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Enzo Gancitano

Chi visita questo sito ha avuto modo di conoscere, nel link dedicato alle mie letture, alcuni dei suoi libri storici su Mazara. Sì perché, Enzo Gancitano, nato a Mazara del Vallo, oltre ad esercitarvi la professione di medico è anche uno storico della città alla cui storia, antica e recente, ha dedicato ben sei volumi:

MAZARA PRIMA DEI NORMANNI

MAZARA DOPO I MUSULMANI

MAZARA DOPO IL CINQUECENTO

A DUE PASSI DAL FIUME

PER LE STRADE DI MAZARA

SOTTO IL CIELO DI MAZARA

Enzo, qualche giorno fa, a me che come lui sono un "patito" di Mazara (a detta dello stesso) ha inviato, con mio grande piacere, una copia del periodico dell'Associazione Culturale "L'ARCO" n. 1 dell'anno 2009 che ospita una sua poesia. E' una lirica ispirata dall’amore per la nostra città vista non più con l'occhio dello storico bensì con l'occhio e lo spirito del poeta ispirato da angoli della nostra città e dalla vita sociale mazarese. Ritengo utile farla conoscere anche ai miei visitatori in modo che possano apprezzare l’Amore per la città che nutre l'amico Enzo Gancitano e stimarlo anche come poeta.

 

Io conosco questa città


Io conosco le antiche strade della città
che sanno dell´acre gusto delle memorie
dell´effluvio del tempo della vita e della morte
della lotta alla vita e della resa alla sorte.

Io conosco il mesto sorriso delle genti del Mazaro
il pasto di lagrime salate delle donne in attesa dei loro morti,
le grida laceranti (e non sentite) delle spose per gli uomini
che immoti giacciono coperti di acque saline.

Io conosco il singhiozzo di bimbi atterriti,
attaccati alle vesti di madri inconsolate
le parole, le promesse come sassi scagliati
sui visi di quei bimbi, sui volti delle madri.

Io conosco le mute processioni di popolo
dietro bare, troppe bare,
che sanno di sudore, di sale, di sangue,
di ingiustizia e di muti lamenti.

Io conosco la statua lapidea di San Vito a mare
poggiata sulla roccia e sull´acqua,
che dispensa lo sguardo, il braccio protettore e
congiunge le sue lagrime al mare per i figli non tornati.

Io conosco le marrobbiate del fiume spiritato
le barche ribaltate e frantumate,
i moli infangati, l´esalazioni di acque arrabbiate,
le facce disperate, dei pescatori, senza pianto.

Io conosco le chiese di questa città
che sanno d´incenso, di mani sul petto,
di voci ormai spente, di riso e di gemito,
di passi dubbiosi e di gravi rimorsi.

Io conosco le draunare piratesche che assaltano le
gracili paranze levandole al cielo e scagliandole nel fondo
del mare gelido, sepolcro di pace, alfine, per gli umili
dai piedi nudi, amara conclusione di un´esistenza senza sorrisi.
.
Io conosco il rumore dei treni in partenza, gli abbracci
disperati e di speranza, i sinuosi e vetusti vicoli della Pilazza,
il ghetto ebraico dalle basse case annichilite dal silenzio,
il suono del tamburo alla ricerca dei piccoli smarriti.

Io conosco le urla gioiose dei bimbi sulle spalle paterne all´Aurora,
incontro tra la Madre addolorata e il Figlio resuscitato,
le folle mattutine incedere serene al tempio a mare del martire San Vito,
i fuochi d´artificio a digiuno, precario oblio delle quotidiane ambasce.

Io conosco i virgulti della città, non i figli dei nostri figli
nati in terra italica o in lande sperdute e mai più
tornati a scrutare i sussulti del Mazaro e a tergere
le castigate lagrime di sabbia rossa portata dal Ghibli.

Io conosco le strade, le piazze, il lungomare, il fiume, le chiese,
i palazzi, la gente, l´indifferenza, i lamenti, la collera abortita,
i soprusi, le cose non fatte, il dolore del distacco senza ritorno,
la povertà, la nostalgia, l´abbandono nelle lagrime non fluite.

Io conosco questa città.

 

 

 

foto by Piero Giacalone