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ANDREA ASARO

 

 

l'ultimo libro che ho letto

Nessun vascello c'è che come un libro possa portarci in contrade lontane (Emily Dickinson)

Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita fugge via. (Francesco Petrarca)

Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli (Josif Brodskij)

Indice dei libri recensiti in questo link

Caos Calmo di Sandro Veronesi

Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini

Sotto il cielo di Mazara di Enzo Gancitano

Il campo del vasaio di Andrea Camilleri Sabato di Ian McEwan Nelle terre estreme di Jon Krakahuer
Galateo ovvero de' costumi di G. Della Casa Cercasi Nike disperatamente di Federico Moccia Germania trauma di una nazione di Gitta Sereny
Ultima di campionato di Francesco Abate L'uomo che dormiva troppo di Tonino Benacquista INNOCENTE - Una storia vera di John Grisham
Fantasmi-Dispacci dalla Cambogia di Tiziano Terzani Questa storia di Alessandro Baricco L'incendio del paradiso di Antonio Alamo
L'isola dei senza colore di Oliver Sacks ESPIAZIONE di Ian McEwan Il sessantotto al futuro di Mario Capanna
Fuoco Amico di Abraham Yeoshua Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki Sulle Regole di Gherardo Colombo
Mazara e il suo cammino di Enzo Gancitano Dall'Inghilterra al marsala di Biagio Hopps Il Casellante di Andrea Camilleri
L'eleganza del riccio di Muriel Barbery Mille splendidi soli di Khaled Hosseini

La bambina che salvava i libri di Marcus Zusak

Il Tailleur grigio di Andrea Camilleri Ragazze di Riad di Rajaa Alsanea la solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano
La scordanza di Beppe Lopez Napoli ferrovia di Ermanno Rea La misteriosa fiamma della regina Loana di Umberto Eco
Heike riprende a respirare di Helga Schneider L'età del dubbio di Andrea Camilleri Trenta e due ventotto di Renata Pucci Benisichi
Sogni di pioggia di Gina B. Nahai Cinacittà di Tommaso Pincio Estasi culinarie di Muriel Barbery
Il fantasma esce di scena di Philip Roth Firmino di Sam Savage

L'isola di Mussolini di John Follain

La vita è un pallone rotondo di Vladimir Dimitrijevic Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti Storia controversa dell'inarrestabile vino Aglianico nel mondo di Gaetano Cappelli
Una sporca storia di Luis Sepulveda Perdas de Fogu di Massimo Carlotto & Mama Sabot Nel cuore che ti cerca di Paolo Di Stefano
Il Generale e il Giudice di Luis Sepulveda Il giorno prima della felicità di Erri De Luca Cronache dal Cono Sud di Luis sepulveda
Dopo lunga e penosa malattia di Andrea Vitali Il vespa da Roma a Saigon di Giorgio Bettinelli La Jolanda furiosa di Luciana Littizzetto
L'Onore di Anna Maria Bertola Inchiesta sul Cristianesimo di Corrado Augia e Remo Racitti Il Sonaglio di Andrea Camilleri
Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar C'erano una volta i Caëcc di Romina Boccaletti Racconti Siciliani di Danilo Dolci
Il Professore di Desiderio di Philip Roth Boccamurata di Simonetta Agnello Hornby un sabato, con gli amici di Andrea Camilleri
E vissero felici & contenti di Donatella Marazziti Almeno il cappello di Andrea Vitali Vento Scomposto di Simonetta Agnello Hornby
La danza del gabbiano di Andrea Camilleri Le mille balle blu di Peter Gomez e Marco Travaglio Né qui né altrove di Gianrico Carofiglio
La tripla scomparsa di Michele Sparacino L'estate del cane nero di Francesco Carofiglio 24 Nero di Diego Cugia
Rockefeller d'Italia di Paride Rugafiori G8 - Cronaca di una battaglia di Carlo Lucarelli Qualunque cosa succeda di Umberto Ambrosoli
Indignazione di Philip Roth Lasciami l'ultimo valzer di Zelda Fitzgerald Balzac e la piccola sarta cinese
Patrimonio, una storia vera di Philip Roth Album di famiglia di Nando dalla Chiesa Petralìa di Ignazio Bascone
La rizzagliata di Andrea Camilleri Gocce di Sicilia di Andrea Camilleri Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti
L'Amore del bandito di Massimo Carlotto Cara Sposa di Maria Grazia Vitale Olive Kitteridge di Elisabeth Strout
Pane e Tempesta di Stefano Benni Pianoforte vendesi di Andrea Vitali Voci dall'Inferno di Samantha Power
Francesco d'Assisi di Hermann Hesse Il tempo che vorrei di Fabio Volo Il revisionista di Giampaolo Pansa
Non deve accadere di Anne Holt La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne La ragazza e il professore di Jan-Claude Carriere
Più scuro di mezzanotte-Una storia di mafia di Salvo Sottile Il gioco dell'Angelo di Carlo Luis Zafon Fahrenheit 451 di Ray Bradburry
Il giardiniere tenace di John le Carré La bellezza e l'inferno di Roberto Saviano Per non morire di mafia di Pietro Grasso e Alberto La Volpe
La ragazza di via Maqueda di Dacia Maraini La Strada di Cormarc McCarthy Un Viaggio di h.g: Adler
Il nipote del Negus di Andrea Camilleri CARGO di Georges Simenon Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino
Le parole e le cose di Michel Foucalt La mamma del sole di Andrea Vitali

La vergine napoletana di Giuseppe Pederiali

La caccia al tesoro di Andrea Camilleri L'arte di annacarsi di Roberto Alajmo Un giorno di David Nicholls
Toccami il cuore di Dalila di Lazzaro Questo è il paese che non amo di Antonio Pascale Edda Ciano e il Comunista di Marcello Sorgi
Il Clandestino, Gioventù e Tifone di Josef Conrad L'Altalena del respiro di Herta Müller La morte nell'anima di Jean-Paul Sartre
La Monaca di Simonetta Agnello Hornby Il meccanico Landru di Andrea Vitali Ad Personam di Marco Travaglio
Il Cimitero di Praga di Umberto Eco Canale Mussolini di Antonio Pennacchi Il Valore dell'Eresia di Enzo Mazzi
Il sorriso di Angelica di Andrea Camilleri La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio Chiesa, pace e guerra nel Novecento di Daniele Menozzi
La Storia Falsa di Luciano Canfora Destra e Sinistra di Norberto Bobbio La finestra dei Rouet di Georges Simenon
Libera scienza in libero stato di Margherita Hack La particella mancante di Joâo Magueijo La lobby di Dio di Ferruccio Pinotti
Le perfezioni provvisorie di Gianrico Carofiglio 1861 di Giovanni Fasanella e di Antonella Grippo Per l'alto mare aperto di Eugenio Scalfari

La specialista del cuore di Claire Holden Rothman

Il caso Genchi di Edoardo Montolli Il villaggio sepolto nell'oblio di Theodor Kröger
Marina di Carlos Ruiz Zafón Metastasi di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli Giorno da cani di Alicia Giménez Bartlett
non sperate di liberarvi dei libri di Jean-Claude Carriére e Umberto Eco 

La moneta di Akragas di Andrea Camilleri

La Famiglia Moskat di Isaac B. Singer

La Bastarda di Violette Leduc Il farmacista di Auschwitz di Dieter Schlesak Il giardino dell'Eden di Ernest Hemingway
Parigi Brucia? di Domenique Lapierre e Larry Collins

La leggenda del morto contento di Andrea Vitali

Il profumo delle foglie di limone di Clara Sánchez
Orizzonte di Wilbur Smith Io e i Mille di Antonio Agosta Divisione Cancro di Aleksandr Solženicyn
Auto da Fé di Elias Canetti La qualità dei sentimenti di Willy Pasini I segreti del Vaticano di Corrado Augias
Le Confessioni di una Favorita di Alexandre Dumas La Convocazione di John Grisham  L'Invisibile di Giacomo Di Girolamo
La metà di niente di Catherine Dunne Un filo d'olio di Simonetta Agnello Horby Colletti sporchi di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli
Il gioco degli specchi di Andrea Camilleri Città di pianura di Cormac McCarthy Giudici di A. Camilleri, G. De Cataldo, C. Lucarelli
Il palazzo della mezzanotte di Carlos Ruiz Zafòn Radiopirata di Francesco Carofiglio Il Divoratore di Lorenza Ghinelli
I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca Le Bibliotecarie di Alessandria di Alessandra Lavagnino La mia vita normale di Pavel Nedved
In città zero gradi di Daniel Glattauer La setta degli angeli di Andrea Camilleri 1Q84 di Murakami Haruki
Ogni promessa di Andrea Bajani La Giustizia è una cosa seria di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Il tempo è bastardo di Jennifer Egan
Educazione Siberiana di Nicolai Lilin BUDAPEST di Chico Barque Una questione privata di Beppe Fenoglio
I ventitre giorni della città di Alba di Beppe Fenoglio La traccia dell'Angelo di Stefano Benni Storia della mia gente di Edoardo Nesi
Il burattinaio di Francesco Barbi GRAZIE NO  di Giorgio Bocca Gabriella garofano e cannella di Jorge Amado
Licenziare i Padreterni di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo Timor Sacro di Stefano Pirandello non per profitto di Martha C. Nussbaum
Ultime notizie dal Sud di Luis Sepúlveda Matteo Messina Denaro. La mafia del Camaleonte di Fabrizio De Feo L'Eretico di Carlo A. Martigli
Venivamo tutte dal mare di Julie Otsuka I quattro canti di Palermo di Giuseppe Di Piazza La voce invisibile del vento di Clara Sánchez
Tanto tu torni sempre di Giovanna Caldara e Mauro Colombo La Sovrana lettrice di Alan Bennett Ritratto di gruppo con assenza di Luis Sepúlveda
Galeotto fu il collier di Andrea Vitali Farla Franca di Gherardo Colombo e Franco Marzoli Il vecchio che leggeva romanzi d'amore di Luis Sepúlveda
Fai bei sogni di Massimo Gramellini L'ultima riga delle favole di Massimo Gramellini Amy Mia Figlia di Mitch Winehouse
Una lama di luce di Andrea Camilleri L'Amore rubato di Dacia Maraini Il torto del soldato di Erri De Luca
Grande seno, fianchi larghi di Mo Yan I segreti d'Italia di Corrado Augias L'età dell'ignoranza di Fabrizio Tonello
Gli straordinari viaggi di Ibn Battuta di Ross E. Dunn Ma questa è la mia gente di Ivan Scalfarotto Il supplizio del legno di sandalo di Mo Yan
Exit di Alicia Giménez-Bartlett Mr Gwyn di Alessandro Baricco Cosa Grigia di Giacomo Di Girolamo
il diavolo, certamente di Andrea Camilleri La notte dell'oblio di Lia Levi Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi
Le Madri non sbagliano mai di Giovanni Bollea La macchia umana di Philip Roth 1Q84 - Libro 3 di Murakami Haruki
Dire non dire di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Regalo di nozze di Andrea Vitali Il Sapere dei segni di Carlo Sini
Senza luce di Luigi Bernardi Una voce di notte di Andrea Camilleri Villa Metaphora di Andrea De carlo
Sua Santità di Gianluigi Nuzzi Il culo e lo Stivale di Oliviero Beha Il diritto di avere diritti di Stefano Rodotà
Il Paese reale di Guido Crainz Storia economica contemporanea di Sidney Pollard Antonio Ingroia - Io So di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
La doppia vita dei numeri di Erri De Luca Evaristo Carriego di Jorge Luis Borges Di tutte le ricchezze di Stefano Benni
Dizionario delle cose perdute di Francesco Guccini La Buona Novella di Don Andrea Gallo Eredità di Lilli Grüber

Entra nella mia vita di Clara Sánchez

oltre il mare di Stefano Polli Il segreto del santuario di Ted Dekker
il tuttomio di Andrea Camilleri Lucy di Cristina Comencini La Bella di Buenos Aires di Manuel Vásquez Montalbán
La deriva dei continenti di Russell Banks Il veleno dell'oleandro di Simonetta Agnello Hornby I due capitani di Francesco Vitale
La scomparsa di Salvatore Giuliano di Giuseppe Casarrubea e di Mario José Cereghino Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari La vita sotto l'acero di Romualdas Granauskas
BUCCINASCO La 'ndrangheta al nord di Nando Dalla Chiesa e Martina Panzarasa Nel tempo di mezzo di Marcello Fois Per sempre tuo di Daniel Glattauer
Liberi Tutti di Pietro Grasso La rivoluzione della luna di Andrea Camilleri Gli onori di casa di Alicia Giménez-Bartlett
Il Ricatto di Anne Holt Quando lei era buona di Philip Roth L'ipotesi del male di Donato Carrisi
E l'eco rispose di Khaled Hosseini Muri di Claude Quètel I racconti di Nenè di Andrea Camilleri
Un covo di vipere di Andrea Camilleri La mappa del destino di Glenn Cooper Una lunga trattativa di Giovanni Fasanella
La primavera del lupo di Andrea Molesini ZeroZeroZero di Roberto Saviano Enigma di Ferragosto di Andrea Vitali
L'isola dei monaci senza nome di Marcello Simoni Chi ti credi di essere di Alice Munro La banda Sacco di Andrea Camilleri
Viaggio in Italia di Johann Wolfgang Goethe Resistere non serve a niente di Walter Siti Lettere luterane di Pier Paolo Pasolini
Milioni di milioni di Marco Malvaldi Una stella incoronata di buio di Benedetta Tobagi Storia delle terre e dei luoghi leggendari di Umberto Eco
Di Ilde ce n'è una sola di Andrea Vitali Hooligans e Ultras di Davide Lava Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio
Banchieri - Storie del nuovo banditismo globale di Federico Rampini Storia di Karel di Antonio Pennacchi Il desiderio di essere come TUTTI di Francesco Piccolo
La festa dell'insignificanza di Milan Kundera Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina di Andrea Scanzi Il Fotografo di Auschwitz di Luca Crippa e Maurizio Onnis
Cosa tiene accese le stelle di Mario Calabresi Atlante delle isole remote di Judith Schalansky I padroni del mondo di Luca Ciarrocca
Se muore il Sud di GianAntonio Stella e Sergio Rizzo Chi muore prima di Massimo Gardella Basta Piangere! di Aldo Cazzullo
L'ombra del bastone di Mauro Corona Moscerine di Anna Marchesini Il quaderno perduto di Pirandello di Giovanni Parlato
Kitchen Confidential di Anthony Bourdain La Paura e altri racconti della grande guerra di Federico De Roberto La creatura del desiderio di Andrea Camilleri
Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer La congiura contro i giovani di Stefano Laffi Viaggio nella vertigine di Evgenija Ginzburg
Considera l'aragosta di David Foster Wallace La nostra gang di Philip Roth Diario di  scuola di Daniel Pennac
Inseguendo un'ombra di Andrea Camilleri Più uguali Più ricchi di Yoram Gutgeld L'orrore economico di Viviane Forrester
Il gioco di Ripper di Isabel Allende Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti di Andrea Vitali Le madri salvate di Colombe Schneck
Presagio di Andrea Molesini Quale Verità di Anne Holt Gli sdraiati di Michele Serra
Fine Impero di Giuseppe Genna    

Fine Impero

di Giuseppe Genna

Romanzo particolare, un po’ astruso, è il primo libro che leggo dell’Autore e, sinceramente, dopo la lettura delle prime quaranta pagine mi era venuta la voglia di scagliare il libro dalla finestra ed evitare così di dare in escandescenze, poi, piano piano la curiosità vince e ho ripreso a leggerlo riuscendo, alla fine,  anche a ultimarlo. Il protagonista del romanzo è uno scrittore fallimentare e fallito che vive un insanabile dispiacere: la morte, a dieci mesi, della sua bambina. Dopo aver lasciato, freddamente, la madre della bimba e per far svanire l’accaduto si lascia trascinare dal mondo luccicante dello show business dove incontra uno strano personaggio, da tutti conosciuto come Zio Bubba (è riconoscibilissimo il noto Lele Mora) agente di ragazze e ragazzi pronti a tutto pur di arrivare alla celebrità. Partecipa a feste notturne a base di sesso e droga accanto a Zio Bubba e in una delle tante feste, nella villa del Proprietario, lo scrittore incontra una donna dai capelli biondo cenere. Il suo ingresso in scena crea una fusione tra il momento della vicenda e la narrazione, insomma il periodo diventa unico e continuo ridando, così, un significato completamento diverso al romanzo che diviene più logico. Nella narrazione Milano e la Brianza rappresentano tutta l’indecenza morale e culturale del Paese con evidente riferimento al ventennio berlusconiano con la TV spazzatura, le telepromozioni, i programmi di wrestling, la statuetta del Duomo gettata sul volto del premier, i festini, le orge, la prostituzione minorile e perfino la morte di Stefano Cucchi. L’Autore utilizzando uno stile esagerato, paranoico, articolato e una forma linguistica che aderisce perfettamente alla situazione del fine impero milanese porge, al lettore, l’orlo di un precipizio catastrofico già manifestato.

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Gli sdraiati

di Michele Serra

In questo libro Michele Serra, con il suo ironico incedere, espone le sensazioni che un genitore ha nei confronti del figlio diciannovenne che come tutti gli adolescenti di oggi (a diciannove anni sono ancora adolescenti?) dormono quando gli altri sono svegli, si riposano mentre gli adulti lavorano, lasciano tutto acceso, tutto aperto, tutto iniziato, niente finito. Gli sdraiati, appunto, che si connettono col mondo solo se sdraiati, con le dita impegnate su una tastiera alla ricerca di domande e risposte nel web, mentre altre dita contemporaneamente sfogliano un testo scolastico e altre ancora fanno zapping e frattanto sono connessi con le cuffie di un iPod ma disconnessi con la realtà. Non è facile fare i genitori con siffatti giovani anzi la relazione tra genitori e figli diventa sempre più difficile sfugge giorno dopo giorno dalle nostre mani. Leggendo il libro ho ritrovato il Serra de “L’Amaca” intelligente e a tratti molto divertente e che tra il serio e il faceto invita a riflettere non poco.

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Quale Verità

di Anne Holt

Ancora una volta Anne Holt fa scendere in campo la capitana della sua squadra di poliziotti di Oslo, Hanne Wilhelmsen, e lo fa con una storia che, come sempre, ha qualcosa di diverso e coinvolgente sul piano sociologico. L’ispettrice, in questa vicenda, dovrà scoprire chi ha ucciso quattro persone in un quartiere esclusivo della città nei pochi giorni prima e dopo Natale, una festività che in Norvegia porta con sé le proprie tradizioni e tratta una faida familiare, dove i legami di sangue troppo complicati e troppo scomodi, sono al centro di questo noir. Hanne non solo ci farà conoscere la società scandinava piena di gente ricca e corrotta, con famiglie distrutte da interessi economici capaci di dividere e uccidere, con poliziotti incapaci di resistere alle “mazzette”, con tossici ridotti allo stremo e disposti a collaborare pur di non finire nelle gelide celle del carcere ma ci condurrà per mano fino alla soluzione finale inattesa. Inoltre ci farà conoscere, anche, i segreti più reconditi e le angosce che fin da bambina hanno intralciato la sua vita familiare e quella delle sue relazioni con gli altri, mostrandoci il percorso formativo che la protagonista compie lungo tutto l’arco della sua vita. La trama forse è un po’ ingarbugliata ma il risultato finale ci regalerà una bella storia e un bel libro come da qualche tempo l’Autrice sa regalare. 

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Presagio

di Andrea Molesini

Il filo conduttore della vicenda di questo romanzo è un sogno ricorrente, che nel corso del romanzo subisce una serie di variazioni. Il commendatore Niccolò Spada aspira a capire come il cacciatore, dei suoi sogni, possa vincere un pericoloso leone e dare anche ad un pittore una descrizione veritiera delle caratteristiche fisiche dell’animale. Siamo a Venezia nei giorni immediatamente precedenti e, successivi, allo scoppio della Grande Guerra e il commendatore è coinvolto nell’intimo della vicenda dalla nobildonna Margarete von Hayek, la cui sensualità, dominata in apparenza con incantevole protervia, è però intimamente sfigurata da uno scabroso, indicibile segreto. Lo stesso segreto trasporta il lettore trasmettendogli le stesse pulsazioni dei protagonisti. Peccato che alla fine, il commendator Spada chiarendo i suoi incubi notturni, offrirà al lettore un finale un po’ amaro.

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Le madri salvate

di Colombe Schneck

In questo breve e intenso racconto Colombe Schneck, l’autrice, ci fa conoscere la storia di una sua cuginetta, Salomé. Quando la Colombe decide che chiamerà Salomé la figlia che ha in grembo, inizia ad indagare il motivo per cui sua madre, scomparsa da alcuni anni, le aveva chiesto di assegnare quel nome a una sua bambina. Ripercorrendo le vicende della famiglia materna proveniente da una comunità di ebrei lituani narra che la bisnonna Mary aveva quattro figli: Ginda, Raya, Maša e Nahum. Ginda, la nonna di Colombe emigra in Francia negli anni Venti e si salva. Mentre Mary con tre dei suoi figli viene deportata nel 1943 nel ghetto di Kaunas. E assieme a loro sono deportati Salomé, la figlia di Raya di sette anni, e Kalman, il bimbo di soli tre anni di Maša. Raya e Maša tornano vive, ma i loro due figli no. Muoiono con la nonna. Come è possibile, si chiede Colombe Schneck? La storia della Shoah ci ha insegnato che le madri con figli piccoli venivano eliminate subito insieme ai loro figli perché considerate inadatte al lavoro. L’Autrice assillata dal dubbio vuole scoprire la ragione per cui le madri erano sopravvissute ai due piccoli e questo interrogativo riceverà molte risposte attraverso le testimonianze dei vari sopravvissuti della famiglia, sparsi tra gli Stati Uniti e Israele, fino a che arriva a scoprire la verità. Non si può non leggere questo libro che, nella sua straordinarietà e semplicità, mi ha sconvolto.

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Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti

di Andrea Vitali

Ancora una volta, Andrea Vitali, ci racconta la sua Bellano con i suoi personaggi che si muovono in questa storia. Sono arrivate in paese, all’inizio della Prima Guerra Mondiale, a sconvolgere animi e pensieri le due sorelle Ficcadenti: una Giovenca, bellissima, sensuale e procace, l’altra, Zemia, “un mucchietto d’ossa” che neanche un uomo al buio potrebbe volere. Aprono una nuova merceria la cui insegna recita “Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti”e subito si scatenano curiosità e pettegolezzi. I primi ad agitarsi sono i titolari delle altre due mercerie, preoccupati di vedersi portar via clienti e poi, intorno a loro e alla loro merceria, graviteranno le fantasie, le indiscrezioni, le passioni, l’invidia o l’ammirazione di buona parte del paese. Da dove arrivino le due sorelle e perché siano capitate proprio a Bellano, diventa il busillis di tutto il paese, se poi, a queste curiosità si aggiungono le uscite settimanali della bella Giovenca tutti, si sentono in diritto di fare supposizioni. Lo scrittore, capitolo dopo capitolo, ci mostra la vita precedente di Giovenca seguita da quella attuale fino al ricongiungimento tra esse alla fine del romanzo. L’Autore sa ben narrare ma, questa volta, la storia in alcuni momenti diventa un po’ noiosa e l’insolita accelerazione finale avvalora la mia tesi che anche lui stesso si fosse lasciato prendere dalla voglia di voler finire. Non è il miglior Vitali, anche se è sempre piacevole leggerlo.

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Il gioco di Ripper

di Isabel Allende

Questo libro, nato quasi per caso su iniziativa dell’agente di Isabel Allende, doveva essere scritto a quattro mani insieme al marito, il giallista William C. Gordon. La stessa Allende dice però: «Ci provammo, ma dopo ventiquattro ore fu evidente che il progetto si sarebbe concluso in un divorzio e pertanto lui continuò a dedicarsi alle sue cose ed io mi rinchiusi a scrivere da sola, come sempre.». L’Autrice, perciò, si mette alla prova in qualcosa di più tecnico che non rientra nel suo modo di percepire le situazioni. La vicenda è ambientata a San Francisco, dove, un’astrologa ha annunciato, durante un programma televisivo, un bagno di sangue senza precedenti. Quelle che sembravano parole dette solo per creare curiosità e incrementare gli ascolti diventano presto realtà con la scoperta del primo omicidio, cui ne seguono altri. Amanda, ragazza perspicace e con una spiccata intelligenza, decide di risolvere i casi aiutata dai suoi amici, impegnati come lei in Ripper, un gioco che si svolge on line, in cui ogni giocatore sceglie il personaggio da interpretare. Amanda è molto legata alla madre, Indiana, pur essendo una l’opposto dell’altra. Indiana, che esercita come medico olistico, è una donna libera e fiera della propria vita anticonformista. Rimasta incinta a sedici anni sposa il padre di Amanda, ora capo della Sezione Omicidi della polizia di San Francisco che dopo tre anni divorziano, in questa storia è molto restia a lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, sia con Alan, ricco erede di una delle famiglie dell’élite di San Francisco, sia con Ryan, enigmatico e affascinante ex navy seal, militare addestrato per missioni speciali della Marina Americana, ferito durante una delle sue ultime missioni. Il caso diventa fin troppo personale quando scompare Indiana e ora, con la madre in pericolo, Amanda si ritrova ad affrontare l’imprevisto più difficile che le sia mai capitato e risolverlo prima che sia troppo tardi. Certo non ritroviamo il solito stile della Allende, generalmente perfetto per i suoi romanzi, che in questa storia vacilla e spesso è ripetitivo, ciononostante dimostra grande capacità nel dipingere personaggi, costruire emozioni e ambientazioni, e manifestare una buona quantità immaginativa e tanta fantasia.

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L'orrore economico

di Viviane Forrester

Questo saggio, edito in Francia nel 1996 e in Italia nel 1997, a leggerlo oggi, 2014, si può dire di essere stato profetico, poiché nessuno può mettere più in dubbio la perdita di valore della stragrande maggioranza dell’umanità nei confronti di un’elite sempre più ristretta fatta di superburocrati, banchieri, manager e politici. Viviane Forrester, l'autrice, c’invita a prendere coscienza degli avvenimenti mondiali legati ai concetti di lavoro ed economia, nell'ottica attuale del mercato unico e della disoccupazione. Infatti, ai trionfalismi degli economisti, la Forrester oppone la desolazione del lavoratore che oppresso dalla disoccupazione o dal timore della stessa ne esce umiliato, sottopagato, disprezzato e costretto a cambiare continuamente lavoro se vuole sopravvivere. Ormai non sono più la bellezza, il tempo libero o l'arte che guidano la nostra esistenza, ma è l'economia che predomina. L’Autrice sostiene, nella sua tesi, che per la prima volta l’universo umano è costretto ad essere dominato da un piccolo numero di persone che detiene i poteri mentre gli altri, oltre la loro ristretta cerchia, non hanno alcun valore e sono minacciati, addirittura, della loro stessa sopravvivenza. Oggi i gruppi economici privati, multinazionali, dominano sempre più i poteri dello Stato e i loro manager si riempiono la bocca con “il mercato”, questa parolaccia che io toglierei dal vocabolario, e spesso le economie private controllano il debito degli stati che di conseguenza, ne dipendono e perciò loro tengono asserviti. L’analisi è spietata così come il giudizio della Forrester, anche se a volte, è ripetitiva, ma la lettura è molto interessante soprattutto perché evidenzia il tradimento delle promesse che l'era tecnologica portava con sé. V’invito a leggerlo.

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Più uguali Più ricchi

di Yoram Gutgeld

Quando ho iniziato a leggere questo libro, non sapevo chi fosse l’Autore, poi, man mano che mi addentravo nella lettura, ho incominciato ad interrogarmi su chi fosse questo esperto di politica economica che, proponendo solide raccomandazioni per risollevare le sorti del paese, avanza proposte concrete e all'apparenza persino semplici. Quando ho scoperto che Yoram Gutgeld non è altro che il consigliere economico di Matteo Renzi , allora, sono stato obbligato a certe riflessioni tipo “ma questo da dove arriva? Ha idea di quante votazioni necessiteranno le sue proposte in Parlamento? È consapevole che bisogna revisionare in maniera profonda il bilancio pubblico? Conosce gli interessi lobbistici e i veti incrociati che rendono qualsiasi scelta difficile?” Per carità! Il libro è efficace, di agile lettura e ricco di suggerimenti concreti che spaziano dalla sanità al turismo, dalla regolamentazione del mercato del lavoro alla bolletta energetica, dalle grandi opere al credito alle imprese. Occorre ripartire da zero cambiando il modo di investire abbandonando le grandi opere a favore di quelle utili coinvolgendo, nei processi decisionali, i cittadini, i gruppi d’interesse e gli amministratori locali in modo da combattere la lievitazione dei costi e ripensare ad una diversa distribuzione dei fondi europei. La scommessa del renzismo è proprio quel «Basta con gli alibi» con cui Gutgeld chiude il libro sintetizzando le sue proposte con la formula 30x4 per : far emergere dal sommerso 30 miliardi di euro di imposte oggi evase; ridurre di 30 miliardi la spesa per la macchina pubblica; spostare 30 miliardi di investimenti pubblici e trasferimenti alle imprese; spostare 30 miliardi di spese sociale  dalle pensioni più generose a favore di prestazioni sociali migliorando il livello e la qualità dei servizi sociali soprattutto a favore delle donne e creando nuova occupazione qualificata. Mi auguro che voi lo leggiate e che loro si mettano all’opera per regalarci un'Italia più equa e più ricca.

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Inseguendo un'ombra

di Andrea Camilleri

La storia che Andrea Camilleri racconta in questo libro non si svolge a Vigata o Sfiacca o Montelusa, solo per citare alcuni luoghi della sua fantasia, ma ha origine  a Caltabellotta un paese storico nella Sicilia del quattrocento in cui il 31 agosto 1302 fu firmata la pace fra Carlo di Valois, capitano generale di Carlo II d'Angiò, e Federico III d'Aragona. La firma concluse, di fatto, la prima fase dei Vespri siciliani e delle guerre tra Aragonesi ed Angioini per il possesso dell'Italia meridionale. Protagonista di questa vicenda reale e fantastica ambientata nel quindicesimo secolo è l’ombra, di un uomo inafferrabile che nella vita è stato infinite cose, infinite persone, e poi scomparso svanendo senza alcuna traccia, lasciando aperte infinite possibilità d’interpretazione e d’invenzione. Nel 1465 Samuel Ben Nissim, il protagonista, ha quindici anni, è membro di quella comunità ebraica e il padre, Rabbi Nissim, nutre grandi ambizioni per quel figlio che istruisce anche nella cabala. Il destino, purtroppo, decide diversamente e le circostanze costringono il ragazzo a trovare rifugio in un convento di frati. La giovane promessa diventa un ebreo convertito, disprezzato dalla sua comunità e maledetto dalla sua famiglia, si ritrova con una nuova identità di cristiano. Raggiunge Roma, dove predicherà di fronte al Papa ottenendo enorme fama grazie alla forza della sua parola e della sua scienza ma il destino gli prepara una nuova ed imprevista sciagura. Cambia ancora nome e diventa quel Flavio Mitridate che insegna a Pico della Mirandola i segreti della cabala e le lingue orientali. All’interno dello stesso libro Camilleri ci racconta come casualmente si sia imbattuto in questa storia, di essersi incuriosito e come, agguantato il desiderio di sapere, incomincia ad inseguire quell’ombra inventandosi questo romanzo. L’Autore servendosi di fantastiche ricostruzioni ci spiattella questa bella storia attraverso la sua affabulazione e ci tiene agganciati, piacevolmente, per qualche ora a questo personaggio realmente vissuto.

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Diario di scuola

di Daniel Pennac

In questo libro l’Autore, ex cattivo alunno, racconta la sua metamorfosi da somaro a insegnante offrendoci una sua analisi ricca di intelligenti e partecipate riflessioni sulla scuola, vista dalla parte di chi avanza con fatica e senza eccessive pretese da grande educatore. Pennac si muove tra la paura dei ragazzi con scarsa volontà e bassa resa, attraversando il terrore che li attanaglia quando, davanti agli insegnanti, presentano la loro sconfitta che potrebbe diventare definitiva nella loro vita collocando in primo piano la sua esperienza personale. Divenuto insegnante, infatti, ha saputo affrontare il terrore e comprendere ogni alunno in difficoltà e di conseguenza è riuscito ad aiutarlo a guarire dalla paura. Lo fa con ironia e chiarezza e ci obbliga a riflettere sulle sofferenze che la scuola può infliggere ai ragazzi in una società così precaria e deprimente come la nostra, sempre più guidata dalle regole di un mercato globale incontrollabile in cui prevale il rischio della disoccupazione. Secondo me ogni insegnante dovrebbe leggere questo libro che non ha pretese di trattato pedagogico, ma piuttosto è un pamphlet necessario per capire il perché il somaro è somaro, starà poi all’insegnante trovare il metodo per cercare di recuperare i devianti. L’Autore, nel finale, asserisce che il metodo non basta perché manca qualcosa che non si può pronunciare in una scuola, in un liceo, in un’università, o in tutto ciò che le assomiglia, "una parolaccia" sconveniente nella pedagogia contemporanea: l'amore. Io posso solo invitarvi a leggerlo non da esperto, la mia carriera d’insegnante è stata breve, ma da ex operatore del settore posso dire che non giova a nessuno abbandonare chi ha difficoltà di apprendimento.

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La nostra gang

di Philip Roth

In questo libro, Philip Roth, prendendo spunto da un discorso tenuto, da Richard Nixon, nell’aprile del 1971 a San Clemente scrive un romanzo satirico uscito più di un anno prima dello scandalo Watergate e appena ripubblicato da Einaudi. Il Presidente statunitense, in quell’occasione, dichiarava «L'aborto è una forma inaccettabile di controllo della popolazione» Roth ne approfitta per smontarne tutti i procedimenti retorici fino a raffigurarlo come un personaggio sui generis nocivo che finisce, addirittura, per sfidare Satana in una contesa elettorale per la guida dell’Inferno. Non so cosa abbia spinto l’Autore ad evidenziare il falso linguaggio di Nixon, il suo populismo, i suoi tic e la sua corruzione morale. Roth ci presenta, infatti, un Presidente razzista e anti-democratico, sempre pronto a dissimulare la menzogna adoperando una satira spietata, grottesca e perfino volgare. Un libro che non sembra scritto da Philip Roth che emana odio e irriverenza in ogni capitolo e perfino nel titolo, per carità è un romanzo brillante e divertente ma sicuramente non all’altezza di altri libri dello stesso Autore.

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Considera l'aragosta

di David Foster Wallace

In questo libro scopriamo una raccolta di dieci saggi di David Foster Wallace, scritti tra il 1994 e il 2005, e di cui uno di essi “Considera l'aragosta”, dà il titolo all’intera raccolta. Chi ha dimestichezza con l'aragosta mediterranea (palinurus elephas), può trovarsi in inganno con la foto della copertina ma l’aragosta di cui si parla è l’homarus americanus, un crostaceo strettamente imparentato con l'astice europeo l’homarus gammarus. I dieci saggi trattano gli argomenti più svariati che uno possa immaginarsi come gli oscar del cinema porno, la comicità di Kafka, la biografia della tennista Tracy Austin, il viaggio a fianco di un candidato alle primarie repubblicane, il festival dell'aragosta del Maine, la recensione di un dizionario sull’uso della lingua inglese, un punto di vista sull’11 settembre, un commentatore radiotelevisivo e perfino Dostoevskij. Quello che stupisce il lettore non è la varietà degli argomenti e il modo con cui, l’Autore, riesca a parlarne spigliatamente ma la sua capacità di farlo appassionare alle diverse circostanze. Con la sua scrittura, per me che lo leggo per la prima volta, inedita e originale, infarcita da lunghissime note e richiami vari, DFW mescola arguzia giornalistica, pazienza da narratore instancabile e accortezza da saggista spregiudicato, offrendo una prosa non solo particolare ma principalmente ironica e accattivante anche se la lettura, in alcuni casi diventa impegnativa. Alla fine, posso dire, che non c’è un argomento inutile e ve lo consiglio.

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Viaggio nella vertigine

di Evgenija Ginzburg

Questo libro, definito uno dei testi più importanti del Novecento, narra le disgrazie patite da Evgenija Ginzburg deportata politica all’epoca di Stalin. Il racconto autobiografico fa rivivere i suoi lunghi anni di peregrinazioni per le prigioni moscovite, infatti, trascorse prima due anni nella prigione di Jaroslavl’ in condizioni di vita estreme, soffrendo la fame e il freddo, poi fu deportata nella Kolyma, Siberia orientale, iniziando un vero e proprio calvario, che la ridussero più di una volta in fin di vita. Evgenija, però, riesce a sopravvivere e sconta per intero la sua pena, dieci anni, al termine della quale le viene imposto l’obbligo di soggiorno a vita nei territori della Kolyma. Solamente dopo la morte di Stalin cominciò un percorso differente e gradatamente fu riconosciuta innocente e riabilitata, dopo oltre vent’anni di sofferenze. Evgenija, pur perseguitata nella fede politica quanto negli affetti familiari, ha saputo conservare la propria dignità e non smarrire mai le proprie convinzioni lasciandoci questa testimonianza drammatica degli orrori dello stalinismo. Chi desidera conoscere la tragedia delle purghe staliniane e del Gulag non può fare a meno di leggere questo capolavoro letterario che raccoglie le terribili esperienze biografiche e psicologiche dell’autrice in tutta la loro cruda autenticità e immediatezza e scritto con un linguaggio molto emozionante e ben marcato. Veramente un bel libro che merita il successo internazionale raggiunto.

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La congiura contro i giovani

di Stefano Laffi

Stefano Laffi, in questo libro, fa un'analisi della situazione dei ragazzi di oggi che i nostri governanti da strapazzo hanno definito, approssimativamente, come choosy, bamboccioni, fannulloni e senza valori, cercando di spiegarne i motivi. Questi ragazzi sono davvero così? L’Autore si chiede quali politiche abbia messo in atto la gerontocrazia al potere e usa il termine “Congiura” per svelare il mondo che gli adulti hanno creato per i loro figli, la scuola cui li mandiamo, quello che gli abbiamo comprato, quello che ci aspettiamo da loro e quello che gli chiediamo non è adatto ai giovani.  Gli adulti si dicono preoccupati per i giovani, ma contemporaneamente li lascia fuori dalle decisioni e dal mondo del lavoro, li protegge ma non concede nulla spingendoli verso l’indifferenza e la solitudine. I giovani vivono la condizione più drammatica, quella del "futuro negato" e chiedono più spazio mentre l’adulto non vuole cedere nessuna posizione perciò la responsabilità è di questi ultimi che non accettano il cambiamento. Ecco nel libro, l’Autore, parla di tutto ciò avendo sperimentato, come ricercatore, il mondo dei ragazzi e sostiene che sia arrivato il momento di rimettere in circolazione i diversi saperi, ricollegare le generazioni e tutti insieme affrontare il presente per costruire un futuro migliore e superare l’impasse in cui si trova la nostra società. Molto interessante, bisogna leggerlo!

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Ogni cosa è illuminata

di Jonathan Safran Foer

Quando finisci di leggere, questo libro, tiri un sospiro di sollievo e dici: nonostante tutto mi è piaciuto. Se mi chiederete il motivo, dirò subito che è un libro particolare che in certi momenti rasenta l’incomprensibilità dovuta per l’ostinazione nel ricercare l'innovazione linguistica o per puro esercizio stilistico. Il lavoro del traduttore, la giovane guida Alex, che fatica a parlare inglese usando una lingua distorta e scolastica, invece che far sorridere è in certi momenti veramente incomprensibile. La vicenda in sé è interessante, narra di un giovane Ebreo statunitense, Jonathan, che si reca in Ucraina alla ricerca di Augustine, la donna che salvò la vita a suo nonno durante le deportazioni naziste. Ha con sé una fotografia che ritrae Augustine con suo nonno. Nel suo viaggio è accompagnato da una guida locale, appunto Alex, con il quale stringerà presto amicizia, dal bizzarro nonno dello stesso Alex, che sostiene, di essere cieco ma che in realtà ci vede benissimo e dall’altrettanto particolare cane Sammy Davis Junior Junior. Nel villaggio fantasma, raso al suolo, di Trachimbrod incontreranno Lista una delle amanti di Safran, il nonno di Jonathan, che è l’unica sopravvissuta alla devastazione perpetrata dai nazisti, la quale racconterà loro la morte di sua sorella Augustine. Il libro, lontano dagli schemi classici della letteratura, nasconde una realtà ben più grande e intima. Tutti conservano un loro segreto, una lacrima trattenuta, un dolore che non è riuscito a superare o affrontare. La vicenda, poi, è avviluppata con la storia di Brod, antenata di Jonathan, nata in modo incredibile mentre i suoi genitori morivano cadendo con tutto il loro carro nel fiume. Brod è adottata da un usuraio, poi, alla morte di questi, sposa un uomo che, a causa di un incidente in segheria finisce per diventare violento. E’ un peccato non leggerlo ma ci vuole tanta pazienza e onestà intellettuale.

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La creatura del desiderio

di Andrea Camilleri

Diciamolo subito: Camilleri è bravo! Ormai tutti lo conosciamo sia che racconti le gesta del “suo” Montalbano sia le storie allocate in Sicilia sia altre storie come quella raccontata in questo libro. Questo racconto ha come base una reale passione amorosa, spinta fino all'ossessione e alla follia. Il protagonista è uno tra i più celebri pittori della Vienna d’inizio Novecento, Oskar Kokoschka, mentre lei Alma Mahler, è la bellissima vedova di uno dei maggiori compositori della modernità. Una relazione scomoda, intensa e scandalosa che come tutti gli amori di questo tipo non avrà altro destino che la fine e una volta terminato il pittore deciderà di andare in guerra come se la scelta dovesse essere la sua sentenza di morte.  Camilleri, da abile e raffinatissimo narratore qual è, e per farci apprezzare meglio la vicenda s’inventa un salto indietro di molti secoli fino ad arrivare all’Euripidea Elena che non era un doppio, ma una copia perfetta, parlante e ragionante come l'originale e che nemmeno suo marito Menelao, quando va a riprendersela a Troia, si accorge di avere a che fare con una copia, un simulacro. Pertanto nel momento in cui Kokoschka, consapevole di aver perso definitivamente Alma, decide di farsi costruire e modellare, a sua immagine e somiglianza, una bambola si troverà davanti ad un simulacro. E' follia. Pura follia. Alma rivive al suo fianco fino al sorprendente gesto catartico finale. Una storia reale di cui si può far fatica a credere ma che Camilleri ci riporta con grande partecipazione e con l’abituale efficacia.

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La Paura e altri racconti della grande guerra

di Federico De Roberto

In questa raccolta curata da Antonio Di Grado, a cent’anni dall’inizio della grande guerra, troviamo una serie di racconti, sull’argomento, di Federico  De Roberto. Il primo in cui c’imbattiamo è La paura, secca e angosciante e quasi teatrale sintesi dell’orrore della guerra di trincea, in unità di tempo, di luogo, d’azione e la cui morale è che l’interesse collettivo abbia la preminenza su quello individuale, e che rifiutando questa gerarchia l’individuo si condanni all’autodistruzione. Il tenente Alfani, incapace di un gesto totale di ribellione, fa così sfilare e morire uno ad uno i suoi uomini e di cui il lettore è informato del proprio terrore dal racconto che ognuno di loro ci porge nel proprio dialetto. Nel Rifugio troviamo la storia di un disertore e della sua fucilazione raccontata da un ufficiale che casualmente viene ospitato e rifocillato dai genitori del soldato fucilato. La retata è, invece, una divertente burla in cui un soldato racconta in romanesco di come, caduto nelle mani del nemico, riuscì a sua volta a catturare un intero plotone austriaco inventando decine di manicaretti che avrebbero costituito, secondo lui, il “rancio” delle truppe italiane. Gli austriaci, increduli all’inizio, si fanno via via sedurre dal racconto straordinario dell’italiano, fino a decidere di disertare e di seguirlo. Infine nell’Ultimo voto il capitano Tancredi ha per missione di informare una bella contessa del decesso del suo eroico marito. Dopo solo poche settimane apprenderà con amarezza del matrimonio tra la vedova allegra e un imboscato. Un’interessante lettura.

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Kitchen Confidential

di Anthony Bourdain

Questo libro, scritto da Anthony Bourdain, racconta la vera storia della carriera dell'autore che rompendo quella che era una delle regole non scritte dell'ambiente delle cucine professionali parla del lavoro del cuoco, duro e sporco, e di tutto quello che accade dentro le cucine con episodi estremi e totalmente sproporzionati se paragonati alle consuetudini della vita normale. Bourdain partendo dal primo contatto con i sapori veri racconta la sua vita "culinaria" che l’ha portato a vagare per le cucine di diversissimi ristoranti in America ma perfino in Giappone. Perciò le protagoniste del libro sono le cucine dei ristoranti con i loro odori, i loro ritmi, le relazioni, il gergo dei cuochi, i sacrifici, rivelando tutti i segreti e le sconcezze del mondo della ristorazione. Sono racconti autobiografici di lui chef che inizia la sua gavetta in un ristorante sulla spiaggia dove per la prima volta si rende conto che nella ristorazione ci vuole soprattutto disciplina, puntualità senza assenteismo e facendo tutto alla perfezione e velocemente. Il libro diviso in sei parti viene presentato come un menù, partendo subito con l’antipasto passando poi per i primi piatti, i secondi e terzi, i dessert e l’immancabile caffè e sigaretta. Dire che il libro è divertente e accattivante significa svalutarne la scrittura che è chiara e molto spigliata tanto da non annoiare  mai . Ve lo consiglio.

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Il quaderno perduto di Pirandello

di Giovanni Parlato

In questo romanzo, Giovanni Parlato, ci narra una vicenda insolita che inizia con il ritrovamento, a Bonn, di un vecchio quaderno con una novella inedita del dodicenne Luigi Pirandello. Il vecchio quaderno finisce nelle mani di un editor, il protagonista, esperto sull’argomento, perché aveva preparato la propria tesi di laurea sul grande drammaturgo, che vi riconosce la calligrafia di Pirandello giovane. L’editor, che è anche l'Autore, sostiene di essersi imbattuto, in questa novella, in sua nonna Fofò, che inspiegabilmente, è la protagonista dello scritto pirandelliano. La novella, datata 1879, è la prima ed è anche incompiuta. Perciò il romanzo non è altro che il racconto della sua continuazione e ci offre un elegante gioco e scambio di ruoli tra finzione e realtà dell’editor, che medita una truffa letteraria, e lo spirito del giovane drammaturgo che vuole rendere concreto i personaggi rimasti appena tratteggiati della sua prima opera. Il lettore si trova, involontariamente, dentro un’atmosfera pirandelliana e un finale degno di tale nome.  Bello! Sia per lo stile colloquiale che per la struttura.

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Moscerine

di Anna Marchesini

In questo libro, Anna Marchesini, ci presenta nove racconti che hanno per protagonisti dei “non vincenti” ed in cui padroneggiano la fragilità e l’imprevedibile. Nove racconti, comici e divertenti, ognuno con il suo personaggio, o meglio, dove ogni personaggio ha la sua storia.  L’attrice/scrittrice osserva e racconta questi soggetti quasi invisibili con il linguaggio del teatro, dove la letteratura diventa, essa stessa istrionismo a volte umoristico altre volte drammatico o surreale insomma scrive come mangia cercando di rendere grandi le cose piccole.  La difficoltà del lettore nasce proprio nel non avere le capacità teatrali della Marchesini perciò si perde tra gli intrecci di questo linguaggio e per cui i racconti non decollano mai e il senso della descrizione si esaurisce troppo spesso nella ricerca dell'ordine delle parole, nei facili contrasti e nello stupore che dovrebbe provare nel suo gioco pirotecnico di parole e spiritosaggini. Sicuramente sentiti dalla viva voce dell’Autrice, i racconti risulterebbero di tutt’altro tono ed efficacia. Lo suggerisco a chi conosce la verve e l’ingegno di Anna Marchesini al quale è difficile resistere.

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L'ombra del bastone

di Mauro Corona

Questo libro, di Mauro Corona, pubblicato nel 2005 ha un prologo, non si sa se realmente o per esigenze della storia, in cui uno sconosciuto ha consegnato all’Autore in dono un vecchio quaderno contenente il manoscritto e ritrovato fortuitamente.  L’Autore si limita a riportarlo così com'è, correggendo qualche frase qua e là, intervenendo per tradurre in lingua italiana quelle forme dialettali incomprensibili a chi non è friulano e integrandolo con il prologo e l’epilogo. Il protagonista è Severino Corona detto “Zino”, di professione contadino che professa anche la zootecnia con capre, pecore e mucche con relative attività casearie e, tutta la vicenda, si svolge nei primi del novecento tra le montagne di Erto, paese d’origine della famiglia dello scrittore. Suo socio nell’attività casearia è Benvenuto Martinelli detto “Raggio” divenuti amici per la pelle ma che una donna riuscirà a metterli in conflitto. Sullo sfondo c’è, la mitologia montanara, alimentata da eroi come Nacio Baldo, capace di uccidere un asino con un pugno o streghe come Melissa, l’ignoranza e la miseria dei montanari e il vizio del bere. La storia è avvincente e attira, subito, il lettore conquistandolo. Si legge con piacere.

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Basta Piangere!

Storie di un'Italia che non si lamentava

di Aldo Cazzullo

Quello che dice Cazzullo, in questo libro, è un'esortazione a scuotersi dal vittimismo predominante in questi ultimi tempi ed è rivolta ai giovani nati negli anni 80-90. Infatti, l’Autore dice “Un adolescente dell’Italia di oggi è l’uomo più fortunato della storia. Anche se nato in una famiglia impoverita dalla crisi, ha infinitamente più cose e più opportunità di un ragazzo di qualsiasi generazione cresciuta nel Novecento”. Poi sciorina un lungo elenco di cose che i nostri nonni hanno desiderato come le case riscaldate, illuminate, con il bagno e l’acqua corrente o che la generazione precedente non si poteva permettere o non conoscevano come andare al mare, in campeggio, in discoteca, all’estero su voli low cost, ai fast food o nei ristoranti etnici dove mangia piatti esotici. Un po’ come aveva fatto, con altro piglio, Francesco Guccini nel suo Dizionario delle cose perdute. Continua, poi, dicendo che la gioventù di oggi ha la tv a colori con decine di programmi a qualsiasi ora del giorno e della notte, un computer connesso con il mondo intero, il telefonino con cui scaricare qualsiasi canzone o film immaginabile, una varietà di social network per ritrovare i vecchi amici o entrare in contatto con gli sconosciuti. Non c'è dubbio che i nostri figli hanno accesso a cose che prima, naturalmente, non c'erano cioè computer, play station, cellulari. Io che sono un po’ più vecchio di Cazzullo posso dire che sì è vero che noi abbiamo avuto meno cose rispetto ai nostri figli, ma non è vero, come invece dice lui, che loro abbiano anche più opportunità, la cosa mi ricorda Berlusconi che negava la crisi economica dicendo che i ristoranti erano pieni. Non bisogna confondere il progresso con l’opportunità perché l’ultima generazione sta patendo la mancanza di futuro, è la mancanza di settori nuovi, i giovani si scoprono delusi per non riuscire a fare il lavoro per cui hanno studiato. Secondo me, sessantottino com’è stata definita la mia generazione, i giovani non solo si devono lamentare ma devono lottare per non farsi togliere quello che, faticosamente, i loro padri hanno conquistato e solo una decina di anni fa si stava tutti meglio. Aggiungo che chi oggi ha il culo nella panna certe cose non li potrà mai capire, oppure fa finta di non capire, anche se i loro nonni hanno fatto la guerra e a loro è stata raccontata.

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Chi muore prima

Massimo Gardella

Ambientato nella campagna pavese questo giallo di Massimo Gardella racconta una serie di suicidi di studenti dello stesso istituto scolastico trovati impiccati nel giro di pochi giorni e senza una motivazione apparente, diventando in breve tempo un caso mediatico. Ad indagare su queste morti troviamo l’ispettore Remo Jacobi, costantemente afflitto dal senso di colpa per la prematura morte della figlia e il conseguente divorzio dalla moglie. Si sente uno sconfitto, non ha nessun hobby e dopo il lavoro trascorre il tempo libero a casa in compagnia del silenzio di suo padre. Invece il suo vice, Antonio Borghesi, è animato da entusiasmo ed energia che solo l’inizio di una promettente carriera può conferire e che in realtà conduce l’indagine in modo parallelo se non addirittura in concorrenza con il suo capo ormai arrivato al massimo della sua carriera e che non vede l’ora di andare in pensione. I due poliziotti interrogano sia il personale della scuola frequentata dai ragazzi sia le loro famiglie, alcune affrante, altre arrabbiate e anche indifferenti, evidenziando anche l’abisso esistente tra i ragazzi e i loro parenti più stretti. Il racconto non si limita a un’incalzante narrazione che insegue il tanto atteso finale, ma si sofferma su una delicata analisi di ciò che si nasconde dietro i personaggi, in particolare l’ispettore Jacobi tanto che il romanzo è più d’introspezione alla Svevo che un vero e proprio giallo tale da non avere una vera e propria soluzione.  La prosa di Gardella appare abbastanza lineare, asciutta e a tratti anche piacevole ma non mi ha, completamente, coinvolto forse anche perché è il primo romanzo che leggo dell’Autore.

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Se muore il Sud

di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

Con questo libro Stella e Rizzo hanno voluto indagare sulle responsabilità di quello che realmente è l’Italia meridionale con un’analisi appassionata e senza peli sulla lingua. Riportano fatti, numeri, storie e aneddoti e senza fare sconti ai filibustieri politici e imprenditoriali del Nord e inchiodando alla loro responsabilità tutta la classe politica ingorda e inconcludente che pare quasi non accorgersi della catastrofe che trainerebbe nel baratro non solo il sud ma l’intero paese. Quello che emerge è che il Sud sta morendo la mia amata regione, la Sicilia, nelle classifiche delle regioni Europee è ultima per infrastrutture e per competitività, penultima per occupazione femminile (appena il 34%), terzultima per occupazione (42,6%). In Italia, la Sicilia, è agli ultimi posti in tutte le classifiche, tranne che in quella degli stipendi dei politici dell’Ars, e anche per la qualità della vita le città siciliane occupano sempre gli ultimi posti delle classifiche. Gli Autori basano la loro inchiesta su dati di cronaca, di costume, statistici. Rilevando che nonostante i fiumi di denaro che sono stati dislocati, il Sud invece di crescere è arretrato e molti di quei denari sono stati gettati al vento, spesi per arricchire cricche politiche e il malaffare.  Ancora adesso la società meridionale non è costruita per favorire la crescita, non investe e non pensa alle nuove generazioni, anche se c’è una parte di Sud, che funziona come l’imprenditore che ha consegnato i lavori finiti, con un anno e mezzo di anticipo, del tratto di autostrada Salerno - Reggio Calabria, i fratelli Finocchiaro di Harmont & Blain, i Polaretti che hanno invaso il mondo e solo in Corea ne vendono 18 milioni. Bella la storia dei due trentenni pugliesi che con i soldi di un progetto aggiudicato alla Regione Puglia, anche se 42 banche gli hanno sbattuto le porte in faccia, con la loro caparbietà hanno trovato chi ha finanziato il loro sogno dell’aereo ultraleggero, il primo al mondo, così come nella stessa regione si costruisce il nuovo Boeing 787. Bisogna avere fiducia "i ragazzi e le ragazze del mezzogiorno devono avere la possibilità di uscire allo scoperto, perché abbiamo costruito una società che non va bene per i giovani, invece noi dobbiamo offrire la possibilità ai migliori di venir fuori e giocarsela". Certo, i due giornalisti, non danno soluzioni né hanno la bacchetta magica, ma il loro è un appello accorato rivolto alla nostra classe dirigente, che dovrà farsene carico, perché se affonda il Sud, affonda anche l’Italia.

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I padroni del mondo

di Luca Ciarrocca

Questo saggio di Luca Ciarrocca, ci introduce nel mondo della finanza e ci fa conoscere gli innominati protagonisti indiscussi che lui ha classificato come banksters (banchieri gangster) e che si elevano a capo degli organismi finanziari più potenti e più ricchi del mondo. Non nomina mai il solito pubblicizzato Club Bilderberg né l’utilità o meno dell’euro né le scelte governative ad esso collegate. Evita, in parole povere, di schierarsi tra gli anti-europeisti ed anti-euro che di recente ispirano tante forze politiche che ritengono ciò il toccasana universale, al contrario, Ciarrocca punta decisamente su quei ventinove organismi definiti, Too Big To Fail (troppo grandi perché possano fallire), che si sono impossessati dei profitti prodotti dal sudore e dal lavoro di decine di milioni di lavoratori, ma anche degli aiuti di stati, di cui finiscono, automaticamente, col dettarne la politica. La quantità di dati che l’Autore cita è impressionante e non ci fa conoscere soltanto gli investimenti e le speculazioni sui diversi tipi di raggiri finanziari come derivati, subprime e tutte le bolle speculative che animano i mercati azionari ma anche i fenomeni di riciclaggio di denaro sporco. Insomma una marea di monnezza che ha trascinato con sé l’intero sistema economico e finanziario e da cui non si sa come uscirne. L’Autore, nel finale, propone alcune soluzioni che possano riequilibrare la disastrosa situazione e ridimensionare molto il potere dei banksters. Si tratta del sistema “Positive Money” elaborato dagli economisti Andrew Jackson e Ben Dyson e ce ne fa conoscere i principi fondamentali.  Una rivoluzione che sta dalla parte della gente che lavora e dell’economia reale, un’utopia. Un libro bello, interessante e che riesce benissimo a far capire i motivi della crisi del sistema capitalistico e le eventuali strategie per uscirne. Molto interessante.

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Atlante delle isole remote

di Judith Schalansky

In questo insolito atlante, Judith Schalansky, inserisce una cinquantina di piccole isole sparse nel mondo, molte inospitali, quasi irraggiungibili o disabitate, alcune con un fascino paradisiaco, altre sedi di spietate prigioni o di basi militari inquietanti e ce li racconta in maniera virtuale.  Sono quelle isole che, essendo parecchio lontane dalla terraferma, sono purtroppo escluse dalle carte geografiche ufficiali, quasi come se non esistessero. O se gli va bene, sono accatastate una sull’altra ad un’estremità della mappa, tralasciando dettagli a quanto pare poco fondamentali come le reali coordinate geografiche. Fra di esse ne troviamo qualcuna più nota, per esempio Sant’Elena o Rapa Nui/Isola di Pasqua altre associate ai nomi degli scopritori come Magellano e Cook altre ancora sono completamente sconosciute. Judith Schalansky, dichiarando da subito che si tratta di isole «dove non sono mai stata né mai andrò», ci fa visitare questi luoghi remoti sperduti negli oceani senza farci muovere da casa e di ognuna di esse ci fa conoscere la posizione e qualche particolarità. Infatti, di ognuna delle isole esaminate ci racconta una propria storia che ne svela l’anima e l’angosciante solitudine di un punto imprigionato dalla vastità degli oceani. E’ il libro ideale per chi ama i libri ma più di tutto per le fantasie che essi sprigionano.

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Cosa tiene accese le stelle

di Mario Calabresi

Un po’ in ritardo sulla data di pubblicazione ho letto questo libro primo perché racconta storie di Italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro” e poi perché ero rimasto un po’ deluso della tesi sostenuta da Andrea Scanzi nel libro “Non è tempo per noi- Quarantenni: una generazione in panchina” era desideroso di sentire un altro quarantenne. Mario Calabresi è un quarantenne che per di più non ha avuto una fanciullezza facile, che dice di aver scritto il libro per «capire se il declino e il pessimismo siano una condizione cui noi italiani non possiamo più sottrarci, per scoprire se sotto la superficie della paura e del cinismo esistano ancora energie fresche, speranze di cambiamento e passioni da far emergere». Gli Italiani illustri di cui ci racconta non sono solo anziani come Umberto Veronesi o Giuseppe Masera ma ci fa conoscere anche il cuneese di montagna, Loris Degioanni, che le grandi società informatiche in California si contendono. Certo nessuno può negare che la prospettiva che l’oggi delinea alle giovani generazioni con la disoccupazione che ha raggiunto vette impensabili, ma neanche si può correre dietro alle illusioni e chiacchiere che ci offre la televisione.  L’Autore, nel libro, si mette in gioco, offrendo la sua autobiografia professionale e indica il sentiero che porta verso l’ottimismo e la fiducia perché c’è posto per tutti, bisogna abbandonare il pessimismo del “non si può fare” e, anche se non si diventerà famosi, possono farcela tutti. La volontà deve far tornare, i giovani, a coltivare le proprie passioni, per ritrovare la forza di lottare per ottenere più libertà e benessere. Ecco cosa tiene accese le stelle per Mario Calabresi. Lo consiglio a tutti i giovani che hanno ancora voglia di sperare e credere nei propri sogni in un momento così difficile per il nostro paese.

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Il Fotografo di Auschwitz

di Luca Crippa e Maurizio Onnis

Luca Crippa e Maurizio Onnis ci raccontano la vera storia di Wilhelm Brasse che a 23 anni, nel 1940, era finito nel lager di Auschwitz. La sua colpa era che pur essendo di origine austriaca da parte di padre, ariano biondo come piaceva agli invasori nazisti della Polonia, non aveva voluto unirsi a loro. La sua patria era la Polonia e non intendeva diventare complice dei persecutori dei suoi connazionali. Brasse era un bravo fotografo, aveva imparato il mestiere da uno zio, e poiché alla burocrazia nazista occorreva certificare i numeri e i volti dello sterminio il prigioniero polacco gli risultò utile perciò fu incaricato di documentare tutti gli internati che arrivavano nel campo di sterminio. Così riesce a sopravvivere per cinque lunghi anni grazie al suo lavoro. Nel piccolo studio fotografico all'interno del lager sfilano oltre 50 mila persone. Ebrei, zingari, polacchi. uomini, donne e bambini. Esseri umani i cui sguardi raccontano il dolore, la rassegnazione, la ricerca di un perché a una mostruosità che è al di fuori da qualsiasi logica. I giorni procedono tutti uguali guardando e annusando la puzza di morte che regna nel lager. Brasse, il cui fine ultimo era uscirne vivo, si impegna nel suo lavoro  tacendo, abbozzando e resistendo ai tentativi di “conversione” al nazismo. Verso la fine, partecipa alla resistenza contro i nazisti e riesce a salvare le sue foto, che dovevano essere distrutte per eliminare le prove dello sterminio, offrendo alla Storia il riconoscimento della sofferenza di milioni di persone. Una volta libero, all’età di 27 anni, non riuscirà mai più a fotografare nulla perché nell’obbiettivo vedrà sempre gli sguardi delle vittime di Auschwitz. Scritto in modo semplice ed in prima persona chi lo legge ha la sensazione di essere accanto a Brasse e ai suoi compagni di lavoro, di provare le stesse ansie e paure, di sentire la rabbia soffocata di fronte all’ingiustizia. Da leggere

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Non è tempo per noi

Quarantenni: una generazione in panchina

di Andrea Scanzi

Andrea Scanzi, in questo libro, erigendosi a portavoce dei quarantenni fa l’analisi del come e perché la sua generazione sia arrivata alla scarsità di ideali e coscienza, rimproverandola.  Così egli stesso ammette: «La mia generazione non ha perso, ma solo perché non è scesa neanche in campo» insomma non assolve la propria generazione, la critica molto duramente e quantunque ne avesse le potenzialità, ha deciso di rifugiarsi nell’ozio più totale perché ci si trovava molto bene e che nei momenti decisivi ha sempre voluto pareggiare e stare in panchina, quando invece avrebbe dovuto giocare dando il meglio di sé e magari perdere, ma almeno provarci. Il libro si snoda tra gli eventi, le tendenze, le mode, i simboli e gli oggetti che hanno influenzato la formazione dei ragazzi cresciuti negli anni Ottanta. Ragazzi attratti da icone o miti che non hanno nulla di rivoluzionario ma posti più verso la rassegnazione che alla protesta. Quando accade che qualcuno se ne voglia assumere la responsabilità e rappresentarne gli interessi, come per esempio uno Jovanotti o un Renzi, per Scanzi, sono dema­goghi, opportunisti e ina­de­guati.  Non so cosa dire ma penso che la partita per questi panchinari sia incominciata e un esempio è proprio lo stesso Autore che avendo scelto come lavoro la critica e le chiacchiere guadagni molto di più di un ricercatore malpagato a mille euro al mese o di un insegnante o meglio ancora muratore, contadino insomma un lavoro vero no? Ha ragione lui, chi andrà avanti sarà il solito furbo, l’opportunista e lui ne è un degno rappresentante.

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La festa dell’insignificanza

di Milan Kundera

Insignificanza! Che cos’è? Ce lo dice Milan Kundera L’insignificanza, amico mio, è l’essenza della vita. E’ con noi ovunque e sempre. E’ presente anche dove nessuno la vuole vedere: negli orrori, nelle battaglie cruente, nelle peggiori sciagure. Occorre spesso coraggio per riconoscerla in condizioni tanto drammatiche e per chiamarla con il suo nome. Ma non basta riconoscerla, bisogna amarla, l’insignificanza, bisogna impara ad amarla. […]. Respiri questa insignificanza che ci circonda, è la chiave della saggezza, è la chiave del buonumore.” Nel libro si festeggia proprio l’insignificanza della vita vissuta dalle persone e delle loro scelte, sia essa di personaggi comuni e senza storia ma anche quella di grandi personaggi storici come Stalin e Chruščёv che Kundera fa comparire nel testo. L’Autore costruisce un’ironica presa in giro dei suoi personaggi, togliendo attendibilità alle convinzioni più inattaccabili e creando nuovi modelli come, per esempio, il fascino che provocano certe ragazze che esibiscono l'ombelico. Lo scrittore è convinto che ogni volta che s’imponga una moda, l'erotismo riscrive la sua vitalità adeguandosi. C’è in queste poche pagine la dimostrazione che l'insignificanza domini la società attuale e, citando Hegel, ricorda che "solo dall'alto dell'infinito buonumore, puoi osservare sotto di te l'eterna stupidità degli uomini e riderne". Ed è una festa amara e triste. 

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Il desiderio di essere come TUTTI

di Francesco Piccolo

In questo libro, Francesco Piccolo, rivisita gli ultimi quarant'anni della sua storia personale in cui ha desiderato essere come tutti, cioè appartenere al gruppo di tutti quelli che lottavano per un mondo giusto, intrecciando gli anni della sua formazione con i fatti che hanno segnato la vita pubblica del paese.  Insomma un esercizio di memoria conoscitiva in cui gli avvenimenti privati dell’Autore e quelli pubblici corrono paralleli e si fondono gli uni negli altri. Fondamentale è stata la scelta di essere comunista che, nel corso degli anni presi in considerazione, sono stati segnati da avvenimenti eccezionali come il rapimento di Moro, il craxismo, la morte e i funerali di Berlinguer, per arrivare al ventennio berlusconiano. L'evoluzione del Partito Comunista Italiano è vissuta, dall’Autore, prima come una colpa per poi riscattarla con l'impegno da militante. Con ironia, poi, alterna al suo travaglio politico, pagine di vita sociale con divagazioni letterarie e cinematografiche. Il risultato è un bel libro che però, qualche volta, sconfina nella prolissità.

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Storia di Karel

di Antonio Pennacchi

Ero rimasto particolarmente affascinato da Canale Mussolini che quando ho visto la nuova opera di Antonio Pennacchi l’ho desiderata vivamente ma quando ho iniziato a leggerla, mi sono ritrovato davanti a una sterzata inattesa dell’Autore. La storia è ambientata nel 2099 e anche questa volta ci troviamo in una colonia, un pianeta, collocato agli estremi confini della galassia. Vista l’ambientazione dico subito che non è un libro di fantascienza perché già quando il lettore legge che il luogo si chiama Colonia capisce che anche qui c’è l’influenza dell'epopea della bonifica e delle città di fondazione. Colonia doveva rappresentare la testa di ponte per il grande balzo in avanti ma il progetto era fallito ed era stata abbandonata a se stessa, la Federazione smontò il Varco da cui sarebbero dovute sbucare dall'iperspazio le astronavi e rimpatriò nei pianeti d'origine le migliaia e migliaia di tecnici e coloni che aveva portato fino lì e se ne andò. Rimasero un manipolo d’irriducibili concentrati nel minuscolo centro urbano ai limiti del deserto, costretti a obbedire alle regole della Federazione e immersi in un’esistenza sempre piatta animata, di tanto in tanto, dal periodico arrivo di qualche circo da quattro soldi atteso con ansietà non solo dall'intellettuale Karel ma dall’intera comunità. La svolta inattesa arriva con un evento casuale che mette in moto l’inarrestabile macchina del progresso e per la Colonia le cose non saranno più come prima. Il futuro prospettato con brevi capitoli scritti in modo semplice, però, è più che altro un passato remoto prospettatoci nelle medesime modalità diventando così una riflessione sul passato dove il tutto è rappresentato, non con metafore, ma riprodotto con gli stessi nomi. Non sono rimasto deluso solo perché Pennacchi non si limita a descrivere il danno che l’uomo ha fatto alla madre terra e a rimpiangere il passato ma si colloca nella direzione progressista dando fiducia alle giovani generazioni.

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Banchieri

Storie del nuovo banditismo globale

di Federico Rampini

In questo libro, Federico Rampini, parlandoci della profonda crisi economica mondiale del 2008, addossa tutta la colpa ai banchieri definiti dallo stesso “i grandi banditi del nostro tempo”. A questo errore del sistema bancario avrebbe dovuto seguire un’inversione di tendenza da parte delle istituzioni di controllo e degli Stati, ma i loro servitori hanno, in realtà, ritenuto opportuno rimpinguare con generose iniezioni di liquidità le banche a rischio di tracollo permettendo così, ai grandi banditi banchieri, un profitto aggiuntivo.  In sintesi è questo il fulcro del libro e Rampini non ha né peli sulla lingua né paura di affermare le sue idee. In Italia, il salvataggio delle banche, è avvenuto nel momento in cui monta la rivolta dei forconi, dei disoccupati, dei nuovi poveri, dei piccoli imprenditori falliti vittime della crisi e indebolita di subire vessazioni, tasse, imposte e cui le banche chiudono le porte in faccia. L’uso di capitoli brevi, da parte dell’Autore, rende la lettura fluida, comprensibile ed evidenzia molto bene reati e colpevoli tanto da far maturare nel lettore un ribrezzo permanente.  Non ho certezza di quanto afferma Rampini ma, alla sua denuncia, egli fa seguire suggerimenti sulle iniziative da prendere per cercare di migliorare la situazione economica e politica. "Se rinasco - confessa l’autore - in un’altra vita vorrei insegnare l’economia ai bambini. Perché crescano armati degli utensili giusti, perché nessuno li possa ingannare con il linguaggio dei tecnocrati”. Io v’invito a leggerlo.

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Il bordo vertiginoso delle cose

di Gianrico Carofiglio

Gli esperti chiamano questo tipo di libri”romanzi di formazione” dove si assiste a un ritorno ai luoghi dell’adolescenza per comprendere chi si è diventati. Dietro la storia del protagonista, si nasconde il dramma di Enrico Vallesi autore di un solo libro e in perenne blocco creativo tanto da accettare, dal proprio editore, di scrivere autobiografie per conto terzi come personaggi famosi incapaci anche a scribacchiare. Una mattina mentre sorseggia un caffè al bar ha un flash improvviso apprendendo, dal quotidiano a disposizione dei clienti, l’uccisione di un ex compagno di scuola durante una rapina a mano armata. E’ il passato che ritorna, Enrico Vallesi prende il primo treno che lo riporta a casa, da Firenze, dove vive da anni, a Bari. Tornare a casa significa ritrovare gli anni più importanti della vita. La narrazione così procede alternando il passato da giovane studente al presente in cui il protagonista rivede quel passato con gli occhi da adulto con piacevoli, ma anche spiacevoli sorprese percorrendo quel “bordo vertiginoso delle cose”, da una citazione di Robert Browning, segnato da quei limiti che per alcuni rimangono invalicabili mentre altri li superano con facilità. Questa volta l’Autore usa un linguaggio essenziale, asciutto privo di fronzoli tanto che il lettore arriva alla fine senza accorgersene. Da leggere.

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Hooligans e Ultras

di Davide Lava

In questo libro Davide Lava, sociologo e scrittore, ci aiuta a comprendere aspetti e punti di vista particolari, tipici di due gruppi di tifosi, gli Hooligans e gli Ultras, che con le loro azioni violente, contro la legge, mettono a rischio la vita di chi va allo stadio. La prima parte è dedicata agli Hooligans rappresentati, da sempre, dalla classe operaia e che in occasione delle partite della loro nazionale si fondono in un unico raggruppamento con manifesta peculiarità che sfocia nel nazionalismo più becero. Il tifo dei supporters inglesi è spontaneo e solitamente non si serve di striscioni, come quello degli ultras, ma solo di canti. Gli Ultras Italiani, invece, si caratterizzano in sinistra e destra e coinvolge tutte le classi sociali in modo eterogeneo scimmiottando il mondo politico di attinenza. Ho trovato il libro interessante dal punto di vista storico e sociologico anche se è un po’ datato, forse per averlo letto solo adesso, mentre i dati si riferiscono a prima del 2000 e da allora sono cambiate molte cose di cui qualcuna, nel libro, era stata prevista.

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Di Ilde ce n'è una sola

di Andrea Vitali

Chi è abituato a leggere i racconti di Andrea Vitali troverà la solita quotidianità di Bellano. Questa volta l’incipit alla vicenda è dato da una carta d’identità trovata da un bambino di otto anni, Raffaele, vicino alle acque pericolose dell’Orrido il fiume dove l’acqua è fredda gelata. La carta d’identità misteriosamente è priva di foto, il padre di Raffaele, quando se la trova tra le mani, per evitare una cattiva figura, dovuta alla leggerezza della moglie che l’ha lasciato andare da solo in un luogo pericoloso, decide imbucarla nella cassetta delle lettere all’ufficio postale. Incomincia così il viaggio del documento che passa dalla sacca del postino alla scrivania del maresciallo, dal comune di Bellano a quello di Fino Mornasco, dove tale Ilde Ratti, nata nel 1938, è residente. Il marito Oscar, oppresso dalla situazione di cassaintegrato e con una moglie nervosa ed insoddisfatta, chiamato dall’anagrafe comunale per la restituzione della carta d’identità della moglie, rinvenuta a Bellano, diversi chilometri distanti dal paese dove vivono. Seguendo il filo della carta d’identità smarrita, Oscar, arriva al presunto compagno di gita a Bellano di Ilde. I due s’incontrano e davanti ad un brasatino, un litro di rosso mai esaurito, un grappino via l’altro, galeotte le gite e balle varie risolvono la questione con un lieto fine, nella calda estate Bellanese. Partendo da una piccola vicenda e con la solita ironia, Andrea Vitali, riesce ancora a farci trascorrere un paio di ore con il sorriso sulle labbra.

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Storia delle terre e dei luoghi leggendari

di Umberto Eco

A leggere un libro di Umberto Eco c’è sempre da imparare qualcosa e in questo corposo volume, riccamente illustrato con bellissime immagini, viaggiamo insieme all’Autore nei luoghi che, come scrive nella prefazione, «ora o nel passato, hanno creato chimere, utopie e illusioni perché molta gente ha veramente creduto che esistessero o fossero esistiti da qualche parte». Un percorso piacevole ed interessante attraverso testi antichi e moderni, fumetti e romanzi che hanno rappresentato la formazione alla lettura di tutti noi, plasmando in una certa misura la nostra sensibilità nei confronti del fantastico. Terre, quindi, che non esistono, ma che non è da escludere che siano esistite in qualche forma, come Atlantide o Shamballa o come il paradiso terrestre o quella del Prete Gianni. Un libro insomma che parla di illusioni e che nell’ultimo capitolo, con una veloce incursione negli infiniti luoghi romanzeschi che hanno affascinato scrittori e lettori di ogni epoca, ci fa riassaporare i classici dell’immaginazione come: Ventimila leghe sotto i mari o Alice nel paese delle meraviglie, i Viaggi di Gulliver o il Deserto dei Tartari e giù, giù fino alle terre di Tolkien. La lettura è impegnativa ma piacevole ed erudita e poi ha una guida eccezionale.

 

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Una stella incoronata di buio

di Benedetta Tobagi

Questo libro, dedicato alla strage di piazza della Loggia a Brescia, non è soltanto un resoconto storico ma è anche un viaggio letterario condiviso con alcune persone sopravvissute alla tragedia in special modo con Manlio Milani definito, affettuosamente, dall’Autrice “lo zio comunista” e che in quel tragico attentato ha perso la moglie Livia Bottardi. Il loro amore spezzato brutalmente fa da sfondo e ripercorre la storia di questa strage impunita. Un libro inchiesta che ricostruisce sia le articolate trame del terrorismo neofascista, con relativi depistaggi, sia le testimonianze e le emozioni delle persone ascoltate. Inoltre l’Autrice, non solo ha presenziato alle ultime fasi processuali ma, con un lavoro da certosino, ha riesaminato tutte le fasi precedenti che le hanno permesso di raccontare ciò che avvenne prima dell’attentato, durante e soprattutto tutto quello che, trentasei anni di indagini e processi, ha dato come risultato finale, il nulla. Nessun colpevole, nessun mandante, nessun complice.  Tutti Assolti! Un libro da leggere, non solo, per il lavoro svolto da Benedetta Tobagi, ma anche per la sua capacità di ricostruire i tratti culturali e gli stili di vita di quell’oscuro periodo che ha visto spesso rappresentanti dello Stato ostacolare il corso della verità storica.  Lo consiglio a tutti.

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Milioni di milioni

di Marco Malvaldi

Questo romanzo ha un inizio ironico e cinico contemporaneamente ma poi, a poco a poco, si trasforma in una storia articolata e complessa fino ad assumere le caratteristiche di un giallo coinvolgente. La vicenda si svolge a Montesodi Marittimo, un paesino nell’entroterra toscano, dove ci sono più galline che abitanti.  Qui un giorno arrivano Piergiorgio e Margherita, uno genetista e l’altra filologa, inviati dall’università per scoprire una curiosa peculiarità degli abitanti del luogo, una forza anomala, tanto da essere definito “il paese più forte d’Europa”. Durante la loro permanenza, una fitta nevicata isola il paese e contemporaneamente viene ritrovata cadavere l’anziana maestra che ospita Piergiorgio. Quando il medico del paese sta per redigere il certificato di morte, proprio Piergiorgio gli fa notare alcune petecchie negli occhi della defunta, e si dice certo che siano state causate da soffocamento. La signora, quindi, non è deceduta per cause naturali. Tutti gli abitanti del paese hanno un alibi, tranne Piergiorgio, il quale, non ha un movente apparente.  Trovatosi, così tra gli indiziati, per scagionarsi dalle accuse comincia a interrogarsi e interrogare e in poco tempo si troverà coinvolto in una faccenda complicatissima, tra faide centenarie, parentele di nome e di sangue. Il tutto è abbellito dal gergo toscano, dalla fantasia e da argomentazioni incredibili, tanto da risultare, alla fine, un libro piacevole e divertente.  Come primo libro che leggo di Marco Malvaldi devo dire che è stato una piacevolissima sorpresa.

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Lettere luterane

di Pier Paolo Pasolini

Questo libro, pubblicato nel 1976 dopo la morte di Pier Paolo Pasolini avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, raccoglie gli articoli pubblicati, dalle colonne del "Corriere della Sera" e del "Mondo" dal marzo all'ottobre 1975.  La prima parte è composta di uno scritto pedagogico destinato a Gennariello, un immaginario ragazzo napoletano in cui analizza le "fonti educative" del ragazzo e ne evidenzia gli errori e gli orrori, le armonie e le disarmonie, passando in rassegna il linguaggio pedagogico delle cose, i compagni, i genitori, la scuola, la stampa e la televisione. Nella seconda parte, invece, Pasolini attacca con foga questo povero mondo in rovina e con fare provocatorio alterna a ragionamenti lucidi, veri scatti di sdegno. Il problema centrale che affronta è l’interpretazione complessiva dei fenomeni e propone un grande Processo alla classe politica italiana ed in particolare ai “gerarchi democristiani”. Li accusa come responsabili morali della «degradazione antropologica degli italiani», trasmigrati nel giro di una generazione dalla campagna alla città, provocando la crisi dei valori umanistici e popolari e abbagliandoli con il consumismo senza aver creato prima un’organizzazione sociale seria. In questi scritti abbiamo davanti un Pasolini in rivolta che si sente estraneo dal mondo in cui vive ma che non smette di guardarlo e di osservarlo per indicarne le sopraffazioni.  Un Pasolini illuminante sulla realtà in cui viviamo e molto attuale. Da leggere.  

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Resistere non serve a niente

di Walter Siti

Quando ho letto Cosa Grigia di Giacomo di Girolamo, avevo avuto molto chiara la visione di quella zona di contiguità, con imprenditori e politici che, in precedenza, si avvalevano della vicinanza a Cosa nostra per portare avanti i loro disegni criminali. In questo libro anche Walter Siti si cimenta nella spiegazione di questa, ormai, famosa “zona grigia” in cui il nostro Bel Paese appare ben inserito in quel mondo globale e senza regole della politica corrotta e dell’economia internazionale in cui prevalgono il dominare e la ricchezza. A differenza del Di Girolamo il Siti ci inserisce anche una storia d’amore sconclusionata tra Tommaso un ragazzo di borgata, ex obeso e oggi broker affermato, e Gabry, un´olgettina bella, spregiudicata, perversa e ricattatrice. Così Siti riesce a vincere il premio Strega alla faccia, anche, di Roberto Saviano che in ZeroZeroZero aveva documentato brillantemente e in modo avvincente gli intrallazzi della finanza mondiale e la loro violenza. La storia qui raccontata dall’Autore è stata impostata in modo abbastanza malizioso rappresentandoci il protagonista come uno spregiudicato e ricco uomo d'affari ma anche come uno sfigato e violentatore di bambine che non riesce mai a elevarsi. Operando in questo modo riesce a tenere incollato il lettore e resistere fino alla fine.  Resistere, però, non serve a niente, come dice lo stesso Autore, perché questa lettura mi ha dato ben poco.

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Viaggio in Italia

di Johann Wolfgang Goethe

In questo libro riviviamo una delle esperienze fondamentali della vita di Goethe e dell'intera cultura del suo tempo. Un'esperienza che coinvolse tutti i suoi sensi, proprio i monumenti dell'antichità, che aveva sempre studiato, e il paesaggio mediterraneo parlarono, infatti, al suo cuore, fino ad ispirargli una nuova concezione di bellezza. D’altronde si è parlato e scritto tanto su questo viaggio e non è la mia recensione a far propendere qualche amico verso la lettura di questo libro e niente di eccezionale posso trasmettere a chi sta leggendo. Posso dire che Goethe partito nel 1786 e dopo aver visitato alcune città dell'Italia settentrionale, la Sicilia e Napoli, si stabilì a Roma dove rimase fino al 1788 per dedicarsi allo studio dell'arte, dell’'architettura e la letteratura della Grecia, di Roma e del Rinascimento. Il libro non è altro che l'insieme degli appunti di viaggio che Goethe andava raccogliendo giorno per giorno ma sopratutto è frutto di una riflessione sul viaggio stesso, sul senso che doveva avere nelle intenzioni e che ebbe nella realtà. Del resto uno dei motivi principali che lo avevano indotto a fuggire da Weimar era stato il desiderio di trovare altri stimoli, di dare nuovi orizzonti alla sua vena poetica e di entrare in contatto con l'arte e la cultura italiana. Goethe non si limitò solo a dipingere, a scrivere ma studiò molto la botanica e si mescolò tra la gente come, per esempio, nel carnevale romano, descritto molto bene, ma di cui dice che: «Bisogna averlo visto per perdere del tutto la voglia di rivederlo. Descrivere questa baldoria è tempo sprecato!». Insomma Goethe, in questo viaggio, studiò i fenomeni geologici e mineralogici, stilò appunti sulla vita popolare, sul clima, sulle piante, eseguì più di mille disegni di paesaggio e ne è valsa la pena leggere questo mattone. Belli e interessanti infine ho trovato, in questa edizione, sia il saggio di H. von Einem che il Ringraziamento a Goethe di Hermann Hesse.

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La banda Sacco

di Andrea Camilleri

In questo libro di Camilleri non troviamo il solito Montalbano ma una storia, quella vera e romanzata, della famiglia Sacco. Siamo a Raffadali, in provincia di Agrigento, e la vicenda inizia con la vita di Luigi Sacco che, dalla seconda metà dell’Ottocento, con la sua operosità e bravura nell’arte dell’innesto del pistacchio, da misero bracciante agricolo a giornata, e con l’aiuto dei figli, riesce ad accrescere il suo patrimonio familiare. Riscattati dalla schiavitù del bracciantato, e seguendo l’esempio del loro padre, i fratelli Sacco si presentano come persone oneste e laboriose, hanno raggiunto una certa agiatezza, lavorando con coscienza e, non dimentichi delle iniziali difficoltà, non negando aiuto ai più bisognosi. Come uomini liberi, d’idee socialiste, hanno il senso dello Stato ma la loro vita cambia quando una mattina il capofamiglia riceve una lettera anonima. Luigi Sacco non ha esitazioni e denunzia le richieste estorsive ai carabinieri, che però si trovano disorientati perché è la prima volta che qualcuno, in paese, ha il coraggio di denunziare la mafia, tutti preferiscono accettare e tacere. I Sacco, d quel momento, si trovano costretti a difendersi sia dalla mafia sia dalle forze dell’ordine. Viviamo nel primo ventennio del Novecento e il fascismo, in ascesa a livello locale, trova spesso appoggio in elementi della mafia. I Sacco, costretti a darsi alla macchia e a reagire con le armi agli attacchi mafiosi, sono presi di mira dal prefetto di ferro Mori, perché Mussolini aveva deciso di debellare la mafia per rafforzare il proprio prestigio, marchiati come la famigerata “banda Sacco” e sottoposti a un processo dall’esito ovviamente scontato. In carcere, però, conobbero Umberto Terracini e Antonio Gramsci e Terracini che, in particolare, s’interessò alla loro storia e, dopo la caduta del fascismo, si adoperò per la loro liberazione. Sono passati quarant’anni, siamo nel 1962. Troviamo in questo libro Andrea Camilleri arrabbiato che, consultato tutte le carte, scritti familiari, atti del processo, ci fa vedere come la mafia non solo ammazza, ma è pure capace di condizionare e di stravolgere, trascendendo da questa vicenda locale, la vita di intere famiglie nella Sicilia di ieri e di oggi. Forse, il libro, non è all'altezza degli ultimi romanzi storici ma fa passare un paio d’ore riflettendo sui soprusi ancora purtroppo presenti nella realtà siciliana.

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Chi ti credi di essere?

di Alice Munro

Non avevo mai letto niente di Alice Munro e spinto dalla curiosità di leggere qualcosa sulla vincitrice del premio Nobel, per la Letteratura 2013 mi sono imbattuto in questa frase dello scrittore statunitense Jonathan Franzen «Leggete tutto di Alice Munro, ma per cominciare leggete Chi ti credi di essere? Sì, cominciate da quello». Di che cosa parla il libro posso riassumerlo dicendo che è composto di dieci brillanti racconti autonomi collegati, tra loro, seguendo la vita di un personaggio principale, Rose, dall’infanzia alla maturità e con andamento cronologico ma che si aprono anche a ritorni nel passato. La capacità di tutti i racconti vive nella dialettica di Rose che riesce a farci conoscere ogni personaggio con la semplicità con cui si presenta al lettore. Quello che scaturisce è l’immagine di una donna costantemente alla ricerca di se stessa, all’interno delle numerose esperienze di vita che attraversa, sia dal punto di vista professionale che affettivo in una provincia caratterizzata da operai abbruttiti dal lavoro, pettegolezzi e personaggi dalla mentalità ristretta. Alice Munro ne esplora in profondità i comportamenti umani e la vita.  Così, il lettore, segue la fuga di Rose dal suo borgo e ci porta nei suoi mondi, nel grande territorio del Canada, e nelle sue tante metamorfosi esistenziali. La seguiamo di città in città, fino al ritorno a casa che la riconcilia con le proprie origini.

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L'isola dei monaci senza nome

di Marcello Simoni

E’ il primo libro che leggo di questo giovane scrittore e devo subito ammettere che Marcello Simoni ha realizzato una bella storia affascinante in grado di suscitare la partecipazione del lettore. La vicenda, ambientata nel luglio del 1544, narra di quando l'armata del corsaro ottomano Khayr al-Dīn Barbarossa pone sotto assedio le coste dell'isola d'Elba volta a trovare il giovane Cristiano d'Hercole, cresciuto sotto la protezione del principe di Piombino Jacopo V Appiani, per convincere il padre del ragazzo, Sinan il Giudeo, a rivelare il nascondiglio del Rex Deus, una reliquia in grado di minare le basi della cristianità. Un oggetto che vuole lo stesso Jacopo V Appiani, in combutta con la Loggia dei Nascosti, di cui fa parte il temibile inquisitore Saverio Patrizi. Tutta la storia, perciò, ruota attorno a questo segreto e anche i lettori sono trasportati dagli sconvolgimenti che li accompagneranno fin dall’avvio. Sicuramente la lettura è piacevole e lo stile semplice e scorrevole, mantiene un bel ritmo che man mano trasporta fino alla fine con sempre maggior interesse.

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Enigma di Ferragosto

di Andrea Vitali

L’Andrea Vitali di questo libro è inconsueto, primo perché si cimenta in un giallo, definito surreale da lui stesso, e poi perché si presenta in coppia con un altro Vitali il maestro Giancarlo che trasforma la sua opera “Vetrina del Tempo”, degli anni '70,  nel paradigma del racconto. La vicenda ha come protagonista il medico Attilio Savonara, scapolo per scelta, che lasciato il soddisfacente lavoro in ospedale perché stufo della tirannia dei primari, decide di andare a lavorare in una condotta medica di un paesino sul lago di Como. Una storia semplice di una persona che vuole vivere in modo tranquillo e che invecchia senza rendersene conto. Settantenne e mandata via l’ultima amante, nel giro di poco tempo, si alimenterà solo del peso dei tempi andati. Un cambiamento importante, però, è dietro l’angolo ed è rappresentato dall'incontro con un uomo, Ippolito, un assistente di studio d'avvocatura, specializzato in cause civili dalla forte personalità, che ha bisogno di confidarsi e che riesce ad intrigarlo.  Infatti, Attilio aveva confessato ad Ippolito il suo pensiero o, il mistero, che dir si voglia, dell'orologio della sua casa paterna fermo alle ore quattro meno dieci e di cui non si rende conto se l’ora si riferisse al mattino o di pomeriggio. Ippolito, a Ferragosto, lo convincerà e lo accompagnerà, come una specie di resa dei conti, ad un ritorno nella casa natale. Riusciranno i nostri eroi a sciogliere l’enigma?

 

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ZeroZeroZero

di Roberto Saviano

Non è facile recensire questo libro sia per il tema affrontato, sia per la mole di informazioni. Saviano ci parla di cocaina e ci introduce nell’argomento, di questo libro inchiesta, facendo l'elenco di tutti quelli che ne fanno uso gente di ogni ceto, razza, cultura e prosegue con la descrizione del narcotraffico internazionale soffermandosi in particolare su ciò che accadeva e avviene ancora oggi in Messico e in Colombia. L’oggetto è molto interessante per comprendere come funziona il mondo del narcotraffico. Dietro questa esposizione, c’è di sicuro un lungo e sostanzioso lavoro di ricerca pieno di nomi, regioni, cittadine, luoghi sconosciuti ai più in Messico, Colombia, Russia, Spagna, Francia, Africa, inoltre approfondisce almeno una ventina di storie in cui ogni dettaglio è legato al successivo, tanto da richiedere molta attenzione, perché altrimenti si rischia di perdere il filo del discorso. Alcune vicende ci fanno conoscere l’inferno sudamericano così come altre fanno luce su realtà locali di cui molti non sanno, non vogliono oppure fanno finta di non sapere, insomma il libro apre gli occhi anche agli indifferenti. Indiscutibilmente gli argomenti trattati sono forti e crudeli, si parla di corrotti e di connivenze, di torture atroci, di fosse comuni, di stupri di gruppo e di decine di migliaia di morti.  C’è tutto quello che si vuole sapere sulla cocaina e sulle ricchezze che, gli ignari o competenti consumatori, producono ai narcotrafficanti.  Va dato atto all’Autore di aver operato un notevole lavoro giornalistico così come bisogna darle il merito di averci fatto toccare con mano un mondo allucinante. Merita una lettura tenendo in considerazione che non è un romanzo.  

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La primavera del lupo

di Andrea Molesini

Nell’aprile del 1945 Pietro, un orfano di dieci anni, ci racconta la sua fuga avventurosa da un convento, su un’isola veneziana, insieme a un gruppo di compagni singolari. Il racconto è a due voci, oltre a Pietro la voce primaria, c’è quella della giovane suor Elvira, che fa un po’ da mamma, brusca e severa, a Pietro e Dario un bambino ebreo nascosto anche lui nel convento. Il gruppo di fuggiaschi è completato dal frate Ernesto, da due sorelle farmaciste Maurizia e Ada, grasse e anzianotte, e anch’esse ebree cui si è aggiunto l’Irlandese, un mitico pescatore, che li trasporta sulla sua barca.  Durante la loro fuga rocambolesca succede di tutto, suor Elvira decide di proseguire verso il confine trentino aiutata da un ufficiale tedesco costretto, anche lui, a fuggire. Nel tragitto ne passeranno di tutti i colori incontreranno la fame, la violenza e la morte, capiranno che a volte il nemico può essere amico e viceversa, conosceranno l’amore e l’odio che detta la vendetta. L’Autore ha il merito di riprodurre il modo di pensare, parlare, agire proprio dei bambini che, pur nella tragicità del caso, con le osservazioni e riflessione istintive consentono, al lettore, qualche amaro sorriso.

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Una Lunga Trattativa

di Giovanni Fasanella

In questo libro, il giornalista Giovanni Fasanella ricostruisce l’intreccio tra Stato e mafia per riordinare le situazioni storiche, culturali e sociali, insomma tutto ciò che la sola indagine giudiziaria non può accertare. Perciò nel libro le testimonianze di Mario Mori, Francesco Cossiga, Luciano Violante e dell’ex ambasciatore americano a Roma Reginald Bartholomew sono raffrontate con innumerevoli informazioni provenienti da fonti archivistiche, bibliografiche e giudiziarie. L’Autore, nel raffigurare la mafia come difetto congenito dell’Italia unitaria inizia un excursus che parte dal 1860, per focalizzare il ruolo svolto dai picciotti siciliani a sostegno di Garibaldi. Passa in rassegna il tessuto economico finanziario del novecento, analizza poi sul patto di non belligeranza con il fascismo che si limitò a colpire con il pugno di ferro le frange mafiose e gli esecutori dei crimini, lasciando indenni i mandanti, per giungere all'accordo stipulato nel 1943 con gli angloamericani, che permise il loro sbarco in Italia. Nella seconda fase della guerra lo scenario cambiò e l’alleato comunista si trasformò nel nuovo pericolo. Gli anglo-americani iniziarono, allora, a intessere una rete di alleanze da sfruttare per una guerra clandestina al nuovo nemico alleandosi ancora con la mafia, con frange della massoneria e con apparati della vecchia classe dirigente fascista. Nel ’47 poi, l’equilibrio creato dagli anglo-americani in Sicilia fu consolidato attraverso il trattato di pace imposto dalle potenze vincitrici alla nazione sconfitta, l’Italia. Tra le clausole di questo trattato ce n’era uno che impegnava le autorità italiane a garantire l’impunità a chi aveva appoggiato la causa degli alleati. Documento, ancora oggi segreto, che conteneva una lista dei personaggi cui non si sarebbe dovuto torcere un capello. Sono gli anni dell’Autonomia alla regione Sicilia e della nascita di un apparato militare, Gladio, mentre in cambio, si lasciano ai boss mafiosi le chiavi del “potere” sull’isola. Con la caduta del muro di Berlino, gli anglo-americani ritennero che l’Italia avesse perso la sua funzione strategica e quindi le forze della guerra clandestina, al comunismo, si trovarono orfane mentre andava scomparendo gran parte della classe dirigente anticomunista della Prima Repubblica che aveva rappresentato il referente politico della mafia. Sentendosi abbandonata, reagì con le bombe e le stragi, segnali, rivolti ai loro interlocutori, perché tornassero a sedersi intorno a un tavolo e a ridefinire i patti. Il libro aiuta a riflettere e, a chi ne è all’oscuro, a capire.

 

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La mappa del destino

di Glenn Cooper

Quando trovi un libro che ti tiene incollato alle sue pagine fino alla fine, con continui colpi di scena, che unisce con sensatezza anche personaggi ed epoche storiche diverse, con un’invenzione romanzesca incredibile ma tollerabile viene spontaneo dire: che bel libro. Poi leggi le recensioni e quasi tutte sono del tipo “non ai livelli dei primi due romanzi dello stesso Autore”. Siccome è il primo libro che leggo di quest'autore, faccio un’altra riflessione “la storia è scorrevole, si legge bene, è scritta come si deve, mi è piaciuto, meno male che l’ho letto per primo”.  Siamo a Périgord, una località della Francia situata nella regione dell’Aquitania, famosa in tutto il mondo per le moltissime tracce rupestri e per le incisioni ritrovate in grotte che risalgono, addirittura, al 30.000 a.C. Luc Simard, professore di archeologia ed esperto archeologo, è convocato dal suo amico Hugo Pineau per un mistero riguardante un antico manoscritto, del 1307, rinvenuto durante un incendio nell'abbazia di Ruac, piccolo paesino della zona. L’autore era un monaco di nome Barthomieu che, nell’unica incisione in latino decifrabile, affermava di avere 220 anni. Il manoscritto è redatto in codice e in esso si trova anche una mappa e dei misteriosi disegni. I due, mentre un amico di Hugo tenta di decifrare il manoscritto, trasportati dalla curiosità si recano in loco e, seguendo la misteriosa mappa, si ritrovano dentro una caverna con dieci camere colleganti e disegni preistorici straordinariamente elaborati, ma non sanno che un segreto tremendo si nasconde nell'ultima camera, la decima, occupata da disegni di piante e da un graffito raffigurante uno strano uomo-uccello. Da quel momento, la loro vita non sarà più la stessa. Cooper ci disegna sopra una bella storia che ci fa viaggiare nel passato preistorico, circa trenta mila anni fa, quando un gruppo di uomini, dopo aver scoperto una serie di caverne, le sceglie come rifugio, mentre uno strano intruglio, fatto di erbe combinate insieme, procuravano loro una forma di eccitazione e di straniamento, di voglia di volare ma anche d’insolita violenza in compenso vivono molto a lungo. Il segreto è tramandato per secoli e le caverne di Ruac divengono nel corso del tempo un luogo misterioso, dove avvengono stranissimi avvenimenti nel segreto, mantenuto dai suoi abitanti a costo di delitti, uccisioni, distruzioni. Luc, nominato direttore degli scavi, nel giro di una settimana e fornito dei mezzi d’indagine più raffinati, forma una troupe di esperti tra cui la sua ex fidanzata Sara, esperta in paleobotanica. La loro relazione farà da contrappunto alle catastrofi che si scateneranno sin dal primo momento in cui si comincia a lavorare nella caverna. Misteriosi incidenti, sparizioni, incendi, morti inspiegabili.  Buona Lettura.

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Un covo di vipere

di Andrea Camilleri

In questo libro Camilleri torna con Montalbano con i suoi personaggi così ben caratterizzati dalla particolare lingua che usa e ormai diventata familiare a tutti i suoi lettori. Nella sua casa di Marinella Montalbano è stato svegliato dal fischiettare di un barbone un po’ particolare cui offre un caffè e che gli confessa di abitare in una grotta poco distante ma Montalbano, non può approfondire l’argomento, perché chiamato in commissariato per l’assassinio del ragioniere Cosimo Barletta. L’uomo è stato colpito alla nuca da un colpo di pistola mentre seduto nella cucina del suo villino sito lungo la strada che fiancheggia il mare, non c’è alcun segno di effrazione, alcuna traccia di colluttazione. Nella sua vita si è sempre occupato di commercio, ma la sua vera passione sono gli investimenti, le speculazioni, i ricatti ai danni di ragazzine in cambio di prestazioni sessuali e il prestito di denaro a strozzo. A volerlo morto è metà Vigàta. Compresi i suoi due figli che parlano di lui come di una persona dal carattere scontroso sempre immerso in affari immobiliari ai limiti del lecito e di un testamento, che il padre prima di morire aveva intenzione di rivedere. Il documento, però, è introvabile. L’indagine sembra procedere in modo lineare quando l’autopsia evidenzia un particolare inquietante che costringe a cambiare marcia all’indagine. La verità lentamente si sposta su una soluzione che lo stesso commissario non vorrebbe. Infatti, l’argomento trattato in questa storia è così crudele e malvagio che neanche Camilleri, con la sua ironia, riesce a nobilitare. Come tutti i libri, con protagonista Montalbano, si legge piacevolmente ma questa volta è facile scoprire il colpevole.

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I Racconti di Nenè

di Andrea Camilleri

Questa volta Camilleri ci ha fregato tutti primo perché scrive in italiano, poi perché parla di se stesso e infine perché Nené è il vezzeggiativo di Andrea (questa è nuova anche per me che ho lo stesso nome) e i racconti sono quelli della sua vita. Nel 2006 Andrea Camilleri aveva registrato per la televisione una serie d’interviste autobiografiche in cui parlava della sua attività di regista e scrittore. E’ merito di Francesco Anzalone e di Giorgio Santelli l’avere raccolto e suddiviso in brevi racconti gli episodi qui narrati. Proseguendo nella lettura si afferra il variegato vissuto dell’intellettuale passato dal teatro al romanzo, dalla regia televisiva alla radio, senza tralasciare i lunghi anni passati a insegnare regia a molti studenti dell’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico di Roma. Ricordi e aneddoti che vanno dai banchi di scuola, alle elementari e al liceo classico, fino all'avvento del fascismo e lo sbarco degli alleati, il separatismo e la mafia, le amicizie e la famiglia, la vita professionale, all'Accademia e in Rai. Poi ci fa conoscere il suo rapporto con la poesia, il teatro, la televisione e la scrittura. Infine ci illustra le sue passioni e gli incontri con i grandi maestri e, soprattutto, la sua amata Sicilia. Da leggere assolutamente.

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MURI

di Claude Quètel

In quest’ottobre piovoso e freddo, al calduccio fra le quattro mura di casa mia, ho letto questo bel saggio di Claude Quètel che parla di muri, che non sono protettivi come quelli di casa ma che dividono, che separano, che racchiudono, che segregano e anche che commemorano. La storia umana ci insegna che dopo il passaggio dell’uomo da cacciatore ad agricoltore si diffuse, allo stesso modo, la difesa del territorio sia da animali sia da altri esseri umani. Partendo dalla Grande Muraglia cinese, iniziata nel III secolo a.C. e che rimane probabilmente la più ambiziosa fortificazione mai concepita, Quètel passa in rassegna tutti i muri dell'età antica come i limes romani, famoso quello di Adriano in Britannia, in Africa, o quello di Wall Street a New York costruito dagli Olandese. Il muro più tristemente famoso rimane quello di Berlino che con la sua caduta, nel 1989, sembrava avesse scritto fine all'epoca dei muri e invece no. Da allora sono anzi proliferate nuove barriere di separazione come in Cisgiordania, così come sorgono muri per contenere i flussi migratori, ad esempio tra Stati Uniti e Messico, per arginare traffici di droga oppure quelli dei quartieri esclusivi, veri luoghi barricati, diffusi soprattutto in Usa e in Sud America. Infine muri diventati tristemente famosi, sono il caso del muro di Padova, edificato qualche anno fa contro immigrati e tossici. Di tutti questi muri, il libro ne ripercorre le origini e talvolta la fine, ne ricostruisce minuziosamente le vicende, ne rileva puntualmente le conseguenze e talora le ferite dolorose e i danni insanabili. Un’originale e documentata carrellata di muri che invita a riflettere. Interessante!

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E l'eco rispose

di Khaled Hosseini

Questa nuova storia di Hosseini è fondata sui legami familiari con varie storie e personaggi che s’intrecciano tra loro, anche a distanza di generazioni. I protagonisti sono due bambini di un piccolo villaggio vicino a Kabul, Abdullah di dieci anni e Pari, la sua sorellina di tre anni. Orfani di madre, sono accuditi dal padre poverissimo e dalla una matrigna, i due bambini sono legati da un profondo amore. Purtroppo la miseria li separerà per sempre, Pari sarà adottata da una ricca famiglia a Kabul e Abdullah, rimasto nel villaggio, tenterà di trovarla vita natural durante.  La vicenda si svolge attraverso tre generazioni, saltando da luoghi diversi e lontani, in cui subentrano vari personaggi che animano, con le loro vicende, questa bella storia di amore, d’amicizia, di sacrifici e rinunce intrecciandosi tra loro in un groviglio complicato da cui l’Autore riesce ad uscirne in modo egregio anche se non entusiasmante. Hosseini, in ogni caso, si eleva perché attraverso questa vicenda familiare aggiunge un nuovo tassello alla storia del suo popolo e ci fa affezionare, sempre più, all’Afghanistan che diventa il coprotagonista della vicenda.

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L'ipotesi del male

di Donato Carrisi

Per chi come me si avvicina per la prima volta alla lettura di un romanzo, di quest’Autore, consiglio di leggere prima “Il Suggeritore” in cui la protagonista è lo stesso detective, Mila Vasquez, lo dico perché in certi punti mi mancavano le relazioni usate da Donato Carrisi nella stesura del thriller che vi apprestate a leggere. Se poi ci aggiungiamo che la storia si svolge in una città imprecisata è normale un po’ di smarrimento iniziale ma credo che il romanzo non deluderà gli appassionati del genere.  Infatti, la vicenda è carica di suspense tanto da tenere il lettore in ansia fino alla fine. L’argomento principale è la scomparsa di persone, volontariamente o non, per rifarsi una nuova vita e la cui ricerca è ultimata dopo pochi giorni per poi essere abbandonati al loro destino dalla polizia perché senza vittime né mostri non c’è motivo di dannarsi l’anima ulteriormente. Mila Vazquez, agente della sezione “Scomparsi”, si ritrova davanti ad una serie di efferati omicidi che sembrano essere compiuti da persone scomparse che riappaiono, non per riprendere i rapporti con i propri cari, ma per compiere feroci vendette e spietate esecuzioni, guidati dalla mano invisibile del male. La protagonista si ritroverà assorbita totalmente dalle indagini tanto da rivelarci il suo lato più intimo, torbido, buio, una parte del mondo da cui lei è attratta. Un valido aiuto per risolvere le problematiche del caso le arriverà dal collega "reietto" dell’intero dipartimento di polizia che, rassegnato e sofferente a causa di un pesante passato, sorprendentemente si rivelerà, fondamentale.

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Quando lei era buona

di Philip Roth

In questo libro il lettore, come in quasi tutti i libri di Philip Roth, solo dopo poche pagine si trova partecipe di questa storia che ha per protagonista una ragazza di appena diciassette anni, Lucy Nelson, che vive con i genitori e con i nonni materni a Liberty Center, una cittadina americana del Midwest degli anni quaranta. Sembrerebbe un quadretto domestico ideale ma la sua vita è condizionata dalla famiglia particolare, dove la madre subisce le violenze del padre, ubriacone e fragile, ma che difende perché ne è innamorata, un nonno, che tenta di proteggerla e di allontanare il genero, che vive alle loro spalle, e una nonna emarginata nell’ambito familiare. Segnata da un’infanzia così travagliata, Lucy, crescendo diventa un'adolescente autoritaria, determinata e risoluta tanto da fare arrestare il padre dopo uno dei soliti episodi di violenza di cui è vittima la madre. L’immagine di questo padre fallito, alcolizzato e violento, farà da stimolo per correggere gli uomini che la circondano in una lotta impari che lentamente distruggerà la sua vita. Cominciando da Roy, cugino della sua migliore amica, che la desidera sessualmente e che dopo mesi di tentativi riesce a possederla con il risultato di un’indesiderata gravidanza. Lucy, dopo aver inutilmente tentato di abortire, obbligherà Roy a sposarla, pur non amandolo e anzi disprezzandolo a causa del suo carattere infantile. La nascita del piccolo Edward non migliorerà la condizione di coppia e, ad ogni difficoltà, il marito cercherà l’aiuto dei genitori ma soprattutto dello zio Julian, che detesta Lucy nella quale vede un’onestà che non gli appartiene e che teme. Quando, alla fine, i loro conflitti, diventano più forti, Lucy si ritrova da sola, dominata da una folle determinazione, a combattere la sua personale guerra di giustizia contro tutto e tutti. Ne uscirà tragicamente sconfitta ponendo anche il lettore davanti a una dura prova che supererà con la convinzione di aver letto un bel libro .

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Il Ricatto

di Anne Holt

Il lettore che si accinge a leggere questo libro si ritrova davanti ad un puzzle da costruire con pezzi sparsi alla rinfusa, ma la lettura è abbastanza scorrevole e in certi punti anche gradevole. Il primo libro che ho letto di Anne Holt, definita la “regina del poliziesco norvegese”, aveva come protagonisti Johanne Vik e Yngvar Stubø e pensavo fossero i personaggi principali dei suoi libri invece in questa vicenda, non mi ritrovo loro ma Hanne Wilhelmsen l’investigatore dei libri meno recenti della scrittrice, infatti, questo è il quinto romanzo della sua serie. Ci troviamo a Oslo, dove Sigurd Halvorsud, un noto procuratore norvegese, scopre la moglie decapitata, con una scimitarra giapponese, a casa sua e ne diventa l’indiziato più facile perché anche lui quando avvenne l’omicidio si trovava in casa e prima di chiamare le autorità è rimasto seduto e sotto shock per parecchio tempo ma si dichiara innocente. Tutti gli indizi portano a lui ma manca il movente, e dalle prime ricerche iniziano ad emergere tante piccole violazioni commesse dallo stesso. L’indagine, per Hanne e tutto il distretto, si presenta difficile per di più in un periodo in cui deve combattere anche un'altra, battaglia: la sua compagna, Cecilie, è gravemente ammalata. L’Autrice costruisce una trama ben architettata che alla fine, riuscirà a far completare ad Hanne l’intricatissimo puzzle che viene risolto grazie ad un aiuto impensabile.  

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Gli onori di casa

di Alicia Giménez-Bartlett

Anche questa volta ritroviamo Petra Delicado e il suo inseparabile vice Fermin Garzón alle prese con un caso particolare appena rispolverato, l’assassinio di un disonesto industriale, per merito di un balordo. Il caso è stato riaperto, dopo cinque anni, per l’insistenza della seconda, giovane moglie dell’ucciso che non si era mai convinta della colpevolezza del protettore di Julieta, la ragazza che intratteneva Adolfo Siguán la sera della sua morte, che poi era stato ucciso a sua volta pochi mesi dopo. Dopo, la riapertura, la vicenda riprende subito vitalità perché, appena Petra e Fermín riavviano i contatti con le persone coinvolte, qualcuno spara e uccide Julieta che dopo l’uscita dal carcere viveva in una località isolata, come se volesse nascondersi. Petra Delicado capisce che qualcuno l’ha seguita e associa il delitto all’intricato registro degli affari di Siguán, scoprendo la connessione con la criminalità italiana, e precisamente la camorra, allora a Petra e al suo aiutante non rimane che spostarsi a Roma per dare la caccia a Franco Catania l’italiano che, la giovane assassinata, temeva e di cui ne aveva parlato col suo nuovo compagno. La pista camorristica mette in secondo piano l’indagine dei due poliziotti spagnoli ma la collaborazione della polizia italiana permetterà comunque a Petra e Fermín di tornare a Barcellona con indizi sufficienti e risolvere il caso che si sposterà verso una squallida storia familiare. L’Autrice, nel raccontare la vicenda, non si limita soltanto all’indagine anzi, il viaggio a Roma, diventa anche un pretesto per parlare di moda e cultura Italiana che in Spagna sono molto apprezzate. Il racconto è, altresì, perfezionato dai dialoghi tra i due colleghi concernenti la crisi economica, i loro matrimoni, il rapporto di coppia e quelli tra figli e genitori senza escludere l’argomento della vera tragedia finale. Una lettura gradevole che consiglio agli amanti del genere poliziesco.

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La rivoluzione della luna

di Andrea Camilleri

Quando Andrea Camilleri ci presenta questi ritratti di storia della Sicilia, spiazza tutti e dà il meglio di se stesso. Siamo nella Palermo del 1677, quando il Viceré di Carlo III di Sicilia Anielo de Guzmán y Carafa, marchese di Castel Roderigo, sul punto di morire nomina come suo successore la moglie Eleonora de Moura, donna intelligente e dotata di capacità politiche che userà per risollevare le sorti della città afflitta da carestia e da miseria tali che la portavano a continue ribellioni contro il governo spagnolo. Camilleri, prendendo spunto da quest’avvenimento storico, ci costruisce la sua Sicilia del Seicento rassomigliante tanto a quella contemporanea e, dove la bellissima e misteriosa donna Eleonora ferma e decisa nella difesa delle leggi e della giustizia, con un coup de theatre, si presenta in consiglio con la lettera del marito che la nomina alla successione. In così breve periodo, governerà appena ventisette giorni il tempo di una rivoluzione lunare, decide che per risollevare la Sicilia dal malcostume in corso debba attuare una serie di riforme basate sull’equità. Infatti, abbassa le tasse alle famiglie povere, riduce il prezzo del pane, impone controlli al commercio e introduce una serie di riforme a sostegno delle donne. Questa volta, Andrea Camilleri, ci ha donato uno splendido romanzo in cui celebra la donna non solo per la sua bellezza ma soprattutto per la sua intelligenza e le sue doti politiche e amministrative. Il libro risulta, a lettura completata, non solo interessante dal punto di vista storico ma anche ben proiettato alla risoluzione dei problemi di oggi che non sono molto diversi da quelli narrati. Da leggere assolutamente.

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Liberi Tutti

Lettere a un ragazzo che non vuole morire di mafia

di Pietro Grasso

In questo libro c’è il percorso autobiografico di un uomo, Pietro Grasso oggi Presidente del Senato ma fino a ieri magistrato e procuratore nazionale antimafia dal 2005, che ci parla di mafia di cui conosce le mille sfaccettature, l’odore, i segreti e “u baccagghiu” ovvero il gergo malavitoso con le sue regole. Siccome il sottotitolo è “Lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia” ritorna, nel titolo, a quando ragazzino giocava a nascondino, in Sicilia si chiama “trenta e trentuno” perché chi doveva cercare quelli che andavano a nascondersi contava fino a trentuno marcando gli ultimi due numeri per far sentire la fine della conta, mentre l’ultimo, che non era stato scoperto, se riusciva ad avvicinarsi, fare uno scatto e toccare il muro urlava “Liberi tutti!” così tutti gioivano per l’avvenuta liberazione, esultando.  Al nipote, cui è dedicato, e a tutti i giovani, racconta le origini e gli sviluppi della mafia, i riti, le parole d'ordine e lo fa riportando quello che a lui stesso hanno spiegato sia i pentiti sia gli uomini simbolo come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vissuti sapendo che ogni giorno si sarebbero confrontati con la morte. In special modo invita, il lettore, a riflettere che i morti per mafia non sono solo quei corpi straziati, ma sono vittime tutti quelli che si adeguano a vivere nell'illegalità e nell'ingiustizia. L’Autore riconosce nella mafia non solo un fenomeno criminale, ma anche un sistema sociale e culturale ben radicato, che sembra offrire sicurezza e benessere ai suoi adepti, contemporaneamente spiega come la cultura della legalità sia l'unica via percorribile per rompere le catene della schiavitù della mafia per liberarsi dalle sue leggi e dalla violenza del suo dominio. Pietro Grasso fa un appello ai giovani affinché combattano attraverso la legalità che è “la forza dei deboli, è il baluardo che possiamo opporre ai soprusi, alla sopraffazione, alla prevaricazione, alla corruzione”. La sua richiesta Grasso a mobilitarsi per produrre un cambiamento forse è solo utopia ma ricorda agli scettici “che sono le utopie che fanno la storia”. Il libro, mai monotono, è scorrevole e di facile lettura, lo consiglio a tutti.

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Per sempre tuo

di Daniel Glattauer

Quando ho letto chi era l’Autore di questo libro l’ho preso al volo perché Daniel Glattauer racconta sempre delle storie particolari che mi fanno, non dico sbellicare ma sicuramente sorridere e anche questa volta c’è riuscito. La vicenda che ci racconta stavolta è una storia di ossessione più che d'amore dove i protagonisti Judith e Hannes s’incontrano casualmente in un supermercato e la sua entrata è proprio a “gamba tesa”.  Hannes è un vulcano, infatti, dopo la sua comparsa nel raffinato negozietto di lampade che Judith gestisce insieme alla giovane Bianca, incomincia a ricoprire di attenzioni romantiche Judith, la corteggia con fiori, con cene romantiche tanto da iniziare, in breve tempo, a frequentarsi assiduamente. In realtà, però, Judith comincia a sentirsi sempre più oppressa dalle continue prove d'amore e sempre più soffocata dalle sue attenzioni. Non è l’uomo per lei e cerca di farlo uscire dalla sua vita in tutti i modi ma l’operazione sarà più difficile del previsto. Tutti i suoi tentativi falliscono e lui la perseguita sempre di più, persino nei sogni. La lettura è scorrevole e l’Autore ci lascia con il fiato sospeso fino alla fine quando, piacevolmente e con amara ironia, ci stupisce con un finale da sit-com. Lo consiglio a chi vuole passare qualche oretta in allegria, anche se l’argomento nella realtà è poco piacevole.

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Nel Tempo di mezzo

di Marcello Fois

Non ho letto nulla di quest’Autore e quando ho finito di leggere questo libro, me ne sono alquanto rammaricato perché, da ricerche eseguite, i precedenti non sono da meno di questo bel lavoro di scrittura e di riflessione.  La storia ha inizio con l’arrivo a Olbia, nell’ottobre del 1943, di Vincenzo Chironi un giovane nato e cresciuto in Friuli ma che va a cercare le sue origini a Nuoro. In tasca porta la lettera di un notaio che certifica l’identità di suo padre, un soldato sardo che, prima di perire in guerra, ebbe una relazione con sua madre morta, subito dopo, quando Vincenzo era ancora in fasce e collocato in un istituto. A Nuoro troverà il nonno e la zia e comincerà una nuova vita che confermerà la sorte della famiglia Chironi. Scopre un mondo che gli appartiene per nascita ma non per esperienza. Capisce che la sua famiglia è stata colpita dalla malasorte e che con lui tutto potrebbe ricominciare in modo più consono. L’inizio sembra avviarsi bene ma poi le cose si complicano, la speranza si svuota e persino l’amore finisce. La sorte, però, stabilisce che c’è, per la famiglia Chironi, programmato un nuovo futuro. Marcello Fois è bravo e riesce molto bene a farci afferrare tutte le avversità che hanno colpito questa famiglia, nel tempo di mezzo, che include il periodo storico che va dal 1943 al 1978. Una bella storia che trasporta, il lettore, in un ambiente in cui si colgono con precisione i colori, i rumori e i silenzi di questa incantevole terra.

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Buccinasco - La 'ndrangheta al nord

di Nando dalla Chiesa e Martina Panzarasa

Buccinasco è un piccolo comune della provincia di Milano ed è stato scelto dalla 'ndrangheta come capitale dei propri traffici al Nord. Ultimamente di ‘ndrangheta al Nord si è scritto molto e spesso ma con il loro libro, Nando dalla Chiesa e Martina Panzarasa, indagano la rete di collusioni e di ricatti, gli accordi con il potere politico locale, i rapporti con la terra d'origine e l'inserimento del nuovo insediamento in una situazione criminale che è ancora più ampia e inquietante di quello che conosciamo. Gli Autori partono da lontano, i primi anni sessanta quando il paese contava tremila abitanti, per arrivare fino ai giorni nostri quando il paese, con i suoi trentamila abitanti che lavorano tra fabbriche, imprese edili e laghi artificiali, parchetti e villette a schiera è diventato famoso. Una bella cittadina che si presenta anche bene, ma dietro questa facciata di modesta vita di provincia c'è dell'altro, c’è un cancro malavitoso di nome ‘ndrangheta con i suoi protagonisti diventati, nel corso di questi anni, tristemente celebri e cioè i Papalia, i Flachi, i Sergi, i Barbaro solo per indicare alcuni nomi tra i più noti. A sette chilometri da Piazza Affari, dove gravitano i vertici della finanza del Paese, i capifamiglia si riunivano per pianificare i sequestri di persona mentre negli orti si ritrovavano d’estate per organizzare traffici di droga, discariche abusive e rifiuti tossici nascosti sotto le case e che probabilmente hanno intaccato anche la falda acquifera. Indubbiamente il saggio, frutto di lavoro scientifico, è molto interessante e non intende stigmatizzare gli abitanti di Buccinasco né i Calabresi in esso residenti, come si è preso atto con le reazioni scomposte degli amministratori locali, ma cerca di identificare una proposta per comprendere come la ‘ndrangheta sia penetrata così a fondo nella struttura produttiva della Lombardia, nelle imprese, nella pubblica amministrazione, nella società ma principalmente per combattere tutti i meccanismi criminali fin qui appurati e prevenirne altri.

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La vita sotto l'acero

di Romualdas Granauskas

In questo libro, del Lituano Romualdas Granauskas, c’è la memoria di quello che fu il suo paese fino a pochi anni prima, quando ancora non era arrivata la società moderna con la rapacità del genere umano. La protagonista, Monika Kairiene, è l’ultima persona fermata a vivere, in quello che è rimasto del suo villaggio, a custodire il ricordo del marito e del figlio sepolti nel vecchio cimitero. In quelle giornate fatte di solitudine, Monika ormai anziana, rivive le sofferenze arrecate dalla dittatura sovietica, con la spoliazione dei beni e delle terre durante la collettivizzazione forzata. I contadini, allora, ricevevano un dividendo soltanto dopo che erano stati inviati allo stato i beni che dovevano essere prodotti entro le quote stabilite dal kolkhoz. Gli uomini del villaggio alla sofferenza per avergli tolto la proprietà avevano iniziato a ubriacarsi, momenti tristi che Monika rinnova con molta malinconia. Le cose, però, dopo il crollo del regime comunista sono cambiate e a questa forma di vita contadina è subentrata la modernità con le automobili rombanti sulle strade asfaltate di fresco. Le famiglie, abbandonato il villaggio, si trasferiscono nel vicino centro abitato dove, a farla da padrone, sono l’avidità e l’incomunicabilità tra gli esseri umani. Dopo aver letto le prime pagine, ero perplesso nel proseguire nella lettura ma, man mano, ho incominciato ad apprezzarne la denuncia di disagio, verso la società contemporanea, che nelle pieghe del romanzo l’Autore voleva trasmettere e devo dire che è riuscito nel suo intento.

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Grammatica della fantasia

Introduzione all'arte di inventare storie

di Gianni Rodari

Questo libro è un vero e proprio manuale di lavoro che tutti gli insegnanti dovrebbero tenere a portata di mano. Ho avuto la fortuna di partecipare a qualche incontro con Gianni Rodari e posso garantirvi che è stato maestro per i maestri che volevano combattere il conformismo e l’appiattimento della scuola offrendo spunti, suggerimenti e strumenti per chi crede nella pedagogia della creatività e attribuisce il giusto valore educativo e didattico all’immaginazione. Infatti, il filo conduttore che lega tutte i metodi, presenti nel libro, è l'importanza dello sviluppo della creatività e della fantasia per la formazione del bambino. Bambino che deve essere stimolato a impossessarsi del patrimonio culturale offerto attraverso linguaggi e codici diversi, affinché possa rielaborarli nell’attesa di aggiungervi il suo apporto personale. Attraverso immagini, indovinelli, modernizzazione di vecchie favole ci suggerisce quarantadue giochi tra cui quello delle “carte di Propp” o quello con l’uso di marionette. In sostanza ci sono tutti i suoi ricordi e il suo modo di inventare le storie e anche quello di farle inventare, ai bambini, o aggiungervi altri finali. Bello ed interessante, non solo, per i docenti.

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La scomparsa di Salvatore Giuliano

Indagine su un fantasma eccellente

di Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino

Con le ricerche, durate una quindicina d’anni, gli Autori di questo libro hanno fatto riaprire le indagini alla Procura di Palermo che hanno portato alla riesumazione nel 2010 della salma del bandito e di cui fino ad oggi non se ne conoscono i risultati della prova del Dna effettuata. Il sospetto è che nella tomba di famiglia del cimitero di Montelepre non vi è sepolto Salvatore Giuliano ma un sosia perché il vero Giuliano fu messo in salvo dall’intelligence statunitense e in America ha vissuto fino al 1985, anno della morte, sotto copertura e lavorando addirittura per il Pentagono con il nome di Joseph Altamura. Per Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino la morte del bandito Salvatore Giuliano, avvenuta a Castelvetrano il 5 luglio 1950, è stata una “messa in scena”. Partendo da questo presupposto, gli Autori, ricostruiscono gli avvenimenti salienti del caso di cui nel 2016, da notizie apprese dalla stampa, dovrebbe cadere il segreto di Stato. Dopo lo sbarco degli americani in Sicilia, i gruppi armati nell’isola, erano una quarantina circa, ma l’unico che riuscì a sopravvivere fu quello di Giuliano che ne aveva il controllo. La sua figura fu spesso paragonata a quella di un moderno Robin Hood, che rubava ai ricchi per donare ai poveri, ma la realtà che ci presentano gli Autori è ben diversa. Giuliano era più un terrorista, che un bandito, assoldato dai servizi segreti americani e asservito alle organizzazioni nazifasciste, ai poteri occulti e, successiva mente, al nascente Anello della Repubblica in chiave anticomunista, la struttura segreta che avrebbe fatto capo a Giulio Andreotti al tempo sottosegretario di De Gasperi, secondo quanto riferito da Michele Ristuccia ex agente dei servizi segreti italiani. Dopo la strage di Portella della Ginestra, avvenuta il primo maggio 1947, cui seguirono l’anno dopo le elezioni politiche nazionali del 18 aprile 1948, con una lettera sgrammaticata, il bandito, cambia  bandiera e diventa anticlericale e antiamericano, accetta le logiche di potere scaturite dalle elezioni del 1948, ma in cambio esige dai suoi mandanti la garanzia dell’immunità e l’espatrio per sé e per i suoi uomini. Da ciò viene fuori la faccenda del sosia di Giuliano, di Gaspare Pisciotta e i relativi depistaggi. Il libro è ben scritto e la tesi degli Autori è ben rappresentata e documentata, la parola adesso spetta ai Giudici. Da leggere

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I due capitani

di Francesco Vitale

Due tragedie, due protagonisti, due ambiziosi, due capitani, uno, Francesco Schettino, a capo della Concordia, naufragata nel gennaio 2012 davanti all'isola del Giglio che provocò la morte di trentadue persone, l’altro Richard Ashby, capitano dei Marines che nel febbraio del 1998 pilotando il suo “Prowler” tranciò di netto i cavi della funivia del Cermis causando la morte di venti sciatori. L’Autore, da bravo giornalista, racconta le due tragedie creando un legame tra i comportamenti dei due capitani al comando che per ambizione, spavalderia e sfida all’ultimo grado tecnico eseguirono due manovre coraggiose e azzardate con la voglia, di dimostrare di essere i più bravi. Francesco Vitale, con le testimonianze scelte, aggiunte alla sua capacità narrativa, rende comprensibile al lettore la personalità dei due protagonisti, in questo caso di superomismo nicciano, che attenti più alla loro spavalderia e alla sfrenata ambizione trascurino la vita degli altri.  Si legge bene.

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Il veleno dell'oleandro

di Simonetta Agnello Hornby

Questa volta Simonetta Agnello Hornby ci porta in un’altra parte della Sicilia, il siracusano, la località naturalmente è inventata si chiama Pedrara ed è collocata nella zona dei Monti Iblei. Si sta celebrando un doppio funerale, un uomo e una donna saranno cremati e le loro ceneri si uniranno per sempre, trasportate dal vento. Bede e Mara sono i due narratori che ricostruiscono le personalità delle due morti offrendoci dei flashback sul passato. La vicenda si svolge in una grande tenuta isolata, nel paesaggio aspro e magnifico di Pantalica nei dintorni di Siracusa, in una cava dismessa e un fiume testimone della morte del protagonista, e dove la fanno da padroni passaggi segreti, storie di relazioni illecite, un tesoro nascosto e strani personaggi legati alla criminalità mafiosa. La Sicilia è piena di storie di famiglie borghesi, in decadenza, che hanno abbandonato l’isola e l’Autrice ci racconta una di queste saghe familiari. Una donna morente è accudita da Bede, il suo factotum, legato a lei da una devozione che sconfina nell’amore. All’arrivo dei figli, Mara, Giulia e Luigi si riaccendono rancori mai sopiti, e un desiderio di mettere le mani sulla roba di famiglia. I gioielli, ma anche le terre amministrate da Bede che sembra proteggere Anna ma che detiene troppi segreti sugli affari della casa e questa è l’occasione giusta per riprendere in mano gli averi e, finalmente, conoscere i misteri che hanno legato il loro padre a Bede in un ambiguo rapporto e quello indissolubile, fino alla fine, con Anna. C’è tanto di quel materiale da potere scrivere tre libri ma molti personaggi rimangono solo accennati e non si soddisfano le attese del lettore. Peccato! Ho letto quasi tutto di questa scrittrice, con piacere, ma questa volta sono rimasto un po’ deluso.

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La deriva dei continenti

di Russell Banks

Questo romanzo, di Russell Banks, pubblicato negli Stati Uniti nel 1985 arriva in Italia nel dicembre 2012, diffuso da Einaudi, e parla d’immigrazione e miseria, di speranze e di sogni, dove gli uomini, come i continenti, si respingono e s’incontrano. Nell’America del 1981 l’Autore, leggendo un quotidiano, trova l’ispirazione da un fatto di cronaca, il naufragio di migranti haitiani al largo della Florida, per abbozzare questo romanzo che è pubblicato, poi nel 1985. Il protagonista è Bob Dubois, riparatore di bruciatori di nafta nel New Hampshire, che dopo aver resistito per tanto tempo al dubbio che la sua vita di onesto lavoratore, marito e padre responsabile, non fosse una gran vita, finisce per arrendersi e decide di cercare fortuna in Florida. Lì, però, la vita non sarà facile come quella immaginata e come gliela aveva prospettata suo fratello offrendogli un lavoro nel suo negozio di alcolici. Infatti, una sera due uomini neri cercheranno di rapinarlo dell'incasso Bob uccide uno dei due rapinatori e viene a sua volta ferito. In conseguenza di ciò abbandonerà il controllo delle tensioni, fin’adesso, evitate con il fratello e lascia il lavoro. Entro breve Bob si metterà in affari con un vecchio amico ritrovato quasi per caso in Florida, ma il bisogno di soldi lo spingerà a prendere in considerazione nuove strade pericolose. In parallelo, Banks, ci presenta la vicenda dell’altra protagonista Vanise Dorsinville, una giovane haitiana che scappa da Haiti con il figlioletto e un nipote adolescente per sfuggire alla miseria, alla schiavitù e all'oppressiva presenza del padre di suo figlio. Vanise lotta con tutte le sue forze, subendo violenze e soprusi di ogni genere, per riuscire a raggiungere l'America. Nel tragitto verso la Florida le strade, di Bob e Vanise, s’incontreranno. Sono due storie disperate e due mondi diversi che insieme scorrono, alla deriva, trasportati da false speranze, disperazione e sogni infranti dove popolazioni e culture diverse vengono a contatto, tramite immigrazione e globalizzazione, scontrandosi, spesso in maniera tragica, generando conflitti sociali brutali. Un romanzo che lascia nel lettore una crudele impressione in cui prevalgono il materialismo e l’egoismo che contrastano con il sogno di riscatto sociale che in America, purtroppo, non è riservato a tutti. Da leggere.

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La Bella di Buenos Aires

di Manuel Vázquez Montalbán

Questo libro è presentato come inedito a distanza di quasi dieci anni dalla morte di Manuel Vázquez Montalbán, di fatto in Italia è un romanzo inedito ma in Spagna era stato pubblicato nel 1997 e può essere considerato come introduzione al Quintetto di Buenos Aires pubblicato nello stesso anno.  Pepe Carvalho e l’ormai socio Biscuter, cuoco e amico, indagano sull'omicidio di una barbona giunta a Barcellona anni prima per sfuggire alla dittatura militare di Buenos Aires e che all’epoca fu una reginetta di bellezza destinata a diventare l’Emmanuelle argentina e che, in Spagna, invece si ritrova a frequentare i bassifondi del Barrio Chino, il quartiere cinese di Barcellona. L’incarico era stato affidato a Carvalho da Dorotea Samuelson, ex moglie di Rocco, abbandonata proprio perché il marito si era invaghito proprio della bellissima alunna scappata in Spagna per non diventare uno dei tanti desaparecidos. L’investigatore capisce subito che è un crimine di stato e le indagini lo portano a confrontarsi, ancora una volta, con i suoi nemici del passato, che quando si minaccia di accusarli dei loro crimini, come si apprestava a fare Rocco, tornano a uccidere, come hanno sempre fatto. Manuel Vàsquez Montalbàn, anche in questo libro di tono minore, ti trascina nella sua fantasia, dove include molti dei temi presenti negli altri suoi libri e dove mette in risalto la malinconia per la sua Barcellona, con la sua calle de las Tapis, la zona più infame di un quartiere di prostituzione, che sta per essere spazzata via da centri civici, parchi, parcheggi, impianti sportivi, come La Dolce Vita, locale equivoco dove si ballava e si cantava il tango, ed a cui è già arrivato l’ordine di demolizione.

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Lucy

di Cristina Comencini

In questo libro, Cristina Comencini, racconta una storia familiare rievocata dal punto di vista dei personaggi coinvolti. Sara è un’antropologa che, nonostante ami i suoi figli e suo marito, per inseguire le sue aspirazioni lavorative ha perduto la famiglia. Ora vive in solitudine e, fruendo dell’anno sabbatico dall’università dove insegna, sta scrivendo dialogando con l’eventuale lettore, la storia di Lucy, la donna moderna, di milioni di anni fa, che insegnò un diverso camminare all’umanità. L’unico momento di distrazione lo trova andando in piscina dove un giorno, nell’agosto afoso di Roma, incontra Milo, un ragazzo giovane come suo figlio, che la aiuterà nella sua decisione finale di partire. Infatti, Sara, in seguito ad una scoperta che le cambia la vita e la visuale del futuro, fa trovare una lettera al suo ex marito Franco comunicandogli di ritirarsi a scrivere in un posto sconosciuto e segreto e di non voler essere cercata. All’inizio Franco non può che ripercorrere tutte le tappe del loro vincolo sentimentale, che nonostante la sua nuova vita con una compagna e un figlio, non si è del tutto troncato. Intanto i due figli, Matilde e Alex, riallacciano i rapporti, condividendo i ricordi del passato e la sofferenza della separazione dei genitori. L’autrice si dimostra molto abile quando entra nell’intimità dei rapporti tra i vari personaggi facendo emergere l’individualismo, tipico dei nostri tempi, ma anche l’amore e l’unione che possono avere forme diverse da quelle che man mano ci raccontano così come non è casuale o disordinato lo svolgimento della vicenda ma è una sua scelta per farci entrare nel clima reale di questa famiglia facendoci comprendere come sono effettivamente i protagonisti.  Brava!

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il tuttomio

di Andrea Camilleri

Prima di raccontarvi qualcosa di questo romanzo voglio spiegarvi il significato del titolo perché anch’io di primo acchito mi sono posto la domanda. Che cos’è il tuttomio? E come si legge? Il tuttomio è una tana, un angolo domestico nascosto, che Arianna, la protagonista ha ricavato, dove va a rifugiarsi con tutte le sue cose che nasconde gelosamente e dove si sottopone a sedute di psicanalisi con le sue bambole. Chi è Arianna? E’ una giovane di trentatré anni, sposata ad un uomo più vecchio, dotata di una tragica bellezza, infatti, le precedenti esperienze amorose sono finite in tragedia ed hanno stritolato il suo essere esponendola più come una bambola che come donna. Arianna sprigiona seduzione, affascina e brama sesso compulsivo e selvaggio, misto a un’innocenza fanciullesca e l’uomo che le sta accanto è disposto a fare qualsiasi cosa pur di accontentarla. Giulio, l’ultimo marito, è invaghito fino al punto di proporle di comprare da altri uomini quello che lui fisicamente non può più offrirle perché evirato dopo un tragico incidente. Entrambi prendono l’impegno di rispettare le regole che s’impongono come la presenza del marito agli amplessi, non per voyeurismo, ma per protezione, e gli incontri con lo stesso uomo non devono essere più di due. Purtroppo il diavolo ci mette la coda quando Mario, un ragazzo diciassettenne conosciuto al mare, s’innamora di Arianna. Anche lei sente di provare qualcosa e, rifugiatasi nel "tuttomio", confida i suoi dubbi alla bambola Stefania. Il risultato? Lo scoprirete voi. Camilleri, nella nota finale, dà al lettore qualche indizio utile alle indagini. Il romanzo è il frutto di almeno due influenze, la prima è di natura letteraria mentre l’altra è un tragico fatto di cronaca, successo alla fine degli anni sessanta che coinvolse una coppia aristocratica e un giovane studente. Io ho collegato Giulio ad un altro vecchietto pieno di soldi che si è fidanzato con una giovane fanciulla e mi ha fatto divertire ma, francamente, devo ammettere l’ho trovato molto mediocre, anche se è scritto bene, è scorrevole e non è mai noioso.

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Il Segreto del Santuario

di Ted Dekker

Questo è uno di quei romanzi che sconvolgono il lettore per la sua originalità “un’americanata” che ci offre una visione utopistica del sistema carcerario americano. Un thriller che, oltre a stupirci per l’imprevedibilità e la fantasia dell’Autore, non permette di abbandonarlo senza finirlo, insomma vi accompagnerà anche durante il sonno. Narra la storia di Denny Hansen un uomo che ha combattuto violentemente in Bosnia che, dopo aver visto distrutta la sua vita e massacrata la sua famiglia, ha cercato la redenzione nella fede, facendosi prete inutilmente. Rifugiatosi in America, s’imbatte, anche ora, nella malvivenza e nella crudeltà umana costringendolo a battersi un'altra volta contro il male a fianco degli innocenti. Denny, in un’altra storia dello stesso Autore, aveva conosciuto Renée di cui si era innamorato e ne è corrisposto stabilendo una passione così forte tanto da accollarsi anche gli omicidi commessi da lei, ora, infatti, si trova in carcere a Ironwood ma dopo un periodo è trasferito in un moderno istituto correttivo che all’apparenza sembra più umano ma che invece è ancora più spietato dei tradizionali carceri “il Santuario”. A Renée, contemporaneamente, viene recapitato un minaccioso e macabro messaggio, da Psyco, un nemico misterioso e terribile. Anche Danny constata di essere in pericolo in modo particolare perché viene a trovarsi davanti a fatti raccapriccianti compiuti su un ragazzo accusato di pedofilia che, in realtà, intendono provocare la sua reazione per costringerlo ancora ad uccidere. Anche Renée non se ne sta con le mani in mano per cui s’impegna a progettare un ardimentoso piano per salvare il suo amato riuscendo, con uno stratagemma e accompagnata da un amico, ad inoltrarsi dentro il carcere mettendo così in pericolo anche la sua vita. Il resto, com’è giusto che sia per un thriller, non ve lo posso scoprire ma ritengo utile aggiungere che la lettura, anche se non sono un appassionato del genere, alla fine è stata piacevole.

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oltre il mare

di Stefano Polli

In questo suo primo romanzo, il giornalista Stefano Polli, ha scelto di raccontare la storia avvincente di un giornalista in fuga dalla propria esistenza, a caccia di un criminale di guerra, attraverso gli affascinanti Paesi del Sud America. Infatti, Andrea Varzi, il protagonista, in questa storia attraversa in lungo e in largo l'America Latina tra continui colpi di scena, scontri, fughe e delicati incontri che toccano i sentimenti. L’inchiesta lo porta a Buenos Aires ma in realtà il motivo, vero e proprio, è una fuga dal quotidiano e da una vita privata complicata da una storia d'amore, oramai giunta alla fine. Quando Varzi si mette sulle tracce dell’ex nazista Zigler, criminale di guerra, e della vasta e spietata organizzazione cui fa capo, il suo viaggio avrà in Argentina solo il punto iniziale. Una lunga peregrinazione lo porterà in Cile, in Brasile e infine a Montevideo in un crescendo di avvenimenti alterni che finiranno, in modo sorprendente, ricalcando un sogno ricorrente che l’aveva tormentato fin dalla prima pennichella sull’aereo che lo stava portando a Buenos Aires. Non è solo un giallo ma è un bel libro, di stile giornalistico, pieno di azione con tante storie, tante sfumature e riflessioni. Ve lo consiglio.

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Entra nella mia vita

di  Clara Sánchez

Prendendo spunto da un fatto di cronaca, Clara Sánchez, inventa la vicenda di questo nuovo romanzo. Veronica, la protagonista, vive una vita tranquilla insieme ai genitori, al fratello in una casa piena di fiori. I fiori aiutavano la madre a guarire dal suo esaurimento, dice il medico, per questo la casa ne è completamente invasa. All’età di dieci anni scopre che il padre e la madre conservano tra i documenti importanti una foto di una bambina di nome è Laura come trova scritto sul retro della stessa. Finalmente aveva capito perché ogni tanto, i suoi genitori, pronunciassero quel nome. Allora inizia la sua ricerca senza troppi risultati ma, poi divenuta adulta Betty, la madre di Veronica, un giorno arriva a confidarle che due anni prima che lei nascesse aveva partorito Laura ma morta, come le avevano detto in ospedale, la madre, però non aveva mai creduto a queste parole non ed era convinta che fosse stata rubata.  Veronica, così, turbata dalla malattia della madre, e dal distacco e dalla codardia del padre, incomincia a fare delle ricerche per scoprire la verità, anche se è ostacolata nelle indagini.  La narrazione, come i due precedenti, procede a due voci in maniera alterna facendoci conoscere il punto di vista, di entrambe che si alterneranno nei vari capitoli. In questo modo sappiamo delle loro e il loro stato d’animo nel momento obbligatorio del primo incontro da cui dovrà essere ricostruita l’intera vita dell'una e dell'altra. Veronica, chiamata a una prova di coraggio, con la sua tenacia e la sua caparbietà sarebbe arrivata fino in fondo.  L’argomento è molto interessante perché tratta fatti realmente accaduti quando negli anni ‘80 e ‘90, la Spagna fu coinvolta nel traffico di bambini dichiarati morti alle proprie madri, per essere poi venduti a famiglie ritenute più decorose e più adatte alla crescita di figli. Nello scandalo furono coinvolti preti, suore, infermieri e dottori ma l’Autrice lo completa in modo troppo approssimativo non facendoci capire come la madre fosse arrivata a scoprire la verità e il perché avesse sospeso le sue azioni. Ancora una volta devo dire: Peccato! Poteva essere un grande romanzo.

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Eredità

Una storia della mia famiglia tra l'Impero e il fascismo

di  Lilli Gruber

L’Autrice ha tenuto a far notare che “questo non è un libro di storia ma un libro di memoria familiare e di recupero culturale che mi appartiene” ma spesso libri, come questo, contribuiscono a farci conoscere la Storia più di molti trattati e libri che spesso, influenzati dalle realtà politiche e sociali, peccano di obiettività. Credo che siano pochi gli Italiani che conoscono la verità del Sud Tirolo e della relativa annessione all’Italia e questo libro contribuisce, in modo realistico e documentato, a farci conoscere la vera storia di questa piccola parte del nostro Paese.  Infatti, con questo libro, la Gruber fa una ricostruzione accurata delle vicende riguardanti la propria famiglia di origine a cavallo tra l’Ottocento e i primi quaranta anni del Novecento. L’occasione gliela offre il ritrovamento di un diario, scritto in tedesco antico, appartenuto alla bisnonna Rosa Tiefenthaler testimone del dissolvimento dell’impero austro-ungarico, del passaggio della sua terra, il Sud Tirolo, all’Italia e all’affermazione del fascismo. Un periodo molto breve in cui il suo destino è stravolto dal corso degli eventi. Il racconto procede a due voci, quella di Rosa e quella della bisnipote Lilli, che ci fanno conoscere l’intera dinastia e la società del periodo considerato. L’altra figura che emerge è quella di Hella che, durante il periodo del regime fascista, è travolta dalla passione per l’ideologia di Hitler e ne subirà le conseguenze, affrontando con coraggio la condanna al confino in uno sperduto paesino della Basilicata. Insomma ne viene fuori un’imponente saga familiare cui fa da sfondo, il periodo storico compreso tra i due conflitti mondiali. Noi lettori scopriamo non solo la famiglia della giornalista ammirata Lilli Gruber ma soprattutto la travagliata storia della popolazione del Sud Tirolo dai primi anni del Novecento fino al 1939, anno della morte della bisnonna e della fine del suo diario. Tramite questo libro ho potuto conoscere le “Katakombenschulen” scuole clandestine che, operarono con l’incubo costante delle perquisizioni e di pene severe per gli insegnanti, ma erano l’unica opportunità per i bambini del Sud Tirolo di imparare il tedesco durante le repressioni fasciste. Ho conosciuto il lavacro dei nomi imposto nel 1926 da un regio decreto che ha approvato la cosiddetta re-italianizzazione dei cognomi tedeschi e le famigerate “opzioni” imposte nel 1939 da Hitler e Mussolini ai sudtirolesi tedeschi, costretti a scegliere se abbandonare le proprie terre per altre, ignote lande del Reich o sottoporsi a un’italianizzazione definitiva. Questi fatti sicuramente non si trovano nei libri di storia delle scuole italiane ed ecco perché mi è piaciuto il libro e invito i giovani a leggerlo per comprendere le difficoltà delle terre di confine.

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La Buona Novella

Perché non dobbiamo aver paura

di  Don Andrea Gallo

Ho letto questo libro avendo sempre davanti a me l’immagine e l’entusiasmo di don Andrea Gallo quando a maggio del 2012 era venuto a Ciserano per presentare il libro “Sana e Robusta Costituzione” il cui obiettivo principale era stato il Bene Comune. Aveva tenuto per due ore tutti con il fiato sospeso spostandosi per il palazzetto dello sport, a destra e a manca, e parlando a ruota libera un po’ di tutto del suo passato da partigiano e dei concetti specifici dell’istituzione cui appartiene. In questo libro lo rivedo con lo stesso entusiasmo analizzare la crisi che sta attraversando il Paese con la paura per l’incalzante mancanza di lavoro e quindi per il futuro dei nostri giovani. Don Andrea, scrivendo della situazione socio-politica attuale, rispolvera temi e valori tipici della sinistra cui ha sempre creduto non risparmiando lagnanze verso la sua classe dirigente e verso gli altri schieramenti che si sono succeduti al governo del paese che non solo ha fallito tutti gli obiettivi ma che non riescono più a essere credibili perché ritenuti responsabili di questa situazione economica di stallo e che ha tolto il futuro ai giovani. “Eppure non dobbiamo farci prendere dal panico: la strada verso la soluzione c’è, ed è alla portata di tutti, anche se difficile da praticare”, sollecita don Andrea, consigliando di rivedere la scala di valori che riponga al centro non i soldi ma la società, quella eretta da persone poiché la crisi non si risolverà facilmente perché, oltre che economica e sociale, è soprattutto delle coscienze e potrà essere sconfitta dai giovani senza avere paura dell’altro o del diverso e mettendo, al centro dell’interesse pubblico, la solidarietà. In questi giorni l’abbiamo sentito chiedere al dirigente unico dell’ultimo movimento politico, su cui anche lui aveva scommesso, di non fare il padre eterno” e di afferrare l’occasione per incontrare i dirigenti del centrosinistra “per un anno di tregua e per incominciare a vedere che succede”. C’è anche in questi gesti la Buona Novella e l’umiltà di don Andrea che spesso, purtroppo, non è ascoltato e intanto i giovani aspettano segnali per il loro futuro. 

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Dizionario delle cose perdute

di  Francesco Guccini

Quando ho intravisto la copertina di questo libro, subito, anche se non ero proprio un fumatore incallito, ho riconosciuto il logo del pacchetto delle “Nazionali Esportazione” senza filtro e automaticamente ho capito, oltre che dal titolo, che questo libro mi avrebbe fatto sorridere e ricordare con nostalgia la mia infanzia, la mia prima sigaretta e mi sono avvicinato alla lettura in modo positivo.  D'altronde, il libro, è un viaggio nella vita di ieri, tra situazioni, oggetti, espressioni del passato, giochi per strada, piccole abitudini, balli, usanze, colori, marche antiche che come nello stile delle sue canzoni Guccini, uno dei miei cantanti preferiti, racconta con aneddoti e ricordi personali.  Anche se io sono nato e cresciuto in un mondo diverso dal suo sia per ubicazione sia per età, ci separano nove anni, ho assaporato e visto le stesse cose e mentre leggevo, verificavo le cose rimaste e quelle perdute. Come non ricordare la ghiaccia o la cucina economica che nel breve inverno isolano era ricordo di zuppe varie che mia madre preparava sfruttando la piastra di ghisa a cerchi concentrici, la siringa di vetro della zia Titì, la Topolino familiare di zio Vito Salvo e i pantaloni corti. Quanti bei ricordi mi ha suscitato questo gradevolissimo libro che ho letto tutto di un fiato perché mi ci sono ritrovato dentro con gioia e con un pò di nostalgia. Ne consiglio la lettura non solo ai miei coetanei ma anche ai giovani che vogliono conoscere l'epoca dei genitori e confrontarla con il loro presente.

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Di tutte le ricchezze

di  Stefano Benni

In questo libro il tema principale sono tutte le ricchezze che l’amore riserva, ma non c’è solo quello, c’è un po’ di tutto, c’è la poesia, l’umorismo, la filosofia, l’ambiente e l’arte insomma c’è tutto il mondo di Stefano Benni. Il protagonista è Martin, uno scrittore ormai frustrato e stanco della vita che ha deciso di scappare dalla società per rifugiarsi in una piccola casetta sugli Appennini. Qui vive in solitudine assieme ad Ombra, il suo amato cane. Trascorre le sue giornate a contatto con la natura e con gli animali, con i quali discute e si sente più a suo agio di quanto non sia con gli esseri umani. Passa, questa parte della sua vita, immerso nella natura a studiare la vita e le opere di Domenico Rispoli, detto il Catena, un poeta divenuto pazzo e deceduto in un manicomio. La tranquillità dell’ambiente circostante gli offre molte occasioni per meditare su quello che è stata la sua vita e quello che avrebbe potuto essere. Improvvisamente questa quiete è sconvolta da un imprevisto arrivo, i nuovi vicini di casa, una giovane coppia. Lui, un po’ narciso, e mosso da una certa arroganza che lascia intuire fragilità. Lei, una bellezza bionda che ne evoca un’altra lontana nel tempo ed emozionante per Martin. Nel giro di poco tempo il cuore di Martin, che non si credeva più in grado di amare, ha un risveglio inaspettato e pieno di emozioni che culminerà in un travolgente valzer con la bella Michelle. Il finale, lo lascio scoprire a voi, io aggiungo che Benni ci ha regalato un bel gioiellino.

Evaristo Carriego

di  Jorge Luis Borges

Con questo libro Jorge Luis Borges esordisce nella prosa, siamo nel 1930 e lo dedica alla mitica figura di Evaristo Carriego un poeta dimenticato, amico di famiglia, che usa come pretesto per raccontare Palermo un quartiere periferico di Buenos Aires dove all’inizio del secolo abitava con la sua famiglia.  Il ritratto che ne esce è più immaginato che reale infatti ci permette, tramite la  vita di Carriego e di Palermo,  di entrare nella stessa città guardandola da dietro le spalle dei giocatori di truco, dalle finestre dei bordelli e dall'umanità che li frequenta, assistere negli spiazzi polverosi alle sfide a coltello, annusare l'aria che sa di primavera e il fumo dell' asado che cuoce all'aperto, commentare e cantare i tanghi e le milonghe che sente per strada. Attraverso gli occhi dell’amico ci ha raccontato la sua Buenos Aires anticipando gli argomenti e lo stile che caratterizzeranno l’intera produzione delle opere di Jorge Luis Borges. Bello e molto interessante.

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La doppia vita dei numeri

di  Erri De Luca

Erri De Luca ci ha preso gusto ad arrivare in punta di piedi con questi gioiellini di poche pagine. Questa volta la sua poesia in prosa diventa teatro poetico napoletano alla maniera di Eduardo De Filippo prendendone, con umiltà, le distanze ma abitato da “presenze nostalgiche” che ricordano molto “Queste Fantasmi!”. E’ la notte dell’ultimo dell’anno. Due personaggi, un lui e una lei, fratello e sorella che parlano, del passato e della loro città. La sorella accusa il fratello scrittore di non provare un vero affetto neanche per Napoli. La risposta è splendida: “Non ci ho mai pensato se voglio bene a Napoli. Come chiedermi se voglio bene alle mie unghie, ai capelli. Non so se voglio bene a delle parti del mio corpo… Ci sto dentro, tutto qua”. In seguito arriveranno altre presenze chiamate a visita dalla sorella che ne percepisce l’esistenza, ricercati da sempre dal fratello che ne ha la pena del ricordo di una vita. Iniziano a giocare a tombola. La vera sorpresa è, però, proprio l’arrivo degli ospiti inattesi. Dai numeri della tombola nascono storie, come tradizione della tombola napoletana, alcune inventate altre animate dai ricordi, e i personaggi chiedono di avere una parte in questa recita di fine anno. Un librettino, che si legge in un paio d’ore, impregnato di humour ma che non riesce a mascherare la malinconia per i momenti e gli affetti perduti.

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Antonio Ingroia - Io So

di  Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

Certo che leggere, dopo la prima domanda fatta dagli Autori, Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, ad Antonio Ingroia in cui chiedono: Sono passati vent’anni dall’orrore delle stragi del ’92. A un ragazzo nato in quell’anno, come spiegherebbe quello che è successo allora e che ha condizionato questo ventennio? Perché, come lei ama spesso dire, “la Seconda Repubblica fonda i suoi pilastri sul sangue dei servitori dello Stato”? la seguente risposta: “Partirei dal significato che ha assunto negli anni l’espressione “lotta alla mafia” inserita in un contesto culturale di riferimento. La cultura istituzionale italiana è stata per secoli di tolleranza e legittimazione della mafia, sia a livello periferico che centrale. Non è un caso che la storia del confronto mafia-Stato sia stata ipocritamente raccontata come una storia di guerra, mentre in realtà dietro le quinte è sempre stata una storia di convivenza. È stata una cultura per decenni largamente dominante e supinamente accettata all’interno di varie articolazioni istituzionali: politica, magistratura, chiesa, forze di polizia, apparati burocratici-statali.”. Non solo ci disorienta ma ci illumina sul delicato momento di passaggio fra la prima e la seconda Repubblica avvenuto nei primi anni novanta fra l’esplosione delle inchieste legate a Tangentopoli, gli attentati mafiosi e le stragi di Capaci e via D’Amelio, dove persero la vita, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il libro che è una lunga intervista fra gli Autori e Antonio Ingroia, allievo e collaboratore di Paolo Borsellino, incaricato dal 1992 presso la Procura distrettuale di Palermo e ora in Guatemala su incarico dell’ONU, ripercorre, infatti, gli ultimi vent’anni della storia italiana. In questo viaggio si tracciano i particolari dello stretto rapporto mafia-Stato partendo dall’omicidio di Lima, individuato come data da cui si ha un ricambio nel rapporto tra il potere politico e la criminalità organizzata. Ingroia, senza peli sulla lingua, racconta ai due giornalisti il ventennio appena trascorso con nomi e cognomi perché si trovano agli atti di processi che hanno già avuto luogo, e lo fa con lo sguardo di chi lo ha vissuto da dentro come protagonista della magistratura la cui autonomia, a detta dell’ex Pm, si è tentata più volte di limitare. Le analisi che troviamo, in questo libro, sono molto chiare e decise sull’ultimo ventennio che ha inciso pesantemente e negativamente sul costume e sul comportamento delle istituzioni e dell’intero popolo italiano. Ne emerge una situazione sconcertante e inquietante oltre che demoralizzante. Fortunatamente, nel finale, lo stesso Ingroia rincuora le nuove generazioni a non perdersi d’animo perché “l’Italia migliore è lì, in quel pezzo di storia che le stragi hanno tentato di cancellare” e, appunto, “da lì, da quel patrimonio etico e morale, bisogna ricominciare.” Ne suggerisco la lettura principalmente a chi continua a sostenere il partito che nel 1994 è diventato il perno del nuovo equilibrio politico, nella speranza che si renda conto come in questi anni, questo partito, si sia occupato soltanto di fare leggi a favore dei criminali, che in questo modo hanno continuato a delinquere, occupando posti di potere.

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Storia economica contemporanea

di  Sidney Pollard

In questo libro c’è la storia economica per il lettore comune, anche se è molto usato nelle università, per di più questa nuova edizione è stata aggiornata da Emanuele Felice che ne ha rivista l’ultima parte che va dal 1973 al 2001 e con l’aggiunta dell’ultimo capitolo concernente il primo decennio del XXI secolo che comprende il riassetto degli equilibri a causa della globalizzazione e la crisi del 2008. Nel libro l’Autore illustra l’economia contemporanea partendo dal 1900, con doverosi richiami al secolo precedente, e con i relativi sviluppi ed eventi storici che hanno segnato il secolo, quali guerre, scoperte scientifiche e rivoluzioni sociali. In questa situazione inserisce i due principali e opposti sistemi economici, quello comunista e quello capitalista evidenziando la visione economica di J.R. Keynes, sostenitore di un forte intervento dello Stato nel settore economico e quella indicata da M. Friedman, sostenitore invece del non intervento dello Stato. D’altronde la situazione storica ha mostrato il problema della crescita della popolazione mondiale e il miglioramento delle reti di trasporto e di comunicazioni che hanno portato tutti i paesi del mondo a rivedere le loro politiche poiché incominciavano a riflettersi sull’intero sistema mondiale, ponendo le basi per la globalizzazione così com’è oggi. Sono poche pagine ma esaurienti e comprensibili anche a chi è a corto di temi economici. 

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Il Paese reale

di  Guido Crainz

In questo saggio, Guido Crainz, racconta la trasformazione vissuta dal paese e dalla democrazia negli ultimi decenni.  Il periodo che analizza parte dagli anni di piombo del terrorismo, durante il quale il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro hanno rappresentato la punta più rilevante, fino al passaggio attraverso la controversa seconda repubblica, nata sulle ceneri della prima travolta da Tangentopoli, per arrivare ai giorni nostri. Subito dopo l’omicidio di Aldo Moro un segnale molto importante fu il referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti e dal 1980, la percentuale dei votanti cominciò a scendere sotto il 90% degli aventi diritto, cosa che non era mai successa dalla nascita della Repubblica in poi da lì, secondo Crainz, inizia la fine della prima Repubblica perché in seguito, con Bettino Craxi, la politica è più imperniata più sulla figura carismatica del leader che non sulla militanza. Poi, con l’arrivo di Silvio Berlusconi, la politica entra e si trasforma in spettacolo. La piazza è sostituita dalla televisione sia con trasmissioni di approfondimento giornalistico come “Samarcanda”, sia con rappresentazioni comiche come “Biberon” dove i politici originali si mischiano con i loro imitatori. Berlusconi vince le elezioni nel ’94 perché raccoglie il desiderio di cambiamento perché esprime la speranza di un nuovo “miracolo italiano” che, nel disprezzo delle regole, esercita attrazione su una larga parte di italiani disposti al rovesciamento di valori condivisi e più propensi all’individualismo, all’egoismo, piuttosto che al bene comune e distaccato dalle questioni nazionali. L’Autore ci ricorda una frase scritta, nel 1994, da Sandro Viola su “Repubblica”: “Quando il governo Berlusconi prima o dopo cadrà, sul Paese non sorgerà un’alba radiosa. Vi stagneranno invece i fumi tossici, i miasmi del degrado politico di questi mesi. E non si riesce assolutamente a vedere chi sarà capace, a quel punto, di intraprendere l’opera di disinquinamento”.  Ci sono in questo libro quarant'anni di storia italiana recente che ho ripercorso leggendolo e mi pongo gli stessi interrogativi senza risposta dell’Autore, perché occorrerà vivere i prossimi anni per sapere a che cosa in realtà andremo incontro se riusciremo ad avere le forze e le energie sufficienti per confrontarci con gli altri paesi e superare la crisi internazionale che ha travolto l'intero Occidente in questi ultimi anni. Il Paese ha bisogno di «un’opera di ricostruzione», le cui dimensioni «sono simili» – termina Guido Crainz – «a quelle della fase post-bellica». Capace di ricostruire le «precondizioni stesse della democrazia». Altro che urla e vaffanculo qui, prima di tutto, serve riformare gli Italiani. Buona lettura.  

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Il diritto di avere diritti

di  Stefano Rodotà

In questo saggio, Stefano Rodotà, affronta in modo preciso e puntuale la sempre più crescente esigenza di avere diritti trattando, in modo chiaro e pertinente, svariati argomenti di notevole importanza per la nostra vita sociale.  Il libro è diviso in tre parti che comprendono quindici capitoli di cui nella prima parte si narrano i diritti nello spazio e nella nuova realtà del mondo ormai senza frontiere, nella seconda si cerca di restituire volto e dignità alla persona e nella terza si tratta del rapporto uomo/macchina. A causa degli avvenimenti che quotidianamente mettono a dura prova non solo i diritti, ma anche l’affidabilità e la stabilità delle istituzioni, Rodotà viaggiando tra valori e principi ci regala una prospettiva sul mondo contemporaneo in continua trasformazione provocata sia dalla globalizzazione sia dalla scienza e dalla tecnologia in particolare per l’impennata del settore digitale. Davanti alla prepotenza dei grandi potentati economici che sempre più governano il mondo, la rete “il più grande spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto” è la via da seguire per impedire che tutto sia soggetto alla legge del mercato e il ricorso ai diritti individuali e collettivi accelera l’evoluzione del diritto. Internet, con l’accesso alla conoscenza, rimette in discussione tutti i temi del diritto a partire dalla libertà di espressione per arrivare al diritto alla privacy e Rodotà che conosce bene la materia collega con attenzione e consapevolezza il nuovo che avanza con realismo e fiducia verso la costruzione morale personale e della collettività nel futuro prossimo. Sempre che tutti i Paesi e tutte le organizzazioni mondiali accolgano la Carta dei diritti fondamentali. Il libro si legge con interesse e piacere, certamente è un po' difficile e forse anche troppo tecnico, è un libro più che da leggere, da studiare ma sicuramente è molto interessante.

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Il culo e lo Stivale

I peggiori anni della nostra vita

di  Oliviero Beha

In questo saggio, di appena 150, pagine Oliviero Beha traccia lo stato pietoso in cui è stato ridotto, in quest’ultimo ventennio, lo “Stivale Italia” e indica come deberlusconizzarlo. Il culo, non solo inteso come “vuoto culturale”, è il filo rosso che unisce i capitoli del libro, egli sostiene che l’Italia di oggi stia scontando la convergenza di molti eventi che si trascinano da quasi mezzo secolo e le cui radici affondano molto più lontano nel tempo di quanto comunemente si tenda a credere. Da qui l’esigenza di una profonda svolta che deve essere, innanzitutto, culturale, ma anche politica e ci mostra anche i limiti evidenti, del governo Monti, su temi fondamentali come l’istruzione o la sanità. Come siamo entrati nei peggiori anni della nostra vita? Analizzando il tempo della sua vita, partendo dal dopoguerra, ci spiega come, sin dagli anni ’50 e ’60, sia stata cancellata tutta la cultura sostituendola con quella industriale e gettato le basi per lo smarrimento della propria identità culturale portandola a un progressivo disfacimento del costume e della società italiana, dei suoi valori e disvalori. Oggi siamo arrivati ad un punto in cui tutti ci fanno credere che limiti non ne esistono più. Le menti poderose e geniali al comando del Paese chiedono, agli allocchi italiani, di guadagnare di meno e spendere di più perché la soluzione giusta è la crescita.  Come fa la gente a spendere di più se guadagna di meno? È un quadro tragico ma chiaro, quello del nostro paese tratteggiato dalla penna ironica dell’Autore che pone il lettore davanti alla sostanziale immagine di un paese divenuto volgare e povero per la troppa fretta di assimilare una modernizzazione cui gli italiani non erano pronti e che ha portato allo sgretolamento dell’identità italiana. Beha si chiede come se ne possa uscire e richiamando tutti ad una maggiore responsabilità termina: “Un’Italia che parla e scrive con il culo, che è finita in un culo di sacco, che ragiona a culo che nel deragliamento generale ha individuato nel culo una stazione d’arrivo. Ma giacché il culo è curvilineo, la sua stessa morfologia rotondetta ci impone di credere a un rimbalzo. Se il culo è stato reso «essenziale» nella pratica quotidiana verbale e comportamentale, prendiamolo sul serio mutuandolo dal linguaggio e dalle abitudini: facciamolo rimbalzare prima che si incolli al suolo e faccia tramontare definitivamente ogni nostra prospettiva di salvezza”.

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Sua Santità

Le carte segrete di Benedetto XVI

di  Gianluigi Nuzzi

L’anno scorso quando questo libro fu dato alle stampe, la Santa Sede aveva comunicato con una nota "La nuova pubblicazione di documenti della Santa Sede e di documenti privati del Santo Padre non si presenta più come una discutibile - e obiettivamente diffamatoria - iniziativa giornalistica, ma assume chiaramente i caratteri di un atto criminoso. Il Santo Padre, ma anche diversi dei suoi collaboratori e dei mittenti di messaggi a Lui diretti hanno visto violati i loro diritti personali di riservatezza e di libertà di corrispondenza". Mi ero promesso di leggerlo subito poi avevo lasciato un po’ perdere. Quando ho iniziato a leggerlo è arrivata la notizia delle dimissioni di Benedetto XVI e allora ho pensato che ci potesse essere un collegamento tra le due cose invece, dopo la lettura, credo che non ci sia alcun collegamento. Infatti, anche se il libro di Nuzzi si presenta come un dossier molto ben documentato e mostra alcuni sviluppi negativi del Vaticano, non mi dà l’idea di essere particolarmente sconvolgente e avevo trovato più di cattivo esempio e scioccante il precedente "Vaticano spa". Il Vaticano non si spaventa per così poco.  Ho sicuramente apprezzato l’abilità dell’Autore sia nell’esposizione dei fatti sia nel modo di narrarli ben arricchendo la rappresentazione con tutti i giochi di poteri e tutte le sfumature dell'animo umano. Ci sono dei documenti interessanti che ci fanno capire la guerra che esiste in Vaticano tra opposte frazioni e c'è da tener presente che la base documentaria è inattaccabile perché si fonda su lettere fax e documenti autografi allegati al testo.  Senza dubbio è una lettura interessante, da leggere con serenità, a piccole dosi quotidiane, per conoscere la verità dei giochi di potere esistenti, purtroppo, anche dentro le mura Vaticane oltre che fuori con riferimento al capitolo, illuminante, dei rapporti del Vaticano con la politica italiana.

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Villa Metaphora

di  Andrea De Carlo

Quando la Bibliotecaria mi ha consegnato il libro e mi sono ritrovato in mano un mattone di oltre novecento pagine, ho pensato subito al peso fisico da tenere in mano più che all’impegno di leggerlo proprio perché una volta che sono entrato in sintonia con l'Autore, mi è stato impossibile staccarmi dai personaggi e dalle loro sorti. Nel libro c’è una parte della nostra società di cui, De Carlo, pretende di raccontarci tutto o quasi con l’aiuto di quattordici personaggi tipici della nostra epoca.  L’occasione gli si offre nel momento in cui descrive gli ospiti di un resort esclusivo, appunto Villa Metaphora, abbarbicato sulle impervie rocce del versante disabitato di una piccola isola vulcanica ai margini estremi del Mediterraneo meridionale, Tari. Dove un intraprendente architetto lombardo di fama mondiale ha la brillante intuizione di ristrutturare un antico casale. Il posto costituisce l’ideale per clienti importanti alla ricerca di una vacanza lontano da qualsiasi modello per distaccarsi qualche giorno dalle pressioni della propria occupazione quotidiana. Una bella storia avventurosa ed avvincente, che cattura il lettore pagina dopo pagina e lo porta sulle terrazze ventilate di Villa Metaphora e ammirarne lo splendido paesaggio che la circonda. Purtroppo le prepotenti calamità naturali, che sconvolgeranno inaspettatamente il finale un po’ deludente, anche se è accompagnato da colpi di scena e momenti di suspense e di alte emozioni con seguiti a volte drammatici altre volte sentimentali, hanno falsato l’intrigante bellezza del libro. Andrea De Carlo non lo scopro adesso ma questa volta anche se non ho gradito il finale, ne ho apprezzato il linguaggio utilizzato che è mutevole, e adattato a ogni personaggio, permette un uso che va dalla terminologia più scurrile a quella più raffinata con l'inserimento di frasi in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Un merito a parte ottiene il dialetto indigeno creato con maestria con l’inserimento di fonemi siciliani, maltesi, spagnoli, arabi e francesi per farci capire il caos di sbarchi che hanno interessato, nei secoli, quest’isola che non c’è. Se ritenete opportuno leggerlo vi ricordo che pesa ben nove etti.

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Una voce di notte

di  Andrea Camilleri

Quando esce un libro di Andrea Camilleri con protagonista il commissario Montalbano alle prese con le sue indagini, spuntano da ogni dove, critici e super esperti che danno consigli, cercano appigli, piani editoriali errati e altre fandonie ma il pescatore che butta l’esca per fare abboccare qualche sprovveduto pesciolino sono proprio l’Autore e la casa editrice con quella postfazione messa ad arte. Io trovo il libro ben scritto, con una trama ben ideata e una scrittura che coinvolge il lettore intento a trascorrere qualche ora in santa pace piacevolmente. In questo libro c’è di tutto dalle liti con l’eterna fidanzata Livia all’uso dei media, dall’affiatamento tra Montalbano, Augello e Fazio alle frasi pungenti sull’attualità e sulle commistioni tra mafia, politica e media al servizio dei potenti. Peraltro, questa volta, la mafia non è in sottofondo, come il solito, ma si espone senza alcun ritegno. La vicenda tratta di un furto in un supermercato di Vigàta e il direttore Borsellino un po’ frastornato, dalla vicenda, si sente chiamato in causa dalle domande di Augello e Montalbano. Il giorno dopo Borsellino è morto, impiccato nel suo ufficio. Suicidio? O Omicidio? Il dottor Pasquano nutre qualche dubbio ma non lo scrive nel referto medico. Nel frattempo in un appartamento di Vigàta viene trovato il cadavere di una ragazza accoltellata e a denunziarne l’omicidio è il convivente, Giovanni Strangio, che però ha un alibi di ferro. I due fatti criminosi sfiorano i nomi dell’onorevole Mongibello, amministratore della società proprietaria del supermercato, e Michele Strangio, presidente della Provincia, padre di Giovanni. Le due storie si rincorrono, s’incrociano, si slegano e poi tornano a intessere, infine, negli ultimi capitoli il puzzle si ricompone e mostra, palesemente, tutta la sua scomoda verità e tutta la dinamica dei crimini commessi. Leggerlo ne vale la pena.

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Senza luce

di  Luigi Bernardi

In questo libro il protagonista è il buio, causa prima degli eventi imprevisti che si scatenano nel piccolo mondo ordinato di un paesino del Bolognese dove viene a mancare la luce staccata dalla polizia per catturare un anziano squilibrato che ha cominciato a sparare. L’oscurità diventa così l’alleata inaspettata degli altri comprimari cui stimola i pensieri, i desideri, le angosce e le paure più nascoste. C’è Federica, ausiliaria del 118, che è raggiunta in casa dal vicino Mario, impiegato comunale, che, celatamente innamorato di lei, tenta l’approccio della seduzione, mentre la famiglia di Umberto, un professore universitario, per ingannare l’attesa, organizza un gioco sociologico, dal quale, però, emergerà la fragilità del nucleo familiare. Al bar di Loretta si gioca a carte e a biliardo nonostante il buio e intanto Domenico, uno scrittore introverso e solitario, in preda a dolorosi ricordi, sta per portare a termine un suo tetro desiderio. L’Autore intreccia queste storie con estrema precisione facendo emergere il buio interiore di ognuno di loro e porta a galla il sommerso in un susseguirsi di colpi di scena che conducono il lettore fino al sorprendente finale. Da leggere.

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Il Sapere dei Segni

di  Carlo Sini

A volte si è restii a leggere certi Autori perché si pensa, come in questo caso, che un filosofo possa discettare in modo difficile e invece a lettura ultimata posso dire che questo libro è più accessibile di tanti altri che a volte, erroneamente, riteniamo leggibili e l’ho trovato anche molto interessante. Anche se non sono un esperto di filosofia e non toccavo un libro di questa materia dai tempi dei miei studi universitari, a fine lettura, posso dire di averlo trovato impegnativo ma scorrevole e anche piacevole. Per esporci l’argomento, l’Autore, pone come base principale del suo discorso la figura intesa come rappresentazione della soglia dell’esperienza e partendo dalle primordiali incisioni sulle pietre e dalle figure delle divinità arcaiche affronta un viaggio mettendo in campo una serie di figure come la lingua dei sordomuti, i chioschi catalani, le figure del rapporto formativo tra la madre e il bambino e la comunicazione gestuale della lingua dei segni. Ci invita, poi, a recuperare consapevolmente i segni del passato, anche là dove non ce ne accorgiamo e ci esorta a tenere in grande considerazione l’aritmetica intesa come ritmo ovvero configurazione tra provenienza e destino, che poi è il segno della nostra vita. Spiegandoci, così, il successo della scienza moderna, perché l’aritmetica è ritmo e l’esperienza è ritrovare quel che è già avvenuto, riconoscendolo. Bello e interessante.

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Regalo di nozze

di  Andrea Vitali

Anche in questo caso, come ormai sua consuetudine, Bellano e il lago di Como sono la sede della vicenda umana narrata, in questo libro da Andrea Vitali. Questa volta ci aspetta qualcosa di diverso non più gli anni trenta o quaranta ma è un tuffo nel passato più recente, che mi sa tanto di autobiografico, siamo nella meravigliosa atmosfera degli anni ’60. Nel romanzo, l’autore, racconta la storia di Ercole Correnti, un ventinovenne, che dopo cinque anni di fidanzamento è prossimo alle nozze, ma improvvisamente quell’ultima domenica d’agosto, da scapolo, parcheggiata sul lungolago, scorge una Fiat 600 bianca parcheggiata a poca distanza dalla sua casa che riaprirà in lui dolci ricordi. Quella è stata la prima e unica macchina che suo padre Amedeo aveva acquistato ma soprattutto la prima e ultima che suo zio Pinuccio aveva guidato. Infatti, è proprio uguale all’auto sulla quale aveva fatto il suo primo viaggio, vent’anni prima, con la mamma Assunta, papà Amedeo e l’indimenticabile, e mitico, Zio Pinuccio fratello della mamma, autentico dongiovanni che rallegrava la casa ogni volta che veniva a pranzo o si fermava a dormire la notte perché aveva dato in prestito il suo appartamento a un amico. Solo adesso, però, Ercole riuscirà a scoprire tutti i retroscena di quella che per lui, bambino, era stata una straordinaria avventura, quella gita al mare, amara ma memorabile perché per la prima volta aveva visto il mare. Il romanzo, come il solito, è divertente, i personaggi sono ben dipinti ma, questa volta, mi è sembrato un po’ mediocre e melanconico.

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Dire e non dire

di  Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

In questo saggio gli Autori, Nicola Gratteri procuratore aggiunto della Repubblica di Reggio Calabria e l’esperto storico del crimine Antonio Nicaso, spiegano i codici espressivi della 'ndrangheta una delle più attive, potenti e pericolose organizzazioni criminali presenti nel territorio italiano. Nel libro a parlare sono gli stessi uomini della ‘ndrangheta che, ignari di essere ascoltati, parlano di tutto nel loro linguaggio allusivo e denso di significati e parlano di tutto, famiglia, regole, potere, vita, morte, politica, Stato e perfino economia. Parlano di un paese che sembra non poter più fare a meno dei voti e dei soldi della ‘ndrangheta. C’è, in sostanza, il ventre dell’organizzazione mafiosa calabrese recuperato attraverso un’ingente quantità di fonti documentarie come le intercettazioni di conversazioni, le sentenze e i verbali di atti giudiziari e gli ormai famosi «pizzini». Un lavoro certosino e ben fatto che sicuramente ha impegnato molto i due autori, anche se certe espressioni costituiscono luoghi comuni per gli indigeni e certi fatti sono notori. Il pregio del libro sta nell’intenzione di smascherare definitivamente la falsa retorica dell’onore e della cultura omertosa che lega il silenzio all’obbedienza. Nella ‘ndrangheta, infatti, non ci può essere alcuna giustizia, ci sono solo violenza e paura per conquistare denaro e potere. Inoltre è utile perché oltre a costituire una tessera importante del mosaico linguistico e comportamentale di questa crudele realtà, ci fa comprendere l’estensione e l’attività della ‘ndrangheta al nord del paese. Leggetelo.  

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1Q84 - Libro 3

di  Murakami Haruki

Finalmente sono riuscito a leggere il terzo libro di 1Q84 che mi aveva coinvolto piacevolmente. In questo terzo libro devo subito osservare che è cambiato un narratore, infatti, mentre nei primi due libri le voci narranti, erano Aomame, Fukaeri e Tengo, qui Fukaeri è stata sostituita da Ushikawa l’avvocato che era stato incaricato, dalla setta del Sakigake, a cercare informazioni su Aomame. Ushikawa è un bravo detective, il massimo che si possa trovare sulla piazza, che indispettito dalla morte del Leader abbandona il lavoro di avvocato, essendo stato lasciato anche da moglie e figli, ora vive da solo e si dedica anima e corpo a rintracciare Aomame, ne va della sua professionalità. Quando si rende conto però che Aomame è nascosta in un appartamento, al sicuro, protetta dalla Signora e dal suo emissario Tamaru, decide di concentrarsi su Tengo perché intuisce che qualcosa li lega. Ushikawa ha ragione ma così facendo favorisce l’avvicinamento tra i due facendoli tornare nel loro mondo con una luna e senza i Little People. Bello! Il mio dubbio iniziale era quello di non riuscire a ricordare tutti i particolari della storia letta nelle due parti precedenti, ho sottovalutato l’Autore che abilmente, ancora una volta, ha saputo sviluppare gli eventi e lentamente, ci ha ricordato la storia nella sua integrità e ci ha condotto fino alla fine tenendoci per mano come Aomame e Tengo. Bravo! Ve lo consiglio, naturalmente se avete letto i primi due libri.

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La macchia umana

di  Philip Roth

Sullo sfondo dell'America puritana e politically correct dello scandalo Clinton-Lewinski, Philip Roth ambienta questo romanzo che definire geniale è il minimo perché, questa volta, giocando con le minoranze, indaga e scopre l'animo umano intrecciando i suoi personaggi in modo veramente coinvolgente. Il protagonista è il professor Coleman Silk, un vecchio umanista preside dell'Università di Athena, costretto ad abbandonare il suo incarico perché alcune sue parole sono state fraintese e scambiate per epiteti razzisti verso gli studenti. Un’accusa che si rivelerà grottesca quando si scoprirà il segreto che il professor Silk nasconde da decenni, un segreto che ribalterà totalmente la sua stessa natura. Infatti, Silk che ha compiuto un gesto tremendo nella sua vita, una viltà nei confronti della sua famiglia e dell’adorata madre, qui, è condannato dal contrappasso che colpisce, portandola alla morte, la sua dolce e amata moglie. Inizia così un calvario che porterà Silk, già settantunenne, prima all'incontro con lo scrittore con cui instaurerà un rapporto di profonda amicizia, poi al fatale ma travolgente rapporto, con Faunia una giovane trentaquattrenne con cui instaurerà un’intenso, passionale e vorace relazione sessuale, una donna dal trascorso burrascoso, carico di dolori e violenze. Un bel romanzo pieno di squarci di vita e cultura che contraddistinguono la società americana dove la macchia che gli esseri umani lasciano è un'impronta indelebile ma non solo in America. Da questo libro, scritto nel 2000, è stato tratto, nel 2003, l’omonimo film di Robert Benton con Anthony Hopkins, Nicole Kidman, Ed Harris, Gary Sinise e Abbe Lane.  

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Le Madri non sbagliano mai

di  Giovanni Bollea

Con questo libro, che è il successo maggiore del fondatore della neuropsichiatria infantile italiana, Giovanni Bollea vuole dimostrare che fare il genitore oltre ad essere bello è anche molto facile e ci fornisce anche gli strumenti, con un linguaggio semplice e con esempi pratici, sulle diverse fasi di sviluppo del bambino e sulle sue esigenze primarie unite alla volontà di andargli incontro assicurandogli sempre la nostra presenza e il nostro sostegno. Quantunque siano passati diversi anni dalla prima uscita l’ho trovato, ancora oggi, di grande attualità. Il libro, suddiviso in brevi capitoli, è frutto dell’esperienza professionale dell’Autore e rappresenta un viaggio nel mondo infantile illustrandoci ogni fase dello sviluppo di un bambino mettendone in risalto gli aspetti principali e l'importanza che ricoprono, nei vari cicli, i genitori. “Educare, pur in tutta la sua complessità, è, in fondo, più semplice di quanto non si pensi: basta saper dare sempre al figlio la parte che desidera di noi stessi, tenendo conto che l’aspetto materiale, pur importante, è secondario all’affetto, alla complicità, allo stare insieme, allo scambio di idee.” Ho voluto rilevare questo passaggio che reputo molto importante per tutti i genitori cui ne consiglio la lettura al pari di tutti gli educatori.

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Spingendo la notte più in là

di  Mario Calabresi

Leggendo questo libro, oltre al fatto di avermi proiettato indietro ai miei primi anni a Milano, mi sembra di avere afferrato che lo scopo di Mario Calabresi, l’Autore, sia quello di ricordare, di non dimenticare i nomi delle vittime e le persone che hanno lasciato a casa. Io c’ero in quegli anni a Milano, ammetto di aver cantato “La ballata del Pinelli” e anch’io, in un primo momento, sono stato frastornato dai giornali, dalle pièce teatrali, dai film, dai volantini e dalle scritte sui muri, dopo ho seguito gli avvenimenti, tramite i media, e molti dei nomi presenti nel libro mi suonano abbastanza intimi, ma per la maggior parte di loro non conoscevo né le storie né le loro tragedie. A differenza di Mieli non devo chiedere scusa ad alcuno perché non ho mai firmato appelli anche perché io sono un signor nessuno e mi tranquillizza la mia presa di posizione quando, partecipando a qualche dibattito, orgogliosamente ho respinto le tesi di Lotta Continua anche perché già da allora da noi, del Movimento Studentesco, loro erano accusati come mandanti dell’omicidio del Commissario Calabresi.   Mario Calabresi ripercorrendo gli avvenimenti drammatici che l’hanno colpito lo fa con pacatezza e atteggiamento conciliante, non parla di vendetta, raccontando, ma d’imparziale giustizia e del desiderio di far luce sulla verità.  Quello che mi colpisce, del libro, è proprio questa voglia che lui e la sua famiglia reclamano affinché il Commissario Luigi Calabresi sia ricordato e rispettato come vittima del terrorismo e con Lui tutte le vittime del terrorismo.  Bello ed emozionante! Un piccolo, grande libro da leggere tutto di un fiato.

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La notte dell'oblio

di  Lia Levi

Questo romanzo di Lia Levi prende spunto da una storia vera, quella di una madre, di due figlie adolescenti, il cui marito fu deportato in seguito a una spiata. Siamo ai tempi delle Leggi razziali e la caccia all’ebreo era cominciata di colpo in un’alba di pioggia cui era seguita l’occupazione nazista e una famiglia di ebrei trova rifugio in una parrocchia in un paesino della campagna laziale. Giacomo, il padre, ha affidato il suo negozio in Roma a un commesso fedele, e ogni tanto si reca nella capitale per vedere se tutto va bene e prelevare dei soldi. Qualcuno, però, l’ha notato e lo tradisce, cosicché è arrestato davanti al negozio. A guerra finita la moglie, Elsa, e le figlie Milena e Dora, ritornano a Roma. Elsa ha saputo che Giacomo è morto in una camera a gas ad Auschwitz ed è tormentata da quella delazione che è costata la vita al marito, cerca la verità ma una volta scoperta la terrà per sé, cercava con l’oblio la rimozione di quanto accaduto e far crescere le figlie senza il peso di una tragedia ormai consumata anche perché tra gli ebrei sopravvissuti c’era vergogna nel raccontare ciò che gli era accaduto. Purtroppo la fatalità e l’imprevisto della vita arrivano e portano a galla tutto quello che è successo, la Storia e la Memoria del passato non si possono cancellare e l’Autrice con questo romanzo porta alle estreme conseguenze l’errore di chi soffoca la verità per lungo tempo, proprio com’è accaduto per la Shoah. Un libro coinvolgente la cui lettura scorre con ritmo lento ma possente e con la tensione da romanzo giallo dove dominano la memoria, la verità, il perdono, la fedeltà, il tradimento, il dolore, la colpa e la vergogna. Da leggere.

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il diavolo, certamente

di  Andrea Camilleri

Ho preso questo libro, in biblioteca, prima perché l’Autore era Andrea Camilleri e poi perché ero incuriosito dalla nuova veste tipografica rispetto agli altri romanzi scritti con la Mondadori.  Questa volta, in combutta con il diavolo, Camilleri nel pieno di tutta la sua creatività letteraria ha concepito 33 racconti corti, a volte cortissimi, in cui il filo conduttore che li unisce è il diavolo che s’immerge nella quotidianità delle persone dove l’imprevisto, il senso del destino e del fato inevitabile sono sempre pronti e colpiscono quando meno te lo aspetti cogliendo la vita di sorpresa.  L’idea, come il solito, molto originale mette a nudo le bassezze, i vizi e la perfidia della natura umana riuscendo a stravolgere la normalità e scompigliare, con imprevedibilità, gli eventi. Non c’è niente di eccezionale, in questi racconti, anche se a volte la genialità, dell’Autore, supera ogni aspettativa e Camilleri, riesce a stupire, ancora una volta, i suoi lettori. Mi ha fatto trascorrere mezza giornata con il sorriso sulle labbra ma ne sconsiglio la lettura alle persone che s’impressionano facilmente.  

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Cosa Grigia

di  Giacomo Di Girolamo

Cosa nostra ha fatto un salto di qualità ed è diventata Cosa Grigia. E’ la tesi che Giacomo di Girolamo espone in questo libro proponendola come quella zona di contiguità, con imprenditori e politici che, in precedenza, si avvalevano della vicinanza a Cosa nostra per portare avanti i loro disegni criminali, essa, ora è diventata piuttosto un vero e proprio sistema. In sintesi la zona grigia si è mangiata la mafia divenendo una nuova forma di criminalità con, ai vertici, insospettabili burocrati o imprenditori. Questa nuova realtà non spara perché non ha bisogno di controllare il territorio, non fa più i suoi affari con la droga o le estorsioni né gli necessita rubare. La Cosa Grigia i soldi se li fanno consegnare direttamente dallo Stato rappresentato da una classe politica, formata da arrivisti e ingordi che bramano soltanto ai soldi e al potere, dove la nuova mafia ha trovato la strada spianata verso la corruzione, le connivenze, le concussioni e i ricatti. La mafia non esiste è il suo intercalare all’inizio di ogni capitolo o forse dovrei dire all’inizio di ogni viaggio che l’Autore intraprende attraverso il nostro Paese alla ricerca di questa nuova criminalità.  Così ci fa conoscere nuovi personaggi che non hanno avuto bisogno di chiedere permessi alle vecchie famiglie di Cosa nostra ma che ne hanno assunto, pur mantenendo rapporti con le famiglie mafiose, il comando rendendolo più affabile e quindi maggiormente tollerabile calpestando così la mafia stessa. Quest’avvicendamento ha spiazzato l’antimafia perché, la nuova mafia, ormai si ritrova anche nell’antimafia, poiché ha capito che per avere successo conviene “mostrarsi” in ogni settore.  E’ una tesi che non fa una grinza e che invita a guardare con occhi diversi certi personaggi che non erano sfuggiti anche ad un occhio distratto come il mio. Bel lavoro!  Da leggere.

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Mr Gwyn

di  Alessandro Baricco

Alessandro Baricco si è sempre distinto per la capacità di trovare, per i suoi libri, idee originali e in questo ne ha trovato una davvero straordinaria. Mr Gwyn è uno scrittore, bravo e famoso, che vive a Londra. Un giorno decide di scrivere un ultimo articolo per “il Guardian”, con cui collabora, e in esso predispone una lista di 52 cose che non farà mai più in vita sua tra cui scrivere libri. Tom, il suo agente letterario e unico amico, tenta inutilmente di farlo recedere dalla sua decisione. Col passare del tempo, però, incomincia ad annoiarsi e sentire la mancanza dello scrivere, prova vari stratagemmi per non pensarci ma gli manca ciò che lo faceva sentire vivo, la scrittura. Un giorno, entrando casualmente in una galleria, rimane affascinato dalle foto e dai ritratti di un artista e, in quel momento, alla stregua di un pittore afferrò che un ritratto avrebbe potuto farlo anche lui scrivendo. Trova un ex garage, lo adibisce a luogo di lavoro, trova una modella, Rebecca una stagista dell’ufficio di Tom, e s’immerge nel lavoro anima e corpo. Rebecca, dopo il ritratto, diventa anche la sua segretaria, lo aiuterà a trovare i clienti e, in seguito, si farà carico di raccogliere e ricomporre i pezzi del puzzle creato da Mr Gwyn svelando il mistero a noi lettori. Sì proprio così, infatti, dopo qualche incertezza iniziale il suo talento viene fuori anche in questa nuova avventura e i ritratti soddisfano in pieno le esigenze dei clienti, lo scrittore ha trovato la sua strada, ma durerà poco perché improvvisamente Gwyn, per sua scelta, sparisce, ma gli sopravvivranno le sue opere.  La risoluzione dell’arcano questa volta, Bariccco, la lascia a Rebecca, come dicevo prima, e in quelle poche pagine finali afferriamo tutta la bravura dello Scrittore. Buona lettura.

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Exit

di  Alicia Giménez-Bartlett

Tradotta dall’Inglese la parola “Exit” significa: uscita, esito, fine e morte, l’Autrice, in questo romanzo di esordio, l’ha usata proprio con questo significato. Exit è una residenza dove ricchi, uomini e donne,stanchi e annoiati della vita, vanno a finire le loro esistenze. Il dottor Berset, coadiuvato dal collega Eugenius e dall’infermiera tuttofare Matea, ha messo in piedi un bel business, una pratica costosissima in un ambiente raffinato, per sei - sette persone alla volta che convivono per alcuni mesi divertendosi, facendo escursioni, in attesa che ad ognuno di loro sopraggiunga il momento giusto per dire basta alla propria esistenza. Naturalmente ognuno può recedere dall’idea in qualsiasi momento saldando il conto per il soggiorno già fatto.  Unica ed importante condizione per tutti i partecipanti è di essere in perfetta salute e di non essere depressi come da certificato medico che lo attesti. Non è un romanzo sull’eutanasia, come qualcuno potrebbe pensare, ma è qualcosa che gli attori scelgono e serve soltanto la volontà di attuarla. Il motivo dei suicidi, perché solo di ciò si deve trattare, a volte si scopre altre no. D’altro canto nella realtà la felicità o l’infelicità di una persona, per tutti gli altri resta, sempre un mistero e Alicia Giménez-Bartlett ha saputo, in questo romanzo, tessere molto bene le sue idee, i personaggi e anche le sorprese. Una lettura che scorre vivacemente, anche se l’argomento in oggetto è molto duro.

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Il supplizio del legno di sandalo

di  Mo Yan

In questa specie di documentario, Mo Yan, ha scelto di scrivere secondo la tradizione dell’opera locale, perché in Cina le torture, le esecuzioni, sono sempre state viste come uno spettacolo dove c’è una forma di collaborazione tra il giustiziato, il boia e il pubblico per suscitare nel lettore una reazione e per far riflettere. Si sta per assistere dramma e, nei capitoli iniziali, ognuno dei protagonisti racconta i propri patimenti interiori di quello che sta per succedere, di quanto in realtà è già successo, e che nel libro invece occupa solo le ultime venti pagine.  L’argomento del romanzo affonda le radici nella Cina dei primi anni del Novecento, dove Sun Bing, un maestro indiscusso dell'arte teatrale e popolare dell’Opera dei Gatti, capeggia una rivolta contadina contro i tedeschi che vogliono costruire la ferrovia nel loro distretto, e che a seguito di un sanguinoso fatto di sangue hanno ucciso ventisette persone, tra cui donne e bambini del posto. Bing è condannato a morte, secondo il peggiore dei supplizi, e a cattura avvenuta si affida l’incarico al consuocero, un boia di enorme fama adesso ritiratosi in pensione, di portarlo a termine. Il libro non è solo un romanzo ma è anche un documento storico, del paese con gli usi, i costumi, la lingua, la cultura, e le tradizioni che la Cina moderna vorrebbe cancellare. L’Autore invece tende a recuperarli e, in questa vicenda, riesce a far rivivere la crudeltà delle torture e delle pene più atroci tenendo il lettore in angoscia insieme al gran numero di pubblico accorso nella piazza dove dovrà essere giustiziato il condannato. Ve lo suggerisco anche se un po’ crudele e non adatto a chi ha problemi di rigetto.

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Ma questa è la mia gente

Un viaggio nel Partito Democratico in diciassette conversazioni con i suoi protagonisti

di  Ivan Scalfarotto

Come nella precedente recensione ecco un altro saggio e un altro viaggio, come dice il sottotitolo, “nel Partito Democratico in diciassette conversazioni con i suoi protagonisti” infatti, Ivan Scalfarotto analizza il “suo” Partito, di cui è vicepresidente, conversando con alcuni tra i più importanti esponenti. Da queste chiacchierate con leader, dirigenti e amministratori del Partito Democratico, viene fuori una grande ricchezza di esperienze personali e riflessioni molto interessanti. L’Autore ci fa conoscere, poi, anche alcuni personaggi sconosciuti al grande pubblico ma non per questo meno interessanti come Ilda Curti, assessore al Comune di Torino, che parla di come il Partito Democratico sul territorio sia spesso migliore di quello che ritroviamo ai vertici nazionali oppure Francesca Puglisi, membro della Segreteria Nazionale, che fa notare l’abbondanza di giovani che ci sono nel partito ma che le trasmissioni televisive non invitano mai perché preferiscono offrire ospitalità, a causa dello share, alle solite persone. In sostanza c’è, in questo libro, un Pd diverso da come spesso è raccontato dai media. Ci sono dentro le varie anime di un partito complesso ma unico e vivo, capace di aprire una discussione proficua e di elaborare ottime idee di governo per il paese dove sono valori fondanti l’equità e la giustizia e il luogo in cui le istituzioni repubblicane sono considerate un importante patrimonio della comunità nazionale. Indubbiamente quello che ne scaturisce non è un partito verticistico e bloccato ma un’organizzazione sostenuta da diverse menti e con stimoli necessari per assicurarsi un futuro più sicuro. Conoscevo Ivan Scalfarotto per le notizie che si colgono sui giornali, di qua e di là, in questo bel libro, invece, ho conosciuto una brava e interessante personalità.

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Gli straordinari viaggi di Ibn Battuta

Le mille avventure del Marco Polo arabo

di  Ross E. Dunn

Questo libro non è una versione della Rihla di Ibn Battuta, il Marco Polo arabo come indicato nel sottotitolo e che aveva dettato i ricordi dei suoi viaggi a Ibn Juzayy, ma un saggio di Ross E. Dunn docente di Storia presso l’Università di San Diego in California. L’Autore ci introduce nel meraviglioso mondo del più grande viaggiatore dell’epoca premoderna e lo commenta, da storico, ricostruendo i viaggi di Abu 'Abdallah ibn Battuta che nel XIV secolo partito da Tangeri compì il più lungo viaggio di cui ci sia giunta traccia, attraversando l'equivalente di quarantaquattro paesi moderni facendoci assaporare l'atmosfera di quel mondo islamizzato che comprendeva, oltre alle zone centrali dell'Islam, anche India, Indonesia, Asia Centrale, Cina, Africa Orientale e il Sudan occidentale. A differenza di Marco Polo, Abu 'Abdallah ibn Battuta, oltre ad aver visitato molti più luoghi ce li porge con l’ottica della cultura islamica offrendoci particolari molto interessanti di quasi tutti gli aspetti della vita dell'epoca. Dalle cerimonie della corte del sultano di Delhi ai costumi sessuali delle donne delle isole Maldive alla raccolta delle noci di cocco nell'Arabia meridionale offrendoci una visione ampia di quei paesi e di quel complesso e unitario sistema di collegamenti. Dunn ci  presenta il tutto con buona capacità anche se nelle note ci mette molti dubbi sulla veridicità di alcuni itinerari. L’ho trovato molto interessante, anche se la lettura si è rivelata abbastanza pesante.

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L'età dell'ignoranza

E' possibile una democrazia senza cultura?

di  Fabrizio Tonello

In questo saggio, Fabrizio Tonello, mette sul banco degli imputati la rinuncia a investire sull’istruzione, l’antintellettualismo italiano e un provincialismo tecnologico che esalta la continua ascesa del web. Non si tratta di demonizzazione d’internet ma del fatto che tale strumento venga sempre più caricato di attese che non può offrirci. In questo libro di appena centocinquanta pagine l’Autore affronta un piacevole percorso per spiegare come possa autogovernarsi un paese che non legge e non s’informa, la nostra società, malata di consumismo, diffonde l’illusione che studiare sia inutile, la riflessione noiosa e l’apprendimento un’inutile fatica. La tendenza è vedere nei nuovi media e nella tecnologizzazione della società una funzione e una ventura sproporzionate perché nella realtà essere informati, non significa per forza conoscere, la conoscenza è tutt’altro e l’Autore ci fa notare che i nativi digitali stanno usando gli strumenti alfanumerici pur essendo, completamente, degli incompetenti tecnologici. Una vasta massa di utilizzatori, infatti, si limita a compiere scelte semplici e immediate che non richiedono alcun approfondimento intellettuale. Ignorante perciò è «colui il quale manchi delle risorse etico - cognitive necessarie per confrontarsi con il mondo in cui viviamo», e l’età dell’ignoranza temuta da Tonello in un certo senso c’è già e non è presente solo nelle nuove generazioni ma anche tra i tuttologi dei talk show. Intanto, i nostri "governatori", continuano a ridurre gli investimenti in cultura, sui giornali si propaganda l’inutilità dell’intellettuale e persino la futilità di una competenza mentre si esalta e avanza il culto della superficialità.  Da vent’anni non c’è tema più discusso della sfiducia verso la casta vista ormai più o meno come amministratori di condomini, gli spazi politici nazionali si sono ristretti a favore dei mercati o di organizzazioni sovranazionali, le democrazie sono in affanno anche per il continuo sfilare di uomini politici davanti ai giudici e per l’uso improprio del parlamento a fini personali così spesso i media servono, ai cittadini, da megafono per la protesta. Non è facile venirne fuori così come non è facile rassegnarci all’ignoranza. Per Tonello l’unico modo per uscirne è quello di ritornare alla piazza per riappropriarsi dei saperi che ci permettono di capire e di avere il contatto con la realtà, esattamente quello che ai nostri nonni non mancava nonostante non avessero internet. Da leggere per riflettere.   

I segreti d'Italia

di  Corrado Augias

L’idea che si sviluppa in questo libro è quella della realtà storica mischiata a storie letterarie in un piacevole viaggio pot-pourri attraverso varie città italiane per svelarci i segreti nascosti di un Paese e un popolo difficile da decifrare.  Ognuno di noi con la propria esperienza e con le sue informazioni storiche e letterarie potrebbe raffigurare la propria Italia ma siccome non tutti siamo scrittori o giornalisti ecco che lo fa per noi Corrado Augias che con la sua scrittura sobria, limpida e scorrevole ci racconta la “sua” Italia romanzata rievocandoci dettagli di quel Belpaese ricco di tante città stato, magari vicine fra loro, che hanno ritardato l’Unità nazionale ma che hanno reso esclusivo il nostro Paese.  Arbitrariamente ne sceglie i luoghi, i personaggi e le storie da raccontare tanto che il libro contiene un repertorio di materiali molto eterogenei. Alla fine il prodotto che ci mostra, a mio parere, è chiaramente una raccolta di riflessioni interessanti e intelligenti, anche se manca di un vero filo conduttore e i vari capitoli sembrano slegati uno dall’altro, ma che sicuramente ci fanno riflettere per arrivare a scoprire la vera natura degli Italiani.

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Grande seno, fianchi larghi

di  Mo Yan

Il premio Nobel per la Letteratura 2012 è stato assegnato a Mo Yan, chi è? Come me tanti se lo sono chiesti, allora sono andato in biblioteca ed ho cercato un libro. Il primo che mi è capitato tra le mani l’ho preso. Dopo quindici giorni d’intensa lettura finalmente sono riuscito a finirlo, non ho provato un senso di liberazione, però un libro di novecento pagine non è facile portarlo a termine e Mo Yan non può seviziare i lettori con un mattone, nel senso fisico, del genere. In compenso mi ha fatto appassionare alla famiglia Shangguan, una famiglia matriarcale in cui la Madre mette al mondo otto figlie femmine ed un solo figlio maschio, Jintong, che narra gli avvenimenti. La famiglia Shangguan, al centro di questa complessa storia, vive in un povero villaggio della zona di Gaomi. Gli uomini svolgono la professione di fabbri ormai da parecchie generazioni e finalmente contemporaneamente all’importantissimo parto di un’asina ce n’è un altro, trascurabile, della nuora Shangguan Lu, capace solo di partorire sette figlie femmine. Nasce così il tanto agognato figlio maschio, Shangguan Jintong, insieme a una gemella cieca. Illegittimo, frutto di una relazione con un missionario cattolico svedese, è biondo con gli occhi azzurri. Dopo poco tempo, a causa di una violenta invasione giapponese, vengono uccisi il marito della madre e il nonno, il missionario si toglie la vita e Shangguan Lu rimane sola con i figli. È lei, Shangguan Lu, la vera eroina del romanzo, la grande madre che allatta e nutre e non rifiuta mai sempre pronta a combattere per la vita, l'unica che non cambia dall'inizio alla fine della vicenda così come non cambia ed accoglie tutti la Terra Madre, la Cina, un paese enorme, con milioni di abitanti, milioni di sfaccettature e di contraddizioni. Mo Yan, in questo libro, ci mostra la Cina per com’è stata ed è realmente, anche se descriverla con le sole parole, non è facile ma Egli ci fa entrare nella complessità e nei molti problemi che la travagliano tra cui, quello principale, è la povertà e la differenza tra le classi sociali. Così attraverso i protagonisti delle diverse epoche storiche succedutesi, dalla società feudale degli anni '30, l'invasione dei giapponesi del 1937, passando attraverso la guerra civile che sconvolse il paese fino al 1949, anno in cui fu proclamata la Repubblica Popolare Cinese di Mao, si rivivono le vicende dei personaggi nel periodo del Grande Balzo in Avanti (1958-1960) e nella gravissima carestia che ne conseguì, la Rivoluzione Culturale degli anni '60 fino all'attuale capitalismo di Stato. La scrittura è abbastanza scorrevole, la difficoltà, come dicevo inizialmente, è la mole del libro e la quantità di nomi ma con un po’ di attenzione non è impossibile seguire e ricordarsi tutte le vicissitudini. Alla fine con l’ultimo capitolo e l’appendice, lo scrittore, ti viene incontro per cucire gli ultimi tasselli rimasti aperti. Ne è valsa la pena, mi è piaciuto.

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Il torto del soldato

di  Erri De Luca

In queste poche pagine di Erri De Luca c’è la storia di una giovane austriaca, di un criminale di guerra ossessionato dalle corrispondenze della kabbalà, e dello stesso scrittore che seduto al tavolo di una locanda, mentre aspetta la cena legge le fotocopie di un testo in ebraico di Isaac Babel dal titolo "Di Familie Mushkat" che un editore gli ha chiesto di tradurre e che io ho recensito in questa rubrica. Nella prima parte del libro discettando sull’argomento, in prima persona, getta le basi per introdurre l'argomento principale. A raccontarlo è la figlia di un persecutore nazista che sta trascorrendo gli ultimi anni di vita in fuga dalla vendetta dei cacciatori di nazisti. La figlia gli è rimasta accanto, al contrario della madre che l’ha abbandonato, forse soltanto per attendere l'epilogo che verrà e lo osserva spesso con occhio distaccato e freddo, incapace di provare per lui pietà amore o perdono.  L’incontro è casuale, infatti, mentre De Luca sta arrovellandosi nell'yiddish, si accorge che accanto al suo tavolo siede questo padre con la figlia. Il padre sembra ostile e insofferente alla presenza dello scrittore soprattutto alle carte che ha sul tavolo mentre nella figlia richiama in vita il ricordo del ragazzo Ischitano che le ha insegnato il nuoto sul pelo dell’acqua e l’arte del galleggiamento. Dopo cena lo scrittore risale in macchina ma lungo la strada è costretto a fermarsi dietro una colonna d'auto, c'è stato un grave incidente, un'auto con a bordo un vecchio ed una ragazza sono precipitati nel burrone. Com’è nel suo stile, l’Autore, tratta con delicatezza e semplicità argomenti sempre angosciosi nonostante il tempo che passa. Da leggere

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L'Amore rubato

di  Dacia Maraini

In questo libro Dacia Maraini trae dalla vita quotidiana e dalla cronaca otto storie che hanno per protagoniste le donne che non denunciano la violenza degli uomini oppure quelle che lo fanno e non sono credute. Sono racconti in cui la donna è vittima di arcaici pregiudizi e inaudite violenze esercitate su di lei fin dalla più tenera età, storie di donne abusate, violentate, uccise, da estranei ma, soprattutto, da chi dovrebbe amarle e rispettarle come padri, mariti e compagni. Le protagoniste sono donne e bambine, adolescenti e mature, vittime di stupri e torture, incubi e violenze, fisiche e morali che la Maraini ci sa raccontare senza particolare esaltazione o tanto meno senza alcuna retorica. Narra, le storie, con la consapevolezza che una testimonianza del genere non può non coinvolgere i lettori che vuole svegliare dal sonno dell’inconsapevolezza e la prima indignata è Lei stessa e questo sentimento si coglie in ogni riga e si spinge fino all’estremità, di ciascuna storia, per fare luce su un preciso dramma e permettere così di prendere contatto con una spietata e incredibile realtà. L’Autrice poi, implicitamente, vuole denunciare l’inerzia causata spesso dalla paura di interferire, di entrare nelle vite altrui che il culto di una privacy spesso sopravvalutata dai media, che tendono ad omettere i nomi dei “mostri”, e offrire un messaggio di speranza, di stimolo a non arrendersi e a non rinunciare mai all'amore verso se stessi. Da leggere.

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Una lama di luce

di  Andrea Camilleri

Andrea Camilleri ormai da anni ci intrattiene con i suoi personaggi e da anni non ci annoia perché quei personaggi sono reali e riescono a seguire i cambiamenti dell'autore, se poi il personaggio, come in questo caso, è Montalbano allora il libro e i fatti in esso raccontati diventano di grande interesse. In questo libro s’intersecano tre storie, che scorrono parallelamente e che poi sul finale si congiungono. Nella prima storia Montalbano dovrà trovare i colpevoli di un’aggressione a mano armata con violenza carnale, nella seconda un traffico d’armi organizzato da alcuni tunisini mentre nella loro patria è in corso la lotta di liberazione e nella terza un commercio di opere d’arte rubate. A dominare la scena è un Montalbano diverso, più umano che ripensa alle scelte del passato ed a come esse si riaffaccino nel presente cercando di trovare la risposta giusta ai suoi comportamenti e alle decisioni assunte.  Lo stile è quello di sempre, scorrevole e unico, anche se scritto in uno stretto dialetto siciliano, che potrebbe essere ostico a chi si avvicina a Camilleri per la prima volta, ma il lettore abituale, sono sicuro, non troverà problemi di comprensione.

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Amy Mia Figlia

di  Mitch Winehouse

Questo è uno di quei libri che nessuno vorrebbe scrivere, ma Mitch Winehouse, padre di Amy una delle artiste più talentuose degli ultimi anni, lo fa con tanto amore per cercare di recuperare la memoria della figlia raccontandoci come lei fosse, nella realtà, tanto divertente quanto generosa, tanto dolce quanto fragile. Papà Winehouse ha sentito il bisogno di scrivere questo libro – come dice nell’introduzione – per narrare la vera storia della vita di Amy. Una vita troppo breve che paragona a una corsa sulle montagne russe. Ci sono in questo doloroso percorso del padre testimonianze inedite e ricordi personali, che ci fanno conoscere la doppia anima di Amy. Un percorso che parte dalla prima fanciullezza passando attraverso gli anni turbolenti dell’adolescenza per arrivare ai primi successi, approdare alla folgorante carriera per chiudersi con i giorni più difficili della lotta contro le dipendenze con il calvario nei centri di disintossicazione. E’ un libro scritto con il cuore, manca di qualcosa e spesso diventa noioso e ripetitivo tanto da non riuscire a scuotere il lettore sebbene ormai tutti, tramite i media, siamo stati informati sull’esistenza maltrattata di questa giovane artista geniale.

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L'ultima riga delle favole

di  Massimo Gramellini

 

Seguendo l’onda lunga del successo di “Fai bei sogni”, che avevo letto con piacere durante le vacanze, mi è venuto spontaneo, ritornando a casa e trovando il libro sul tavolo di casa mia, leggerlo. Qui, per la prima volta, l’Autore ha messo nero su bianco il percorso che inconsciamente ha affrontato, dopo un grande dolore, per non farsi sopraffare. Infatti, Tomàs, protagonista del libro, non crede molto in se stesso e continua a subire l’umore della vita, sicuro di non poter fare niente per cambiare le sue giornate. Accetta tutto così come gli si presenta dinanzi. Una sera, però, si ritrova proiettato in un posto che non conosce, ma che riaccende in lui la curiosità che aveva perso da tanto tempo. Comincia così un viaggio simbolico che lo conduce verso una serie d’incontri e di strane avventure, affinché possa liberare il proprio talento e, con una favola per adulti, dare forma al cammino che una grande sofferenza costringe ad alimentare.  Così proprio la forma di guarigione, che vive il protagonista, è lo scoglio maggiore da superare ma che è difficoltoso far emergere. Ci sono, nel libro, molto sarcasmo e ironia, che riflette il giornalista Gramellini, e che rende il libro leggibile e scorrevole.

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Fai bei sogni

di  Massimo Gramellini

Ci sono cose che si vogliono raccontare ed altre che si desiderano mantenere segrete, così come ci sono persone che le sanno raccontare ed altre no. Massimo Gramellini è una di quelle persone che ha voluto raccontare e lo sa fare anche bene. Lo fa in questo libro autobiografico, dove troviamo un uomo che, dopo una vita spesa a combattere contro il dolore della precoce perdita della madre, riesce a fare pace con se stesso e col destino, affrontando una verità che gli è stata nascosta per troppo tempo. Infatti, in questo libro, ci racconta la sua difficile infanzia, segnata in modo drammatico dalla scomparsa della madre quando aveva solo nove anni ed il silenzio degli adulti che gli sono stati attorno senza raccontargli mai la verità. Un silenzio dettato dall'affetto, ma anche dall'incapacità, degli adulti che lo circondano di accettare la fragile realtà della vita. L’Autore ci racconta questa ferita, fatta di solitudine e amarezza, di lotta contro un mostro e la paura di vivere e lo fa in modo sincero tale da coinvolgere il lettore in questa vicenda personale e molto importante della propria vita addolcendola con i suoi ricordi adolescenziali (Gigi Meroni, l’Ulisse della TV, lo scudetto del Torino di Radice con il poster di Pulici accanto a quello di Peter Gabriel). Un libro sofferto, autentico e viscerale che alla fine diventa commovente e ci fa capire “l’uomo” Gramellini molto lontano dal famoso giornalista ironico che tutti conosciamo. A me è piaciuto.

 

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Il vecchio che leggeva romanzi d'amore

di  Luis Sepúlveda

Ho cercato questo libro perché Sepúlveda, specialmente nelle ultime letture che ho fatto, lo cita spesso e non me ne sono pentito. In esso l’Autore ci racconta, con grande abilità, due anime, quella dell’uomo e quella della foresta riuscendo a creare un'atmosfera molto particolare grazie al suo stile letterario. Il protagonista è Antonio José Bolìvar che vive ai margini della foresta amazzonica ecuadoriana e che porta con sé i ricordi di colono bianco, esperienza poi finita male, una foto sbiadita della moglie e vecchi romanzi d’amore che legge per colmare la sua solitudine. Il suo patrimonio, però, è una sapienza speciale che gli viene dall'aver vissuto dentro la grande foresta, insieme agli Indios Shuar con cui aveva stabilito un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che i gringos, capaci soltanto di sfruttare e distruggere, non sapranno mai capire. Nella piccola colonia di El Idillio, dove egli vive, un giorno la vita fu sconvolta dal ritrovamento di un cadavere umano. Antonio José, esaminato il suo zaino e avendoci trovato pelli di cuccioli di tigrillo, capì al volo che l’uomo era stato ucciso dalla madre dei cuccioli, impazzita a causa del dolore dopo la loro perdita. Il ritrovamento di un altro cadavere e di una mula squarciata indusse il sindaco a fare una battuta di caccia per uccidere l’animale divenuto molto pericoloso. Considerata la sua conoscenza della foresta, Antonio José fu chiamato a far parte della spedizione e, in seguito, lasciato solo da compagni presi dalla paura, portò avanti da solo l’ingrato compito di inseguire e uccidere il tigrillo che si aggira minaccioso per vendicarsi sull'uomo. Un bel libro, che come accennavo all’inizio, scruta nell’anima di un uomo che prova sentimenti forti e contrastanti e nell’anima della foresta, con i suoi tempi e le sue tradizioni, e che l’uomo non ha ancora imparato a rispettare.

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Farla Franca

LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI  

di  Gherardo Colombo con Franco Marzoli

Questo libro che ha come sottotitolo “La legge è uguale per tutti?” non è solo un approfondimento, dopo vent’anni, sull'inchiesta di Mani pulite, ma questo saggio partendo dalle vicende di Tangentopoli affronta il rapporto degli italiani e delle regole, l'emergenza corruzione nell'Italia della prima repubblica e nell'Italia di oggi, il rapporto della magistratura con la politica, con la stampa e con gli italiani. Il libro è scritto a quattro mani da Franco Marzoli e Gherardo Colombo, uno dei magistrati, fondamentale, nelle indagini e nei processi che hanno sconvolto la classe politica italiana negli anni novanta. I due, partendo dal sottotitolo, discutono sui fatti di Mani pulite, insieme a loro ci sono Emanuele ed Irene, due giovani amici curiosi di conoscere le vicende che hanno coinvolto ministri, senatori, imprenditori, deputati, ex presidenti del Consiglio e che indignarono l’opinione pubblica e rivoluzionò, profondamente, la scena politica italiana. Partiti storici, come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano, furono fortemente ridimensionati. Gherardo Colombo svela i retroscena delle indagini, gli effetti, i limiti e le aspettative mancate, ripercorre le accuse mosse dai politici indagati all’inchiesta e ai magistrati coinvolti, ricorda il senso di distacco dalla politica della popolazione ed evidenzia, con delusione, l’incapacità italiana di rispettare l’articolo tre della Costituzione che recita “la legge è uguale per tutti” e la facilità, per alcuni, di “farla franca di fronte alla legge”. Nel libro, oltre alla chiacchierata troviamo, in appendice, le lettere scritte prima di suicidarsi di Sergio Moroni e di Renato Amorese, alcune interviste dell’epoca rilasciate da Colombo, i comunicati fatti da membri de pool, la lettera di dimissione del p.m. Di Pietro e un editoriale di E. Scalfari. Infine sono riportate le amare considerazioni finali e il suggerimento, a chi voglia approfondire l’argomento di un’ampia bibliografia. Interessante anche l’introduzione del Professor Umberto Galimberti. Lo suggerisco ai giovani perché sono sicuro che a scuola non studino il mondo contemporaneo e questa vicenda la dovrebbero conoscere tutti.

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Galeotto fu il collier

di Andrea Vitali

Andrea Vitali, ritornato in libreria con il suo nuovo romanzo, ci allieta con le sue storie Bellanesi. Questa volta il protagonista è il giovane Lidio Cerevelli, erede, con la possessiva madre, di un’impresa di costruzioni. Infatuatosi della bella Helga, che in una sola serata, gli ha fatto perdere la testa. Lei, che ama la bella vita, non vuole lavorare e ha già in mente di sposare un suo compaesano, vecchio ma pieno di soldi. Lidio, che è stato colpito nel profondo del suo cuore, si lascia ingenuamente circuire tanto da giurarle eterno amore e si dichiara disposto a fare qualsiasi cosa pur di averla tutta per sé riuscendo a strapparle la promessa di aspettarlo per un anno. La madre, invece, vorrebbe mettere il figlio tra le braccia di un buon partito, senza curarsi dell’aspetto esteriore della futura nuora. Il sogno di Lidio sembra potersi realizzare quando, nel corso di un lavoro edile di ristrutturazione, trova più di trecento ducati e monete antiche in oro zecchino, un tesoro! Lidio è deciso e combina il trasferimento delle monete in Svizzera.  Partendo da queste circostanze succedono immediatamente dopo irresistibili sviluppi, con una caccia al tesoro collettiva che investe quasi l’intera cittadinanza bellanese. La vicenda si complica, la trama viene poco a poco a galla e il bel sogno svanisce dopo una serie di complicate vicissitudini e agli oscuri maneggi del primario chirurgo dell’ospedale locale, che farà l’impossibile per dare in sposa allo sventurato Lidio la propria, non bella, nipote Eufemia. In questo romanzo l’Autore mette in risalto il prevalere del potere femminile, infatti, non è solo Helga ad esercitare la propria influenza su Lidio ma anche le altre belle e affascinanti protagoniste riescono a mantenere il proprio ascendente e non solo sul proprio marito. Il romanzo, come il solito, è divertente, i personaggi sono pieni di vita e si muovono perfettamente in quel tessuto autentico e popolare della Bellano degli anni trenta con camicie nere, camerati e servizi segreti.

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Ritratto di gruppo con assenza

di Luis Sepúlveda

La copertina di questo libro ritrae un gruppo di ragazzi, e da quella foto l’autore compie un viaggio a ritroso nella storia recente e travagliata del suo paese. La prima cosa che ho notato (oltre a Salvador Allende) è quell’assenza citata nel titolo, e mi sono chiesto chi manca? Forse, ho pensato, prima della fine l’Autore lo svelerà.  Nel primo racconto si parla di Anna Peterson che aveva fotografato un gruppo di bambini che vivevano in un quartiere povero di Santiago, La Victoria. Sepúlveda che ha conservato gelosamente il ritratto di quei volti sorridenti, dopo il suo esilio durato quattordici anni, decide di tornare in Cile, insieme alla Peterson, anche per cercare quei bambini e scoprire quanto sia rimasto della purezza che animava i loro sguardi. La ricerca non è però fortunata perché uno dei protagonisti di quella prima immagine è stato ucciso da un carabinero mentre rubava per sfamare la sua famiglia. E così anche la seconda fotografia presenta uno spazio vuoto, un’assenza: quella del giovane Marcos ucciso dal regime. I racconti, che compogono questo libro, in tutto sono venticinque e la galleria di personaggi è molto varia e il senso di perdita attraversa tutti i personaggi in esso narrati ma con ironia e amore per il suo popolo, per la cultura, per i libri, per chi soffre, per gli animali, per l’umanità e l’autore ce li consegna senza mai scadere nel pessimismo ma senza svelarci il nome e il volto dell’assente. Speravo di trovarlo, questo personaggio mancante, nella storia europea, dedicata proprio all’Italia invece, ho trovato “un vecchio che non mi piace” di cui, personalmente, non sento minimamente la mancanza. L’Autore ha usato una figura retorica per tenerci incollati fino alla fine e l’ha fatto con mestiere.

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La sovrana lettrice

di Alan Bennett

In questo ironico e divertente breve romanzo di appena novantacinque pagine Alan Bennett, con stile leggero e brillante, ci racconta come la regina d’Inghilterra scopre in tarda età la passione per i libri. Il tutto avviene grazie a un casuale incontro con la biblioteca circolante che ogni mercoledì sosta presso il suo giardino e con Norman Seakins, un ragazzo di cucina che però è un accanito lettore. Questa nuova predisposizione della regina però metterà in crisi funzionari e primo ministro perché la sovrana, da quel momento, assumerà comportamenti del tutto diversi, come indossare lo stesso vestito per due volte di seguito o iniziare a fare domande impertinenti ai propri consiglieri e ai ministri degli Esteri stranieri in visita, interrogandoli sui libri letti. Ne viene fuori una regina molto simpatica, lontana dagli schemi usuali che di solito la rappresentano e fino al punto che lei stessa scriverà su un appunto: “È possibile che mi stia trasformando in un essere umano”. Tutto ciò grazie all’immaginazione e alla scrittura di Alan Bennett che riesce a trasmettere, con efficacia, il piacere che ci regala la lettura dei libri.

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Tanto tu torni sempre

Ines Figini, la vita oltre il lager

di Giovanna Caldara e Mauro Colombo

In questo libro c’è la storia di Ines Figini una ragazza comasca ventenne piena di vita che ama il suo lavoro come operaia alla Tintoria Comense, che è la capitana della squadra di Pallavolo della  Ditta e che è sicura e piena di volontà. In occasione di uno sciopero ebbe il coraggio di manifestare il proprio sostegno ai compagni di lavoro accusati di esserne i promotori interni nella fabbrica dove lavorava e a causa di ciò fu arrestata e deportata in Germania. Aveva 22 anni il 6 marzo 1944, non era ebrea, partigiana o antifascista, ma aveva dimostrato uno spirito rivoluzionario schierandosi a favore dei suoi compagni di lavoro e allora doveva essere punita. Così ebbe inizio il suo calvario e conobbe quella che si è poi rivelata l’esperienza più atroce della sua vita inconsciamente. Finì dapprima a Mautahusen, dove rimase una settimana in compagnia di altre donne arrestate insieme con lei, fu poi imprigionata ad Auschwitz-Birkenau e Ravensbrück e alla fine, della guerra, fu ricoverata in un ospedale militare per motivi di salute. Le sue tribolazioni durarono, complessivamente, un anno e mezzo, infatti, Ines, riuscì a tornare a casa il 25 ottobre del 1945. Su questa drammatica vicenda, a novant’anni, Ines Figini fa, ancora, conoscere i particolari, con la sua testimonianza lucida e accorata, nelle scuole, dove spesso è invitata. Non è il solito libro sull’olocausto e i lager perché non racconta le crudeltà di quei luoghi, ma riesce a farti commuovere per la singolarità della vicenda e per la semplicità con cui essa è raccontata.

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La voce invisibile del vento

di Clara Sánchez

In questo libro Clara Sánchez ci racconta una storia di fiducia e di perdono, di colpa e di memoria individuale, di amore e di segreti. La vicenda si svolge a Las Marinas in Spagna, dove una famigliola madrilena, Julia, Félix e Tito di sei mesi, è appena arrivata per un periodo di vacanze. Julia, accortasi di aver dimenticato di portare il latte per Tito, esce e non ritorna perché improvvisamente si è ritrovata in macchina senza soldi, documenti e cellulare. In pochi minuti quella che doveva essere una vacanza da sogno si è trasformata in un incubo. Per le strade non c'è nessuno, le case sulla spiaggia sembrano tutte uguali e Julia non riesce a ritrovare l'appartamento nel quale la attendono il marito Félix e il figlio. Prova a mettersi in contatto con loro da un telefono pubblico, ma la linea è sempre occupata. Tutto, intorno a lei, è così familiare eppure così stranamente irreale. In realtà ha avuto un incidente con la macchina, in conseguenza del quale ha riportato una commozione cerebrale che l’ha fatta immergere in uno stato di profondo sopore. Ora è in ospedale, assistita dal marito, dalla madre accorsa in suo aiuto perché chiamata dal marito e da un ricoverato, di nome Abel. Julia, però, deve affidarsi solo a se stessa. Deve capire cosa sta accadendo. Perché solo attraverso l’istinto di sopravvivenza può trovare la strada di casa e ritornare se stessa. Ho notato che l’Autrice ci ha preso gusto a somministrarci le sue storie a due voci in maniera alterna, come il precedente libro, oppure, presa dalla fretta di cavalcare l’onda del successo, si è lasciata prendere la mano abbandonandosi in sterili dettagli inutili che non fanno decollare la storia che in se stessa non è, poi, tanto male perché l’argomento è serio, ma, a me, sembra affrontato con un po’ di superficialità. Peccato! Perché nella storia ci sono vari colpi di scena ed è piena di tensione, ma spesso il racconto diventa lento, ripetitivo e noioso.

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I quattro canti di Palermo

di Giuseppe Di Piazza

In questo libro, un giovane cronista di cronaca nera ci fa conoscere, la sua, Palermo dei primi anni ottanta. Sono gli anni più sanguinosi che la martoriata città abbia vissuto quelli della seconda guerra dimafia che scoppiò sul finire degli anni Settanta e finì nel '93. Parafrasando il titolo, con i famosi quattro canti di Palermo, cioè l’incrocio tra via Maqueda e Corso Vittorio Emanuele, che rappresenta il cuore della città. Ce la descrive con quattro brevi racconti, storie di vite dure, in una realtà comune e difficile. Il primo canto parla di un figlio d'onore che vuole scappare da un destino già scritto dalla Famiglia per onore. Il secondo fa intonare ad una modella un canto che celebra le difficoltà di alcune situazioni della vita e le possibilità di uscirne, nel terzo c’è la disperazione di un padre che non riesce a far emergere la sua voce dal coro di Famiglia della moglie. Infine nel quarto ed ultimo canto, c’è la storia di una figlia che vuol sussurrare al pubblico la voglia di giustizia e di onore. Ne viene fuori un ritratto generazionale di cui uno drammaticamente legato alla storia di Palermo e l’altro generazionale di giovani ventenni che ritenevano normale portare la propria compagna di mattina sulla scena di un delitto atroce e trascorrere la serata, tranquillamente, con notti di amore, di musica e di ricercate letture. La scrittura è veloce, piacevole e amara anche se è addolcita dai ricordi di avventure amorose a volte superflue. Si può leggere.

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Venivamo tutte per mare

di Julie Otsuka

Questo libro racconta tante storie delle “spose in fotografia”, le donne giapponesi che all’inizio del Novecento partirono alla volta dell’America, dove ad attenderle c’erano i loro futuri mariti, quelli che non avevano mai conosciuto e di cui possedevano solo una fotografia. Sono piccole storie messe insieme, in modo superbo, da Julie Osaka in una specie di canto corale a volte intenso, a volte triste, a volte dolce e perfino disperato. Nella fascetta che accompagna l’edizione italiana, c’è scritto “Nessuna parola di questo libro cade nel vuoto. Tutte colpiscono al cuore” ed è vero, solo un lettore privo di cuore non può emozionarsi davanti a tante di queste vicende. Inoltre il libro ha il pregio, e non è poco, di svelare un contesto storico di cui molti non conoscono cioè la deportazione dei giapponesi residenti in America dopo l’attacco a Pearl Harbor nel dicembre del 1941. L'internamento avvenne in campi dedicati a persone di origine giapponese residenti nella zona militare del Pacifico, indipendentemente dalla cittadinanza. Furono 117.000 le persone, due terzi cittadini americani, donne e bambini inclusi, deportate nei campi di concentramento sparsi in vari Stati Americani. Quando finì la guerra, i campi furono sgomberati, ma non tutti preferirono tornare alla propria città di provenienza. Forse, il libro, avrebbe raggiunto la perfezione se l’Autrice avesse approfondito questi ultimi fatti. A quel punto sarebbe diventato un capolavoro. In ogni modo vale la pena dedicare un paio d’ore alla sua lettura.

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L'Eretico

di Carlo A. Martigli

Questo libro è un misto tra finzione e realtà, che molto mi ricorda “il Codice da Vinci” di Dan Brown, in una storia del tutto credibile insomma è un mix di romanzo storico, noir, giallo e puzzle ambientato tra Firenze, Roma e Istanbul nel periodo tra il 1497 e il 1498. Parte dalla morte di Pico della Mirandola quando il potere della repubblica fiorentina è passato nelle mani di Girolamo Savonarola che, con la violenza, spegne il sogno del suo predecessore di unificare le religioni monoteistiche. In questo contesto si confrontano le casate dei Borgia, che vogliono rendere il papato, una dinastia da cui esercitare il loro potere, e quella dei Medici, che allontanati da Firenze, non si rassegnano e vogliono riconquistare il soglio pontificio anche grazie a inaspettate alleanze. Protagonisti sono Ferruccio de Mola, valente condottiero e umanista, erede e continuatore dell’opera di Pico della Mirandola, e sua moglie Leonora, per difendere la quale egli è disposto a tutto. A essi si aggiunge un monaco tibetano, Ada Ta, e la sua discepola Gua Li, che dalle remotissime valli del Ladakh giungono sin nel cuore della vecchia Europa portando con sé la testimonianza di un segreto inimmaginabile: la vita di Gesù negli anni tra l'adolescenza e l'età adulta. Tra i protagonisti, inoltre, s’inseriscono una serie di personaggi  storici reali e immaginari che danno maggior peso a questo romanzo che Carlo Martigli ha ben organizzato tanto da mettere a disposizione, a noi lettori, quest’affascinante ricerca con un esito per niente scontato e lo fa in modo ingegnoso e al tempo stesso credibile. A me è piaciuto.

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Matteo Messina Denaro. La mafia del camaleonte

di Fabrizio Feo

In questo libro l’Autore ricostruisce la storia di Matteo Messina Denaro che, da abile puparo dei legami tra i vari mandamenti, è riuscito attraverso i rapporti di parenti e imprenditori a stabilire relazioni con i vertici della politica siciliana e nazionale e con le altre organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta e la camorra. Sicuramente da almeno vent’anni, egli, ricopre un ruolo importante per Cosa Nostra, si è adattato ai cambiamenti, sia interni sia esterni all’organizzazione criminosa, cambiando pelle come un camaleonte, riuscendo a fare da ponte tra la vecchia concezione della mafia e la nuova proiezione della criminalità organizzata, in grado di fondere insieme le rigide regole della latitanza con le luci smaglianti della dolce vita.  Il boss di Castelvetrano, dopo la cattura di Provenzano, è il ricercato numero uno e capo indiscusso della nuova mafia, venerato dalle donne e rispettato dagli uomini per l’intelligenza e l’intuito con cui riesce ad intrecciare alleanze legami con tutti quelli che gli si parano davanti. Il criminale ha tra le sue qualità il carisma di Salvatore Giuliano, di cui si diceva, che rubava ai ricchi per donare ai poveri, e poi ha la spietatezza tipica dei corleonesi e proprio quella del corleonese per eccellenza, Totò Riina, di cui egli è il pupillo, l’erede naturale designato. Purtroppo anche in questo libro così come in tanti altri, si preferisce il taglio romanzato, più che la descrizione della pericolosità vera e l’emersione del profilo criminale di persone che hanno sulla coscienza esecuzioni, sangue e morti. La provincia di Trapani, raccontata da Fabrizio Feo, è una terra malata di mafia che non si rende conto come il suo territorio sia diventato, sempre di più, oggetto di sacchi edilizi, speculazioni, obbligato a essere povero, nonostante i grandi flussi finanziari che qui sono arrivati, perché deve mantenere quella dipendenza sociale verso il potere più o meno occulto. In ogni caso il libro in sé lascia meditare e pone un grosso punto interrogativo sul futuro di questa martoriata terra.

 

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Ultime notizie dal Sud

di Luis Sepùlveda

Sepúlveda torna in libreria e riesce ancora una volta ad emozionarmi con il racconto delle ultime storie dalla frontiera del mondo, in senso geografico e mentale.   Infatti, in questo libro c’è una raccolta di storie, arricchite da una serie di bellissime foto scattate da Daniel Mordzinski. Un viaggio on the road per raccontare un’amicizia e territori ormai scomparsi, un reportage di zone del Sud del mondo che il tempo, la storia e l’uomo hanno ormai trasformato, un viaggio a due verso la Patagonia estrema, alla fine del mondo. In questo andare verso il Sud del Sud, Sepùlveda con una moleskine e Mordzinski con una leika raccontano una serie di storie molto coinvolgenti, nello spirito di quell’«inventario delle perdite» di cui parlava l'amico scomparso di recente, il grande scrittore Osvaldo Soriano. Così scopriamo il liutaio che non accetta, per costruire un violino, un legno qualsiasi, ma vaga da un posto all’altro per trovare quello giusto. L’ubriaco che giura di essere un discendente di Davy Crockett e soprattutto recuperiamo Delia, novantacinque anni compiuti, che possiede nelle mani il dono della fertilità. Non voglio raccontarvelo tutto, v’invito, soltanto, a leggerlo nella speranza che proviate la mia stessa emozione.

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non per profitto

di Martha C. Nussbaum

In questo libro c’è la situazione avversa alla cultura umanistica partorita da questo mondo globalizzato con particolare riferimento a due importanti realtà nazionali, gli Stati Uniti e l’India. Nella sua analisi l’Autrice afferma che nel modello di sviluppo dominante l’unico obiettivo è il profitto, infatti, questo tipo di formazione favorisce le materie tecniche rispetto a quelle umanistiche, e cerca di impartire nozioni e informazioni utili e specialistiche, piuttosto che sviluppare una cultura critica e umanistica che non fa profitto e perciò è ritenuta superflua e che è la prima a risentire dei pesanti tagli all’istruzione. Proseguendo in tal senso, però, le persone diventano meno capaci di agire liberamente e meno in grado di comprendere e accettare le idee altrui. Martha Nussbaum ci spiega, recuperando il pensiero di Socrate e facendo un excursus della pedagogia e dei suoi grandi studiosi, in che modo gli insegnamenti umanistici conducano alla libertà intellettuale e quindi alla formazione di individui consapevoli e creativi.  La scuola deve educare al mondo generando Cittadini e non sudditi. Lo reputo un libro molto interessante e lo suggerisco a tutti i docenti e a tutti i politici che affrontano il settore della pubblica istruzione senza alcuna cognizione pedagogica. 

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Timor Sacro

di Stefano Pirandello

Non è facile essere “figlio di” e fare lo stesso mestiere del padre e se poi il padre è anche premio Nobel è ancora più difficile. Questo libro inedito di Stefano Pirandello, che in vita ha firmato i suoi testi con lo pseudonimo Landi, è stato ora pubblicato a cura di Sarah Zappulla Muscarà con il suo vero cognome. Timor sacro è un romanzo autobiografico in cui Stefano Pirandello servendosi di due “alter ego”, Simone Gei scrittore circuito nella stesura di un’opera che esalti il fascismo e Selikdàr Vrioni un albanese sfuggito alle arcaiche leggi di vendetta della sua stirpe. In esso racconta la sua tribolata esistenza di “figlio di” e attraverso la narrazione di queste due vite a specchio vengono fuori, non solo, le varie sofferenze familiari, il legame tormentato tra figlio e padre con i soventi scatti d’indignazione, i rapporti con i tanti amici importanti ma anche i prodotti ignobili di quel periodo storico come la proclamazione dell’impero, la pena di morte, la figura del boia e le leggi razziali. Il romanzo è l’opera di tutta una vita, infatti, l’Autore non smise mai di lavorarci correggendolo, aggiungendo nuovi episodi modificarlo. Non è di facile lettura e chiede molta concentrazione per non perdere le inquietudini, le domande che l’Autore si pone e la sofferenza di una vita vissuta all'ombra del padre, con una collaborazione veramente impegnativa, a scapito della propria carriera di scrittore.

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Licenziare i Padreterni

L'Italia tradita dalla Casta

di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

Mentre mi apprestavo a preparare la recensione a questo “istant book” di Stella e Rizzo apro il giornale e leggo la sparata di Bossi "Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori” spontaneamente ho commentato “e lui chi lo eliminerà?” perché Monti sta cercando di ripianare i guai creati dai governi precedenti di cui il signore, di cui sopra, ha fatto parte (è stato anche condannato con sentenza definitiva). Gli Autori di questo saggio ci offrono una panoramica di privilegi, abusi di potere, impunità, ingordigie, prepotenze e le differenze tra gli schieramenti politici sono poche così come poche sono le eccezioni dei singoli. Per far contenti i padani, inoltre, gli Autori ci segnalano tutti i motivi di vergogna sia a nord che a sud. “I padreterni”, come li aveva definiti Luigi Einaudi, se ne fottono disinvoltamente dell’insofferenza montante dei Cittadini e della Democrazia, per loro Democrazia non è uguaglianza sociale ma privilegi della “Casta” di cui Rizzo e Stella ci avevano rivelato qualche anno fa e come il libro precedente anche questo è diviso in brevi capitoli frutto e collage di brani tratti da giornali e agenzie concernenti i numeri, della politica italiana, messi a confronto con gli altri Paesi. C’è di tutto per indignarsi e la protesta sociale, ormai ampia, denuncia la deriva intollerabile delle disuguaglianze e la democrazia, come legame sociale fondato sull’uguaglianza, sta pericolosamente scomparendo. Prima di leggere le malefatte di chi governa e di chi gli sta dietro nel sottobosco politico e non solo, consiglio di farvi un’analisi di coscienza e costatato che non avete niente di cui vergognarvi, INDIGNATEVI!!!

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Gabriella garofano e cannella

di Jorge Amado

Dover fare la recensione al romanzo che ha consacrato Jorge Amado come uno dei più grandi scrittori del secolo ventesimo mi mette, oltre che emozionarmi, soggezione.  C’è in questo libro il Brasile composto da fazendeiros e banditi, da armatori e prostitute, ci sono le musiche, i profumi, i sapori e i colori degli anni venti del novecento.  Le vicende, di cui narra lo scrittore, hanno luogo a Ilheus, nel 1925, quando il potere è nelle mani dei fazendeiros, ricchi proprietari terrieri esportatori di cacao che l’avevano conquistato, tramite lotte sanguinose, e retto grazie a costumi barbari e primitivi. Qui vive Nacib, un giovane siriano naturalizzato brasiliano, proprietario del bar Vesuvio che rimasto senza cuoca era alla disperata ricerca. Fortunatamente e casualmente trova Gabriella, appena arrivata dall’entroterra per sfuggire alla fame, che diventerà ben presto il punto di forza del suo bar. La ragazza è in grado di preparare piatti prelibati, è dotata una bellezza naturale e sensuale, ha una carnagione color cannella ed emana un prodigioso profumo di garofano tanto da spingere Nacib a innamorarsene e deciderne, spinto dalla gelosia e dall'ansia di averla tutta per sé, di sposarla. Dopo il matrimonio, però tutto si complica perché Nacib desidera trasformare Gabriella in una raffinata signora mentre, da autentico spirito libero, lei adora ballare scalza, andare al circo, mettersi fiori tra i capelli, godere dell'ammirazione degli uomini. Alla fine l'amore prevale su tutto.  Questa bella storia  d’amore lo scrittore la inserisce, come dicevo prima, in quel contesto puritano e pieno di falsi moralismi di tipo maschilista in cui la donna deve subire qualsiasi comportamento dall’uomo anche la morte per mano di un marito tradito e perciò Gabriella diede una scossa notevole a tutto quell’ambiente. La società brasiliana stava cambiando e il progresso la farà da padrone sia negli usi e costumi sia politicamente. Con questo romanzo Amado non ci permette soltanto di calarci nel clima in cui si svolgono le vicende e facendocele rivivere in prima persona ma ci fa conoscere anche il Nordest brasiliano nel periodo dell'espansione. Merita, veramente, di essere letto.

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GRAZIE NO

7 idee che NON dobbiamo più accettare

di Giorgio Bocca

Sono sette i punti, come dice nel sottotitolo, che Giorgio Bocca ha individuato in questo saggio (pamphlet, fa più chic) contro cui indignarsi e perché no, ribellarsi.  Sette articoli concisi, com’eravamo abituati noi che per anni l’abbiamo seguito sull’Espresso, per dire Grazie no alla crescita folle, alla produttività, il nuovo dio; alla lingua impura; al dominio della finanza; alla corruzione generale; alla fine del giornalismo; all’Italia senza speranza. Disegna in esso, probabilmente, il suo testamento intellettuale e la sua visione libera, del mondo e della società, slegata da qualsiasi tipo di dottrine. Giorgio Bocca non intendeva rassegnarsi, e qui alza la voce, come suo solito, per denunciare le scorciatoie del pensiero unico, cui si deve rispondere con un sonoro e liberatorio: Grazie, no! E invita noi, che gli sopravviviamo, ad aprire gli occhi e rifiutare la prevaricazione del sottinteso e delle furbizie. Ci mancherà.

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Il burattinaio

di Francesco Barbi

Ero a conoscenza dell’attesa di tanti lettori per l’uscita di questo libro dopo che l’Autore li aveva deliziati con “L’acchiapparatti” perciò quando ho visto la disponibilità, nel Sistema Bibliotecario, del libro l’ho prenotato senza pensarci su una volta. Dire che all’inizio sono rimasto spiazzato è poco, sia per la caterva di nomi strani che per l’ambientazione ed il genere tanto che ero tentato di abbandonarne la lettura. La storia mi sembrava un po’ troppo misteriosa, intricata e complessa, piano piano però ho incominciato ad assaporare le stranezze e le particolarità dei personaggi ed ho incominciato ad immedesimarmi in loro e apprezzarne le avventure. La storia parte con la predizione, da parte dell’Oracolo, della caduta del Regno di Olm, il mondo fantastico creato dall’Autore, dove l’Arconte Ossor è impegnato a preparare e inviare un manipolo di Guardiani dell’Equilibrio a reprimere ogni forma di eresia e stregoneria e così far luce sulla vicenda della morte del mostro di Giloc poiché è convinto che l’imminente catastrofe, profetizzata, sia in qualche modo legata alla sua morte e possibilmente recuperarne le spoglie.  A capo della spedizione c’è l’Indice, fervente suddito della luce e spietato soldato, che interroga e tortura i paesani per scoprire l’identità e la dimora di colui che si spaccia per stregone. Fiuta e segue le tracce dell’acchiapparatti di nome Zaccaria fino a Ombroreggia, dove lo cattura e lo rinchiude in un gabbiotto di ferro per condurlo a Olm. Nel viaggio, di ritorno, a Olm sono coinvolti numerosi personaggi come Gamara, il cacciatore di taglie accecato dalla sete di vendetta, due bambini Steben e Nodo, incatenati sul carro del raccogli-orfani, Orgo il gigante, la strega strabica con la procace figlia adottiva e l’amica ex-prostituta, unite nel disperato tentativo di salvarsi e di liberare Zaccaria. Tutti sono, protagonisti e nello stesso tempo tutte ignare pedine nelle mani del burattinaio. La lettura è sconvolgente, c’è di tutto, morti, torture, crudeltà e strane situazioni che divagano nel rocambolesco, ma narrate con uno stile coinvolgente tanto da renderlo vivo e piacevole. Certamente è meglio non fare come me e leggere, prima, il romanzo precedente.

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Storia della mia gente

di Edoardo Nesi

In questo libro c’è la storia di un giovane imprenditore di Pratese, destinato ad amministrare l’impresa di famiglia fondata dal nonno, che si trova improvvisamente a dover fare i conti con la più grande crisi economico-finanziaria degli ultimi anni. La globalizzazione e le scelte di politica industriale miopi e poco efficaci fatte dai governi italiani, lo costringono, suo malgrado, a cedere la ditta di famiglia nel 2004. L’Autore affronta, infatti, lo sgradevole tema del declino del sistema produttivo relativo al distretto tessile di Prato che aveva attirato, nei momenti di grande successo, l’attenzione di sociologi ed economisti di tutto il mondo. Quel tessuto connettivo costituito dalle piccole e medie imprese italiane che hanno, da sempre, costituito il nerbo della nostra economia. Non è soltanto una sconfitta personale e familiare ma anche sociale, economica e politica di un intero paese. Non so se definirlo saggio o romanzo autobiografico, ma sicuramente è un atto d’amore verso la sua città e una testimonianza che scava negli ultimi decenni della storia economica italiana. A me è piaciuto ed a tratti anche emozionato, leggetelo.

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La traccia dell'angelo

di Stefano Benni

Questo è il primo libro che Stefano Benni non scrive con Feltrinelli, ma con Sellerio e troviamo un Benni diverso più intimo, questa volta non troviamo il solito suo mondo fantastico ma scopriamo una cruda valutazione, ma sempre con la consueta ironia, sullo strapotere dell’industria della salute e dei medicinali, la terza industria del mondo, dopo quella delle armi e del petrolio, insomma è un libro di denuncia. In questa breve storia Morfeo, il protagonista, alla vigilia di Natale del 1955 ha otto anni e sta festeggiando insieme ai suoi parenti, in casa dei nonni, e non vede l'ora di scartare i regali. Improvvisamente succede un imprevisto: una persiana staccatasi, senza alcun motivo, lo colpisce alla testa.  Il trauma lo lascia per giorni tra la vita e la morte e da quel giorno iniziano le traversie che lo accompagneranno per tutta la vita. Morfeo cresce, diventa scrittore, è circondato da amici e parenti, si sposa ha un figlio ma la malattia lo rende diverso e le sue giornate sono governate dai farmaci. Non è una lettura facile ma sicuramente piacevole.

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I ventitre giorni della città di Alba

di Beppe Fenoglio

Questo romanzo è strutturato in racconti, tutti vissuti sullo sfondo delle Langhe e di cui sei sono dedicati seconda guerra mondiale. Il loro primo è quello che dà il titolo alla raccolta. Fenoglio ci presenta la Resistenza, umana, senza retorica, con tanti limiti e contraddizioni, fatta di momenti oscuri e perfino antieroici tanto che i suoi scritti furono contrastati da qualche resistente. Lui si può permettere di raccontare certi fatti perché è stato un partigiano di quelli che non doveva fare i conti con l’apparato ideologico e politico dei partiti. Racconta quello che ha visto senza autocensurarsi, il suo stile è scarno, privo di fronzoli o retorica, è la fotografa della realtà, di ciò che è accaduto davanti ai suoi occhi. Il Lettore man mano che va avanti nella lettura si sente scaraventato in quei luoghi e in quel clima che ha contrassegnato gli anni della Resistenza. Perciò mi sembra inutile accennarvi qualche episodio. V’invito soltanto a leggerlo per assaporare queste pillole di nuda e cruda verità.

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Una questione privata

di Beppe Fenoglio

Questo è uno dei romanzi meno in vista dell’Autore ma, sicuramente, non inferiore agli altri suoi scritti e, come gli altri, anche in questo il tema della Resistenza è descritto con un’abilità straordinaria.  Il protagonista della vicenda è Milton, studioso serio, amante dei libri e della musica, partigiano nato e cresciuto ad Alba, innamorato di Fulvia, ragazza della borghesia torinese, rifugiatasi nel paesino piemontese dopo l’armistizio dell’8 settembre. Nel primo inverno della resistenza, Milton ritorna alla casa di Fulvia, dov’è rimasta solo la vecchia domestica, cui Milton chiede notizie della ragazza, e viene a sapere che Fulvia ha avuto strani incontri nascosti con Giorgio, il suo più caro amico anch’egli innamorato di Fulvia ed anch’egli partigiano.  Per Milton è un duro colpo e da quel momento la sua unica preoccupazione è di trovare Giorgio per chiedergli cosa ci fosse stato tra lui e Fulvia. Contemporaneamente Giorgio è fatto prigioniero dai fascisti e potrebbe essere fucilato da un momento all’altro.  Milton sfida tutti i disagi, freddo, pioggia, vento, fango, nebbia, fame, paura, stanchezza e pericoli. Si butta in un’impresa disperata e solitaria per cercare di salvare l’amico, spinto non solo da coraggio e amicizia ma anche da furore e tormento che non gli lasciano più respiro, ripensando continuamente alle parole della vecchia domestica, per conoscere la verità e risolvere questa questione privata con il suo più caro amico. Da un po’ di tempo volevo leggere questa storia, vi posso dire che ho colmato un vuoto e ne consiglio la lettura anche a voi.

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BUDAPEST

di Chico Buarque

Quando un amico mi ha suggerito di leggere questo libro di Chico Buarque ho risposto istintivamente: chi? Il cantante? Sì proprio lui, mi fu risposto, Chico Buarque de Hollanda il cantautore e anche scrittore brasiliano. Infatti, Chico Buarque è uno dei più noti autori ed interpreti della bossanova, insieme a Vinicius de Moraes e altri. Chico uno e bino e in questo romanzo, che scopro essere il terzo che scrive, gioca con la dualità come Buda e Pest, l’una di fronte all’altra, o come il protagonista José Costa, oscuro ghost-writer brasiliano per scrittori famosi a Rio e poeta ungherese a Budapest, e le due donne Vanda a Rio de Janeiro e Kriska a Budapest, così come i due figli, uno a Rio e l’altro a Budapest, e se guardate, la copertina non rappresenta Budapest ma Rio. Rio immagine speculare di Budapest. Il narratore di questo viaggio culturale, tra Rio de Janeiro e Budapest, è Josè Costa che sta tornando in Brasile proveniente da Istanbul, dove aveva partecipato a una convention di autori anonimi, e che a causa della minaccia di una bomba sul suo aereo atterra a Budapest dove rimane subito stregato dalla lingua magiara. Al ritorno a Rio durante il sonno parla in ungherese imitato dal figlioletto che dorme nel mezzo tra lui e la moglie. In seguito stufo del lavoro e del matrimonio torna a Budapest, dove è sedotto dalla lingua e da Kriska, una donna divorziata, che le farà da insegnante per comprendere la lingua ungherese. Costa impara la lingua abbastanza presto e comincia a fare il ghost-writer nella lingua adottata. Un bel libro!

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Educazione Siberiana

di Nicolai Lilin

Se la vostra aspettativa è di leggere un romanzo, avete sbagliato traiettoria perché questo libro non è un romanzo, ma è uno spaccato della vita straordinaria dell’Autore. Egli ci racconta un mondo sconosciuto, quello della sua infanzia e della sua adolescenza, con uno stile semplice ed immediato. In questo racconto, etnico - antropologico, ci fa conoscere gli usi, i costumi, le tradizioni ed il linguaggio della sua comunità. La comunità è composta di ex siberiani criminali deportati, durante il periodo dell’URSS Stalinista, e radicati in Transnistria un'enclave all'interno della Moldavia autoproclamatasi indipendente nel 1990, ma non riconosciuta da alcun Paese. Nicolai vive a Bender, capitale della Transnistria, nel quartiere Fiume Basso, secondo la tradizione siberiana, dove una popolazione autonoma ed indipendente che ripugna ogni autorità, sia essa civile o religiosa, ma con un forte senso della comunità è regolata dal codice d’onore dell’educazione criminale in cui alla giustizia violenta, s’innestano i valori dell’amicizia e della solidarietà in modo semplice e naturale. I loro figli frequentano la scuola della strada che li abitua alla violenza come reazione primaria ad infrazioni di precise regole della comunità mentre i criminali anziani insegnano, ai giovani, l’uso delle armi e della violenza, ma intesi come necessità-virtù, e contemporaneamente li educano all’amore per i disabili, al rispetto per gli anziani, alla cultura del tatuaggio della pelle che racconta il destino dell’individuo. A Sorprendervi non sarà soltanto l’argomento, e nemmeno i contenuti forti ma anche lo stile di scrittura che sa essere tragico forte e a volte brillante. Tenete conto che l’Autore è arrivato in Italia da poco più di sette anni e ha scritto il libro in italiano perciò lo stile non è dei più perfetti, spero, almeno, che abbia raccontato veramente quella realtà e non si sia comportato da criminale di Fiume Basso perché in tal caso bisogna dire che è fornito di una bella immaginazione giacché il libro è molto interessante.

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Il tempo è bastardo

di Jennifer Egan

Quando hai finito di leggere, questo libro, puoi esprimere il tuo giudizio perché all’inizio non sai come muoverti né cosa dire e solo alla fine potrai giudicare. Di cosa parla lo dice il titolo stesso, il romanzo racconta le difficoltà legate al tempo che passa man mano cogli anni e fino all’invecchiamento. I protagonisti sono diversi anche se Sasha e Bennie sono i principali mentre gli altri coprotagonisti sono le persone che ruotano intorno a loro nell’arco della loro vita. L’ambiente è quello della musica indipendente e rockettara tra San Francisco e New York e con una parentesi Napoletana. I capitoli sono autoconclusivi e collegati tra loro dagli stessi protagonisti. L’Autrice ha, però, voluto contraddistinguersi, in questo romanzo, con uno stile variabile in cui la narrazione avviene in prima, seconda e terza persona e sperimentando, addirittura un capitolo composto di slide realizzate con Power Point ed infine, non facendosi mancare niente, nell’ultimo capitolo aggiunge la nuova moda del linguaggio degli sms. La cosa, a volte ti spiazza, ma alla fine tutto quadra perfettamente.  Adesso posso giudicarlo: è un bel libro.

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La Giustizia è una cosa seria

di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

In questo libro il magistrato Nicola Gratteri, che ha dedicato da sempre la sua vita alla giustizia e alla lotta contro la criminalità organizzata, discute con lo storico Antonio Nicaso cercando di rendere evidente il sistema giudiziario italiano, il suo funzionamento, i suoi pregi e le sue magagne. Cerca di rendere evidente quali siano le leggi più giuste che aiutino veramente la macchina della giustizia del nostro paese e quali siano invece le leggi che intralciano la lotta contro la criminalità organizzata. Partendo, perciò, da questi argomenti, Nicola Gratteri, ci prende per mano e ci conduce nel mondo della ‘ndrangheta. Partendo dal santuario della Madonna della Montagna a Polsi di San Luca, si passa a Platì, a Rosarno, a Gioia Tauro, alle località delle due coste calabre e poi via verso la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, insomma verso le facoltose regioni del nord, dove è possibile fare ottimi investimenti con il denaro illecitamente guadagnato e in seguito verso l’America del Sud, terra di narcotrafficanti. Insomma una bella scorrazzata nel mondo del crimine e della ‘ndrangheta in particolare. Non lasciano niente d’insoluto dai rapporti con la politica a quelli con la massoneria, dalle relazioni con la grande imprenditoria ai grandi appalti pubblici. Dopo aver letto questo libro, solo chi non vuole né vedere né capire, riuscirà a rimanere nella superficialità della propria esistenza senza riuscire ad andare oltre e vedere la realtà del mondo e della società in cui vive.  Chi vuol intendere invece, capirà i perché di tanto interesse per il processo breve, per la separazione delle carriere dei Giudici, della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, della depenalizzazione dei reati minori, o la mancata volontà d’informatizzazione dell'attività giudiziaria e il capriccio di eliminare le intercettazioni telefoniche. Una realtà inquietante e deprimente. Leggetelo.

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Ogni promessa

di Andrea Bajani

Questo romanzo è una storia d’amore finita rivista attraverso segreti, ricordi, sensazioni che rimangono appese perché i protagonisti non riescono a riempire i vuoti del passato. Le figure principali sono Pietro e Sara che nutrono la speranza, di poter avere un figlio ma al centro di tutto c’è Mario un nonno che, tornato dalla guerra in Russia, non è più lo stesso. Infatti, quando la speranza di Pietro e Sara rimane solo un’attesa e Lei decide di andarsene, arriva la notizia che è morto Mario, quel nonno che aveva segnato tragicamente sia la vita della madre di Pietro che la sua da bambino. Rimasto solo Pietro prova a riorganizzare le ferite dell'anima, lasciate da un triste passato, per spingerli verso un eventuale futuro.  Così entrano nella sua vita Olmo, il bambino del piano di sopra ed un viaggio in Russia che Pietro farà per regalare a Olmo l’illusione del passato, che non tornerà, e come segno di riconoscimento per avergli riportato i suoi ricordi che il nonno Mario non era riuscito a regalargli. La storia in sé è bella ma ripetitiva e con molte cose non dette che alla fine renderanno la lettura noiosa.

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1Q84

di Murakami Haruki

Non voglio comportarmi come la casa editrice perciò avviso gli amici che mi seguono che questa storia è divisa in tre parti e di cui in questo libro ne verremo a conoscere la prima e la seconda parte. Dico questo perché, consigliato da un amico, non ero a conoscenza sulla suddivisione della storia, conoscevo l’Autore, avevo già letto e recensito in questa rubrica "Kafka sulla spiaggia" di cui ero rimasto favorevolmente impressionato, e così dopo essermi sorbito 718 pagine, sono rimasto inerme e sospeso. Il romanzo si snoda a capitoli alternati attraverso le voci di due protagonisti, una donna e un uomo, trentenni. Lei Aomame, donna determinata e indipendente, lavora come trainer e fisioterapista, ma solo in apparenza perché in realtà è un’assassina di professione, con una particolarità uccide solo uomini crudeli, che abbiano provocato alle donne enormi sofferenze e che siano intenzionati a provocarne ancora. In pratica, Aomame è una sorta di moderno "angelo della giustizia". Lui Tengo, invece, è insegnante di matematica in una scuola preparatoria e scrittore dilettante ma i suoi romanzi sono puntualmente rifiutati dall’editore, lo ritiene ancora immaturo come scrittore, e invece un giorno gli propone di riscrivere il libro di una scrittrice emergente, la diciassettenne Fukaeri, che ha una trama molto coinvolgente, ma è scritto con uno stile non adeguato. La giovane dislessica e con capacità di linguaggio limitate ha un passato traumatico, è fuggita da una setta, il Sakigake, dove vivono i suoi genitori mentre lei vive in casa di un tutore.  Riscritto da Tengo, il libro, ha un grandissimo successo e Fukaeri vince il premio per giovani scrittori. Murakami, l’abbiamo già sperimentato, è maestro nel far sviluppare gli eventi e lentamente farà confluire le vicende di Aomame e Tengo, l'una verso l'altra, man mano che i personaggi, interrogandosi su se stessi capiranno qual è stata la cosa più importante della loro vita. Perverranno entrambi alla conclusione, che l'attimo fondamentale delle loro esistenze è stato quello in cui, da bambini, Aomame ha stretto la mano di Tengo in un tentativo infantile di esprimere riconoscenza e affetto. La storia coinvolge il lettore richiamandolo all'interno delle vicende tanto da non riuscirne a tornare indietro, vuole scoprire la natura dei misteriosi Little People, protagonisti del libro di Fukaeri, vuole sapere cosa riserva ai protagonisti l'anno 1Q84 e che fine hanno fatto alcuni coprotagonisti. E invece? Io, sono rimasto come l’Aretino Pietro e non vedo l'ora che esca il libro 3 per conoscerne la fine. Voleva questo l’editore? Ci è riuscito.

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La setta degli angeli

di Andrea Camilleri

Questa volta l’argomento, scelto da Andrea Camilleri, è molto tosto e parte da fatti realmente accaduti agli inizi del ‘900, in un paese dell’entroterra siciliano, naturalmente rielaborati e rivisti con la sua fantasia. L’accaduto aveva oltrepassato i confini dell’isola e acquisito notorietà nazionale al punto da coinvolgere esponenti politici e religiosi come Filippo Turati e Don Luigi Sturzo. In sintesi la storia è questa, l’avvocato Matteo Teresi scopre una setta segretissima composta di alcuni preti che coinvolgono un gruppo di ragazze giovanissime e qualche giovane vedova in strani “esercizi spirituali” che si svolgono in sacrestia nelle ore in cui le chiese sono chiuse ai fedeli. L’avvocato, che dirige anche un giornalino locale, è alimentato di socialismo umanitario e combatte non solo le prepotenze dei mafiosi e degli agrari ma anche quelle del clero. Così mentre lui si getta a capofitto sulla scandalosa vicenda trovando come alleato il capitano, piemontese, Montagnet il clero, gli agrari e la mafia trovano la soluzione, come sempre, per uscirne illesi. Infatti, si adopereranno in qualsiasi modo per ottenere l’assoluto silenzio sull’accaduto sovvertendo la verità condannando chi indica il reato, l'immoralità o l'atto vergognoso molto più di chi ne è colpevole.   “Historia se repetit" (la storia si ripete) asseriva G.B. Vico e Camilleri, puntando su fatti di cronaca odierna, ha deciso di raccontarci quest’antica vicenda per farci riflettere sul fatto che l'uomo riesce a raggiungere i propri fini e realizzare le proprie idee, ma l'effetto delle sue azioni va sempre oltre i suoi propositi realizzando quelli e qualcosa di più che non è nulla di nuovo, ma la ripetizione di realtà storiche già prodotte in passato. Un bel libro che anche i più ostili, allo scrittore, non possono non apprezzarlo.

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In città zero gradi

di Daniel Glattauer

Vado a vivere da solo! Poi, mi sento troppo solo e magari mi trovo un cane o un gatto per farmi compagnia e per Natale le solite cose in famiglia? No, vado alle Maldive. Quanti trentenni si ritrovano in questa situazione? Tanti, e l’Autore di questo simpatico libro ha trovato il modo ed il momento giusto per pubblicare questo libro affinché diventasse una bellissima strenna da godersi per le feste. Infatti, il protagonista di questo romanzo è Max il trentenne, di cui sopra, che dovendo partire per il paradiso esotico non ha tenuto conto della sistemazione di Kurt, il suo cane, così decide di trovargli una sistemazione via internet. Katrin, l’altra protagonista, single alle soglie dei trent’anni, cerca una scusa per non trascorrere il Natale con i suoi genitori, navigando sul web, nota la richiesta di Max, coglie l’occasione al volo e, conoscendo l’avversione del padre verso i cani, trova la soluzione giusta per starsene, tranquillamente, a casa sua. Su quest’argomento Daniel Glattauer, con uno stile semplice e fluido, ci ricama sopra una bella storia d’amore molto simpatica e divertente. Ho trovato la lettura  piacevole e adatta al clima natalizio come speravano Autore e Casa Editrice per vendere più copie possibili.

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La mia vita normale

di Pavel Nedved

Non credo di aver letto molte autobiografie di sportivi ma quando mio figlio ha portato a casa questo libro, avuto in dono dal Club Juventus, mi è venuto spontaneo strapparglielo dalle mani e leggerlo. Dopo averlo letto, ho capito che il mio presentimento è stato premiato perché questo non è il solito libro dello sportivo in auge, in questo testo c’è la bellissima storia di un bambino che ci racconta il suo paese, la sua scuola, i primi calci al pallone, il primo amore e le sue aspirazioni quando partito dalle squadrette dell’adolescenza arriva all’affermazione prima nel Dukla e poi nello Sparta Praga.  Poi la vetrina della nazionale Ceca, dove ha collezionato novantuno presenze diventandone, anche, capitano. C’è, poi l’arrivo in Italia, i primi cinque anni alla Lazio ed infine le nove stagioni con la Juventus. Pavel Nedved non è né uno scrittore né un giornalista, quindi non mi aspettavo un trattato di letteratura, ma mi ha colpito il suo modo di raccontarsi a cuore aperto e con un’umanità sorprendente ci parla di una delle più belle e commovente rivoluzione per la conquista della libertà da parte del suo popolo è la “Rivoluzione di Velluto” che alla fine degli anni ottanta divise la Cecoslovacchia in Repubblica Ceca e Slovacchia. C’è in questo libro un uomo nel suo ambito familiare con i suoi amici e le sue passioni, insomma un uomo normale che è stato, anche, un calciatore premiato con il pallone d’oro nel 2003, un campione e scusate se è poco.

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Le Bibliotecarie di Alessandria

di Alessandra Lavagnino

C’è, in questo libro, la saga familiare dell’Autrice e in esso si sovrappongono nomi, volti ed immagini che vanno dal 1870 fino alla fine della seconda guerra mondiale. In libro è diviso in due parti, nella prima che Adriana, la protagonista, titola “Concerto Italiano”, scava sul passato delle famiglie dei suoi genitori facendoci rivivere i costumi, i volti ed le immagini delle città da essi vissute.  Infatti, troviamo Alessandria d’Egitto, dove la mamma vive gli anni più felici e spensierati della sua esistenza, con i suoi acuti odori e profumi e dove nella comunità d’italiani sono presenti Ungaretti e Pea. L’Ascoli ottocentesca, con le sue cento torri e da cui da cui discende un ramo familiare che, in una Roma ancora di campagne e di orti, si riunirà con l’altro ramo, paterno, discendente dalla famiglia genovese dei Fieschi. Poi Palermo, dove la mamma insegue l’amore, e Napoli la città della sua nascita. Nella seconda parte viviamo la sua di vita quella di una bambina, in continuo viaggiare, per stare un po’ con uno o l’altro genitore. Infatti, dopo la separazione dei genitori. Lei vive in parte con il padre, dipendente delle Belle Arti, e in parte con la madre, affascinante bibliotecaria, che sceglie di convivere a Palermo con l’uomo che ama. Distanti una dall’altro i suoi genitori, nella realtà Angela Lattanzi ed Emilio Lavagnino, durante la guerra parteciparono entrambi, rischiando anche la vita, al salvataggio dalle razzie e dai bombardamenti del materiale bibliografico raro e di pregio di tutta la Sicilia, la madre, delle opere d'arte del Lazio, delle Marche, di Napoli, Venezia e Milano, il padre. Il libro ha un fascino particolare poiché nella prima parte i personaggi passano velocemente e ti fa pensare che la vera protagonista della storia sia la madre invece ci prepara alla vera storia, quella di Adriana (o forse dovremmo chiamarla Alessandra), con la sua evoluzione dolorosa dopo la separazione dei genitori. Tutto ciò ci spinge a un’attenta e appassionante lettura per afferrarne i fatti storici e la capacità narrativa dell’Autrice.

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I pesci non chiudono gli occhi

di Erri De Luca

In questo breve racconto, l’Autore ci riporta a cinquant’anni fa quando ragazzino di dieci anni trascorre la sua estate su un’isola, probabilmente Ischia, dove in quell’estate importante, ragazzino di dieci anni, incontra, per la prima volta “l’amore”. Lei è una ragazzina del nord che legge libri gialli e ama gli animali. Sempre per lei, conoscerà anche il dolore fisico, causato da altri ragazzini, che frequentano la stessa spiaggia, rivali in amore. Uno scontro che in parte egli cerca perché fino a quel momento possiede un corpo infantile, che non ama ed è convinto che con uno scontro, con una rottura dello stesso corpo, verrà fuori il corpo nuovo, da adulto. Sarà un’estate importante per la sua formazione, infatti, non scoprirà solamente il significato dell’amore, ma anche il momento della lontananza, il padre è partito per l’America a cercare fortuna, vedrà scorrere il suo sangue per una zuffa e conoscerà il senso della giustizia. Sono valori su cui fonderà l’intera esistenza. Scritto in bello stile, come ormai ha abituato i suoi lettori, rievoca in essi, specialmente se coetanei come me, pensieri ed emozioni antichi. 

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Il Divoratore

di Lorenza Ghinelli

In questo libro, presentato come caso editoriale dell’anno, la capacità di questa giovane scrittrice è, secondo me, quella di saper mescolare gli elementi onirici e l’indagine psicologica alla cruda realtà. La trama è semplice ed ha come protagonista iniziale un bambino autistico che non riesce a comunicare con il mondo esterno, ma nei suoi disegni rappresenta tutto quello che vede, in tutti i particolari. Un giorno un gruppo di ragazzi lo prende di mira e si accanisce violentemente contro di lui. Lo fa assistere a una scena di masturbazione, lo insulta, lo deride, gli sputa addosso. Quella stessa sera un ragazzo del gruppo scompare sulle rive del fiume. Di lui si perde ogni traccia, e poi, qualche giorno dopo, scompaiono altri due ragazzi, anche il fratello di Pietro, il bambino autistico, scompare mentre è in sua compagnia. Quando Alice, l’insegnante di Pietro, gli chiede di disegnare quello che è accaduto, nota che nel disegno c’è anche un vecchio seduto su una panchina, vestito di nero, con le scarpe bianche e un bastone. Alice conosce bene quel vecchio. È l’uomo degli incubi della sua infanzia, così gli ritorna in mente Denny, il compagno di scuola con una madre tossica e un padre alcolista, che subisce i maltrattamenti di alcuni compagni di scuola. Dov’è Denny? Dov’è l’uomo dei sogni? È il momento di fare i conti con il passato, per fermare un incubo che non sembra avere fine. La scrittura è senza eccessi, scorrevole e lineare, i protagonisti si alternano con ritmo cinematografico e la lettura appassiona ma sinceramente non credo che rappresenti il caso letterario dell’anno.

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Radiopirata

di Francesco Carofiglio

In questo libro c’è la storia di un paese del sud Italia, come ce ne sono tanti. Un paese piccolo e grigio in cui i giovani si sentono bloccati e sognano.  Siamo agli inizi degli anni ottanta e tre ragazzi, una ragazza e un prete sono alle prese con i loro sogni e il tran tran della loro quotidianità in quella realtà delineata nel loro piccolo paese di provincia dove tutto trascorre lentamente. I protagonisti sono: Tonio, dipendente nell'officina del padre; Giovanni, promessa dell'Aquilana calcio; Ciccio, dipendente di un negozio di dischi; Teresa, bellissima studentessa di medicina, fidanzata di Giovanni ed il giovane prete Lorenzo che finalmente, dopo diversi tragicomici tentativi in altri posti, accetta di ospitare i ragazzi in chiesa. Il primo attore in assoluto però, è Ciccio che ha un sogno: fare il deejay e creare una radio che possa diffondere un messaggio nuovo ai loro conterranei. Le vicende dei protagonisti principali e di altri secondari, ma non per questo meno importanti, s’intersecano l’una dentro l’altra come tasselli dello stesso mosaico rendendo la lettura piacevole e coinvolgente. Un bel libro dove al centro c’è il valore dell'amicizia individuale e di gruppo.  

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Il palazzo della mezzanotte

di Carlos Ruiz Zafón

Quando un Autore straniero diventa famoso, in Italia, gli Editori si sentono autorizzati a pubblicarne tutti i romanzi, Zafòn stesso nella nota iniziale sembra quasi giustificarsi. Noi, lettori distratti come me, leggiamo il nome dell’Autore ne abbiamo apprezzati i libri letti in precedenza e lo prendiamo. Ho fatto questa premessa non per sottovalutare l’Autore ma solamente per rilevare che la sua produzione giovanile, originariamente era destinata a un pubblico di ragazzi. Né voglio sminuire la letteratura per ragazzi di cui ho apprezzato e ne ammiro tanti Autori. Premesso ciò, devo dire che “Il Palazzo della Mezzanotte” deve essere definito un romanzo per giovani ma che è godibile per i lettori di tutte le età. La narrazione si apre nella Calcutta del 1916, dove un giovane tenente inglese salva la vita a due gemelli da una locomotiva in fiamme. Nel 1932 Ben, il gemello maschio, compie sedici anni ed è pronto a lasciare l’orfanotrofio. Quella sera si svolge anche l’ultima riunione della Chowbar Society, un club segreto che conta sette membri, sette orfani come lui, che per anni si è riunito allo scoccare della mezzanotte, sotto un tetto di stelle, nella sala principale di un antico edificio in rovina, il Palazzo della Mezzanotte. Proprio in quel momento ritorna dal passato la bellissima gemella di Ben, Sheere, che per farsi ammettere al club inizia a raccontare una storia d'amore, morte, pazzia e vendetta che come un'ombra nera si proietta sul futuro del fratello. Per tre interminabili giorni i membri della Chowbar Society cercano di decifrare il mistero che si nasconde dietro il passato di Ben e della sorella. Si succederanno vari colpi di scena ma, alla fine, i due ragazzi riusciranno a far luce sul loro passato.

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GIUDICI

di A. Camilleri, G. De Cataldo, C. Lucarelli

Il precedente libro che ho recensito paragonandolo ad un film l’avevo definito un’americanata, se dovessi fare lo stesso paragone con questo libro, lo definirei un film ad episodi così come fu “Boccaccio 70” o “I Complessi” e mentre in quei film si alternavano episodi, su un determinato argomento diretti da famosi registi, nel libro, allo stesso modo, tre fra i più importanti narratori italiani contemporanei si confrontano con una figura centrale della nostra società: il giudice. In Italia, da sempre, il giudice è uno dei mestieri più difficili ed i tre scrittori cercano di comprendere quanto possa essere difficile decidere secondo giustizia, quanto possa essere difficile rappresentarla e cercare di farla valere.  I tre racconti sono così diversi l’uno dall’altro, sia nella prosa sia nella descrizione, ma in tutti e tre i casi è possibile misurare tutte le complessità incluse nella figura del giudice. Camilleri con “Il giudice Surra” ci dice che il giudice come persona possiede vizi, virtù, abitudini, problemi personali, insomma, è una persona come tante ma con il gravoso compito di indagare nell'animo umano di chi compie azioni contro la legge. Lucarelli, con “La bambina” ci parla invece di un insospettabile giudice-ragazzina, costretta all’improvviso a vivere in clandestinità mentre a Bologna gli anni Ottanta esplodono con inaudita violenza. Infine De Cataldo con il racconto dal titolo “Il triplo sogno del procuratore”, cerca di farci comprendere che spesso sono proprio le lotte interne a creare rallentamenti alla giustizia. Una lettura piacevole.

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Città della Pianura

di Cormac McCarthy

Fosse stato un film l’avrei definito “un’americanata” nonostante che la storia non sia proprio male. Questo romanzo termina una trilogia definita “della frontiera” perciò avendo letto solo questo dei tre, specialmente, nella parte iniziale, sono rimasto un po’ spiazzato, aggiungiamoci che la scrittura di McCarthy è già di per sé particolare e che Tex Willer non lo leggo da anni. Infatti, la storia è ambientata in un ranch del New Mexico dove lavorano i protagonisti, John Grady Cole e Billy Parham, siamo nel 1952.  La frontiera è a due passi e i due Cow Boy la attraversano spesso nelle loro giornate di riposo più che altro per farsi una bevuta e andare al bordello. In un uno di essi nasce e si consuma la disperata storia d'amore fra John Grady e Magdalena, sedicenne prostituta, bella infelice ed epilettica. Come in un melodramma, John la vorrebbe in sposa, ed è disposto a riscattarla impegnando la pistola, e vendendo anche il cavallo. Eduardo, il protettore, non ci sente, non è solo per una questione di soldi ma perché anche lui ne è innamorato e piuttosto che lasciarla andare, le taglierebbe la gola. Il duello finale questa volta non si svolge a colpi di colt, come in tutti i western, ma a colpi di coltello ed è il momento cruciale del romanzo. Dopo la lettura di La Strada, dello stesso autore, pensavo di essere aduso alla prosa di McCarthy ma qui il dialogare è ancora più lento e misurato, i discorsi tra i personaggi hanno una sfumatura fantastica ed esprimono sempre uno stato di necessità tale da renderne la lettura difficoltosa.  A tutto ciò si aggiunge, pure, il fatto che il traduttore ha lasciato parecchie frasi in spagnolo (ovvero messicano anni cinquanta) non facile da comprendere specialmente per la scenografia un po’ particolare. L’epilogo, infine, è alquanto surreale. Auguro una buona lettura a chi vuole intraprenderla.

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Il gioco degli specchi

di Andrea Camilleri

In questa nuova avventura del commissario Montalbano, l’Autore, ci propone ancora una volta la stessa location, gli stessi colleghi Fazio, Catarella, Augello e Gallo le solite mangiate da Enzo, le esagerate cene a base di manicaretti che la fedele Adelina gli fa trovare a casa la sera e la sua abituale fidanzata ligure. Chi non avesse mai letto niente sul personaggio in poche pagine, con brevi accenni ad abitudini, sogni e pensieri, scoprirebbe subito l'intera personalità di Montalbano, creata con maestria da Camilleri. Ammettiamo, pure, che le storie oramai sono di solito le stesse, questa volta mi è sembrato tutto più articolato e avvincente rispetto alle ultime pubblicazioni. Il nostro commissario, infatti, è alle prese con un’indagine particolare, connotata da situazioni strane, tra  realtà e finzione, un gioco di specchi che scombussola e accresce le possibili soluzioni del caso. Lo troviamo,Montalbano, tra un’affascinante vicina di casa, sposata con un tizio che non compare mai, una bomba che non si sa bene a chi fosse destinata e una macchina trapassata da un proiettile apparentemente senza alcun motivo. Una serie di falsi indizi vengono sparsi con lettere anonime e perfino dagli schermi di una televisione locale e la vicenda sembra imboccare diversi percorsi ma, alla fine, la geniale intuizione di Montalbano otterrà il successo sperato. A me è piaciuto.

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COLLETTI SPORCHI

di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli

La copertina del libro riassume molto bene il contenuto di questo libro inchiesta che Ferruccio Pinotti ha scritto con la preziosa collaborazione di Luca Tescaroli il Magistrato che è stato PM nel processo per la strage di Capaci. “Questa inchiesta affronta un tema centrale nella qualità e nelle prospettive della vita di ognuno di noi. I reati dei colletti bianchi sono complessi, difficili da definire, eppure particolarmente gravi perché, lentamente e inesorabilmente, distruggono il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia, della finanza, del risparmio, del lavoro. Sono i crimini che distruggono la democrazia: l’imprenditore che accetta di avere rapporti con la mafia; il politico che si vende alle esigenze di Cosa Nostra; il dirigente dell’istituto di credito che accetta di riciclare denaro di provenienza illecita. Ma anche il private banker che vende azioni di società a rischio, l’assessore che investe le risorse del proprio comune nei prodotti finanziari derivati, il magistrato che si fa corrompere, il giornalista che fa cattiva informazione finanziaria, il commercialista che falsifica i bilanci, il revisore dei conti che li certifica”. Sono le parole, di Ferruccio Pinotti, del primo capoverso dell’introduzione al libro. Ecco spiegato con le parole dell’Autore il contenuto dell’inchiesta. Il libro è diviso in tre parti di cui nella prima è raccontata l’esperienza diretta del giudice Tescaroli, presso la Procura di Caltanissetta, dove espone i rapporti tra le mafie e i cosiddetti “poteri occulti” e il ruolo dei pentiti nelle indagini sulle stragi. Nella seconda sono presi in esame i rapporti tra la finanza corrotta e i politici con chiarimenti sui meccanismi del riciclaggio del “denaro sporco”. La terza parte riguarda i rapporti tra i colletti bianchi e la società civile. In sintesi c’è, in questo libro,  tutto quello che la stampa asservita non ci dice e che giornalisti d’inchiesta ci fanno conoscere rifugiandosi nella pubblicazione di libri come questo. Da leggere!

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Un filo d'olio

di Simonetta Agnello Hornby

In questo libro, l’Autrice, ci riporta alla sua infanzia quando trascorreva le sue lunghe estati, dei primi anni cinquanta, nella fattoria paterna di contrada “Mosè” nel territorio di Agrigento dove la famiglia si trasferiva, con tutta la servitù da maggio fino alla fine di settembre e attraverso il racconto della villeggiatura ci dipinge l’epoca della nobiltà siciliana, cui la sua famiglia apparteneva, con l’aiuto della sorella Chiara.  Infatti, se Simonetta firma il testo, Chiara è l’autrice delle ricette, tutte ereditate da nonna e mamma e corrette dall’estro personale e dall’umore dei tempi. Nei suoi ricordi riesce a trasportare anche il lettore e a me che sono siciliano, mi riporta in quella Sicilia mischiando al suo anche il mio vissuto pur se di estrazione diversa. E’ un’atmosfera a me abbastanza familiare e con cui condivido i valori, le usanze, i rituali di un'epoca e di una cultura che ormai non c'è più. Il vortice di ricordi di Simonetta mi riporta nel tempo ai giochi con i miei cugini, alle tradizioni familiari cui sono legati i riti della preparazione dei cibi e dei piatti più buoni fatti con le verdure spontanee e gli aromi di Sicilia e così come le ricette contornano ogni capitolo, di questo libro, a me chiudono il turbinio dei ricordi. E’ un bel viaggio nelle radici di una Sicilia ormai scomparsa con i ricordi familiari, i profumi e i sapori descritti dall’Autrice in maniera impeccabile.

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La metà di niente

di Catherine Dunne

Capita di trovarti in mano un libro di cui non conosci l’autore, in questo caso l’Autrice, né la storia. Ti ci appassioni e in soli due giorni lo hai divorato. E’ la storia di una famiglia normale, Ben e Rose, tre bambini, la vicenda di una donna comune, sconvolta improvvisamente una mattina dalla notizia, comunicatale a freddo dal marito, che il loro matrimonio è finito e che non la ama più, anzi che sta per andarsene da casa per un imprecisato luogo. Rose non riesce nemmeno a reagire. La vita cambia per tutti. Lei è costretta ad affrontare un nuovo corso, che le vede a carico problemi quotidiani, gestione economica della casa, le domande dei figli e le sue tristezze. Aiutata da persone che le stanno vicine, comincia a cercare di ricostruire la sua vita, stringe i denti, riesce a tirarsi fuori da questa dolorosa delusione e si crea una nuova vita, forse addirittura una migliore. La scrittura è semplice e la lettura diventa scorrevole, inoltre l'autrice riesce a ben evidenziare i sentimenti dei diversi personaggi. Un libro sicuramente dalla parte delle donne, scritto da una donna e che narra avvenimenti che potrebbero accadere a qualunque donna, ma merita di essere letto anche da tutti gli uomini per afferrare l’amore di questa madre per i suoi figli, l'immagine di questa donna stordita da una lunga storia d'amore finita e dalla sensazione di essere la metà sbagliata di una coppia distrutta. Solo alla fine, leggendo qualche recensione, ho scoperto che il libro è quello citato da Veronica Lario nella lettera scritta, attraverso le pagine di Repubblica, al marito il 31 gennaio del 2007.

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L'Invisibile

di Giacomo Di Girolamo

Questo libro disegna la biografia non autorizzata dell’ultimo grande latitante della mafia siciliana, quella che ha fatto tremare l’Italia tra gli anni ’80 e ’90. Il ricercato n. 1, il capo di quella mafia che ancora regge le fila di una grossa fetta dell’economia siciliana. Giacomo Di Girolamo lo descrive come un seduttore, un donnaiolo, un ateo dichiarato.  Uno che ama vestire bene con capi firmati, accessori all’ultima moda. Matteo Messina Denaro, è lui l’invisibile, lui quello che ha vissuto l’epoca più sanguinosa di Cosa Nostra ed ha ucciso tante di quelle persone da poter riempire un intero cimitero. Quello che ha partecipato alle guerre di mafia, ai grandi attentati, alle bombe a Milano, Roma e Firenze. Di lui racconta le vicende evidenziando che, quantunque molti boss siano stati arrestati, il controllo mafioso sulla Sicilia è ancora asfissiante e che centinaia sono i politici accusati o condannati per reati di mafia e corruzione. Così come sono ancora molto diffusi i fenomeni delle estorsioni e dell’usura di cui l’economia locale risulta ancora molto inquinata. L’aspetto molto singolare è che l’autore scrive direttamente a lui, a Matteo Messina Denaro, gli dà del tu (perché sono quasi coetanei) e fa centro nel senso che centra il bersaglio. Quel tu non è solo il dito puntato contro il killer ma è un indice puntato contro l’indolenza degli abitanti, di questo lembo d’isola, che non vedono il fenomeno mafioso. Quel dito è puntato contro le imprese che prendono contatto con gli uomini d’onore per “mettersi in regola” come se fosse una cosa naturale, è un indice puntato contro i vincitori di appalti pubblici scelti da Cosa Nostra, contro i politici corrotti, contro tutta la provincia che non protesta o denuncia, contro la cultura mafiosa che non vuole morire. Quel dito è puntato verso tutti quelli che non sentono, che non vedono, che non sanno, verso i centri studi, i servizi deviati e la massoneria che sono un tutt’uno con il potere mafioso e così rimasto da secoli pietrificato dal sale delle nostre saline.  Tra le righe delle vicende narrate, l’Autore, evidenzia il potere economico e finanziario che la mafia gestisce nel territorio, invitandoci a riflettere sull’infinità di posti lavoro che distribuisce attraverso i centri commerciali, le industrie, gli appalti, l’impiego dei colletti bianchi (o sporchi). La costituzione di pacchetti di voti è facilmente ricavata così come il peso politico che la mafia gestisce, pronta a convogliare quei voti sul candidato, da essa, deciso e magari su chi ha cresciuto in casa sua “l’invisibile”. Lo consiglio a tutti i giovani ma, particolarmente, a quelli residenti in provincia di Trapani con l’augurio che ne facciano tesoro per combattere un fenomeno finora trascurato o preso sottogamba e pigliando, come esempio, la denuncia e l’ardire del loro coetaneo Giacomo Di Girolamo. Bravo!!!

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La Convocazione

di John Grisham

Il protagonista di questo libro Ray Atlee è uno stimato docente universitario che da poco è stato abbandonato dalla moglie. La sua vita scorre in una monotonia appena scalfita dalle lezioni di volo e dal sogno irrealizzato di possedere un aereo. Un giorno Ray, con una fredda lettera, è convocato dal padre morente nella sua, malandata tenuta, insieme al fratello per parlare di come distribuire i beni di famiglia. Al suo arrivo, infatti, trova il padre cadavere con una confezione di morfina accanto. Le sorprese non finiscono qui, infatti, trova ben nascosti tre milioni di dollari, mai citati nel testamento, una somma sorprendente che il padre non avrebbe mai potuto accantonare dal suo modesto stipendio di magistrato e di cui non sapeva nulla. Ray ha un fratello Forrest che, al suo contrario, è la classica pecora nera della famiglia, da sempre alle prese con problemi di alcol e droga. Ray s’impegna a risolvere il mistero legato all'origine di questa inaspettata ricchezza ed anche il lettore è trasportato in un intreccio di antichi rancori, menzogne e segreti di famiglia, dove la fanno da padrona l’avidità e la corruzione. Bellissimo, ho trovato, il lungo dialogo avvenuto, su un panfilo da miliardari, con l’avvocato corrotto e corruttore Patton French così come molto interessante è il prefinale che ci fa partecipi dell'incendio della casa paterna e che ci predispone a un finale scontato e privo di sorprese. La cosa non ci distoglie dalla lettura perché la prosa di Grisham è sempre piuttosto intrigante e il libro si fa leggere fino all’ultima pagina con scorrevolezza.

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Le Confessioni di una Favorita

di Alexandre Dumas

La protagonista, di questo libro, è Emma Lyonna. Dumas narra gli eventi che caratterizzarono la sua vita straordinaria e degna di occupare un romanzo a lei interamente dedicato. In esso l’Autore fa parlare questa «peccatrice pentita» in prima persona e in cui, Ella, ammette le sue colpe e tende a ridimensionare il ruolo avuto nei tragici eventi in cui fu coinvolta.  Il romanzo inizia con Emma, ormai malata e vicina alla morte, che consegna ad un prete un manoscritto con le proprie memorie. E’ la storia di una donna partita dal nulla e che, grazie principalmente alla propria bellezza, ma anche a un talento innato per l’arte, in generale, arriva ad essere la favorita della regina di Napoli, Maria Carolina moglie di Ferdinando IV di Borbone e accusata di avere una relazione sentimentale con Emma, ma soprattutto compagna di uno degli uomini più importanti del tempo l’ammiraglio inglese Horatio Nelson. Vita caratterizzata da azioni disonorevoli ed infamanti, e da vizi che la condurranno prima sul lastrico e poi ad una morte prematura. Attraverso la narratrice sono raccontate, anche se in modo superficiale, le vicende della rivoluzione napoletana del 1799 e le battaglie marittime di Nelson contro la Francia rivoluzionaria e di Napoleone Bonaparte. Dumas soggiornò a Napoli per tre anni e mezzo e ne conobbe fino in fondo i suoi segreti, confezionandoci, con questo romanzo, la vita di Emma Lyonna, divenuta Lady Hamilton, si comporta come il prete, cui fu consegnato il manoscritto in punto di morte, la assolve e lo fa indicando le parole che furono apposte sulla tomba di Lady Hamilton: "Chi non ha peccato, scagli la prima pietra". Io, ho trovato il romanzo, oltre che interessante, piacevole.

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I segreti del Vaticano

Storie, luoghi, personaggi di un potere millenario

di Corrado Augias

In questo libro l’Autore, raccoglie storie, antiche e recenti, relative al Vaticano partendo da Nerone e dalla condizione dei cristiani nel I secolo d.C., passando da Costantino e attraversando la galleria di personaggi che hanno cambiato e caratterizzato la storia della Chiesa Cattolica. Insomma un libro molto ricco che dall'antica Roma fino allo Ior racconta i misteri della Santa Sede. Saltando da un personaggio all’altro, Augias dipinge le imprese del papa Celestino V, Bonifacio VIII, Pio XII e continuando affresca anche le vicende degli artisti che hanno fatto la fortuna e la fama del Vaticano nel mondo come Bernini e Borromini, rivali e diversi in tutto, o Michelangelo della Cappella Sistina e di San Pietro e lo fa come Pittore della parola arricchendo luoghi e persone con dotta erudizione, ricche notizie storiografiche e architettoniche. Non mancano, poi, le figure più pittoresche come Marozia, concubina del Papa, all’origine della leggenda medievale della “papessa” Giovanna o come la sua “collega” del Seicento, Olimpia Pamphili, o come l’anticonformista regina Cristina, che lasciò il trono di Svezia per trasferirsi a Roma, per convertirsi, da luterana, al cattolicesimo. E’ un intrecciarsi di cronaca mondana e cronaca nera, storia dell'arte, curiosità e rievocazione storica. L’immagine che ne scaturisce è quella di una Chiesa tormentata, nel corso della sua storia, da due fazioni contrapposte.  Da una parte c’è un profondo desiderio di rinnovamento rappresentato da quei preti che s’immergono nella vita della società, come Dom Franzoni, fondando comunità di sostegno ai più poveri o agli emarginati, dall'altra si trovano ordinamenti, come l’Opus Dei, che ritengono normale ostacolare il lavoro di chi combatte per il cambiamento, concentrandosi nel mantenimento del potere. Non è stato sicuramente facile, per l’Autore, reggere tutto questo in un solo libro, perché la storia della Chiesa di Roma è lunga e complessa. Parlarne, poi, in termini sintetici è ancora più difficile ma Augias, da attento cronista, c’è riuscito molto bene.

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La qualità dei sentimenti

di Willy Pasini

In questo saggio l’Autore, pur nella consapevolezza delle difficoltà incontrate da quanti trattano dell’evoluzione dei sentimenti, espone il suo pensiero sia sui sentimenti sia sulla differenza degli stessi. Lo fa ampliando e approfondendo riflessioni con esempi concreti tratti dalla sua esperienza di sessuologo e psichiatra. Con sensibilità e molta gradevolezza affronta le problematiche legate ai sentimenti e allo sblocco di situazioni di stallo in cui versano tante persone nella società moderna approfondendo i concetti base di amore, di sesso, d’intimità nella duplicità del rapporto di coppia. La casistica che ci presenta, frutto della sua esperienza, è notevole e illuminante e rende evidente le situazioni negative da cui può scaturire una nuova forza positiva senza nascondere anche i casi difficili e non risolti. Pur a distanza di venti anni, dalla prima edizione, ho trovato questo saggio attuale, interessante e utile per chi ha voglia di intraprendere un percorso per capire, oltre che se stesso, chi gli sta intorno e giungere ad avere una vita serena ed appagante.

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AUTO DA FÉ

di Elias Canetti

Quando capita di leggere un libro come questo, scritto da uno scrittore premio Nobel per la letteratura, non è facile né dare un giudizio né scriverne la recensione. La prima espressione che mi viene per definirlo è “bizzarro” sia per la sua originalità che per l’eccentricità. La vicenda si snoda intorno a due figure, una principale, è quella di Peter Kien, il più grande sinologo della sua epoca, un tipo asociale e misogino, che da sempre ama solo e soltanto i suoi libri che quando le succede di venire a contatto con la realtà, abbandonando le sue abitudini, rivela tutta la sua idiozia e la sua incapacità ad adattarsi al mondo che lo circonda. L’altra, figura, è Therese la governante-moglie, una donna meschina, classico esemplare dell’avidità e di tutte le bassezze umane circondate da perbenismo ipocrita e volgare. Kien era il proprietario della più importante biblioteca privata di tutta Vienna e viveva solo per essa e quando nel suo mondo entra Therese, sposata per proteggere i suoi libri, comincia a sentirla, sempre di più, come un’intrusa. Lei, che l’ha sposato per ottenere una sicurezza finanziaria, intraprende, invece, un’azione continua di manipolazione fino ad arrivare allo scontro fisico e alla paradossale cacciata di casa del marito. Accanto ai due, poi, sfilano una serie di personaggi, ognuno proiettato in un mondo individualistico permeato da una notevole dose di follia come il signor Pfaff, il portiere violento e spregevole oppure Fischerle, un nano gobbo e imbroglione che disprezza gli storpi e si culla nell’illusione di poter diventare campione mondiale di scacchi. L'intero romanzo pare la rappresentazione di un universo surreale ed incomprensibile. L’unico personaggio positivo sembra essere il prof. George Kien, fratello di Peter, uno psichiatra, affascinato dalla follia e dai suoi pazienti, da cui vuole imparare senza curarli. Non è un libro semplice da leggere, all’inizio lascia un po’ perplessi ma, poi, man mano che si va avanti con la lettura s’incomincia ad apprezzarne l’umorismo, a tratti spassoso come la scena di Therese che segue la banda, le miserie umane e le sottili pazzie e depravazioni.

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Divisione Cancro

di Aleksandr Sol ž enicyn 

In questo libro, scritto da Solženicyn nel 1967, lo scrittore affronta con umiltà una serie di argomenti molto grevi che attanagliavano il regime sovietico subito dopo, il periodo Leninista, così evidenzia la rimozione di ogni libertà, la prigionia nei campi di concentramento, la malattia, la solitudine e la prepotenza dei “quadri” del partito tanto che, la pubblicazione del libro, provocò l’irrimediabile frattura tra lo scrittore e le autorità sovietiche. Protagonisti sono tanti personaggi, donne e uomini, che s’incontrano nella "divisione cancro" del reparto oncologico dell'ospedale di una città dell'Asia centrale ognuno con la propria storia, ma accomunati tutti dalla lotta estrema contro "il cancro".   La malattia e la paura della morte li inducono a fare il bilancio della propria esistenza, dei loro disagi e dell’oppressione subita dal “cancro politico”.  A pagine descrittive del tran-tran quotidiano di una corsia di ospedale si alternano pagine di riflessione e di arte poetica veramente di qualità che erigono il libro a capolavoro e trasformano in paladini letterari personaggi come Olèg o Vera. E’ un libro che trascina il lettore, pagina dopo pagina, in un crescendo di emozioni e intensa partecipazione. Assolutamente da leggere.

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Io e i Mille

di Antonio Agosta

L’Autore ripercorre, in questo libro, l’epopea dell’impresa garibaldina per l’annessione del Regno delle Due Sicilia al Regno di Sardegna con tutte le tappe, dalla partenza da Quarto allo sbarco a Marsala fino allo storico incontro, a Teano, tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Lo fa con la fantasia immedesimandosi nella veste di un cronista dell’epoca tra i volontari bergamaschi, partecipando attivamente e combattendo in camicia rossa. Il lettore vive, insieme con lui, quelle giornate tra l’entusiasmo dei giovani combattenti e la meraviglia, degli stessi, per aver messo in fuga l’esercito regolare borbonico. Quella soldataglia di volontari e avventurieri ignora gli intrighi politici, massonici, mafiosi e le corruzioni, che sono dietro la loro impresa, senza nulla togliere al merito di quei valorosi Mille. Il libro è intercalato dalle immagini, tra il reale ed il fantastico, di un recente viaggio sullo stesso tragitto e dalle informazioni storiche operate, dall’Agosta, con una seria indagine storiografica. Molto interessanti, infine ho trovato le pagine che parlano del “dopo” cioè il "dopo spedizione" e "il dopo annessione" che fanno capire, anche a chi non ha mai voluto sapere, i perché della questione meridionale. L’idea originale, adottata dall'autore, ci porge, sicuramente, un accesso a quel momento storico diverso da quello che si legge sui testi scolastici aiutati da una scrittura nitida e scorrevole che rende la lettura   piacevole e interessante.  Lo suggerisco a chi ha voglia di approfondire quel periodo storico.

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ORIZZONTE

di Wilbur Smith

Questo è il primo libro di Wilbur Smith che leggo, mi è stato prestato da un’amica e non sapevo che sulla saga della famiglia dei Courteney avesse già scritto un paio di libri. Beh! Devo dire che sono stato subito rapito dalle vicende di questa famiglia e dalla chiara scrittura. Il romanzo è ambientato nel diciottesimo secolo e narra una parte della storia di una famiglia di coloni bianchi stabilitisi nella colonia del Capo di Buona Speranza e conducono un’attività commerciale. I fratelli Tom e Dorian Courteney, sposati, rispettivamente, con Sarah e Yasmini, sono entrambi genitori di un figlio ciascuno, che si chiamano Jim, figlio di Tom e Sarah, e Mansur, figlio di Dorian e Yasmini. Tutto, nella loro vita, trascorre sereno fino a quando l’amore per l’avventura e soprattutto la magia e il fascino irresistibile degli orizzonti sconfinati delle praterie, delle foreste, dei fiumi e dei laghi immensi del continente africano non li travolge e li spinge lontano di casa. Jim s’innamora e rapisce la bella e giovane forzata Louisa Leuven e i due fuggono insieme. Seguiti, poi, dal resto della famiglia che, vessata dal governatore, decide di abbandonare l’impresa che aveva fondato per tentare la fortuna nel Natal. E’ l’inizio di tante avventure, di insidie e di minacce che, nonostante tutto, non riescono a indebolire la famiglia. Infatti, tutti insieme riescono ad affrontare, con determinazione e tenacia, tutti gli ostacoli che si frappongono al loro progetto. Il lettore, pagina dopo pagina, viene trasportato dalle avventure, dalla bellezza dei paesaggi, dalle storie d’amore dei protagonisti, dalle battaglie, dai duelli ed il merito è sicuramente dell’Autore che riesce a incantarlo con la sua fantasia e con  la sua scrittura. Consigliato a chi ama l’avventura.

 

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Il profumo delle foglie di limone

di Clara Sánchez

Questo libro è strutturato su due voci narranti che si alternano, Juliàn e Sandra. Sandra è una giovane donna in profonda crisi che cerca un rifugio dalle sue preoccupazioni, non ha un lavoro, è incinta di un uomo che forse non ama più ed in rotta con i genitori. Juliàn è un anziano signore, sopravvissuto a Mauthausen, che da qualche tempo spia e segue i movimenti, passo dopo passo, di ex nazisti, cui dà la caccia, col proposito di smascherarli. La vicenda si svolge in Spagna, sotto il caldo sole settembrino della Costa Blanca. Sandra incontra, fortuitamente, una coppia di amabili e gentili vecchietti, che col tempo le donano una tenera amicizia, accogliendola nella loro splendida villa. In realtà Fredrik e Karin, la coppia di benefattori, sono dei feroci criminali nazisti, che covano ancora la volontà di ricominciare con il loro passato e che da qualche giorno sono spiati dall’anziano Juliàn che presto scoprirà l'esistenza di Sandra e immediatamente capirà l'enorme pericolo al quale la giovane donna sta andando incontro. Sicuramente l'idea è originale, la narrazione è veloce e godibile, e riesce a coinvolgere e a tenere, il lettore, in apprensione ma i personaggi non convincono e spesso sono patetici. L’argomento è trattato un po’ superficialmente perché bastava poco per approdare tra i grandi romanzi contemporanei, comunque merita di essere letto integrandolo, semmai, con ciò che, ognuno di noi, sa sui crimini perpetrati dal nazismo.

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La leggenda del morto contento

di Andrea Vitali

Anche in questo nuovo romanzo, Andrea Vitali, non abbandona Bellano ed i suoi personaggi tipici, anche se questa volta la vicenda non si svolge nel ventennio fascista, ma molto più indietro, infatti, ci porta fino all’epoca lontana della dominazione austriaca. La storia è costruita su una tragedia che ha per protagonisti, involontari, due ragazzi che, alla ricerca di avventura, salpano con una piccola barca dal molo di Bellano seguiti, dallo sguardo preoccupato del sarto Lepido, che prevede l’arrivo di un forte vento. Preso il largo, infatti, improvvisamente lo scafo, si rovescia. A riva viene riportato il corpo di Francesco, figlio di un ricco mercante del paese mentre Emilio, il figlio di un ingegnere che da qualche tempo progetta la ferrovia che dovrà congiungere Milano alla Valtellina, viene dato per disperso. Considerata  l’importanza e il potere delle persone coinvolte, la tragedia crea il problema di trovare al più presto un colpevole. Uno qualunque, giusto per di chiudere la faccenda. Ancora una volta ritroviamo, al centro della vicenda, quell’aria di provincia cui ci ha abituati il Vitali, con i suoi ritmi pigri e con i rituali dell’agiata borghesia e l’accozzaglia di gente semplice che affolla le osterie ed addetta in umili lavori. Anche questa volta però, pur tra morti e lacrime, l’Autore, riesce, per un paio d’ore, ancora a farci sorridere.

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Parigi brucia?

di Dominique Lapierre e Larry Collins

In questo libro gli Autori ricostruirono le ultime settimane dell’occupazione nazista e la liberazione di Parigi avvenuta il 25 agosto del 1944 esattamente dopo 1931 giorni, 16 ore e 52 minuti di occupazione tedesca. Il titolo prende spunto dalla domanda pressante fatta telefonicamente dal Fuhrer a Von Choltiz, comandante delle truppe tedesche d’occupazione, per verificare l’esecuzione delle sue disposizioni che consistevano nel bombardare Parigi e distruggere tutti i ponti sulla Senna, le industrie e le centrali elettriche e trasformare Parigi in un immenso rogo. Al fatto storico principale, si fondono le vicende di tanti sconosciuti popolani che, con il loro coraggio, hanno combattuto contro l’occupazione nazista della loro città, tante storie individuali, che hanno deciso il destino di milioni di persone. Nell’ultima parte vengono fuori l’arroganza e la presunzione del Generale De Gaulle che approfittando dell’esultanza e dell’euforia della gente pone le basi per estromettere dal governo del paese il Comitato di Liberazione, i Partigiani ed i Comunisti che pure hanno lottato con tutte le loro forze ed il loro coraggio contribuendo, e non poco, a rendere libero il paese. Il merito degli Autori sta proprio nel riuscire ad intrecciare, nell’evento storico, la partecipazione ed il martirio di singoli casi personali. Ricordo bene il film, con lo stesso titolo, che René Clément ne trasse e i famosi e bravi attori che hanno evidenziato gli atti di eroismo e fratellanza che ha contraddistinto una delle pagine più coinvolgenti della seconda guerra mondiale. Un libro molto interessante e coinvolgente che vale la pena leggere.

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Il giardino dell'Eden

di Ernest Hemingway

In questo romanzo di Hemingway, pubblicato postumo, il protagonista è un giovane scrittore di successo, David, alle prese con la stesura di un libro sul difficile rapporto padre-figlio. Lo accompagna la giovane e affascinante moglie da poco sposata. La vicenda si svolge, negli anni venti, in un villaggio di pescatori sulla Costa Azzurra. I due giovani sposi passano le loro giornate prendendo il sole nudi in calette fuori mano e la notte facendo l’amore.  Catherine, la moglie, spinge gradualmente David alla ricerca di giochi amorosi sempre più arditi per arrivare a un vero e proprio “menage à trois”, grazie al casuale incontro, in un bar, con la seducente Marita.  Un romanzo particolare, che nella parte iniziale stenta a decollare, in altre parti diventa noioso e ripetitivo e quando finalmente sembra prendere il volo, arriva un finale insolito.  Ho portato a termine la lettura perché conoscendo la biografia di Ernest Hemingway, ho trovato, in esso, il fascino autobiografico del testo e l’attrazione per la sua complessa personalità.  

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Il farmacista di Auschwitz

di Dieter Schlesak

In questo romanzo storico Dieter Schlesak, attingendo da documenti autentici e testimonianze, ripercorre la Storia del campo di concentramento di Auschwitz attraverso la figura di Victor Capesius un farmacista amato e stimato da tutti i suoi compaesani prima della seconda guerra mondiale che qualche anno dopo diventa farmacista del lager di Auschwitz e invierà verso le camere a gas molti amici e conoscenti, selezionandoli e rassicurandoli sul loro triste destino. Tra i protagonisti, tutti realmente esistiti, l’Autore ha voluto inserire un personaggio immaginario, Adam il narrante che racconta, al lettore, fatti oggettivi e parole prese dalla realtà, infatti, a volte il romanzo, in alcune parti sembra ripetitivo invece è la tecnica adottata dallo scrittore per farci toccare la realtà degli avvenimenti. Ci sono, nel libro, tutti gli aspetti dell’Olocausto incontrati in altri testi come i treni della morte, le “selezioni” all’arrivo nei campi di concentramento e il disumano destino di tanti deportati passati, direttamente, dai treni alla camera a gas. Compaiono, inoltre, nuovi aspetti del lager poco conosciuti, come l’attività dei prigionieri addetti alle camere a gas e ai forni crematori, riuniti nel gruppo chiamato Sonderkommando e il bordello con prostitute ebree usate anche per nuovi esperimenti. Ci sono scene da incubi, che lasciano il segno anche a chi, come me, ha sulle spalle tanti libri su questi avvenimenti  ma credo che questo testo non possa mancare dalle nostre letture.

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La Bastarda

di Violette Leduc

Dopo aver letto la prefazione, di Simone de Beauvoir, mi sento intimorito e molto in soggezione a parlarne. Questo è un libro molto particolare, oltre che erotico, ma molto vitale e umano. L'autrice, in questo romanzo autobiografico, narra con serenità e schiettezza sia le sue esperienze omosessuali sia quelle di borsista nera durante la seconda guerra mondiale. E’ un libro che va letto a tratti, in pillole, per afferrare l'angoscia e la tristezza di Violette nata “Bastarda” dalla relazione della madre con un signore mai conosciuto e cresciuta perciò senza un padre. Per capire il rapporto molto speciale e molto bello con la nonna, per penetrare nel suo stato d’animo, quando la nonna muore, ed è costretta a vivere con la mamma con continui cambi di residenza e poi, quando la madre si sposa, convivere con un patrigno indifferente ed a cui dà del “Lei” come un estraneo. Per capire il suo cruccio, il suo chiodo fisso di donna brutta, con un grande naso, e afferrare la sua disinvoltura nell’amare, in modo passionale uomini, donne e omosessuali. Tutto ciò che scrive, però, gli viene dal cuore, la sua prosa spesso improvvisata è intercalata, a volte, da espressioni poetiche tormentate e lacerate da veri sentimenti o stati d'animo che rendono, alla fine, il romanzo bello e interessante.

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La Famiglia Moskat

di Isaac B. Singer

Una bella saga familiare e al tempo stesso una tragedia annunciata, quella dello sterminio del popolo ebreo durante la seconda guerra mondiale. Il libro, non a torto, è considerato il capolavoro di Singer e narra le vicende della famiglia Moskat a partire dall'inizio del novecento fino all'invasione della Polonia da parte della Germania nazista. Siamo a Varsavia dove Meshulam Moskat, amato ed odiato patriarca ebreo, decide di risposarsi perché rimasto vedovo per la seconda volta. Ha già figli grandi, nipoti e pronipoti, e tanti di loro non sono entusiasti di questa scelta ma lui è l’unico punto di riferimento per tutti i familiari,  prende le decisioni importanti, risolve piccoli e grandi problemi generati da una famiglia così numerosa, mantiene florida l’azienda di famiglia con le numerose speculazioni edilizie, gli intrighi, gli imbrogli e le speculazioni varie. Alla morte del vecchio patriarca, i Moskat iniziano a questionare per l’ingentissimo patrimonio che nessuno di loro è in grado di gestire così si affidano a Koppel, il confidente e consigliere del vecchio Meshulam, odiato dai figli, e che alla fine riesce a scappare in America con buona parte dell’eredità. Negli intrighi di questa saga familiare scopriamo la società ebraico-orientale, e in particolare quella di Varsavia, con la sua complessa cultura che è la vera protagonista di questo romanzo. Tra personaggi interessanti e non, scorrono lutti, nascite, amori, diventi, senza accorgerti, parte del popolo discendente da Davide con il loro linguaggio, i loro riti, le festività, il cibo, il bere, l’abbigliamento, lo studio delle Sacre Scritture e la preghiera in sinagoga.  Il pensiero a Dio scandisce la loro vita, le loro giornate e Dio. Tutti si rivolgono a Lui sempre. Ci sono momenti   bellissimi, commuoventi, profondi. In alcuni punti la tragedia è accompagnata dal tipico umorismo ebraico, e Singer con una scrittura articolata, sensibile e acuta non trascura nessuna piega dell'animo umano, riuscendo a focalizzare ogni singolo personaggio e la sua capacità è quella di offrirci una visione globale della complessità della questione ebraica, delle differenze e dei movimenti, non ultimo la nascita del movimento sionista e le prime famiglie di coloni che raggiunsero la Palestina. Si piange, si ama, si ride e si impreca con ognuno dei personaggi. Vivi con loro e anche tu ti accorgi, improvvisamente, che tutto è perso, tutto è finito, non solo per la famiglia Moskat, ma per l’intero popolo di Israele e siamo solo all’inizio del dramma che poi seguirà.

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La moneta di Akragas

di Andrea Camilleri

In questo breve racconto, si legge velocemente in un’ora, Camilleri partendo da un fatto di cronaca familiare, come lui stesso dice, ci presenta un giallo storico che ha per protagonista una moneta, la piccola akragantina dal valore inestimabile, gioiello capace di far impazzire qualsiasi numismatico. Questa moneta è recuperata, per caso, durante la vangatura di un pezzo di terra incolto da anni, da un contadino, Cosimo, in località Sperone a Girgenti, l’antica Akragas distrutta dai Cartaginesi nel 406 a.C.. Cosimo, conoscendo l’interesse numismatico del dottor Gibilaro decide di donargli la moneta, per riconoscenza, poiché tempo prima gli aveva evitato l’amputazione di una gamba. Una mattina incontrando il medico, che passava per il solito giro di visite in aperta campagna, coglie l’occasione per offrirgliela. Il dottor Gibilaro, riconosciuta la moneta, preso dalla foga di averla in mano e colto dall’emozione, cade da cavallo e si frattura una gamba. Sono presenti alla scena altri due contadini, che con la loro mula, accompagnano il medico in ospedale. Qualche tempo dopo, ripresosi dai postumi della frattura, il medico torna a casa di Cosimo per ricevere l’agognato regalo ma lo trova morto, assassinato e nudo. L’indagine che ne segue si tinge di giallo, nello stile dello scrittore, con sviluppi inaspettati, tragici ed esilaranti, intervallati da alcuni eventi storici che fanno da cornice a questa bella storia.

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non sperate di liberarvi dei libri

di Jean-Claude Carrière e Umberto Eco

A questa bella chiacchierata tra due amici: Umberto Eco e Jean-Claude Carriere, è presente come chaperon e stimolatore, della discussione, Jean-Philippe de Tonnac, ne viene fuori questo bellissimo saggio molto colto e nello stesso tempo ironico, ricco di citazioni e aneddoti, ma anche di riflessioni sul futuro del libro. Insomma in questo libro si parla di libri, delle nuove tecnologie, della lettura, della memoria, della loro concezione nella storia, dei libri che avremmo dovuto leggere e di quelli che non perverranno mai nel nostro tempo, delle follie dei censori e della loro conservazione. A dispetto dell'accelerazione dei nuovi ritrovati tecnologici, i libri continuano a resistere, dimostrandosi l’equivalente della ruota nella storia dell’umanità che non ha mai ceduto il passo agli altri rivali, e il suo segreto sta proprio nel sapersi muovere verso il futuro continuando a vivere combattendo contro le modernità e il deterioramento degli anni. Oltre che ricco di cultura e stimoli vari, l’ho trovato molto interessante e lo consiglio a tutte le persone che amano leggere.

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Giorno da cani

di Alicia Giménez-Bartlett

Questo è il primo libro di quest’Autrice che leggo e devo subito dire che mi è piaciuto, è un romanzo giallo-poliziesco, ambientato a Barcellona, che parla di addestramento di cani da difesa, randagismo, vivisezione e combattimenti di cani, insomma un libro di cani ma non “da cani” perché è ben scritto e la lettura è scorrevole. L'ispettrice Petra Delicado, il personaggio inventato dall’Autrice, ed il suo vice Fermin Garzòn è impegnato in un’indagine in cui un uomo è stato trovato privo di sensi, massacrato di botte, in mezzo ad una strada ed entrato irrimediabilmente in coma. Nessuno sa chi sia, nessuno lo conosce. A seguito delle lamentele di alcuni inquilini di un palazzo che si lamentano per gli ululati di un cane. Petra facendo leva su quel bastardino prova la sua ultima carta. Il cane viene portato in ospedale, avvolto in un impermeabile, e il fedele cagnetto "riconosce" il suo padrone. Petra e Garzòn procedono tentoni e iniziano ad indagare soprattutto nel mondo del cane, dagli allevatori agli addestratori, dal mondo della vivisezione all’industria farmaceutica fino ai veterinari ed ai parrucchieri. Un mondo interessante e crudele. Alla storia s’intrecciano le vicende private dei due poliziotti ed è costellato da altri due delitti e scoperte sorprendenti. La trama è originale ma realistica con personaggi simpatici, senza falsi pudori e spesso divertenti.

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Metastasi

di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli

Questo libro, della serie “al nord la mafia non esiste” è l’ideale, per chi volesse saperne di più, per conoscere il fenomeno mafioso in norditalia e le storie che vedono per protagonisti “i nuovi politici”. Il libro ha come base la confessione di Giuseppe Di Bella, a lungo braccio destro di Franco Coco Trovato, capo della ‘ndrangheta del lecchese e primo responsabile dell’attecchimento del modello ‘ndranghetista nel nord dell’Italia. Il pentito racconta agli Autori la sua storia, con molte informazioni inedite, spinto dal desiderio di confessare tutto. Di Bella ricostruisce trent’anni di monopolio criminale svelando meccanismi e connivenze di una vera e propria multinazionale che ha saputo espandere il proprio dominio di là del proprio territorio storico con particolare riferimento al narcotraffico che ha determinato il rapido arricchimento delle 'ndrine trapiantate al nord. Chiarisce, altresì, i legami fra politica nazionale, ’ndrangheta e istituzioni locali della Lombardia. Ci sono in esso i trent’anni di mazzette per ottenere licenze edilizie, commerciali e per sfuggire a possibili controlli e le amicizie del boss Coco Trovato con politici presenti, con nomi e cognomi, in Parlamento, negli enti locali, nelle camere di commercio. Gli Autori hanno indicato solo alcuni nomi in codice perché possono essere utilizzate dal Procuratore Giancarlo Capaldo, capo della Direzione distrettuale antimafia di Roma, cui è stata consegnata la prima copia del libro per valutarle e deciderne la procedura. La ’ndrangheta è presente in tutte le attività produttive, dall’edilizia alla sanità, dalla distribuzione alla gestione dei rifiuti. Un libro ben scritto con una testimonianza importante che fa comprendere, al lettore, i particolari e le dinamiche, del fenomeno mafioso, e la capacità d'infiltrarsi ovunque e comunque. Buona lettura.

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MARINA

di Carlos Ruiz Zafón

Ancora una volta Zafón ci conduce in un racconto mistery-fantastico che si fa leggere in un batter d'occhio, coinvolgendo il lettore nella suspense riuscendolo a entusiasmare fino alla fine con eventi pieni di avvenimenti imprevedibili e bizzarri. Il protagonista è Oscar Drai uno studente quindicenne che vive in un convitto di Barcellona, dal quale è solito ogni tanto sparire per girovagare, senza meta, nei quartieri della città. In una di queste fughe, scopre un casolare abbandonato, all’interno del quale trova uno strano orologio che, spinto da un impulso inspiegabile, ruba prima di fuggire via. Tornato sui suoi passi per restituire l’oggetto, incontra la giovane Marina e il suo enigmatico padre, German Blau, un pittore che ancora soffre per la perdita della sua amatissima moglie. Da quel momento Oscar si addentrerà in una storia piena di mistero in cui, insieme a Marina, rischierà la vita per seguire le tracce di Michael Kolvenik, un uomo dal passato misterioso. Nella loro ricerca, intensa e disperata, carica di colpi di scena e popolata da personaggi stravaganti, porteranno alla luce la storia struggente di una famiglia d'altri tempi. Teatro di quest’avventura è, anche ora, la gotica Barcellona con le sue umide stradine che s'inerpicano tra case diroccate e sfociano in piazze sbilenche. La storia è a volte surreale ma lascia un grande spazio anche al sentimento e fa affezionare sempre di più il lettore tanto che alla fine non possa fare a meno di versare una lacrima di commozione. Un romanzo piacevole che, con una scrittura scorrevole e concreta, riesce a essere letto in modo veloce e ininterrotto.

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Il villaggio sepolto nell'oblio

di Theodor Kröger

In questo libro autobiografico l’Autore narra le vicissitudini della sua prigionia durante la prima guerra mondiale, infatti, Theodor Kröger era stato accusato, in Russia, di spionaggio a favore dei tedeschi e per questo fu condannato e internato per quattro anni in Siberia. Un’esperienza che segnerà per sempre la sua esistenza. Il lettore, in questo racconto, è trasportato in quella terra sterminata e crudele ma allo stesso tempo fantastica con la sua natura maestosa, la sua gente umile, i suoi briganti vagabondi e l’attaccamento alle proprie tradizioni religiose e, dove i prigionieri tedeschi furono ben accolti tanto da consentirne un’efficace integrazione. Il peggio avviene negli anni successivi alla rivoluzione comunista. La gente dei villaggi, con tenacia e orgoglio tenta d'opporsi all'intrusione violenta nel proprio ambiente di norme di vita e in genere di una cultura del tutto estranea ad essi e mentre il villaggio di Nikitino è spazzato via dalla peste, in un altro villaggio Sabitoje, con l’aiuto di Salzer, un architetto tedesco lì prigioniero, gli abitanti dopo essersi isolati in mezzo alla foresta siberiana, riescono, anche, a resistere alla rivoluzione ed alla peste. Dimenticati dal resto del mondo, la gente riprende a vivere liberamente secondo la loro civiltà e la loro fede religiosa. Una vicenda in cui la forza espressiva, il severo impegno storico, che non va mai a discapito dello stile narrativo, il susseguirsi della trama, in un crescente interesse, sono tutte caratteristiche che rendono questo libro davvero bello e interessante. Come ciliegina sulla torta l’Editore ha inserito, a chiusura del libro, “L’Angelo custode” un racconto che integra la storia precedente e conferma il talento dell’Autore.  L’edizione che ho letto è del 1971, che mi sembra l’ultima in italiano, è un po’ difficile da trovare e quindi devo ringraziare l’amica che me l’ha prestato e me ne ha permessa la lettura.

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Il caso Genchi

Storia di un Uomo in balìa dello Stato

di Edoardo Montolli

In circa mille pagine si snoda la lunga intervista che Edoardo Montolli fa a Gioacchino Genchi consulente informatico di molte procure italiane. In questo libro si ripercorrono vent'anni di storia d'Italia. Attraverso innumerevoli indagini si traccia una linea tra gli anni bui delle stragi di mafia del '92 e '93, in cui fu intavolata l'ormai nota trattativa tra mafia e Stato, e quelle in cui, insieme all'ex pm Luigi de Magistris, come dice lui stesso “toccammo i fili dell’alta tensione”. Si smonta quel groviglio catanzarese in cui si mescolavano gli interessi di imprenditori, mafiosi, massoni e politici ma dove c’erano anche giudici a contatto con boss, magistrati amici degli indagati e dei loro avvocati. Non aveva fatto in tempo a stendere una relazione, delle vicende calabresi, che gli viene revocato l’incarico, è indagato, perquisito e messo sotto sequestro l’archivio. Dopo che è stato sospeso dalla polizia e aver depositato in tribunale le sue scoperte per difendersi, accetta la proposta, di Montolli, e racconta tutto snocciolando dati, fatti, indagini e amicizie impensabili. C’è scritto tutto, il lettore deve impegnarsi, prima di tutto a tenere in mano questo pesante tomo, e poi, con pazienza e senza fretta, a collegare nomi e date in un percorso tortuoso che si snoda in un ventennio di intercettazioni. Durante e finita la lettura, personalmente, ne sono uscito sconvolto e disgustato dai tortuosi intrecci che comprendono politici e mafiosi, magistrati e vertici delle forze dell’ordine, vertici della finanza e banchieri, imbroglioni e faccendieri, massoni e piduisti. E’ un tourbillon d’incroci disdicevoli che mi fanno pensare, veramente, di risiedere in una repubblica delle banane. Intanto il super poliziotto informatico, artefice di decine di arresti mafiosi, da qualche giorno è stato destituito dalla polizia. Dal suo blog ha commentato: “Non sono più un poliziotto. S’è avverato il sogno di Silvio Berlusconi che già dal 24 gennaio 2009, riferendosi a me, parlava del più grande scandalo della Repubblica. Se questo provvedimento fosse stato adottato a Milano, invece che a Roma, forse qualcuno avrebbe aperto un fascicolo d’indagine. Mi hanno tolto la divisa ma non possono riuscire a togliermi la dignità”.

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La specialista del cuore

di Claire Holden Rothman

Come ci dice, con una postilla, la stessa Autrice, questo libro trae ispirazione dall’opera e dalla vita di Maude Elizabeth Abbott Seymour, uno dei primi medici donna di Montreal alla fine del XIX secolo. La  protagonista principale  è Agnes White, una ragazza normale con intelligenza eccezionale. Lei e sua sorella sono abbandonate in tenera età dal padre, un medico patologo, caduto in disgrazia perché accusato di omicidio, e che poco dopo perdono anche la madre, a causa della tubercolosi.  Agnes e sua sorella sono allevati dalla nonna che si avvale per la loro educazione di Miss Skerry, una governante che, fortunatamente, apprezza e incoraggia l’interesse di Agnes per la scienza. Agnes  mette a frutto le sue aspirazioni, con l’aiuto del microscopio, vetrini, dissezioni e vasetti campione usati dal padre quando lavorava presso l’Università McGill. Per il suo ultimo anno di liceo, frequenta una scuola femminile privata a Montreal. Vince una borsa di studio alla McGill, dove si laurea brillantemente, in lettere, ma non è ammessa a frequentare la scuola medica perché donna. Cosa che invece fa la Bishop's College, una piccola scuola medica di Montreal, dove si distingue e, dopo la laurea, trascorre tre anni a fare il lavoro post-laurea in Europa, dove vige un ambiente più progressivo. Tornata a Montreal, è chiamata, come assistente curatore del museo medico, alla McGill dove, più tardi, ne diventa la curatrice. Conosce William Howlett, un medico che era stato un protetto di suo padre, che, apprezzando le su qualità professionali, la invita a partecipare allo studio di una malattia cardiaca congenita e che sarà la svolta della sua vita. Il suo lavoro e la sua corrispondenza con Howlett, su cui nutriva la speranza di ritrovare il padre,  erano diventati  lo  scopo della sua vita tanto da trascurare l’interesse del suo assistente, Jakob Hertzlich, un disegnatore  medico, innamorato di Agnes che, sicuramente per gelosia, fa ben poco per nascondere la sua antipatia per Howlett. Agnes che si dimostra eccezionale nel conoscere i particolari fisici del cuore umano rivela scarse capacità nel conoscere il cuore in senso figurativo cioè l’amore. Un romanzo che trasmette subito emozione e partecipazione con una bella scrittura che dà un senso sia  alla storia sia all’atemporalità delle emozioni umane.

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Per l'alto mare aperto

La modernità e il pensiero danzante

di Eugenio Scalfari

Scegliendo, come titolo di questo libro, il verso 100 del XXVI canto dell’Inferno: «ma misi me per l’alto mare aperto/sol con un legno e con quella compagna/picciola da la qual non fui diserto» Eugenio Scalfari come novello Odisseo sente la necessità di intraprendere un viaggio. Lui stesso dice: “…è la rivisitazione della modernità, dal momento in cui ebbe inizio fino a quando reclinò la testa tra le braccia della follia…”. Sono quattro secoli di modernità, attraverso opere, citazioni e conversazioni che hanno indelebilmente segnato il suo vissuto. Accompagnato da Diderot, il viaggio, comincia alla fine del Cinquecento con Montaigne per finire con Nietzsche, con considerazioni che arrivano fino a metà del Novecento passando per il romanticismo leopardiano e finendo con due grandi testimoni consapevoli della fine dell’epoca moderna, Italo Calvino ed Eugenio Montale. In questo percorso non trascura Cervantes né i quattro più importanti artefici del pensiero filosofico cioè Cartesio, Spinoza, Kant e Hegel. S’imbatte in Chateaubriand e Toqueville, Leopardi e Goethe, Poe e Baudelaire, Rilke e Kafka, Proust, Joyce, Tolstoj e Dostoevskij, Marx e Freud. In un’epoca, gremita di personaggi di grandissimo rilievo, ne seleziona una bella fetta omettendone, con consapevolezza, una loro parte “…che non riguardano l’importanza dei singoli autori ma il diverso peso che hanno esercitato nell’arco degli anni e nel passaggio delle generazioni.” Scalfari ha raccontato il suo pensiero partendo dai suoi diciotto anni e arrivando fino ai nostri giorni che consacrano, secondo Lui, l’arrivo dei barbari, cioè i contemporanei, che con i loro mezzi di espressione stanno creando una nuova era dai contorni incerti e su cui bisogna riflettere con sempre maggior preoccupazione. Anche se è impegnativo, vale la pena leggerlo.

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1861

La storia del Risorgimento che non c'è sui libri di storia

di  Giovanni Fasanella e Antonella Grippo

Che cosa non c’è nei libri di scuola su cui si sono formate intere generazioni? Sui libri di storia, in uso nelle scuole italiane, sicuramente si parla poco o quasi niente del trasformismo in politica, della corruzione, della predisposizione a scendere a patti con i poteri forti, dell’utilizzo di agenti segreti per fini non istituzionali, dell’uso della criminalità per il raggiungimento di determinati scopi, dello sfruttare per ragioni di Stato l’opera di terroristi e rivoluzionari.  In questo libro, gli Autori, con la pretesa di raccontarci la vera storia del Risorgimento mettono  in discussione il racconto tradizionale rivelando i fatti, gli intrighi, di quegli anni, convinti che esiste un filo rosso che percorre l'intera storia italiana dalla sua nascita a oggi. Così, raccontando episodi meno importanti, presentano aspetti omessi dalla verità ufficiale spesso per nascondere i metodi, non sempre legittimi, con cui era nata l'Italia unita. Ci sono, in questo libro, alcuni episodi conosciuti come per esempio l’affondamento del piroscafo Ercole di cui parla anche Umberto Eco nel suo libro “Il cimitero di Praga” ma anche alcuni poco conosciuti sui vari protagonisti del risorgimento e sulla conquista del Sud come pure sugli amori di Vittorio Emanuele con le contadinotte o la passione per il gioco di Cavour e le sue attività di maneggione che permisero di arricchire illecitamente i monopolisti e gli speculatori. Insomma è un libro schietto e crudo, che non nasconde nulla e che ci dimostra come l’Italia non è ancora cambiata, che è così perché così è nata, che il tempo passa ma le cattive abitudini, purtroppo, rimangono. Da leggere.

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Le perfezioni provvisorie

di  Gianrico Carofiglio

In questo nuovo libro di Gianrico Carofiglio ritroviamo l’avvocato Guido Guerrieri con il consueto senso dell'umorismo, la musica, i libri e le surreali conversazioni con il sacco da boxe nel soggiorno di casa. Questa volta, però, l’avvocato è costretto ad improvvisarsi detective, perché si trova coinvolto nella misteriosa scomparsa di una ragazza poco più che ventenne, Manuela, su cui la polizia e i carabinieri hanno fatto serie indagini ma il caso sta per essere archiviato. Guerrieri si convince ad assumere il caso di fronte alla disperazione del padre della ragazza, mai rassegnato alla perdita dell’unica figlia. Si susseguono colpi di scena, interrogatori, viaggi a Roma, incontri con diversi personaggi che a vario titolo potrebbero essere coinvolti in una storia apparentemente indagata con cura ma che rivelerà, nelle pagine finali, l’abilità di Guerrieri nello sbrogliare questa vicenda davvero complicata. Ancora una volta Gianrico Carofiglio traccia con maestria personaggi e storie in poche pagine, con poche parole. Con il suo stile sciolto e fluido, l’Autore, presenta la storia scorrevole, dimostra capacità uniche di indagare, raccontare la natura umana e rendere la figura dell'avvocato Guerrieri sempre più piacevole.

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La Lobby di Dio

Fede, Affari e Politica. La prima inchiesta su Comunione e liberazione e la Compagnia delle opere

di  Ferruccio Pinotti

Questo è un libro-inchiesta su Comunione e liberazione e la Compagnia delle Opere dove, con la tecnica del racconto in presa diretta, si visita quest'universo, attraverso interviste esclusive ad alcuni Memores Domini, la testimonianza di un fuoriuscito dal movimento, Bruno Vergani, e quella di uno psicoterapeuta bergamasco il Prof. Luigi Cortesi, che ha conosciuto molti militanti di Cl e ne racconta fragilità e paure. In esso si svela come funziona il movimento e il suo braccio finanziario, la Cdo, che con una rete di più di 34.000 imprese e un fatturato complessivo di almeno 70 miliardi di euro gestisca un potere che sembra inarrestabile. Mi piace evidenziare quanto dice, tra le altre cose, il Cortesi a pag. 371 “I capi di Cl sono dei surfisti eccezionali, come dimostra l’appoggio a Penati. Finché la politica consiste nell’occupazione dei posti di potere, allora è garantita la trasversalità del movimento. Le varie fazioni politiche hanno tutto l’interesse a guadagnarsi la vicinanza di Cl, che fornisce un pacchetto solido di voti, ragion per cui esiste l’interesse di avere una base asservita nei confronti di chi la comanda. Quel pacchetto di voti può essere l’ago della bilancia per la vittoria di un candidato. Infatti abbiamo visto che Podestà è riuscito a vincere, ma solo per un soffio. Sono le stesse logiche che regolano la mafia: comanda la famiglia che ha un pacchetto di voti sicuri e telefona al politico di turno, come Nicola Cosentino in Campania.” E’ primario il tema della psicologia dei seguaci di Cl perché ci fa vedere un movimento in cui i loro membri hanno poco da dividere con la fede, intesa in senso stretto, partendo da una base di sussidiarietà e obbedienza rivelano, invece, che il loro unico obiettivo è il convertire in denaro tutte le loro attività attraverso una fitta rete di adepti che somigliano più a cupole mafiose che a gruppi religiosi. La politica e gli affari sono i loro maggiori interessi e l’Autore analizza tutti i loro business che spaziano dalla scuola alla sanità, dagli anziani ai trasporti, dall’energia alle mense, dall’informatica all’edilizia e persino alla finanza. In politica evidenzia il trasversalismo che ondeggia dall’alleanza con Berlusconi e l’intesa segreta con la Lega Nord, al sostegno a giunte e politici di sinistra che così bene ha sintetizzato il prof. Cortesi. Non trascura, infine, le vicende giudiziarie, come le inchieste Oil for Food, Why Not, La Cascina, oltre a quella della Procura di Padova sui fondi UE o i procedimenti che hanno toccato la Sanità in Lombardia. E’ un libro che va letto con molta attenzione, anche se la forma giornalistica ti aiuta a seguire tutti i passaggi dell'intero universo ciellino, un mondo solo apparentemente trasparente, intriso d'interessi e meccanismi di potere che gode, soprattutto al nord, di un'influenza economica e culturale notevole.  Ve lo consiglio anche per conoscere meglio certe simpatiche “canaglie” della vita pubblica italiana.

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La particella mancante

Vita e mistero di Ettore Majorana, genio della fisica

di  Joȃo Magueijo

Ancora un altro libro sulla scomparsa del grande fisico Ettore Majorana, dopo 72 anni la sua sparizione appassiona il fisico Joȃo Manugeijo che racconta la vita del giovane genio, dall’arrivo a Roma, agli studi presso i gesuiti all’ingresso nel gruppo dei “Ragazzi di Via Panisperna”. Inframmezzando la biografia e le ricerche concernenti, la scomparsa, illustra con ammirevole chiarezza scoperte di fisica subatomica che, in un mondo in bilico tra progresso e distruzione, s’intrecciarono ai dubbi etici di un'intera generazione. Non trascurando nessuna pista espone tutte le ricerche intraprese per svelare il mistero, dagli incontri con i familiari e con una delle sue studentesse all’Università di Napoli, ai ricordi cercati in diversi monasteri dove il fisico sarebbe potuto rifugiarsi, quello che il Vaticano potrebbe sapere e non dice, le testimonianze che volevano Majorana in Argentina, il supposto riconoscimento dello scienziato in un barbone che viveva a Mazara del Vallo e anche la tesi che Majorana, scomparendo in quel modo, abbia voluto portare con sé il segreto dell’atomica. Magueijo, è il primo che accenna a una supposta omosessualità di Ettore Majorana, e sostiene che, sia scappato per liberarsi dall'attaccamento della madre dispotica, dall'incompatibilità con “i ragazzi di via Panisperna” e da una crisi personale che lo aveva bloccato in casa per mesi e mesi. Inoltre, poiché gli ultimi esperimenti sulla massa del neutrino confermano le teorie del grande fisico, sostiene che Ettore meriterebbe il Nobel per la fisica. La lettura riesce molto piacevole per lo stile colloquiale e diretto utilizzato dall’Autore tanto da non far pesare quelle pagine in cui si dilunga nei dettagli del lavoro scientifico di Majorana e degli altri scienziati. Come lo stesso Autore, che preferisce la teoria dell’Omu cani, anch’io, per puro stile campanilistico, mi schiero con questa tesi e invito i lettori del mio sito a leggere “Tommaso l’omu cani” il libro di Ignazio Bascone.

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LIBERA SCIENZA IN LIBERO STATO

di  Margherita Hack

Con questo libro Margherita Hack fa una un’analisi lucida e a tratti amara sui mali che affliggono l’istruzione e, in modo particolare, la ricerca in Italia. Nella prima parte, del saggio, ho trovato interessante e ancora molto attuale dopo 64 anni dall’approvazione della Carta Costituzionale, il discorso, scelto non a caso dalla Hack, che Piero Calamandrei ha pronunciato durante il III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale dell’11 febbraio 1950. Calamandrei, lì, riteneva indispensabile difendere la scuola pubblica perché “crea cittadini, non crea cattolici, né protestanti né marxisti” deve essere aperta a tutti e favorire l’uguaglianza al contrario della scuola privata, che pure può esistere, deve rispondere a ragionevoli criteri educativi e organizzativi e non deve essere oggetto di privilegi e finanziamenti così come previsto dall’art. 33 della Costituzione che ammette l’istituzione di scuole private formalmente “senza onere per lo stato”. Nella seconda parte, puntando direttamente sull’argomento fa molto riflettere sulla posizione del nostro paese, dove lo studio e la divulgazione della scienza hanno sempre incontrato e continuano, ancora oggi, ad incontrare grosse difficoltà. Le cause principali, per la nostra scienziata, sono principalmente l’ingerenza della Chiesa e una politica miope che da sempre teme e sminuisce l’importanza della ricerca scientifica. Lo Stato continua a tagliare fondi all'università, spreca le scarse risorse, complica le carriere accademiche senza peraltro riuscire a sottrarle ai "baroni". Concorsi macchinosi, precariato a vita e stipendi da fame hanno portato la ricerca scientifica Italiana ad essere collocata fra gli ultimi in Europa e quando riusciamo a formare un vero genio in genere, gli mettiamo in mano una valigia e lo mandiamo a far del bene all'estero. Analizza, poi, gli anni Novanta dove quattro riforme sono servite ad affossare quanto di buono c’era nell’università. Mette in luce gli esempi positivi incontrati nel corso della sua carriera, denuncia gli errori ricorrenti e le troppe incongruenze. Sostiene che l’Italia è un paese che ha saputo e sa ancora fare buonissima ricerca, attiva in ambito spaziale, astronomico e nucleare, essa può vantare alcuni centri scientifici d’avanguardia. Infine propone che per migliorare la scuola non si può continuare a bistrattare la ricerca ma lasciare che essa sia “libera, in uno Stato davvero laico, senza veti e condizionamenti”. Interessante, da leggere.

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La finestra dei Rouet

di  Georges Simenon

La protagonista di questo romanzo, di Georges Simenon, è Dominique Salès una donna ancora giovane, che a quarant'anni ha un corpo fresco come un'adolescente, ma non sa che cosa sia la giovinezza e la vita, ha accudito sino alla morte il padre dispotico ed egoista e ha avuto nella vita un solo unico amore platonico. Passa le sue giornate a spiare, ascoltare e osservare la vita degli altri come la giovane coppia cui ha affittato, per bisogno, una stanza, ma principalmente è attratta da una delle finestre di casa Rouet, quella di Hubert che giace a letto malato da qualche tempo e Antoniette una donna piena di vita che l'ha sposato per sistemarsi. La coppia occupa il primo piano della bella casa borghese nella quale, al secondo piano, abitano i suoi genitori. Un giorno, nascosta dalle persiane, è testimone di un fatto che segnerà il resto della sua esistenza. Hubert ha una crisi respiratoria e la moglie dopo aver versato la medicina in un bicchiere, invece di passarla al marito, la rovescia nella terra del vaso di una pianta posta accanto al letto e cinicamente ne assiste la fine. Cerca di sfruttare la conoscenza di questo fatto ma non sa come, tenta invano, di avvicinare Antoniette, la segue, la aspetta fuori dagli alberghetti, dove Antoniette incontra i suoi amanti, ma non le rivolge mai la parola, il dialogo lo cerca solo con gli occhi. Simenon riesce a farci vivere le due donne svelandoci i meccanismi della solitudine e l’ipocrisia di una donna piena di vita divisa tra l’immagine di vedova triste e la dirompente voglia di vivere. Dominique e Antoinette sono due facce della stessa medaglia. Un giorno i giovani affittuari  avvisano Dominique che lasceranno il locale. Dominique non ha voglia di cercare altre persone. Sente di essere arrivata ad un punto morto della sua insignificante esistenza e non sapendo reagire, come Antoinette, non le rimane che una sola cosa da fare. La farà in silenzio e discrezione così come ha condotto tutta la vita. Ancora una volta Simenon con il suo stile asciutto ed essenziale riesce a farci riflettere.

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Destra e Sinistra

Ragioni e significati di una distinzione politica

di  Norberto Bobbio

Questo libro di Norberto Bobbio pubblicato per la prima volta nel 1994, oggi ha venduto più di 500.000 copie, è stato tradotto in 22 lingue, ed è ormai un punto obbligato della discussione sulla politica contemporanea e, con il passare degli anni, la sua attualità continua ad aumentare e suscitare ricorrenti dibattiti culturali. Nel libro l’Autore precisa le differenze fra le due ideologie e i due indirizzi politico-sociali, destra e sinistra, dove la diversità ruota intorno alla questione dell’eguaglianza e mentre, la destra tende a essere inegualitaria e a proporre o attuare politiche che effettivamente rendono i cittadini meno eguali, la sinistra ha l’eguaglianza come sua stella polare e cerca di promuovere politiche che contrastino le diseguaglianze. Subito suscitò ampie polemiche su tutti i media tanto che nella seconda edizione del 1995 Bobbio sentì l’obbligo di aggiungere una nuova prefazione come risposta ai critici. A leggerlo oggi, a quindici anni di distanza, sembra che Bobbio abbia spinto i nostri politici a modificare la legge elettorale italiana in senso maggioritario. Le stroncature dei nostri grandi pensatori sicuramente non hanno contribuito a eliminare né le ovvietà dette da Bobbio né le diseguaglianze che si sono accentuate nella nostra società ed io, che appartengo alla bassa cultura, penso che Bobbio, in questi giorni, si sia rivoltato nella tomba nel sentire che l’amministratore delegato della Fiat, la più grande azienda italiana, guadagni da solo tanto quanto tutti gli altri dipendenti, della stessa, messi insieme. Destra e Sinistra, banalità e discussioni inutili “Li chiacchiri su chiacchiri e li maccaruni inchinu la panza checché ne pensi l’art. 3 della Costituzione Italiana “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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La Storia Falsa

di  Luciano Canfora

L’Autore, in questo libro, analizza una serie di casi di documenti storicamente rilevanti ritenuti, a torto o a ragione, documenti falsi o falsati, inventati di sana pianta o astutamente manipolati per dimostrare quale sia il motivo e l’obiettivo di un falsario. Così partendo dalla lettera dello Spartano Pausania al re di Persia e passando tra i discorsi che si leggono nella Storia di Tucidide, la lettera di Bruto fatta passare per falsa, il “testamento di Lenin”, arriva alle lettere scritte da Ruggero Grieco a Gramsci, Terracini e a Scoccimarro, in carcere nel febbraio 1928, cui è dedicata la seconda parte del libro e che occupa due terzi circa del trattato.  Di queste lettere esistono solo le riproduzioni fotografiche effettuate dalla polizia politica fascista e di cui Canfora si era già occupato nel 1989 in appendice al suo libro su “Togliatti e i dilemmi della politica” dove aveva sostenuto la tesi che l’Ovra le avesse manipolate per aggravare la posizione giudiziaria di Gramsci e degli altri due leader comunisti.  Nel libro Canfora insiste su questa tesi e attraverso l'esame degli aspetti più materiali, come la piegatura dei fogli, della grafia, degli errori di scrittura, ma soprattutto tramite la rilevazione dell'incoerenza del loro contenuto, dimostra l’avvenuta manipolazione. L’uscita, nel 2008, del libro ha suscitato ancora polemiche e dibattiti vari e senza volersi schierare e stando al testo mi permetto di rilevare come sia difficile la ricostruzione storiografica, anche se alla fine l’Autore ci dimostra che quantunque il falso non conosca soste anche il più abile dei falsari può essere smascherato. Ho trovato la lettura impegnativa e a volte leziosa e ripetitiva ma molto interessante.  

 

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Chiesa, pace e guerra nel Novecento

di  Daniele Menozzi

In questo libro, Daniele Menozzi, approfondisce i discorsi e le encicliche dei pontefici che hanno attraversato il Novecento, da Benedetto XV a Pio XI e Pio XII, a Giovanni XXIII, a Paolo VI e a Giovanni Paolo II, al fine di cogliere l'evoluzione della dottrina ecclesiastica dalla categoria tradizionale della "guerra giusta" fino alla graduale delegittimazione religiosa dei conflitti che sembra emergere dal discorso di Benedetto XVI pronunciato nell’Angelus del 18 febbraio 2007 nel quale il Papa identifica la posizione cristiana sulla guerra con la non violenza praticata dai singoli. E’ un’interessante analisi che porta a conoscere l’atteggiamento assunto dalla Chiesa su una serie di argomenti che continuano, ancora oggi, a essere fonti di dibattito. Personalmente, la lettura impegnativa oltre che interessante, mi ha riportato indietro nel tempo quando, studente all’Università Cattolica di Milano, ho discusso sulle encicliche Pacem in Terris e Populorum Progressio in un esame di Teologia Morale e l’aula Benedetto XV dove ascoltavo le lezioni di Pedagogia del Prof. Agazzi.

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La manomissione delle parole

di  Gianrico Carofiglio

Con questo saggio, Gianrico Carofiglio, ci conduce in un mondo in cui le parole sono manipolate e travisate “ad usum delphini” o a volte anche inconsapevolmente, per abitudine, superficialità o emulazione degli errori altrui, per restituire loro il senso e per fondare la verità dei sentimenti e delle idee ma, soprattutto, vuole fare riflettere tutti noi in modo da obbligarci a meditare sul valore delle parole. Ci rammenta di non farci trarre in inganno da giochetti stupidi o usi ed abusi non consoni, e restituisce alle parole in questione la giusta dignità. Nella prima parte del testo ci prova con cinque parole: Vergogna. Giustizia. Ribellione. Bellezza e Scelta che comprende, contiene e presuppone le prime quattro.  Per ogni parola offre una riflessione. Nella seconda parte la sua indagine si concentra sul linguaggio dei giuristi, che più di altri produce conseguenze concrete sulle persone e sul mondo. La sua analisi oltre che linguistica è letteraria e storica, si svolge attraverso il confronto con grandi autori e importanti testi che vanno da Tucidide a Victor Klemperer, da Cicerone a Primo Levi, da Dante a Kavafis, da Hannah Arendt a Gramsci, da don Milani a Bob Dylan, da Italo Calvino a Piero Calamandrei fino alle pagine esemplari della Costituzione italiana. E' una bella analisi, la scrittura scorre facilmente ed i riferimenti sono calzanti.

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Il Sorriso di Angelica

di  Andrea Camilleri

Il primo piano, di questa nuova storia di Andrea Camilleri, è di Angelica Cosulich una giovane trentenne Triestina. L’incontro, del commissario Montalbano con questa bellezza, lo riporta, vorticosamente, indietro nel tempo all’immagine dell’eroina dell’Orlando Furioso di cui da adolescente si era perdutamente innamorato. Così, l’Autore, mescolando al racconto versi dell’Orlando furioso riesce a far dipanare, al commissario, una matassa aggrovigliata da una serie di furti e morti messa in moto da una banda di ladri che svaligia le case di ricchi professionisti di Vigata. Una banda ben organizzata che sa come muoversi e che ripete furto dopo furto sempre gli stessi passi. Furti ben studiati nei minimi particolari con una meticolosità, da scacchista, che sembrano rendere impossibile l’errore. In quest’altalenante andamento tra realtà e sogno non mancano depistaggi di ogni tipo che cambiano di volta in volta la posta in gioco. Finte mosse che rendono ancora più aspra e complessa tutta la vicenda. Il rapporto con Angelica è intenso, forte, il nostro commissario ne è perdutamente innamorato. Camilleri ci regala, ancora una volta, una trama narrativa sapientemente costruita e ricca di colpi di scena tanto da regalarci nuove emozioni e sani disorientamenti che tengono sospeso il lettore fino alla fine. Da leggere.

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Il Valore dell'Eresia

di  Enzo Mazzi

La comunità cattolica ha sempre respinto le affermazioni personali o di gruppi che contrastano con l’insegnamento tradizionale della chiesa definendo “Eresia” questa scelta sia di credo sia di appartenenza. Enzo Mazzi, in questo libro, cerca di sovvertire questa congettura elogiando il valore positivo dell'eresia in quanto superamento, dialettica, trasgressione, rivendicando la propria autonomia contro ogni modello, autorità o autoritarismo, elaborando gli aspetti positivi della stessa per liberarsi da angosce e paure, costrizioni e blocchi mentali. Di questa vitalità dell'eresia l’Autore ci propone importanti esempi storici di “eretici della storia dell’umanità” diversi e lontani tra loro partendo da Gioacchino da Fiore, Giordano Bruno, Ernesto Bonaiuti, fra Dolcino, per arrivare a Girolamo Savonarola. Passando, poi, da Giorgio La Pira e Teilhard De Chardin, analizza i movimenti che dal basso, all’interno della Chiesa, hanno raccolto il testimone dell’“eresia creativa” di Savonarola, ne descrive la forza eretica, le richieste di liberazione con cui si battono contro le logiche di potere e le impostazioni inquisitrici che continuano a sopravvivere e anzi a riprendere forza nel mondo contemporaneo per spingersi fino a chiedere una necessità quasi darwiniana dell’eresia. Un bel libro che fa riflettere e che rileva, alla fine, i sassolini che si era tolto dalla scarpa un grande Papa, accusato di modernismo, Giovanni XXIII. Lo consiglio specialmente a quei cattolici che vanno in giro con i paraocchi.

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Canale Mussolini

di  Antonio Pennacchi

In questo libro Antonio Pennacchi narra l’epopea di una famiglia, in questo caso Peruzzi ma si potevano chiamare anche Braghin o Calzavara o Bettin, insomma la saga di un clan di contadini veneti emigrati nell'Agro Pontino per collaborare alla bonifica delle paludi del Lazio nel ventennio fascista. Non è però soltanto una saga familiare ma anche un’opera di storia e di memoria che ha come base l’esodo di trentamila agricoltori e operai veneti, friulani e romagnoli che nel giro di pochi anni furono trasferiti nell'Agro, per bonificare quella terra tormentata dalla malaria. Famiglie povere, proletarie, in cui i figli erano la loro unica ricchezza, perché servivano per lavorare la terra. Nel racconto compaiono personaggi pubblici che si mescolano con quelli romanzeschi, ed anche gli eventi storico-politici come la nascita e l’affermarsi del Fascismo, le guerre coloniali, la seconda guerra mondiale, lo sbarco di Anzio, la caduta del fascismo e le incertezze della ricostruzione postbellica sono inserite nella quotidianità di questa famiglia. Storie di donne e uomini che danno a questo libro una vitalità unica rendendo il racconto a volte tragico altre volte umoristico altre volte emozionante o stupefacente. A renderlo più vero, poi, contribuisce l’inserimento di gran parte dei dialoghi nel dialetto dei coloni a metà tra il veneto e la lingua della bassa padana e l’Autore, con una capacità direi quasi naturale e con un linguaggio inusuale ma spigliato, sa fondere perfettamente la vita quotidiana e la storia. Bravo! Ve lo consiglio.

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Il Cimitero di Praga

di  Umberto Eco

In questo romanzo, Umberto Eco, narra le vicende di un falsario che per servire governanti, servizi segreti, ministri e poliziotti, si aggira per l’Europa tra cospirazioni, intrighi politici e rivolte. Una storia, ricca di personaggi e supposizioni, che si snoda tra Torino, dove è nato Simone Simonini il protagonista, Palermo e Parigi in un arco temporale che va dal 1830 al 1897. Simonini, da esperto calligrafo, si mette al soldo di qualsiasi servizio segreto o potente che lo paghi lautamente per creare prove di eventi che non sono mai accaduti basati su fatti reali. La creazione più clamorosa è l’invenzione del verbale di un raduno cospiratore notturno di rabbini nel cimitero israelitico di Praga: i “Protocolli dei Savi di Sion” un clamoroso falso storico nel quale i rabbini pianificano come conquistare il mondo. Eco ci avverte “Ho attribuito a Simone Simonini cose fatte da varie persone e ho cercato di creare il personaggio più odioso del mondo” e mescolando la realtà con la finzione dichiara che “Tutte le vicende raccontate sono autentiche e tutte le frasi sono state pronunciate veramente, la vicenda narrativa è l’unica invenzione”. L'intreccio è sicuramente avvincente e la ricca ricostruzione storica è trattata con maestria, la lettura è un po' impegnativa, io mi sono aiutato un po' con internet per soddisfare le mie lacune su certi termini massonici, ma sicuramente mi ha arricchito, non è un libro facile e adatto a tutti ma ne è valsa la pena leggerlo.

 

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Ad personam

di  Marco Travaglio

Prima di iniziare a leggere questo libro il lettore deve decidere se farsi venire una gastrite, un’ulcera o un semplice mal di pancia. Io ho preferito tanti piccoli mal di pancia perché l’ho letto a spizzichi e la lettura del libro l’ho intervallata con altre letture o con altro. Premetto ciò perché in questo libro ci sono 16 anni di malefatte difficile da digerire, dal 1994 al 2010, sedici anni di leggi “ad personam”, ma anche “ad personas”, "ad aziendam", "ad mafiam" e " ad castam" per pochi noti potenti. Si va dai decreti Conso e Biondi, alla Bicamerale, per poi continuare con le leggi sul falso in bilancio, le rogatorie, le intercettazioni, con le firme pro Sofri e dell'Utri, pro Sismi e Telecom, e con i condoni fiscali ed edilizi, con l'indulto del centro sinistra, con i lodi Schifani e Alfano, con gli illegittimi impedimenti e il processo breve che carbonizza gli scandali Mills, Cirio, Parmalat, Fiorani, Unipol, Calciopoli e le truffe della clinica Santa Rita. Secondo i calcoli di Travaglio queste leggi pro-qualcuno sono circa 400. Nel libro, l’Autore, spiega e commenta tutti i casi di legislazione personalizzata, a difesa di interessi privati o di potenti lobby, indagando la grande anomalia del nostro Paese, diventata normalità grazie anche a un tessuto sociale che sta perdendo progressivamente la capacità di indignarsi. Non è un libro solo contro il centrodestra brutto e cattivo di Berlusconi, ma fa il contropelo all'intera classe politica, mostrando nei dettagli quello che Travaglio definisce il "mostruoso amplesso fra un centrodestra illegalitario e un centrosinistra rinunciatario". Per chi segue quotidianamente le vicende politiche italiane, questo libro, forse, non dirà niente di nuovo ma rinfresca sicuramente la memoria a tutti noi che spesso fingiamo di non sapere che la politica dovrebbe essere al servizio di tutti e non un organo distaccato di potere che ci deve piegare alla sua volontà. E’ vergognosa l’audacia di questa indecente classe dirigente formata da arroganti, esibizionisti, opportunisti, arrampicatori e yuppie da culo venduto. Un testo da sottoporre a tutti quelli che non hanno ancora ben chiaro cosa stia accadendo intorno a noi. Un bel mattone da leggere tenendo in considerazione la mia premessa.

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Il Meccanico Landru

di  Andrea Vitali

Con questo romanzo, Andrea Vitali, ci riporta a Bellano sul lago di Como accanto ai suoi personaggi tipici, veri o verosimili, facendoci assaporare le pagine di questo libro. La vicenda racconta come l’irruzione di un elemento estraneo possa alterare i fragili equilibri di una comunità. Siamo nel 1930 a Bellano e in paese arriva una squadra di sei meccanici con l’incarico di rinnovare gli impianti elettrici presso il locale cotonificio. Un ammodernamento legato alle più recenti tecnologie e ai nuovi macchinari che dovrebbero dare nuovo sviluppo allo stabilimento, ma che in definitiva potrebbe portare al licenziamento di molta manodopera superflua. Tra i meccanici c’è anche un certo Landru, un tipo con poca voglia di lavorare e più propenso a guadagnarsi la giornata con una serie di truffe ai danni degli ingenui abitanti di Bellano. La situazione si complica con l’esplosione di pettegolezzi, conflitti familiari, baruffe, truffe, rivalità politiche tra il segretario del fascio, il parroco e il direttore del cotonificio. I propositi di cambiamenti in fabbrica e l’arrivo dei sei meccanici innescano soprattutto un valzer di coppie e di innamoramenti dalle conseguenze imprevedibili. L’Autore, con la sua scrittura semplice e delicata, ancora una volta conferma le sue speciali qualità di narratore.

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La Monaca

di  Simonetta Agnello Hornby

In questo libro, collocato nel Regno delle Due Sicilie tra gli anni 1839/1848, Simonetta Agnello Hornby crea un personaggio femminile di grande spessore morale che impone il coraggio dei propri sentimenti. La vicenda ha inizio a Messina, appunto nel 1839, per la festa dell’Assunzione della Vergine che sarà l’ultimo giorno sereno nella vita di Agata sesta di sette figlie di Don Peppino Padellani, figlio cadetto del Principe di Opiri nobilissima famiglia napoletana, gentiluomo di camera del re Ferdinando I e maresciallo dell’esercito regio a Messina, e di Donna Gesuela Aspidi, figlia del barone Aspidi di Solacio di Palermo. Agata, innamorata ricambiata del ricco Giacomo Lepre, deve rinunciare al suo amore perché le famiglie non riescono a trovare un accordo e, alla morte del maresciallo, la madre donna Gesuela, decide di portarla con sé a Napoli, dove spera di ottenere una pensione dal re. L’unico piroscafo in partenza è quello del giovane capitano inglese James Garson. Dopo un tempestoso viaggio, James e Agata si ritrovano insieme sul ponte e qui lei gli confida i propri tormenti. Giunti a Napoli Agata è costretta ad entrare in convento a causa delle mancanze economiche della famiglia. Così la zia, sorella di Don Peppino, Badessa accoglie nel monastero benedettino di San Giorgio Stilita, la recalcitrante Agata che piano piano incurante delle storie di amori, odi, rancori, gelosie, passioni illecite e vendette che si alimentano tra le mura del convento, si appassiona allo studio e alla coltivazione delle erbe mediche, impara a preparare il pane e i dolci, confortata dal ritmo della giornata monastica e dalla solitudine. I suoi sentimenti sono contrastanti, accetta la vita monastica ma il desiderio di vivere nel mondo non la abbandona. Non vuole dispiacere la zia badessa, ma non vuole nemmeno sacrificare il suo futuro. Si appassiona alla lettura e legge tutti i libri che James Garson le manda con regolarità e mentre sbiadiscono i sentimenti nei confronti di Giacomo Lepre si sente sempre più attratta da James Garson. Agata, alla fine, con la sua tenacità emergerà come figura di donna sola, libera ed emancipata. Bello ed interessante, da leggere.

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La morte nell'anima

di  Jean-Paul Sartre

Nella Francia sbandata, dopo l’occupazione di Parigi da parte delle truppe di Hitler, Sartre usando la tecnica “simultaneista” mescola personaggi ed intrighi di viltà e narra con maestria la vicenda di alcuni intellettuali che vivono la disperazione per il senso d’impotenza e frustrazione in attesa dell'armistizio. Tutti si trovano improvvisamente a dover scegliere tra la vita e la morte, tra la degradazione e l'eroismo. E se da una parte emerge la figura di Mathieu professore di filosofia coinvolto, suo malgrado, nella guerra che con un'isolata azione coglie l'occasione del suo riscatto; dall'altra parte c’è una massa di soldati pieni di paure ed ansie, d’inettitudine e prostrazione come presupposto della vita e della libertà. L’Autore riesce a descrivere talmente bene questi concetti tanto da coinvolgere il lettore che si schiererà, oscillando, da una parte all’altra.  Esce da queste intense pagine come, per Sartre, la dignità umana stia nell’autenticità, che non può ignorare il riconoscimento e l’accettazione del nulla, della negatività e della morte. Un bel mattone, non facile da leggere, che alla fine ti ripaga dalla cocciutaggine di completarne la lettura.

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L'Altalena del Respiro

di  Herta Müller

L’Autrice, premio Nobel per la Letteratura 2009, rievoca in questo libro la storia di Leopold Auberg alter ego del poeta Oskar Pastior (morto nel 2006), con il quale aveva incominciato a scrivere questo libro. Pastior fece parte di quella minoranza rumeno-tedesca che, nel 1945, fu mandata nei campi di concentramento russi in Ucraina. La Romania aveva appoggiato Hitler, e quando decise di uscire dall’alleanza con i tedeschi, dovette pagare ai russi una sorta di tributo: contribuire a ricostruire l’economia sovietica. Cinque lunghi anni vissuti in condizioni disumane tra privazioni, umiliazioni, terrore, fame; cinque anni che si allungheranno, nella memoria del protagonista, per tutta la vita.  La storia è raccontata attingendo a spunti di vita quotidiana ripetuti più volte: croste di pane, bietoloni, blocchi di cemento, pettini da pidocchi, galosce, pale a forma di cuore così come lAngelo della fame, suprema entità che nel lager ha occupato il posto del Dio cristiano, che non ha abbandonato i miseri protagonisti che hanno condiviso quegli anni nel lager accompagnano il lettore a percepire le crude e dure immagini narrate. Non puoi fare a meno di sentire la fame, il male umano, le sofferenze subite o inflitte ai deportati.  Un libro non di facile lettura, scritto con una forma quasi distaccata dall'argomento che è dura e nello stesso tempo poetica, povera e metaforica, reale e surreale.

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Il Clandestino, Gioventù e Tifone

di  Joseph Conrad

Questo vecchio libro edito dalla De Agostini con traduzione di Luigi Ballerini raccoglie tre brevi racconti di Joseph Conrad: Il Clandestino (The Secret Sharer), Gioventù (Youth) e Tifone (Typhoon). Tre storie che ben rappresentano gli eroi conradiani.  Il Clandestino narra la vicenda di un giovane capitano al primo comando di una nave, il cui equipaggio conviveva da almeno diciotto mesi, si sente insicuro e poco considerato dal resto della squadra a causa della sua gioventù e inesperienza. La prima notte, dopo aver ordinato al resto dell'equipaggio di andare a dormire, vaga per il ponte e scorge le sembianze di un uomo, quasi morto, galleggiare attaccato ad una scala di corda della nave. Il capitano autorizza l'uomo a salire a bordo e lo ospita nella sua cabina. L'incontro, e questo lo decidono subito insieme, dovrà restare segreto: nessuno sulla nave dovrà sospettare la presenza di quell'intruso che tanto incuriosisce e attira il nostro capitano. Gli  consegna un pigiama identico a quello che indossa lui. Nello straniero lui scopre molte somiglianze e il misterioso rapporto gemellare tra i due uomini non si incrina nemmeno quando il clandestino confessa di avere commesso un omicidio anzi continua a proteggere l'ospite, contro ogni regola. Così come più tardi farà di tutto per aiutarlo a fuggire. Conrad utilizza,  in questo racconto,  una raffinata forma di scrittura con frasi complesse e immagini molto vive che porgono un  profondo significato filosofico ed emozionale. La scrittura è spesso poetica e serve a trasmettere al lettore non solo le azioni ma anche i sentimenti del capitano narratore. Gioventù è un racconto molto avvincente e in cui compare per la prima volta il personaggio di Marlow  che racconta a cinque uomini intenti a bere vino rosso attorno a un tavolo, tutti veterani della Marina mercantile, la storia del suo primo viaggio in Oriente come secondo ufficiale a bordo della Giudea. Una nave vecchia di età e in disuso in un bacino che riceve l’incarico di portare 600 tonnellate di carbone dall'Inghilterra al Giappone. Il viaggio dovrebbe durare circa 150 giorni ma la nave non arriverà mai a destinazione. Nella storia sono messi in evidenza l'esuberanza della giovinezza e le illusioni romantiche che i giovani hanno della vita. In Tifone, il racconto più lungo dei tre, Conrad si sofferma sulle gesta del Capitano MacWhirr, al comando della nave a vapore Nan-Shan, che, fornito di poco fantasia, mette in pericolo sia l'equipaggio sia il suo carico umano di coolies cinesi diretti verso la terra natia conducendo la nave direttamente incontro ad un tifone, perché è incapace di immaginare condizioni meteorologiche peggiori di quelle viste in passato. MacWhirr, uomo stolto, timido e semplice, ignorato dalla sua famiglia, sfruttato dalla moglie e deriso dal suo equipaggio, rifiuta di cambiare rotta per evitare il tifone: tuttavia, la sua ferrea determinazione nell'affrontarlo e, soprattutto, la sua intelligente e umana gestione del problema rappresentato dai coolies stipati nella stiva, lo riscatta agli occhi dei suoi sottoposti. E' considerato uno dei capolavori di Conrad. Tutti e tre i racconti sono pieni di simbolismi e significati che aiutano a conoscere ed apprezzare il pensiero dell’Autore di cui avevo letto, da ragazzo, solo Lord Jim. 

 

Edda Ciano e il Comunista

                       di  Marcello Sorgi

Con questo saggio, Marcello Sorgi ricostruisce, con abilità, questa bella e appassionata storia d’amore tra la figlia del duce, Edda Ciano, e il partigiano Leonida Bongiorno, consumata durante gli otto mesi di confino, dal settembre del 1945 al giugno del 1946, a Lipari la principale isola delle Eolie. Qui, Edda, trovò sollievo alle sue molteplici pene proprio grazie alle amorevoli cure di Leonida e della sua famiglia. Una storia inedita piena di una passione intima e travolgente, capace di rappresentare i contrasti ideologici e il desiderio di pacificazione di un’Italia che cerca di dimenticare la guerra e l’infamia della dittatura.

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Questo è il paese che non amo

di  Antonio Pascale

In questo saggio costruito tra autobiografia e inchiesta, l’Autore con un argomentare sottile e ricercato ed uno stile semplice e brillante, ripercorre gli eventi politici e culturali che hanno caratterizzato l'Italia degli ultimi trent'anni. Che cosa è accaduto in questi ultimi anni in questo paese dove hanno prevalso il narcisismo e la superficialità? Abbiamo assistito a trent’anni di immagini e informazioni senza stile, come sostiene il sottotitolo, in cui sono state disattese tutte le regole della corretta informazione sostituite dai nuovi meccanismi perversi che producono disinformazione e anche pericolose illusioni che hanno permesso l’ascesa al potere di una classe spaccona e vanitosa, ottimista, sorridente e dalla barzelletta facile e dove hanno successo gli anti-intellettuali infantili e narcisisti che la fanno da padrone nei salotti televisivi. Il saggio, che prende in considerazione molti eventi importanti che hanno contraddistinto la nostra società, non vuole essere un'indagine politica è invece la riflessione di uno scrittore che spera, ottimisticamente, nella possibilità di creare una classe intellettuale onesta, capace di analizzare in maniera laica e scientifica i problemi e quindi insegnare con stile il modo in cui affrontarli, evitando i simboli e le banali semplificazioni. Solo allora si arriverà a una democrazia vera e propria, poiché - spiega l'autore - le opinioni degli intellettuali verrebbero "lette dai nostri politici di riferimento e tradotte, poi, in una serie di leggi, norme, circolari esplicative che dovrebbero portare benefici e miglioramenti al mondo che abitiamo”. Da leggere

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Toccami il Cuore

                                  di  Dalila Di Lazzaro

Ad un onnivoro (di libri) come me capita anche di leggere libri come questo che trovi così per caso in biblioteca, ti piace la copertina vedi la bellissima Dalila Di Lazzaro e lo prendi. Pensavo fosse il libro dedicato al figlio Christian (che invece ha per titolo L’Angelo della mia vita) viceversa mi sono ritrovato in mano un libro completamente diverso in cui l'Autrice ci parla degli amori e delle passioni che hanno riempito la sua vita. In esso svela spezzoni del suo passato e, senza fare  nomi, racconta l’amore, la sofferenza, l’abbandono, racconta lo stato d’animo di una donna al momento di un addio non voluto. Quello che più mi ha colpito è la sua lunghissima lotta contro il dolore. Parla del suo calvario provocato da due incidenti, che non le permettono un’esistenza normale, con una prosa lineare ed elegante senza lamentele sguaiate o frasi fuori luogo.

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Un Giorno

di  David Nicholls  

Quanti di noi vorrebbero avere un giorno speciale da ricordare? E quanti ce l’hanno? I protagonisti di questo romanzo l’hanno ed è il 15 luglio del 1988 il giorno della loro laurea, il giorno dell’inizio della loro storia d’amore che si snoda tra alti e bassi in tutto il libro. Emma e Dexter, in quel giorno, si amano e si dicono addio. Lui è destinato a una vita di viaggi, divertimenti, ricchezza, sempre consapevole dei suoi privilegi, delle sue possibilità economiche e sociali. Lei, invece, intraprende una vita normale da giovane laureata in cerca di un lavoro decente passando da un’esperienza in un ristorante messicano ad una continua insicurezza fatta di pochi soldi e sogni. Questa data, 15 luglio, per loro rimarrà sempre speciale. Dal 1988 al 2006, le vite dei due si svolgono in parallelo passando dai sogni alle illusioni, ai compromessi e alle inevitabili cadute. Lo scrittore, pur rimanendo a distanza dai propri personaggi, riesce con bravura a farci vedere la complementarietà e l’incapacità, di entrambi, a trovare una forma di felicità o di serenità e mentre per Emma la vita scorre con serietà, responsabile e intelligente senza riuscire a rendere concreto i propri sforzi in ciò che desidera, Dexter prende tutto quello che vuole trascinandosi nel piacere e nella dissolutezza. Una lettura semplice ed a volte godibile ma che alla fine, purtroppo, ti lascia molto amaro in bocca.

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L'arte di annacarsi

                               di  Roberto Alajmo

In questo saggio, lo scrittore, “s’annaca” spostandosi da una parte all’altra della Sicilia. C’è, in questo viaggio, tutta la contraddittoria personalità dei siciliani, analizzata con ironica abilità e profonda conoscenza, così ritroviamo i gesti e le facce, le processioni, le tradizioni, i tic, i luoghi comuni e i paesaggi. Poi ci sono gli incontri, con persone speciali, a loro modo, ognuna con la propria particolare storia. Cose e aspetti che forse tanti siciliani vogliono ignorare o dimenticare ma che l’autore mostra facendoceli ritornare davanti agli occhi e contemporaneamente offre e spiega ai non siciliani le innate ragioni che rendono simpatiche anche le abitudini meno sopportabili. Cosa poi significa “Annacare” lo spiega in modo magistrale lo stesso autore nella quarta di copertina. Io l’ho trovato molto bello e lo consiglio.

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La caccia al tesoro

di  Andrea Camilleri

Sotto l’ombrellone, quest’estate, i commenti degli amici, che avevano già letto questo libro, erano incentrati tutti sulla crudeltà e durezza del testo dove l’orrore puro è difficile da digerire per chi legge il volume. Certo, rispetto ai primi libri con Montalbano, questo è forse un po' più cruento, ci sono descrizioni macabre e c'è un omicidio, commesso con modi particolarmente efferati in compenso, però è davvero divertente. E aggiungo che né l’anziano Camilleri, con i suoi riferimenti letterari e considerazioni sull’odierna realtà politica e sociale, né il “vecchio” Montalbano abbiano perso colpi. La storia rievoca la vicenda di un fratello e una sorella, Gregorio e Caterina Palmisano, due fanatici religiosi che vivono in uno stato di completo abbandono in una casa tappezzata di crocefissi. Barricati in casa, accolgono l’arrivo dei poliziotti a colpi di pistola. Nella camera dell’uomo, la polizia, trova una bambola gonfiabile priva di un occhio. Per il commissario Montalbano è l’inizio di una serie di macabri ritrovamenti e mentre si porta le due “pupe” a casa comincia a ricevere delle strane lettere anonime. Si tratta delle istruzioni per una caccia al tesoro: indovinelli, prove da superare, luoghi da raggiungere. Il commissario è inquieto, qualcosa non gli quadra ma decide di stare al gioco. La caccia al tesoro, è un altro gioiello letterario di Camilleri, che ci emoziona fino all’ultima riga.

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La Vergine Napoletana

di  Giuseppe Pederiali

Questo libro, scoperto per caso, mi ha offerto un palcoscenico di avventure, battaglie e intrighi, in cui le donne assurgono a essere le vere protagoniste, anche se con molta fatica e malgrado loro, forse, non desiderassero diventarle. Il romanzo, ambientato in un ben determinato periodo storico, ci permette di acquisire conoscenze e visioni di quel Medioevo buio che in questo caso brilla di bellezza, cultura, sentimento, amore per la vita e che come sfondo la storia di una città straordinaria, Napoli.  Alla ricerca della discendenza di Federico II, due viaggiatori a dorso di mulo, Giovanni Vezzani di Modena, medico chirurgo e farmacista, e Yusuf Ibn Gwasi al-Kalsa, musulmano di settant’anni, già capo delle guardie dell’imperatore, arrivano a Castel del Monte, dove sono tenuti prigionieri dagli Angioini, sin dalla fanciullezza, i figli di Manfredi, sconfitto nel 1266 nella battaglia di Benevento da Carlo I d’Angiò: Enrico, Azzolino e Federico, gli ultimi principi di Hohenstaufen maschi, ridotti a uno stato vegetativo. Delusi da quanto visto e su suggerimenti dell’amico Osman si recano a Napoli per cercare l’ultimo discendente diretto dell’imperatore cioè il figlio che Corradino di Svevia aveva generato con una giovane napoletana che, prima di morire sul patibolo, avrebbe sposato. Da qui un susseguirsi di avvenimenti che hanno quale principale palcoscenico la Napoli angioina. Il risultato è un romanzo di assoluta veridicità perché approfondito su documenti, oltre che su leggende tanto radicate nella memoria da contenere altre profonde realtà. In scena oltre ai personaggi storici, come Federico II, Corradino, Carlo d’Angiò, e Celestino V, ci sono anche i veri protagonisti: i napoletani. Prime fra tutte le donne che conducono il gioco e l’intrigo, la dolce Cicella, vergine scelta quale moglie di Corradino; la splendida Allegra, ebrea, figlia di Saul Mantino, uno dei maggiorenti della Iodecca; la spregiudicata Zeza, che si esibisce con Pulcinella e seduce Ciommo; la monaca Olga, innamorata del cavaliere saraceno; la regina Maria, moglie di Carlo d’Angiò. A esse faranno da comprimari, il nano Iennarone famoso come mago di forcella; Menechella e Chiappino osti della Taverna dell’Aurinale; il femminiello Fabiello; il crudele e intelligente barone Monualdo di Melfi, comandante degli sbirri. E, dulcis in fundo, Ciommo, il giovane popolano che non sa di essere il figlio di un imperatore. La storia è ben costruita, sia dal punto vista storico sia ambientale. Pederiali è da “Oscar” perché sa rendere molto bene l’anima popolana di Napoli con le abitudini, i pregiudizi, le superstizioni e le condizioni sociali del periodo storico e, quantunque il lettore sappia già dall’inizio lo scopo del viaggio, ad incatenarlo fino alla fine. Ve lo consiglio.

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La mamma del sole

di  Andrea Vitali

Il mondo delle storie di Andrea Vitali è racchiuso nel lago di Como e così ci ritroviamo ancora una volta a Bellano, dove questa volta s’intrecciano più storie. La prima riguarda la sparizione di un'anziana donna dalla casa di riposo di Gravedona, paesino situato dall'altra parte del lago. Da dove è scappata dall'ospizio e che viene a Bellano per parlare in confessionale al vecchio arciprete don Carlo e che poi svanisce.  La seconda ha per protagonista una donna dal passato non certo onorato che ancora adesso, con la sua avvenenza svanita, si concede qualche evasione. Circondata da quattordici figli, avuti da padri diversi, e che, su richiesta di quindici cittadini, il Partito ha deciso di conferire alla Sig.ra il grande onore di farla premiare dal Duce in persona come alto esempio di madre fascista. A questi due misteri si aggiunge un altro problema cioè la rottura di un vetro del bagno, della locale stazione dei carabinieri, la cui riparazione non è molto semplice. Ambientato in piena epoca fascista, nel 1933, l’anno in cui i trasvolatori italiani sono alle prese con la Seconda Crociera Atlantica (organizzata da Italo Balbo l’allora ministro dell’Aeronautica) che da Orbetello, passando per Rejkiavik, faceva scalo prima a Chicago, poi a New York e faceva così ritorno a Roma. Andrea Vitali si conferma ancora una volta scrittore capace di evocare, con abilità, antiche atmosfere e di descrivere in modo delizioso piccole storie e spontanei protagonisti di vita  quotidiana del suo paese natale per ricordarci quell’Italia più vera che affonda le sue radici nei riti e nei ritmi del passato e che ancora una volta mi hanno fatto trascorrere due pomeriggi di semplice e piacevole lettura.

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Le Parole e le Cose

  Un'archeologia delle Scienze Umane

di  Michel Foucault

Non è facile recensire con poche righe questo libro considerato “una delle grandi opere del Novecento” e su cui i critici, che sono tanti, si sono schierati in due opposte fazioni. Foucault stesso ha sottotitolato il suo saggio come “Un’archeologia delle Scienze Umane”. Egli, infatti, parte dall’opera pittorica di Velázquez, Las Meninas in cui il pittore fiammingo mostra se stesso nell’atto di guardare l’osservatore e rappresenta i suoi veri modelli, cioè il re e la regina di Spagna, solo indirettamente, attraverso un tenue riflesso su uno specchio in fondo alla stanza. Prende questa rappresentazione come paradigma del crollo dell’episteme classica, corrispondente al periodo collocato tra la metà del XVII secolo e la fine del XVIII, per sostituirla con l’economia politica, la biologia, la filologia. Per Foucault le nuove discipline non hanno alcun rapporto con le vecchie discipline, non hanno alcuna connessione e introducendosi in un excursus accidentato che attraversa la storia naturale, la grammatica, l’economia, la filosofia, la linguistica, l’antropologia e infine la psicoanalisi e l’etnologia rimonta le leggi che hanno determinato la struttura del nostro pensiero. L'uomo, con il trionfo del linguaggio e del segno, entra nella scena del mondo per tentare di costituire il suo vero valore e la trama del proprio destino. L'uomo, che un tempo era un essere tra gli altri esseri, non soltanto diventa un soggetto tra oggetti, ma presto si accorge anche del fatto che ciò che sta tentando di comprendere non è costituito soltanto dagli oggetti del mondo, bensì anche da se stesso. L'uomo diventa il soggetto e l'oggetto del proprio conoscere. Un libro interessante che più che spiegare, con la sua esposizione, stimola alla riflessione.

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Hanno tutti ragione

di  Paolo Sorrentino

Finalmente, dopo aver letto varie recensioni su riviste e quotidiani e il commento della fascetta di Antonio D’Orrico, incomincio a leggere il libro e subito rimango disorientato già con la prefazione e mi chiedo dove voglia arrivare l’Autore con questa narrativa sconnessa, stravagante e populista. La storia, raccontata in prima persona, è quella di Tony Pagoda, un cantante di strada cresciuto tra le banchine del porto e le viuzze affollate di Capri, un cantante melodico nel pieno di una carriera scoppiettante fatta di successo, bravura, belle ragazze, superalcolici e cocaina che dopo una giornata particolarmente infelice decide di sparire. Sceglie di stabilirsi nell’America meridionale, vivendo prima a Rio, e poi a Manaus. Opta, così, di esiliarsi per un ventennio. Ma qualcuno è disposto a pagare una bella somma per riaverlo in Italia, dandogli ancora lo spiraglio di nuovi orizzonti e di un nuovo futuro. Quel qualcuno è Fabio, uno dei tanti attori “non protagonisti” nel nostro paese vacuo, falso, ipocrita, e corrotto. Una figura più che trasversale, a metà tra l’imprenditore e il politico, non essendo in realtà né l’uno né l’altra, che offre a Pagoda l’opportunità di ritornare a cantare, nella sua casa, in Corsica, per il capodanno del 2000. Tony, ritornato nel mondo sociale, non sa niente di quel che è successo negli ultimi vent’anni ed i suoi vecchi amici lo informano dell’avvento dei cellulari, passando per la fine della vecchia repubblica, dei computer e dell’Ikea. Infine finisce a Roma, ben remunerato da Fabio. Passano due anni. L’Italia è entrata in un’anarchia spregiudicata, paragonabile ai regimi sudamericani, che lo riporta in uno stato di malessere e riflessione. Un romanzo fuori dal comune dove la commedia si mischia alla tragedia, il costume alla cultura e il dolce all’amaro. Una lettura piacevole ma non certo entusiasmante.

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CARGO

di  Georges Simenon

Questo libro pubblicato in Francia nel 1936 con il titolo “Long cours” è una delle prime opere giovanili del padre di Maigret, un romanzo di avventura in cui Simenon mette a frutto le forti sensazioni derivategli da un lungo viaggio svoltosi tra Panama, la Colombia, il Perù, Tahiti, la Nuova Zelanda, l’India e il Mar Rosso che gli ha permesso di conoscere quelle affascinanti terre lontane. E' la storia di due giovani anarchici, Joseph Mittel e Charlotte, che fuggono da Parigi perché la sua compagna aveva ucciso un vecchio commerciante, di cui era la mantenuta, che si era rifiutato di darle il denaro per consentire la pubblicazione di un giornalino edito dal gruppo anarchico cui appartenevano. Imbarcatisi su una nave dai loschi traffici e sballottati da onde e destino si ritrovano alla deriva in paesi lontani e in situazioni estreme. Joseph Mittel è un debole, malaticcio, frustrato negli affetti e alla continua rincorsa di una vita stabile, con un padre “martire” anarchico, suicidatosi in carcere quando lui aveva due anni, e una madre immatura e superficiale, che non gli ha mai dato conforto o tenerezza. Charlotte è una piccola sgualdrina egoista che non ha esitato ad uccidere sia per fanatismo sia per vendetta personale così non ci pensa due volte a diventare l’amante di Mopps, il comandante del cargo, un uomo senza scrupoli, un furbo che sa trarre vantaggio da tutte le situazioni e che non avrà alcun ritegno nel fare di Charlotte la sua amante sotto gli occhi umiliati di Joseph. Un romanzo dove si susseguono quadri di umanità diverse, che tante volte ti spiazzano e ti travolgono, e di paesaggi insoliti,  fantastici e dove l’atmosfera di Tahiti è degna del migliore Gauguin.

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Il nipote del Negus

di  Andrea Camilleri

Con il suo stile inimitabile, Camilleri, in questo nuovo libro, mette alla berlina l’arroganza del regime fascista e i suoi ridicoli mezzi di propaganda. La vicenda ambientata nel 1929 prende spunto, come ci dice lo stesso Autore, da un fatto realmente accaduto. Negli anni Trenta a Caltanissetta, prima della guerra d'Etiopia, venne a studiare nella scuola mineraria il nipote del Negus. Inizia così una piacevole e spassosa corrispondenza tra ministero degli Esteri, Prefetto, Questore di Montelusa, federale di Vigàta, direttore della scuola, per offrire al nipote regale del Negus un’accoglienza all’altezza del suo rango e favorire una permanenza che possa soddisfare i suoi desideri, per non contrariarlo e, di riflesso, per non intralciare il duce e i suoi servitori. Attratto dalla bella vita, il principe, non bada a spese facendosi confezionare abiti ricercati e comincia a fare debiti ed anche a collezionare amanti. Le cose precipitano quando, su idea di Mussolini in persona, il principe è sollecitato a scrivere una lettera di elogi sul fascismo, allo zio Ailé Selassié, al fine di poter risolvere il contenzioso tra Italia ed Etiopia sui confini con la Somalia. Con molta furbizia il giovane principe riesce a farsi beffa di tutti trasformando la storia in farsa. Camilleri, ritornato in gran forma, usando nel carteggio che prefetti, segretari del fascio, questori e altri funzionari dello stato si scambiano una retorica pomposa e celebrativa, tipica del periodo storico, e con l'ironia sottile, che lo contraddistingue, riesce a divertirci e nello stesso  tempo a farci riflettere.

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Un Viaggio

                                        di  h.g. Adler

In questo libro è raccontata la Shoah come non l'avevo mai sentita raccontare e sì che ne ho letti di libri sull’argomento ma questo esce dal solito schema narrativo e rappresenta, davvero, un'eccezione sconvolgente. L’Autore, in questo romanzo, ci fa rivivere le vicende dei membri di una famiglia, i Lustig, nel loro viaggio attraverso l’Olocausto e costretti a spostarsi nei vari campi di concentramento. Di fatto narra la vicenda della sua famiglia di cui lui, superstite solitario, chiude l’ultima fase con il suo vagabondare tra le rovine e i profughi del dopoguerra. L'esperienza del lager trova in queste pagine la forma più stupefacente e, da vero figlio di quella Praga che nel magico realismo di Franz Kafka ha il suo massimo esempio, trasfigura quell’esperienza facendocela rivivere con la poesia e la letteratura fantastica dove immagini e metamorfosi surreali urtano con la realtà fino a raggiungere momenti di alta liricità e rigore storico. Va letto attentamente poiché non permette una lettura superficiale.

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La Strada

di  Cormac McCarthy

Chi non ha pensato, magari una volta nella vita, all’avvicinarsi della fine del mondo? Ecco che arriva Corman McCarthy che ce la offre, in questo libro, dove il problema principale dei pochi e sporadici sopravvissuti è la lotta per la sopravvivenza. Infatti, i protagonisti di questo romanzo, padre e figlio, si muovono lungo una strada in uno scenario apocalittico, dove la fine del mondo sembra già arrivata da qualche anno, incontrano alberi mummificati, stagliati come scheletri contro un cielo sempre cupo, edifici semidistrutti e quasi del tutto saccheggiati ed un mare grigiastro e completamente privo di qualsiasi forma di vita.  In questo enorme, sconfinato campo di concentramento fantasma, disseminato di cenere, polvere, muffa, morte desolante accompagnata da una puzza nauseante del nulla circostante, l’uomo e il bambino camminano trascinandosi dietro il loro carrello da supermercato, coperto da un telone di plastica e una pistola (tutto quello che gli è rimasto), alla ricerca della salvezza che pensano di trovare lungo la costa. Un libro duro e cinico dove, quasi, non esiste lo spazio temporale e il genere umano è dilaniato, non esiste più morale, rispetto e fratellanza, il cannibalismo è prassi comune, mezzo di sopravvivenza. Nello stesso tempo, però, sa essere commovente e la dolcezza si tocca con mano quando vediamo che il bambino, nelle pochissime persone che incontra, cerca un contatto, un modo per aiutare ed essere aiutato, una normalità che non ha mai conosciuto. A un disagio, di lettura, iniziale che avevo ritenuto noiosa e ripetitiva, è seguita, poi, una lettura attenta e, alla fine, devo dire che l’ho trovato interessante ed emozionante e al pessimismo iniziale, alla fine, è subentrata la speranza ed anche la rinascita.

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VATICANO S.p.A.

di  Gianluigi Nuzzi

Questo libro, tra il saggio e l’inchiesta giornalistica, viene fuori da un archivio segreto sugli scandali finanziari e politici della Chiesa ovvero del Vaticano.  L’Autore, grazie all’archivio di monsignor Renato Dardozzi, ha esaminato due valigie di documenti contenenti lettere, relazioni, bilanci e verbali che testimoniano una grande organizzazione avente alle spalle traffici di denaro, coinvolgimento di politici, imprenditori, banchieri, che hanno guidato un vero paradiso fiscale. Morto nel 2003, il monsignore ha voluto che lo sterminato archivio fosse reso pubblico. Dardozzi, sconosciuto ai più, è stato membro dell’Opus Dei, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e, per oltre venti anni, è stato l'uomo delle finanze vaticane. Ha documentato anni di abusi finanziari da parte dell'Istituto opere religiose, ha lavorato a stretto contatto con Angelo Caloia, presidente dello Ior dal 1989, è stato una delle figure chiavi della gestione delle finanze vaticane con compiti di vigilanza sullo IOR oltre che uno dei pochissimi consiglieri della Segreteria di Stato della Santa Sede, prima con il Segretario di Stato Agostino Casaroli e poi con il suo successore Angelo Sodano. Dall’archivio, consultabile sul sito dell’editore http://www.chiarelettere.it, emerge che un fiume di denaro, fra contanti e titoli di stato, era fatto circolare in una specie di Ior parallelo, una ragnatela off-shore di depositi paravento intestati a fondazioni benefiche inesistenti, costruita in segreto per anni da monsignor Donato De Bonis, ex segretario e successore di Marcinkus, nominato da Casaroli prelato dello Ior. E’ un lavoro immane, quello realizzato per la ricostruzione, da Gianluigi Nuzzi, ma ne è scaturito un libro esplosivo e senza precedenti che documenta minuziosamente le spericolate manovre finanziarie. Da esso emerge un mondo d’intrighi come la maxitangente Enimont, la madre di tutte le tangenti, e i depistaggi, che rallentarono le indagini, le coperture ed i ricatti. Non solo fatti, asettici e freddi, ma soprattutto vengono fuori nomi e cognomi, anche apparentemente di secondo piano ma in grado di spostare milioni di euro tanto da influire, direttamente o indirettamente, sulla politica italiana e fanno capolino, perfino, denaro sporco riciclato e finanziamenti ai vertici di Cosa Nostra. Un libro di cui si è parlato davvero poco – ne ha discusso solo Telese su “Tetris” e a supporto Gad Lerner ne “l’Infedele” – che lascia senza dubbio con l’amaro in bocca. Ed il Vaticano? Silenzio. “Calati juncu chi passa la china” dice la mafia e loro hanno accettato il consiglio. Da leggere ad ogni costo.

 

La ragazza di via Maqueda

di  Dacia Maraini

In questo libro, l’Autrice, recupera una serie di interessanti racconti, di ritratti di ieri e di oggi. La raccolta è un viaggio che attraversa il tempo, le storie e i luoghi di vita e di idee impressi nella sua memoria e divisi in tre tempi. Nel primo ritroviamo la Sicilia degli stupori infantili, delle gite in bicicletta lungo il mare a caccia di ricci nella Bagheria della fame; nel secondo la Roma della giovinezza e nel terzo l’Abruzzo con i suoi sapori archeologici e crudeli terremoti. Un libro intimo sulla sua vita, dall’infanzia ai giorni nostri in cui denuncia una serie di problematiche sociali tuttora non risolti come la prostituzione minorile, lo smaltimento illegale di sostanze radioattive, gli abusi edilizi, la precarietà e lo sfruttamento nel mondo del lavoro. Ancora una volta Dacia Maraini, con una scrittura chiara ed elegante, congiunge al piacere della lettura un’abbondante dose di riflessione.

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Per non morire di Mafia

di  Pietro Grasso e Alberto La Volpe

In questo libro il giornalista Alberto La Volpe stimola il procuratore antimafia Pietro Grasso con unalunga intervista e ne viene fuori un libro scritto a quattro mani.  Nei primi tre capitoli presentano la sintesi di trent’anni di crimini organizzati dalla mafia e la lotta dello Stato contro di essa rivisitata dalle origini, con le iniziali esperienze del giovane magistrato, fino alla cattura del boss Bernardo Provenzano. Ritroviamo il primo maxi processo, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e la procura antimafia. Una rievocazione di grandi avvenimenti luttuosi e di grandi nomi caduti per combattere questa cancrena della società siciliana, nomi importanti che ognuno di noi sicuramente custodisce nei propri ricordi, come il capo della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano, il Giudice Cesare Terranova, il Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, ed il suo successore Mario D’Aleo, il Procuratore Capo della Repubblica Gaetano Costa, il segretario del Pci siciliano Pio La Torre. Chi non ricorda il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa ucciso insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro, il Giudice Rocco Chinnici, i commissari della Squadra Mobile di Palermo Giuseppe Montana e Antonio “Ninni” Cassarà, il Giudice Antonio Saetta, per non dimenticare i giornalisti impegnati in prima persona, nella documentazione di questa stessa stagione eversiva, come Mario Francese, Beppe Alfano, Giuseppe Fava ed il giovane speaker di Radio Aut Peppino Impastato. Ventanni di stragi e lotta alla mafia. Nel quarto capitolo ci presentano le altre realtà di crimine organizzato sia italiane, come la ‘ndrangheta o la camorra, che estere. Un’analisi precisa ed inquietante che ai miei occhi diventa panico quando nell’ultima parte del libro si parla delle armi dell’antimafia in cui, il procuratore nazionale antimafia, ripete l’importanza delle intercettazioni, quale strumento investigativo, una stampa libera senza reticenze e i paradossi delle più recenti riforme legislative. Non è un libro da leggere tutto di un fiato, va meditato passo dopo passo e confrontato con la realtà che ci circonda, perché le mafie sono ovunque, anche se spesso non le vediamo. Un libro da leggere per capire meglio la realtà economica - politica – criminale in cui viviamo e che rema verso l’opposto da ciò che propone Pietro Grasso.

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La bellezza e l'inferno

di  Roberto Saviano

Questo libro raccoglie una scelta di scritti e articoli di giornali apparsi dal 2004 al 2009 sui media italiani ed esteri e che l’autore ha voluto riunire in un unico volume.  All’inizio troviamo alcune riflessioni sulla sua vita da recluso costretto a vivere sotto scorta dal 2006 per aver denunciato, con tanto di nomi e cognomi, le attività illecite dei Casalesi, uno dei clan camorristici più potenti. Parla dei continui spostamenti, dell’impossibilità di restare nella stessa casa per un periodo sufficiente a non sentirla estranea, il desiderio di affacciarsi a un balcone o aprire una finestra e spiega come la scrittura sia il suo unico tramite con la realtà. Così dalla sua storia si sposta verso altre vite che hanno lottato contro l’imposizione di qualcosa di violento, racconti di vita vissuta, di un campione come Lionel Messi, il calciatore argentino che ha vinto la sfida più grande, quella contro il suo stesso corpo; di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata sotto la propria casa, da chi voleva a tutti i costi tapparle la bocca; dei pugili di Marcianise, eroi di cartapesta, per cui il sudore del ring ha un sapore di rabbia e di riscatto; di Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per dire addio a sei fratelli africani, caduti per mano camorrista; di Felicia, la madre di Peppino Impastato, che ha visto morire il suo giovane figlio che chiedeva giustizia e libertà nella sua terra siciliana e che, solo dopo vent’anni, ha visto dietro le sbarre, i suoi assassini ed infine di Enzo Biagi, e della sua intervista al giovane Saviano, nella sua ultima trasmissione. In essi si evidenziano l’impegno, la forza di volontà, la voglia di riscatto che ti permettono di passare dall’inferno alla bellezza ed è con questo comune denominatore che ci presenta i ragazzi di Scampia protagonisti del film “Gomorra” in giro per Cannes o le opere di De Seta, la vita spezzata del giovane cronista Giancarlo Siani e la lotta per il diritto, alla morte di sua figlia, di Beppino Englaro. Certo non è Gomorra ma Saviano, in questi scritti, rende evidente come anche nell'inferno più crudele, possa nascere qualcosa di bello e positivo. Ne consiglio la lettura specialmente per conoscere più a fondo il pensiero di Roberto Saviano.

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Il Giardiniere Tenace

di  John le Carré

In questo bel romanzo, John le Carré, narra la storia di Tessa Quayle, moglie di un diplomatico inglese appassionato di giardinaggio, che viene trovata selvaggiamente uccisa sulle rive del lago Turkana in Kenya.  Dopo la morte della moglie, il marito Justin Quayle scopre che poco e nulla sapeva della militanza della sua bellissima e giovane moglie Tessa che insieme al medico africano dottor Bluhm si occupava di volontariato sanitario contro la violenza delle multinazionali in Africa e di un dossier improvvisamente scomparso.  Decide perciò di continuare coraggiosamente l'impegno della moglie e scopre che i due si stavano occupando degli intrighi e della corruzione di una multinazionale farmaceutica che, per accrescere i propri profitti, utilizzava cavie umane per sperimentare un nuovo farmaco. Le congiure ed i complotti risultano, purtroppo, molto attendibili e avvinghiati agli interessi di gente senza scrupoli che si serve di paesi sottosviluppati per esercitare abusi di ogni genere. Una lettura molto impegnativa che dà, al lettore, un’immagine molto realistica e che offre molti spunti di riflessione.

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Fahrenheit 451

di  Ray Bradbury

Guy Montag, il protagonista di questa storia, è un pompiere al contrario che brucia i libri ovunque si trovino, un incendiario. In una società totalitaria e dominata dal controllo dei media è stata abolita anche la scrittura, le case sono ignifughe, le persone sono ipnotizzate dal televisore, una società in cui i libri sono illegali e coloro che li possiedono sono considerati sovversivi ed il reato è punito con l'incendio della propria casa e con l'arresto. A tal fine è stato creato un corpo apposito di pompieri con il compito specifico di accendere incendi e bruciare libri, carta stampata e ogni forma di sapere. Questo libro è stato scritto nel 1951 ma il controllo del pensiero delle persone, delle loro abitudini, del loro “modus vivendi”, del loro lavoro, della giustizia, del potere d’informazione è un pericolo molto presente in questo periodo nei nostri media tanto da rendere molto vera ed attuale la profezia di Ray Bradbury.  La Grande Famiglia della Televisione ha omologato noi tutti. I nuovi guru televisivi e dei media, in generale, che sono in mano a pochi eletti cercano di influenzare il più possibile il nostro pensiero, senza spunti di riflessione, ma con le loro verità insindacabili che ci costringono a schierarci da una parte o dall'altra e meno male che alla fine lo stesso Autore ci lascia un finale di speranza e di voglia di riprenderci la nostra vita. Ne consiglio la lettura, in special modo, a tutti i frequentatori di reality televisivi.

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Il Gioco dell'Angelo

                                     di  Carlos Luis Zafón

Il protagonista di questo romanzo è un ragazzino, David Martin, costretto a vivere nell’assenza di una madre che ha abbandonato la famiglia, con un padre che, di ritorno dalla guerra nelle Filippine, sembra avere amicizie poco raccomandabili, e in seguito muore ucciso davanti ai suoi occhi. David preso sotto l’ala protettrice di Don Pedro Vidal, un uomo ricco e potente, comincia a lavorare al quotidiano “La Voz de la Industria”, dove il padre era custode, facendo il fattorino ma a distanza di qualche anno gli è concessa l’opportunità di realizzare il suo più grande sogno, diventare uno scrittore. Per una serie di coincidenze è chiamato dal direttore per pubblicare un racconto da scrivere nel giro di sei ore. David passa tutta la notte a battere a macchina una storia cupa, fatta di personaggi ambigui e terrificanti, che è pubblicata la mattina stessa.  Il racconto piace e diventa il primo di una serie che andrà sotto il titolo di “Misteri di Barcellona”. Il successo, però, oltre alla scontata invidia dei colleghi, gli attira l’interesse di uno strano editore parigino, Andreas Corelli, un personaggio inquietante e misterioso destinato a sconvolgere completamente la tranquilla esistenza di David. Sotto il cielo tempestoso di un’insolita Barcellona, negli anni che precedono la guerra civile, si districa questa interessante vicenda che unisce mistero, amore, amicizia, ma soprattutto una storia che parla della passione per la letteratura, di scrittori e lettori, di editori e opere maledette. La scrittura è scorrevole, le ambientazioni ben descritte e reali, con numerosi e rocamboleschi colpi di scena, che riescono a tenere il lettore vivo e con il fiato sospeso ma con un finale che non riesce ad incasellare tutte i pezzi del puzzle che lo scrittore aveva ben predisposto.

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Più scuro di mezzanotte - Una storia di mafia

di  Salvo Sottile

Non amo molto i romanzi di mafia e nemmeno mi piacciono le fiction televisive sulla mafia perché spesso ci fanno apparire il problema come leggenda o mito della cultura siciliana. In questo libro, invece, i mafiosi sono descritti nella loro dimensione di uomini, con le loro debolezze, le loro fragilità e le loro ansie. E’ stata una piacevole sorpresa qui la mafia è solo un contorno perché questa storia ha come protagoniste due donne di cui una è l’ossessione dell’altra. Una è la moglie di un mafioso scomparsa nel nulla, l’altra è una donna magistrato cui capiterà di trovarsi il caso tra le mani.  Una è Rosa Martinez, con il suo calvario di sposa di un mafioso, che ci fa rivivere con lei tutte le sue frustrazioni, i suoi dolori, le sue lacrime, le privazioni della vita che ha scelto senza rendersi conto. L’altra donna è Elvira Salemi, un magistrato che è sulle sue tracce, che da donna comprende le spinte e gli stimoli di Rosa, ne avverte l'esistenza, nonostante tutti la credano morta, con quel sesto senso femminile che la conduce alla soluzione del caso. Come sfondo riconosciamo la mafia in tutte le sue sfaccettature e la sua crudezza. Il romanzo, che sa catturare l'attenzione del lettore, mi ha favorevolmente sorpreso perché trasmette un messaggio di speranza e rinnovamento che tutti i Siciliani onesti si augurano.

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La ragazza e il professore

                           di  Jean-Claude Carrière

Questo libro è una chiacchierata immaginaria tra una ragazza ventenne ed un professore eccezionale, Albert Einstein. Una conversazione affrontata con semplicità dal “Genio” con questa giovane che, non si sa come e perché, riesce a trovare l’uomo che ha cambiato la visione del mondo. Un incontro ricco di sorprese con qualche spunto interessante non solo per le idee, affrontate in tono soft, ma anche per gli aspetti della vita quotidiana del grande scienziato che ne giustificano la lettura.

 

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La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo

di  Laurence Sterne

Questo libro, scritto e pubblicato a puntate tra il 1759 e il 1767 da Laurence Sterne, è una digressione continua sul genere umano e la sua lucida follia. Non si capisce di cosa parla, se c’è una trama, se ha una sequenza lineare cronologica ma solo argomenti di discussione che attraverso digressioni e sbalzi temporali diventano narrazione. In esso c’è un po’ di tutto: lo scherzo, la riflessione, il capriccio, l’aneddoto, la pagina bianca, l’uso di freccette, di manine, asterischi, l’incidente, la memoria. Tuttavia l’unità narrativa si compie attraverso l’atteggiamento umoristico di Laurence Sterne che non è solo Tristram Shandy, il personaggio che esiste solo all’interno del romanzo, ma è anche l’autore e il narratore e la sua vita è dentro quel libro. Una lettura surreale in cui Sterne si attesta un grandissimo umorista. Una volta finito il libro ci si accorge che l’autore ci ha preso in giro senza mai arrivare ad un risultato anzi finisce con la storia di un toro che doveva essere un gran montatore e non riesce ad inseminare una vacca. Delirante! Ma, nel suo genere, un capolavoro tanto da essersi meritato una traduzione di Ugo Foscolo e, in questa di Antonio Meo, la prefazione di Carlo Levi.

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Non deve accadere

di  Anne Holt

E’ il primo libro che leggo di questa scrittrice norvegese e devo subito dire che l’analisi che fa sulla mancanza di valori della società del suo paese, o forse dobbiamo dire sull’intera società occidentale, dove prevalgono la noia e la voglia di esibirsi l’ho trovata molto lucida ed interessante anche se a primo impatto la lettura mi era sembrata vaga e ripetitiva tanto da non riuscire a concentrarmi sulla storia. La vicenda ha per protagonista l’investigatore Yngvar Stubø, un detective geniale ed impulsivo coadiuvato dalla moglie Johanne Vik una delle migliori profiler del mondo capace di correlare assassinii avvenuti in luoghi e tempi lontanissimi. Entrambi hanno alle spalle una storia triste e difficile: Johanne ha una figlia con dei problemi mentali che nessuno è riuscito a identificare, Yngvar ha recentemente perso in un incidente sua moglie e sua figlia. Johanne ha appena partorito una bambina e proprio quel giorno la polizia di Oslo trova il corpo di una donna brutalmente assassinata.  Un serial killer scombussolerà la loro quotidianità ed il lettore si troverà coinvolto in crimini efferati commessi per gelosia, invidia, avidità, noia, affermazione del proprio potere, sesso e altro ancora. La Holt è così brava che ci porta a seguire con interesse le indagini condotte da Yngvar Stubø ma anche ad un finale che, è poco, osar definire deludente.

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Il Revisionista

di  Giampaolo Pansa

La lettura di questo libro, scritto a metà tra storia e autobiografia, mi ha subito incuriosito perché Pansa mi è sempre stato simpatico e i suoi Bestiari li ho trovati sempre piacevoli e divertenti. Scorrere le sue pagine e vedere il bambino Giampaolo guidato e seguito dalle affascinanti figure femminili che frequentavano casa sua con quella bella immagine della nonna Caterina e della mamma Giovanna l’ho trovato molto piacevole. Ho seguito con molto interesse il ragazzino che ci conduce nelle scelleratezze della guerra, specialmente quella civile, che non capisce, ma blocca nella propria memoria ogni immagine. Poi, a poco a poco, negli anni i suoi ricordi acquistano un senso ed io mi appassiono sempre di più. I partigiani fucilati, i fascisti ammazzati, le ragazze nude ai festini dei tedeschi e poi a quelli degli americani, la razzia degli ebrei di Casale, nell’indifferenza sia dei fascisti sia degli antifascisti, l’uccisione di un comunista dissidente nel dopoguerra e la storia proibita delle ritorsioni dopo il 25 aprile. Il giovane Pansa che ordina i ricordi e raccoglie materiale e testimonianze per la stesura della tesi di laurea mi affascina, così come il suo rapporto con colleghi e direttori delle redazioni dei giornali che l’hanno visto protagonista. C’è, in questo libro, una galleria di protagonisti della politica e del giornalismo dell’ultimo mezzo secolo, ritratti dall’Autore, di volta in volta con ammirazione e spietatezza. Si passa da Giulio De Benedetti a Italo Pietra, da Berlinguer ad Almirante, da Eugenio Scalfari a Claudio Rinaldi a Carlo Caracciolo, Ezio Mauro, Carlo De Benedetti e molti altri ancora. Un libro pieno di nomi famosi e non, d’intrighi e retroscena. Il protagonista però è sempre lui “il rompiscatole, il bastian contrario, lo spacca vetri“, come si autodefinisce lui stesso, il Pansa che rivendica la sua estraneità alla casta politica di ogni schieramento e la sua libertà d’opinione. Il libro è scorrevole ma alla fine mi diventa pesante per questo continuo discorso sul revisionismo, così come il fatto che continui a definirsi antifascista e parlar con astio dei partigiani. A questo punto voglio fare alcune mie considerazioni: primo non ha considerato che la maggior parte dei partigiani erano ragazzi ventenni che potevano anche sbagliare proprio per la loro giovane età; secondo non ha tenuto presente che la “guerra è guerra” e che le guerre civili, da che mondo e mondo, non finiscono mai con una data ben precisa ed è normale che le vendette proseguano oltre, lui stesso alla fine ci parla dei tedeschi in ritirata che dopo il 25 aprile hanno continuato a commettere stragi per rappresaglia e la colpa, per lui, è stata solo dei partigiani; infine, secondo me, ha travisato qualche fatto di delinquenza comune o di mafia. Ho molto rispetto per il suo revisionismo ma lasci che anche il lettore abbia le sue idee. Lo Consiglio.

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Il Tempo che vorrei

di  Fabio Volo

Mi sono trovato tra le mani questo libro, regalato a mia figlia che ha letto tutti i libri di Fabio Volo, ho letto l’introduzione e mi sono incuriosito a leggerlo. Il libro narra una storia semplice in forma bipolare, dove i capitoli si alternano tra presente e passato del protagonista. Lorenzo trentasettenne e copywriter di successo e Lorenzo bambino e poi adolescente. Nel presente poi i capitoli oscillano da un contesto con la sua ex a quello con suo padre. Questi due rapporti, con la sua ex e con il padre, sono i due binari su cui scorre il romanzo. Lorenzo deve recuperare entrambi. Nella rappresentazione della sua infanzia e del suo rapporto con il lavoro crea un'empatia con il lettore, che lo seguirà fino alla fine. Nella rappresentazione del recupero della sua ex, invece, scade in qualche inutile volgarità. Inoltre ho trovato esagerata e inutile la scelta di inserire così frequentemente citazioni dotte, aforismi e slogan che avrebbero dovuto dare un peso al racconto ma che invece sembrano messe lì casualmente e che l’Autore poteva benissimo evitare, il lettore è affascinato dalla storia o dal pensiero dello Scrittore e spesso non gliene frega nulla della sua cultura. E’ interessante, invece, la scelta del co-protagonista di questo romanzo, il tempo, quel tempo che toglie, che dà, che sfugge, che non basta, che sembra vuoto, che è ingestibile, che vorremmo e che rivorremmo ogni giorno di più. Il romanzo regge abbastanza bene, non è scontato, ed in alcuni punti commuove pure. La lettura, poi, è scorrevole e veloce.

 

Francesco d'Assisi

di  Hermann Hesse

In questa particolare e breve biografia di Francesco d’Assisi, Hesse, rivolge il suo sguardo sull’essenza della vita del Santo la rappresentazione della sua fede e della sua dottrina. La figura di Francesco è vista come modello "Francesco non si spense con la morte, egli aveva sparso a piene mani un buon seme sulla terra, e quel seme germogliò e crebbe e fiorì. Qui l'anima di un pittore, là di un poeta o di uno scultore" ed è con questa scrittura semplice e coinvolgente che ti fa cogliere l'essenza della vita del Santo. Ne consiglio la lettura, non solo per conoscere Francesco, ma anche per toccare con le vostre mani l’opinione dell’Autore.

 

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VOCI DALL'INFERNO

            L'America e l'era del Genocidio

                          di  Samantha Power

Un saggio ponderoso questo bel libro che Samantha Power, dopo l’esperienza di inviata di guerra in Bosnia, ha deciso di scrivere per denunciare e informare sui genocidi del nostro tempo. Il personaggio chiave del corposo saggio è Raphael Lemkin il giurista polacco, padre della Convenzione dell'Onu sul Genocidio, parola da lui inventata nel suo importante lavoro Axis rule in occupied Europe pubblicato negli Stati Uniti nel 1944. Con lo scoppio della guerra, dove ha perso tutta la sua famiglia, si trovò presto nella situazione di sfuggire ai tedeschi e dopo varie peripezie, in giro per l’Europa, giunse negli Stati Uniti. Qui svolse attività accademica, ricoprì alcuni incarichi in uffici governativi, ma soprattutto si trovò a lavorare per proprio conto alla questione di far riconoscere a livello internazionale il crimine di genocidio, spendendo tutto se stesso. La Power, studiosa caparbia e tenace che dello studio e della difesa dei diritti umani e dei terribili genocidi che hanno segnato il Novecento ne ha fatto quasi una ragione di vita, rileva responsabilità o inadempienze degli Stati Uniti all’interno degli orrori che hanno costellato il ventesimo secolo. Passa in esame la diaspora del popolo armeno in Turchia, transitando per l’Olocausto, gli stermini compiuti in Cambogia dai Khmer rossi, lo sterminio dei curdi a causa di Saddam, gli eccidi in Ruanda, la pulizia etnica attuata dai serbi in Bosnia per arrivare, infine, al genocidio di Milosevic contro gli albanesi del Kosovo. E’ un lungo saggio basato su migliaia di documenti e su centinaia di interviste a politici e funzionari. Un libro molto interessante che ci aiuta a conoscere la storia dell'umanità in tutta la sua crudeltà e di cui bisogna parlarne per costruire una seria vigilanza contro i genocidi, soprattutto quelli lontani e silenziosi.

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Pianoforte vendesi

di  Andrea Vitali

Non è un inedito, questo libro di Andrea Vitali, ma è il quinto racconto pubblicato nella collana “Corti di Carta” del Corriere della Sera circa un anno e mezzo fa ed ora uscito in ristampa con una nuova veste grafica e come gli altri corti si legge in un’oretta. Vi posso dire che, ancora una volta, lo scrittore mi ha catturato come tutte le altre. Stavolta il protagonista di questa storia è un ladruncolo soprannominato “il Pianista” per via delle sue mani lunghe e con dita affusolate. Arrivato in treno, da Sondrio a Bellano, si aggira per le sue contrade nell’attesa della folla che assisterà alla processione dei Re Magi. S’imbatte davanti ad un portone dov’è stato affisso un cartello con la scritta “Pianoforte vendesi” e incuriosito dall’annuncio, ma anche per sfuggire alla pioggia e al freddo, appurato che l’appartamento è disabitato, decide di entrare. In quella casa incontra una “strana” signora che avendo fatto della musica il suo unico amore offrirà, anche al Pianista, l’occasione per la sua redenzione in questo paese pieno d'ipocrisia, di miserie umane, di piccole astuzie per sopravvivere e di una passione tanto forte, intensa e travolgente da superare i limiti del tempo e dello spazio. Divertente.

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Pane e Tempesta

di  Stefano Benni

Chi non ha mai avuto il “suo” bar sport dove ha trascorso i momenti più spensierati della sua vita? E se ci si ripensa, sicuramente, non è impossibile percepire un velo di dolce malinconia. Stefano Benni in questo libro ritorna al Bar Sport di Montelfo, il piccolo e immaginario paese di campagna, minacciato dalla speculazione edilizia, dai grossi centri commerciali. I personaggi fantastici, creati dall’Autore, trincerati nel bar osservano esterrefatti le enormi ruspe che stanno abbattendo il vicino bosco e studiano il modo per evitare questo massacro ed il successivo smantellamento del proprio bar. La mega speculazione è favorita da un sindaco che rappresenta la personificazione dell'inettitudine di tanti amministratori locali che hanno permesso lo scempio di luoghi incantevoli del nostro Bel Paese nel nome di un progresso e di un benessere economico e sociale rimasto, troppo spesso, solo un miraggio (Zingonia docet). C’è, nel libro, un nitido quadro sul mondo di oggi, dove imprenditori tornacontisti e speculatori vogliono sradicare ciò che di bello ha un luogo con una gran quantità di piccole storie alle spalle. E’ una bella favola, si ride, si legge benissimo ma si riflette ed è molto attuale. Consigliato a chi ha voglia di trascorrere qualche ora di malinconia ma con il sorriso tra le labbra.

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              Olive Kitteridge

                      di  Elisabeth Strout

Questo libro, strutturato in una serie di piccoli racconti, descrive la solitudine e l’infelicità che accompagna il passare degli anni, la morte del compagno di vita e soprattutto la difficoltà dei rapporti tra genitori e figli. Olive Kitteridge, il personaggio che fa da collante, appare in tutte le storie a volte come protagonista, a volte come comprimaria ed in altre appena citata anche solo come comparsa. Ella, insinuandosi nell’anima dei suoi concittadini, riesce a posare il suo sguardo su tutti gli eventi e riesce a coglierne i retroscena. I racconti sono ambientati nella cittadina di Crosby, nello stato del Maine, sulle sponde dell’Atlantico, dove si conoscono in pratica tutti e Olive, moglie del flemmatico Henry, madre dell’unico figlio Christopher, ex insegnante di quasi tutti i ragazzi del paese, è lo specchio in cui le diverse vicende raccontate si intrecciano e si scontrano. Attraverso gli occhi di Olive, la sua severità di bianca protestante, la sua durezza di carattere che incuteva paura ai suoi giovani alunni, veniamo a disegnare con lei un affresco dell’America minore. Ecco allora la ragazza che è abbandonata alla vigilia delle nozze, con la madre che tenta di uccidere il quasi marito; la cantante ormai anziana che dietro i capelli rossi e l’abilità al pianoforte nasconde un’infanzia infelice con una madre che si vendeva agli uomini; la giovane vedova Denise, legata al marito di Olive, da una passione platonica che non sarà mai davvero vissuta.  Elizabeth Strout è stata capace di affrontare con coraggio e grande onestà intellettuale un mondo di sentimenti e di incomprensioni ottenendo buoni risultati ma che, alla fine della lettura, mi ha lasciato un forte senso di malinconia.

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Cara sposa

                            di  Maria Grazia Vitale

In questo libro l’Autrice attraverso una fitta corrispondenza letteraria tra il nonno, emigrato in Argentina, e la sua consorte ci offre uno spaccato di vita vera tra passato e presente. E’ la storia del nonno materno emigrato più volte in Argentina e da cui, dopo l’ultima partenza nel 1929, non farà più ritorno nella natia Mazara del Vallo. Antonino Sicurella, questo il nome del protagonista, è un uomo di sani principi ed è emigrato in Argentina per guadagnare un po’ di soldi per il benestare della famiglia. Fanno da sfondo alla vicenda alcuni aspetti tipici del vivere sociale e della tradizione mazarese del primo novecento. La storia è avvincente e protesa al riscatto della figura di questo nonno emigrato “per far ereditare ai propri figli qualcosa di solido che possa permettere loro una vita migliore in modo da essere ricordato con piacere anche dai nipoti”. Il racconto è ben articolato e la lettura è stata piacevole ed interessante. Il merito è sicuramente della scrittrice che è riuscita nell’intento di ricordare la figura del nonno e renderne partecipi anche noi.

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L'Amore del Bandito

                                               di  Massimo Carlotto

Considerato, a buona ragione uno dei maestri del noir italiano, Massimo Carlotto con la sua scrittura naturale e senza tanti fronzoli ci descrive in questo libro i nuovi modelli d’infiltrazione mafiosa del Nordest in una regione dove si è impedita la crisi economica del Paese anche con i traffici illegali di serbi e kosovari controllati e appoggiati dalla mafia locale. La vicenda ha inizio con un fatto realmente accaduto, il furto di quarantaquattro chili di droga dall’Istituto di medicina legale dell’Università di Padova, dove i ladri avevano avuto facilità di entrata ed avevano le chiavi della cassaforte. Due anni dopo, grazie ad una interrogazione parlamentare, si scopre che i chili di droga sparita non erano quarantaquattro ma ben sessantasei.  Partendo da questo fatto di cronaca l’Autore intreccia la vicenda con la sparizione della donna dell'amico, bandito, Beniamino Rossini rapita per ritorsione, dopo che insieme ai suoi amici, l’Alligatore e Max la memoria, avevano messo al servizio dei criminali serbi le proprie capacità investigative per la risoluzione del caso. L’intricata matassa della storia è tutta giocata, nell’arco di cinque anni, sui soliti intrecci di interessi in conflitto tra bande rivali, aggravati dall'odio etnico tra mafia serba e mafia kosovara, in un nord-est italiano in cui si muovono ricchi drogati, prostitute di lusso, poliziotti corrotti, per non parlare del commercio dei farmaci contraffatti, che “vanno alla grande tra i clandestini che non si fidano più a presentarsi negli ambulatori e negli ospedali”, e tutto un sottobosco di delinquenza. Il libro si chiude con una sorta di non-finale che ci lascia sospesi ad uno sviluppo della trama che l’autore ha preferito non raccontarci, forse conservandolo per un ipotetico seguito anche se si ha la percezione della voglia dei tre protagonisti di mettere fine alla loro vita da balordi. Si legge con piacere.

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CHE LA FESTA COMINCI

                    di  Niccolò Ammaniti

Quando, in biblioteca, ho visto questo libro, l’ho preso al volo primo perché non avevo mai letto nulla di Ammaniti e poi perché più volte leggendo recensioni o sentito dire è considerato uno dei migliori autori italiani. Perciò mi sono immerso nella lettura con grande slancio e con la voglia di conoscerlo. La storia narrata è ambientata a Villa Ada, un fatiscente parco romano, che un immobiliarista “parvenu” Sasà Chiatti, ha comprato trasformandola in un grande parco zoologico con piante ed animali tropicali e dove organizza una festa che dovrà essere ricordata come il più grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica. Lì convergono oltre ai soliti “prezzemolini” (chirurghi estetici, gente dello spettacolo, veline, attricette, calciatori e politici di basso rango) anche il noto scrittore Fabrizio Ciba e casualmente anche le Belve di Abaddon, una scassata e frustrata setta satanica di Oriolo Romano.  Un romanzo ricco di nero umorismo che mette in ridicolo la vuota realtà contemporanea caratterizzata dalla mediocrità, dall’eccesso e dalla volgarità. La vicenda si lascia leggere bene perché la scrittura è bella, lui è bravo, ma forse in quest’occasione non sono riuscito a cogliere completamente la genialità dell'Autore. Cercherò di rifarmi con qualche altro libro di Ammaniti sperando di trovare qualcosa di meglio.

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Gocce di Sicilia

di  Andrea Camilleri

Questo librettino tascabile raccoglie sette belle storielle, simpatiche ed ironiche, sette stralci di vita siciliana raccontati in prima persona e con una perla “Il cappello e la coppola”. I racconti erano già comparsi sull'Almanacco dell'Altana negli anni dal 1995 al 2000.  Il libro piace, sicuramente, più a chi la Sicilia la ricorda con affetto e nostalgia, che a quelli che la vivono oggi. Si legge in un “vidiri e svidiri” ed è consigliato a chi piace leggere racconti brevi ed emozionanti e, naturalmente, Camilleri.

 

La Rizzagliata

di  Andrea Camilleri

Con questo racconto, pubblicato in Spagna nel 2008 ed intitolato, in spagnolo, La muerte de Amalia Sacerdote, Andrea Camilleri ha vinto il Secondo Premio Internacional de Novela Negra. In Italia arriva un anno dopo, la vicenda si svolge nella redazione RAI di Palermo, il cui direttore rifiuta di aprire il notiziario regionale con la notizia della morte di una ragazza e del cui omicidio è incolpato il fidanzato, Manlio Caputo, figlio di un deputato siciliano. Anche la ragazza, Amalia Sacerdote, è figlia di un politico, ma del partito rivale.  Il lettore, man mano che andrà avanti con la lettura, scoprirà l’intreccio tra informazione, potere politico, potere economico e potere mafioso.  La storia è coinvolgente, i personaggi sono ben diversificati, gli scambi di idee all’interno della sede Rai sono molto reali ed il finale è aperto a diverse interpretazioni. E’ un libro di estrema attualità e Camilleri vuole far riflettere il lettore sul potere che ha la televisione nel creare opinione dando importanza o meno ad un evento in una società in cui domina la decadenza dei costumi, sia nel pubblico sia nel privato, e dove prevale l’arroganza del denaro e del potere politico. Sono gli stessi scenari che quotidianamente giornali e televisioni ci mostrano.  Da strozzare, Meditate lettori.

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PETRALÌA

di Ignazio Bascone

In questo libro l’Autore, con un linguaggio semplice e scorrevole alternando all’occorrenza l’uso del dialetto mazarese e piemontese, narra la storia di Vincenzo Modica un giovane di Mazara del Vallo che allo scoppiare della seconda guerra mondiale e poco più che ventenne partì volontario per servire la Patria e il Duce. Deluso e scoraggiato dalle vicende della guerra fascista e l'incontro con Pompeo Colajanni crearono in lui un risultato impensato. L'otto settembre Vincenzo si schierò con la resistenza e, grazie al suo coraggio dimostrato in tantissime azioni e rischiando la vita, divenne il comandante “Petralìa” ammirato e celebrato in tutto il Piemonte. Alla fine del 1944 nello svolgere una missione in Val Luserna fu gravemente ferito ma il 6 maggio del 1945, non del tutto guarito, fu l'alfiere della grande manifestazione partigiana che si svolse a Torino. In vita è stato nominato cittadino onorario in diversi comuni del Piemonte e su invito ha partecipato a tante ricorrenze e celebrazioni, mentre a Mazara è stato quasi uno sconosciuto. Spero sinceramente che Mazara dia un giusto risalto alla figura di Vincenzo Modica inserendolo fra i suoi cittadini più illustri, anche se la vicenda di Pietro Consagra è illuminante sulle gratitudini ai propri cittadini di grande reputazione. Nemo propheta in patria est.

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ALBUM DI FAMIGLIA

di Nando dalla Chiesa

Venerdì 20/11/09 ho partecipato, presso la libreria Spazio Terzo Mondo di Seriate, alla presentazione di questo bel libro in cui Nando dalla Chiesa ricostruisce un secolo di affetti. Le parole dell’Autore, segnato dalla violenza e dalle delusioni, sono state illuminanti per capire fino in fondo la scelta della pubblicazione di questo libro in cui racconta la storia della sua famiglia con episodi di vita quotidiana, abitudini, valori e ideali scavando nella memoria attraverso il confronto con quattro generazioni. Non c’è solo il ricordo del Generale Carlo Alberto ma ci sono i ricordi dei nonni, della madre Dora colta e sensibile, delle sorelle Rita e Simona sempre pronte a difenderlo da qualsiasi attacco, della moglie Emilia l’amore della sua vita e i figli Carlo Alberto “il Grande” e Dora. Trentacinque fotografie con sentimenti ed emozioni. Un Album che con bella scrittura illustra la storia di questa famiglia che, suo malgrado, è stata protagonista degli sconvolgimenti politici e sociali che hanno colpito il nostro paese. E’ stata una bella serata e una piacevole lettura.

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Patrimonio, Una storia vera

di Philip Roth

Questo libro è la cronaca in diretta della malattia del padre di Roth, l’ottantaseienne Herman Roth, che nel 1988 scopre di avere un grosso tumore al cervello che gli ha già provocato una paralisi ad una parte del viso e gli concederà soltanto pochi mesi di vita. Philip lo assiste con amore e lo accompagna in tutti gli sviluppi di questa tragica esperienza condividendo con lui ansie e timori. Presentandoci il padre in tutti gli aspetti della propria vita e la relazione emotiva che li univa.  Meditando ancora una volta sulla morte, il timore che suscita in tutti noi e l'assoluta vulnerabilità cui ci condanna l'amore. Nel libro senti l’intimità del dolore, della malattia, della morte, una cronaca in diretta di fatti veri che commuove. Forse queste pagine Roth le aveva scritte per se stesso, dover essere il padre del proprio padre anzi la madre è qualcosa di molto intimo e triste tanto da farmi ricordare lo stesso percorso vissuto vicino a mio padre con le stesse paure e gli stessi pensieri. Si respira, in questo libro, non un’atmosfera triste, qui si tocca la bravura dello scrittore, ma di rammarico e nostalgia e alcune pagine sono ironiche ed a volte anche spiritose. Da non perdere.

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Balzac e la Piccola Sarta cinese

di Dai Sijie

In questo romanzo si narra la vicenda di due ragazzi cinesi, figli di borghesi, inviati dal regime comunista di Mao in un campo di rieducazione di un paesino in alta montagna. I due amici, che vengono ben presto assegnati a tutti i lavori più pesanti e disgustosi di una civiltà, ancora completamente contadina, sanno di non avere più di un tre per cento di possibilità per tornare a casa loro. Un giorno, in visita presso un altro ragazzo, assegnato alla rieducazione presso un villaggio vicino, scoprono che questi ha una valigia di libri occidentali, fra cui spicca Balzac. Dopo aver ottenuto uno di questi libri in prestito, i due ragazzi sono travolti dalla necessità di impossessarsi questi libri che parlano loro di tutto ciò che non hanno ancora potuto sperimentare nella vita, libri tanto importanti quanto pericolosi, perché proibiti.  Riescono a sottrarre i libri, che uno dei due ragazzi leggerà alla figlia del sarto del paese vicino, una ragazza bellissima della quale si è innamorato. Il finale lascia un po’ di amaro in bocca ma la lettura è piacevole.

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Lasciami l'ultimo valzer

di Zelda Fitzgerald

Questo romanzo il cui titolo originale Save me the Waltz” è l’unico, in gran parte autobiografico, di Zelda Sayre Fitzgerald, danzatrice, pittrice, autrice, personalità mitica e tragica, moglie di Francis Scott Fitzgerald. Fu scritto in appena un mese e fu fonte di forti tensioni con il marito Scott. Zelda è stata la musa dell’età del jazz, donna anticonformista, moderna, intelligente, dotata di humor e di uno spirito sensibile, con la sua prosa schiude le porte di quel periodo offrendocene un fantastico ritratto, infatti, nel romanzo troviamo tanti episodi della sua vita coniugale alternati a bellissime descrizioni di ambienti e atmosfere. La storia è ambientata tra l’Alabama, New York, la Francia e l’Italia, è narra la vita di Alabama Beggs, bella e anticonvenzionale ragazza del Sud che sposa un artista, viaggia con lui in Europa e conduce una vita relativamente infelice, cercando di mettere alla prova i suoi tormentati talenti artistici. La ricerca di qualcosa per sé, che Alabama trova nella danza, attraversa tutto il libro. A dispetto della vita avvincente che conduce, infatti, ha una vita segnata dall’insoddisfazione. Così come l’Autrice.

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INDIGNAZIONE

di Philip Roth

In questo romanzo Philip Roth ci racconta una storia d’inesperienza e disperazione all’epoca della guerra di Corea. La storia è ambientata in un College americano dove, negli anni cinquanta, usi e consuetudini offrono elementi di conflitti e repressione sessuale. Il diciottenne Mark Messner, figlio di un macellaio ebreo di Newark, per allontanarsi da suo padre, diventato ossessivo nei suoi confronti, sceglie per il secondo anno un’università, molto lontana da casa, che si scoprirà molto conservatrice e bigotta. Entra in contrasto con i suoi compagni, con il decano del college, si isola pur di mantenere saldo il suo proposito verso i suoi impegni di studio. L’incontro con Olivia Hutton, bella, libera e sessualmente spregiudicata lo trasporta verso una vicenda più grande di lui, ne distrugge la carriera universitaria e lo fa inviare al fronte. L’Autore, con la sua scrittura lineare ed ironica, ci fa rivivere tutta l’indignazione del ragazzo nei confronti della bigotteria del college e del suo corpo dirigente ma anche per il continuo affronto alla propria libertà di pensiero. Roth non si smentisce e va letto.

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Qualunque cosa succeda

Giorgio Ambrosoli oggi nelle parole del figlio

      di Umberto Ambrosoli

Quando si leggono libri come questo ci si riconcilia con la vita oltre che con la lettura ed anche se le idee del protagonista sono molto distanti dalle tue, ti rendi conto del perché il nostro paese giri al contrario. A trent’anni dall’omicidio, Umberto Ambrosoli celebra la figura di suo padre Giorgio il liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona. Cercando tra i suoi ricordi di bambino, nei documenti ufficiali, nelle memorie degli amici e dei colleghi del padre, rievoca quegli ultimi cinque anni trascorsi dall’Avvocato Ambrosoli come commissario fallimentare di uno dei più torbidi intrighi finanziari della storia repubblicana. Quel padre, guidato dalla propria saldezza morale, diventa l’Eroe Borghese come lo definì Corrado Stajano. In quell’Italia degli anni settanta in cui il capo della finanza laica non sa e non vede, il banchiere di Dio è il salvatore della lira, i mafiosi reggono le redini del Paese, il partito che ha svuotato le casse dello stato è in continui rapporti di scambio con la mafia ed il burattinaio di Arezzo, con il materasso pieno della lista dei 500 piduisti, ha costituito un potere parallelo allo Stato. Come poteva finire Giorgio Ambrosoli? Solo fino all’ultimo, così come tanti altri servitori dello Stato che post mortem sono elevati ad Eroi. Questi trent’anni, ho l’impressione, che siano passati senza cambiamenti specialmente quando vedi i mafiosi diventati senatori a vita ed i piduisti al governo che danno lezioni di moralità a noi tramite le televisioni che entrano in tutte le nostre case. A che cosa è servito l'esempio civile ed il sacrificio di persone come Giorgio Ambrosoli? Il libro è da leggere e mi piacerebbe se qualche insegnante lo spiegasse ai propri alunni, che a diciotto anni votano, al posto di qualche testo arcaico affinché conoscano meglio la storia recente del nostro paese.

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G8

                               CRONACA DI UNA BATTAGLIA

                                    di Carlo Lucarelli

Lo scrittore giornalista ricostruisce, in questo libro, i giorni del G8 di Genova  2001 dando parola a protagonisti e testimoni ed integrandolo con l’analisi delle prime sentenze contro i manifestanti, in particolare sugli episodi di tortura nella Caserma di Bolzaneto e sul blitz della Polizia alla scuola Diaz dove alloggiavano e dormivano i partecipanti al Social Forum. Dalla lettura vengono fuori l'incapacità e la mancanza di volontà delle forze dell'ordine di prevenire e fermare le devastazioni a macchia di leopardo dei Black Bloc, l'omicidio di Carlo Giuliani, la violenza ingiustificata e smisurata operata dalla polizia nella caserma di Bolzaneto a danno di manifestanti pacifisti e infine l'irruzione dei militari nella scuola Diaz per frenare in modo indiscriminato e brutale gli oppositori. L’Autore rende evidente che i processi non hanno accertato del tutto verità e giustizia, i colpevoli individuati sono solo alcuni degli esecutori e i vertici che hanno deciso sono tuttora impuniti. Mi piace citare la parte iniziale del libro Una volta, quando non c’erano le videocamere portatili, i telefonini in grado di riprendere e scattare foto, le macchinette fotografiche digitali, i siti Internet in cui diffondere tutto, una volta, insomma era più difficile documentare un evento. Anzi era più facile nasconderlo. Manipolarlo. Depistare. Lo abbiamo già visto tante volte. Meditate Gente.

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ROCKEFELLER D'ITALIA

Gerolamo Gaslini imprenditore e filantropo

di Paride Rugafiori

In questo saggio l’autore ricostruisce la storia e la vita di Gerolamo Gaslini il re degli oli vegetali durante il ventennio e grande capitalista nell’Italia della ricostruzione e del boom fino alla morte avvenuta il 9 aprile 1964.  Il professor Rugafiori su incarico della Fondazione Gaslini di Genova nell’estate 2006, dopo un lungo lavoro, aveva consegnato il testo.  Il ritardo nella pubblicazione del libro, pronto da tre anni, è dipeso dalla Fondazione che aveva deciso di non pubblicarlo. L’autore ha disposto di darlo alle stampe lo stesso così come spiega nell’avvertenza iniziale del libro. Rugafiori, da vero storico, ci rivela Gaslini nella sua complessità che va dal capitano d’industria che tende al monopolio al banchiere della Belinzaghi che traffica con la Comit, dallo speculatore sui cambi e le materie prime all’uomo attento alle ragioni del governo e della Chiesa. Gaslini fondatore dell’ospedale pediatrico genovese, intitolato alla figlia Giannina morta undicenne nel 1917, segnato per sempre da quella tragedia, l’ha fatto costruire a sue spese ed è riuscito a inaugurarlo nel 1938. La generosità del fondatore è autentica tanto che tra il 1948 ed il 1950, dona alla Fondazione che possiede l’ospedale, l’azienda e tutto il suo patrimonio così da assicurare la copertura del deficit con i profitti industriali e finanziari. Una scelta più radicale di quella di Rockefeller, che realizzò la sua fondazione benefica, ma non le destinò tutto il patrimonio.  Un saggio completo sull’uomo e sul filantropo che ho trovato molto interessante.

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24 NERO

di Diego Cugia

E’ un romanzo che all’inizio ti disorienta sia per il linguaggio, sia per l’uso dei verbi sia per l’idea generale del romanzo stesso. Poi pian piano s’incomincia ad entrare nei segreti più profondi dei protagonisti ed allora incominci ad apprezzarne sia la lettura sia la scrittura. Luca Bompiani, il protagonista, è un insegnante di lettere fallito perseguitato dalla celebrità del padre scrittore, da poco scomparso, ed innamorato di Eva una ex alunna che lo disorienta con i suoi comportamenti fuori da ogni regola. Il suo male peggiore però è il gioco d’azzardo in tutte le sue forme. Le "slot machine" ed i "Casino" virtuali gli fanno dilapidare gran parte del patrimonio  familiare ed il libro è invaso in ogni pagina dalla sua mania quel gioco d’azzardo che in tutto il mondo sta mietendo molte vittime. Alla fine della lettura l’ho ritrovato come uno dei più bei romanzi letti da me negli ultimi tempi ed anche la scrittura inizialmente discontinua e disallineata, alla fine è risultata scorrevole. Bello ve lo consiglio.  Interessante e simpatico, infine, ho trovato l’espediente dello scrittore di farci visitare il suo sito con le canzoni, le sinfonie e le raffigurazioni incontrate durante la lettura.

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L'estate del cane nero

di Francesco Carofiglio

Il protagonista, di questo romanzo, ricorda in un’alternanza di passato e presente, una delle tante estati trascorse nella masseria di famiglia in Puglia.  Un’estate indimenticabile che segna lo spartiacque tra l’infanzia e l’età adulta trascorsa tra gite in bicicletta, giornate al mare, gialli per ragazzi e il rito della preparazione della conserva di pomodoro. Quella mitica estate i cui personaggi principali sono sempre nei suoi pensieri, ce la racconta in prima persona ed a distanza di anni Matteo, il protagonista. Una storia emozionante e coinvolgente, che ti avvolge dentro la spirale degli eventi pagina dopo pagina. Con una bella scrittura e un linguaggio raffinato nelle descrizioni, Francesco Carofiglio in questo libro, dà prova di poter eguagliare il più celebre fratello Gianrico.  Consigliato.

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La tripla vita di Michele Sparacino

di Andrea Camilleri

Quando il racconto uscì nella collana “Corti di Carta” del Corriere della Sera a 2,99€ andò a ruba e non potei acquistarlo perciò ora che me lo sono ritrovato fra le mani in una nuova veste grafica, l’ho preso al volo. Si legge in un’oretta e vi posso dire che anche con un corto di poco più di cinquanta pagine, Camilleri, ha saputo disegnare un’Italia quasi dimenticata con una scrittura tragica ed allo stesso tempo ironica che sa far ridere ma anche riflettere.  Il racconto narra le tragicomiche vicende di un uomo il cui destino, segnato fin dalla nascita per una serie di insolite e sfortunate coincidenze, termina con un finale che riesce in parte a riscattarlo. Nell’arco della vita del protagonista, il lettore s’imbatte con le lotte operaie contro le prepotenze, con la tragedia della guerra di trincea e l'ignoranza che avvolge le ingiustizie. Ho trovato interessante anche il colloquio, a margine, tra Camilleri e Piccolo mentre mi è sembrato un po’ esagerato il prezzo imposto dalla casa editrice 12,50€ non giustificato né dalla nuova veste grafica né dalla bella copertina.

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Né qui né altrove. Una notte a Bari

di Gianrico Carofiglio

In questo libro lo scrittore abbandona il suo personaggio più celebre, Guido Guerrieri, per imbattersi in un viaggio della memoria. Dopo oltre vent’anni tre amici si ritrovano inaspettatamente a trascorrere una notte insieme in una Bari avvolta dal buio. Momenti di disagio si alternano ad altri di tensione e rancore ma anche di affetto e nostalgia per gli anni passati. E’ la classica rimpatriata tra vecchi amici, compagni di liceo e università, persisi di vista dopo la laurea. Ripercorrono la città con il suo borgo murattiano, le strade, i vicoli e i quartieri, i cinema e i locali, le librerie, la basilica di San Nicola e la parte vecchia, il lungomare, la Fiera del Levante, il porto e il variegato mondo dei suoi abitanti, i sapori della sua cucina e i panifici invasi dal profumo della focaccia descritti con precisione e dovizia di particolari. A noi lettori sembra quasi di esser lì insieme con loro in una Bari che in quella particolare notte appare, allo scrittore, nuova e che la osserva con occhi diversi quasi con stupore e curiosità sollecitato dalle osservazioni di Paolo, l’amico “americano”, che ritrova la città, dopo tanti anni trascorsi in America, piacevolmente cambiata e culturalmente viva. La scrittura scorrevole del libro me l’ha fatto trovare gradevole e piacevole, ve lo consiglio.

 

Le mille balle blu

                                     di Peter Gomez e Marco Travaglio

Non è facile recensire un libro come questo perché non ha una trama, non riporta opinioni ma cita fatti, affermazioni, intercettazioni, raccoglie insomma tutte le nefandezze pronunciate ed effettuate da Berlusconi con gli innumerevoli reati che in un qualsiasi altro paese avrebbero fatto dimettere qualunque  politico. Il protagonista è stato dichiarato colpevole di quasi la totalità dei reati e poi assolto grazie alle leggi ad personam votate o cadute in prescrizione. Un resoconto davvero raccapricciante delle gesta di un patetico rappresentante politico che ci umilia tutti ed in tutti i sensi e che finora è riuscito sempre a farla franca. Sicuramente è un libro fazioso ma è così reale che scusa anche la faziosità o l’accanimento, che alcuni vedono, degli autori. Alla fine l’ho trovato un pò pesante e ripetitivo ma apprezzo la volontà ed il coraggio di due giornalisti “Veri” e non tappetini come tanti altri loro colleghi.

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La danza del gabbiano

di Andrea Camilleri

C’è, in questo libro,  il ritorno di Montalbano che ancora una volta si ritrova ad affrontare una storia di delinquenza che rischia di fargli fuori il collega migliore, il favoloso Fazio con i suoi imperdibili pizzini. Nel corso dell'indagine scoprirà che alla stessa danza mortale di un gabbiano, notata un mattino casualmente, che va a morire sulla spiaggia dolorosamente colpito dall'intensità di quella sofferenza, è stato costretto un essere umano, torturato al di là di ogni più macabra immaginazione. Dispiace per la povera Livia, sempre più relegata al ruolo di comparsa, ma questa volta il commissario è emotivamente molto coinvolto, perché costretto a temere per la vita di uno dei suoi più cari collaboratori a cui è particolarmente legato da affetto e stima. Soffre e lo sentiamo, è molto in ansia e lo costatiamo, non si arrende e lo verifichiamo, aggira qualsiasi ostacolo come nei momenti migliori e riesce a sbrogliare una matassa molto ingarbugliata.  La storia è godibile, come al solito quando è di scena Montalbano, si sorride, e lo sdoppiamento di Montalbano  è  uno stratagemma letterario divertente, ma ci si emoziona. A me è piaciuto e credo che in quest'ultimo libro, Camilleri, sia tornato verso l'eccellenza.

 
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VENTO SCOMPOSTO

di Simonetta Agnello Hornby

E’ una’altra persona la Simonetta Agnello Hornby che incontriamo in questo libro, ha abbandonato la Sicilia dei suoi primi romanzi e la ritroviamo, con questo romanzo, in Inghilterra con la sua esperienza di avvocato e presidente di Tribunale inglese offrendoci questo bellissimo libro di denuncia del malfunzionamento del Children’s Act del 1989 che stabilisce il diritto del minore ad avere un avvocato ed un tutore legale a spese dello stato.  Narra la vicenda accaduta alla famiglia Pitt che vive a Londra nell’elegante quartiere di Kensington.  Mike, il marito, lavora alla City come merchant banker, mentre Jenny, la moglie, è consulente di una prestigiosa catena di negozi ed hanno due figlie, Amy di sette anni e Lucy di quattro. La tranquillità di questa famiglia viene sovvertita dai sospetti della maestra d’asilo di Lucy che ravvisa nei disegni della bambina segnali di abusi sessuali da parte del padre. Inizia, per loro, un periodo nero. Mike e la moglie, vengono interrogati, controllati e passati al setaccio dai servizi sociali, i quali nella loro ottusa ostinazione innescano un meccanismo ambiguo che trascina i due coniugi in un incubo che sembra non finire mai. Mike, per uscire da questo impasse, si affida all’assistenza legale di Steve Booth, avvocato specializzato in diritto di famiglia che lavora per una clientela disagiata e multietnica di Brixton dove si incontrano clienti, innocenti e colpevoli, che fanno da contorno, con i loro problemi, alla vicenda principale. Nel libro vengono evidenziati l’incompetenza, i pregiudizi ed i rancori verso le famiglie benestanti, la superficialità e la scarsità di strumenti di controllo oggettivi.  E’ bastato poco per causare la crisi in una famiglia ed avviarla alla distruzione. Ho pensato, per un momento, che piuttosto che subire le umiliazioni della famiglia Pitt è forse preferibile la mancanza di norme così particolari del nostro paese, alla fine però la velocità con cui si è arrivati al giudizio finale mi ha fatto propendere per il Children’s Act che sicuramente funziona meglio del nostro sgangherato sistema. La scrittrice ha usato un linguaggio tecnico ma chiaro che fa capire come il mondo dei minori è molto delicato e suscettibile di errori anche irreversibili. La lettura è consigliabile sia per la tematica sia per il coinvolgimento emotivo fino all'ultima pagina. Merita di essere letto.

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Almeno il cappello

di Andrea Vitali

La protagonista di questo nuovo romanzo di Andrea Vitali è la banda comunale di Bellano ed ancora una volta il medico-scrittore bellanese ci riporta indietro nel tempo, siamo nei primi anni dell’epoca fascista, per raccontarci le avventure, a volte grottesche, degli abitanti del suo paese natio, sul lago di Como, con qualche sconfinamento anche nei paesi vicini. Una fanfara un po' scalcagnata di otto elementi, tra cui svetta il virtuoso del bombardino Lindo Nasazzi fresco vedovo alle prese con la giovane e robusta seconda moglie, accoglie i viaggiatori che d’estate sbarcano sul molo di Bellano dal traghetto Savoia. Ma per trasformare la piccola fanfara e mettere insieme una banda non è impresa da poco, bisogna superare tanti ostacoli, credere in questa avventura e trovare un uomo degno di questo nome. Ci vuole un uomo di polso, così un musicista dilettante fa coincidere le sue aspirazioni con le ambizioni personali delle autorità locali senza entrarne in contrasto. Il tutto condito con piccole storie di gente comune non prive di intrecci e intrighi.  I personaggi, infatti, sono persone semplici che non si pongono troppi problemi, hanno voglia di vivere una vita dignitosa e con qualche piccola soddisfazione. Ed ancora una volta lo scrittore, con la scorrevolezza che ormai lo contraddistingue, ci racconta e ci mostra la semplicità, l’ingenuità e la solidarietà della vita di paese. Al finale un po' inaspettato ormai ci siamo abituati. Lo consiglio.

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E vissero per sempre GELOSI & CONTENTI

di Donatella Marazziti

In questo libro Donatella Marazziti, psichiatra presso la clinica universitaria di Pisa, basandosi sugli studi degli ultimi trent' anni, sostiene che l’amore è la forza più grande della natura e la gelosia altro non è che un grido d’amore. Nel saggio ci presenta casi reali in cui si è imbattuta nel suo lavoro, ci offre dei test pratici con cui il lettore può valutare la sua propensione alla gelosia ed imparare a sfruttarla a proprio vantaggio.  Analizza gli aspetti patologici di questo sentimento che sono molteplici per cui si va dalla sensazione di follia alla sofferenza soggettiva, dal cambiamento dell’umore alla difficoltà ad ammettere di essere gelosi per arrivare alla mania degli stalkers (pedinatori) e di cui di recente anche in Italia è stata introdotta la legge sullo “Stalking” per potersi difendere dai persecutori.  D’altronde i numeri sono davvero impressionanti: oltre 100 omicidi l'anno, in Italia, sono legati alla gelosia; circa sette al giorno, i casi denunciati di aggressioni con lesioni; il 70 % degli assassinii di donne avvengono per mano di partner gelosi. Infine, nel mondo, ogni otto minuti una donna viene uccisa per gelosia. Un libro interessante, scritto in maniera semplice, scorrevole ed alla portata di tutti.

un sabato, con gli amici       di Andrea Camilleri

Un romanzo di Camilleri scritto in Italiano subito ti spiazza ma poi ti abitui e dato che sono un lettore accanito delle sue opere continuo a leggerlo con interesse e trovo il Camilleri uomo di teatro con un romanzo diviso in atti e colpi di scena vari. Ci narra le vicende di sette amici che da piccoli sono stati segnati da grandi traumi. Da adulti durante una cena tra loro, un sabato sera, a causa di un evento drammatico viene a galla tutto il loro tormento degli antichi traumi, mai rimossi, e la loro sofferenza. Io li definisco subito degli “sfigati” e faccio una considerazione: perché tutti e sette hanno avuto traumi infantili? Si sono cercati con il lanternino? Oppure va proprio di moda, tra gli scrittori, avere come protagonisti dei loro romanzi, persone con infanzia complicata? Se tengo conto dei romanzi usciti di recente rispondo, di sì ed anche qui ogni personaggio è consegnato alla sua dannazione e alla deriva inesorabile delle sue azioni. Capisco, pure, che lo scrittore voglia mostrare come il nostro agire adulto sia inseparabilmente connesso con tutto quello che ci portiamo dentro fin dall’infanzia ma avrei preferito che almeno Camilleri, di questa moda del momento, ne avesse fatto a meno. L’ho letto in una sola giornata ma sinceramente senza il solito entusiasmo.

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BOCCAMURATA

di Simonetta Agnello Hornby

In questo libro Simonetta Agnello Hornby ci racconta la storia di una famiglia siciliana, con i suoi vizi e le sue virtù, sull’orlo di una crisi. Tito é un piccolo imprenditore proprietario di un pastificio, attorniato da figli e nipoti. Figlio di una madre che se n' è andata mettendolo al mondo. Sulla madre di Tito, pesa, come un macigno, un mistero. Era una nobildonna, già sposata, come gli ha sempre raccontato il padre Gaspare?  Oppure una femmina di facili costumi come più volte si è sentito rinfacciare già, da ragazzino, in collegio? A far precipitare le cose é l'arrivo, nel paese di un reporter, figlio di una vecchia amica della zia Rachele, donna misteriosa che ha vissuto perennemente con Tito e all’ombra dello stesso conducendo una vita appartata, che porta con sé le tante lettere che le due amiche, da giovani, si erano scambiate. Boccamurata alla fine parlerà dei suoi sentimenti più segreti e la verità verrà a galla. L’epilogo, piuttosto scandaloso, è raccontato con sobrietà e sensualità e regala, al lettore, un’atmosfera sentimentale e romantica ma che non riesce a giustificare una passione incestuosa. La scrittura è anche piacevole ma la storia in sé mi sembra un po’ imposta. Non ho letto i due precedenti romanzi che insieme a questo formano una trilogia, come ci dice la stessa Autrice, ma ho avuto l’impressione che con questa storia si volesse suscitare scandalo e creare, forzatamente, un caso letterario.

 

Il Professore di Desiderio

di Philip Roth

Il protagonista di questo romanzo di Philip Roth è il professor David  Kepesh, alter ego dell’autore, ossessionato dal desiderio sessuale. Il romanzo, infatti, si snoda sulle vicende amorose avute con tre donne la prima è Birgitta la svedese che lo trascina in un ménage à trois con l’amica Elisabeth che risulterà veramente cotta di David; la seconda è l’avvenente Helen, un'avventuriera, con un passato di mantenuta di lusso a Hong Kong che sposa ma da cui successivamente divorzia; la terza è Claire, insegnante come lui, dolce intelligente e molto innamorata. Tre donne che scandiscono i tre tempi del romanzo in cui la ricerca principale è il piacere. Un romanzo che non ha niente di eccezionale ma che si recupera con l'ironia, il sarcasmo e la bella scrittura dell’Autore.

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Racconti Siciliani

di Danilo Dolci

Ho avuto il piacere, oltre che l’onore, di aver conosciuto nel ‘69, con mia grande emozione, Danilo Dolci presentatomi dall’amico comune Rolando Certa quando già da qualche anno operava a Trappeto e Partinico ed era sotto il tiro della mafia e del potere ecclesiastico. Di lui mi avevano colpito la curiosità e l’interesse che aveva dimostrato sulla mia persona. Si interessava di tutti e di tutto. In questo libro ho ritrovato quella persona: che chiede, che vuole sapere. Nelle interviste raccolte dall’Autore tra il 1952 ed il 1960, c’è tutta la miseria della Sicilia occidentale raccontata dalla viva voce degli stessi protagonisti. A queste storie, raccontate in dialetto siciliano, Danilo Dolci adegua una lingua per meglio far comprendere la vicenda a chi non è aduso al dialetto ed alle forme della parlata.  Sono i racconti della vita vissuta da quella povera gente, racconti molto espressivi, veri e molto interessanti che ci fanno conoscere lo spaccato sociale, che va dai primi anni del novecento ai primi anni sessanta, di quella realtà unica e molto particolare, delle lotte dei contadini per sopravvivere e per conquistare un pezzetto di terra, di Verghiana “roba” da possedere, di lotte sociali e sindacali.  Ho ritrovato le inchieste che hanno appassionato tutta la sua vita, ho ritrovato la sua lotta alla mafia ed il connubio, molto spesso da Lui denunciato, tra mafia e politica, il suo coraggio e la sua dignità. Da leggere.

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C'erano una volta i Caëcc

di Romina Boccaletti

Questo libro comprende i fatti più significativi degli ultimi duecento anni della storia di Ciserano i cui abitanti sono soprannominati “Caëcc” termine bergamasco per indicare il cavicchio, quel pezzo di legno cilindrico appuntito con cui venivano fatti i buchi nel terreno per piantare o seminare erbaggi, usato dai contadini della Bassa. In ogni racconto ci si ritrova partecipi della vita che ha animato il paese e spesso coinvolti nei sentimenti e nelle emozioni degli attori.  Alcune pagine, poi, rendono i protagonisti "eroi" non solo a chi li ha conosciuti e ne ha sentito raccontare i fatti direttamente dalla loro bocca ma anche al lettore che viene trasportato dalle loro peripezie, dalle loro paure e, perché no, anche dalle loro passioni.  Una lettura che ti trascina e ti conduce, nel finale, in un Amarcord di Felliniana memoria trasmettendoti uno spirito di compartecipazione. La quantità di documenti d’archivio, di citazioni e riscontri storici, contemporaneamente, ti inchioda al periodo storico trattato e dimostra l’abilità dell’Autrice nel rendere la lettura piacevole, facile ma nello stesso tempo molto coinvolgente. I Ciseranesi che leggeranno questo libro oltre ad individuare tanti personaggi, dei vari racconti, riconosceranno innanzitutto il loro carattere e le loro abitudini. Io, ho trovato la lettura, oltre che coinvolgente, molto interessante ed appassionante.

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Memorie di Adriano

di Marguerite Yourcenar

In questo libro, Marguerite Yourcenar, ricostruisce in forma epistolare un romanzo sulla vita dell’imperatore romano Adriano che, essendo prossimo alla morte, scrive a Marco Aurelio, suo successore, le proprie memorie. Nell’opera, la scrittrice, ci fa rivivere  la vita intera di Adriano raccontata in prima persona con le sue emozioni, con i suoi sentimenti, con il suo pensiero, con le sue passioni ed infine con le sue sofferenze.  Nei suoi ricordi egli canta la vita,  esalta il vigore della giovinezza, ricostruisce i viaggi e le conquiste, canta l'amore per il giovane Antinoo, che  ha illuminato la sua esistenza, e la disperazione per il suo suicidio. Il romanzo è ben documentato e pertanto può ritenersi anche un saggio storico. A tal fine sono interessanti, in questa edizione, sia i “Taccuini di appunti” dell’autrice sia il “saggio di Lidia Storoni Mazzolani. Adriano è stato un imperatore illuminato capace di pacificare le contese territoriali, causa di tantissime morti e terribili disastri, di costruire biblioteche, templi, opere pubbliche, monumenti, di stabilizzare l'impero romano e dare pace e serenità ai popoli. Merito della scrittrice è quello di averci fatto conoscere “l’uomo” Adriano, vicino a noi, con i suoi pregi ed i suoi difetti. Consigliato a tutti.

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Il Sonaglio

di Andrea Camilleri

Dopo “Maruzza Musumeci” con la donna sirena ed “Il Casellante” con la donna pianta in quest’ultimo libro ci ritroviamo ancora immersi nell’inesauribile fantasia di Andrea Camilleri. La vicenda è ambientata nei primi anni del 1900 ed ha per protagonista Giurlá, il figlio quattordicenne di un pescatore di Vigàta, che tristemente ed a malincuore si trasferisce per fare il pastore  nell’entroterra siciliano dove scopre un altro mondo. I colori brillanti della natura, gli odori intensi e l’aria frizzante  si impossessano di lui. In quell’ambienta egli diventa uomo, in tutti i sensi, si appassiona alla vita all’aria aperta ed agli animali accompagnato dalla lettura del “De rerum natura” di Lucrezio e dai racconti mitologici di donna Ernesta. Si affeziona, particolarmente, ad  una capretta, Beba con cui instaura un rapporto molto speciale. La notte la capretta gli dorme persino accanto, fino quasi a diventare gelosa di Giurlá. Il caso gli fará incontrare, tramite Beba,  Anita, la marchesina, figlia del marchese di Santa Brigida proprietario di tutte le terre intorno e perfino di Giurlá. Anche in questa storia trionfa l’amore e, come nei due romanzi precedenti, anche qui assistiamo ad una metamorfosi, quella della donna capra. Buona lettura.

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INCHIESTA sul CRISTIANESIMO

Come si costruisce una religione

di Corrado Augias e Remo Cacitti

In questo saggio scritto in forma originale come un’intervista tra il giornalista Corrado Augias e Remo Cacitti, docente di Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico all’Università degli Studi di Milano, si cerca di spiegare in modo semplice ma rigoroso, la nascita, nel corso dei secoli, del cristianesimo così come oggi noi lo conosciamo. Si ripercorrono i primi anni della predicazione apostolica, le dottrine e gli uomini, gli scontri e le guerre che hanno accompagnato la lenta separazione di questa corrente religiosa dall'originaria matrice giudaica e il suo riconoscimento come religione autonoma. Ci si muove attraverso diverse questioni teologiche di importanza notevoli tenendo separati gli aspetti storici da quelli religiosi.  Il saggio è ricco di molti spunti interessanti utili sia ai cristiani che ai non cristiani grazie, soprattutto, alla chiara esposizione e all’arte, giornalistica, di argomentare.  Il libro, che gli stessi autori definiscono, inchiesta si basa su fonti storiche ed è proteso alla scoperta della verità.  Un libro impegnativo ma interessante che aiuta a riflettere al di là delle proprie convinzioni.

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L'ONORE

di Anna Maria Bertola

Ho letto il libro, trovato in biblioteca, più per curiosità, in quanto l’Autrice è di Ciserano, che per la storia in sé presentata in quarta di copertina. Devo dire, a lettura ultimata, che alla fine mi sono appassionato alla vicenda trascurando, in parte, l’Autrice.  La storia narrata è una saga familiare avvincente protesa al riscatto dell’onore perduto a causa di un episodio accaduto al capostipite ed al suo primogenito accusati ingiustamente di un omicidio. Il racconto è ben articolato e la lettura è risultata piacevole ed interessante. Il merito è sicuramente della scrittrice che è riuscita nell’intento iniziale di riabilitare la memoria del nonno infangata. Un appunto però le va fatto ed è quello di non aver ritenuto opportuno riportare i veri nomi dei protagonisti che alla fine ne sono usciti completamente riabilitati.  

 

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LA JOLANDA FURIOSA

di Luciana Littizzetto

In questo libro, che ho letto perché regalato a mia figlia, ci sono molte delle  battute e dei  monologhi che l’Autrice ci ha già propinato a Che tempo che fa, la trasmissione condotta da Fabio Fazio di cui lei è ospite fissa la domenica sera.  Altre invece sono nuove e tutte insieme sono una presa  in giro dei costumi della nostra società, le ossessioni della moda, della televisione, i politici e la politica. Un surrogato di battute e minchiate (come dice Lei) per sdrammatizzare la quotidianità. Ce n’è per tutti i gusti e non risparmia nessuno. Un libro che consiglio di leggere a giorni alterni altrimenti  le oltre 180 pagine di esternazioni della Littizzetto diventano ripetitive e monotone, un surrogato di scurrilità e basta.

 

IN VESPA da Roma a Saigon

di Giorgio Bettinelli

Quando Niko mi ha sollecitato a leggere questo libro mi è venuto in mente il ricordo che di Giorgio Bettinelli aveva fatto Beppe Severgnini ma non avevo letto mai alcun suo scritto. A lettura ultimata devo ammettere che ho fatto bene ad accettare il prestito. Il libro è veramente gradevole da leggere e le immagini del viaggio ti rimangono dentro. Il libro, in sintesi, racconta di Giorgio Bettinelli, che dopo aver ricevuto in regalo una vecchia Vespa, inizia il suo primo viaggio, dopo un breve apprendistato sulle strade indonesiane, che lo porta alla traversata eurasiatica da Roma a Saigon a bordo della sua Vespa. Da neofita delle due ruote, in 7 mesi percorre 24 mila chilometri attraverso 10 paesi: Grecia, Turchia, Iran, Pakistan, India, Bangladesh, Birmania, Thailandia, Laos e Vietnam. Un viaggio senza uno scopo ben preciso ma alimentato dal piacere di viaggiare, incontrare e conoscere la gente. Gente comune in quell’area geografica dell'Asia misera e opulenta, tragica ed esilarante. Egli ci fa conoscere e scoprire i particolari positivi e negativi di ogni nazione. Ci informa sulle condizioni pessime delle strade, sulle difficili situazioni politiche dei paesi tormentati da conflitti e guerriglie interne, sui paesaggi indimenticabili e sugli incontri “particolari”. Il tutto raccontato in modo davvero piacevole.

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Dopo lunga e penosa malattia

di Andrea Vitale

Quando ho visto, tra le novità della biblioteca, questo libro di Andrea Vitali l’ho preso al volo in quanto l’ultimo libro dell’Autore, che avevo letto con gusto “Olive comprese”, mi aveva fatto innamorare dei personaggi da lui creati e del suo linguaggio affabile e schietto. Il protagonista principale di questo romanzo è il dottor Carlo Lonati che chiamato, in piena notte, per un'urgenza, può constatare la morte per infarto dell’amico notaio Luciano Galimberti. Qualcosa, però, non lo convince. Il dottore non può fare a meno di indagare. L'indagine è concentrata in una settimana, tra le esitazioni dell'improvvisato detective e il moltiplicarsi di tracce e confidenze, fino al colpo di scena finale. Ho letto il libro tutto d’un fiato con in mente un aneddoto familiare che ricalca grosso modo il titolo del libro e che recita Dopo una lunga e penosa malattia …..morsi di’n subbitu (è morto improvvisamente)” che spesso fa ridere me ed i miei familiari ricordando il fatto. Perciò, ancora una volta mi appassiono nella lettura, trovo il Vitali bravissimo nel descrivere la provincia, i personaggi sono piacevoli ed accattivanti, la sua scrittura è sempre ben chiara ma questa volta sono rimasto deluso dal finale. Oltre ad avere una trama semplice e quasi scontata ho trovato la storia, con quel finale troppo affrettato, sospesa ed incompiuta.

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Cronache dal Cono Sud

di Luis Sepúlveda

Come ne “Il giudice e il generale” anche questo libro è formato da una raccolta di articoli scritti da Sepúlveda per commentare le vicende politiche cilene. Un buon esercizio della memoria e della capacità di indignarsi. Scritti tra la primavera del 2005 e il dicembre del 2006, quando muore Pinochet, e apparsi in Italia sul Manifesto. L’autore ci tiene a far conoscere al lettore tutto il malessere che si porta dentro. Ripercorre la galleria degli orrori del regime di Pinochet e le conseguenze dei crimini e dei disastri che continuano a pesare sulla vita dei cileni. Le speranze di giustizia, adesso, sono riposte tutte in Michelle Bachelet, la militante socialista che ha conosciuto le torture di Villa Grimaldi, ed al suo governo scelto dal popolo. In questo libro Sepúlveda non risparmia nessuno, con Blair e Bush in prima fila ma anche con l’Unione Europea corrotta dall’industria turistica. Interessante.

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Il Giorno prima della felicità

di Erri De Luca

Il giorno prima della felicità, ambientato nella Napoli degli anni cinquanta, è un romanzo ricco di personaggi ben caratterizzati ma è principalmente un romanzo di formazione. Analizza la relazione tra un vecchio maestro, don Gaetano il portiere del palazzo, ed un ragazzino, orfano figlio di Nessuno, che viene accompagnato alla maggiore età fino a diventare uomo.  Con i suoi occhi di orfano rivive i racconti della guerra, in particolare la rivolta di Napoli, l’insurrezione del popolo napoletano contro i tedeschi, la rivolta che libera la città e che forma il popolo, la Napoli delle Quattro Giornate  custodita nella memoria dei nascondigli dei palazzi antichi. Don Gaetano consegna al ragazzo la sua “eredità”, affinché “lo smilzo” “la scimmia” il figlio di Nessuno possa riconoscere la sua origine, la sua appartenenza, e si senta figlio di un popolo, di una città che insorge e consacra il suo sangue.  Così come egli consacrerà il proprio sangue, nella lotta al coltello, che gli farà conquistare l’amore di Anna, la ragazzina desiderata, che scomparsa all'improvviso riappare dieci anni dopo, coronando così il sogno di bambino di baciarla andando incontro alla violenza, al sangue appunto, prima di lasciare i vicoli di Napoli e fuggire oltre oceano. Il protagonista cercando la felicità è diventato un uomo. Con una scrittura fluida e piacevole, l’Autore, ci trasmette tantissime emozioni, i personaggi, i ritmi della città, l’orgoglio di un popolo, l’amore per Napoli, la miseria ed infine la felicità. Da leggere.

 

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Il Generale e il Giudice

di Luis Sepúlveda

Un insieme di articoli pubblicati dallo scrittore su vari quotidiani sia europei che latino–americani. Ecco in sintesi il contenuto di questo libro. L’incipit gli è stato offerto dall'arresto, avvenuto a Londra il 16 ottobre 1998, del generale Pinochet. Gli articoli ripercorrono la storia del colpo di stato e della dittatura cilena. L’arresto del generale era stato possibile grazie al mandato di cattura internazionale emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzon che suscitò speranze di giustizia tra le vittime, delle violenze del regime cileno, sopravvissute alle torture dei militari. Sepúlveda, testimone attivo, scrive i suoi ricordi e non inventa, un esercizio della memoria che ricostruisce metodicamente con fatti e misfatti l’orrore vissuto da tanti cileni, ci riporta alla memoria le sparizioni, le torture e l’esilio. Adesso finalmente può essere punito il primo responsabile di quella tragedia ma la speranza terminerà, purtroppo, in una delusione per il rientro del dittatore in patria. Nel mezzo anche qualche flashback “sentimentale” a me è piaciuto, particolarmente, “Carlitos comes back”. Sepúlveda, con la sua scrittura limpida e carica di rabbia, ci rende participi del suo desiderio di giustizia e della necessità di mantenere viva la memoria civile e storica del suo paese. Da leggere tutto d’un fiato.

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Nel Cuore che ti cerca

di Paolo Di Stefano

Il libro si ispira ad un fatto di cronaca: il rapimento e la segregazione per otto anni di una bambina viennese, Natascha Kampusch (1998-2006), da parte di un maniaco, che dopo la fuga della ragazza e il suo ritrovamento, si è ucciso gettandosi sotto il treno. L’autore trasferisce la vicenda in Italia tenendo gli elementi essenziali della vicenda, infatti, Rita, la protagonista, è una bambina di 10 anni rapita, mentre va a scuola a piedi, dal Signor Sergio, come lei lo chiama, che il lettore conosce tramite le descrizioni della bambina e che la terrà prigioniera in una piccola stanza di sei metri quadrati per otto anni. La storia è raccontata a tre voci narranti staccati con tre caratteri tipografici diversi: una è quella del padre che ripercorre la sua vita passata, le ansie, le attese, le speranze, i viaggi alla ricerca della figlia, le incertezze, gli errori, i sensi di colpa, le fratture con la moglie, le tenerezze per la figlia, una è quella della bambina, afflitta dalla sindrome di Stoccolma, che ci porta nella sua prigione e nelle emozioni che ha vissuto, le paure, le lacerazioni, le sofferenze ed attraverso la sua voce ci fa conoscere il suo carceriere, ed una è quella delle persone che in un modo o nell’altro, come testimoni o come persone collegate, hanno avuto a che fare con la vicenda e da cui emerge l’indifferenza del mondo che continua ad andare lo stesso avanti per la sua strada insensibile al grave episodio di pedofilia che dovrebbe scuotere le coscienze di tutti. Un romanzo intenso e coinvolgente, a tratti commovente, ma anche un pò noioso.  I racconti del padre spesso riconducono a fatti ed eventi della sua infanzia o della nascita della bambina che allontanano dall’argomento principale; la madre è un personaggio insignificante e quasi da ignorare e le esposizioni della bambina sono ripetitive; il rapitore, infine, è un’ombra che diventa personaggio solo in poche occasioni e con poca sostanza. L’epilogo mi ha lasciato un pò con l’amaro in bocca per il trattamento riservato al “povero” padre.

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Perdas de Fogu 

di Massimo Carlotto & Mama Sabot

Quando mi capita di leggere un libro di denuncia come questo alla fine mi rimane un senso di disagio, un imbarazzo che mi lascia perplesso e qui il problema diventa gigantesco in quanto si tratta degli effetti dell’uranio impoverito.  La storia scritta da Carlotto e Mama Sabot, un gruppo di nove ricercatori e scrittori sardi tra cui Francesco Abate l’autore di “Ultima di Campionato” recensito in questa rubrica, dipana la vicenda di un disertore dell’esercito italiano Pierre Nazzari impegnato ad  impedire a Nina, una giovane ricercatrice veterinaria, il completamento dei suoi studi sulle malformazioni degli animali della zona del Salto di Quirra oggetto, negli ultimi anni, di moltissime polemiche per via di esercitazioni con proiettili all’uranio impoverito e la propagazione di nano-particelle letali specie per i militari coinvolti nelle diverse esercitazioni. Un romanzo d’avventura fatto di intrecci tra malavita e legalità che inducono il lettore a divoralo tutto d’un fiato in un crescendo di emozioni, ingiustizie e sangue. Di recente il ministro La Russa ha annunciato uno stanziamento di trenta milioni di euro per risarcire le vittime.  Alla fine penso che l'intento degli autori di esporre, tra l'inchiesta e il racconto, il business della produzione bellica sia ben riuscito.

Una Sporca Storia 

di Luis Sepúlveda

Chi, come me, si aspetta la solita bella storia viene preso in contropiede perché il libro è una raccolta di brevi scritti, tra cui “Una sporca storia”, estratti da una serie di appunti tracciati sui suoi taccuini con argomenti diversi ma con filo conduttore comune: l’indignazione nei confronti dei crimini impuniti, di chi fomenta la violenza e dell' intolleranza. Una civile testimonianza di ricordi personali su storie vissute, persone amate e amiche e, soprattutto, pagine di storia Cilena. In questo libro l’Autore  non solo dà prova della sua inalterata passione politica, civile e umana, ma si dimostra ancora una volta narratore di grande talento. Gli argomenti trattati spaziano dalla politica estera spagnola dell’odiato ministro Aznar ai  disastri ecologici (causati dall’affondamento della petroliera “Prestige”); dalla tragedia dell'11 settembre alla tragedia del golpe Cileno. A queste imbarazzanti pagine alterna ritratti di scrittori ed artisti illustri suoi amici o simpatici incontri come quello con babbo natale.  Uno sguardo ironico e severo su un recente decennio  di  storia mondiale raccontati ed urlati con coraggio mentre i pennivendoli in giro per il mondo tacciono. Un libro assolutamente legato all'attualità, alla storia che stiamo vivendo, pieno di emozioni che suscitano grande sdegno. Lo consiglio vivamente per far conoscere, a chi non lo conoscesse, “l’Uomo” il  grande Sepúlveda.

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Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo

di Gaetano Cappelli

Dopo aver letto una bella recensione di questo libro che dal titolo sembra un film della Wertmuller, sono corso a procurarmelo e devo dire che la sua lettura mi ha subito trascinato in quell’intreccio di volti e fatti lontani nel tempo che l’Autore ci propina attraverso il protagonista: Riccardo Fusco. Costui è un intellettuale deluso dal sistema, del mondo accademico italiano, senza possibilità di carriera che deluso anche dalle vicende familiari si aggrega ad un suo vecchio compagno di scuola, Grazieantonio, diventato nel frattempo loscamente, il dodicesimo uomo più ricco d’Italia per lanciare sul mercato il suo vino, prodotto per adeguarsi ai recenti costumi dei milionari e per vendicarsi di un aristocratico, suo rivale, che lo aveva umiliato in un’occasione mondana. Riccardo è l’unico che può aiutarlo in quest’impresa in quanto conosce Chatryn Wally Triny, la sofisticata critica newyorkese cui spetta il compito di stabilire qual è il vino migliore al mondo, avendo avuto con lei una relazione una decina di anni prima. L’obiettivo di Graziantonio è entrare, con il suo vino Aglianico, nella classifica dei vini più buoni al mondo, scalzando il Chianti prodotto dal suo rivale, ma tutto questo sarà possibile solo se Riccardo riuscirà a far innamorare, per la seconda volta, l’affascinante americana. Una bella storia divertente ed attuale di uomini alla ricerca del successo, di cafoni neoricchi, di mogli in carriera e di maniaci della degustazione. Un libro piacevole con coup de théâtre nel finale.

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IL RITORNO A CASA DI ENRICO METZ

di Claudio Piersanti

Non conoscevo Claudio Piersanti e mi sono avvicinato alla lettura di questo libro con molta curiosità. In esso si narra la storia di Enrico Metz un legale specializzato in diritto internazionale che ha gestito ed è stato coinvolto in uno dei crack finanziari più importanti dell’Italia che ha conosciuto il mondo dalla parte del potere e che ora ha deciso di tornare a vivere nella deserta casa di famiglia, di ridurre il lavoro a poche consulenze e di rimodellare la propria esistenza borghese. E’ possibile cambiare vita? Dare un nuovo corso all’esistenza umana? Il protagonista di questo libro ci prova cercando di recuperare i valori del passato e li antepone a quelli del presente, riscopre la funzione, l’azione dei sentimenti, degli affetti, dell’amore, della quiete e le preferisce alle richieste della materia, del calcolo, della rapidità, rivaluta i luoghi di periferia, la campagna, il suo ambiente, la sua gente rispetto a quelli frenetici, rumorosi, anonimi della metropoli. E’ un romanzo che affronta un tema di grande attualità visto da un punto di vista psicologico, di mutamento interiore, di recupero dei valori della vita. Un bel libro con una scrittura essenziale ma molto efficace che affronta temi molto attuali come il rampantismo e la caduta, l'etica e il compromesso, la frenesia e la lentezza, il potere e la nullità. Una storia che ti tiene in bilico fino alla fine, che ti fa pensare ad uno stravolgimento improvviso e che ti offre un finale che finale non è, infatti, è un distacco graduale da tutte le finzioni che ci circondano per arrivare a ridurre la vita all’essenziale e goderla serenamente. E’ un omaggio alla Vita.

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La vita è un pallone rotondo

di Vladimir Dimitrijevic

L’Autore in questo volumetto prende il calcio come pretesto per raccontare la storia della sua vita che corre e rimbalza come un pallone. Egli è nato a Belgrado e la sua passione, come quella di tutti i Belgradesi, è il calcio. Vladimir Dimitrijevic, dopo aver giocato per un breve periodo a calcio, trasferitosi in Svizzera dalla Jugoslavia per motivi politici inizia una vita clandestina, senza documenti, con un  lavoro in nero in una fabbrica di orologi, il corso di letteratura russa all’Università che gli permette di rimanere in Svizzera ed infine l’ingaggio presso la squadra locale ed i tanto agognati documenti per diventare regolare, poi il lavoro come commesso in una libreria ed infine il diventare editore. Nei brevi capitoli del libro traccia parallelismi letterari e musicali del mondo del calcio: "Il calciatore vero si riconosce immediatamente, non lo si può inventare né simulare; il suo è un qualcosa di innato, un dono, un tocco inimitabile, l'arte di stoppare la palla; una cosa che non si impara. È esattamente come chi possiede uno stile letterario, perché a mio avviso c'è una correlazione tra questo sport e la letteratura." Poi parla del peso che gli equilibri politici hanno, e hanno avuto, sullo stesso gioco: la Germania, con la vittoria ai Mondiali del 1954 ha sancito la sua ripresa economica ed il nuovo ruolo in Europa; l'Urss ha sempre frenato le squadre dei paesi a lei satelliti se le erano contrapposti in qualche torneo; ed oggi, potremmo aggiungere, non è difficile vedere una specie di soggezione arbitrale davanti ad alcune squadre ed una certa volontà punitiva verso altre che rappresentano nazioni poco amate dall'opinione dominante. Anche il pubblico ha il suo peso. L'autore sostiene  che spesso sono i tifosi a rovinare le squadre con le loro isterie e la loro voglia di distruzione dell'avversario (es. in Turchia e Grecia). Altri pubblici invece sanno riconoscere la grandezza dell'avversario e Dimitrijevic cita ad esempio positivo la tifoseria di Belgrado  e quella Napoletana. Un libro per chi ama letteratura e pallone ed una lettura che ti invita a riflettere ed amare questo sport per quello che è: un gioco.

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L'Isola di Mussolini

di John Follain

Non sono molti i libri che parlano della campagna americana in Sicilia durante l’ultima guerra mondiale. Lo scrittore e famoso giornalista John Follain, in questo  libro, lo fa con meticolosità storica e giornalistica facendoci vivere quei giorni ora per ora attraverso gli occhi ed i racconti di otto testimoni inglesi, americani, italiani e tedeschi. La storia ha definito l'invasione della Sicilia, la seconda per dimensioni dopo quella della Normandia, un fallimento tattico e strategico che però tra sbagli, errori e negligenze provocò  l'accelerazione decisiva al conflitto perché sconvolse tutti i piani di difesa di Italia e Germania. Nel prologo, lo scrittore, ci fa conoscere il “maggiore Martin” un uomo che aveva, da vivo, condotto una vita normale, da morto (il cadavere era stato prelevato da un cimitero) si trasformò nell’eroe che contribuì ad una delle più spettacolari e riuscite operazioni di spionaggio della seconda guerra mondiale. Impacchettato nel ghiaccio secco, vestito con l'uniforme di un ufficiale dei Royal marines, legato ad una valigetta contenente dei documenti ed ingabbiato in un giubotto-salvagente, il cadavere fu lasciato, dall'equipaggio del sottomarino Seraph, a poche miglia dalla costa spagnola e trasportato dalle correnti sulla spiaggia della cittadina di Huelva. I documenti contenuti nella valigetta indicavano nella Sardegna o nella Grecia gli obiettivi per lo sbarco degli Alleati. Le autorità della Spagna “neutrale” trasmisero quei documenti a Berlino e Roma, che così caddero nella trappola.  Quando alle 2,45 del 10 luglio 1943 scatta l’operazione Husky e le navi alleate cominciano a vomitare sulle spiagge di Avola e di Gela migliaia e migliaia di soldati americani e inglesi, David Repard, Tony Snell, Joseph Rosevich, David Fenner, Alfred Johnson, Werner Hahn, Livio Messina e Rita Francardo, cioè i protagonisti del racconto, non possono certo conoscere i preparativi dello sbarco né immaginarne le conseguenze. La conquista dell’isola non fu facile ed in quei trentotto giorni che vanno dallo sbarco degli Alleati alla conquista di Messina si  registrarono episodi di eroismo ma anche molti drammi personali. Non è un libro di storia ma è  un libro che racconta la storia vista e vissuta dai protagonisti sopravvissuti e testimoni della carneficina che consegnerà, in seguito, l’isola in mano ai “padrini”. Infatti l’intelligence militare americana e la mafia, con un patto segreto, avevano preparato l’invasione dell’isola che, alla fine, si tramutò in un’inaspettata manna per la mafia infatti risultò che il 90% dei 352 sindaci nominati nelle città liberate dal fascismo erano mafiosi o politici legati alla mafia. Un libro molto interessante.

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FIRMINO

di Sam Savage

E’ un da pò che si parla di questo libro così quando un amico ti dà la possibilità di leggerlo ti avvicini alla lettura con curiosità e, visto il battage pubblicitario, convinto di leggere un capolavoro. Cosa che speravo di trovare fino all’ultima pagina ma ne sono rimasto deluso. Quella di Firmino è la storia di un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta. Uno sfigato tredicesimo cucciolo della nidiata che non riesce mai ad attaccarsi ad una delle dodici mammelle della puerpera e perciò cresce fragile e malaticcio. Per sopravvivere incomincia ad assaggiare i libri che ha intorno ed una volta sazio scopre che i libri più belli sono i più buoni. Pian piano diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo e alla fine, della storia, mentre la libreria sta per essere abbattuta dalle ruspe che stanno radendo al suolo il suo quartiere, egli rimane malinconicamente solo, come all’inizio, circondato dalle pagine di un libro. Un bel libretto che affascina con qualche riflessione, legata alla condizione di chi non riesce ad uscire dalla solitudine e di chi non riesce a far sentire la propria voce pur nutrendo il desiderio di far conoscere il proprio pensiero. E' un invito ad ascoltare di più chi ti sta accanto e nulla più.

 

IL FANTASMA ESCE DI SCENA

di Philip Roth

In questo romanzo l’Autore tratta il tema della vecchiaia vista da un vecchio che a causa di una prostatectomia è ridotto all’impotenza e all’incontinenza, e ritiratosi, da undici anni, in campagna per non farsi conquistare da un mondo in cui non riesce più ad integrarsi. Il protagonista della storia è Nathan Zuckerman, l’alter-ego di Philip Roth, che ritorna a New York, la città che ha lasciato undici anni prima, per una visita specialistica. In questo soggiorno in città fa tre incontri. Il primo è con una giovane coppia alla quale offre uno scambio case: i due lasceranno Manhattan per il suo rifugio di campagna, e lui ritornerà alla vita cittadina. Quando li incontra però Zuckerman si invaghisce della giovane moglie Jamie il cui fascino lo riattrae verso tutto ciò che credeva dimenticato. Il secondo incontro è con una figura del suo passato, Amy Bellette, musa e compagna del primo eroe letterario di Zuckerman, E. I. Lonoff. Amy, un tempo irresistibile, è ormai una vecchia stremata dalla malattia. Il terzo incontro è quello con l'aspirante biografo di Lonoff, un giovane segugio letterario. Questi incontri trattengono Zuckerman in città e gli fanno balenare l’idea di un possibile reinserimento nella vita attuale e la frequenza dei suoi ambienti. Alla fine, però, dovrà arrendersi e riconoscere di non avere le energie di prima, quelle necessarie per stare in società o con una donna e dovrà rinunciare accettando di ritornare a rimanere solo. Philip Roth non si smentisce ancora una volta sia per la potenza della sua scrittura sia per l’esplorazione del proprio io. Bello, da leggere.

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ESTASI culinarie

di Muriel Barbery

Questo libro è l’esordio di Muriel Barbery ed avendo già letto e commentato il secondo “L’eleganza del Riccio” bisogna fare un passo indietro in quanto luoghi e personaggi legano i due romanzi. Il protagonista di Estasi culinarie è un famosissimo critico gastronomico Monsieur Arthens che sta per morire. Ha deciso con cinismo ed egocentrismo, caratteristiche del suo personaggio, le sorti dei più importanti chef con un semplice suo giudizio. Nelle ultime ore della sua vita, recupera con la memoria episodi dell’infanzia e della sua carriera, seguendo il profumo delle ricette che lo hanno accompagnato durante vita iniziando un viaggio gustoso e ironico alla ricerca affannosa del sapore per eccellenza. Ricordi che coinvolgono tutti i sensi ed attraversano un percorso che si snoda tra i piatti poveri della nonna e quelli dei piatti sofisticati della maturità, fino alla sorpresa finale. Il tutto impreziosito dalla scrittura raffinata dell’Autrice. Tra un ricordo e l’altro del protagonista si inserisce la schiera di personaggi vittime del suo cinismo ed egocentrismo e che va dai suoi familiari, al medico, dall’amante alla portinaia Renée, dall'allievo al gatto. Ognuno esprime, nel bene e nel male, i propri sentimenti. La breve lettura è scorrevole e ti trascina, anche se il livello non è quello dell’Eleganza del Riccio.

Cinacittà

di  Tommaso Pincio

Avevo letto la recensione di questo libro sull’Espresso e subito me lo sono procurato perché mi aveva stimolato. A lettura ultimata devo dire che sono rimasto un po’ deluso. La storia è scritta anche bene ma non sono riuscito ad appassionarmi, anzi dirò di più, non vedevo l’ora di finirlo. Il protagonista è un sopravvissuto a Roma dove ormai è impossibile vivere di giorno. I romani l’hanno abbandonata ed i cinesi l’hanno colonizzata. Egli vive tra birre fredde e serate alla “Città proibita” il tempio cinese della lap-dance. Conosce, un giorno un certo Wang ed incomincia a fare ciò che non avrebbe mai dovuto fare. Adesso si trova a Regina Coeli e racconta la sua assurda storia. In questo romanzo l’Autore vede il fantasma di un tempo ormai passato, il tempo in cui Via Veneto era una festa all’aperto e i divi del cinema sfolgoravano sotto il flash dei paparazzi. Ora la città eterna è discesa nell'inferno, caduta dai suoi tanti ed enormi miti. E le uniche cose che ho trovato di interessante, in questo romanzo, sono proprio la città, le strade, le abitudini alimentari, le divagazioni storiche, Fellini e 'la dolce vita', poi null’altro.

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Sogni di pioggia

di  Gina B. Nahai

La storia raccontata in questo libro si svolge in Iran nell’ultimo periodo di regno dello scià Reza Palhevi tra l’influenza americana, la modernizzazione e la rivoluzione degli ayatollah. Narra la vita della comunità ebraica, a cui l’autrice stessa appartiene, dove gli ebrei sono imprigionati in una rete di ingiustizie che rispecchiano nei loro stessi rapporti interni con le povere donne sottomesse a un’infinita gerarchia di poteri maschili. A Teheran, Yaas la ragazzina protagonista, nata sorda e rossa di capelli, racconta la storia difficile e intensa della madre Bahar che non è stata capace di dare a suo marito un erede maschio. Ciò rappresenta, per lei e la società in cui è cresciuta, una vera e propria disgrazia.  Sullo sfondo, della storia, si sviluppa il doloroso rapporto madre/figlia racchiuso in una cultura che guarda al paradiso americano del benessere tra centri di bellezza e automobili imponenti,  ma che coltiva secolari pregiudizi che giorno dopo giorno si faranno sempre più minacciosi nei confronti delle donne. Non resta altro, a chi rimane, che la sottomissione ed a me di non capire questa cultura.

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Trenta e due ventotto

di  Renata Pucci di Benisichi

Ho appena finito di leggere questo divertente libro che ci offre uno spaccato delle frasi usate dai siciliani come se fosse l’italiano per antonomasia. Mi sovviene uno sfottò dei mazaresi nei confronti dei trapanesi che così recita: “Se il trapanese fosse un po’ più corretto sarebbe la vera mamma della lingua italiana” e subito dopo continua Bettu aggarra a cima ca pinnula”. Ecco, Renata Pucci Di Benisichi fa un’analisi tra il divertissement e l’ironico delle costruzioni e modi di dire che noi siciliani riportiamo inconsapevolmente nella lingua italiana. Mi è piaciuto tanto e ringrazio il mio amico Enzo Tardino di avermelo suggerito.

 

L'età del dubbio

di  Andrea Camilleri

Ancora una volta, così come negli ultimi romanzi con Montalbano protagonista, Camilleri ci presenta un commissario stanco, amareggiato dai cambiamenti e dagli egoismi della società ed indignato per chi soffre. La vicenda, di questo romanzo, si svolge tutta nel porto di Vigàta dove una mattina viene trovato un canotto, con all'interno il cadavere sfigurato di un uomo. L'ha