inghilterra) e il Fondo monetario internazionale ma anche altri enti come le banche universali sia private (Bnp-Paribas o Unicredit) che pubbliche come le banche regionali tedesche. E non si limita a denunciare la fine dell’autonomia degli stati sovrani contestando le ricette di austerity sul welfare state da parte di governi tiranneggiati dal sistema economico e che sono intervenuti in aiuto dei gruppi finanziari con iniezioni di immense somme di denaro, il cui prezzo è stato addossato ai salariati, legittimando il privilegio di dettare, d’accordo con il Consiglio europeo, "i rimedi per uscire dalla crisi, come se questa fosse stata causata da un eccesso di spesa sociale". Gallino mette in risalto gli attacchi portati alla democrazia Europa e rivendica il primato della piena occupazione e riconduca la finanza al servizio dell'economia reale. Consiglio questo libro, imperdibile, ai giovani, in modo che smettano di inseguire le idiozie di opinionisti prezzolati e politici da quattro soldi, e a tutti quelli che vogliono capire il momento attuale.

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Numero zero

di Umberto Eco

Con “Numero zero” Umberto Eco ci presenta un particolare quotidiano, Domani, destinato a diventare uno strumento di ricatto per procacciare affari e potere al suo fantomatico editore. Il commendatore Vimercate, un parvenu possessore, tra l’altro, di emittenti televisive commerciali che affida a uno spregiudicato giornalista di sua fiducia, ma che gli serve per entrare “nel salotto buono della finanza”, esibendo un giornale predisposto per sostenere la verità su tutto, con dodici numeri zero che non andranno mai in edicola. Le riunioni di redazione diventano perciò un laboratorio per produrre complotti, per ordire una “macchina del fango” operando come se si facesse seriamente. Già dalle prime pagine, l’Autore, fa emergere i rapporti ambigui e compromettenti tra l’editore e il direttore, e comprendere come la libertà di stampa possa essere spesso condizionata, se non tradita, da valutazioni d’interesse e opportunismo. Siamo a Milano nella primavera del 1992, l’anno di Tangentopoli ma si va all'indietro, a sfogliare tristi pagine della storia italiana ed europea dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi. Pertanto non aspettatevi l’Eco del Nome della rosa o del Cimitero di Praga, qui troverete uno sberleffo alla stampa e ai giornalisti asserviti ad editori senza scrupoli ed arrivisti facendo nascere nel lettore il sospetto su tutto ciò che, gli è stato raccontato da certa stampa e da certi organi d’informazione, possa nascondere sempre in sé un’altra verità.   Braggadocio uno dei redattori, del fantomatico giornale, che indaga sul golpe Borghese ed è convinto che Mussolini sia stato ucciso ma sia stato riparato in Argentina, non riesce a portare a termine lo scoop di una vita. Convalidando la tesi sostenuta da egli stesso cioè che “I giornali non sono fatti per diffondere, ma per coprire le notizie”. Banale? A me non è dispiaciuto, anche se rappresenta un genere completamente diverso dagli altri libri di Eco.

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Cristo fra i muratori

di Pietro Di Donato

Questo bellissimo libro parla di emigrazione di quando gli emigrati italiani partivano, ai primi del novecento, per andare a vivere e morire nel Nuovo Mondo. Il libro, autobiografico, che si innesta a pieno titolo nella grande tradizione letteraria italo-americana del Novecento fu pubblicato in America nel 1939 e fu definito, allora, libro-evento dell’anno. La vicenda narra di uno di loro, Geremia, un immigrato abruzzese capomastro di un cantiere edile che il giorno di venerdì santo del 1923 precipita da un’impalcatura e annega in una colata di calcestruzzo. Con lui svanisce anche il sogno di una nuova casa, condiviso per anni con la moglie Annunziata. Luigi, fratello di Annunziata e anche lui muratore, ritiene opportuno assumersi il peso e la responsabilità dell’intera famiglia, la sorella e gli otto nipoti, ma un altro incidente sul lavoro lo renderà per sempre invalido. Protagonista della storia e del romanzo, invece, è Paolo il figlio dodicenne di Geremia e Annunziata. Il ragazzo diventerà muratore, a dispetto della sua giovane età, si conquista la comprensione dei compagni di lavoro e inizierà a costruire palazzi con la consapevolezza di saper distinguere l'umiliazione dello sfruttamento con la disperata ricerca di un Cristo che non sa fornire una prova della sua esistenza. Nel libro ritroviamo tutta la condizione degli immigrati, costretti prima alla fatica di trovare il lavoro e poi a quella di mantenerlo, dove emerge la fame, la fatica, la sofferenza, la solidarietà e gli affetti dei primi emigranti, a l’America, dove la speranza è affidata, anche, alle parole delle fattucchiere e alle preghiere. Dieci anni dopo la prima edizione del romanzo, Edward Dmytryk, ne concepisce un film con il titolo di “Give us this day” con Lea Padovani nei panni di Annunziata e premiato a Venezia. Il libro colpisce oltre che per il tema anche per il linguaggio degli immigrati, è una terza lingua, che mescola i dialetti italiani all’inglese imparato nei quartieri popolari che ospitano immigrati di tutto il mondo sbarcati negli Stati Uniti alla ricerca del sogno Americano. Ve lo Consiglio.

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I tre giorni di Pompei

di Alberto Angela

Questo non è solo un libro, così come non è solo un romanzo e nemmeno un saggio bensì è un viaggio nel scienza, la diffusione e il saggio calandosi nei panni di alcuni abitanti ed accompagnando, il lettore, per le strade della città nelle ore precedenti la tragedia. L'Autore, precisamente, costruisce passo dopo passo le ultime ore di Pompei rispondendo alle domande che, tutti i visitatori, si sono posti e continuano a porsi cioè: perché nessuno si era accorto di vivere alle pendici di un vulcano pericolosissimo? Perché i residenti in quell’area ignorarono per anni gli avvertimenti che il vulcano inviava loro attraverso i terremoti sempre più frequenti e distruttivi sino a giungere a segnali molto più evidenti nelle ore precedenti l’eruzione? Alberto Angela, raccontandoci la storia come un romanzo ci fa vivere le vicende che segnarono gli ultimi giorni di Pompei e di tutta la zona circostante, infatti, ci disegna, i personaggi e i ruoli che animeranno queste pagine, aggiungendo chi sopravvivrà e chi no. Una delle protagoniste di questa interessante parte dell’autunno del ’79 d.C., è la nobildonna Rectina, con un nome insolito e una delle prime imprenditrici della storia. Ciò che comunque conquista il lettore è la capacità dell’Autore di raccontare la storia con ricostruzioni verosimili accadute nelle ore precedenti la tragedia e durante la catastrofe stessa non tralasciando la vera storia e collocandola nella più grande parte della storia romana senza scarseggiare di dati scientifici. L’inserimento, poi, di illustrazioni è veramente chiarificatore. Che altro dire? E’ un libro veramente bello e interessante e una promozione del sito tanto da spingerti ad andare a visitare Pompei e l’intera area. 

 

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Il ragazzo di Varsavia

di Andrew Borowiec

Andrew Borowiec è “il ragazzo di Varsavia” il bambino soldato che, quando nel 1944 prese parte alla rivolta di Varsavia, non aveva compiuto ancora sedici anni. Proprio di recente, resosi conto, di essere uno degli ultimi sopravvissuti, ha voluto raccontarci l'orrore, cui aveva assistito, in questo libro che ha dedicato a tutti i ragazzi di Varsavia, specialmente a quelli che non sono mai diventati adulti. In esso narra i cinque anni di vita trascorsi in mezzo ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale con particolare riferimento alla rivolta della città di Varsavia, durante la dominazione nazista, uno degli episodi di guerriglia urbana più cruenti e sanguinosi della storia. Una storia vera, autobiografica, piena di passione, lotta sangue, morte, speranza, delusione che inizia quando, l’Autore, compartecipa alla rivolta con il nome di battaglia “Zych” che non perderà quasi mai il suo entusiasmo fanciullesco, nelle prime pagine è proprio un bambino di undici anni, riguardo alla guerra. Un entusiasmo che traspare ancora nonostante abbia cominciato a scrivere, queste memorie, dopo il cinquantesimo anno di vita, anche se le prime impressioni le avesse scritte sulla carta igienica dell’ospedale da campo per prigionieri di guerra dov’era alla fine della rivolta. Borowiec, in seguito diventato giornalista specializzandosi come corrispondente di guerra, ha trattato le sue memorie giornalisticamente facendo perdere, nel finale, quella purezza dei sedici anni e il tragico disincanto di chi ha conosciuto sulla propria pelle la brutalità della guerra, anche se rimane un testimonianza straordinaria.

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L'Italia dopo l'Italia

di Perry Anderson

In questo libro Perry Anderson, storico e saggista inglese, racconta gli ultimi venticinque anni del nostro Paese con un occhio verso il futuro prossimo. L’Autore in questo saggio, che in lingua originale s’intitola “The Italian Disaster”, parla appunto del disastro italiano, raccontando con la concretezza degli storici inglesi, una sequenza di fatti, date, pochi commenti e molti argomenti. Infatti, la veloce panoramica si sposta da Tangentopoli alla fine della Dc, dalla scomparsa del Psi alla disgregazione del Pci per arrivare alla discesa in campo del Cavaliere, che ama l’Italia, ma che dopo vent'anni telefona in questura per fare in mondo che una ragazza di sua conoscenza non abbia guai con la giustizia, spacciandola, pare, per la nipote di Mubarak mentre nel Paese dilaga la corruzione e cresce la crisi ideologica, politica, sociale, culturale e morale. Insomma, quella di Perry Anderson è un’analisi completa e attenta, che racconta le vicende politiche italiane, e i personaggi degli ultimi decenni inserendoli nel contesto Europeo. Fino all’arrivo di Matteo Renzi, il giovane premier italiano che, come rileva Anderson, ha un'ambizione forse esagerata e sta giocando una partita azzardata nel momento in cui sul suo capo grava la crisi economica che persiste e l’esuberanza ambiziosa del giocatore coraggioso, che rischia di farsi molto male. Un’analisi interessante e molto schietta.

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Solidarietà un'utopia necessaria

di Stefano Rodotà

Appena hai terminato di leggere questo libro non puoi rimanere indifferente perché Rodotà, con la solita competenza e la straordinaria passione civile, ti ha condotto per mano in un viaggio di storia delle idee, dei principi e delle leggi intorno a una parola “Solidarietà”. Dopo l’excursus storico degli ultimi secoli in cui descrive i movimenti e la sostanza ci presenta la situazione in Italia. Nella costituzione italiana il principio di solidarietà, menzionato nel secondo articolo, acquista consistenza nel rapporto con il doppio criterio del carattere fondante del lavoro e della dignità del lavoratore. Collocato nel punto d’incrocio, e di tensione, tra i piani dell'etica, del diritto e della politica, il criterio di solidarietà deve continuamente allargare i propri confini per riempire le forme sempre nuove che assume la politica e se fino agli anni Settanta essa riguarda essenzialmente la sfera dello Stato "d’assistenza" oggi, deve misurarsi con i processi di globalizzazione. La solidarietà è un principio che è sempre vivo e si trasforma in continuazione e al tempo stesso continua ad avere virtù trasformative. Infatti, l’Autore, finisce la sua disamina, sostenendo che la solidarietà diventa aiuto doveroso che uno stato democratico sia tenuto a garantire ai cittadini più svantaggiati e a quanti bussino alle sue frontiere affinché possano avere uguale accesso ai diritti fondamentali di salute, lavoro e decoro di vita. Bisogna, sostiene, percepire la solidarietà come utopia necessaria, desiderio forse irrealizzabile, ma, in ogni modo, speranza fondata sulla consapevolezza che spesso grandi svolte dell'umanità siano iniziate da visioni utopiche nate in un mondo intellettuale rispettato e autorevole. Ti senti incoraggiato, più forte, ma poi accendi il televisore e sei costretto a sorbirti gli sputi xenofobi e razzisti, di quattro politici da strapazzo, dettate da egoismo e utilizzate come fonte di consenso e allora ritorni nella realtà. Anche questo bel libro, come gli altri dell’Autore, si legge con interesse e gradevolezza.

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Giornalismo online

di Davide Mazzocco

Se dovessi suggerire ad un giovane giornalista o ad un blogger, un libro per orientarsi sul web, sicuramente suggerirei questo libro di Davide Mazzocco che raccoglie tutto quello che c’è da sapere sul giornalismo online. Un manuale vero e proprio di istruzioni utile per imparare moltissime pratiche di lavoro sia la terminologia che gli strumenti principali per la gestione di un sito d’informazione. Insomma è uno strumento indispensabile sia agli addetti ai lavori sia a chi è interessato al giornalismo online, infatti, il manuale oltre ad aiutare a conoscere il mondo del web invita ad evolversi cercando nuove soluzioni che i più giovani, non arroccati al vecchio giornalismo, possono e devono trovare. L’Autore rende evidente quello che c’è da sapere sull’informazione condotta sul web che con le trasformazioni avvenute nel mondo dell’informazione e del giornalismo negli ultimi vent’anni, dalle prime testate digitali alla maturazione del giornalismo online e, di recente, radicalmente trasformato con l’avvento dei social media, in conclusione c’é di tutto dagli strumenti necessari, per produrre informazione, alle competenze indispensabili per interpretarla. Molto interessante.

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La regola dell'equilibrio

di Gianrico Carofiglio

Con questo libro ritorna l’avvocato Guido Guerrieri molto cambiato, come dice lo stesso Autore, anche se la sua caratteristica principale, rimane quella di “essere poco incline all’auto giustificazione”. Questa volta l’avvocato sarà chiamato a difendere un magistrato illustre, suo amico di gioventù accusato di corruzione, un giudice in carriera, Presidente del Tribunale del riesame, ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Un collaboratore di giustizia lo sta accusando di aver preso 50.000 euro da un criminale, per "aggiustare" a suo favore il processo. Il giudice prega l'amico di approfondire, anche con mezzi illeciti, la situazione in cui si trova l'inchiesta. Fra mille dubbi e perplessità, Guerrieri, accetta di difendere l’amico magistrato e proprio per indagare sulla situazione, chiama a partecipare, nelle ricerche non proprio lecite Annapaola, ex cronista d'assalto, ora nel ruolo d’investigatrice. L'indagine mette in moto un meccanismo di ricordi, ma nel suo imprevedibile sviluppo pone Guerrieri di fronte a dolorosi dilemmi. Per Guerrieri, che con quest’uomo ha condiviso molte avventure ed episodi divertenti e importanti della sua vita, l’etica della professione viene prima di qualsiasi cosa perché tutti possiamo sbagliare, ma giustificare i propri errori davanti a se stessi significa rompere con la verità e perdere l'equilibrio. La trama è semplice e chiara con un finale non particolarmente sorprendente ma ben costruito. Una lettura che consiglio.

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Biglietto, Signorina

di Andrea Vitali

Ormai, Andrea Vitali, ha preparato i suoi lettori a legarsi a quella parte di provincia italiana che si affaccia sul lago di Como con particolare riguardo a Bellano e paesi limitrofi. In questa nuova storia parla di una bella ragazza che arriva a Bellano, nell’immediato dopoguerra, e riesce a sconvolgere gli equilibri del paese. Parla un italiano incerto ma ha le idee chiare mettendo in difficoltà l’avido e ambizioso vicesindaco, Amedeo Torelli, che sa bene cosa voglia la bella e procace ragazzotta che si chiama Marta Bisovich e a Bellano è arrivata per cercare quel “dottor Nonimporta”, con una bella villa e che ovviamente è un perfetto millantatore che ha un nome differente, non possiede alcuna villa e, però, ha una moglie che lo tiene in soggezione.  Ciò nonostante il premuroso vicesindaco prende la giovane profuga sotto la sua ala protettrice avviandola a diventare una perfetta collaboratrice domestica. Anche in questa vicenda, così come negli altri dello stesso Autore, ci ritroveremo coinvolti in una serie di pettegolezzi ed intrighi bellanesi, tra fraintendimenti, segreti e piccole astuzie che ci condurranno ad un finale pieno di sorprese. Sì, perché Vitali riesce sempre a coinvolgere il lettore consegnandogli, questa volta, un finale da commedia dell’arte.  

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Il gioco grande del potere

di Sandra Bonsanti

Sandra Bonsanti prendendo in prestito la definizione di Giovanni Falcone che aveva definito gli intrecci tra mafia e politica, tra Stato e Antistato "Il gioco grande del potere" e ripigliando in mano i suoi taccuini, le pagine pubblicate e quelle inedite ripercorre insieme con noi, che l’abbiamo vissuta, la recente storia italiana. Un percorso che va da Piazza Fontana a Sindona, dalla P2 a Calvi sotto il ponte di Londra, dai cinquantacinque giorni di Moro alle stragi di Peteano, Bologna e Via D'Amelio per finire con le stragi del 1993. E’ un libro che può consentire, ai giovani di oggi e futura classe dirigente domani, di essere più vigili di noi, contemporanei delle vicende in esso raccontate, e non commettere i nostri stessi errori. L’Autrice poi, intreccia la trama della grande storia con la sua personale tenendo però sempre in evidenza l’Italia dello Stato e dell’Antistato che l’ha sempre insidiato, come il filone piduista che tuttora sopravvive, insediato com’è nei punti strategici della nostra società tenendo conto che molti iscritti alla P2 di ieri sono al potere ancora oggi.  Un lungo racconto con la feccia, già presente nel momento in cui il 27 dicembre 1947 Enrico De Nicola firma la Costituzione, lì rappresentata da un giovane Francesco Cosentino, il suo segretario, che sotto la presidenza Pertini dovette dimettersi per lo scandalo Lockheed (1976) ma, ci racconta la Bonsanti, che fu l’estensore, insieme a Gelli del Piano di rinascita democratica, il grande progetto politico della P2. Si prosegue, quindi, con la massoneria deviata e il neofascismo e poi con mafie di tutti i tipi e poteri finanziari, servizi segreti e criminali comuni, insomma tutta la melma che nel dopoguerra trovò una ragione sociale nella bandiera dell'anticomunismo avvallata dagli americani. Fango su fango c’è da annegare! Illuminante, infine, è la postfazione di Gustavo Zagrebelsky che ci introduce nella zona grigia fatta di “cointeressenze, compromissioni, condivisioni, inquinamenti, trattative e accordi di potere, compiacenze e favoreggiamenti nei confronti di comportamenti illeciti alla ricerca di denaro per comperare la politica e i politici “.  Grazie Sandra!

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Il cacciatore del buio

di Donato Carrisi

In questo libro, Donato Carrisi, ci fa apprezzare l’operato di Marcus un prete senza più memoria. Ha come unico segno del passato una cicatrice sulla tempia risalente ad un colpo di pistola. Suo unico e solo amico è padre Clemente che è anche il suo mentore, la sua guida, chi lo inizia, lo indirizza nel buio, gli procura denaro, appartamenti sicuri e conforto, insomma è il riferimento alla vita attuale. Entrambi appartengono alla Paenitentiaria Apostolica. Sono i profiler della Santa Sede, i detective delle tenebre, i detentori del più grande archivio criminale del mondo. Marcus, quindi, è un penitenziere speciale perché, fornito di un talento innato, riconosce le anomalie e vede il Male dove gli altri non possono neanche immaginarlo. La natura umana, nelle storie che si avvicendano, è studiata a fondo e Marcus è la coincidenza speciale per questo nuovo thriller che si avvale anche di un’altra protagonista, Sandra Vega, una foto rilevatrice della polizia chiamata a registrare i momenti drammatici dei delitti. Marcus e Sandra sono coinvolti in una serie di omicidi per opera di un serial killer le cui vittime sono coppie, ma non solo fidanzati, nel senso di uomo e donna insieme. Nei vari casi si nascondono fatti di cronaca italiana che riescono a creare un’atmosfera di realtà e in cui la caccia all’uomo è una continua lotta contro il tempo e i delitti, diventano sempre più efferati. Sicuramente è un bel thriller e anche se, per me, c’è troppa carne sul fuoco ve lo consiglio.  D’altronde non è facile scrivere una recensione su un autore indiscusso e di successo.

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Il passato è una terra straniera

di Gianrico Carofiglio

Con questo romanzo, narrato in prima persona, Carofiglio ha vinto il Premio Bancarella 2005. In esso racconta una storia verosimile con personaggi credibili e che purtroppo è comune a molte realtà odierne, infatti, tutta la vicenda è costruita sull'ambigua amicizia tra Giorgio, giovane di belle speranze della Bari bene, studente di Giurisprudenza, e Francesco un coetaneo che fa parte di giri particolari e che porta piano piano Giorgio a una discesa agli inferi da lui affrontata in parte inconsapevolmente in parte, al contrario, volontariamente. In contemporanea un altro Giorgio, Chiti, tenente dei carabinieri che viene dal Nord, anche lui segnato dalla vita e da un passato con cui sta ancora facendo i conti, indaga su una serie di stupri che sembra apparentemente non aprire alcuna pista alle indagini. L’Autore, quindi, ci presenta i tre protagonisti come facce diverse e uguali della stessa società, dove la fanno da padrona le insicurezze adolescenziali, la strada verso il successo da raggiungere, pur seguendo percorsi immorali, e le storie familiari con genitori poco presenti. Carofiglio è bravo, scrive bene ma, qui, i suoi personaggi non sono ben rilevati nei loro processi mentali né nei propri conflitti interiori supponendo che, forse, è stata una sua scelta per palesare la decadenza della nostra sociètà. A lettura ultimata ho saputo che dal libro è stata tratta la sceneggiatura di un film diretto da Daniele Vicari. Leggetelo.

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Terre rare

di Sandro Veronesi

In questo nuovo romanzo di Sandro Veronesi ritroviamo Pietro Paladini, il protagonista di Caos Calmo, che dopo le note vicissitudini che lo avevano lasciato vedovo era ritornato a Roma dedicandosi alla figlia Claudia allora decenne. Lo ritroviamo diverso, socialmente ridimensionato, non si occupa più di televisione ma è socio della Super Car, un’azienda di compravendita auto usate, ha una nuova compagna, Diana, madre di due figli, giovane, bella, separata e coatta. E mentre nel precedente romanzo abbiamo un Paladini fermo, letteralmente statico, in macchina o su una panchina davanti alla scuola della figlia, qui non si ferma mai, travolto da ventiquattro ore in cui per lui tutto crolla. Prende 5.000 euro di multa, gli ritirano la patente, perde il cellulare, sua figlia scappa da casa, rompe con la nuova compagna, si ritrova l’ufficio con i sigilli della Finanza è dentro fino al collo in un giro molto pericoloso. Il socio, nel frattempo, è fuggito e adesso tocca anche a Pietro fuggire su suggerimento dello stesso collega che gli lascia misteriosissimi messaggi attraverso un contatto clandestino via Internet. Una fuga, piena di significati metaforici, che ci mostrerà il vero Paladini figlio di un Paese intero aggrovigliato tra corruzione, illusione, consumismo ed eccessi. Ho trovato la vicenda molto interessante con continui colpi di scena e sana ironia. Veronesi è preciso, anche se, in alcuni momenti, sembra lasciarsi andare a digressioni e virtuosismi stilistici che rendono il racconto poco scorrevole. Lo consiglio.

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Giovani promesse

di Martino Gozzi

Quando ho finito di leggere questo libro, mi sono fatto questa domanda: ma cosa voleva dire l’Autore? Non c’è nulla di ben definito né la storia, né l'amicizia, né il tradimento, né la dissoluzione delle famiglie, né il viaggio negli USA, né il ritorno. Tutto ciò è solo abbozzato e la storia in sé non decolla mai, potrebbe essere un romanzo di sport o di formazione cosi come un romanzo di viaggio ma ripeto niente è ben disegnato. E’, comunque, la storia di Emiliano un giovane diciassettenne talento del tennis che vince una borsa di studio per frequentare un'accademia sportiva nei dintorni di New York. Gozzi, perciò, ci racconta un'esperienza autentica, quella dell'adolescenza, vista attraverso il tema del rapporto con i coetanei anche perché il tennista si batte, prima che contro gli avversari, con i propri limiti e le proprie debolezze. In Italia ha lasciato, Bianca, la fidanzatina, una ragazza gracile e misteriosa mentre nel campus incontra Nuke, tennista e dongiovanni in erba che lo inizia a una vita più disinvolta, e tramite lui conosce, specialmente, Camilla che lo seduce provocando la suscettibilità dello stesso Nuke che gli dà una testata provocandogli un infortunio che gli compromette l’uso del braccio e ne segna forse il suo destino. Niente però è svelato dall’Autore che lascia tutto in sospeso, piantando il lettore, a bocca aperta, libero di scegliersi il suo finale.

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Quattro sberle benedette

di Andrea Vitali

Millenovecentoventinove siamo ancora a Bellano con Andrea Vitali. Sta per nascere un bambino, figlio del maresciallo Maccadò che, insieme alla moglie, ha deciso di avere una famiglia numerosa ma preferirebbe che il primo fosse maschio perdi più è molto turbato da un eventuale trasferimento chiesto, prima, con troppa leggerezza. Decide, allora, di prendersi un periodo di congedo lasciando l’ordine pubblico nelle mani del brigadiere Mannu e dell’appuntato Misfatti. Nel frattempo iniziano ad arrivare in caserma le prime sberle simboliche e sleali in forma di strane lettere anonime in rima e riferite, ambiguamente, ad un unico personaggio: Sisto Secchia, un giovane aiutante del prete da poco arrivato a Bellano e che spesso si reca a Lecco per visitare spesso la locale casa di tolleranza. Il brigadiere Mannu e l’appuntato Misfatti danno il via a una lotta senza esclusione di colpi per dimostrare chi indaga migliore controllandosi a vicenda con il Mannu, che dirige il gioco e il Misfatti che lo rincorre a fatica. Il finale è un po’ inaspettato ed anche commovente ma che lascia il sorriso sulle labbra. Andrea Vitali è sempre bravo a raffigurare i suoi personaggi, anche se, questa volta, specialmente all’inizio l’ho trovato poco brillante e un po’ pasticcione.

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Il CAPITALE nel XXI secolo

di Thomas Piketty

In questo corposo saggio, di novecento e più pagine, Thomas Piketty analizza una raccolta unica di dati, ritornando indietro fino al XVIII secolo, per scoprire i percorsi che hanno condotto alla realtà socioeconomica di oggi. Il libro è pregevole perché utilizza metodi di analisi innovativi e rigorosi che vanno dai mezzi di produzione fisici delle teorie di Ricardo alla critica dell'economia politica di Karl Marx con una capatina nella letteratura. Infatti, Piketty, basandosi su una considerevole massa di dati statistici (soprattutto di Francia, Gran Bretagna e Usa) studia la questione della ripartizione delle ricchezze e dell’ineguaglianza, provando a comunicarci la storia della ricchezza e della sua distribuzione. E non è solo una questione di soldi ma riguarda anche gli effetti sulle vite delle persone e per contribuire alla democratizzazione della ricchezza. I suoi suggerimenti sono basati su diverse misure politiche per limitare l'aumento della disuguaglianza, in particolare, la creazione di una tassa globale sul capitale fortemente progressiva, accompagnata da una maggiore trasparenza finanziaria mondiale. L’Autore, infatti, sostiene la tesi secondo cui il sistema, del libero mercato, abbia una tendenza naturale all’incremento della concentrazione della ricchezza e come, nei Paesi sviluppati, il tasso di rendimento del capitale sia stato costantemente più alto rispetto al tasso di crescita del Pil insomma, automaticamente, chi ha patrimoni accumulati, diventa sempre più ricco e distanzia sempre di più gli altri creando, nel lungo periodo, un inasprimento delle ineguaglianze. Un’altra causa delle diseguaglianze odierne sta nel fatto che un’élite di top manager ha creato una spaccatura dal resto della società, conquistandosi la facoltà di fissare i propri stipendi in modo autonomo, senza alcun collegamento con la propria produttività. Ecco perché, Piketty, suggerisce una maggiore trasparenza sui redditi e una ridistribuzione diversa della ricchezza suggerendo di tassare i ricchi molto di più dei meno ricchi. Ho trovato il libro molto interessante, da tutti i punti di vista, e molto attuale, forse un po' prolisso in alcune parti, ma si legge bene.

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Tempesta

di Lilli Gruber

Lilli Gruber continua a indagare sulla storia della sua famiglia grazie alla figura di Hella la sua prozia, infatti, dove finisce Eredità comincia Tempesta. Siamo nel 1941 e Hella, la cui vita è alimentata da grandi ideali politici e personali, si trova a Berlino e assiste alla partenza del suo fidanzato Wastl, dopo una settimana d’amore, per il fronte Russo. Ritornando a casa, sul treno, incontra Karl, un giovane, in fuga dalla Germania e diretto in Sud Tirolo, la piccola regione collocata tra l’Italia e la Germania che, fino alla fine della prima guerra mondiale, ricadeva nel territorio austro-ungarico. Nel suo progetto Hitler ha deciso di annetterla alla Germania e per i sudtirolesi quest’annessione è vista come una specie di liberazione. In modo parallelo, il lettore, si trova coinvolto nelle due storie, quella di Hella che partecipa attivamente al vasto progetto di trasferimento della sua gente dal Sud Tirolo alla Germania e quella di Karl, comunista di origini polacche, un po’ artista e un po’ falsario, che a Bolzano cerca rifugio dalle persecuzioni del Fuhrer. Due vite e due storie che ci mostrano uno scampolo di quel periodo bellico osservato da due prospettive diverse ed in cui molti giovani e meno giovani si trovano davanti alla prospettiva di andarsene altrove e decidere se per loro sia più importante rimanere nella propria patria oppure emigrare. Il libro, come ha rilevato la stessa Autrice, è un appello a trovare il coraggio di ammettere che in ogni tragedia collettiva esiste una responsabilità individuale. Una bella opera che v’invito a leggere.

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Il guardiano del faro

di Camilla Läckemberg

E’ la prima volta che incappo in un libro di questa scrittrice e devo dire che, inizialmente, ho avuto un po’ di difficoltà a collegare le varie vicende familiari poi proseguendo nella lettura, sono stato attirato dagli argomenti e non vedevo l’ora di finirlo per scoprire i vari intrighi ma sinceramente, a fine lettura, non mi sono  considerato completamente coinvolto. E sì che la storia comincia in modo abbastanza promettente con una donna, con le mani sporche di sangue, alla guida di un’auto lanciata, in una notte d’estate, a tutta velocità lungo la strada che da Stoccolma porta alla costa occidentale della Svezia. Annie, questo è il suo nome, sta scappando assieme al figlio di cinque anni in direzione dell’isola di Gråskär nell’arcipelago di Fjällbacka, un posto tranquillo, ma certamente solitario che la gente del luogo preferisce indicare come Gastholmen, per una vecchia storia di fantasmi che la abiterebbero. Le indagini porteranno a galla segreti inimmaginabili che condurranno l’ispettore Patrik Hedstrom e i suoi colleghi a imbattersi in più di un omicidio con un risultato finale tragico e folle. A ogni inizio di capitolo è raccontata, parallelamente, la vicenda di Emelie arrivata nell’isola nel 1870 dopo aver sposato il figlio del padrone del podere dove lavorava. Karl, il suo nome, è il nuovo guardiano del faro, con l’aiutante Julian. Diventeranno quattro, alla nascita di Gustav, ma la vita è tutt’altro che spensierata in quell’angolo isolato dell’arcipelago, popolato di rumori, di voci, di presenze. Non è eccezionale ma si può leggere.

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Il mio nome è Nessuno - 3 L'Oracolo

di Valerio Massimo Manfredii

L’Autore con “Il mio nome è Nessuno” ha scritto due libri “Il giuramento” (nel 2012) e “Il ritorno” (nel 2013) dove si narrano le imprese di Ulisse, a prosecuzione dei classici omerici “Iliade” e “Odissea”. Invece il libro che stiamo esaminando adesso intitolato “L’oracolo” è stato pubblicato nel 1990 e ristampato quest’anno (2014) con una nuova veste grafica e dovrebbe chiudere, ipoteticamente, il ciclo del re di Itaca. La vicenda, di fatto, è ambientata partendo dagli anni Settanta per arrivare ai primi anni Novanta, con protagonisti dei giovani amici che si trovano coinvolti in un’avventura dietro la quale si cela un mito piuttosto reale. Il personaggio principale è Claudio Setti, un ragazzo italiano, che studia archeologia ad Atene nel periodo della dittatura dei Colonnelli e relativa contestazione studentesca. Alla rivolta studentesca partecipa, anche, Heleni Kaloudis, la fidanzata di Claudio, che la notte del 17 novembre del 1973 viene ferita durante la battaglia al Politecnico. Claudio, con altri due studenti in Archeologia, Michel Charrier e Norman Shields, la aiutano a nascondersi nei sotterranei del Museo Nazionale. Quel giorno il loro professor Harvatis, aveva riportato alla luce, coronando il sogno di una vita e aiutato dal suo aiutante, Aristotelis Malidis custode del Museo, un vaso aureo d’inquietante bellezza, raffigurante la profezia dell’indovino Tiresia fornendo così la prova indiscutibile della seconda Odissea terrestre di Ulisse durante il quale aveva interrogato “l’oracolo dei morti”, consegnando al suo aiutante una lettera all’indirizzo di una tipografia di Atene, muore. La notte che i ragazzi conducono Heleni nei sotterranei del Museo scoprono l’antico vaso. Per provvedere alle prime cure della ragazza Michel ritorna indietro a cercare una farmacia ma viene arrestato dalla polizia e, sottoposto a tortura, è costretto a denunciare al capitano Karamanlis gli amici. Heleni viene stuprata e uccisa da Vlassos sotto gli occhi impotenti di Claudio, a sua volta ridotto in fin di vita. In contemporanea appare un misterioso personaggio che si presenta come l’ammiraglio Bogdanos e prende in consegna il ragazzo, dato per morto, e lo aiuta a rifarsi una nuova vita. Dieci anni dopo Michel e Norman ritornano in Grecia per scoprire la verità sulla morte degli amici e fare luce sull’assassinio del padre di Norman. Non racconto il finale per non togliere il diletto di scoprirlo a chi segue le mie recensioni, posso dirvi che io l’ho letto come se fosse un giallo e, non conoscendo i precedenti libri, l’ho trovato interessante e gradevole.

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 Morte di un uomo felice

di Giorgio Fontana

La vicenda che ci racconta Giorgio Fontana, in questo libro, è ambientata a Milano nel 1981. Siamo nella fase più tarda e più feroce, della stagione terroristica in Italia e il protagonista della storia è Giacomo Colnaghi, magistrato che indaga sull’attività di una nuova banda armata, responsabile dell’omicidio di un politico democristiano. Colnaghi, nel suo indagare sul delitto, non cerca soltanto di individuare torti e ragioni, né si accontenta di assicurare i delinquenti alla giustizia ma gli interessa, anche, sapere il perché di certe propensioni e se dietro quelle scelte possa esserci una tensione ideale simile a quella che, quarant'anni prima, ha mosso mani e piedi della Resistenza, nelle cui fila era impegnato il padre Ernesto. A prima vista è un uomo felice ma, nella realtà, è tormentato da dubbi e incertezze che cerca di risolvere con la sua grande fede cristiana cercando di far armonizzare il concetto di pietà e misericordia con il dovere di amministrare la giustizia degli uomini in modo retto e senza dubbi. Il suo motto “Eccezioni sempre, errori mai” generato da un dialogo avvenuto tra Colnaghi e la Prof.ssa Borghi, docente di teologia all’università di Genova, lo accompagnerà sempre. L’efficacia di questo libro sta proprio nel modo in cui l’Autore è riuscito a rappresentare le inquietudini e i pensieri dell’uomo ponendo in secondo piano gli accadimenti anche se il finale scontato mi ha un po’ deluso.

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Il telefono senza fili

di Marco Malvaldi

Quante volte da bambini si è giocato a “il telefono senza fili” dove le frasi passando di bocca in bocca a volte terminavano con un finale illogico? Marco Malvaldi con questo titolo porta all’attenzione dei lettori una nuova avventura dei vecchietti del BarLume di Pineta, località toscana del tutto immaginaria, animati di spirito investigativo, anche se per me è la prima e, oltre a tutto, scopro che c’è stata anche una serie televisiva. Comunque sia, in questa vicenda al centro degli interessi dei vecchietti, ci sono due ex coniugi umbri che hanno divorziato per motivi fiscali e si sono trasferiti nella cittadina balneare di Pineta per aprire un agriturismo. La moglie, Vanessa Benedetti, dopo aver ordinato chili e chili di carne per gli ospiti tedeschi del suo locale, scompare nel nulla. Il telefono senza fili del BarLume è pronto a scommettere che la donna è stata uccisa dal marito. A confermare questa tesi ci specula anche il mago Atlante il luminoso, fanfarone di turno di una tv locale, che dopo qualche giorno viene trovato ucciso. Omicidio o suicidio?  Nel frattempo la Benedetti è ritornata a casa ma un morto c’è davvero e, nonostante tutto, la storia si risolve tra vari colpi di scena mentre diventano protagonisti Massimo, la commissaria di polizia Alice e la moglie del veggente. Se con “Milioni di milioni” avevo avuto una piacevole sorpresa nello scoprire Marco Malvaldi con questo libro ho scoperto gli amici del BarLume che confermano l’opinione positiva che ho avuto dello scrittore. Il libro l’ho trovato gradevole, così come, la scrittura ironica e divertente dei suoi personaggi. Ve lo consiglio.

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Donne

di Andrea Camilleri

In questo libro Andrea Camilleri ci racconta l’incontro con l’universo femminile. Trentanove donne delle quali alcune realmente esistite o inventate dalla letteratura, altre conosciute personalmente e altre ancora, rimastegli nella memoria, a seguito di racconti ascoltati. L’Autore da grande affabulatore qual è intreccia realtà e immaginazione, elaborando ipotesi affascinanti e coinvolgenti ed offrendo al lettore, che rimane trasportato dalle indagini e dalle testimonianze di un Camilleri molto brillante e dalle circostanze, qualche ora di sana ironia. Ho trovato molto interessanti le storie di Antigone e Teodora così come la vicenda di Dante e Beatrice. Non è il libro dell’anno né il migliore, dell’Autore, ma a me è piaciuto e lo consiglio ai miei amici.

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Lamento di Portnoy

di Philip Roth

Questo libro, il quarto di Philip Roth pubblicato in America nel 1969, contiene in embrione gli aspetti che in futuro caratterizzeranno lo scrittore americano. Qui, ci offre un monologo liberatorio rappresentato da un grido di accusa verso quegli elementi conservatori e maniacali del vecchio ebraismo.  Sul lettino dello psicanalista Alexander Portnoy, figlio ribelle di una coppia di osservanti ebrei piccolo-borghesi, analizza tutta la sua vita. Il racconto è caratterizzato da un’infanzia e una giovinezza oppressi da una madre asfissiante di cui è succube come succube è il marito, gran lavoratore ma uomo insoddisfatto che somatizza lo stress in una grave stitichezza. E’ la classica famiglia ebrea piccolo-borghese smontata da un linguaggio scomposto e brillante cui il ragazzo si ribella accostando al fascino per le idee socialiste quello per l’autoerotismo e successivamente la sfrenata passione per i genitali femminili, destinata a scatenare in lui un’interminabile serie di sensi di colpa e complessi edipici in grado di rendere molto conflittuali i suoi rapporti con l'altro sesso. Dallo psicanalista c’era finito quando aveva fatto cilecca nella terra degli avi e che lo avevano fatto riflettere molto sulle sue limitatezze sfociate dalla sua educazione ebreo-americana. Il contenuto, narrato in prima persona dal protagonista, evidenzia il lavoro del grande scrittore che ci offre, altresì, un finale esilarante.  Da leggere.

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Cuore Primitivo

di Andrea De Carlo

In questo romanzo, Andrea de Carlo, utilizzando la tecnica di spostamento della prospettiva, in capitoli alterni, racconta le ragioni e i pensieri dei diversi protagonisti, dando voce ad ognuno di loro grazie ad   un’approfondita indagine psicologica e calandosi nei panni di ciascuno dei protagonisti. La vicenda è ambientata a Canciale, un paesino immaginario posto tra il mare e l’Appennino ligure, dove Mara Abbiati, scultrice di grandi gatti in pietra e suo marito Craig Nolan, famoso antropologo inglese stanno trascorrendo, come ormai succede da sette anni, le loro vacanze estive. Craig sta lavorando al progetto di un libro sui sentimenti più reconditi dell’uomo, Cuore primitivo, dopo anni di viaggi tra le tribù più oscure del pianeta. Mara scolpisce i gattoni di tufo che l’hanno resa famosa, ora che a Cambridge è la moglie ammirata del grande antropologo, che ormai si divide tra libri e tv più che tra viaggi e ricerche. Le giornate scorrono tranquille eppure, improvvisamente, si complicano quando Craig, una mattina, sale sul tetto per controllare da dove sia entrata la pioggia della notte prima, perde l’equilibrio e precipita di sotto, spezzandosi quasi una gamba. La casa è da riparare, insieme alla povera gamba di Craig, e nella disperata ricerca di qualcuno che possa occuparsene entrano in contatto con Ivo Zanovelli, un misterioso costruttore dal fascino indiscutibile, che si offre di riparare il tetto in tempi brevi, a prezzo stracciato ma con dettagli di pagamento un po’ fuori dalla regolarità. Il tetto è riparato in breve tempo ma, nel frattempo, le vicende dei tre protagonisti s’intrecciano palesando il loro lato primitivo e offrendoci un finale con qualche colpo di scena, fuori dagli schemi e dalla legge, ma scontato, considerando l’argomento trattato, per cui il cuore primitivo prevarica sulla ragione.  Si legge bene, anche se, qualche volta, mi è sembrato un po’ ripetitivo.

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Philomena

di Martin Sixsmith

In questo libro c’è la storia vera del figlio del “peccato” messo al mondo da Philomena Lee, fuori dal matrimonio, anche se l'immagine e il titolo di copertina possono trarre in inganno, infatti, il titolo originale in inglese, è “The lost child”. Il piccolo era nato, nei primi anni cinquanta, nel convento irlandese di Roscrea, luogo nel quale le suore, che ospitavano ragazze madri, erano impegnate in modo efficace e redditizio ad affidare i piccoli a famiglie più degne. La vicenda è stata raccolta dal giornalista e Autore Martin Sixsmit dalla figlia di Philomena alla quale la madre, ormai anziana, ha confessato la tragedia che l’ha tormentata, in segreto, per cinquanta anni. Il figlio, di nome Antony, a tre anni, era stato sottratto alle sue cure e inviato in America insieme alla piccola Mary, anche lei ospite del convento con la sua madre naturale, molto legata ad Anthony. Anthony, ribattezzato Michael, ragazzo molto intelligente, in costante conflitto col padre, cresce, si afferma professionalmente e vive una storia di amore omosessuale, non dimenticando mai la madre, sulle cui tracce costruisce la sua esistenza. Il libro, pertanto, parla principalmente della sua vita, dei periodi vissuti da pervertito, dei successi nel lavoro, nel dubbio costante sul motivo dell'abbandono e alla ricerca continua della vera madre. Libro appassionante con prosa giornalistica.

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Dormono sulla collina

di Giacomo Di Girolamo

Questo libro racconta la storia d'Italia degli ultimi quarant'anni, direttamente, rievocati dalla viva voce di chi li ha vissuti. L’Autore, infatti, affida la cronaca degli eventi a tutti quei personaggi che sono morti dal 1969 a oggi dandosi il cambio per raccontarci la loro versione dei fatti. Il 1969 e precisamente la data 12/12/1969, giorno dell’attentato di Piazza Fontana, è indicato, da Di Girolamo, come l’anno zero della storia, decretata dalla morte della verità e precisamente i morti parlanti, non ci raccontano solo il loro tempo ma anche il nostro, o in alcuni casi ci parlano d’altro, questo perché la storia non esiste più e perciò non resta altro che ascoltare le voci dei protagonisti. Chi parla, non sono solo politici, intellettuali, giornalisti, sacerdoti, imprenditori o altri personaggi minori o le molte vittime che ancora oggi aspettano giustizia ma ci sono anche gli oggetti, le date e le situazioni e ambiti particolari che hanno caratterizzato il quarantennio in questione, tutto ciò che dorme sulla collina, insomma, ci fa sentire la sua voce. E’, come riportato nel risvolto della copertina, un omaggio dichiarato all’Antologia di Spoon River e a Fabrizio De Andrè, che dopo aver letto il capolavoro di Edgar Lee Masters scrisse le canzoni di “Non al denaro non all’amore né al cielo” che conteneva, appunto, “Dormono sulla collina”. La differenza sta nel fatto che mentre l’Antologia di Spoon River è una raccolta di epitaffi di un cimitero sulla collina che si riversa sul fiume Spoon, in cui i morti si raccontano nel loro fallimento con un’ottica tutta americana quelle messe in scena da Giacomo Di Girolamo sono storie piene di sarcasmo e sano cinismo. Bello e interessante, l’unica cosa che rimprovero all’Autore e all’Editore è la pesantezza del tomo, ho le mani anchilosate.

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Una piramide di fango

di Andrea Camilleri

Dopo vent’anni di distanza, dalla prima avventura del commissario Montalbano, Andrea Camilleri viene fuori con la ventinovesima e se c’è Montalbano, naturalmente c’è Vigàta in un momento in cui non vi sono le bellissime immagini del mare ma forti piogge, con i loro corsi d'acqua che travolgono tutto quello che incontrano, lasciando dietro distruzioni, detriti e tanto fango. In una di queste giornate un uomo, Giugiù Nicotra, è trovato morto in un cantiere, mezzo nudo, colpito da un proiettile alle spalle. Aveva cercato scampo in una specie di galleria formata da grossi tubi per la costruzione di condotte d’acqua. L’indagine parte lenta e sfuggente, ma ben presto ogni indizio, ogni personaggio, conduce al mondo dei cantieri e degli appalti pubblici. Un mondo non meno viscido e fangoso della melma di cui ogni cantiere è ricoperto. Dalle tracce si comprende che l'uomo in maniera disperata, per sfuggire all'agguato, aveva cercato un rifugio in una sorta di galleria strutturata da tubi di notevole dimensione necessari alla realizzazione di una condotta d'acqua. Ci sono numerosi depistaggi, macchinazioni e false confessioni ma Montalbano capisce subito di trovarsi di fronte ad un caso più complesso e delicato di quanto appaia, solamente la punta di un iceberg. I vari indizi, piano piano, portano il Commissario e i suoi collaboratori a imprenditori collusi, funzionari corrotti e società di comodo. Ancora una volta, però, l’istinto del commissario riesce ad afferrare la chiave che gli aprirà la porta del mistero. Lì dove la fanno da padrone la corruzione, le mazzette, i finti rimborsi, l'evasione delle tasse, i falsi in bilancio, i fondi neri e i paradisi fiscali e dove la piramide di fango appare come la metafora di ciò che è diventata la società in cui viviamo.  

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Il silenzio del mare

di Vercors

Questo racconto, scritto nel 1942 dal disegnatore satirico Jean Bruller che si nascose sotto lo pseudonimo di Vercors, fu fatto paracadutare, da De Gaulle, in Inghilterra per rilevare il patriottismo di cui erano capaci i suoi connazionali. In seguito fu diffuso in tutto il mondo e in Italia fu tradotto da Natalia Ginzburg. In esso si narra di un ufficiale tedesco, Werner von Ebrennac, che s’insedia, durante l’occupazione della Francia, nella casa di un uomo che vive con la nipote. Bello, sensibile e gentile, il giovane militare passa sei mesi nell’appartamento dei due tentando in tutti i modi di conquistarsene la simpatia. Il suo atteggiamento amichevole, i suoi discorsi da artista innamorato della Francia non smuovono lo zio e la nipote. L’Autore rende evidente la muta resistenza di nonno e nipote, che fu la prima forma di opposizione francese all'invasore tedesco, lasciato solo con i suoi monologhi senza mai rivolgergli la parola. Dal canto suo l’ufficiale, un uomo garbato e gentile che indossa quella divisa quasi per caso, che ama la Francia, la sua cultura, i suoi Moliere, Racine, Hugo, Voltaire e, soprattutto, ama quei sentimenti umani che avrebbero potuto aiutare la Germania a diventare un paese grande e puro non tenta con la forza di strappare loro le parole dalla bocca e non pretende mai risposte ai suoi discorsi. L’ufficiale, che nella vita di tutti i giorni afferma di essere un musicista, tenta invece di sedurli con la sua dolcezza e le buone maniere, al punto che quando il racconto uscì in Germania, nel 1948, i tedeschi contestarono il suo carattere eccessivamente delicato per essere credibile. Un piccolo grande capolavoro che vale la pena di essere letto.

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Una finestra vistalago

di Andrea Vitali

La lettura di questo romanzo, che ha portato Andrea Vitali al grande pubblico e ha fatto conoscere il microcosmo di Bellano al mondo intero, mi mancava sebbene la prima edizione fosse uscita nell’agosto del 2003 e devo dire subito che non mi ha deluso.  La storia ha origine decenni prima ma il racconto si snoda dagli anni Cinquanta ai Settanta e ad esso si affiancano vicende minori, quelle di un’Italia uscita dalla seconda guerra mondiale, dello scontro DC–PCI e della nascita di nuovi gruppi di partiti come il PSIUP, cui appartiene Eraldo Bonomi, uno dei protagonisti del romanzo, operaio tessile nel locale cotonificio.  Eraldo, con una rimpatriata in Polesine, s’innamora della bellissima Elena, ambigua e scaltra quanto basta per farsi sposare già incinta, dallo sprovveduto ragazzo di paese. Elena, arrivata a Bellano, riesce a farsi assumere come cameriera e badante dalla ricca Maria Grazia Perdicane, figlia di un imprenditore e moglie di quel Giuseppe Arrigoni che, nel 1951, in occasione dell’alluvione era arrivato in Polesine, per dare una mano, con altri comunisti della federazione di Lecco e aveva avuto un’avventura amorosa con la sua mamma Leacle. Nella storia entrano anche alcuni personaggi che, in quegli anni, avevano grande importanza nella vita di paese come il dottor Tornabuoni, medico condotto e segretario locale del PCI, il parroco, Benito Vitali che, causa il nome, non potrà mai diventare segretario della sede locale del PCI, la “Stopina” che è fatta, morire più volte, il “Biglia”, l’edicolante così chiamato per il suo occhio di vetro e tanti altri ancora. Non può mancare un foresto come, Curzio Castronni, che di passaggio a Bellano lascerà il segno nella vicenda raccontata, così come non scarseggiano i doppi sensi, la pesca di frodo e il contrabbando. Tutte cose che rendono la vicenda viva e interessante. Anche se la storia è un po’ ingarbugliata, è sempre piacevole leggere gli scritti dell’Autore.

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Fine Impero

di Giuseppe Genna

Romanzo particolare, un po’ astruso, è il primo libro che leggo dell’Autore e, sinceramente, dopo la lettura delle prime quaranta pagine mi era venuta la voglia di scagliare il libro dalla finestra ed evitare così di dare in escandescenze, poi, piano piano la curiosità vince e ho ripreso a leggerlo riuscendo, alla fine,  anche a ultimarlo. Il protagonista del romanzo è uno scrittore fallimentare e fallito che vive un insanabile dispiacere: la morte, a dieci mesi, della sua bambina. Dopo aver lasciato, freddamente, la madre della bimba e per far svanire l’accaduto si lascia trascinare dal mondo luccicante dello show business dove incontra uno strano personaggio, da tutti conosciuto come Zio Bubba (è riconoscibilissimo il noto Lele Mora) agente di ragazze e ragazzi pronti a tutto pur di arrivare alla celebrità. Partecipa a feste notturne a base di sesso e droga accanto a Zio Bubba e in una delle tante feste, nella villa del Proprietario, lo scrittore incontra una donna dai capelli biondo cenere. Il suo ingresso in scena crea una fusione tra il momento della vicenda e la narrazione, insomma il periodo diventa unico e continuo ridando, così, un significato completamento diverso al romanzo che diviene più logico. Nella narrazione Milano e la Brianza rappresentano tutta l’indecenza morale e culturale del Paese con evidente riferimento al ventennio berlusconiano con la TV spazzatura, le telepromozioni, i programmi di wrestling, la statuetta del Duomo gettata sul volto del premier, i festini, le orge, la prostituzione minorile e perfino la morte di Stefano Cucchi. L’Autore utilizzando uno stile esagerato, paranoico, articolato e una forma linguistica che aderisce perfettamente alla situazione del fine impero milanese porge, al lettore, l’orlo di un precipizio catastrofico già manifestato.

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Gli sdraiati

di Michele Serra

In questo libro Michele Serra, con il suo ironico incedere, espone le sensazioni che un genitore ha nei confronti del figlio diciannovenne che come tutti gli adolescenti di oggi (a diciannove anni sono ancora adolescenti?) dormono quando gli altri sono svegli, si riposano mentre gli adulti lavorano, lasciano tutto acceso, tutto aperto, tutto iniziato, niente finito. Gli sdraiati, appunto, che si connettono col mondo solo se sdraiati, con le dita impegnate su una tastiera alla ricerca di domande e risposte nel web, mentre altre dita contemporaneamente sfogliano un testo scolastico e altre ancora fanno zapping e frattanto sono connessi con le cuffie di un iPod ma disconnessi con la realtà. Non è facile fare i genitori con siffatti giovani anzi la relazione tra genitori e figli diventa sempre più difficile sfugge giorno dopo giorno dalle nostre mani. Leggendo il libro ho ritrovato il Serra de “L’Amaca” intelligente e a tratti molto divertente e che tra il serio e il faceto invita a riflettere non poco.

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Quale Verità

di Anne Holt

Ancora una volta Anne Holt fa scendere in campo la capitana della sua squadra di poliziotti di Oslo, Hanne Wilhelmsen, e lo fa con una storia che, come sempre, ha qualcosa di diverso e coinvolgente sul piano sociologico. L’ispettrice, in questa vicenda, dovrà scoprire chi ha ucciso quattro persone in un quartiere esclusivo della città nei pochi giorni prima e dopo Natale, una festività che in Norvegia porta con sé le proprie tradizioni e tratta una faida familiare, dove i legami di sangue troppo complicati e troppo scomodi, sono al centro di questo noir. Hanne non solo ci farà conoscere la società scandinava piena di gente ricca e corrotta, con famiglie distrutte da interessi economici capaci di dividere e uccidere, con poliziotti incapaci di resistere alle “mazzette”, con tossici ridotti allo stremo e disposti a collaborare pur di non finire nelle gelide celle del carcere ma ci condurrà per mano fino alla soluzione finale inattesa. Inoltre ci farà conoscere, anche, i segreti più reconditi e le angosce che fin da bambina hanno intralciato la sua vita familiare e quella delle sue relazioni con gli altri, mostrandoci il percorso formativo che la protagonista compie lungo tutto l’arco della sua vita. La trama forse è un po’ ingarbugliata ma il risultato finale ci regalerà una bella storia e un bel libro come da qualche tempo l’Autrice sa regalare. 

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Presagio

di Andrea Molesini

Il filo conduttore della vicenda di questo romanzo è un sogno ricorrente, che nel corso del romanzo subisce una serie di variazioni. Il commendatore Niccolò Spada aspira a capire come il cacciatore, dei suoi sogni, possa vincere un pericoloso leone e dare anche ad un pittore una descrizione veritiera delle caratteristiche fisiche dell’animale. Siamo a Venezia nei giorni immediatamente precedenti e, successivi, allo scoppio della Grande Guerra e il commendatore è coinvolto nell’intimo della vicenda dalla nobildonna Margarete von Hayek, la cui sensualità, dominata in apparenza con incantevole protervia, è però intimamente sfigurata da uno scabroso, indicibile segreto. Lo stesso segreto trasporta il lettore trasmettendogli le stesse pulsazioni dei protagonisti. Peccato che alla fine, il commendator Spada chiarendo i suoi incubi notturni, offrirà al lettore un finale un po’ amaro.

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Le madri salvate

di Colombe Schneck

In questo breve e intenso racconto Colombe Schneck, l’autrice, ci fa conoscere la storia di una sua cuginetta, Salomé. Quando la Colombe decide che chiamerà Salomé la figlia che ha in grembo, inizia ad indagare il motivo per cui sua madre, scomparsa da alcuni anni, le aveva chiesto di assegnare quel nome a una sua bambina. Ripercorrendo le vicende della famiglia materna proveniente da una comunità di ebrei lituani narra che la bisnonna Mary aveva quattro figli: Ginda, Raya, Maša e Nahum. Ginda, la nonna di Colombe emigra in Francia negli anni Venti e si salva. Mentre Mary con tre dei suoi figli viene deportata nel 1943 nel ghetto di Kaunas. E assieme a loro sono deportati Salomé, la figlia di Raya di sette anni, e Kalman, il bimbo di soli tre anni di Maša. Raya e Maša tornano vive, ma i loro due figli no. Muoiono con la nonna. Come è possibile, si chiede Colombe Schneck? La storia della Shoah ci ha insegnato che le madri con figli piccoli venivano eliminate subito insieme ai loro figli perché considerate inadatte al lavoro. L’Autrice assillata dal dubbio vuole scoprire la ragione per cui le madri erano sopravvissute ai due piccoli e questo interrogativo riceverà molte risposte attraverso le testimonianze dei vari sopravvissuti della famiglia, sparsi tra gli Stati Uniti e Israele, fino a che arriva a scoprire la verità. Non si può non leggere questo libro che, nella sua straordinarietà e semplicità, mi ha sconvolto.

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Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti

di Andrea Vitali

Ancora una volta, Andrea Vitali, ci racconta la sua Bellano con i suoi personaggi che si muovono in questa storia. Sono arrivate in paese, all’inizio della Prima Guerra Mondiale, a sconvolgere animi e pensieri le due sorelle Ficcadenti: una Giovenca, bellissima, sensuale e procace, l’altra, Zemia, “un mucchietto d’ossa” che neanche un uomo al buio potrebbe volere. Aprono una nuova merceria la cui insegna recita “Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti”e subito si scatenano curiosità e pettegolezzi. I primi ad agitarsi sono i titolari delle altre due mercerie, preoccupati di vedersi portar via clienti e poi, intorno a loro e alla loro merceria, graviteranno le fantasie, le indiscrezioni, le passioni, l’invidia o l’ammirazione di buona parte del paese. Da dove arrivino le due sorelle e perché siano capitate proprio a Bellano, diventa il busillis di tutto il paese, se poi, a queste curiosità si aggiungono le uscite settimanali della bella Giovenca tutti, si sentono in diritto di fare supposizioni. Lo scrittore, capitolo dopo capitolo, ci mostra la vita precedente di Giovenca seguita da quella attuale fino al ricongiungimento tra esse alla fine del romanzo. L’Autore sa ben narrare ma, questa volta, la storia in alcuni momenti diventa un po’ noiosa e l’insolita accelerazione finale avvalora la mia tesi che anche lui stesso si fosse lasciato prendere dalla voglia di voler finire. Non è il miglior Vitali, anche se è sempre piacevole leggerlo.

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Il gioco di Ripper

di Isabel Allende

Questo libro, nato quasi per caso su iniziativa dell’agente di Isabel Allende, doveva essere scritto a quattro mani insieme al marito, il giallista William C. Gordon. La stessa Allende dice però: «Ci provammo, ma dopo ventiquattro ore fu evidente che il progetto si sarebbe concluso in un divorzio e pertanto lui continuò a dedicarsi alle sue cose ed io mi rinchiusi a scrivere da sola, come sempre.». L’Autrice, perciò, si mette alla prova in qualcosa di più tecnico che non rientra nel suo modo di percepire le situazioni. La vicenda è ambientata a San Francisco, dove, un’astrologa ha annunciato, durante un programma televisivo, un bagno di sangue senza precedenti. Quelle che sembravano parole dette solo per creare curiosità e incrementare gli ascolti diventano presto realtà con la scoperta del primo omicidio, cui ne seguono altri. Amanda, ragazza perspicace e con una spiccata intelligenza, decide di risolvere i casi aiutata dai suoi amici, impegnati come lei in Ripper, un gioco che si svolge on line, in cui ogni giocatore sceglie il personaggio da interpretare. Amanda è molto legata alla madre, Indiana, pur essendo una l’opposto dell’altra. Indiana, che esercita come medico olistico, è una donna libera e fiera della propria vita anticonformista. Rimasta incinta a sedici anni sposa il padre di Amanda, ora capo della Sezione Omicidi della polizia di San Francisco che dopo tre anni divorziano, in questa storia è molto restia a lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, sia con Alan, ricco erede di una delle famiglie dell’élite di San Francisco, sia con Ryan, enigmatico e affascinante ex navy seal, militare addestrato per missioni speciali della Marina Americana, ferito durante una delle sue ultime missioni. Il caso diventa fin troppo personale quando scompare Indiana e ora, con la madre in pericolo, Amanda si ritrova ad affrontare l’imprevisto più difficile che le sia mai capitato e risolverlo prima che sia troppo tardi. Certo non ritroviamo il solito stile della Allende, generalmente perfetto per i suoi romanzi, che in questa storia vacilla e spesso è ripetitivo, ciononostante dimostra grande capacità nel dipingere personaggi, costruire emozioni e ambientazioni, e manifestare una buona quantità immaginativa e tanta fantasia.

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L'orrore economico

di Viviane Forrester

Questo saggio, edito in Francia nel 1996 e in Italia nel 1997, a leggerlo oggi, 2014, si può dire di essere stato profetico, poiché nessuno può mettere più in dubbio la perdita di valore della stragrande maggioranza dell’umanità nei confronti di un’elite sempre più ristretta fatta di superburocrati, banchieri, manager e politici. Viviane Forrester, l'autrice, c’invita a prendere coscienza degli avvenimenti mondiali legati ai concetti di lavoro ed economia, nell'ottica attuale del mercato unico e della disoccupazione. Infatti, ai trionfalismi degli economisti, la Forrester oppone la desolazione del lavoratore che oppresso dalla disoccupazione o dal timore della stessa ne esce umiliato, sottopagato, disprezzato e costretto a cambiare continuamente lavoro se vuole sopravvivere. Ormai non sono più la bellezza, il tempo libero o l'arte che guidano la nostra esistenza, ma è l'economia che predomina. L’Autrice sostiene, nella sua tesi, che per la prima volta l’universo umano è costretto ad essere dominato da un piccolo numero di persone che detiene i poteri mentre gli altri, oltre la loro ristretta cerchia, non hanno alcun valore e sono minacciati, addirittura, della loro stessa sopravvivenza. Oggi i gruppi economici privati, multinazionali, dominano sempre più i poteri dello Stato e i loro manager si riempiono la bocca con “il mercato”, questa parolaccia che io toglierei dal vocabolario, e spesso le economie private controllano il debito degli stati che di conseguenza, ne dipendono e perciò loro tengono asserviti. L’analisi è spietata così come il giudizio della Forrester, anche se a volte, è ripetitiva, ma la lettura è molto interessante soprattutto perché evidenzia il tradimento delle promesse che l'era tecnologica portava con sé. V’invito a leggerlo.

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Più uguali Più ricchi

di Yoram Gutgeld

Quando ho iniziato a leggere questo libro, non sapevo chi fosse l’Autore, poi, man mano che mi addentravo nella lettura, ho incominciato ad interrogarmi su chi fosse questo esperto di politica economica che, proponendo solide raccomandazioni per risollevare le sorti del paese, avanza proposte concrete e all'apparenza persino semplici. Quando ho scoperto che Yoram Gutgeld non è altro che il consigliere economico di Matteo Renzi , allora, sono stato obbligato a certe riflessioni tipo “ma questo da dove arriva? Ha idea di quante votazioni necessiteranno le sue proposte in Parlamento? È consapevole che bisogna revisionare in maniera profonda il bilancio pubblico? Conosce gli interessi lobbistici e i veti incrociati che rendono qualsiasi scelta difficile?” Per carità! Il libro è efficace, di agile lettura e ricco di suggerimenti concreti che spaziano dalla sanità al turismo, dalla regolamentazione del mercato del lavoro alla bolletta energetica, dalle grandi opere al credito alle imprese. Occorre ripartire da zero cambiando il modo di investire abbandonando le grandi opere a favore di quelle utili coinvolgendo, nei processi decisionali, i cittadini, i gruppi d’interesse e gli amministratori locali in modo da combattere la lievitazione dei costi e ripensare ad una diversa distribuzione dei fondi europei. La scommessa del renzismo è proprio quel «Basta con gli alibi» con cui Gutgeld chiude il libro sintetizzando le sue proposte con la formula 30x4 per : far emergere dal sommerso 30 miliardi di euro di imposte oggi evase; ridurre di 30 miliardi la spesa per la macchina pubblica; spostare 30 miliardi di investimenti pubblici e trasferimenti alle imprese; spostare 30 miliardi di spese sociale  dalle pensioni più generose a favore di prestazioni sociali migliorando il livello e la qualità dei servizi sociali soprattutto a favore delle donne e creando nuova occupazione qualificata. Mi auguro che voi lo leggiate e che loro si mettano all’opera per regalarci un'Italia più equa e più ricca.

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Inseguendo un'ombra

di Andrea Camilleri

La storia che Andrea Camilleri racconta in questo libro non si svolge a Vigata o Sfiacca o Montelusa, solo per citare alcuni luoghi della sua fantasia, ma ha origine  a Caltabellotta un paese storico nella Sicilia del quattrocento in cui il 31 agosto 1302 fu firmata la pace fra Carlo di Valois, capitano generale di Carlo II d'Angiò, e Federico III d'Aragona. La firma concluse, di fatto, la prima fase dei Vespri siciliani e delle guerre tra Aragonesi ed Angioini per il possesso dell'Italia meridionale. Protagonista di questa vicenda reale e fantastica ambientata nel quindicesimo secolo è l’ombra, di un uomo inafferrabile che nella vita è stato infinite cose, infinite persone, e poi scomparso svanendo senza alcuna traccia, lasciando aperte infinite possibilità d’interpretazione e d’invenzione. Nel 1465 Samuel Ben Nissim, il protagonista, ha quindici anni, è membro di quella comunità ebraica e il padre, Rabbi Nissim, nutre grandi ambizioni per quel figlio che istruisce anche nella cabala. Il destino, purtroppo, decide diversamente e le circostanze costringono il ragazzo a trovare rifugio in un convento di frati. La giovane promessa diventa un ebreo convertito, disprezzato dalla sua comunità e maledetto dalla sua famiglia, si ritrova con una nuova identità di cristiano. Raggiunge Roma, dove predicherà di fronte al Papa ottenendo enorme fama grazie alla forza della sua parola e della sua scienza ma il destino gli prepara una nuova ed imprevista sciagura. Cambia ancora nome e diventa quel Flavio Mitridate che insegna a Pico della Mirandola i segreti della cabala e le lingue orientali. All’interno dello stesso libro Camilleri ci racconta come casualmente si sia imbattuto in questa storia, di essersi incuriosito e come, agguantato il desiderio di sapere, incomincia ad inseguire quell’ombra inventandosi questo romanzo. L’Autore servendosi di fantastiche ricostruzioni ci spiattella questa bella storia attraverso la sua affabulazione e ci tiene agganciati, piacevolmente, per qualche ora a questo personaggio realmente vissuto.

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Diario di scuola

di Daniel Pennac

In questo libro l’Autore, ex cattivo alunno, racconta la sua metamorfosi da somaro a insegnante offrendoci una sua analisi ricca di intelligenti e partecipate riflessioni sulla scuola, vista dalla parte di chi avanza con fatica e senza eccessive pretese da grande educatore. Pennac si muove tra la paura dei ragazzi con scarsa volontà e bassa resa, attraversando il terrore che li attanaglia quando, davanti agli insegnanti, presentano la loro sconfitta che potrebbe diventare definitiva nella loro vita collocando in primo piano la sua esperienza personale. Divenuto insegnante, infatti, ha saputo affrontare il terrore e comprendere ogni alunno in difficoltà e di conseguenza è riuscito ad aiutarlo a guarire dalla paura. Lo fa con ironia e chiarezza e ci obbliga a riflettere sulle sofferenze che la scuola può infliggere ai ragazzi in una società così precaria e deprimente come la nostra, sempre più guidata dalle regole di un mercato globale incontrollabile in cui prevale il rischio della disoccupazione. Secondo me ogni insegnante dovrebbe leggere questo libro che non ha pretese di trattato pedagogico, ma piuttosto è un pamphlet necessario per capire il perché il somaro è somaro, starà poi all’insegnante trovare il metodo per cercare di recuperare i devianti. L’Autore, nel finale, asserisce che il metodo non basta perché manca qualcosa che non si può pronunciare in una scuola, in un liceo, in un’università, o in tutto ciò che le assomiglia, "una parolaccia" sconveniente nella pedagogia contemporanea: l'amore. Io posso solo invitarvi a leggerlo non da esperto, la mia carriera d’insegnante è stata breve, ma da ex operatore del settore posso dire che non giova a nessuno abbandonare chi ha difficoltà di apprendimento.

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La nostra gang

di Philip Roth

In questo libro, Philip Roth, prendendo spunto da un discorso tenuto, da Richard Nixon, nell’aprile del 1971 a San Clemente scrive un romanzo satirico uscito più di un anno prima dello scandalo Watergate e appena ripubblicato da Einaudi. Il Presidente statunitense, in quell’occasione, dichiarava «L'aborto è una forma inaccettabile di controllo della popolazione» Roth ne approfitta per smontarne tutti i procedimenti retorici fino a raffigurarlo come un personaggio sui generis nocivo che finisce, addirittura, per sfidare Satana in una contesa elettorale per la guida dell’Inferno. Non so cosa abbia spinto l’Autore ad evidenziare il falso linguaggio di Nixon, il suo populismo, i suoi tic e la sua corruzione morale. Roth ci presenta, infatti, un Presidente razzista e anti-democratico, sempre pronto a dissimulare la menzogna adoperando una satira spietata, grottesca e perfino volgare. Un libro che non sembra scritto da Philip Roth che emana odio e irriverenza in ogni capitolo e perfino nel titolo, per carità è un romanzo brillante e divertente ma sicuramente non all’altezza di altri libri dello stesso Autore.

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Considera l'aragosta

di David Foster Wallace

In questo libro scopriamo una raccolta di dieci saggi di David Foster Wallace, scritti tra il 1994 e il 2005, e di cui uno di essi “Considera l'aragosta”, dà il titolo all’intera raccolta. Chi ha dimestichezza con l'aragosta mediterranea (palinurus elephas), può trovarsi in inganno con la foto della copertina ma l’aragosta di cui si parla è l’homarus americanus, un crostaceo strettamente imparentato con l'astice europeo l’homarus gammarus. I dieci saggi trattano gli argomenti più svariati che uno possa immaginarsi come gli oscar del cinema porno, la comicità di Kafka, la biografia della tennista Tracy Austin, il viaggio a fianco di un candidato alle primarie repubblicane, il festival dell'aragosta del Maine, la recensione di un dizionario sull’uso della lingua inglese, un punto di vista sull’11 settembre, un commentatore radiotelevisivo e perfino Dostoevskij. Quello che stupisce il lettore non è la varietà degli argomenti e il modo con cui, l’Autore, riesca a parlarne spigliatamente ma la sua capacità di farlo appassionare alle diverse circostanze. Con la sua scrittura, per me che lo leggo per la prima volta, inedita e originale, infarcita da lunghissime note e richiami vari, DFW mescola arguzia giornalistica, pazienza da narratore instancabile e accortezza da saggista spregiudicato, offrendo una prosa non solo particolare ma principalmente ironica e accattivante anche se la lettura, in alcuni casi diventa impegnativa. Alla fine, posso dire, che non c’è un argomento inutile e ve lo consiglio.

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Viaggio nella vertigine

di Evgenija Ginzburg

Questo libro, definito uno dei testi più importanti del Novecento, narra le disgrazie patite da Evgenija Ginzburg deportata politica all’epoca di Stalin. Il racconto autobiografico fa rivivere i suoi lunghi anni di peregrinazioni per le prigioni moscovite, infatti, trascorse prima due anni nella prigione di Jaroslavl’ in condizioni di vita estreme, soffrendo la fame e il freddo, poi fu deportata nella Kolyma, Siberia orientale, iniziando un vero e proprio calvario, che la ridussero più di una volta in fin di vita. Evgenija, però, riesce a sopravvivere e sconta per intero la sua pena, dieci anni, al termine della quale le viene imposto l’obbligo di soggiorno a vita nei territori della Kolyma. Solamente dopo la morte di Stalin cominciò un percorso differente e gradatamente fu riconosciuta innocente e riabilitata, dopo oltre vent’anni di sofferenze. Evgenija, pur perseguitata nella fede politica quanto negli affetti familiari, ha saputo conservare la propria dignità e non smarrire mai le proprie convinzioni lasciandoci questa testimonianza drammatica degli orrori dello stalinismo. Chi desidera conoscere la tragedia delle purghe staliniane e del Gulag non può fare a meno di leggere questo capolavoro letterario che raccoglie le terribili esperienze biografiche e psicologiche dell’autrice in tutta la loro cruda autenticità e immediatezza e scritto con un linguaggio molto emozionante e ben marcato. Veramente un bel libro che merita il successo internazionale raggiunto.

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La congiura contro i giovani

di Stefano Laffi

Stefano Laffi, in questo libro, fa un'analisi della situazione dei ragazzi di oggi che i nostri governanti da strapazzo hanno definito, approssimativamente, come choosy, bamboccioni, fannulloni e senza valori, cercando di spiegarne i motivi. Questi ragazzi sono davvero così? L’Autore si chiede quali politiche abbia messo in atto la gerontocrazia al potere e usa il termine “Congiura” per svelare il mondo che gli adulti hanno creato per i loro figli, la scuola cui li mandiamo, quello che gli abbiamo comprato, quello che ci aspettiamo da loro e quello che gli chiediamo non è adatto ai giovani.  Gli adulti si dicono preoccupati per i giovani, ma contemporaneamente li lascia fuori dalle decisioni e dal mondo del lavoro, li protegge ma non concede nulla spingendoli verso l’indifferenza e la solitudine. I giovani vivono la condizione più drammatica, quella del "futuro negato" e chiedono più spazio mentre l’adulto non vuole cedere nessuna posizione perciò la responsabilità è di questi ultimi che non accettano il cambiamento. Ecco nel libro, l’Autore, parla di tutto ciò avendo sperimentato, come ricercatore, il mondo dei ragazzi e sostiene che sia arrivato il momento di rimettere in circolazione i diversi saperi, ricollegare le generazioni e tutti insieme affrontare il presente per costruire un futuro migliore e superare l’impasse in cui si trova la nostra società. Molto interessante, bisogna leggerlo!

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Ogni cosa è illuminata

di Jonathan Safran Foer

Quando finisci di leggere, questo libro, tiri un sospiro di sollievo e dici: nonostante tutto mi è piaciuto. Se mi chiederete il motivo, dirò subito che è un libro particolare che in certi momenti rasenta l’incomprensibilità dovuta per l’ostinazione nel ricercare l'innovazione linguistica o per puro esercizio stilistico. Il lavoro del traduttore, la giovane guida Alex, che fatica a parlare inglese usando una lingua distorta e scolastica, invece che far sorridere è in certi momenti veramente incomprensibile. La vicenda in sé è interessante, narra di un giovane Ebreo statunitense, Jonathan, che si reca in Ucraina alla ricerca di Augustine, la donna che salvò la vita a suo nonno durante le deportazioni naziste. Ha con sé una fotografia che ritrae Augustine con suo nonno. Nel suo viaggio è accompagnato da una guida locale, appunto Alex, con il quale stringerà presto amicizia, dal bizzarro nonno dello stesso Alex, che sostiene, di essere cieco ma che in realtà ci vede benissimo e dall’altrettanto particolare cane Sammy Davis Junior Junior. Nel villaggio fantasma, raso al suolo, di Trachimbrod incontreranno Lista una delle amanti di Safran, il nonno di Jonathan, che è l’unica sopravvissuta alla devastazione perpetrata dai nazisti, la quale racconterà loro la morte di sua sorella Augustine. Il libro, lontano dagli schemi classici della letteratura, nasconde una realtà ben più grande e intima. Tutti conservano un loro segreto, una lacrima trattenuta, un dolore che non è riuscito a superare o affrontare. La vicenda, poi, è avviluppata con la storia di Brod, antenata di Jonathan, nata in modo incredibile mentre i suoi genitori morivano cadendo con tutto il loro carro nel fiume. Brod è adottata da un usuraio, poi, alla morte di questi, sposa un uomo che, a causa di un incidente in segheria finisce per diventare violento. E’ un peccato non leggerlo ma ci vuole tanta pazienza e onestà intellettuale.

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La creatura del desiderio

di Andrea Camilleri

Diciamolo subito: Camilleri è bravo! Ormai tutti lo conosciamo sia che racconti le gesta del “suo” Montalbano sia le storie allocate in Sicilia sia altre storie come quella raccontata in questo libro. Questo racconto ha come base una reale passione amorosa, spinta fino all'ossessione e alla follia. Il protagonista è uno tra i più celebri pittori della Vienna d’inizio Novecento, Oskar Kokoschka, mentre lei Alma Mahler, è la bellissima vedova di uno dei maggiori compositori della modernità. Una relazione scomoda, intensa e scandalosa che come tutti gli amori di questo tipo non avrà altro destino che la fine e una volta terminato il pittore deciderà di andare in guerra come se la scelta dovesse essere la sua sentenza di morte.  Camilleri, da abile e raffinatissimo narratore qual è, e per farci apprezzare meglio la vicenda s’inventa un salto indietro di molti secoli fino ad arrivare all’Euripidea Elena che non era un doppio, ma una copia perfetta, parlante e ragionante come l'originale e che nemmeno suo marito Menelao, quando va a riprendersela a Troia, si accorge di avere a che fare con una copia, un simulacro. Pertanto nel momento in cui Kokoschka, consapevole di aver perso definitivamente Alma, decide di farsi costruire e modellare, a sua immagine e somiglianza, una bambola si troverà davanti ad un simulacro. E' follia. Pura follia. Alma rivive al suo fianco fino al sorprendente gesto catartico finale. Una storia reale di cui si può far fatica a credere ma che Camilleri ci riporta con grande partecipazione e con l’abituale efficacia.

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La Paura e altri racconti della grande guerra

di Federico De Roberto

In questa raccolta curata da Antonio Di Grado, a cent’anni dall’inizio della grande guerra, troviamo una serie di racconti, sull’argomento, di Federico  De Roberto. Il primo in cui c’imbattiamo è La paura, secca e angosciante e quasi teatrale sintesi dell’orrore della guerra di trincea, in unità di tempo, di luogo, d’azione e la cui morale è che l’interesse collettivo abbia la preminenza su quello individuale, e che rifiutando questa gerarchia l’individuo si condanni all’autodistruzione. Il tenente Alfani, incapace di un gesto totale di ribellione, fa così sfilare e morire uno ad uno i suoi uomini e di cui il lettore è informato del proprio terrore dal racconto che ognuno di loro ci porge nel proprio dialetto. Nel Rifugio troviamo la storia di un disertore e della sua fucilazione raccontata da un ufficiale che casualmente viene ospitato e rifocillato dai genitori del soldato fucilato. La retata è, invece, una divertente burla in cui un soldato racconta in romanesco di come, caduto nelle mani del nemico, riuscì a sua volta a catturare un intero plotone austriaco inventando decine di manicaretti che avrebbero costituito, secondo lui, il “rancio” delle truppe italiane. Gli austriaci, increduli all’inizio, si fanno via via sedurre dal racconto straordinario dell’italiano, fino a decidere di disertare e di seguirlo. Infine nell’Ultimo voto il capitano Tancredi ha per missione di informare una bella contessa del decesso del suo eroico marito. Dopo solo poche settimane apprenderà con amarezza del matrimonio tra la vedova allegra e un imboscato. Un’interessante lettura.

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Kitchen Confidential

di Anthony Bourdain

Questo libro, scritto da Anthony Bourdain, racconta la vera storia della carriera dell'autore che rompendo quella che era una delle regole non scritte dell'ambiente delle cucine professionali parla del lavoro del cuoco, duro e sporco, e di tutto quello che accade dentro le cucine con episodi estremi e totalmente sproporzionati se paragonati alle consuetudini della vita normale. Bourdain partendo dal primo contatto con i sapori veri racconta la sua vita "culinaria" che l’ha portato a vagare per le cucine di diversissimi ristoranti in America ma perfino in Giappone. Perciò le protagoniste del libro sono le cucine dei ristoranti con i loro odori, i loro ritmi, le relazioni, il gergo dei cuochi, i sacrifici, rivelando tutti i segreti e le sconcezze del mondo della ristorazione. Sono racconti autobiografici di lui chef che inizia la sua gavetta in un ristorante sulla spiaggia dove per la prima volta si rende conto che nella ristorazione ci vuole soprattutto disciplina, puntualità senza assenteismo e facendo tutto alla perfezione e velocemente. Il libro diviso in sei parti viene presentato come un menù, partendo subito con l’antipasto passando poi per i primi piatti, i secondi e terzi, i dessert e l’immancabile caffè e sigaretta. Dire che il libro è divertente e accattivante significa svalutarne la scrittura che è chiara e molto spigliata tanto da non annoiare  mai . Ve lo consiglio.

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Il quaderno perduto di Pirandello

di Giovanni Parlato

In questo romanzo, Giovanni Parlato, ci narra una vicenda insolita che inizia con il ritrovamento, a Bonn, di un vecchio quaderno con una novella inedita del dodicenne Luigi Pirandello. Il vecchio quaderno finisce nelle mani di un editor, il protagonista, esperto sull’argomento, perché aveva preparato la propria tesi di laurea sul grande drammaturgo, che vi riconosce la calligrafia di Pirandello giovane. L’editor, che è anche l'Autore, sostiene di essersi imbattuto, in questa novella, in sua nonna Fofò, che inspiegabilmente, è la protagonista dello scritto pirandelliano. La novella, datata 1879, è la prima ed è anche incompiuta. Perciò il romanzo non è altro che il racconto della sua continuazione e ci offre un elegante gioco e scambio di ruoli tra finzione e realtà dell’editor, che medita una truffa letteraria, e lo spirito del giovane drammaturgo che vuole rendere concreto i personaggi rimasti appena tratteggiati della sua prima opera. Il lettore si trova, involontariamente, dentro un’atmosfera pirandelliana e un finale degno di tale nome.  Bello! Sia per lo stile colloquiale che per la struttura.

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Moscerine

di Anna Marchesini

In questo libro, Anna Marchesini, ci presenta nove racconti che hanno per protagonisti dei “non vincenti” ed in cui padroneggiano la fragilità e l’imprevedibile. Nove racconti, comici e divertenti, ognuno con il suo personaggio, o meglio, dove ogni personaggio ha la sua storia.  L’attrice/scrittrice osserva e racconta questi soggetti quasi invisibili con il linguaggio del teatro, dove la letteratura diventa, essa stessa istrionismo a volte umoristico altre volte drammatico o surreale insomma scrive come mangia cercando di rendere grandi le cose piccole.  La difficoltà del lettore nasce proprio nel non avere le capacità teatrali della Marchesini perciò si perde tra gli intrecci di questo linguaggio e per cui i racconti non decollano mai e il senso della descrizione si esaurisce troppo spesso nella ricerca dell'ordine delle parole, nei facili contrasti e nello stupore che dovrebbe provare nel suo gioco pirotecnico di parole e spiritosaggini. Sicuramente sentiti dalla viva voce dell’Autrice, i racconti risulterebbero di tutt’altro tono ed efficacia. Lo suggerisco a chi conosce la verve e l’ingegno di Anna Marchesini al quale è difficile resistere.

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L'ombra del bastone

di Mauro Corona

Questo libro, di Mauro Corona, pubblicato nel 2005 ha un prologo, non si sa se realmente o per esigenze della storia, in cui uno sconosciuto ha consegnato all’Autore in dono un vecchio quaderno contenente il manoscritto e ritrovato fortuitamente.  L’Autore si limita a riportarlo così com'è, correggendo qualche frase qua e là, intervenendo per tradurre in lingua italiana quelle forme dialettali incomprensibili a chi non è friulano e integrandolo con il prologo e l’epilogo. Il protagonista è Severino Corona detto “Zino”, di professione contadino che professa anche la zootecnia con capre, pecore e mucche con relative attività casearie e, tutta la vicenda, si svolge nei primi del novecento tra le montagne di Erto, paese d’origine della famiglia dello scrittore. Suo socio nell’attività casearia è Benvenuto Martinelli detto “Raggio” divenuti amici per la pelle ma che una donna riuscirà a metterli in conflitto. Sullo sfondo c’è, la mitologia montanara, alimentata da eroi come Nacio Baldo, capace di uccidere un asino con un pugno o streghe come Melissa, l’ignoranza e la miseria dei montanari e il vizio del bere. La storia è avvincente e attira, subito, il lettore conquistandolo. Si legge con piacere.

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Basta Piangere!

Storie di un'Italia che non si lamentava

di Aldo Cazzullo

Quello che dice Cazzullo, in questo libro, è un'esortazione a scuotersi dal vittimismo predominante in questi ultimi tempi ed è rivolta ai giovani nati negli anni 80-90. Infatti, l’Autore dice “Un adolescente dell’Italia di oggi è l’uomo più fortunato della storia. Anche se nato in una famiglia impoverita dalla crisi, ha infinitamente più cose e più opportunità di un ragazzo di qualsiasi generazione cresciuta nel Novecento”. Poi sciorina un lungo elenco di cose che i nostri nonni hanno desiderato come le case riscaldate, illuminate, con il bagno e l’acqua corrente o che la generazione precedente non si poteva permettere o non conoscevano come andare al mare, in campeggio, in discoteca, all’estero su voli low cost, ai fast food o nei ristoranti etnici dove mangia piatti esotici. Un po’ come aveva fatto, con altro piglio, Francesco Guccini nel suo Dizionario delle cose perdute. Continua, poi, dicendo che la gioventù di oggi ha la tv a colori con decine di programmi a qualsiasi ora del giorno e della notte, un computer connesso con il mondo intero, il telefonino con cui scaricare qualsiasi canzone o film immaginabile, una varietà di social network per ritrovare i vecchi amici o entrare in contatto con gli sconosciuti. Non c'è dubbio che i nostri figli hanno accesso a cose che prima, naturalmente, non c'erano cioè computer, play station, cellulari. Io che sono un po’ più vecchio di Cazzullo posso dire che sì è vero che noi abbiamo avuto meno cose rispetto ai nostri figli, ma non è vero, come invece dice lui, che loro abbiano anche più opportunità, la cosa mi ricorda Berlusconi che negava la crisi economica dicendo che i ristoranti erano pieni. Non bisogna confondere il progresso con l’opportunità perché l’ultima generazione sta patendo la mancanza di futuro, è la mancanza di settori nuovi, i giovani si scoprono delusi per non riuscire a fare il lavoro per cui hanno studiato. Secondo me, sessantottino com’è stata definita la mia generazione, i giovani non solo si devono lamentare ma devono lottare per non farsi togliere quello che, faticosamente, i loro padri hanno conquistato e solo una decina di anni fa si stava tutti meglio. Aggiungo che chi oggi ha il culo nella panna certe cose non li potrà mai capire, oppure fa finta di non capire, anche se i loro nonni hanno fatto la guerra e a loro è stata raccontata.

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Chi muore prima

Massimo Gardella

Ambientato nella campagna pavese questo giallo di Massimo Gardella racconta una serie di suicidi di studenti dello stesso istituto scolastico trovati impiccati nel giro di pochi giorni e senza una motivazione apparente, diventando in breve tempo un caso mediatico. Ad indagare su queste morti troviamo l’ispettore Remo Jacobi, costantemente afflitto dal senso di colpa per la prematura morte della figlia e il conseguente divorzio dalla moglie. Si sente uno sconfitto, non ha nessun hobby e dopo il lavoro trascorre il tempo libero a casa in compagnia del silenzio di suo padre. Invece il suo vice, Antonio Borghesi, è animato da entusiasmo ed energia che solo l’inizio di una promettente carriera può conferire e che in realtà conduce l’indagine in modo parallelo se non addirittura in concorrenza con il suo capo ormai arrivato al massimo della sua carriera e che non vede l’ora di andare in pensione. I due poliziotti interrogano sia il personale della scuola frequentata dai ragazzi sia le loro famiglie, alcune affrante, altre arrabbiate e anche indifferenti, evidenziando anche l’abisso esistente tra i ragazzi e i loro parenti più stretti. Il racconto non si limita a un’incalzante narrazione che insegue il tanto atteso finale, ma si sofferma su una delicata analisi di ciò che si nasconde dietro i personaggi, in particolare l’ispettore Jacobi tanto che il romanzo è più d’introspezione alla Svevo che un vero e proprio giallo tale da non avere una vera e propria soluzione.  La prosa di Gardella appare abbastanza lineare, asciutta e a tratti anche piacevole ma non mi ha, completamente, coinvolto forse anche perché è il primo romanzo che leggo dell’Autore.

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Se muore il Sud

di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

Con questo libro Stella e Rizzo hanno voluto indagare sulle responsabilità di quello che realmente è l’Italia meridionale con un’analisi appassionata e senza peli sulla lingua. Riportano fatti, numeri, storie e aneddoti e senza fare sconti ai filibustieri politici e imprenditoriali del Nord e inchiodando alla loro responsabilità tutta la classe politica ingorda e inconcludente che pare quasi non accorgersi della catastrofe che trainerebbe nel baratro non solo il sud ma l’intero paese. Quello che emerge è che il Sud sta morendo la mia amata regione, la Sicilia, nelle classifiche delle regioni Europee è ultima per infrastrutture e per competitività, penultima per occupazione femminile (appena il 34%), terzultima per occupazione (42,6%). In Italia, la Sicilia, è agli ultimi posti in tutte le classifiche, tranne che in quella degli stipendi dei politici dell’Ars, e anche per la qualità della vita le città siciliane occupano sempre gli ultimi posti delle classifiche. Gli Autori basano la loro inchiesta su dati di cronaca, di costume, statistici. Rilevando che nonostante i fiumi di denaro che sono stati dislocati, il Sud invece di crescere è arretrato e molti di quei denari sono stati gettati al vento, spesi per arricchire cricche politiche e il malaffare.  Ancora adesso la società meridionale non è costruita per favorire la crescita, non investe e non pensa alle nuove generazioni, anche se c’è una parte di Sud, che funziona come l’imprenditore che ha consegnato i lavori finiti, con un anno e mezzo di anticipo, del tratto di autostrada Salerno - Reggio Calabria, i fratelli Finocchiaro di Harmont & Blain, i Polaretti che hanno invaso il mondo e solo in Corea ne vendono 18 milioni. Bella la storia dei due trentenni pugliesi che con i soldi di un progetto aggiudicato alla Regione Puglia, anche se 42 banche gli hanno sbattuto le porte in faccia, con la loro caparbietà hanno trovato chi ha finanziato il loro sogno dell’aereo ultraleggero, il primo al mondo, così come nella stessa regione si costruisce il nuovo Boeing 787. Bisogna avere fiducia "i ragazzi e le ragazze del mezzogiorno devono avere la possibilità di uscire allo scoperto, perché abbiamo costruito una società che non va bene per i giovani, invece noi dobbiamo offrire la possibilità ai migliori di venir fuori e giocarsela". Certo, i due giornalisti, non danno soluzioni né hanno la bacchetta magica, ma il loro è un appello accorato rivolto alla nostra classe dirigente, che dovrà farsene carico, perché se affonda il Sud, affonda anche l’Italia.

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I padroni del mondo

di Luca Ciarrocca

Questo saggio di Luca Ciarrocca, ci introduce nel mondo della finanza e ci fa conoscere gli innominati protagonisti indiscussi che lui ha classificato come banksters (banchieri gangster) e che si elevano a capo degli organismi finanziari più potenti e più ricchi del mondo. Non nomina mai il solito pubblicizzato Club Bilderberg né l’utilità o meno dell’euro né le scelte governative ad esso collegate. Evita, in parole povere, di schierarsi tra gli anti-europeisti ed anti-euro che di recente ispirano tante forze politiche che ritengono ciò il toccasana universale, al contrario, Ciarrocca punta decisamente su quei ventinove organismi definiti, Too Big To Fail (troppo grandi perché possano fallire), che si sono impossessati dei profitti prodotti dal sudore e dal lavoro di decine di milioni di lavoratori, ma anche degli aiuti di stati, di cui finiscono, automaticamente, col dettarne la politica. La quantità di dati che l’Autore cita è impressionante e non ci fa conoscere soltanto gli investimenti e le speculazioni sui diversi tipi di raggiri finanziari come derivati, subprime e tutte le bolle speculative che animano i mercati azionari ma anche i fenomeni di riciclaggio di denaro sporco. Insomma una marea di monnezza che ha trascinato con sé l’intero sistema economico e finanziario e da cui non si sa come uscirne. L’Autore, nel finale, propone alcune soluzioni che possano riequilibrare la disastrosa situazione e ridimensionare molto il potere dei banksters. Si tratta del sistema “Positive Money” elaborato dagli economisti Andrew Jackson e Ben Dyson e ce ne fa conoscere i principi fondamentali.  Una rivoluzione che sta dalla parte della gente che lavora e dell’economia reale, un’utopia. Un libro bello, interessante e che riesce benissimo a far capire i motivi della crisi del sistema capitalistico e le eventuali strategie per uscirne. Molto interessante.

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Atlante delle isole remote

di Judith Schalansky

In questo insolito atlante, Judith Schalansky, inserisce una cinquantina di piccole isole sparse nel mondo, molte inospitali, quasi irraggiungibili o disabitate, alcune con un fascino paradisiaco, altre sedi di spietate prigioni o di basi militari inquietanti e ce li racconta in maniera virtuale.  Sono quelle isole che, essendo parecchio lontane dalla terraferma, sono purtroppo escluse dalle carte geografiche ufficiali, quasi come se non esistessero. O se gli va bene, sono accatastate una sull’altra ad un’estremità della mappa, tralasciando dettagli a quanto pare poco fondamentali come le reali coordinate geografiche. Fra di esse ne troviamo qualcuna più nota, per esempio Sant’Elena o Rapa Nui/Isola di Pasqua altre associate ai nomi degli scopritori come Magellano e Cook altre ancora sono completamente sconosciute. Judith Schalansky, dichiarando da subito che si tratta di isole «dove non sono mai stata né mai andrò», ci fa visitare questi luoghi remoti sperduti negli oceani senza farci muovere da casa e di ognuna di esse ci fa conoscere la posizione e qualche particolarità. Infatti, di ognuna delle isole esaminate ci racconta una propria storia che ne svela l’anima e l’angosciante solitudine di un punto imprigionato dalla vastità degli oceani. E’ il libro ideale per chi ama i libri ma più di tutto per le fantasie che essi sprigionano.

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Cosa tiene accese le stelle

di Mario Calabresi

Un po’ in ritardo sulla data di pubblicazione ho letto questo libro primo perché racconta storie di Italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro” e poi perché ero rimasto un po’ deluso della tesi sostenuta da Andrea Scanzi nel libro “Non è tempo per noi- Quarantenni: una generazione in panchina” era desideroso di sentire un altro quarantenne. Mario Calabresi è un quarantenne che per di più non ha avuto una fanciullezza facile, che dice di aver scritto il libro per «capire se il declino e il pessimismo siano una condizione cui noi italiani non possiamo più sottrarci, per scoprire se sotto la superficie della paura e del cinismo esistano ancora energie fresche, speranze di cambiamento e passioni da far emergere». Gli Italiani illustri di cui ci racconta non sono solo anziani come Umberto Veronesi o Giuseppe Masera ma ci fa conoscere anche il cuneese di montagna, Loris Degioanni, che le grandi società informatiche in California si contendono. Certo nessuno può negare che la prospettiva che l’oggi delinea alle giovani generazioni con la disoccupazione che ha raggiunto vette impensabili, ma neanche si può correre dietro alle illusioni e chiacchiere che ci offre la televisione.  L’Autore, nel libro, si mette in gioco, offrendo la sua autobiografia professionale e indica il sentiero che porta verso l’ottimismo e la fiducia perché c’è posto per tutti, bisogna abbandonare il pessimismo del “non si può fare” e, anche se non si diventerà famosi, possono farcela tutti. La volontà deve far tornare, i giovani, a coltivare le proprie passioni, per ritrovare la forza di lottare per ottenere più libertà e benessere. Ecco cosa tiene accese le stelle per Mario Calabresi. Lo consiglio a tutti i giovani che hanno ancora voglia di sperare e credere nei propri sogni in un momento così difficile per il nostro paese.

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Il Fotografo di Auschwitz

di Luca Crippa e Maurizio Onnis

Luca Crippa e Maurizio Onnis ci raccontano la vera storia di Wilhelm Brasse che a 23 anni, nel 1940, era finito nel lager di Auschwitz. La sua colpa era che pur essendo di origine austriaca da parte di padre, ariano biondo come piaceva agli invasori nazisti della Polonia, non aveva voluto unirsi a loro. La sua patria era la Polonia e non intendeva diventare complice dei persecutori dei suoi connazionali. Brasse era un bravo fotografo, aveva imparato il mestiere da uno zio, e poiché alla burocrazia nazista occorreva certificare i numeri e i volti dello sterminio il prigioniero polacco gli risultò utile perciò fu incaricato di documentare tutti gli internati che arrivavano nel campo di sterminio. Così riesce a sopravvivere per cinque lunghi anni grazie al suo lavoro. Nel piccolo studio fotografico all'interno del lager sfilano oltre 50 mila persone. Ebrei, zingari, polacchi. uomini, donne e bambini. Esseri umani i cui sguardi raccontano il dolore, la rassegnazione, la ricerca di un perché a una mostruosità che è al di fuori da qualsiasi logica. I giorni procedono tutti uguali guardando e annusando la puzza di morte che regna nel lager. Brasse, il cui fine ultimo era uscirne vivo, si impegna nel suo lavoro  tacendo, abbozzando e resistendo ai tentativi di “conversione” al nazismo. Verso la fine, partecipa alla resistenza contro i nazisti e riesce a salvare le sue foto, che dovevano essere distrutte per eliminare le prove dello sterminio, offrendo alla Storia il riconoscimento della sofferenza di milioni di persone. Una volta libero, all’età di 27 anni, non riuscirà mai più a fotografare nulla perché nell’obbiettivo vedrà sempre gli sguardi delle vittime di Auschwitz. Scritto in modo semplice ed in prima persona chi lo legge ha la sensazione di essere accanto a Brasse e ai suoi compagni di lavoro, di provare le stesse ansie e paure, di sentire la rabbia soffocata di fronte all’ingiustizia. Da leggere

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Non è tempo per noi

Quarantenni: una generazione in panchina

di Andrea Scanzi

Andrea Scanzi, in questo libro, erigendosi a portavoce dei quarantenni fa l’analisi del come e perché la sua generazione sia arrivata alla scarsità di ideali e coscienza, rimproverandola.  Così egli stesso ammette: «La mia generazione non ha perso, ma solo perché non è scesa neanche in campo» insomma non assolve la propria generazione, la critica molto duramente e quantunque ne avesse le potenzialità, ha deciso di rifugiarsi nell’ozio più totale perché ci si trovava molto bene e che nei momenti decisivi ha sempre voluto pareggiare e stare in panchina, quando invece avrebbe dovuto giocare dando il meglio di sé e magari perdere, ma almeno provarci. Il libro si snoda tra gli eventi, le tendenze, le mode, i simboli e gli oggetti che hanno influenzato la formazione dei ragazzi cresciuti negli anni Ottanta. Ragazzi attratti da icone o miti che non hanno nulla di rivoluzionario ma posti più verso la rassegnazione che alla protesta. Quando accade che qualcuno se ne voglia assumere la responsabilità e rappresentarne gli interessi, come per esempio uno Jovanotti o un Renzi, per Scanzi, sono dema­goghi, opportunisti e ina­de­guati.  Non so cosa dire ma penso che la partita per questi panchinari sia incominciata e un esempio è proprio lo stesso Autore che avendo scelto come lavoro la critica e le chiacchiere guadagni molto di più di un ricercatore malpagato a mille euro al mese o di un insegnante o meglio ancora muratore, contadino insomma un lavoro vero no? Ha ragione lui, chi andrà avanti sarà il solito furbo, l’opportunista e lui ne è un degno rappresentante.

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La festa dell’insignificanza

di Milan Kundera

Insignificanza! Che cos’è? Ce lo dice Milan Kundera L’insignificanza, amico mio, è l’essenza della vita. E’ con noi ovunque e sempre. E’ presente anche dove nessuno la vuole vedere: negli orrori, nelle battaglie cruente, nelle peggiori sciagure. Occorre spesso coraggio per riconoscerla in condizioni tanto drammatiche e per chiamarla con il suo nome. Ma non basta riconoscerla, bisogna amarla, l’insignificanza, bisogna impara ad amarla. […]. Respiri questa insignificanza che ci circonda, è la chiave della saggezza, è la chiave del buonumore.” Nel libro si festeggia proprio l’insignificanza della vita vissuta dalle persone e delle loro scelte, sia essa di personaggi comuni e senza storia ma anche quella di grandi personaggi storici come Stalin e Chruščёv che Kundera fa comparire nel testo. L’Autore costruisce un’ironica presa in giro dei suoi personaggi, togliendo attendibilità alle convinzioni più inattaccabili e creando nuovi modelli come, per esempio, il fascino che provocano certe ragazze che esibiscono l'ombelico. Lo scrittore è convinto che ogni volta che s’imponga una moda, l'erotismo riscrive la sua vitalità adeguandosi. C’è in queste poche pagine la dimostrazione che l'insignificanza domini la società attuale e, citando Hegel, ricorda che "solo dall'alto dell'infinito buonumore, puoi osservare sotto di te l'eterna stupidità degli uomini e riderne". Ed è una festa amara e triste. 

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Il desiderio di essere come TUTTI

di Francesco Piccolo

In questo libro, Francesco Piccolo, rivisita gli ultimi quarant'anni della sua storia personale in cui ha desiderato essere come tutti, cioè appartenere al gruppo di tutti quelli che lottavano per un mondo giusto, intrecciando gli anni della sua formazione con i fatti che hanno segnato la vita pubblica del paese.  Insomma un esercizio di memoria conoscitiva in cui gli avvenimenti privati dell’Autore e quelli pubblici corrono paralleli e si fondono gli uni negli altri. Fondamentale è stata la scelta di essere comunista che, nel corso degli anni presi in considerazione, sono stati segnati da avvenimenti eccezionali come il rapimento di Moro, il craxismo, la morte e i funerali di Berlinguer, per arrivare al ventennio berlusconiano. L'evoluzione del Partito Comunista Italiano è vissuta, dall’Autore, prima come una colpa per poi riscattarla con l'impegno da militante. Con ironia, poi, alterna al suo travaglio politico, pagine di vita sociale con divagazioni letterarie e cinematografiche. Il risultato è un bel libro che però, qualche volta, sconfina nella prolissità.

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Storia di Karel

di Antonio Pennacchi

Ero rimasto particolarmente affascinato da Canale Mussolini che quando ho visto la nuova opera di Antonio Pennacchi l’ho desiderata vivamente ma quando ho iniziato a leggerla, mi sono ritrovato davanti a una sterzata inattesa dell’Autore. La storia è ambientata nel 2099 e anche questa volta ci troviamo in una colonia, un pianeta, collocato agli estremi confini della galassia. Vista l’ambientazione dico subito che non è un libro di fantascienza perché già quando il lettore legge che il luogo si chiama Colonia capisce che anche qui c’è l’influenza dell'epopea della bonifica e delle città di fondazione. Colonia doveva rappresentare la testa di ponte per il grande balzo in avanti ma il progetto era fallito ed era stata abbandonata a se stessa, la Federazione smontò il Varco da cui sarebbero dovute sbucare dall'iperspazio le astronavi e rimpatriò nei pianeti d'origine le migliaia e migliaia di tecnici e coloni che aveva portato fino lì e se ne andò. Rimasero un manipolo d’irriducibili concentrati nel minuscolo centro urbano ai limiti del deserto, costretti a obbedire alle regole della Federazione e immersi in un’esistenza sempre piatta animata, di tanto in tanto, dal periodico arrivo di qualche circo da quattro soldi atteso con ansietà non solo dall'intellettuale Karel ma dall’intera comunità. La svolta inattesa arriva con un evento casuale che mette in moto l’inarrestabile macchina del progresso e per la Colonia le cose non saranno più come prima. Il futuro prospettato con brevi capitoli scritti in modo semplice, però, è più che altro un passato remoto prospettatoci nelle medesime modalità diventando così una riflessione sul passato dove il tutto è rappresentato, non con metafore, ma riprodotto con gli stessi nomi. Non sono rimasto deluso solo perché Pennacchi non si limita a descrivere il danno che l’uomo ha fatto alla madre terra e a rimpiangere il passato ma si colloca nella direzione progressista dando fiducia alle giovani generazioni.

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Banchieri

Storie del nuovo banditismo globale

di Federico Rampini

In questo libro, Federico Rampini, parlandoci della profonda crisi economica mondiale del 2008, addossa tutta la colpa ai banchieri definiti dallo stesso “i grandi banditi del nostro tempo”. A questo errore del sistema bancario avrebbe dovuto seguire un’inversione di tendenza da parte delle istituzioni di controllo e degli Stati, ma i loro servitori hanno, in realtà, ritenuto opportuno rimpinguare con generose iniezioni di liquidità le banche a rischio di tracollo permettendo così, ai grandi banditi banchieri, un profitto aggiuntivo.  In sintesi è questo il fulcro del libro e Rampini non ha né peli sulla lingua né paura di affermare le sue idee. In Italia, il salvataggio delle banche, è avvenuto nel momento in cui monta la rivolta dei forconi, dei disoccupati, dei nuovi poveri, dei piccoli imprenditori falliti vittime della crisi e indebolita di subire vessazioni, tasse, imposte e cui le banche chiudono le porte in faccia. L’uso di capitoli brevi, da parte dell’Autore, rende la lettura fluida, comprensibile ed evidenzia molto bene reati e colpevoli tanto da far maturare nel lettore un ribrezzo permanente.  Non ho certezza di quanto afferma Rampini ma, alla sua denuncia, egli fa seguire suggerimenti sulle iniziative da prendere per cercare di migliorare la situazione economica e politica. "Se rinasco - confessa l’autore - in un’altra vita vorrei insegnare l’economia ai bambini. Perché crescano armati degli utensili giusti, perché nessuno li possa ingannare con il linguaggio dei tecnocrati”. Io v’invito a leggerlo.

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Il bordo vertiginoso delle cose

di Gianrico Carofiglio

Gli esperti chiamano questo tipo di libri”romanzi di formazione” dove si assiste a un ritorno ai luoghi dell’adolescenza per comprendere chi si è diventati. Dietro la storia del protagonista, si nasconde il dramma di Enrico Vallesi autore di un solo libro e in perenne blocco creativo tanto da accettare, dal proprio editore, di scrivere autobiografie per conto terzi come personaggi famosi incapaci anche a scribacchiare. Una mattina mentre sorseggia un caffè al bar ha un flash improvviso apprendendo, dal quotidiano a disposizione dei clienti, l’uccisione di un ex compagno di scuola durante una rapina a mano armata. E’ il passato che ritorna, Enrico Vallesi prende il primo treno che lo riporta a casa, da Firenze, dove vive da anni, a Bari. Tornare a casa significa ritrovare gli anni più importanti della vita. La narrazione così procede alternando il passato da giovane studente al presente in cui il protagonista rivede quel passato con gli occhi da adulto con piacevoli, ma anche spiacevoli sorprese percorrendo quel “bordo vertiginoso delle cose”, da una citazione di Robert Browning, segnato da quei limiti che per alcuni rimangono invalicabili mentre altri li superano con facilità. Questa volta l’Autore usa un linguaggio essenziale, asciutto privo di fronzoli tanto che il lettore arriva alla fine senza accorgersene. Da leggere.

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Hooligans e Ultras

di Davide Lava

In questo libro Davide Lava, sociologo e scrittore, ci aiuta a comprendere aspetti e punti di vista particolari, tipici di due gruppi di tifosi, gli Hooligans e gli Ultras, che con le loro azioni violente, contro la legge, mettono a rischio la vita di chi va allo stadio. La prima parte è dedicata agli Hooligans rappresentati, da sempre, dalla classe operaia e che in occasione delle partite della loro nazionale si fondono in un unico raggruppamento con manifesta peculiarità che sfocia nel nazionalismo più becero. Il tifo dei supporters inglesi è spontaneo e solitamente non si serve di striscioni, come quello degli ultras, ma solo di canti. Gli Ultras Italiani, invece, si caratterizzano in sinistra e destra e coinvolge tutte le classi sociali in modo eterogeneo scimmiottando il mondo politico di attinenza. Ho trovato il libro interessante dal punto di vista storico e sociologico anche se è un po’ datato, forse per averlo letto solo adesso, mentre i dati si riferiscono a prima del 2000 e da allora sono cambiate molte cose di cui qualcuna, nel libro, era stata prevista.

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Di Ilde ce n'è una sola

di Andrea Vitali

Chi è abituato a leggere i racconti di Andrea Vitali troverà la solita quotidianità di Bellano. Questa volta l’incipit alla vicenda è dato da una carta d’identità trovata da un bambino di otto anni, Raffaele, vicino alle acque pericolose dell’Orrido il fiume dove l’acqua è fredda gelata. La carta d’identità misteriosamente è priva di foto, il padre di Raffaele, quando se la trova tra le mani, per evitare una cattiva figura, dovuta alla leggerezza della moglie che l’ha lasciato andare da solo in un luogo pericoloso, decide imbucarla nella cassetta delle lettere all’ufficio postale. Incomincia così il viaggio del documento che passa dalla sacca del postino alla scrivania del maresciallo, dal comune di Bellano a quello di Fino Mornasco, dove tale Ilde Ratti, nata nel 1938, è residente. Il marito Oscar, oppresso dalla situazione di cassaintegrato e con una moglie nervosa ed insoddisfatta, chiamato dall’anagrafe comunale per la restituzione della carta d’identità della moglie, rinvenuta a Bellano, diversi chilometri distanti dal paese dove vivono. Seguendo il filo della carta d’identità smarrita, Oscar, arriva al presunto compagno di gita a Bellano di Ilde. I due s’incontrano e davanti ad un brasatino, un litro di rosso mai esaurito, un grappino via l’altro, galeotte le gite e balle varie risolvono la questione con un lieto fine, nella calda estate Bellanese. Partendo da una piccola vicenda e con la solita ironia, Andrea Vitali, riesce ancora a farci trascorrere un paio di ore con il sorriso sulle labbra.

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Storia delle terre e dei luoghi leggendari

di Umberto Eco

A leggere un libro di Umberto Eco c’è sempre da imparare qualcosa e in questo corposo volume, riccamente illustrato con bellissime immagini, viaggiamo insieme all’Autore nei luoghi che, come scrive nella prefazione, «ora o nel passato, hanno creato chimere, utopie e illusioni perché molta gente ha veramente creduto che esistessero o fossero esistiti da qualche parte». Un percorso piacevole ed interessante attraverso testi antichi e moderni, fumetti e romanzi che hanno rappresentato la formazione alla lettura di tutti noi, plasmando in una certa misura la nostra sensibilità nei confronti del fantastico. Terre, quindi, che non esistono, ma che non è da escludere che siano esistite in qualche forma, come Atlantide o Shamballa o come il paradiso terrestre o quella del Prete Gianni. Un libro insomma che parla di illusioni e che nell’ultimo capitolo, con una veloce incursione negli infiniti luoghi romanzeschi che hanno affascinato scrittori e lettori di ogni epoca, ci fa riassaporare i classici dell’immaginazione come: Ventimila leghe sotto i mari o Alice nel paese delle meraviglie, i Viaggi di Gulliver o il Deserto dei Tartari e giù, giù fino alle terre di Tolkien. La lettura è impegnativa ma piacevole ed erudita e poi ha una guida eccezionale.

 

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Una stella incoronata di buio

di Benedetta Tobagi

Questo libro, dedicato alla strage di piazza della Loggia a Brescia, non è soltanto un resoconto storico ma è anche un viaggio letterario condiviso con alcune persone sopravvissute alla tragedia in special modo con Manlio Milani definito, affettuosamente, dall’Autrice “lo zio comunista” e che in quel tragico attentato ha perso la moglie Livia Bottardi. Il loro amore spezzato brutalmente fa da sfondo e ripercorre la storia di questa strage impunita. Un libro inchiesta che ricostruisce sia le articolate trame del terrorismo neofascista, con relativi depistaggi, sia le testimonianze e le emozioni delle persone ascoltate. Inoltre l’Autrice, non solo ha presenziato alle ultime fasi processuali ma, con un lavoro da certosino, ha riesaminato tutte le fasi precedenti che le hanno permesso di raccontare ciò che avvenne prima dell’attentato, durante e soprattutto tutto quello che, trentasei anni di indagini e processi, ha dato come risultato finale, il nulla. Nessun colpevole, nessun mandante, nessun complice.  Tutti Assolti! Un libro da leggere, non solo, per il lavoro svolto da Benedetta Tobagi, ma anche per la sua capacità di ricostruire i tratti culturali e gli stili di vita di quell’oscuro periodo che ha visto spesso rappresentanti dello Stato ostacolare il corso della verità storica.  Lo consiglio a tutti.

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Milioni di milioni

di Marco Malvaldi

Questo romanzo ha un inizio ironico e cinico contemporaneamente ma poi, a poco a poco, si trasforma in una storia articolata e complessa fino ad assumere le caratteristiche di un giallo coinvolgente. La vicenda si svolge a Montesodi Marittimo, un paesino nell’entroterra toscano, dove ci sono più galline che abitanti.  Qui un giorno arrivano Piergiorgio e Margherita, uno genetista e l’altra filologa, inviati dall’università per scoprire una curiosa peculiarità degli abitanti del luogo, una forza anomala, tanto da essere definito “il paese più forte d’Europa”. Durante la loro permanenza, una fitta nevicata isola il paese e contemporaneamente viene ritrovata cadavere l’anziana maestra che ospita Piergiorgio. Quando il medico del paese sta per redigere il certificato di morte, proprio Piergiorgio gli fa notare alcune petecchie negli occhi della defunta, e si dice certo che siano state causate da soffocamento. La signora, quindi, non è deceduta per cause naturali. Tutti gli abitanti del paese hanno un alibi, tranne Piergiorgio, il quale, non ha un movente apparente.  Trovatosi, così tra gli indiziati, per scagionarsi dalle accuse comincia a interrogarsi e interrogare e in poco tempo si troverà coinvolto in una faccenda complicatissima, tra faide centenarie, parentele di nome e di sangue. Il tutto è abbellito dal gergo toscano, dalla fantasia e da argomentazioni incredibili, tanto da risultare, alla fine, un libro piacevole e divertente.  Come primo libro che leggo di Marco Malvaldi devo dire che è stato una piacevolissima sorpresa.

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Lettere luterane

di Pier Paolo Pasolini

Questo libro, pubblicato nel 1976 dopo la morte di Pier Paolo Pasolini avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, raccoglie gli articoli pubblicati, dalle colonne del "Corriere della Sera" e del "Mondo" dal marzo all'ottobre 1975.  La prima parte è composta di uno scritto pedagogico destinato a Gennariello, un immaginario ragazzo napoletano in cui analizza le "fonti educative" del ragazzo e ne evidenzia gli errori e gli orrori, le armonie e le disarmonie, passando in rassegna il linguaggio pedagogico delle cose, i compagni, i genitori, la scuola, la stampa e la televisione. Nella seconda parte, invece, Pasolini attacca con foga questo povero mondo in rovina e con fare provocatorio alterna a ragionamenti lucidi, veri scatti di sdegno. Il problema centrale che affronta è l’interpretazione complessiva dei fenomeni e propone un grande Processo alla classe politica italiana ed in particolare ai “gerarchi democristiani”. Li accusa come responsabili morali della «degradazione antropologica degli italiani», trasmigrati nel giro di una generazione dalla campagna alla città, provocando la crisi dei valori umanistici e popolari e abbagliandoli con il consumismo senza aver creato prima un’organizzazione sociale seria. In questi scritti abbiamo davanti un Pasolini in rivolta che si sente estraneo dal mondo in cui vive ma che non smette di guardarlo e di osservarlo per indicarne le sopraffazioni.  Un Pasolini illuminante sulla realtà in cui viviamo e molto attuale. Da leggere.  

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Resistere non serve a niente

di Walter Siti

Quando ho letto Cosa Grigia di Giacomo di Girolamo, avevo avuto molto chiara la visione di quella zona di contiguità, con imprenditori e politici che, in precedenza, si avvalevano della vicinanza a Cosa nostra per portare avanti i loro disegni criminali. In questo libro anche Walter Siti si cimenta nella spiegazione di questa, ormai, famosa “zona grigia” in cui il nostro Bel Paese appare ben inserito in quel mondo globale e senza regole della politica corrotta e dell’economia internazionale in cui prevalgono il dominare e la ricchezza. A differenza del Di Girolamo il Siti ci inserisce anche una storia d’amore sconclusionata tra Tommaso un ragazzo di borgata, ex obeso e oggi broker affermato, e Gabry, un´olgettina bella, spregiudicata, perversa e ricattatrice. Così Siti riesce a vincere il premio Strega alla faccia, anche, di Roberto Saviano che in ZeroZeroZero aveva documentato brillantemente e in modo avvincente gli intrallazzi della finanza mondiale e la loro violenza. La storia qui raccontata dall’Autore è stata impostata in modo abbastanza malizioso rappresentandoci il protagonista come uno spregiudicato e ricco uomo d'affari ma anche come uno sfigato e violentatore di bambine che non riesce mai a elevarsi. Operando in questo modo riesce a tenere incollato il lettore e resistere fino alla fine.  Resistere, però, non serve a niente, come dice lo stesso Autore, perché questa lettura mi ha dato ben poco.

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Viaggio in Italia

di Johann Wolfgang Goethe

In questo libro riviviamo una delle esperienze fondamentali della vita di Goethe e dell'intera cultura del suo tempo. Un'esperienza che coinvolse tutti i suoi sensi, proprio i monumenti dell'antichità, che aveva sempre studiato, e il paesaggio mediterraneo parlarono, infatti, al suo cuore, fino ad ispirargli una nuova concezione di bellezza. D’altronde si è parlato e scritto tanto su questo viaggio e non è la mia recensione a far propendere qualche amico verso la lettura di questo libro e niente di eccezionale posso trasmettere a chi sta leggendo. Posso dire che Goethe partito nel 1786 e dopo aver visitato alcune città dell'Italia settentrionale, la Sicilia e Napoli, si stabilì a Roma dove rimase fino al 1788 per dedicarsi allo studio dell'arte, dell’'architettura e la letteratura della Grecia, di Roma e del Rinascimento. Il libro non è altro che l'insieme degli appunti di viaggio che Goethe andava raccogliendo giorno per giorno ma sopratutto è frutto di una riflessione sul viaggio stesso, sul senso che doveva avere nelle intenzioni e che ebbe nella realtà. Del resto uno dei motivi principali che lo avevano indotto a fuggire da Weimar era stato il desiderio di trovare altri stimoli, di dare nuovi orizzonti alla sua vena poetica e di entrare in contatto con l'arte e la cultura italiana. Goethe non si limitò solo a dipingere, a scrivere ma studiò molto la botanica e si mescolò tra la gente come, per esempio, nel carnevale romano, descritto molto bene, ma di cui dice che: «Bisogna averlo visto per perdere del tutto la voglia di rivederlo. Descrivere questa baldoria è tempo sprecato!». Insomma Goethe, in questo viaggio, studiò i fenomeni geologici e mineralogici, stilò appunti sulla vita popolare, sul clima, sulle piante, eseguì più di mille disegni di paesaggio e ne è valsa la pena leggere questo mattone. Belli e interessanti infine ho trovato, in questa edizione, sia il saggio di H. von Einem che il Ringraziamento a Goethe di Hermann Hesse.